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Snorlax

Wilhelm Furtwängler - Una (sgangherata) parata delle registrazioni

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Cari Amici,

mi permetto di creare questa discussione, così da parlare, in tranquillità e senza rompere le scatole a chi non interessa, e non rischiare repentini offtopic, delle registrazioni che più ci affascinano, ci stimolano, ci interessano, ma che talvolta ci possono pure destare qualche perplessità, del Sommo direttore tedesco. Dato che delle medesime opere vi sono spesso numerose esecuzioni, talora assai differenti tra loro, direi che sarebbe molto interessante anche fare dei confronti, così da mettere sul tavolo anche le nostre personali e inconfessate preferenze. D'altro canto sarebbe bello anche riportare l'attenzione sui pezzi che i più non associano a Furt, e quindi vedere come se la cavava il Nostro in un repertorio che apparentemente non sembrava essergli affine. Insomma, i temi sono tanti, e per tutti i gusti.

Spero di non aver creato il doppione di una discussione già esistente, ma in realtà, anche se non mi sono impegnato troppo nella ricerca, non ne ho trovate di simili.

Conto sulla partecipazione vivace e serrata di @superburp, @Nitriero Cavalleone e spero anche di tutti gli altri! Ovviamente questa discussione non vuole essere un panegirico, quindi ben vengano le critiche, anche feroci, purché non si spari a zero! (Un po' di pepe ci vuole sempre...:P)

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Dunque apro io le danze, scrivendo qualche riga sulla prima registrazione disponibile che ci è arrivata del Concerto per violino di Beethoven. Trattasi di un live del 12 gennaio 1944 con i Berliner, e il solista risulta essere proprio il primo violino dell'orchestra della capitale tedesca, Erich Rohn. La qualità della registrazione - io ho il riversamento DG, superiore a quello Andromeda - risulta essere abbastanza buona per gli standard del tempo, per cui il tutto risulta essere alquanto godibile.

Comincio col dire che a me questa registrazione è piaciuta tantissimo - la metto di sicuro a pari merito coi due live con Menuhin - e la trovo ingiustamente negletta, forse anche perché il solista - evidentemente non un nome così di spicco - non ha richiamato l'attenzione, come nelle successive registrazioni. Invece Rohn risulta essere un solista assolutamente di prim'ordine. La tecnica è sicurissima, il suono è sempre fermo, e tutti i registri vengono dominati con mano sapiente. Nel Larghetto, vero banco di prova per l'intonazione, Rohn è quasi un fuoriclasse, controllando il registro acuto in maniera esemplare, anche meglio di Menuhin, che proprio in tale frangente dimostra di avere qualche cedimento tecnico. Insomma, anche solo la performance di Rohn in sé vale sicuramente qualche ascolto.

Probabilmente tale splendida performance è dovuta anche alla perfetta simbiosi con l'orchestra, e soprattutto col direttore. Infatti qui Furt ci regala una delle sue esecuzioni più appassionanti - forse la più rischiosa - di questo concerto. Chi conosce le esecuzioni in tempo di guerra del direttore tedesco, può capire a cosa mi riferisco. L'interpretazione di Furt risulta essere drammaticissima, o meglio estrema sotto molti punti di vista. Estrema nelle dinamiche, dal più sussurrato pianissimo, al più esplosivo fortissimo, merito anche di un'orchestra a tinte forti, dalla sonorità scura e sanguigna, ove i timpani fanno ben udire la loro presenza. Estrema nella condotta dei tempi, e questo è evidente soprattutto se si paragona questa esecuzione con la registrazione in studio con Menuhin, molto più piatta e compassata. Il Larghetto risulta essere il più disteso che ci ha lasciato il direttore tedesco e in questa versione, non risulta nemmeno essere un'isola di serenità tra i due tempi veloci, essendo pervaso da una forte nota malinconica. Invece, nel primo, grande, movimento la flessibilità agogica del Nostro non può che lasciare di stucco, mentre il Rondò finale più che essere spiritoso, risulta quasi inesorabile nel suo incedere.

Una registrazione che io consiglio a tutti senza alcuna remora, e che anzi, per le sue particolarità, risulta a tratti persino più interessante delle successive testimonianze lasciateci dal grande Furtwangler.

