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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2019

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Appena sentito questo Ernani di nicchia.

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con la cantata BWV 22 di J.S.Bach

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On 10/6/2019 at 15:35, Persephone dice:

Buongiorno a tutti voi miei cari amici.

Rossini , overture del Guglielmo Tell con la direzione di Karajan

A chi gradisce 😊

 

 

Mi associo al tuo ascolto, sono curioso di questo Rossini fatto da Karajan con la Philharmonia.

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16 ore fa, Madiel dice:

Maderna: Concerto per pianoforte e orchestra (1942)

Orvieto, Orchestra Fondazione Arena di Verona, Miotto

Ora ascolto questo invece.

Comunque molto bella quell'esecuzione di Karajan, al netto di una piccola accelerazione, nella coda finale, un filo troppo brusca.

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36 minuti fa, superburp dice:

A Madiel e Niellovskij.

Bel pezzo. In generale mi sembra che Maderna, pur nella mia scarsa conoscenza (per non dire ignoranza) verso questo genere di musica, mantiene una godibilità di ascolto alta.

Ciaicovskij, sinfonia n.°5 (Furt con la RAI di Torino). A Snorlax.

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2 ore fa, superburp dice:

Bel pezzo. In generale mi sembra che Maderna, pur nella mia scarsa conoscenza (per non dire ignoranza) verso questo genere di musica, mantiene una godibilità di ascolto alta.

È così, giusto.

Soprattutto nell'ultima produzione (e considera che se n'è andato abbastanza giovane) i suoi lavori hanno una ricerca melodica unica. Incredibile per l'epoca, soprattutto se si pensa che Maderna faceva parte del gruppo di Darmstadt. Prova, ad esempio, Aura o Biogramma

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Bruch, sinfonia n.°1 (Masur).

Anni fa comprai il doppio cd con le sinfonie di Bruch, dato il gradimento verso il primo concerto per violino. Ricordo che ne rimasi deluso, al punto da non ascoltarle più.

E' ora di dargli una seconda possibilità.

A Persephone.

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9 ore fa, superburp dice:

Ora ascolto questo invece.

Comunque molto bella quell'esecuzione di Karajan, al netto di una piccola accelerazione, nella coda finale, un filo troppo brusca.

Leggendo il tuo post, per un attimo mi sono illuso riguardo von Karajan che dirige Maderna :cat_lol:

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6 ore fa, glenngould dice:

È così, giusto.

Soprattutto nell'ultima produzione (e considera che se n'è andato abbastanza giovane) i suoi lavori hanno una ricerca melodica unica. Incredibile per l'epoca, soprattutto se si pensa che Maderna faceva parte del gruppo di Darmstadt. Prova, ad esempio, Aura o Biogramma

Secondo me, era il vero genio del gruppo M.-Berio-Nono-Donatoni. Purtroppo ci ha lasciato troppo presto, quando la sua musica finale stava prendendo una strada originalissima, direi attuale perchè ha anticipato i citazionisti di oggi.

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21 minuti fa, Madiel dice:

Secondo me, era il vero genio del gruppo M.-Berio-Nono-Donatoni. Purtroppo ci ha lasciato troppo presto, quando la sua musica finale stava prendendo una strada originalissima, direi attuale perchè ha anticipato i citazionisti di oggi.

Nono è quello del gruppo che conosco meno e che mi attira di meno. Penso sia dovuto al suo modo di intendere la musica come strumento per veicolare un messaggio di tipo politico (per carità, lecito) se non fosse che per lui era l'unico tipo di messaggio.

Maderna, ma anche Donatoni, è quello che più di tutti ha assorbito la lezione dei maestri del passato, soprattutto italiani, facendola propria e rielaborandola nonostante il dogma di Darmstadt predicasse la rottura con il passato.

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Mi ascolto Fauré, musica per archi, ma è roba complessa, una condotta delle parti dura, farovvi sapere dopo la colluttazione... Più tormentato del solito.

Allora, in sistesi biometrica abbiamo qui il 9° CD del box Erato:

Quartetto per archi in mi minore op. 121 - Quartetto Parrenin (voleva suonare anche Collard, ma gli han detto che non era il caso)
Dolly (sei pezzi per piano a quattro mani) op. 56
Intermède symphonique (per piano a quattro mani) 
Souvenir de Bayreuth (idem)
Allegro symphonique (idem)

I brani per piano a quattro mani sono eseguiti da Jean-Philippe Collard e Bruno Rigutto.

