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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2019

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On 12/5/2019 at 14:41, Wittelsbach dice:

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Offenbach, Orfeo all'Inferno, Michel Plasson

Edizione facente parte del boxone offenbachista targato Warner.
La particolarità è che in questi dischi di fine anni Settanta Plasson propone la seconda versione dell'Orfeo, quella del 1874, più lunga e ricca di musica: dura praticamente il doppio, e acquisisce una pregnanza degna dei Contes d'Hoffmann.
Quando la recensirò vi dirò di più.
L'altra edizione che posseggo, quella di Minkowsky con la Dessay, si rifà invece all'originale del 1858, anche se contempla qualcuna delle aggiunte del 1874.
Come che sia, trovo Offenbach un geniaccio totale.
 

Ha scritto anche delle belle opere da camera e qualche concertino niente male.

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27 minuti fa, Madiel dice:

Non ho mai sentito il Requiem di Suppè, ma ricordo che tempo fa avevo letto diverse recensioni o testi in cui se ne accennava sempre come opera maggiore. Un caso abbastanza singolare considerata la sua produzione "leggera".

Sicuramente è particolare. Io di lui conosco solo la famosa ouverture da Cavalleria leggera (e non mi ha mai sconfinferato molto). Il requiem mi è piaciuto anche se bisogna dire che, per essere del 1855, è abbastanza accademico. Però è sicuramente molto piacevole da ascoltare.

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48 minuti fa, superburp dice:

Il requiem mi è piaciuto anche se bisogna dire che, per essere del 1855, è abbastanza accademico.

Pensa che invece a me hanno colpito proprio l'originalità e la varietà dell'approccio, con atmosfere e rapporti tra canto e orchestra che richiamano Berlioz e anticipano certe soluzioni di Bizet, con la notevole fluidità delle linee melodiche, però sempre funzionali alla sottolineatura del testo sacro e mai (mi sembra) con valenza para-operistica, con una complessiva attenzione a mettere in luce in modo particolarmente espressivo le singole parti di testo.

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Buona Giornata a @Wittelsbach e a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto in Fa maggiore per oboe e orchestra di Johann Christian Bach:

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Auber

I. La muette de Portici (Masaniello) (1828) 00:00-07:20 II. Fra Diavolo, ou L’hôtellerie de Terracine (1830) 07:20-14:50 III. Le cheval de bronze (1835) 14:50-21:40 IV. Le domino noir (1837) 21:40-28:55 Performed by the Detroit Symphony Orchestra conducted by Paul Paray

 

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14 ore fa, giobar dice:

Pensa che invece a me hanno colpito proprio l'originalità e la varietà dell'approccio, con atmosfere e rapporti tra canto e orchestra che richiamano Berlioz e anticipano certe soluzioni di Bizet, con la notevole fluidità delle linee melodiche, però sempre funzionali alla sottolineatura del testo sacro e mai (mi sembra) con valenza para-operistica, con una complessiva attenzione a mettere in luce in modo particolarmente espressivo le singole parti di testo.

Questo è verissimo e particolare, considerando la musica sacra dei nostri compositori (ho appena letto su wiki che la formazione di Suppè fu tutta italiana).

Spero di riascoltarlo in giornata.

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Respighi: Le astuzie di Colombina (1920)

Orchestra Sinfonica della Radio Cecoslovacca diretta da @adriano conductor

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I. Franz Lehár : Ballsirenen, Walzer on themes from the operetta Die lustige Witwe (1905) 00:00-06:25 II. Emmerich Kálmán : Die Csárdásfürstin, Walzer on themes from the operetta (1915) 06:25-14:15 III. Josef Strauss : Dorfschwalben aus Österreich, Walzer Op. 164 (1864) 14:15-22:35 IV. Ernő Dohnányi : Der Schleier der Pierrette, Wedding Waltz from the pantomime Op. 18 (1909) 22:35-28:25 V. Emil Waldteufel : Les Patineurs, Valse Op. 182 (1882) 28:25-36:15 VI. Joseph Lanner : Die Schönbrunner, Walzer Op. 200 (1842) 36:15-43:50 Performed by the Philharmonia Hungarica conducted by Antal Dorati