Curiosità: questo risulta essere l'ultimo concerto tenutosi alla vecchia Philharmonie prima che venisse bombardata alla fine di gennaio del '44.

 

 

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Caspita che bella idea che hai avuto!

Parteciperò volentieri, anche se questi giorni sono un po' impegnativi col lavoro.

La registrazione di cui parli non la ascolto da tanto tempo, devo rinfrescarmi la memoria prima di parlarne.

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

Io ho in LP l'arcinota esecuzione con Menuhin!

Menuhin ha registrato due volte Beethoven in studio con Furt: nel '47 con l'orchestra del Festival di Lucerna e successivamente nel '53 con la Philharmonia. La seconda, pur essendo la più famosa, è il classico esempio di come Furt si sentisse imbrigliato dalle registrazioni in studio, le quali spesso risultano assai più fredde e calcolate rispetto a quelle dal vivo. Fortunatamente con Menuhin abbiamo un altro live, per cui del Concerto beethoveniano abbiamo in tutto le seguenti incisioni:

  • Erich Rohn, Berliner Philharmoniker, 12 gennaio 1944 (dal vivo)
  • Yehudi Menuhin, Lucerne Festival Orchestra, 28/29 agosto 1947 (studio)
  • Yehudi Menuhin, Berliner Philharmoniker, 30 settembre 1947 (dal vivo)
  • Yehudi Menuhin, Philharmonia Orchestra, 7/8 aprile 1953 (studio)
  • Wolfgang Schneiderhan, Berliner Philharmoniker, 18 maggio 1953 (dal vivo)

A breve vorrei scrivere due righe su ognuna di queste esecuzioni, magari raggruppando quelle di Menuhin tutte assieme. Ma aspetto anche i vostri interventi!;)

Comunque, v'è sempre da rimarcare quanto più striminzite - e quindi più veritiere - fossero le registrazioni in studio di quell'epoca, oggi ci metterebbero un mese per registrare un concerto del genere!

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Quella che hai postato ha momenti di potenza memorabile

Anch'io ho la stessa sensazione ogni volta che la ascolto. E ripeto: non capisco perché sia passata così in secondo piano rispetto alle altre...

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Grazie dell'invito, vi leggerò sicuramente. Non posso garantire la partecipazione perché non sono in grado...
Comunque del Concerto con Rohn io ho l'edizione Arkadia (e forse qualcun'altra che ora non mi sovviene). Di Furt prediligo le registrazioni durante la guerra. La Nona del 19 aprile 1942 è incredibile, da brividi.

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Qualche parola sulle tre registrazioni del Concerto beethoveniano con Yehudi Menuhin come solista. Non occorre ancora una volta sottolineare il coraggio con cui l'ebreo Menuhin, intraprese queste collaborazioni con Furtwangler, in un profondo gesto di riconciliazione, quando ancora il direttore tedesco era visto da molti suoi illustri colleghi dello stesso credo - un nome tra tutti, Arthur Rubinstein - come l'incarnazione del male nazista. Ma anche per tale motivo, tali esecuzioni beethoveniane sono circondate da un'aura tutta particolare, che in qualche modo contrasta con l'esecuzione in tempo di guerra con Rohn, di cui ho parlato nel post precedente. Dunque quali le peculiarità di questi Concerti?

V'è da dire che Menuhin, per certi versi, qui non è all'apice della sua carriera. Mi spiego. Pur esibendo una classe ed una cantabilità fuori dal comune, qualche falla tecnica emerge più di una volta, soprattutto nella ripresa live, ma anche nella registrazione lucernese. Si tratta di cose che passano assolutamente in secondo piano vista la grandezza del musicista, ma di sicuro Rohn, (come poi Schneiderhan) mostrava una mano più ferma e sicura. E' probabile che questo decadimento tecnico sia dovuto all'abuso e all'iperattività dei primi anni di carriera, e sarà un peso da cui il violinista difficilmente saprà riprendersi. Comunque per me rimangono quisquilie vista la caratura artistica del personaggio.

