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Cosa state ascoltando ? Anno 2019


Madiel
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3 ore fa, giobar dice:

Boris GOLTZ
Quartetto per archi

Leningrad Philharmonic Quartet

Opera sorprendente di un misconosciuto compositore russo morto appena ventottenne nel 1942 durante l'assedio di Leningrado.

Questo è roba per me, devo approfondire!

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41 minuti fa, Wittelsbach dice:

Questo è roba per me, devo approfondire!

Dicono sia stato un buon compositore, piaceva anche a Shostakovich (io lo conosco solo di fama). Dovrai approfondire...

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17 ore fa, glenngould dice:

Questo è il campo di @kraus

Me lo sto ascoltando uora uora, come dicono a Bolzano:

Pur non facendo gridare al capolavoro, si tratta di una composizione di discreta-buona fattura, del tutto diverso dal tipo di Messa dell'epoca che siamo avvezzi ad ascoltare; intanto niente contrappunto, con un canto conseguentemente omofono che ben si attaglia al carattere intimistico e affettuoso dei minuti iniziali e finali (non per nulla è una composizione natalizia, ndr).

In mezzo ci sono parti più tendenti al grandioso, ma con melodie sempre chiare, quasi arcadiche, e in alcuni punti la cantabilità ricorda quella del Flauto Magico di appena cinque anni prima; un po' come se Papageno smettesse le piume, si mettesse un doppio petto e andasse in chiesa a cantare, magari dopo aver chiamato a raccolta un bel po' di colleghi per celebrar messa in coro.

Ormai m'avete provocato e io vado a caccia di altri pezzi di Giangiacobbe Pesce:

Del tutto differente questo ottimo quartetto in miniatura (manco 10 minuti, quasi meno del recupero di una partita da quando hanno introdotto il var), pur discostandosi anche dalla norma per il genere più amato dagli haydniani. Intanto, rispetto alla Messa di cui sopra, c'è del contrappunto ovunque, dal dolce per quanto mesto Adagio al minuetto centrale (in forma di canone), fino ancora al finale (uno Scherzo, che per trovarsi in ultima posizione è tutta un'anomalia).

Già la struttura, dunque, si schiera apertamente sia contro la classica suddivisione in quattro tempi, sia contro la sequenza della sinfonia da chiesa (Adagio - Allegro - Allegro), a meno di non ritenere il quartetto monco di un primo movimento mosso o agitato. 

Sarebbe interessante conoscere la data di composizione di quest'opera, Quest'opera, composta nel 1801, non sa di divertimento né di emulazione dei maestri recenti e coevi che stavano elevando o avevano innalzato il Quartetto a genere adulto e da intenditori, ma è ricco di grandi qualità.

L'Adagio iniziale, se non avessi tema di esagerare e con le debite proporzioni, fa addirittura pensare per la densità e la gravità del tutto all'apertura del Quartetto in do# minore di Beethoven; potrebbe stare bene in una sonata nello stile da chiesa (mi è venuta in mente anche l'apertura della Sinfonia "La Passione" di Haydn), ma come conciliare il suddetto stile con le eccentriche invenzioni del Minuetto, che comincia come un Landler e poi si ammanta di pizzicati? 

Il finale, nonostante sia denominato Scherzo, ricorda effettivamente un fugato conclusivo, con imitazioni serratissime e un tema elettrico, quasi tarantolato; Ryba si concede due minuti appen per sfruttarlo a dovere, ma la velocità e l'estro gli permettono di condurre felicemente a termine questo compito che, in mano a un contrappuntista della domenica, sarebbe andato irrimediabilmente a buschera. Le ultime battute si perdono in un affannoso interrogativo (ci potrebbe stare un confronto con la conclusione del KV 173, sempre un quartetto per archi e sempre in re minore).

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Sergio Rachmaninov, Studi-quadri opp. 33 e 39 + IVA - Chochieva

Sarà l'umore dark (è quasi tutto in minore, manco avessero listato a lutto il pianoforte), sarà lo strumento sombre, sarà l'aria, sarà il caffè, ma a sentire questi studi biologicamente avanzati si vede e sente bene che il Romanticismo è ormai acqua, anzi fuoco passato.

Nessuna voglia di commuovere né di ammaliare, bensì di sorprendere e talora di confondere l'ascoltatore con un eloquio ancora comprensibile ai Classicist-fundamentalists-talibans and friends come me, ma già spinto/avanzato verso un avvenire che è passato sì, ma solo per noi contemporanei. Muito original, direi. Sembra tutto fuorché il Rachmaninov concertistico e/o sinfonico, che detto di sfuggita mi ha sempre lasciato piuttosto indifferente con una sfumatura molto lieve tendente al negativo e un'altra lievemente tesa al positivo per amor della causa reazionaria.

