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Libri e letture sulla musica e sui musicisti


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16 ore fa, Wittelsbach dice:

Trent'anni fa era più efficace, oggi si lascia spesso prendere la mano da tic che lo fanno apparire scarsamente obiettivo. Inoltre spesso si è reso protagonista di cambiamenti di giudizio clamorosi dovuti a idiosincrasie personali. Per esempio, su un volume definì "soporifero", autore di "pappa sonora" e simili un certo direttore, salvo poi incensarlo smodatamente nel suo libro sulle regie verdiane per il semplice fatto di aver scelto il suicidio assistito. Da allora ai miei occhi perse parecchia credibilità, almeno nei giudizi critici (ma tranquilli: avevo già iniziato molti anni prima a farmi le mie opinioni senza prenderle a prestito da altri, ben prima dell'ultimo libro).

Comunque il volume è molto incentrato sull'analisi delle regie d'Opera, non so se proprio ti possa interessare, sia quelle storiche che quelle di cui si hanno documenti visivi. A me l'hanno regalato, per cui a caval donato...per la cronaca, ci sono altri tomi dal Seicento all'Ottocento e poi ne usciranno due sul Novecento.

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  • 4 months later...
10 minuti fa, dttsu dice:

Non lo trovo.

Ho optato per questo:

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wow che raffinatezza! Malipiero oggi è considerato anche un genio poetico, solo negli ultimi anni lo stanno studiando come si deve in campo letterario. Questo è un libro per intenditori!

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  • 1 month later...

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Una sintesi da parte dell'Autore:

Questo libro si pone parecchie domande, cercando di far chiarezza su troppi luoghi comuni che da decenni infestano il mondo della musica classica, in particolare quella cosiddetta «contemporanea»: musica elitaria e difficile, si dice su giornali e programmi televisivi, finanziata con i soldi di tutti ma destinata a pochi, una forma d'arte che richiederebbe chissà quale specializzazione per poter essere apprezzata e così via. Naturalmente si tratta di solenni sciocchezze che però vengono riproposte regolarmente senza che ci sia il minimo tentativo di approfondire la questione e controllare se questi luoghi comuni corrispondano al vero. Semmai oggi, grazie alla prepotenza del mercato, la situazione è completamente ribaltata: assistere a un concerto sinfonico alla Scala costa intorno agli 85 euro (un prezzo non certo popolare, indubbiamente) però un biglietto del concerto di Phil Collins costa 370 euro; quale delle due proposte esclude la maggioranza delle persone? Quale è destinata a pochi fortunati? Questo è solo un esempio delle decine che potrei fare. La maggior parte dei Festival di musica classica propone invece molti concerti gratuiti o a prezzi decisamente accessibili eppure la favoletta della «musica per ricchi» continua imperterrita a riproporsi.

Altro luogo comune è quello che vede la musica da concerto scritta oggi come totalmente inaccessibile, quasi fossimo ancora rimasti al periodo delle avanguardie che si ascoltavano alla metà degli anni '50 (che comunque hanno prodotto fior di capolavori tutt'altro che imperscrutabili, come anche cose mediocri). Oggi la musica contemporanea è totalmente diversa grazie al rimescolamento dei linguaggi che le generazioni dagli anni '70 in poi attraverso decine di compositori diversissimi che mischiano le carte attraversando tutti i linguaggi, compresi quello del jazz e del rock. Eppure pochissima di questa musica viene proposta in Italia perché la stragrande maggioranza dei direttori artistici e sovrintendenti che dirigono i teatri e le stagioni non ne sa assolutamente nulla: dato che probabilmente non piace a loro, la musica contemporanea non viene neppure proposta al pubblico che non ha così la possibilità di esprimere la propria opinione, positiva o negativa che sia. Si tratta di una vera e propria diga di analfabetismo che cerca di bloccare il fiume della creatività compositiva attuale. Il terrore dell'insuccesso al botteghino (sempre possibile quando si tratta di nuove composizioni) spinge gli operatori culturali a una prudenza degna di Don Abbondio, dove non bisogna rischiare nulla ripetendo in continuazione le pagine più abusate del repertorio tradizionale. Questo conservatorismo reazionario non è certo da imputare al pubblico, che anzi ha dimostrato più volte di apprezzare le proposte che riguardano musiche diverse dal consueto.