Delle tre registrazioni in questione, per me la più interessante rimane il live berlinese del '47. Ma prima dirò qualche cosa sulle altre. Come già anticipato, io reputo la meno accattivante l'ultima in ordine cronologico, ossia quella in studio con la Philharmonia dell'aprile del '53. Pur rimanendo un'esecuzione di assoluto pregio, se paragonata con le altre, trovo che perda molto smalto. Se in studio di registrazione forse Furt trovava quella perfezione che dal vivo gli mancava (ammesso che questa sia una mancanza), questo avveniva a discapito della tensione e delle arditezze che il direttore esibiva nell'irripetibile momento del concerto live. Dunque questa esecuzione risulta essere la più fonogenica, e quindi dal punto di vista sonoro la più appagante, ma anche la più piatta, la più uniforme, in cui nonostante la poderosità dei movimenti esterni, il Larghetto centrale risulta il più veloce: 9'35'' contro i 10'30'' del live berlinese del '47. Più felice risulta la registrazione elvetica del '47, forse anche per la frenesia del primo incontro concertistico tra i due. Pur la ripresa del suono non essendo proprio ottimale, l'Orchestra del Festival di Lucerna brilla per la sua sonorità, molto più chiara e scintillante rispetto al timbro brunito che siamo abituati a sentire dalle orchestre tedesche capeggiate da Furt. L'interpretazione, pur essendo più pacata, ha pure qualche riminescenza di quella del '44, comunque non emulandone la strabordante carica espressiva.

La vera acme del rapporto Menuhin-Furtwangler si ha col live berlinese del 30 settembre del '47. Si dimentichi il carattere tempestoso del concerto di appena tre anni prima, qui le nuvole lasciano lo spazio ai raggi di sole, e la melanconia ad una pacata serenità. Si tratta tuttavia di una versione - seppur completamente differente - egualmente grande a quella precedente. Dopo i periodi oscuri della guerra, questo concerto ben rappresenta la distensione, la riappacificazione (almeno apparente) tra le nazioni. L'ampio movimento iniziale risulta molto più disteso, e anche se privo dei contrasti del Concerto con Rohn, trasuda un grandissimo calore umano. Menuhin poi alleggerisce il tutto scegliendo la cadenza virtuosistica di Kreisler in luogo di quella più austera di Joachim proposta da Rohn. Il Larghetto risulta un'isola di quiete e tranquillità, dalle sonorità carezzevoli, che sfocia poi in un Rondò pieno di nobiltà, del tutto differente dalle asperità di quello di qualche anno addietro.

Dunque una ulteriore prova non solo di come Furtwangler non esegua mai lo stesso pezzo, ma anche di come sappia leggere e collaborare col solista che ha a fianco.

Mi rendo conto solo ora di essere stato un inutilmente melodrammatico, perdonatemi! :sorry:Prossimamente dirò la mia anche sul Concerto con Wolfgang Schneiderhan...

Qui di seguito il live berlinese del '47:

 

 

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22 minuti fa, Nitriero Cavalleone dice:

Grazie dell'invito, vi leggerò sicuramente. Non posso garantire la partecipazione perché non sono in grado...
Comunque del Concerto con Rohn io ho l'edizione Arkadia (e forse qualcun'altra che ora non mi sovviene). Di Furt prediligo le registrazioni durante la guerra. La Nona del 19 aprile 1942 è incredibile, da brividi.

Prevalentemente anch'io, salvo qualche rara eccezione. E ritengo la Nona del '42 la più grande testimonianza musicale di tutti i tempi.

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51 minuti fa, Snorlax dice:

Prevalentemente anch'io, salvo qualche rara eccezione. E ritengo la Nona del '42 la più grande testimonianza musicale di tutti i tempi.

Una mia curiosità: l'inno alla gioia viene mantenuto intatto in queste registrazioni di guerra? Non ci sono censure sul testo?

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53 minuti fa, il viandante del sud dice:

Una mia curiosità: l'inno alla gioia viene mantenuto intatto in queste registrazioni di guerra? Non ci sono censure sul testo?

Sorprendentemente e fortunosamente no. E' un quesito che mi sono sempre posto anch'io, dato il chiaro messaggio di fratellanza universale presente in Schiller.

Al contrario il testo della Missa pro defunctis venne pesantemente censurato visti gli ovvi riferimenti. Una prova è questa registrazione del Requiem mozartiano diretto da Bruno Kittel (il cui coro canta nella Nona furtiana):

 

Viceversa in Italia, anche dopo l'introduzione delle leggi razziali, il testo non venne mai toccato. Una testimonianza è la splendida incisione di Victor de Sabata, fatta in occasione del 150° anniversario della morte di Mozart:

 

(ho paura però che sul tubo l'audio sia un po' accelerato, ma non ho trovato di meglio)

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1 ora fa, Snorlax dice:

Sorprendentemente e fortunosamente no. E' un quesito che mi sono sempre posto anch'io, dato il chiaro messaggio di fratellanza universale presente in Schiller.