Come passare dall'alba al crepuscolo, o viceversa: tanto tirato, teso e uggioso e il Quartetto di apertura (poi uno pensa a un riempitivo, dimmi tu) quanto sono distesi i pezzetti per il duo impegnato dalla traccia 4 alla 12. Risultato: né l'opera tripartita per archi né i divertissement (Berceuse, Mi-a-ou, Le pas espagnol, la quadriglia sui temi dell'Anello del Nibelungo) colgono l'essenza soffusa del buon Fauré, qui nel ruolo non spiacevole ma un po' straniante di pesce fuor d'acqua. Ma mi dicono all'Orchestra del Flaminio che, almeno sul Quartetto, ho dato un giudizio superficiale. Vai, al limite lo si riascolta, icche ti devo dire.

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42 minuti fa, kraus dice:

Fauré

Quartetto per archi in mi minore op. 121

Ma mi dicono all'Orchestra del Flaminio che, almeno sul Quartetto, ho dato un giudizio superficiale. Vai, al limite lo si riascolta, icche ti devo dire.

Concordo con i flaminii. E' un pezzo che trovo bellissimo e appassionante proprio per quel colore brunito e quel tratto un po' riservato e scontroso che apparentemente ti nega qualsiasi empatia. Riascoltalo con calma e senza pretendere che ti dia una pacca sulla spalla o ti racconti una barzelletta sconcia, un po' come si fa entrando in rapporto con certi anziani taciturni e aparentemente impassibili ma pieni di fuoco interiore.

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2 ore fa, glenngould dice:

Nono è quello del gruppo che conosco meno e che mi attira di meno. Penso sia dovuto al suo modo di intendere la musica come strumento per veicolare un messaggio di tipo politico (per carità, lecito) se non fosse che per lui era l'unico tipo di messaggio.

Maderna, ma anche Donatoni, è quello che più di tutti ha assorbito la lezione dei maestri del passato, soprattutto italiani, facendola propria e rielaborandola nonostante il dogma di Darmstadt predicasse la rottura con il passato.

Io ho sempre avuto dei dubbi sulle sue reali qualità artistiche, al di là del messaggio politico che per me lascia il tempo che trova (è presente anche in Berio e Maderna, volendo). Per esempio, di Maderna, Berio e Donatoni conosciamo un pezzo tonale o accademico e sappiamo che ritornarono alle forme classiche nel corso della loro carriera, ma di Nono ? Ha esordito con un noiosissimo pezzo weberniano, come se il suo "stile" fosse bello che pronto. Sarebbe come Fontana che debutta con i tagli, facendo dimenticare tutto il grande pittore, scultore e ceramista che è stato prima. Dopo Darmstadt Nono si è evoluto poco alla volta, verso l'analisi capillare del suono, ma mi è sempre parsa la sua ricerca timbrica come una vera e propria masturbazione mentale. Le sue pretese sull'ascoltatore "alternativo" erano pure ridicole, perchè prive di alcuna base scientifica.

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Respighi: Toccata

Tozer/BBC Philharmonic, Downes

mah, questa edizione, seppure lenta secondo alcuni commentatori, continuo a preferirla nettamente alle altre in circolazione, soprattutto alla nervosissima Naxos con Scherbakov. Qui si sente in ogni suo mattone l'architettura corelliana dell'opera, c'è il rispetto per l'impostazione classica voluta d'autore. Il fraseggio degli esecutori inglesi è così raffinato che si percepiscono anche le più minime sfumature. Seguono pure alla lettera le indicazioni agogiche della partitura. C'è poco da girarci intorno, la Toccata va suonata con maestosità e ampiezza, come un moderno concerto barocco, proprio come aveva previsto Respighi.

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32 minuti fa, giobar dice:

Concordo con i flaminii. E' un pezzo che trovo bellissimo e appassionante proprio per quel colore brunito e quel tratto un po' riservato e scontroso che apparentemente ti nega qualsiasi empatia. Riascoltalo con calma e senza pretendere che ti dia una pacca sulla spalla o ti racconti una barzelletta sconcia, un po' come si fa entrando in rapporto con certi anziani taciturni e aparentemente impassibili ma pieni di fuoco interiore.

