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Snorlax

Wilhelm Furtwängler - Una (sgangherata) parata delle registrazioni

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Come già detto, con calma e tempo permettendo, vorrei cominciare a passare in rassegna - soffermandomi sulle più significative - le registrazioni delle sinfonie beethoveniane lasciateci dal Nostro. Missione dura e ardua, per svariati motivi - spesso abbiamo anche a che fare con riprese del suono assai deficitarie, anche se un fruitore accanito di registrazioni storiche come il sottoscritto ormai ci ha fatto il callo, ma la mia incoscienza,  per non dire ignoranza, mi porta talvolta a intraprendere questo genere di avventure, pur non essendone propriamente in grado. Tuttavia, voglio dire, se non posso parlarne e discuterne in questo forum, non vedo in quale altra sede io possa farlo. Tenterò di essere il più sintetico possibile, e spero di suscitare interesse in qualcuno di voi, auspicando di non sparare troppe ca**te...:rolleyes:

Detto questo parto con un post preliminare, forse un po' troppo schematico e didascalico, ma che ci potrà essere utile per il futuro commento delle registrazioni furtiane (non solo di Beethoven). Vorrei suddividere la carriera di Furt secondo tre periodi, a cui assegnerei delle direttrici fondamentali per ognuno di questi. Ovviamente sono schematizzazioni da prendere con le pinze, e non in maniera troppo rigida, ma che, nonostante tutto, potrebbero aiutarci a muoverci con più agio tra le fitte maglie - fittissime in caso di alcune sinfonie di Beethoven - delle intepretazioni di Furtwangler. Questa è la suddivisione da cui partirei:

  • 1925-1937. Questo è forse il periodo che è stato meno approfondito della carriera di Furt, e ancora oggi è quello che, alla fine della fiera, rimane più oscuro, anche perché le registrazioni sono in numero assai minore rispetto agli anni successivi. Pur essendo già ravvisabili i caratteri fondamentali dell'intepretazione furtiana, questo periodo ci rivela un direttore con uno stile in qualche maniera differente da quello di qualche anno dopo. Direi che l'approccio è, scusatemi il termine, più spensierato, complice anche dei tempi alquanto più spediti - anche se in più di qualche caso più lenti rispetto agli standard - a confronto con quelli approcciati in periodo di guerra, e soprattutto, nella tarda maturità. Insomma, una concertazione più asciutta e stringata, ma comunque non scevra da tocchi personalissimi. Interessante notare anche una maggiore cura per la precisione dell'assieme, fattore poi trasceso dal Furtwangler più tardo;
  • 1938-1945. Il periodo che personalmente amo di più. Interpretazioni drammaticissime, all'insegna dei grandi contrasti, in cui il direttore tedesco spinge le orchestre - è il momento d'oro dei Berliner "di Furt" - ai limiti delle loro capacità esecutive. E' il periodo degli estremi; estremi agogici consistenti in inusitate e personalissime variazioni di tempo, ed estremi dinamici, dal più sussurrato pianissimo, al più esplosivo fortissimo, e in cui crescendi sono sottolineati da formidabili accelerando. E non da ultimo, qui si palesa in maniera definitiva la timbrica tutta particolare dell'orchestra furtiana: bassi pieni e potenti, una massa di archi dal suono rigoglioso ma senza essere artificioso, fiati incisivi e penetranti e timpani tellurici... caratteristiche poi smussate e dimenticate nei decenni di Karajan;
  • 1947-1954. Quest'ultimo arco temporale è meno omogeneo rispetto ai precedenti. In alcune interpretazioni rimangono le peculiarità del periodo bellico, ma col passare degli anni le esecuzioni si fanno più contemplative, più rilassate, in una parola, più serene. Non mancano le prestazioni memorabili, ma è anche il periodo in cui Furt comincia - molte volte controvoglia - a incidere più assiduamente (si fa per dire) in studio, ove le esecuzioni, pur essendo più curate, tendono ad essere meno spontanee, e un po' fredde, e dunque talvolta prive di quei fremiti a cui ci aveva abituato il Nostro. Ma anche in studio non mancano le sorprese, soprattutto quando Furt imponeva registrazioni in un'unica presa senza interruzione, quasi come un concerto senza pubblico, anche se la dialettica con questo, era comunque essenziale per il modo di fare musica di Furtwangler.

Il prossimo post penso già di poterlo dedicare alla Prima di Beethoven, di cui esistono - a mia conoscenza - ben 5 incisioni, fatte tutte tra il 1950 e il 1954, e quindi non troppo differenti - salvo qualche importante eccezione - tra loro. Spero solo che qualche buon samaritano - in primis confido nella Brigata dedicata al direttorissimo - mi legga e faccia fiorire un po' di discussione! ^_^

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Della prima ho un bellissimo ricordo della registrazione del '54, mi pare sia addirittura il suo ultimo concerto.

Un tempo si trovava su YouTube, ora è sparita.

La ricordo caratterizzata da un insospettabile umorismo (all'interno comunque di una lettura serena come giustamente dici tu) che me la fa avvicinare ad una registrazione del Till Eulenspiegel degli anni '50, sempre dal vivo, anch'essa più umoristica delle altre che ci ha lasciato.