E' vero che Beethoven era autore di culto per i nazisti, mi sorprende però che non abbiano applicato censure.

Al contrario il testo della Missa pro defunctis venne pesantemente censurato visti gli ovvi riferimenti. Una prova è questa registrazione del Requiem mozartiano diretto da Bruno Kittel (il cui coro canta nella Nona furtiana):

Dall'altra parte della cortina si fece lo stesso con la cantata "Mosca" di Cajkovskij, dove furono espunti i riferimenti encomiastici allo zar.

Viceversa in Italia, anche dopo l'introduzione delle leggi razziali, il testo non venne mai toccato. Una testimonianza è la splendida incisione di Victor de Sabata, fatta in occasione del 150° anniversario della morte di Mozart.

mi verrebbe da dire: nel buio, una luce...

A mo' di curiosità riporto un lied di Richard Strauss, dove qualcuno ha voluto leggerci un supino accomodamento al potere hitleriano (per via dell'ultimo verso):

Furtwaengler ha diretto anche (Richard) Strauss? A memoria non mi sovvengono registrazioni, ma probabilmente mi sbaglio.

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11 minuti fa, il viandante del sud dice:

Dall'altra parte della cortina si fece lo stesso con la cantata "Mosca" di Cajkovskij, dove furono espunti i riferimenti encomiastici allo zar.

Vero anche questo, ma mi viene da porre su di un livello molto più basso le censure su base razziale rispetto a quelle di tipo politico.

 

15 minuti fa, il viandante del sud dice:

Furtwaengler ha diretto anche (Richard) Strauss? A memoria non mi sovvengono registrazioni, ma probabilmente mi sbaglio.

Certamente. E sarebbe pure interessante parlarne. Un bel boccone del prete è questa strepitosa Domestica incisa coi Berliner nel '44:

 

Inoltre una delle poche testimonianze in video che abbiamo di Furt, è proprio mentre dirige il Till, sempre coi Berliner, nel '50:

 

 

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1 minuto fa, Snorlax dice:

Vero anche questo, ma mi viene da porre su di un livello molto più basso le censure su base razziale rispetto a quelle di tipo politico.

Concordo

Certamente. E sarebbe pure interessante parlarne. Un bel boccone del prete è questa strepitosa Domestica incisa coi Berliner nel '44:

Chissà che rapporto intercorreva tra i due. Credo che Furtwaengler avesse più "libertà di movimento" rispetto al suo connazionale, due uomini comunque tacciati di una servile acquiescenza alla bieca tirannia di quell'epoca.

 

 

 

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10 ore fa, Snorlax dice:

 E ritengo la Nona del '42 la più grande testimonianza musicale di tutti i tempi.

Sono due (marzo e aprile), entrambe splendide, ma quella del 19 aprile (seppur di qualità audio inferiore all'altra) ha una tensione pazzesca.

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4 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

Sono due (marzo e aprile), entrambe splendide, ma quella del 19 aprile (seppur di qualità audio inferiore all'altra) ha una tensione pazzesca.

Hai ragionissima, scusa l'imprecisione. Pur trovandole tutte e due a livelli siderali, io mi riferisco sempre a quella di marzo, perché quella del 19 aprile, ha una ripresa del suono, del tutto amatoriale, che la mortifica molto.

Tu che riversamento hai? (Io ho quello Archipel, ma ho sempre paura che qualcosa non quadri)

Comunque l'Adagio di quella di marzo è la vetta assoluta...

E quella londinese del 1 maggio '37 come la trovi? L'ho sentita solo sul tubo (qualità audio non al massimo neanche qui) e non è da sottovalutare...

 

 

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Soltanto due ultime parole sul Concerto per violino con Wolfgang Schneiderhan. Furtwangler è a capo dei suoi Berliner, in un live del 18 maggio 1953.