Ossignùr, questo no! È che m'ero abituato alla finezza del Fauré pianistico, sinuoso ma puntualmente filante senza essere salottiero (fa eccezione proprio la seconda parte del CD che ho appena ascoltato). Mica m'aspettavo di trovare dietro l'angolo Alvaro Vitali :D 

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con la versione cantata del Valzer "Voci di Primavera" di Johann Strauss figlio:

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Haydn

Symphony No. 104 "London"

Berlioz

Symphonie Fantastique, Op. 14

Orquesta Sinfónica de Galicia

Dima Slobodeniouk

Davvero molto bravo! E gli spagnoli hanno costruito qui un'ottima orchestra. Chapeau!

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Ispirato dalle considerazioni di @Madielsu Respighi e Downes, provo a ascoltare questa opera che forse ho già ascoltato ma troppo distrattamente.

 

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7 ore fa, giordanoted dice:

Ispirato dalle considerazioni di @Madielsu Respighi e Downes, provo a ascoltare questa opera che forse ho già ascoltato ma troppo distrattamente.

 

Questa è, credo, l'edizione respighiana di Downes più criticata proprio per i tempi letargici. Non ho mai avuto occasione di ascoltarla, mi manca in cd e su Wellesz mi pare ci sia solo il Concerto in la che accompagna. Forse, stavolta, le critiche potrebbero essere fondate perchè, in effetti, il Misolidio è un concerto formato per due terzi da movimenti larghi che hanno bisogno di essere rivitalizzati un poco. In disco ho l'edizione di Scherbakov (Naxos), che mi è sempre sembrata adeguata. Questo pianista ha modo assai nervoso di concepire il Misolidio, forse movimentare il tessuto della musica potrebbe essere una soluzione. Come scrivevo riguardo al Concerto Gregoriano, i lavori respighiani ispirati agli antichi modi sono sempre molto esigenti e complessi, mettono in difficoltà tutti gli esecutori, penso soprattutto per un motivo di "concezione" generale. Purtroppo, la maggior parte degli esecutori  scambiano la nobiltà e la spiritualità per pesantezza. Riguardo a Toccata, che è uno dei pezzi di Respighi che preferisco e che ho sentito spesso in diverse incisioni, Downes concepisce l'opera come un vero e proprio crescendo passando dalla "gravitas" dell'inizio fino alla coda più veloce (ma senza esagerare), una lento cammino sulla vetta verrebbe da scrivere, dandone una lettura molto compatta e senza mai perdere di vista l'elemento ritmico. Una esecuzione anche molto inglese per il approccio posato e rilassato. Nell'edizione Naxos, invece, oltre al tocco nervoso del pianista, quasi da dattilografo, si perde l'amalgama degli episodi, si va avanti per contrasti, che forse è una concezione più azzeccata per il Misolidio. Inoltre, le frasi del solista vengono come pasticciate quasi per l’impazienza di chi suona,  ma più in generale a quella lettura manca la chiarezza architettonica che ci trovo in Downes. Ovviamente, poi de gustibus...

Ricambio ed estendo a @Majaniello

Henze: Adagio, Fuge und Maenadentanz, per grande orchestra (2004)

Guerzenich-Orchester di Colonia diretta (in modo magistrale !) da Markus Stenz

Il pezzo è solo un collage-arrangiamento della musica orchestrale di The Bassarids ( :wub:  ) riguardante la scena su Citerone. Della Danza delle Menadi esisteva una edizione  da concerto precedente del 1967, che ha inciso Abbado nel suo cd Wien Modern III. In questi giorni sono in "estasi" con Henze perchè mi sto studiando il suo catalogo sul sito della Henze-Stiftung, fatto benissimo, e sto scoprendo di tutto e di più!   