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Christian CANNABICH
Cinque sinfonie (sol maggiore, la maggiore, mi bemolle maggiore n. 57, do maggiore n. 22 e re maggiore)

London Mozart Players
Matthias Bamert

Ordinaria amministrazione per l'epoca, ma nel complesso piacevoli. Spiccano un paio di movimenti lenti, piuttosto belli.

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattineri/e con la Toccata e Fuga in Re minore di J.S.Bach in una trascrizione per chitarra:

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Complimenti a orchestra (di Graz, città natale di Marx) e direttore (molto bravo) per aver riesumato questa titanica composizione, sinfonia d'autunno, tra le  più gargantuesche della storia della musica. Di sinfonia propriamente intesa non ha nulla, è un'enorme rapsodia intrisa di impressionismo tedesco, cioè non Debussy ma Wagner, riletto con molte influenze di Respighi e di Florent Schmitt. Ha un rapporto davvero distante dai codici della forma e Marx ne traccia le sequenze in base ai bisogni del materiale tematico, spesso sovraccarico d'espressione e di sviluppi debordanti. @Wittelsbach e @il viandante del sud

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Bruckner, sinfonia n.°8 (Karajan con i Wiener).

A Snorlax, giordano, Ives, Wittel e Madiel. Una delle migliori esecuzioni di questa sinfonia.

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3 ore fa, superburp dice:

Bruckner, sinfonia n.°8 (Karajan con i Wiener).

A Snorlax, giordano, Ives, Wittel e Madiel. Una delle migliori esecuzioni di questa sinfonia.

Sicuramente, ma secondo me, ancora meglio quella in video a Sankt Florian nel 1979 (dvd della DG). Ricambio con:

Saint Saëns

I. Introduction et rondo capriccioso en la mineur Op. 28 (1863) 00:00-08:55 II. Romance en ré bémol majeur Op. 37 (1871) 08:55-14:55 III. Romance en ut majeur Op. 48 (1874) 14:55-21:50 IV. Morceau de concert en en sol majeur Op. 62 (1880) 21:50-31:35 V. Havanaise en mi majeur Op. 83 (1887) 31:35-41:25 VI. Caprice andalou en sol majeur Op. 122 (1904) 41:25-50:50 Performed by Ulf Hoelscher (violin) and the New Philharmonia Orchestra conducted by Pierre Dervaux

 

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3 ore fa, Ives dice:

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Complimenti a orchestra (di Graz, città natale di Marx) e direttore (molto bravo) per aver riesumato questa titanica composizione, sinfonia d'autunno, tra le  più gargantuesche della storia della musica. Di sinfonia propriamente intesa non ha nulla, è un'enorme rapsodia intrisa di impressionismo tedesco, cioè non Debussy ma Wagner, riletto con molte influenze di Respighi e di Florent Schmitt. Ha un rapporto davvero distante dai codici della forma e Marx ne traccia le sequenze in base ai bisogni del materiale tematico, spesso sovraccarico d'espressione e di sviluppi debordanti. @Wittelsbach e @il viandante del sud

Dopo ho un po' di libertà, me la sento!

 

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3 ore fa, Ives dice:

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Complimenti a orchestra (di Graz, città natale di Marx) e direttore (molto bravo) per aver riesumato questa titanica composizione, sinfonia d'autunno, tra le  più gargantuesche della storia della musica. Di sinfonia propriamente intesa non ha nulla, è un'enorme rapsodia intrisa di impressionismo tedesco, cioè non Debussy ma Wagner, riletto con molte influenze di Respighi e di Florent Schmitt. Ha un rapporto davvero distante dai codici della forma e Marx ne traccia le sequenze in base ai bisogni del materiale tematico, spesso sovraccarico d'espressione e di sviluppi debordanti. @Wittelsbach e @il viandante del sud

Grazie, ho notato che la Naxos sta producendo l'integrale orchestrale.