Ho finito Vs. onore, con permesso ora butto la pasta.

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Ascolto queste, per me fantastiche, rese, ahimé solo via radio Internet (d'altronde ho già acquisito quanto mi basta di F.J. Haydn, in relazione anche ai miei ascolti dello Stesso...)

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Che larghezza d'espressione, dal nucleo in semina densa ben condotta per una sfera senza indicazione e insieme retta così dolcemente quanto saldamente.

Mi emoziono in un apprezzamento di carattere affettivo, repulsivo di definizioni, quando l'interprete è in grado di produrre un'esito dell'operazione che si impone come capo d'opera tanto indipendente quanto gratamente poderosa: di quando non se ne si è investiti ma vi si può abitare come alimentandosi.

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Intanto...

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Confermo tutto il bene che si dice di questa collezione che ho comprato l'anno scorso.
Dei quattro volumi, finora questo è il mio preferito. Sarà che per me i Quartetti dal 9 all'11 sono il vertice di tutto il corpus di Dimitri, ma come li fanno loro mi sono piaciuti da matti. Hanno un uso del colore strumentale (certi fraseggi rauchi del violoncello!) da lasciarmi senza parole. E pure con l'epigono Weinberg se la cavano alla grande.

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Risultato immagini per boyce symphonies

Dice: se Marriner ha deciso di metterci mano, deve esser musica che merita: e lo è, ma quando leggi su una copertina "8 Symphonies" ti aspetteresti un doppio CD come minimo. E invece - mannaggia le proporzioni ridotte - ti ritrovi con 8 ouvertures barocche fini e gustose quanto si vuole, ma piccole e costrette a rinunciare a un'elaborazione tematica commilfò, cui avrebbero avuto tutto il diritto. Frustrante: un po' come mangiare un quadratino di cioccolato senza potersi spazzolare la barretta completa.

Musica così inglese da ricordare Handel e ricca di sorprese, oltre che originale per altri versi: perché talvolta, al consueto carrozzone allegro - lento - allegro o all'introduzione larga, il Gugliemo Boyce preferisce fors'anche inavvertitamente soluzioni miste: basti il Quinto di questi gioiellini firmati, con un primo movimento tripartito (Allegro ma non troppo - Adagio - Allegro assai) e poi con due supplementi (Tempo di Gavotta e Tempo di Minuetto), o la Sesta delle sinfonie in programma, dove la sequenza standard si rovescia (con un Largo, un Allegro compreso nel primo tempo e infine un Larghetto a chiudere).

Con dimensioni così modeste ti aspetteresti un'orchestra ridotta ai soli archi. Nossignore: se ascolti ci trovi anche belle combinazioni tra gli strumenti a fiato e spunti concertanti che Haydn (sia quello giovinetto che quello venerando) avrebbe apprezzato. L'estrazione lirica, come detto, manda all'aria qualsiasi ambizione formale; presa in prestito com'è dal mondo dell'opera, questa musica non può aver certo voce in capitolo per definire meglio il genere sinfonico inglese, ma resta nel solco di una gloriosa tradizione melodica nazionale cui già Purcell - mica l'ultimo del bigoncio - aveva contribuito e nella quale s'era preziosamente distinto.

Chi volesse approfondire la musica d'Albione e vederne gli esiti di lì a qualche decennio, altro non deve fare che rivolgersi a un sinfonista d'era pienamente classica come John Marsch, ma questa l'è un'altra storia...

 

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11 ore fa, superburp dice:

A Wittel, Madiel, Ives ed all'onnivoro viandante.

P.S.: Bella! L'ho ascoltata mentre lavoro, ma mi ha fatto un'ottima impressione.

Io non l'ho ancora ascoltata completa, solo degli stralci sul web, attendo l'arrivo del cd a breve: anche a me ha fatto un'ottima impressione, così sul momento. Leggevo che fu il primo e, credo, unico successo di pubblico del povero Langgaard da vivo. Tramite i buoni uffici del padre, pianista e insegnate ben noto, riuscì a farla eseguire a Berlino con la Filarmonica e un famoso direttore dell'epoca (siamo attorno al 1914, mi pare). Piacque molto sia al pubblico che alla critica tedesca, tanto che acclamarono il giovanissimo Rued appena ventenne come un genio della scuola danese (teniamo presente che scrisse la Sinfonia attorno ai diciotto anni !). Purtroppo, in seguito non ci furono altre occasioni favorevoli, anche se dai resoconti che si leggono un po' ovunque sembra che le rare esecuzioni dei pezzi Langgaard ottenessero dal pubblico più indifferenza e incomprensione, che disprezzo. Aveva, invece, indubbio l'odio dei critici e degli accademici, che lo attaccavano e sabotavano in ogni maniera rendendogli la vita artistica alquanto tormentata.

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