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Libri e letture sulla musica e sui musicisti


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Qualcuno ha letto "Chopin signori il catalogo è questo" di Capriolo-Dolza? 

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Giuseppina Manin
Complice la notte

Guanda 2021

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In copertina è definito semplicisticamente "romanzo" ma sarebbe più corretto parlare di "biografia in forma di romanzo". La biografia di "Marija Judina, la pianista che sfidò Stalin" (così la fascetta di copertina). L'autrice lavora alle pagine culturali del Corriere della sera e dimostra una discreta competenza in materia musicale (fra l'altro ha già pubblicato un libro su Abbado), oltre che sul piano storico anche su quello tecnico.
Il libro si apre, a mo' di introduzione, con una dettagliata rievocazione del concerto radiofonico che in modo rocambolesco gli interpreti (Judina al piano) dovettero replicare in piena notte perché a Stalin era piaciuto e ne pretendeva il disco, inesistente poiché si era trattato di una diretta. Poi la narrazione segue il filo normale della vita della pianista, dall'infanzia e giovinezza nella cittadina di Nevel alle particolarissime onoranze funebri cui presero parte alcune delle più importanti personalità della cultura russa, quasi tutte legate da amicizia o comunque da stimolanti rapporti intellettuali con la Judina.
E proprio la capacità di costei di intessere relazioni feconde con chiunque è forse la chiave di lettura principale del libro. Dal carteggio di inaudita franchezza avuto con Stalin (era ritenuta una sorta di miracolata per essere riuscita a evitarne le ire e a destare anzi in lui una specie di istinto protettivo) all'intima amicizia di tutta la vita col grande filosofo Mikhail Bachtin, dalla frequentazione addirittura domestica col matematico e teologo Pavel Florensky al sostegno sfacciato nei confronti di Boris Pasternak, con organizzazione a casa propria di affollate sedute di lettura da parte dello scrittore. Ma sono tanti altri ancora i personaggi, anche senza nome, che affollano la vita della Judina: i poveri, per sostenere i quali, lei si privava quasi di tutto; gli allievi che trattava come figli; i colleghi musicisti (tra cui Shostakovich, suo compagno di studi, e la Gubaidulina, di cui fu addirittura madrina di battesimo); i compositori più importanti dell'avanguardia europea, con i quali intesseva epistolari fittissimi e si incontrava a tutti i costi quando andavano in Russia; l'anziana donna che avrebbe dovuto diventare sua suocera. Il libro dedica ampio spazio a ricostruire la tragica vicenda - sulla quale altre biografie, come quella fondamentale di Giovanna Parravicini, mantengono un certo riserbo - del fidanzamento della Judina con un bravissimo allievo molto più giovane di lei: un amore travolgente interrotto da un fatale incidente in montagna alla vigilia del matrimonio e proseguito con la dedizione filiale alla mamma del giovane. A un concerto per la morte di Stalin la Judina eseguì il Lacrimosa del Requiem di Mozart nella trascrizione realizzata dal suo ex fidanzato e da lei in precedenza suonata al funerale di quest'ultimo.
Altre chiavi di lettura del libro sono la straordinaria fede religiosa della Judina e il rapporto col potere sovietico. La prima dà l'occasione all'autrice per ricostruire, fra gli altri, il rapporto spirituale con Pavel Florensky, il commovente pellegrinaggio a piedi nudi alla Thomaskirche di Lipsia e la divertente spy-story della collaborazione al trafugamento e occultamento temporaneo delle pesanti reliquie di San Sergio, che le autorità sovietiche volevano sottrarre al culto dei fedeli. Quanto al rapporto col potere sovietico, viene fuori tutta la capacità della straordinaria pianista di sopportare ogni angheria traendo da qualsiasi esperienza, anche negativa, nuova linfa per restare vitale e lucida nel rapporto con la musica e con gli altri.
Il libro è documentatissimo anche se, ovviamente, la forma letteraria scelta rendeva inopportuno un corredo di note di matrice accademica.    
Secondo me, invece, pur restando di lettura piacevole e coinvolgente, il libro zoppica un po' sul piano formale e strutturale per quelli che ritengo due difetti di fondo. Il primo è l'uso stabile e senza deroghe, nemmeno quando ci sono scarti temporali o  brevi flashback, del presente indicativo. Se questo può giustificarsi - e anzi può sortire un effetto di immediatezza - in caso di pieno rispetto delle unità aristoteliche, ben diverso è l'effetto quando si tratta di una vicenda che si dipana nell'arco di quasi settant'anni: il presente indicativo appiattisce il senso del fluire del tempo, non aiuta a marcare le differenze tra momento e momento, in generale suona pesante e poco rifinito. Il secondo sono le frequenti divagazioni relative a personaggi che in qualche modo si intrecciarono con la vita della Judina ma estese a temi e aspetti del tutto estranei rispetto alla biografia della pianista. Mi spiego, non si tratta di mere e opportune divagazioni per spiegare chi era Tizio e chi era Caio, ma di ampio spazio dedicato a illustrare, che so, la vita privata del segretario di Stalin, la biografia di Aleksandra Kollontaj (che non si capisce nemmeno se abbia avuto contatti con la Judina), le vicissitudini sentimentali di Pasternak, senza che di tutto ciò sia nemmeno ipotizzato un riflesso sulla vita della pianista. Non che manchino esempi illustri di "sbandate" dl genere (basti pensare all'Innominato e alla Monaca di Monza manzoniani) ma in genere esse sono inserite in testi molto ampi e in costrutti narrativi piuttosto articolati, dove comunque trovano la loro ragion d'essere. Una biografia di poco più di 200 pagine che non vuol essere, se non in parte, anche un'ambiziosa ricostruzione dell'ambiente culturale russo (operazione che lasciamo alla maestria di Orlando Figes), non sopporta in modo indolore siffatti vicoli ciechi.
Ad ogni modo, nel complesso un ottimo libro e, al momento, l'unica biografia della Judina su carta disponibile in italiano, perché quella, già citata e fondamentale, di Giovanna Parravicini (Marija Judina. Più della musica) è fuori stampa e disponibile solo come e-book.

