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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2019

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6 minuti fa, Wittelsbach dice:

 altrimenti non trovo spiegazioni plausibili.

Stavo iniziando a pensare che un motivo o un'attenuante si sarebbe potuta intravedere nell'età ormai avanzata. Ma ho controllato, ha soltanto 75 anni , età nella quale oggi, a meno di serie malattie, le persone sono ancora pimpanti.

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Giuro, sono rimasto con gli occhi fuori dalle orbite.
Si parla non di aggiornamenti di giudizio motivati da mutamenti del sentire, ma di autentiche antinomie.
Sarebbe interessante capire il perché di simile rivolgimento.
Tempo fa, Giudici massacrava Edward Downes, parlando di "pappa sonora", "sonnifero" e simili. Poi, oplà: nel libro su Verdi le critiche, anche scritte in precedenti recensioni, si mutarono in elogi. Il motivo? Il compianto direttore scelse il suicidio assistito, ragione ritenuta a quanto pare sufficiente per rinnegare vent'anni di critiche acide e veri e propri insulti. Mi domando se non ci sia di mezzo qualche motivo del genere anche stavolta, perché altrimenti non trovo spiegazioni plausibili.

Che dire? Cambiare idea accade, ma certo questa palinodia è un tantino eccessiva. Inoltre una vera palinodia implica, come dice anche il vocabolario treccani, che si illustrino i motivi del cambiamento. Questo almeno dovrebbe fare un critico. Noi possiamo pure cambiare idea come più capricciosamente ci pare, e infischiarcene di renderne ragione. Ma un critico no. Un critico deve esporre il suo percorso teorico-estetico, le sue peripezie e i capovolgimenti di giudizio.

Altrimenti può venire il sospetto che in questi mammut di libri, non tutte le voci (o non interamente) siano della stessa mano, ma ci si avvalga di alcuni non menzionati collaboratori che preparano schede poi integrate dall'autore, e che dunque questa sia la spiegazione di certe incoerenze tra varie revisioni e riedizioni delle recensioni.

Quanto a me, del Giudici critico mi sono un po' stufato per via della sua prolissità. Un tempo il suo stile ricco, farcito di rimandi artistici e culturali, mi intrigava. Adesso credo che la sua sia la prosa vanesia del dilettante. Non c'è bisogno di tutte quelle parole. "Troppe note, caro Mozart!"...

 

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto per pianoforte e orchestra di Akio Yashiro

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Buongiorno a tutti voi !

Un concerto per Violino di Alessandro Rolla, sentito alla radio poco fa.

Non lo conoscevo ma mi piace.

Approfondirò 😊

Dedicato a tutti dopo un periodo di assenza dal forum.

 

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Hector Berlioz, Symphonie funèbre et triomphale, Choeur et Orchestre symphonique de Montréal, Charles Dutoit

s-l640.jpg

...dedico a @superburp, @Ives, @Majaniello, @Wittelsbach e a chi gradisce...

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17 ore fa, Wittelsbach dice:

Grazie per la dedica.

 

Nel frattempo, derogo al topic, giacché si tratta di una lettura ma non di un ascolto. Però riguarda strettamente la musica, e si tratta di una cosa che mi ha fatto sobbalzare e  che voglio assolutamente condividere con voi.

9788842825258.jpg

Mi è arrivato proprio oggi questo volume, il secondo della ponderosissima opera di Giudici dedicata alla lirica in video. A parte la sezione su Verdi, che è (come supponevo) la spudorata ripubblicazione del triste volumetto dedicato, mi interessava la disamina wagneriana.
Ebbene: in mezzo a interessanti digressioni storiche e a una gragnuola di petizioni di principio camuffate da note critiche, spicca un'autentica perla.
Sul suo vecchio libro "L'opera in cd e in video", Giudici recensisce fin dalla prima edizione del 1995 il Parsifal Erato del 1981, diretto da Armin Jordan e base musicale per il film di Hans Jurgen Syberberg.
Ho avuto un mancamento,
In questo nuovo libro, Giudici utilizza non meno di undici pagine (più tre di introduzione all'opera del regista in questione) per magnificare il film in questione, sperticandosi in ogni genere di aggettivo sbrodolante. Al che, mi si è accesa una lampadina. Sono andato a controllare la rece del 1995, in preda a un ricordo. Ebbene, lì il film è liquidato in mezza riga: "Pretenzioso, confuso e insomma brutto". Mica male, un'inversione a U davvero rimarchevole.
Sarà mica che, dopo questa rivoluzione copernicana, vorrà salvare anche la parte musicale, a suo tempo valutata con una stella?
Ci avevo visto bene.
Facciamo il confronto.

Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 1995: "Tempi tendenzialmente lenti, associati a una sorta di flou che dalla ricerca di colori, timbri e liquidità impressioniste ricava solo molle evanescenza, nella cui gentile vacuità espressiva la tensione drammatica dell'opera si stempera in una sorta di sogno onirico dai colori qua e là gradevoli, ma alla lunga molto noiosi".
Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 2019: "Ammorbidisce e liricizza quanto più gli riesce. Anni luce lontano dalla sacrale tradizione bayreuthiana, la sua lettura luminosa, trasparente, dalla chiarezza rilevantissima con cui s'articolano i diversi piani sonori e dalla totale simbiosi che i suoni stabiliscono con le immagini, per più d'un verso sembra affine a quella di Boulez".

Reiner Goldberg, 1995: "Goldberg è un protagonista ruvido nel canto e monotono nell'accento".
Reiner Goldberg, 2019: "Voce di schietto stampo lirico, di bel timbro luminoso, piuttosto ben appoggiata alla colonna d'un fiato controllato con ragguardevoli risultati".

Wolfgang Schone, 1995: "Schone è il più pallido ed evanescente Amfortas che sia mai approdato al disco".
Wolfgang Schone, 2019: "Wolfgang Schone forma un amalgama perfetto nel plasmare una figura la cui caratteristica più evidente è proprio la tragica debolezza d'una personalità chiamata a cose molto più grandi della sua piccola statura: l'impotenza consapevole che ne deriva si rivela così tarlo ben più corrosivo della piaga che ne mangia le carni".

Robert Lloyd, 1995: "Lloyd è molto corretto e anonimo"
Robert Lloyd, 2019: "Magnifico il Gurnemanz di Robert Lloyd. Lontano anni luce dal vecchio barbogio pontificante cui tanto spesso viene ridotta tale figura, questa è piacevolmente giovanile, spontanea, commossa. [...] Non ampio o potente ma morbido, pastoso, piegato a piani e pianissimi ben timbrati lungo la luminosa, calda uniformità d'una linea vocale [...]".

 

Beh, che dire? Complimenti vivissimi.
Avrà seguito il noto adagio che assicura: "Solo i cretini non cambiano idea".
Ai miei occhi, la credibilità del Giudici critico era compromessa da tempo, ma così è veramente troppo.

@Pinkerton @giordanoted @Majaniello @Ives
 

Possiedo quei volumi di Giudici e condivivo il tuo giudizio sulla bislacca inversione a U del Nostro, anche se non conosco l'incisione in questione (ma ritengo Jordan un direttore fiacchissimo, in generale). Ci sta cambiare idea a distanza di molti anni, per carità, capita anche a me, però qui si ribalta completamente un giudizio iper-negativo in uno super-positivo. Giudici a me piace, recentemente l'ho visto in tv su Sky, sembrava molto pimpante, non certo rimbambito, per rispondere ai dubbi di giobar. 😁 Per cui, non so, bisognerebbe chiedere spiegazioni a lui.

2 ore fa, Snorlax dice:

Hector Berlioz, Symphonie funèbre et triomphale, Choeur et Orchestre symphonique de Montréal, Charles Dutoit

s-l640.jpg

...dedico a @superburp, @Ives, @Majaniello, @Wittelsbach e a chi gradisce...

Opera che piaceva molto a Wagner. Al netto di qualche spunto interessante nel primo, lungo, movimento, la sopporto pochissimo. L'Oration centrale con trombone solista fa la felicità dei trombonisti, anche per il suo aspetto smaccatamente pompier. C'è da ricordare che è un'opera pensata per essere eseguita all'aperto da una banda in movimento, quindi tra il fracasso generale. Muti la fece in un concerto al Cairo, qualche anno fa Rattle la ripropose coi Berliner (ma senza coro finale che si può omettere). L'Apoteosi finale ha una sua dignità, non la trovo cosi volgare come sostengono alcuni critici.

 

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@Wittelsbach Secondo me se Giudici avesse detto: "ehi ragazzi, 20 anni fa scrivevo questo... mi sbagliavo, perchè... " non ci sarebbe stato niente di sensazionale. Il problema è ritrovarsi con due giudizi antitetici della stessa firma senza alcuna spiegazione, che ti viene da pensare "ma mi ha preso per i fondelli ieri o mi sta prendendo per i fondelli oggi?". 

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15 ore fa, giordanoted dice:

una vera palinodia implica, come dice anche il vocabolario treccani, che si illustrino i motivi del cambiamento. Questo almeno dovrebbe fare un critico. Noi possiamo pure cambiare idea come più capricciosamente ci pare, e infischiarcene di renderne ragione. Ma un critico no. Un critico deve esporre il suo percorso teorico-estetico, le sue peripezie e i capovolgimenti di giudizio.