Ricambio con:

Risultati immagini per chandos scharwenka

Primo Concerto

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47 minuti fa, il viandante del sud dice:

Grazie, ho notato che la Naxos sta producendo l'integrale orchestrale.

Per l'esattezza, sta ricuperando il vecchio ciclo captato dalla Asv, credo ormai in preda al bronzing cronico che caratterizza i dischi di quell'etichetta.

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Adesso invece ascolto sempre l'ottava di Bruckner, ma eseguita da Kna con i Berliner (1951).

Questa la dedico solo a Snorlax e giordano.

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In questi giorni sono un po' sparito, causa numerosi impegni. Ora m'ascolto:

Johann Sebastian Bach, Cantata "Liebster Gott, wann wed ich sterben?" BWV 8, U. Buckel, H. Topper, E. Haeflinger, K. Engen, Munchener Bach Chor und Orchester, Karl Richter

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...controdedico a @Ives e a @superburp, ringranziandoli per le loro bellissime dediche ed estendo anche a @Wittelsbach.....

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1 ora fa, Snorlax dice:

...controdedico a @Ives e a @superburp, ringranziandoli per le loro bellissime dediche ed estendo anche a @Wittelsbach.....

Grazie per la dedica.

 

Nel frattempo, derogo al topic, giacché si tratta di una lettura ma non di un ascolto. Però riguarda strettamente la musica, e si tratta di una cosa che mi ha fatto sobbalzare e  che voglio assolutamente condividere con voi.

9788842825258.jpg

Mi è arrivato proprio oggi questo volume, il secondo della ponderosissima opera di Giudici dedicata alla lirica in video. A parte la sezione su Verdi, che è (come supponevo) la spudorata ripubblicazione del triste volumetto dedicato, mi interessava la disamina wagneriana.
Ebbene: in mezzo a interessanti digressioni storiche e a una gragnuola di petizioni di principio camuffate da note critiche, spicca un'autentica perla.
Sul suo vecchio libro "L'opera in cd e in video", Giudici recensisce fin dalla prima edizione del 1995 il Parsifal Erato del 1981, diretto da Armin Jordan e base musicale per il film di Hans Jurgen Syberberg.
Ho avuto un mancamento,
In questo nuovo libro, Giudici utilizza non meno di undici pagine (più tre di introduzione all'opera del regista in questione) per magnificare il film in questione, sperticandosi in ogni genere di aggettivo sbrodolante. Al che, mi si è accesa una lampadina. Sono andato a controllare la rece del 1995, in preda a un ricordo. Ebbene, lì il film è liquidato in mezza riga: "Pretenzioso, confuso e insomma brutto". Mica male, un'inversione a U davvero rimarchevole.
Sarà mica che, dopo questa rivoluzione copernicana, vorrà salvare anche la parte musicale, a suo tempo valutata con una stella?
Ci avevo visto bene.
Facciamo il confronto.

Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 1995: "Tempi tendenzialmente lenti, associati a una sorta di flou che dalla ricerca di colori, timbri e liquidità impressioniste ricava solo molle evanescenza, nella cui gentile vacuità espressiva la tensione drammatica dell'opera si stempera in una sorta di sogno onirico dai colori qua e là gradevoli, ma alla lunga molto noiosi".
Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 2019: "Ammorbidisce e liricizza quanto più gli riesce. Anni luce lontano dalla sacrale tradizione bayreuthiana, la sua lettura luminosa, trasparente, dalla chiarezza rilevantissima con cui s'articolano i diversi piani sonori e dalla totale simbiosi che i suoni stabiliscono con le immagini, per più d'un verso sembra affine a quella di Boulez".