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4 ore fa, Ives dice:

Interessante. Se lo avessi visto cosi in libreria o su internet lo avrei tacciato come l'ennesimo romanzo italiano di cui fare volentieri a meno. Ottima segnalazione, invece.

Prendilo, merita. Anche al netto dei difetti sul piano strettamente narrativo-strutturale di cui ho detto. Che poi sono parsi difetti a me: per dire, l'uso del presente indicativo è senz'altro una precisa scelta stilistica e presso Guanda ci sono certamente degli editor con le palle e non lo avrebbero di sicuro fatto passare se anche a loro fosse sembrato negativo e sciatto. Può non piacere, ecco, ma non intacca il contenuto del libro, per molti versi illuminante. E, aspetto di non poco conto, stimola la curiosità ad approfondire le interessantissime problematiche del rapporto del regime staliniano e sovietico con la cultura dissidente e delle modalità con cui questa, nonostante tutto, riusciva a sopravvivere e a pullulare sotto traccia: impressionante la narrazione del reading notturno, in piena tormenta di neve, di Pasternak nell'affollatissima casa della Judina.

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  • 2 weeks later...
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ho appena comprato questo in una bancarella di libri usati:

 

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a me questo formato piace molto perché mi costringe ad ascoltare musica che altrimenti non ascolterei mai. Avevo già comprato il "Lunario della musica" di Boccadoro ma la maggioranza dei brani consigliati non è di matrice classica e la cosa mi ha un po' scoraggiato. Questo invece è interamente dedito alla musica colta.

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  • 1 month later...

Ho iniziato a leggere un saggio sulla vita e le opere di Skalkottas della studiosa Eva Mantzourani. Si concentra in particolare sull'uso della dodecafonia nella musica di quest'autore, lasciando un po' in secondo piano la produzione tonale e legata alla musica popolare greca.

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Come riferimento per digerire un po' meglio la parte analitica sto usando il classico manuale di Straus, "Introduction to Post-Tonal Theory", peraltro in edizione didattica con tanto di esercizietti premasticati -_-

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Ho puntato anche il saggio su Fauré di Nectoux e la monografia di Perle sulla Lulu di Berg, ma per ora mi sa che aspetteranno.

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3 ore fa, Rinaldino dice:

Come riferimento per digerire un po' meglio la parte analitica sto usando il classico manuale di Straus, "Introduction to Post-Tonal Theory", peraltro in edizione didattica con tanto di esercizietti premasticati -_-

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Interessante questo. Esiste anche in italiano? E' facilmente comprensibile?

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1 ora fa, superburp dice:

Interessante questo. Esiste anche in italiano? E' facilmente comprensibile?

Che io sappia non è mai stato tradotto in italiano (e in effetti nemmeno il più famoso "The Structure of Atonal Music" di Forte). C'è da dire che essendo pensato come manuale didattico è piuttosto facile da leggere, ci sono pure gli schemini già pronti per gli studenti pigri :cat_lol: Più che altro però mi sembra roba abbastanza tecnica per addetti ai lavori, non proprio utilissima in sé come aiuto all'ascolto o per avere qualche riferimento storico/estetico sulla musica del XX/XXI secolo.

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