 

 

48 minuti fa, Majaniello dice:

 Secondo me se Giudici avesse detto: "ehi ragazzi, 20 anni fa scrivevo questo... mi sbagliavo, perchè... " non ci sarebbe stato niente di sensazionale. Il problema è ritrovarsi con due giudizi antitetici della stessa firma senza alcuna spiegazione, che ti viene da pensare "ma mi ha preso per i fondelli ieri o mi sta prendendo per i fondelli oggi?". 

Commenti azzeccatissimi :thumbsup_anim: Nei testi accademici di diritto - ambito che si presta ai ripensamenti interpretativi - è frequente trovare in nota indicazioni  del tipo "a suo tempo la pensavo diversamente, ma le osservazioni di Tizio e Caio e la considerazioni di questi nuovi elementi mi hanno indotto a cambiare idea". Anche la critica in materia artistica è soggetta a ripensamenti e può giustificare anche drastici cambi di rotta in ragione, per esempio, del mutato clima culturale o dell'assodarsi di correnti non ancora stabilizzate al momento del primo giudizio. Ma, come dite giustamente, qualche parola di spiegazione ci vuole, altrimenti nel lettore sorgono molti dubbi sulla correttezza intellettuale del voltagabbana.

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Anche perché, quantomeno sui cantanti (la valutazione sul film può cambiare col sentire, seppure qui è diametralmente opposta...) la critica si basa in entrambi i pezzi su elementi tecnici presentati come oggettivi.

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21 ore fa, Wittelsbach dice:

Grazie per la dedica.

 

Nel frattempo, derogo al topic, giacché si tratta di una lettura ma non di un ascolto. Però riguarda strettamente la musica, e si tratta di una cosa che mi ha fatto sobbalzare e  che voglio assolutamente condividere con voi.

9788842825258.jpg

Mi è arrivato proprio oggi questo volume, il secondo della ponderosissima opera di Giudici dedicata alla lirica in video. A parte la sezione su Verdi, che è (come supponevo) la spudorata ripubblicazione del triste volumetto dedicato, mi interessava la disamina wagneriana.
Ebbene: in mezzo a interessanti digressioni storiche e a una gragnuola di petizioni di principio camuffate da note critiche, spicca un'autentica perla.
Sul suo vecchio libro "L'opera in cd e in video", Giudici recensisce fin dalla prima edizione del 1995 il Parsifal Erato del 1981, diretto da Armin Jordan e base musicale per il film di Hans Jurgen Syberberg.
Ho avuto un mancamento,
In questo nuovo libro, Giudici utilizza non meno di undici pagine (più tre di introduzione all'opera del regista in questione) per magnificare il film in questione, sperticandosi in ogni genere di aggettivo sbrodolante. Al che, mi si è accesa una lampadina. Sono andato a controllare la rece del 1995, in preda a un ricordo. Ebbene, lì il film è liquidato in mezza riga: "Pretenzioso, confuso e insomma brutto". Mica male, un'inversione a U davvero rimarchevole.
Sarà mica che, dopo questa rivoluzione copernicana, vorrà salvare anche la parte musicale, a suo tempo valutata con una stella?
Ci avevo visto bene.
Facciamo il confronto.

Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 1995: "Tempi tendenzialmente lenti, associati a una sorta di flou che dalla ricerca di colori, timbri e liquidità impressioniste ricava solo molle evanescenza, nella cui gentile vacuità espressiva la tensione drammatica dell'opera si stempera in una sorta di sogno onirico dai colori qua e là gradevoli, ma alla lunga molto noiosi".
Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 2019: "Ammorbidisce e liricizza quanto più gli riesce. Anni luce lontano dalla sacrale tradizione bayreuthiana, la sua lettura luminosa, trasparente, dalla chiarezza rilevantissima con cui s'articolano i diversi piani sonori e dalla totale simbiosi che i suoni stabiliscono con le immagini, per più d'un verso sembra affine a quella di Boulez".

Reiner Goldberg, 1995: "Goldberg è un protagonista ruvido nel canto e monotono nell'accento".
Reiner Goldberg, 2019: "Voce di schietto stampo lirico, di bel timbro luminoso, piuttosto ben appoggiata alla colonna d'un fiato controllato con ragguardevoli risultati".

Wolfgang Schone, 1995: "Schone è il più pallido ed evanescente Amfortas che sia mai approdato al disco".
Wolfgang Schone, 2019: "Wolfgang Schone forma un amalgama perfetto nel plasmare una figura la cui caratteristica più evidente è proprio la tragica debolezza d'una personalità chiamata a cose molto più grandi della sua piccola statura: l'impotenza consapevole che ne deriva si rivela così tarlo ben più corrosivo della piaga che ne mangia le carni".