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Ad agosto la Warner ripubblica tutto il meraviglioso Brahms che era già della EMI, probabilmente sono anche dei nuovi remastering, a giudicare dalla data del copyright, anche se non è specificato.

https://www.amazon.it/Brahms-Symphonies-Concertos-deutsches-Requiem/dp/B07DSJFQM5/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1532593200&sr=8-1&keywords=furtwangler+brahms

Io mi tengo il vecchio boxino Emi, che suona comunque benissimo (a parte il Requiem tedesco, che viene da sorgenti rovinate). Però mi dispiace perché manca il secondo concerto di Brahms con Edwin Fischer, che è incluso nel nuovo. Che è comunque reperibile, insieme all'Adagio sinfonico di Furt, in un cd Testament.

 

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On 26/7/2018 at 10:22, giordanoted dice:

Ad agosto la Warner ripubblica tutto il meraviglioso Brahms che era già della EMI, probabilmente sono anche dei nuovi remastering, a giudicare dalla data del copyright, anche se non è specificato.

https://www.amazon.it/Brahms-Symphonies-Concertos-deutsches-Requiem/dp/B07DSJFQM5/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1532593200&sr=8-1&keywords=furtwangler+brahms

Io mi tengo il vecchio boxino Emi, che suona comunque benissimo (a parte il Requiem tedesco, che viene da sorgenti rovinate). Però mi dispiace perché manca il secondo concerto di Brahms con Edwin Fischer, che è incluso nel nuovo. Che è comunque reperibile, insieme all'Adagio sinfonico di Furt, in un cd Testament.

 

Grazie Giordano per questa interessantissima segnalazione. Per un po' guarderò ma non comprerò, dato che il mio conto in banca ultimamente sta piangendo parecchio. A me interesserebbe proprio per il Requiem tedesco svedese - una perla come poche - ma che anch'io ho in un riversamento veramente ai limiti dell'ascoltabile. Magari qui hanno fatto un buon lavoro. Il problema di questi boxini è che quello che c'è dentro non sempre è il meglio dell'autore (ovvio che si tratta anche di questioni legate alla casa discografica): dovendo proprio fare una selezione, per via della Prima e delle Variazioni avrei preferito le quasi coeve versioni con la NDR di Amburgo, tra l'altro in ottimo mono. Della Seconda è giusto tenere in considerazione anche quella viennese del '45, essendo l'ultima registrazione del direttorissimo prima di un silenzio durato più di due anni, ma anche la successiva registrazione ('52? Non ricordo bene, scusate...) va molto bene. Mi pare di capire che la Terza è quella berlinese del '49, e qui va alla grandissima dato che è il picco raggiunto da Furt in questa sinfonia, e la Quarta è coi Berliner nel '48, anch'essa buona, ma non ai livelli di quella in tempo di guerra. Molto buono anche il Concerto Menuhin-Lucerna, di cui ho pure detto qualcosa qualche tempo fa.  Ma devo dire che per le incisioni berlinesi del dopoguerra il cofanetto Audite è insuperabile in quanto a qualità.

A proposito di Audite, non da molto è uscito questo, ad un prezzo non proprio bassissimo:

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Qualcuno ce l'ha o ci ha dato un ascolto? Io sono molto curioso, anche perché contiene l'ultima Eroica lasciataci da Furt...

 

P.s. Non appena avrò un po' di tempo comincerò il mio viaggio tra le sinfonie beethoveniane, progetto interrotto ancor prima del suo inizio. Scusate ma è un momento in cui sono molto preso da altre faccende. E forse ho sparato un po' alto, e ben di sopra delle mie possibilità... Vabbé, speriamo che comunque interessi a qualcuno...:rolleyes:

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Non conosco quell'Eroica e sarei molto curioso di sentirla. È coeva della famosa nona da Lucerna se ho capito bene, motivo per conoscerla.

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On 28/7/2018 at 16:37, superburp dice:

Non conosco quell'Eroica e sarei molto curioso di sentirla. È coeva della famosa nona da Lucerna se ho capito bene, motivo per conoscerla.

Ti rispondo fuori tempo massimo, ma da quel che ho capito risale all'anno precedente, ossia al '53. Comunque 'sto doppio CD devo ancora prenderlo, spero cali un po' di prezzo, se solo non avessi buttato via i soldi con quella Terza di Mahler texana che non è che mi abbia fatto impazzire...

Vabbé, comunque, non appena avrò un po' più di tempo, vorrei rimpolpare un po' questa discussione furtiana, che per ora sta un po' languendo... ma spero anche in tutti voi!:cat_wink:

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Il topic si riapre. Non posso restare in lutto tutta la vita, la mia ragazza purtroppo non tornerà, quindi occorre vivere, reagire. E cosa di meglio, se non un ascolto e una recensioncina?

Ecco a voi, in pompa magna, il Ring di Furtwangler dato alla Scala nel 1950 e fortunosamente registrato con apparecchiature abbandonate dai nazisti in ritirata cinque anni prima. Una pagina considerata mitica nella storia del nostro tempio operistico, e con grandi ragioni. All'epoca non potevano saperlo, ma quelle serate, poco prima del Tristano, dei concerti romani del 1953, e della Valchiria del 1954 incisa al tramonto della vita, rappresentarono uno dei testamenti spirituali della concezione wagneriana di Furtwangler.