Schneiderhan, viennese purosangue, e a lungo konzertmeister dei Wiener Philharmoniker, era un violinista dalla tecnica sicura e dal bel suono, nobile e pulito. In molti ricorderanno la spledida registrazione (in realtà furono due, registrate con lo stesso cast e a breve distanza di tempo, vai a capire...) con i Berliner ed Eugen Jochum, dove è palese un'intesa strepitosa col direttore bavarese. Tuttavia questa intesa, così vincente nelle registrazioni con Jochum, qui non è così presente, anzi questa incisione del Concerto appare, tutto sommato irrisolta. Ognuno fa bene il proprio lavoro, ma non sembra esserci molta comunicabilità. Tento di spiegarmi.

L'interpretazione di Schneiderhan è tecnicamente ineccepibile. Tutte le insidie del concerto sono superate in maniera egregia. Il suono è cristallino, tipicamente viennese, l'incedere è nobile, assai misurato, in certi punti anche un po' compassato. Ed è proprio questo il problema, in questa registrazione, in certi momenti, a me sembra di sentire due concerti differenti. E questo è evidenteme soprattuto nel primo, grande movimento. Furt fin da subito ci propone il suo tipico schema, suono bruno, tornito, e le flessibilità a cui siamo abituati. Lo stile quasi flemmatico di Schneiderhan non sembra accordarsi molto con le sonorità furtiane. Persino nel Larghetto mi sembra di notare un po' di freddezza nella parte solistica. Il Rondò finale sembra essere il momento migliore, dove solista e direttore danno un'interpretazione aristocratica e leggera di questo movimento conclusivo.

Dunque una performance da ascoltare se si vuole apprezzare un'accoppiata inedita tra solista e direttore, ma personalmente non trovo che questo sia il miglior risultato che Furt ci ha lasciato di questo concerto, penso che le migliori esecuzioni siano da rintracciare nelle due interpretazioni dal vivo con Rohn nel '44 e con Menuhin (Berliner) nel '47.

 

 

 

 

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15 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

Grazie dell'invito, vi leggerò sicuramente. Non posso garantire la partecipazione perché non sono in grado...

Ma cosa vai dicendo?! :a1

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3 ore fa, Snorlax dice:

Hai ragionissima, scusa l'imprecisione. Pur trovandole tutte e due a livelli siderali, io mi riferisco sempre a quella di marzo, perché quella del 19 aprile, ha una ripresa del suono, del tutto amatoriale, che la mortifica molto.

Tu che riversamento hai? (Io ho quello Archipel, ma ho sempre paura che qualcosa non quadri)

Comunque l'Adagio di quella di marzo è la vetta assoluta...

E quella londinese del 1 maggio '37 come la trovi? L'ho sentita solo sul tubo (qualità audio non al massimo neanche qui) e non è da sottovalutare...

 

Ma figurati, in genere quando si allude alla Nona del '42 si intende quella di marzo, fantastica (io ho varie edizioni, la migliore è a mio parere quella della Music & Arts). Di quella del 19 aprile ho anch'io l'edizione Archipel.
Quella del '37 non l'avevo presente a memoria... me la sto ascoltando adesso, bella, monumentale anche questa, anche se purtroppo la registrazione è funestata da qualche distorsione di troppo.

1 ora fa, Snorlax dice:

Ma cosa vai dicendo?! :a1

La pura verità ahimé. Non sono in grado di formulare giudizi critici sulla musica classica né analisi tecnico-stilistiche su questa o quell'opera. Posso dire solo se una cosa mi piace o no.

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1 ora fa, Nitriero Cavalleone dice:

La pura verità ahimé. Non sono in grado di formulare giudizi critici sulla musica classica né analisi tecnico-stilistiche su questa o quell'opera. Posso dire solo se una cosa mi piace o no.

Ma figurati caro Nitriero, cosa credi che stia facendo io? Il senso è proprio questo, esprimere le proprie preferenze, solo che poi io ci ricamo un po' su per darmi un un tono, in quanto ultimo arrivato! ;)Anzi conto proprio su furtiani d'annata come voi per dare spessore a questa discussione!

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3 ore fa, Snorlax dice:

Ma figurati caro Nitriero, cosa credi che stia facendo io? Il senso è proprio questo, esprimere le proprie preferenze, solo che poi io ci ricamo un po' su per darmi un un tono, in quanto ultimo arrivato! ;)Anzi conto proprio su furtiani d'annata come voi per dare spessore a questa discussione!

