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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2019

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Schubert , Sinfonia n.8 , Karajan ..signori miei..

Sentita or ora alla radio e mi è piaciuta molto.

A chi gradisce

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10 ore fa, [Cris] dice:

Knudåge Riisager - Benzin (1928)

Danish National Symphony Orchestra, Owain Arwel Hughes

Dacapo - SACD (2007)

Prima e, credo, ancora unica registrazione di questo balletto scritto dal compositore danese e dal disegnatore satirico Storm P. (alias Robert Storm Petersen) e rappresentato solo 3 volte nei primi anni trenta, costituendo uno dei più grandi fiaschi del teatro regio danese. Di questo balletto esiste una produzione e relativa registrazione (tagliata) da parte della TV di stato danese degli anni '60, ma per soli 25 minuti su 45 di durata complessiva della composizione.

Francamente non riesco a capacitarmi di come una composizione così bella (e divertente!) sia stata dimenticata. Ottima la produzione Dacapo che ci restituisce un pezzo di storia, peraltro interessante anche per la cultura italiana dati gli influssi evidenti del futurismo sulla composizione.

Dedica a @Madiel (grazie!) e a chiunque voglia approcciare questo disco che si trova facile su Spotify e ancora in offerta su JPC.

L'immagine di copertina è tratta dalla documentazione per la scenografia di Storm P., all'epoca autore popolare di fumetti.

Riisager ha composto parecchia musica "bella", che meriterebbe di essere ancora eseguita. Oggi in repertorio a parte il balletto Etudes e il Concertino per tromba e archi, non c'è altro. Il problema di questo oblio penso sia di natura storica e stilistica. Riisager in vita ebbe un buon successo e attorno al 1950 fu anche considerato tra i compositori danesi maggiori, ma il gusto retrivo del pubblico danese, per lo più ancorato al post romanticismo di marca germanica, e l'esplodere delle avanguardie nel mondo accademico proprio in quel periodo fece  presto relegare il povero compositore tra i ferri vecchi della musica. Di suo, ci aggiungeva un tipo di neoclassicismo allusivo, spiritoso e monello, privo di qualsiasi sfumatura drammatica e incardinato in precise direttive (la scuola francese soprattutto), che gli appiccicò l'etichetta di compositore facile, decorativo e superficiale. Solo negli ultimi decenni, dopo l'incisione sistematica delle sua opera ci si rende conto di quanto è importante. Una voce nuova nella Danimarca provinciale del primo novecento. Io lo trovo eccellente nei balletti e nei lavori concertanti in genere, e non è neppure vero che era incapace di scrivere musica più avventurosa, come dimostra proprio il balletto "eschimese" Qarrtsiluni (1938). 

---

Strauss: Friedenstag

Sinopoli

 

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con l'Exultate jubilate di W.A.Mozart

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Alberic Magnard

Sinfonia n. 4 in do diesis min. op 21

Orchestra della radio di Hilversum diretta, meravigliosamente, da Jean Fournet

Esecuzione che manda in soffitta le altre a me note,  T. Sanderling e Plasson.

A tutti i magnardiani, qualora ve ne fossero (io ovviamente lo sono).

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Sessions: Symphony No.2

San Francisco Symphony diretta da Herbert Blomstedt

@.Andrea

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Grazie @Snorlax mi hai anticipato, dato che stavo per dedicarti il mio ascolto che so ti piacerà:

Rimsky-Korsakov

Sheherazade

Direttore Leopold Stokowski

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con la Rapsodia in Blu di George Gershwin

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18 ore fa, glenngould dice:

Grazie @Snorlax mi hai anticipato, dato che stavo per dedicarti il mio ascolto che so ti piacerà:

Rimsky-Korsakov

Sheherazade

Direttore Leopold Stokowski

Dedica senz'altro graditissima, Glenn. Scheherazade era uno dei cavalli di battaglia di Stoki, pezzo in cui poteva dispiegare al massimo il suo virtuosismo orchestrale e il suo particolare sound. Ovviamente, nonostante l'orchestrazione spettacolare di Rimskij-Korsakov, Stokowski mette lo stesso le mani alla partitura, e comunque, con buoni risultati: evidentissimi sono l'aggiunta di un colpo di piatti nel primo movimento, l'aggiunta di uno xilofono a raddoppiare i legni, e numerosi altri rinforzi in altre parti strumentali. Tutte le registrazioni lasciate da questo direttore sono egregie, ma una, a mio parere, troneggia in cima alle altre:

R-2116175-1264902694.jpeg.jpg

Credo che questa sia la mia reference per questo capolavoro. Tra l'altro si tratta della prima incisione di Stoki per la dispendiosissima tecnologia Decca Phase4, la quale, a discapito di una certa naturalezza fonica, inonda l'ascoltatore in un technicolor di suoni mai sentito prima. Un connubio perfetto tra interprete e casa discografica, e per me, un disco da isola deserta. Tu che registrazione stai ascoltando?;)

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È quella con l'orchestra di Chicago!

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On 6/9/2019 at 11:39, Snorlax dice:

Frédéric Chopin, Studi op. 10 & op. 25, Gyorgy Cziffra

114985391.jpg

Dedico a @superburp, @Ives, @Majaniello, @.Andrea, @glenngould, @Wittelsbach e a chi gradisce...

 

20 ore fa, Madiel dice:

Sessions: Symphony No.2

San Francisco Symphony diretta da Herbert Blomstedt

@.Andrea

Grazie mille ad entrambi, dediche graditissime! Ricambio con La Création Le Boeuf da qui:

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Ringrazio Snorlax e ricambio con la Hammerklavier suonata da Serkin nel '68.

Dedica estesa a giordano serkiniano.

Ci sono dei capolavori che riascoltare ogni tanto fa bene alla salute.

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Casualmente sono anch'io su Serkin. Ma è una mezza delusione. E' la registrazione live, pescata in rete, di un concerto a Toronto del 1974: serata no, con pasticci inauditi persino in brani semplici come quelli lenti del Capriccio BWV 992 di Bach. Wanderer di Schubert di routine e dimenticabile, oltre che piena di errori. Ora c'è Brahms, 4 pezzi op. 119, e va molto meglio, con Serkin che riesce a creare un'azzeccatissima atmosfera estatica e brumosa.

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2 minuti fa, giobar dice:

Casualmente sono anch'io su Serkin. Ma è una mezza delusione. E' la registrazione live, pescata in rete, di un concerto a Toronto del 1974: serata no, con pasticci inauditi persino in brani semplici come quelli lenti del Capriccio BWV 992 di Bach. Wanderer di Schubert di routine e dimenticabile, oltre che piena di errori. Ora c'è Brahms, 4 pezzi op. 119, e va molto meglio, con Serkin che riesce a creare un'azzeccatissima atmosfera estatica e brumosa.

In tarda età Serkin divenne molto impreciso. Ne è testimonianza il disco DG con le ultime tre sonate di Beethoven, che io amo molto per il clima poetico, intimo, che il pianista conferisce a quelle pagine ultraterrene, ma ci sono evidenti errori.

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4 ore fa, giordanoted dice:

In tarda età Serkin divenne molto impreciso. Ne è testimonianza il disco DG con le ultime tre sonate di Beethoven, che io amo molto per il clima poetico, intimo, che il pianista conferisce a quelle pagine ultraterrene, ma ci sono evidenti errori.

Ma nel 1974 era appena 71enne ed era ancora assai valido tecnicamente. Il declino arrivò, inesorabile, negli anni 80, sebbene ancora nei dischi con Rostropovich e con Abbado si difendesse bene. Quella registrazione che ho ascoltato oggi è, invece, secondo me, la semplice testimonianza di una serata negativa e della stupidità di chi ha messo in giro il documento senza pensare che così faceva un torto a un grande interprete.