Robert Lloyd, 1995: "Lloyd è molto corretto e anonimo"
Robert Lloyd, 2019: "Magnifico il Gurnemanz di Robert Lloyd. Lontano anni luce dal vecchio barbogio pontificante cui tanto spesso viene ridotta tale figura, questa è piacevolmente giovanile, spontanea, commossa. [...] Non ampio o potente ma morbido, pastoso, piegato a piani e pianissimi ben timbrati lungo la luminosa, calda uniformità d'una linea vocale [...]".

 

Beh, che dire? Complimenti vivissimi.
Avrà seguito il noto adagio che assicura: "Solo i cretini non cambiano idea".
Ai miei occhi, la credibilità del Giudici critico era compromessa da tempo, ma così è veramente troppo.

@Pinkerton @giordanoted @Majaniello @Ives
 

Quando uno cambia idea radicalmente i casi sono due: o prima non aveva le idee chiare o non le aveva chiare ne' prima ne' adesso.

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On 15/5/2019 at 16:00, Wittelsbach dice:

Per l'esattezza, sta ricuperando il vecchio ciclo captato dalla Asv, credo ormai in preda al bronzing cronico che caratterizza i dischi di quell'etichetta.

Ecco

Ascolto ora:

Vincent D'Indy

Quartetto per archi n. 1 in re maggiore, op. 35

1. Lent et soutenu - Modérément animé

2. Lent et calme

3. Assez modéré - Assez vite

4. Assez lent et libérément déclamé - Vif et joyeusement animé

Quartetto Kodaly

a chi gradisce

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7 ore fa, Ives dice:

Opera che piaceva molto a Wagner. Al netto di qualche spunto interessante nel primo, lungo, movimento, la sopporto pochissimo. L'Oration centrale con trombone solista fa la felicità dei trombonisti, anche per il suo aspetto smaccatamente pompier. C'è da ricordare che è un'opera pensata per essere eseguita all'aperto da una banda in movimento, quindi tra il fracasso generale. Muti la fece in un concerto al Cairo, qualche anno fa Rattle la ripropose coi Berliner (ma senza coro finale che si può omettere). L'Apoteosi finale ha una sua dignità, non la trovo cosi volgare come sostengono alcuni critici.

 

Sì, in effetti è un'opera che vale all'ascolto soprattutto per via del primo movimento, un autentico capolavoro. Il secondo è un riciclo di un'aria - bruttina - scritta per l'incompiuta Les francs-juges. Il Finale si apprezza, e fa la sua figura, ma niente di indimenticabile. Nei grandi spazi dev'essere di grand'effetto, e un tempo lessi che Berlioz aveva progettato delle pedane particolari per riuscire a far marciare addirittura i contrabbassi, con l'aggiunta del famigerato octobasse, che robe!:o Dutoit non mi è dispiaciuto, ma rischia di essere un po' troppo blando e patinatino, gli preferisco ancora la storica registrazione di Colin Davis, che interpreta con più mordente...

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto per flauto e orchestra n.2 in Re minore di Peter von Winter:

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23 minuti fa, hurdy-gurdy dice:

s-l1600.jpg

Bello questo.

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Buongiorno a tutti !

Anton Bruckner 

Sinfonia n.8 in do minore

Credo che gradiranno in tanti 😊

...

 

Accidenti...ho copiato il link sbagliato! Che pasticcio...Non riesco a cambiarlo !

Comunque quello giusto era Bruckner

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Bach

"Herr unser Herrscher" from St. John Passion

Academy of Ancient Music & Choir

Richard Egarr

Ma la t-shirt di Egarr?! 😀

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48 minuti fa, Ives dice:

Bach

"Herr unser Herrscher" from St. John Passion

Academy of Ancient Music & Choir

Richard Egarr

Ma la t-shirt di Egarr?! 😀

Ma non trovi pure tu un po' troppo trattenuti gli "Herr!" del coro? Troppo brevi e secchi? Più che un'invocazione o un appello sembra lo squillo di un  telefonino... Uhm... forse è che sono abituato con le versioni più tradizionali.

La t-shirt è una di quelle cose che non sai se sono orride o divertenti. Forse più la prima.

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34 minuti fa, giordanoted dice:

Ma non trovi pure tu un po' troppo trattenuti gli "Herr!" del coro? Troppo brevi e secchi? Più che un'invocazione o un appello sembra lo squillo di un  telefonino... Uhm... forse è che sono abituato con le versioni più tradizionali.

La t-shirt è una di quelle cose che non sai se sono orride o divertenti. Forse più la prima.

Concordo. Secondo me, è il tempo iniziale staccato da Egarr a essere troppo forsennato, rispetto anche alla parte centrale meno mossa, per cui il coro non può fare altrimenti.

Qua Jacobs, a mio gusto, memorabile:

 

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