Questa è la copertina dell'edizione che ho appena ascoltato per recensirla, disponibile su Spotify e in vendita su Amazon. Non ho capito quale sia la casa discografica.
Il suono, considerando l'epoca e il luogo, è quantomeno discreto: a volte ovattato, a volte molto presente, tende a portare l'orchestra in primo piano.

Si comincia col RHEINGOLD

Eccoci dunque seduti in platea o appiccionati in loggione, ad abbeverarci dello spettacolo dell'opera magna wagneriana.
A parte qualche fisiologica ed episodica défaillance degli ottoni, la grande orchestra scaligera suona esattamente come il gran maestro voleva che suonasse. Un Wagner di dichiarato respiro epico, mitologico, oltreumano. Tempi più rilassati rispetto a quelli che si sentono nelle incisioni moderne. Sonorità piene e gagliarde, oppure minuscole e sottili, con poche vie di mezzo. Grande enfasi sui colori tenebrosi, sulle sortite di Alberich, sugli episodi drammatici (la Maledizione), sull'entrata dei giganti. Un Wagner che non si può nemmeno definire favolistico: quello sarà il Wagner di Swarowsky. O poetico: quello verrà con Karajan. E' epos, punto e basta. Non siamo neanche di fronte a una storia più o meno contemporanea, come vorrà Boulez: siamo all'inizio del mondo, in un'epoca imprecisata ma comunque molto remota. E' molto affascinante da sentire, è una chiave di lettura oggi desueta, ma meritevole e soprattutto storicamente degna. Interessante il paragone col Ring in forma di concerto diretto da Moralt un anno prima, puntato viceversa su lirismo e cantabilità.

I cimenti arriveranno con le opere successive. Rheingold dovrebbe soddisfare tutti, anche interpretato così. Su Valchiria staremo a vedere.

I cantanti sono un gruppo di glorie, non sempre all'altezza della situazione, e non sempre vogliosi di giocare nello stesso campo del direttore.
Ferdinand Frantz, con Moralt, era stato un Wotan di statura storica. Lo stesso non avviene qui: la voce accusa fuggevoli stanchezze, e l'interprete, forse intimidito dall'architettura sonora circostante e dal colore costantemente cupo, è sensibilmente più serioso e, talvolta, distratto. La morbidezza c'è sempre, ma questo Wotan, spiace dirlo, è alquanto monotono nel suo cipiglio. Qualche sprazzo della vera classe dell'artista si coglie in alcune scene, in primis quelle di Loge, anche perché è contrapposto a un partner davvero piattissimo.

Loge è appunto Joachim Sattler, un ex heldentenor del 1899 che, dopo un'intensa cura a base di Tristan negli anni Venti e Trenta, aveva quasi del tutto perso la voce, cercando di riciclarsi in ruoli falsamente semplici come questo. Lo avevamo già sentito nel 1948, nel mediocre Rheingold radiofonico di Winfried Zillig, dove timbrava il cartellino con abulica trasandatezza. Qui è pure peggio: il cantante non riesce a sostenere la linea, al punto che deve sistematicamente aiutarsi col naso, senza peraltro evitare una legnosità davvero sgradevole. Il fatto più grave, poi, è che l'interprete non rimedia: enuncia le sue frasi con straniamento brechtiano. Non sapevo fossimo al Berliner Ensemble, credevo ci si trovasse alla Scala a vedere Wagner. Sattler non è dell'idea: anche qui, il suggerimento "Durch Raub!" è detto pensando ad altro. Nessuna intelligenza, nessun canto degno di ascolto, niente di niente. Del resto, a Furtwangler di Loge non fregava proprio nulla, lui guardava solo a Wotan.

Alois Pernerstorfer viceversa sapeva cantare, e probabilmente avrebbe ben figurato se si fosse limitato a usare la sua voce. Invece, occorre dire che il suo Alberich è un reperto d'epoca, concepito come probabilmente molti baritoni del tempo lo vedevano: un concentrato di perfidia. Il ricorso a un quasi-parlato viene praticato davvero molto spesso, e in ogni caso l'espressione bieca e grifagna è l'unica messa in pratica da questo cantante, senza peraltro chissà quale efficacia. Fuori da questo discorso sta la Maledizione: qui, non so perché, Pernerstorfer preferisce non strafare, e "canta e basta", facendolo oltretutto con grande incisività. Non c'è lo scavo di molti altri interpreti, in questo brano, ma quantomeno abbiamo un certo impatto emotivo, propiziato anche dall'ottimo sostegno orchestrale.

Immondo il Mime di Peter (o Emil?) Markwort, che in pratica non usa mai la sua vera voce, contraffacendola in un mare di urli, gemiti, piagnistei, orrori di ogni genere, tramutando il personaggio in una macchietta particolarmente odiosa.

Da lodare senza alcuna riserva è la Fricka di Elisabeth Hongen, altra cantante già sentita con Moralt, e pure qui capace di sventolare un timbro argentino, bene emesso, con tanto di fraseggio variegatissimo, dall'autorità alla dolcezza. Molto più "pensante" di Wotan, questa Fricka, laddove con Moralt il caro Frantz le teneva testa con assai maggiore pertinenza.

L'altro mezzosoprano, Margret Weth-Falke, che fa Erda, sa il fatto suo: aveva debuttato nel 1934 come Amneris, nientemeno. E difatti la voce è morbida, bella, anche lei di spessore nel modo di svolgere la frase.