Reiner Goldberg, 1995: "Goldberg è un protagonista ruvido nel canto e monotono nell'accento".
Reiner Goldberg, 2019: "Voce di schietto stampo lirico, di bel timbro luminoso, piuttosto ben appoggiata alla colonna d'un fiato controllato con ragguardevoli risultati".

Wolfgang Schone, 1995: "Schone è il più pallido ed evanescente Amfortas che sia mai approdato al disco".
Wolfgang Schone, 2019: "Wolfgang Schone forma un amalgama perfetto nel plasmare una figura la cui caratteristica più evidente è proprio la tragica debolezza d'una personalità chiamata a cose molto più grandi della sua piccola statura: l'impotenza consapevole che ne deriva si rivela così tarlo ben più corrosivo della piaga che ne mangia le carni".

Robert Lloyd, 1995: "Lloyd è molto corretto e anonimo"
Robert Lloyd, 2019: "Magnifico il Gurnemanz di Robert Lloyd. Lontano anni luce dal vecchio barbogio pontificante cui tanto spesso viene ridotta tale figura, questa è piacevolmente giovanile, spontanea, commossa. [...] Non ampio o potente ma morbido, pastoso, piegato a piani e pianissimi ben timbrati lungo la luminosa, calda uniformità d'una linea vocale [...]".

 

Beh, che dire? Complimenti vivissimi.
Avrà seguito il noto adagio che assicura: "Solo i cretini non cambiano idea".
Ai miei occhi, la credibilità del Giudici critico era compromessa da tempo, ma così è veramente troppo.

@Pinkerton @giordanoted @Majaniello @Ives
 

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14 minuti fa, Wittelsbach dice:

Grazie per la dedica.

 

Nel frattempo, derogo al topic, giacché si tratta di una lettura ma non di un ascolto. Però riguarda strettamente la musica, e si tratta di una cosa che mi ha fatto sobbalzare e  che voglio assolutamente condividere con voi.

9788842825258.jpg

Mi è arrivato proprio oggi questo volume, il secondo della ponderosissima opera di Giudici dedicata alla lirica in video. A parte la sezione su Verdi, che è (come supponevo) la spudorata ripubblicazione del triste volumetto dedicato, mi interessava la disamina wagneriana.
Ebbene: in mezzo a interessanti digressioni storiche e a una gragnuola di petizioni di principio camuffate da note critiche, spicca un'autentica perla.
Sul suo vecchio libro "L'opera in cd e in video", Giudici recensisce fin dalla prima edizione del 1995 il Parsifal Erato del 1981, diretto da Armin Jordan e base musicale per il film di Hans Jurgen Syberberg.
Ho avuto un mancamento,
In questo nuovo libro, Giudici utilizza non meno di undici pagine (più tre di introduzione all'opera del regista in questione) per magnificare il film in questione, sperticandosi in ogni genere di aggettivo sbrodolante. Al che, mi si è accesa una lampadina. Sono andato a controllare la rece del 1995, in preda a un ricordo. Ebbene, lì il film è liquidato in mezza riga: "Pretenzioso, confuso e insomma brutto". Mica male, un'inversione a U davvero rimarchevole.
Sarà mica che, dopo questa rivoluzione copernicana, vorrà salvare anche la parte musicale, a suo tempo valutata con una stella?
Ci avevo visto bene.
Facciamo il confronto.

Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 1995: "Tempi tendenzialmente lenti, associati a una sorta di flou che dalla ricerca di colori, timbri e liquidità impressioniste ricava solo molle evanescenza, nella cui gentile vacuità espressiva la tensione drammatica dell'opera si stempera in una sorta di sogno onirico dai colori qua e là gradevoli, ma alla lunga molto noiosi".
Sul direttore d'orchestra Armin Jordan, 2019: "Ammorbidisce e liricizza quanto più gli riesce. Anni luce lontano dalla sacrale tradizione bayreuthiana, la sua lettura luminosa, trasparente, dalla chiarezza rilevantissima con cui s'articolano i diversi piani sonori e dalla totale simbiosi che i suoni stabiliscono con le immagini, per più d'un verso sembra affine a quella di Boulez".