Intanto mi hai fatto ricordare della registrazione del concerto fatta con Schneiderhan (presi il cd Eloquence per la quinta del 25 maggio '47 pensando che fosse la famosa registrazione del primo concerto a Berlino dopo la guerra, mentre è quella del 27 maggio).

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Continuo questa sgangherata parata sempre con Beethoven e sempre con un altro concerto. Trattasi del Quarto Concerto per pianoforte e orchestra. A differenza delle sinfonie, ma anche del già menzionato Concerto per violino, Furtwangler diresse relativamente poco i concerti per pianoforte durante la sua intera carriera. Comunque, il Quarto era evidentemente il concerto che amava di più, tant'è che è quello che ripropose più volte fino alla morte. Purtroppo non tutte le esecuzioni sono state preservate su nastro, ed è un vero peccato, dato i solisti di che affiancavano il maestro tedesco: prima della guerra il concerto fu eseguito più volte col grande e fidato Edwin Fischer al piano, e nel novembre del '41 il Concerto fu eseguito con Wilhelm Kempff e in teoria - secondo la Furtwangler Society - dovrebbe esserci una registrazione piuttosto scadente e frammentaria di questo, ma che non conosco e non sono riuscito a reperire. Fortunatamente il pianista tedesco ci ha lasciato altre mirabili registrazioni, con Leitner,e, soprattutto con Van Kempen.

L'esecuzione su cui vorrei spendere qualche parola invece, è di poco successiva, trattasi di un live del novembre '43 con Conrad Hansen. Furt è, ovviamente, alla testa dei suoi Berliner Philharmoniker. Ed è veramente un bene che questa esecuzione ci sia pervenuta, perché il duo Hansen-Furt ci ha donato una delle pietre miliari della storia dell'esecuzione di questo concerto. Il duo è veramente affiatato, e se Hansen non è rimasto alla storia come un pianista sopraffino, funziona assai bene con una personalità come quella di Furt, per cui tra i due sembra esserci una simbiosi quasi perfetta. La performance è tipica di quelle regalateci dal direttore tedesco durante la guerra, eccezionale nei suoi contrasti e nelle sue fluttuazioni di tempo, potentissima. Il primo movimento, pur essendo di carattere prettamente pastorale è comunque pervaso da una chiara vena di inquietudine che esplode nel secondo movimento, uno dei più originali che Beethoven abbia composto, di cui l'orchestra di Furtwangler e il piano di Hansen esaltano la drammaticità. Il tempo impostato dal direttore è largo per gli standard - 6'25'' contro p.e. i 4'50'' di Kempff-Leitner - eppure non è presente nessun cedimento di tensione, anzi l'incedere è inesorabile più che mai. Chiude il Concerto un Rondò che risulta essere di carattere più nervoso che brillante, in cui il pianismo - forse non perfetto - di Hansen ancora una volta si ritrova pienamente coinvolto dal turbinio dell'orchestra furtiana.

Ua testimonianza che vale sicuramente la pena di essere ascoltata, e che sicuramente regala una delle letture più coinvolgenti e appassionate di questo Quarto Concerto beethoveniano. Questo fenomeno non si replicherà circa un decennio più tardi, cioè al 19 gennaio 1952, a cui risale un'altra registrazione di questo Concerto, con Pietro Scarpini e l'Orchestra della RAI di Roma. La performance non presenta quasi nessuna delle particolarità della precedente, risultando abbastanza piatta, di routine, quasi disinteressata e tutto sommato priva del classico afflato furtiano, forse dovuto anche all'orchestra, non proprio in formissima. Meglio dunque, per chi vuole, ascoltarsi l'esecuzione con Conrad Hansen:

 

P.s. Il Concerto di Grieg che segue trattasi di un falso storico, sicuramente non era stato diretto da Furt, probabilmente da Robert Heger...

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Non appena avrò un po' più di tempo - sperando nell'imminente rimessa a punto del mio PC, ad oggi in riparazione - vorrei dedicarmi in un'impresa un po' folle, auspicando che a qualcuno di voi interessi: vorrei dire in breve la mia, anche se maldestramente, non essendone sicuramente in grado, su tutte (o quasi) le registrazioni furtiane delle sinfonie di Beethoven. Vedremo cosa salterà fuori... ma, vi prego, non biasimatemi! ☺️☺️

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