Giganti: Albert Emmerich è un Fafner scarsamente originale e di poco interesse, oltretutto espresso da una linea vocale dura, discutibile. Il mitico Ludwig Weber fa invece capire di che pasta fosse fatto con un umano, sfumatissimo Fasolt.
Il Froh di Gunther Treptow (addirittura!) heldtenoreggia non poco, e con risultati neppure malvagi; l'italoargentino Angelo Mattiello è un Donner roccioso; luminosa la Freia di Walburga Wegner. Per finire, Magda Gabory, Margareta Kenney e Sieglinde Wagner sono un rigoglioso terzetto di Ondine, forse un poco oppresse dal gigantismo furtiano.

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Dato che ne ha parlato @giordanoted qualche mese fa, vi chiedo: qualcuno l'ha preso?

Sì, il prezzo è conveniente, ma posseggo già tutte queste registrazioni, anche provenienti da buoni riversamenti. L'unica cosa che mi attira è il nuovo remastering del Requiem brahmsiano, ma dubito che siano riusciti a fare miracoli...

 

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15 minuti fa, Snorlax dice:

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Dato che ne ha parlato @giordanoted qualche mese fa, vi chiedo: qualcuno l'ha preso?

Sì, il prezzo è conveniente, ma posseggo già tutte queste registrazioni, anche provenienti da buoni riversamenti. L'unica cosa che mi attira è il nuovo remastering del Requiem brahmsiano, ma dubito che siano riusciti a fare miracoli...

 

Io non penso di prenderlo, perché quali che siano stati i miglioramenti in sede di remastering, avrei quasi tutti doppioni e la qualità audio del precedente box Emi non era poi malvagia. L'unica cosa è che qui c'è il concerto per pianoforte (non ricordo se il primo o il secondo) con Edwin Fischer, di cui tutti gli appassionati del Furt dicono meraviglie. E quello mi manca. Quindi potrei fare una piccola follia solo per quello (che nel vecchio box mancava).

Quanto al Requiem di Brahms temo che la fonte fosse talmente scadente che poco si sarà potuto fare in termini di ascoltabilità.

 

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8 minuti fa, giordanoted dice:

Io non penso di prenderlo, perché quali che siano stati i miglioramenti in sede di remastering, avrei quasi tutti doppioni e la qualità audio del precedente box Emi non era poi malvagia. L'unica cosa è che qui c'è il concerto per pianoforte (non ricordo se il primo o il secondo) con Edwin Fischer, di cui tutti gli appassionati del Furt dicono meraviglie. E quello mi manca. Quindi potrei fare una piccola follia solo per quello (che nel vecchio box mancava).

Quanto al Requiem di Brahms temo che la fonte fosse talmente scadente che poco si sarà potuto fare in termini di ascoltabilità.

 

E' il Secondo, ed è una meraviglia assoluta. Non vorrei farti commettere follie, ma in questo caso il piccolo atto di pazzia è ampiamente giustificato...

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Oggi giornata uggiosa, e per di più da ieri sera mi è arrivata una bella febbre; dunque per il momento ne ho abbastanza di andare avanti con la tesi. Scriverò dunque due righe su questo famigerato lavoro, sinfonia ricca di detrattori e povera di estimatori:

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Ebbene sì, non si può avviare una discussione su Furtwangler senza parlare della sua opera più bella e più conosciuta (si fa per dire), la Seconda sinfonia in mi minore, scritta dal direttore negli ultimi anni della guerra, per poi essere conclusa nel '46 in Svizzera ed eseguita, ovviamente diretta da Furt stesso, due anni dopo, nel 1948. Io posseggo solo due incisioni di tale sinfonia, questo bellissimo live viennese del '53, e la precedente registrazione in studio, di sicuro meno entusiasmante (e di cui nemmeno Furt era convinto) per DGG, risalente al 1951. Di incisione dirette da altri, dirò qualcosina dopo.

Comincio subito coll'affermare - e sento già le accuse di faziosità bussare alla mia porta :a1 - che a me, la Seconda di Furt piace, anzi, la ascolto sempre volentieri. Ebbene, trattasi di tardo/post romanticismo fuori tempo massimo? Certamente. Ci sono elementi di grande novità in questi 80 minuti di musica? Non credo proprio. Si tratta di un lavoro originale?  Per me, assolutamente sì. Aggiungo che lo trovo sicuramente più interessante di molti tardoni romantici, che spesso certa critica, e con essa certe operazioni commerciali, tentano di recuperare dall'oblio, quando, il più delle volte, quell'oblio, è ampiamente comprensibile. Mi spiegherò, tentando di essere il più conciso possibile.

Prima di tutto, trovo che sicuramente Furt non si possa considerare un compositore a corto di idee. Anzi, le trovate abbondano, e alcuni temi sono brillantemente indovinati, tant'è che certi è persino difficile toglierseli dalla testa (vedi, ad es. lo Scherzo); Honegger, dopo avere ascoltato questa sinfonia, definì Furt un compositore di razza. Leggendo varie recensioni in rete, c'è chi ascrive questa sinfonia all'universo bruckneriano, altri a quello brahmsiano, altri citano anche Reger o Schmidt, altri ancora persino Ciaikovskij. Nel sostrato musicale furtiano, probabilmente sono presenti tutti questi nomi e questi stili, tuttavia, trovo che la declinazione che ne dà il direttore tedesco sia personalissima; e in realtà, proprio perché essa consta in un sincretismo variegatissimo, non si riesce ricondurla a nessuna di queste voci, risultando, addirittura, assai peculiare.