Reiner Goldberg, 1995: "Goldberg è un protagonista ruvido nel canto e monotono nell'accento".
Reiner Goldberg, 2019: "Voce di schietto stampo lirico, di bel timbro luminoso, piuttosto ben appoggiata alla colonna d'un fiato controllato con ragguardevoli risultati".

Wolfgang Schone, 1995: "Schone è il più pallido ed evanescente Amfortas che sia mai approdato al disco".
Wolfgang Schone, 2019: "Wolfgang Schone forma un amalgama perfetto nel plasmare una figura la cui caratteristica più evidente è proprio la tragica debolezza d'una personalità chiamata a cose molto più grandi della sua piccola statura: l'impotenza consapevole che ne deriva si rivela così tarlo ben più corrosivo della piaga che ne mangia le carni".

Robert Lloyd, 1995: "Lloyd è molto corretto e anonimo"
Robert Lloyd, 2019: "Magnifico il Gurnemanz di Robert Lloyd. Lontano anni luce dal vecchio barbogio pontificante cui tanto spesso viene ridotta tale figura, questa è piacevolmente giovanile, spontanea, commossa. [...] Non ampio o potente ma morbido, pastoso, piegato a piani e pianissimi ben timbrati lungo la luminosa, calda uniformità d'una linea vocale [...]".

 

Beh, che dire? Complimenti vivissimi.
Avrà seguito il noto adagio che assicura: "Solo i cretini non cambiano idea".
Ai miei occhi, la credibilità del Giudici critico era compromessa da tempo, ma così è veramente troppo.

@Pinkerton @giordanoted @Majaniello @Ives
 

:clapping:o meglio

Non ho parole. Finora il trasformismo era un fenomeno tipico soprattutto della politica. Ora colpisce persino aspetti di nicchia come la critica musicale. I voltagabbana sono tra noi!

Per la cronaca, non possiedo il libro che hai appena ricevuto, ma ho verificato sul volume del 1995 la recensione di quel Parsifal: confermo: una sola stellina, giudizi demolitori sul film e sulla traccia audio, appena 27 righe di testo., E' evidente che in questo modo Giudici ha ottenuto di perdere credito agli occhi di chiunque.

 

 

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57 minuti fa, giobar dice:

:clapping:o meglio

Non ho parole. Finora il trasformismo era un fenomeno tipico soprattutto della politica. Ora colpisce persino aspetti di nicchia come la critica musicale. I voltagabbana sono tra noi!

Per la cronaca, non possiedo il libro che hai appena ricevuto, ma ho verificato sul volume del 1995 la recensione di quel Parsifal: confermo: una sola stellina, giudizi demolitori sul film e sulla traccia audio, appena 27 righe di testo., E' evidente che in questo modo Giudici ha ottenuto di perdere credito agli occhi di chiunque.

 

 

Giuro, sono rimasto con gli occhi fuori dalle orbite.
Si parla non di aggiornamenti di giudizio motivati da mutamenti del sentire, ma di autentiche antinomie.
Sarebbe interessante capire il perché di simile rivolgimento.
Tempo fa, Giudici massacrava Edward Downes, parlando di "pappa sonora", "sonnifero" e simili. Poi, oplà: nel libro su Verdi le critiche, anche scritte in precedenti recensioni, si mutarono in elogi. Il motivo? Il compianto direttore scelse il suicidio assistito, ragione ritenuta a quanto pare sufficiente per rinnegare vent'anni di critiche acide e veri e propri insulti. Mi domando se non ci sia di mezzo qualche motivo del genere anche stavolta, perché altrimenti non trovo spiegazioni plausibili.

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