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Sentito stasera dal vivo il Wandrers Sturmlied di Strauss.  E' un pezzo di rarissima programmazione e anche poco inciso (mi pare che disponibile ci sia solo questa registrazione di Plasson) e me ne stupisco perché è di forte presa, spettacolare, ottimo per testare l'interazione fra coro e orchestra. E' certo un brano giovanile e non è un capolavoro a tutto tondo, ma sorprendentemente hanno maggiore circolazione pezzi per coro e orchestra di qualità molto inferiore. Ringrazio di sapere poco il tedesco e di non aver potuto seguire passo passo il testo, che è una boiata giovanile di Goethe a base di miti greci e prototipi di superuomo che grida la propria lotta interiore col mondo. Cent'anni dopo Strauss dà voce a quel grido chiamando a raccolta un coro e un'orchestra mastodontici. Ci vorrebbe @Majanielloper mettere bene in luce un percorso che, dopo qualche altra decina d'anni, avrà esiti infausti.

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con l'ouverture "L'Italiana in Algeri" di Gioacchino Rossini:

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On 1/9/2019 at 15:06, Wittelsbach dice:

Conosco solo l’overture.

Per te che ami l'operetta, ascolto direi obbligato. Per me, un capolavoro nel suo genere.

°°°°°°

Creston

Symphony No. 3 "Three Mysteries" Op. 48

Seattle Symphony/Gerard Schwarz

@Snorlax anche se non mi piace il pianismo di Cziffra.

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23 ore fa, glenngould dice:

È quella con l'orchestra di Chicago!

Sicuro?! Vuol dire che mi sono perso dei pezzi per strada! :o

===================================================

Intanto...

Giovanni Pierluigi da Palestrina, Stabat Mater/Litaniae de Beata Vergine Maria, The Choir of King's College, Cambridge, Sir David Willcocks

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...a @Ives (riparando per Cziffra :blum:), @Wittelsbach, @superburp, @glenngould e a chi gradisce...

 

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On 31/8/2019 at 21:46, Wittelsbach dice:

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Opera grandissima, tra i capolavori del Novecento.

Maazel la legge quasi solo in chiave bruitistica e sensazionalistica, con risultati comunque spesso stupendi misti ad altri interlocutori (il finale del duetto dei gatti).

In ogni caso la mia registrazione preferita di questo capolavoro, anche se il giovane Maazel talvolta pecca di irruenza e manca un po' di abbandono. Il cast vocale è stratosferico e idiomaticissimo, il non plus ultra che circolava negli anni '60 nel paese d'Oltralpe, infatti non riesco a immaginare dei cantanti che incarnino meglio la pletora di personaggi che Colette e Ravel hanno messo in gioco in questo splendido delirio. Io posseggo il doppio Cd con L'heure espagnole, dove Maazel risulta essere ancor più convincente.

On 1/9/2019 at 10:04, Ives dice:

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Il Candide piace anche a me! Lavoro che sembra un po' trascendere tutti i generi e che strizza l'occhiolino a elementi più "alti" rispetto alla regolare programmazione tipica di Broadway. Infatti, se non ricordo male, all'epoca fu un mezzo fiasco, costringendo l'autore a rivederlo più volte.

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Mi capita d'ascoltare anche stamattina alla DAB+ RAI Radio sedicente Classica le musichette jazz americane, in programmazione mi pare di capire ogni domenica mattina, e non resisto dal riflettere sull'impossibilità a occhio decisamente definitiva d'ogni ulteriore sviluppo locale di civiltà, cheppure in quest'angolo di Mediterraneo tanto laboratorio negli ultimi tre millenni se n'ebbe di formidabile consistenza.

È a far data storica dal Sessantotto, o meglio dalla guerra civile 1969-1982, la marginalità culturale italiana, per cui, all'impossibile ricomposizione nazionale, sostanzialmente ciascun cittadino della Repubblica è da allora lasciato solo di fronte al mondo, salvo esservi accompagnato da, normalmente volgarissime, voci di lobbies di interesse privato, meno, ma persistenti, partitiche e più d'impresa di potere baronale e sovranazionale.