Stupendo secondo me è l'incipit del primo movimento, dove la serpeggiante melodia del fagotto, che sembra quasi provenire da un'altra dimensione, successivamente raddoppiata dagli altri legni, si apre venendo ripresa dagli archi, i quali si cimentano in una mesta trenodia. A tali momenti si alternano guizzi repentini degli ottoni, sorretti da colpi martellanti dei timpani; similmente a Bruckner, Furt amava molto questa famiglia orchestrale, a cui riserva passi di grande virtuosismo, ma anche episodi estrema rarefazione. Il movimento lento, in seconda posizione, e che, curiosamente, è il più breve della sinfonia, rimanda, per certe sue atmosfere bucoliche, un po' a Brahms. Ma anche qui la calma è solo apparente, dopo un po' il tutto viene sconquassato da una scrittura orchestrale quasi magmatica. Lo Scherzo - che ho visto essere il movimento che viene salvato dai più, sembra uno strano ibrido tra Bruckner e certa scuola russa, e forse risulta essere l'episodio più accattivante - sicuramente il più "facile" - dell'intera sinfonia. Il Finale, di proporzioni mastodontiche - infatti, la durata è di quasi mezz'ora - è il movimento più problematico di tutto il lavoro, risultando fin troppo rapsodico, riportando così le difficoltà, moltiplicate al cubo, di certi finali bruckneriani. La scrittura è densissima, fin troppo; c'è la sensazione che Furt non sia riuscito a organizzare in maniera idonea tutte le sue idee, così abbiamo anche qui un'alternanza, quasi farraginosa, di esplosioni a tutta orchestra, corali à la Bruckner, e torturate figurazioni degli archi, prima di giungere alla giubilante perorazione finale, forse l'unico momento veramente di luce di tutta la sinfonia, che per tutto il tempo è dominata da una costante atmosfera di irrequietudine, irrequietudine dovuta anche al momento in cui fu scritta, forse il periodo più difficile della vita di Furt. Destino vuole che proprio a causa di questa sinfonia - e più precisamente a causa del solo di fagotto iniziale - Furt, nell'autunno del '54 cominciasse a rendersi conto della imminente sordità, per poi ritirarsi non solo dalla scena musicale, ma anche da quella della vita.

Controllando, risulta che abbiamo ben cinque registrazioni furtiane di questa sinfonia, ma presumo che la più significativa sia il live del '53, un mono non male per l'epoca, il mio viene dal cofanetto Orfeo dedicato ai concerti viennesi di Furt. Ma vi sono anche interpretazioni di altri direttori, io ne conosco tre, anche se nessuna di queste raggiunge la registrazione succitata. Comunque la migliore di queste, è anche la prima in ordine cronologico, un'incisione dal vivo, diretta da il mio caro Jochum con la sua orchestra bavarese nel dicembre del '54. La ripresa audio non è delle migliori, ma l'atmosfera è densissima: il tutto suona come un grandioso epicedio dedicato al maestro tedesco, scomparso allora da poche settimane; per di più l'omaggio postumo arriva dal suo migliore allievo, qui emotivamente assai coinvolto. In tempi recenti la Seconda è stata riproposta da Barenboim, alla testa dei Chicago Symphony. Ovviamente la qualità tecnica è incommensurabile rispetto alle registrazioni precedenti, la direzione tuttavia è meno appassionante; l'israeliano, come al suo solito, gioca a a fare Furt senza riuscirci, ciò nondimeno il risultato è tutto sommato godibile. Da evitare assolutamente l'edizione Marco Polo/Naxos, diretta coi piedi da Alfred Walter, che oltre alla assoluta mancanza d'ispirazione, quasi riesce a far suonare infelicemente un'orchestra di prim'ordine come la BBC Symphony.

 

 

 

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Da furtiano ortodosso, chiedo venia dato che ricevo solo ora notizia di questo volume uscito lo scorso maggio. Per ora non sarà nella mia lista di acquisti, anche perché ho sempre paura che volumi del genere abbiano quasi la perversione di scavare fin troppo - e morbosamente - nel torbido. Però, potrebbe pure essere un'eccezione.

Qui un articolo del Wall Street Journal a proposito:

https://www.wsj.com/articles/wilhelm-furtwangler-review-apostle-of-inwardness-1533331650

 

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Fischer-Dieskau su Furtone da qui:

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...durante il periodo nazionalsocialista, Furtwangler ebbe molta fortuna. Lo lasciarono andare avanti, i nazisti gli permisero, pur controvoglia, di continuare a dirigere i Berliner Philharmoniker. Era una persona molto ingenua, se vogliamo con tratti infantili, non si occupava di politica, di ragione sociale, non gli importava nulla, non voleva neanche sapere ciò che stava accadendo nel mondo. Si dedicava solo alla sua orchestra e alla sua musica, nient'altro. Ovviamente sbagliava, ma era fatto cosi...Non ho mai fatto opere liriche con lui in teatro, ma vidi diverse sue rappresentazioni di Wagner e poi quel magnifico Otello a Salisburgo, certo distante anni luce dal compositore, diverso da Verdi, ma fu un'esecuzione potente e bella, nel puro stile di Furtwangler. Gli mancava per quel repertorio ciò che aveva Toscanini, una certa carica ritmica, una spinta in avanti, una propulsione dinamica, insomma la tensione verdiana. Nelle opere di Verdi è fondamentale, è lo spirito italiano trasposto in musica, non si può fare diversamente, non è Bruckner, ma gli riuscì bene e le prove con l'orchestra furono prolifiche e aveva un'ottima compagine...a Furtwangler non piaceva metterci troppa precisione nel dirigere, non amava il dettaglio, non si concentrava sulla tecnica, faceva piuttosto un lavoro sul suono e sull'atmosfera del pezzo; era felice quando giungeva il suono "giusto" dall'orchestra per quella scena e non doveva correggere troppo, gli attacchi erano un pò "fantasiosi" ma lavorava sempre con musicisti che conoscevano il suo modo di fare musica, che si basavano sul suo metodo o lo conoscevano bene, bastavano cosi pochi gesti, poche parole. Durante le prove non interrompeva mai l'orchestra, lo faceva raramente per lunghi blocchi e questo era faticoso in studio di registrazione. Ricordo Suthaus nel Tristan a Londra dovette ripetere due volte tutta la scena della disperazione e ne uscì molto provato, forse la fece tre volte, perchè per Furtwangler era fondamentale il contesto, non i frammenti, voleva registrare tutto di seguito. Durante quelle sessioni di registrazione del Tristan, non disse una parola, niente, mai visto nulla di simile, non conosceva peraltro l'inglese, faceva solo pochissimi movimenti con le mani, piccoli gesti. Si affidava all'orchestra ed era contento quando l'atmosfera della scena riusciva, quando il suono era corretto..."Ah gli ottoni! Magnifico! Bene" ma non andava oltre...tutto il resto non gli importava, sapeva che l'orchestra era ottima, e la Philharmonia lo era, se la dovevano cavare loro...per il ruolo di Brangane era stata scelta Margarete Klose, un contralto austriaco bravissima, ma purtroppo Furtwangler vide su una rivista la foto di una cantante che gli era piaciuta molto, la Thebom, con i capelli lunghissimi, se ne invaghì fisicamente, durante le sessioni la accontentò in tutti i modi, ma non era brava, sbagliava in continuazione, era terribile! Quando aveva queste infatuazioni infantili non c'era nulla che tenesse, bisognava accontentarlo. Le sue cantanti preferite erano voci vigorose, potenti, se vogliamo matronali come si usava all'epoca, ma che sapessero andare in accordo con lui, nel suo fare musica. Certamente, la Flagstad era una di queste, poteva passare intere giornate a provare Wagner lavorando all'uncinetto, emettendo tutte note in fortissimo, apparentemente senza fatica, l'accento era splendido, fermo, di platino, fu una grande artista...si non ricordo però ebbe problemi con qualche acuto nel duetto d'amore, credo fosse un DO, lo fecero fare alla Schwarzkopf che era pure moglie del produttore, in quel caso ci diede una grossa mano...

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On 28/7/2018 at 10:44, Snorlax dice:

Grazie Giordano per questa interessantissima segnalazione. Per un po' guarderò ma non comprerò, dato che il mio conto in banca ultimamente sta piangendo parecchio. A me interesserebbe proprio per il Requiem tedesco svedese - una perla come poche - ma che anch'io ho in un riversamento veramente ai limiti dell'ascoltabile. Magari qui hanno fatto un buon lavoro. Il problema di questi boxini è che quello che c'è dentro non sempre è il meglio dell'autore (ovvio che si tratta anche di questioni legate alla casa discografica): dovendo proprio fare una selezione, per via della Prima e delle Variazioni avrei preferito le quasi coeve versioni con la NDR di Amburgo, tra l'altro in ottimo mono. Della Seconda è giusto tenere in considerazione anche quella viennese del '45, essendo l'ultima registrazione del direttorissimo prima di un silenzio durato più di due anni, ma anche la successiva registrazione ('52? Non ricordo bene, scusate...) va molto bene. Mi pare di capire che la Terza è quella berlinese del '49, e qui va alla grandissima dato che è il picco raggiunto da Furt in questa sinfonia, e la Quarta è coi Berliner nel '48, anch'essa buona, ma non ai livelli di quella in tempo di guerra. Molto buono anche il Concerto Menuhin-Lucerna, di cui ho pure detto qualcosa qualche tempo fa.  Ma devo dire che per le incisioni berlinesi del dopoguerra il cofanetto Audite è insuperabile in quanto a qualità.

A proposito di Audite, non da molto è uscito questo, ad un prezzo non proprio bassissimo:

4022143234414.jpg?1512661889

Qualcuno ce l'ha o ci ha dato un ascolto? Io sono molto curioso, anche perché contiene l'ultima Eroica lasciataci da Furt...

 

P.s. Non appena avrò un po' di tempo comincerò il mio viaggio tra le sinfonie beethoveniane, progetto interrotto ancor prima del suo inizio. Scusate ma è un momento in cui sono molto preso da altre faccende. E forse ho sparato un po' alto, e ben di sopra delle mie possibilità... Vabbé, speriamo che comunque interessi a qualcuno...:rolleyes:

Alla fine qualcuno ha più ascoltato queste registrazioni (Eroica e Schumann) ? 