 

 

 

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Dmitrij Shostakovich, Sinfonia n. 10 in mi min., Gewandhausorchester Leipzig, Franz Konwitschny

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In questo periodo, nel poco tempo libero a mia disposizione, sto ascoltando varie registrazioni di questa sinfonia, da quelle più celebri, a quelle un po' meno mainstream. Di quest'ultime fa parte questa incisione in un dignitosissimo Mono risalente al giugno 1954, una delle primissime registrazioni di questa sinfonia - se non erro la seconda in assoluto - dato che la première era avvenuta a Leningrado soltanto sei mesi prima. Qui sopra vedete riprodotta la copertina dell'originale LP, mentre la versione che sto ascoltando proviene dal cofanetto Scribendum dedicato a Konwitschny. In ogni caso, il direttore moravo, attraverso Shostakovich, ci lascia una grandissima testimonianza della sua arte direttoriale, ed è un vero peccato che questa registrazione, un tempo celebre, sia un po' passata in secondo piano. L'approccio di Konwitschny, pur mantenendo un certo rigore e una certa compattezza che lo accomunano a Mravinskij, presenta dei singolari tocchi di originalità rispetto al direttore sovietico. Il primo movimento è dosato magistralmente, i 23 minuti scorrono via senza alcuna increspatura, il terribile climax è costruito sapientemente, si palesa immantinente la capacità di Konwitschny di dosare alla perfezione la gestione dei tempi. Il breve secondo movimento è brutale come pochi, penso sia una delle letture più febbrili di questo pezzo, l'unica cosa che manca è quel suono metallico e penetrante tipico dei fiati delle orchestre sovietiche - che io apprezzo moltissimo - e che avrebbe marcato ancora di più la ferocia squadernata nei 3'54'' della presente lettura. Bello lo Scherzo, in cui ho notato in qualche momento una impronta stranamente classicheggiante, le beffe shostiane vengono così quasi trasfigurate e l'effetto da ultimo è alquanto straniante, sicuramente unico. Il Finale riassume tutte le caratteristiche dell'intepretazione di Konwitschny: dopo l'Andante iniziale, l'Allegro esplode in maniera quasi furiosa, e i tempi scelti dal direttore - che talvolta toccano, da una parte e dall'altra, gli estremi - mettono a dura prova il virtuosismo della compagine lipsiense, che, ovviamente, ne esce vincitrice. Tuttavia, come già detto, il Gewandhaus, esibisce un suono fin troppo pulito ed educato, anche se negli ultimi minuti i musicisti tedeschi paiono sbrigliarsi un po'; comunque v'è da dire che certi settori dell'orchestra possono apparire distanti o compressi anche per via della ripresa del suono, che nonostante sia godibile, mostra comunque i suoi anni. In definitiva, un gran bel disco, anche se secondo me, il direttore moravo, nella successiva Undicesima, se la caverà ancora meglio.

Dedico a @Majaniello, @Ives, @Wittelsbach, @superburp, @glenngould, @Madiel e a chi gradisce...

 

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25 minuti fa, Madiel dice:

Riguardo a Toccata, che è uno dei pezzi di Respighi che preferisco e che ho sentito spesso in diverse incisioni, Downes concepisce l'opera come un vero e proprio crescendo passando dalla "gravitas" dell'inizio fino alla coda più veloce (ma senza esagerare), una lento cammino sulla vetta verrebbe da scrivere, dandone una lettura molto compatta e senza mai perdere di vista l'elemento ritmico. Una esecuzione anche molto inglese per il approccio posato e rilassato. Nell'edizione Naxos, invece, oltre al tocco nervoso del pianista, quasi da dattilografo, si perde l'amalgama degli episodi, si va avanti per contrasti, che forse è una concezione più azzeccata per il Misolidio. Inoltre, le frasi del solista vengono come pasticciate quasi per l’impazienza di chi suona,  ma più in generale a quella lettura manca la chiarezza architettonica che ci trovo in Downes. Ovviamente, poi de gustibus...

 

Henze: Adagio, Fuge und Maenadentanz, per grande orchestra (2004)

Guerzenich-Orchester di Colonia diretta (in modo magistrale !) da Markus Stenz

Il pezzo è solo un collage-arrangiamento della musica orchestrale di The Bassarids ( :wub:  ) riguardante la scena su Citerone. Della Danza delle Menadi esisteva una edizione  da concerto precedente del 1967, che ha inciso Abbado nel suo cd Wien Modern III. In questi giorni sono in "estasi" con Henze perchè mi sto studiando tutto il suo catalogo sul sito della Henze-Stiftung, fatto benissimo, sto scoprendo di tutto e di più!   