Laddove praticamente la norma dei Paesi in particolare europei è d'attenzione e valorizzazione delle migliori risorse locali, con immediata conseguente crescita di luoghi d'exploit per gli stessi oltreché di affermazioni internazionali (anche storicamente inedite, tipo la Finlandia o la Corea Sud), in Italia per il mezzo secolo da quell'allora si è proceduto alla, non poco combattuta, sola organizzazione del mercato cosiddetto liberista, più interessato a creare dipendenze economiche che sviluppi spirituali: con il risultato d'una nazione felicemente (per contenimento del numero delle violenze percepite) riconfermata nella sua allergia alla guerra tracciata il 25 luglio 1943, seppure non in altre forme che il poco radioso "si salvi chi può" (perfettamente rappresentato dalla data dell'8 settembre 1943) ma anche risolta, a far data il 14 aprile 1975 della legge 103 di riforma delle diffusioni radiotelevisive, nello sfascio generale del "si salvi chi può" politico-economico-culturale a tutt'oggi garantito, o irrecuperabile secondo i punti di vista: d'esiti di sempre più radicate subalternità, a livello planetario, in ogni campo, e di marginalità morale, per cui si potrebbe semplicemente sbrigativamente parlare oggi come oggi della penisola italiana come di terra di "selvaggi", seppure non certo nel senso di presa di distanza dall'artificiale (dalle plastiche agli OGM passando per la cementificazione e le droghe) su cui fonda la sua maggior ricchezza il mercato di cui sopra.

Fine della tirata.

Solo adesso che metto giù la tastiera dalla mia pagina di diario, mi accorgo che oggi è giusto l'8 settembre e non resisto quindi dal pubblicarla, su questo, onorevole, sito di riflessione in lingua e collocazione italiana su quello che è un vertice della produzione culturale qual è la musica classica, o d'arte come dicono gli angloamericani.

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3 ore fa, Snorlax dice:

In ogni caso la mia registrazione preferita di questo capolavoro, anche se il giovane Maazel talvolta pecca di irruenza e manca un po' di abbandono. Il cast vocale è stratosferico e idiomaticissimo, il non plus ultra che circolava negli anni '60 nel paese d'Oltralpe, infatti non riesco a immaginare dei cantanti che incarnino meglio la pletora di personaggi che Colette e Ravel hanno messo in gioco in questo splendido delirio. Io posseggo il doppio Cd con L'heure espagnole, dove Maazel risulta essere ancor più convincente.

Sono all'ultimo cd del box da 18.
Ho sentito entrambe. Darò le mie valutazioni in una recensione apposta, nel topic deputato! E grazie per Palestrina, micidialmente difficile da cantare.

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4 ore fa, Snorlax dice:

Il Candide piace anche a me! Lavoro che sembra un po' trascendere tutti i generi e che strizza l'occhiolino a elementi più "alti" rispetto alla regolare programmazione tipica di Broadway. Infatti, se non ricordo male, all'epoca fu un mezzo fiasco, costringendo l'autore a rivederlo più volte.

Travagliatissime le vicende editoriali del Candide: di fatto si dovette aspettare la dipartita della Hellmann per mettere mano al libretto, ma la musica era già geniale e "coltissima". Più che Broadway, è un cocktail riuscitissimo di operetta classica, Gilbert & Sullivan, Rossini, satira piccantissima e cantabilità americana. La vidi anche in teatro quando la fecero tanti anni fa alla Scala (con John Axelrod sul podio), divertentissima, senza un momento di stanca, travalica i generi restando prodotto eminentemente americano e pressochè unico nel suo genere.

°°°°°°

I. Johann Christian Bach : Sinfonia Concertante in C major for flute, oboe, violin, cello and orchestra 00:00-21:40 i. Allegro ii. Larghetto iii. Allegretto. II. Antonio Salieri : Sinfonia in D major 'Veneziana' 21:40-30:35 i. Allegro assai ii. Andantino grazioso iii. Presto III. Antonio Salieri : Concerto in C major for flute, oboe and orchestra * 30:35-48:20 i. Allegro spiritoso ii. Largo iii. Allegretto IV. Johann Christian Bach : Sinfonia in E-flat major Op. 9 No. 2 48:20-1:00:15 i. Allegro ii. Andante con sordini iii. Tempo di menuetto. Perfomed by Richard Adeney (flute), Peter Graeme (oboe), Emanuel Hurwitz (violin), Keith Harvey (cello), James Brown (oboe) *

English Chamber Orchestra conducted by Richard Bonynge

@kraus e @Snorlax

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