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Copio qui - per barare sulla mia attività in questa discussione :rolleyes: - queste poche righe scritte in CSA 2018 circa un mese fa a proposito di una bella, ma non troppo conosciuta, Eroica furtiana:

Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 3 "Eroica", Wiener Philharmoniker, Wilhelm Furtwangler

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Nella presente discussione, tempo fa avevo azzardato di dire qualcosa riguardo a tutte (o quasi) le registrazioni delle sinfonie beethoveniane di Furt. Prima o poi, tempo o voglia permettendo, mi lancerò nell'impresa, sperando che a qualcuno interessi. Intanto, dopo qualche anno mi riascolto questo live viennese del 30 novembre 1952, risalente ad appena qualche giorno dopo la registrazione in studio della medesima sinfonia. Io la trovo una esecuzione esaltante - purtroppo non troppo conosciuta se non agli appassionati - che per l'appunto trascende la coeva prova in studio. Pur lasciandosi tranquillamente ascoltare, l'Eroica EMI risulta un po' troppo impettita rispetto agli standard furtiani: in queste occasioni Furtwangler costretto a concentrarsi sulla perfezione tecnica e formale dell'opera, purtroppo spesso perdeva in spontaneità e naturalezza. Qui invece Furt ritorna ad essere Furt, regalandoci una esecuzione ricca dei suoi segni distintivi e di grande esuberanza. Tempi un po' più spediti rispetto alla versione in studio - tranne nella Marcia Funebre - e variazioni agogiche poco ortodosse, tutto sembra portato agli estremi: accentazioni spintissime, grandi impennate, e bassi che quasi sembrano ruggire da quanto marcano. Un'esecuzione peculiarissima, forse una delle più bizzarre di Furtwangler di questa sinfonia, che a me non pare sfigurare molto accanto alla versione incisa in tempo di guerra, o all'ultima, possente risalente all'8 dicembre del '52. La ripresa del suono - io ho l'edizione Orfeo che presumo essere migliore rispetto alla Archipel - è più che buona, e aiuta a restituire la frenesia di quella magica serata di fine autunno. In poche parole, un ascolto galvanizzante.

 

 

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Una delle virtù primarie delle interpretazioni di Furtwangler era il suono orchestrale, le testimonianze riportano un colore ricco, denso del timbro fuso degli archi, qualcosa che è finito con le esecuzioni dal vivo ed a cui ci si può accostare all'ascolto solo coi migliori riversamenti audio. L'etichetta dei Berliner Philharmoniker pubblicherà in SACD tutte le registrazioni del periodo bellico da fonti originarie e pare con materiale di recente scoperta. Non è la prima volta che queste incisioni storiche vengono proposte; prima fu la Deutsche Grammophon che però si avvalse nel 1989 di copie realizzate con una qualità molto meno nitida degli originali detenuti negli archivi della radio russa,  come si sa le matrici e i nastri all'avanguardia per l'epoca furono bottino di guerra dei Sovietici e gli LP e CD della Melodija restano per tale motivo le produzioni più valide per ascoltare quei concerti irripetibili. 

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Ringrazio di cuore @Ives per la sua bellissima e suggestiva nota e @miaskovsky per il suo prezioso aggiornamento... rilancio con qualche riga sulle seguenti incisioni:

César Franck, Sinfonia in re minore, Wiener Philarmoniker, Wilhelm Furtwangler [dal vivo 28/I/1945 & studio 14-15/XII/1953]

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La copertina che ho postato non ha niente a che fare con le versioni in mio possesso: nella mia discoteca è presente il live nell'affidabilissimo riversamento Orfeo e la incisione in studio - originariamente Decca - invece proviene dal cofanone Membran, che in questo caso non ha combinato pasticci. Cosa dire? In breve: stesso direttore, stessa orchestra, stessi timings complessivi, ma risultati assai differenti, a riprova di come le registrazioni in studio per Furt fossero in qualche modo spesso estranee alla sua prassi musicale. Ovviamente la versione Decca è quella più famosa, o perlomeno, quella che è circolata in maniera più ampia, e come in (quasi) tutte le registrazioni in studio del Direttorissimo l'esito non cambia: esecuzione ricca, timbricamente assai appagante, precisa nell'esecuzione orchestrale ma che dal mio punto di vista non può assolutamente competere con la performance di quasi 9 anni prima, proveniente dall'ultimo concerto diretto da Furt - in cui l'opera franckiana era accoppiata con un altrettanto imprescindibile Seconda di Brahms - prima del suo silenzio artistico durato più di due anni.

Infatti, stando all'esecuzione del '45 non si può non notare l'affinità del direttore tedesco con questa sinfonia, a cui viene data una lettura che oserei definire quasi tristaneggiante. L'ampiezza agogica è spettacolare, notare l'incipit del primo movimento in cui Furt progressivamente raggiunge la velocità di crociera: l'atmosfera plasmata è quasi hitchcockiana, di vera suspense, il passaggio dalle frasi iniziali dei bassi - avvolte in un velo misterico - al successivo allegro - così vigoroso - è certamente da manuale. Il Tristano riecheggia nel celeberrimo secondo movimento, dall'andamento abbastanza ampio e in cui la splendida melodia del corno inglese si appoggia dolcemente sugli accordi dell'arpa e degli archi, accordi che vengono fatti vibrare da Furt per tutto il loro valore, fattore che contribuisce a creare una suggestiva aura di melanconia autunnale. Il Finale non appare trionfalistico come dovrebbe essere, risultando da ultimo, nervoso, oscuro, per niente consolante, degna rappresentazione di quegli ultimi, terribili, giorni di guerra. Anche la concentrazione della compagine orchestrale è massima - forse complice il clima di grande tensione emotiva di quei tristi momenti - e la visione furtiana viene assecondata in pieno: il risultato è di quelli che non si dimenticano. Sicuramente uno dei più alti esiti del direttore tedesco nonché una delle più belle interpretazioni di questo lavoro.