Convengo sulla scarsa riuscita dell'edizione di Scherbakov (pianista altrove molto bravo e un po' sottovalutato) per i motivi che hai ben espresso. A me però, più di quella Tozer-Downes, piace molto la Toccata di Chiara Bertoglio e La Vecchia, che oltre a darne una lettura appassionata e travolgente, non si fanno prendere dalla foga, rimangono assai lucidi e restituiscono anche, in modo per me mirabile, un'aura di nobiltà e compostezza, quasi a dire: "Vabbè, ci appassioniamo e ci mettiamo il cuore, ma non prendeteci per dei miseri romanticoni!".

Bellissima anche la breve suite di Henze, resa in modo effettivamente magistrale da Stenz. Ma è bello tutto il disco.

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9 minuti fa, giobar dice:

Convengo sulla scarsa riuscita dell'edizione di Scherbakov (pianista altrove molto bravo e un po' sottovalutato) per i motivi che hai ben espresso. A me però, più di quella Tozer-Downes, piace molto la Toccata di Chiara Bertoglio e La Vecchia, che oltre a darne una lettura appassionata e travolgente, non si fanno prendere dalla foga, rimangono assai lucidi e restituiscono anche, in modo per me mirabile, un'aura di nobiltà e compostezza, quasi a dire: "Vabbè, ci appassioniamo e ci mettiamo il cuore, ma non prendeteci per dei miseri romanticoni!".

Bellissima anche la breve suite di Henze, resa in modo effettivamente magistrale da Stenz. Ma è bello tutto il disco.

Bello, bello, bello, concordo! :wub: 

Altro che romanticume, Respighi ha scritto dei pezzi modali assai complessi è ora di dire le cose come stanno! In un paio di occasioni mi è capitato di sentire commenti di musicisti italiani che lodavano incondizionatamente la produzione respighiana modale, con una certa sorpresa anche perchè è "roba" tosta, da intenditori. Un amico violinista sbrodolava per il Quartetto Dorico, un pezzo per me difficilissimo da concepire e che in genere evito di ascoltare perchè lo trovo impegnativo come e quanto un quartetto schoenberghiano. Penso che ci darà giudizi ancora più precisi un esperto del settore, quale il maestro @adriano conductor

---

Devreese: Concerto per pianoforte n.3 (1956)

Blumenthal, pianoforte; BRT Philharmonic diretta dall'Autore

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14 minuti fa, giobar dice:

Convengo sulla scarsa riuscita dell'edizione di Scherbakov (pianista altrove molto bravo e un po' sottovalutato) per i motivi che hai ben espresso. A me però, più di quella Tozer-Downes, piace molto la Toccata di Chiara Bertoglio e La Vecchia, che oltre a darne una lettura appassionata e travolgente, non si fanno prendere dalla foga, rimangono assai lucidi e restituiscono anche, in modo per me mirabile, un'aura di nobiltà e compostezza, quasi a dire: "Vabbè, ci appassioniamo e ci mettiamo il cuore, ma non prendeteci per dei miseri romanticoni!".

 

5 minuti fa, Madiel dice:

Bello, bello, bello, concordo! :wub: 

Altro che romanticume, Respighi ha scritto dei pezzi modali assai complessi è ora di dire le cose come stanno! In un paio di occasioni mi è capitato di sentire commenti di musicisti italiani che lodavano incondizionatamente la produzione respighiana modale, con una certa sorpresa anche perchè è "roba" tosta, da intenditori. Un amico violinista sbrodolava per il Quartetto Dorico, un pezzo per me difficilissimo da concepire e che in genere evito di ascoltare perchè lo trovo impegnativo come e quanto un quartetto schoenberghiano. Penso che ci darà giudizi ancora più precisi un esperto del settore, quale il maestro @adriano conductor

 

Anch'io ho la registrazione diretta da La Vecchia e la trovo riuscitissima, anche se mi avete fatto voglia di ascoltare Downes.

Chissà come la diresse Mengelberg a New York nel '28, con l'autore alla tastiera...:rolleyes:

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