Sulla successiva registrazione in studio sarò più breve. Ovviamente dal punto di vista tecnico la qualità è assai migliore - sia per quel che riguarda la qualità del suono, sia per la performance dell'orchestra, anche se nel precedente live non sono presenti grossi svarioni sotto questo punto di vista - ma il pathos presente anni prima è difficilmente percepibile. E' una esecuzione assai più sobria, posata e invano si cercheranno le impennate e il clima febbrile di cui sopra. I contrasti sono appianati, l'oscurità fa spazio ad un'atmosfera più distesa e pacata, ne è riprova il movimento centrale, dove stavolta si respira quasi un'aria pastorale, di discreta luminosità. Non che sia una brutta incisione, anzi, rimane comunque un bel disco, ma se uno arriva dalla frenesia della precedente esecuzione, forse potrebbe rimanere deluso.

 

Per chi vuole (ri)ascoltare entrambe le versioni, e magari esprimere qualche valutazione a proposito, ecco i link dal Tubo:

 

 

 

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Luigi Cherubini, Anacréon: Ouverture, Wiener Philharmoniker, Wilhelm Furtwangler

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Una delle curiosità della discografia furtiana, peraltro ufficiale, è questa incisione in studio EMI dell'Ouverture di Anacréon di Cherubini effettuata a Vienna l'11 gennaio 1951. Pur avendo affrontato Cherubini più volte nell'arco della sua carriera, questa è l'unica testimonianza riguardo al compositore italo/francese. In verità la performance non è delle più esaltanti, anzi risulta non molto rilevante, anche tenendo solamente conto delle registrazioni in studio, situazione dove il direttore tedesco non riusciva a dare del proprio meglio. Qui ci troviamo davanti ad una lettura disinteressata, quasi priva degli elementi tipici della direzione furtiana: le dinamiche sono abbastanza appiattite, agogicamente è tutto abbastanza regolare, tant'è che pochissimi elementi sembrano rimandare ad una intepretazione del direttore tedesco; devo ammettere che se non l'avessi saputo, l'avrei scambiata per incisione di un rimestapolenta - come vengono chiamati qui in Forum - qualsiasi. Insomma, anche a Furt, qualche volta la ciambella non riusciva col buco. Se devo ascoltarmi questo pezzo, mi oriento verso Markevitch a capo dell'Orchestra Lamoureux, lettura sicuramente ben più fresca e coinvolgente rispetto a questa opaca versione.

Ecco, così ho dato un po' di soddisfazione anche a chi mi vede come l'ariete di Furtwangler. Invece riesco ad avere spirito critico pure col Direttorissimo.:cat_lol:

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1 ora fa, miaskovsky dice:

Ecco, questo potrebbe essere l'acquisto risolutivo che manda finalmente in soffitta gran parte dei riversamenti più o meno farlocchi accumulati in tutti questi anni. Speriamo sia presto disponibile anche per il mercato europeo e ad un prezzo ragionevole, anche se, visto il packaging, ho qualche dubbio su questo. Vabbé, visto il contenuto, ci sta anche un piccolo sacrificio econimico...:rolleyes:

P.s. Ma perché certi cofanetti così ghiotti sono spesso disponibili in anteprima per il mercato orientale? O, addirittura, talvolta sono prodotti esclusivamente proprio per quel mercato?:huh:

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1 ora fa, Snorlax dice:

Ecco, questo potrebbe essere l'acquisto risolutivo che manda finalmente in soffitta gran parte dei riversamenti più o meno farlocchi accumulati in tutti questi anni. Speriamo sia presto disponibile anche per il mercato europeo e ad un prezzo ragionevole, anche se, visto il packaging, ho qualche dubbio su questo. Vabbé, visto il contenuto, ci sta anche un piccolo sacrificio econimico...:rolleyes:

P.s. Ma perché certi cofanetti così ghiotti sono spesso disponibili in anteprima per il mercato orientale? O, addirittura, talvolta sono prodotti esclusivamente proprio per quel mercato?:huh:

Sì be' questo cofanetto è da prendere assolutamente a qualsiasi prezzo, assieme a quello Audite ed ai due della Orfeo, è la sistemazione fonica definitiva delle registrazioni di Furtwangler dal vivo, il resto si può perdere (anche se sono affezionato a quelli usciti per la Deutsche Grammophon) mi aspetto grandi cose.  

In Giappone soprattutto paiono esserci diversi cultori tanto da costituire un "mercato", la DGG/Universal locale mantiene in catalogo molti "classici", stessa cosa per per la ex Emi/Toshiba o la TowerRecords su licenza. Tante dettagliatissime discografie che si trovano online hanno "domini" web asiatici. Buon per loro... 

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