La seconda parte de libro riguarda invece il problema della diffusione del repertorio classico attraverso le moderne piattaforme di diffusione musicale, in particolare lo streaming. Siti come Spotify e Apple Music presentano un tipo di ascolto frantumato, parcellizzato in playlist i cui brani a stento raggiungono la durata di tre minuti, il che può andar benissimo per i brani pop di Bruno Mars, Taylor Swift o Pharrell Williams ma che sono decisamente stretti a un'opera come l'Ottava Sinfonia di Shostakovich, il cui primo tempo supera i 32 minuti di durata. Non parliamo poi del repertorio operistico o quello delle sinfonie di Mahler e Bruckner, che spesso durano oltre un'ora e mezza: a forza di ascoltare solo frammenti l'ascoltatore medio di queste piattaforme si è abituato a uno zapping pressoché continuo da un brano all'altro, rendendo praticamente impossibile la proposta di musica che richieda un tipo di ascolto differente, maggiormente dilatato nel tempo, a cui bisogna prestare attenzione, non da usare come sottofondo mentre si sta facendo qualcosa d'altro. Eppure molte persone che sono disposte a dare tempo e impegno a opere cinematografiche e letterarie appaiono totalmente riluttanti a fare lo stesso con quelle musicali che invece devono avere un impatto immediatamente piacevole e digeribile, pena l'accusa di elitarismo. L'idea di un equivalente sonoro di autori come Kurosawa, Bergman, Beckett o Joyce non sfiora loro la mente, la musica deve essere solo intrattenimento e non deve comportare alcun impegno da parte di chi ne fruisce, pena la loro esclusione. È una totale assurdità, eppure centinaia di migliaia di persone hanno questo comportamento nei confronti della musica. Come mai? Molte altre domande appaiono nel volume, frutto di riflessioni iniziate decenni fa durante la mia carriera di esecutore, compositore e direttore d'orchestra. Inizialmente maturate sulle pagine di riviste specializzate, questi pensieri sono adesso approdati in forma riveduta ed aumentata nelle pagine di questo libro, a cui non interessa fare solo un elenco di disgrazie ma che cerca attraverso varie ipotesi di indicare una strada possibile per recuperare molte persone all'ascolto della tanta ottima musica che viene composta oggi in tutto il mondo, spesso completamente ignorata dal mondo dei media generalisti che preferiscono proporre agli ascoltatori un surrogato banale e predigerito, confezionato da personaggi che spacciano per musica classica una squallida imitazione strapaesana della musica pop, degna al massimo di fare da sottofondo ai viaggi in ascensore o alle sale d'attesa degli aereoporti. Indubbiamente il presente è una Babele di linguaggi e codici espressivi diversi: farsi largo in questa foresta musicale non è sempre agevole, ma recuperando senso critico e volontà di dedicare tempo alla musica di qualità credo che il futuro ci apparirà molto eccitante e soprattutto a portata di mano.

 

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34 minuti fa, Ives dice:

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Inizialmente maturate sulle pagine di riviste specializzate, questi pensieri sono adesso approdati in forma riveduta ed aumentata nelle pagine di questo libro, a cui non interessa fare solo un elenco di disgrazie ma che cerca attraverso varie ipotesi di indicare una strada possibile per recuperare molte persone all'ascolto della tanta ottima musica che viene composta oggi in tutto il mondo, spesso completamente ignorata dal mondo dei media generalisti che preferiscono proporre agli ascoltatori un surrogato banale e predigerito, confezionato da personaggi che spacciano per musica classica una squallida imitazione strapaesana della musica pop, degna al massimo di fare da sottofondo ai viaggi in ascensore o alle sale d'attesa degli aereoporti.

 

Riferimento al capellone, et similia, nemmeno troppo velato.

Lo prendo, grazie Ives per la segnalazione

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6 ore fa, Ives dice:

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Grazie della segnalazione.:ok: Sembra molto interessante.

Simpatica questa recensione su amazon: " Nessuna delle idee esposte è di per sé rivoluzionaria, ma il tono di voce ha una pacatezza e un velato, timido ottimismo che fanno bene al cuore, specialmente in questo periodo. L'unica pecca è che si finisce troppo in fretta: ne avrei voluto ancora, di questo garbato ottimismo. In compenso ci sono mille e uno spunti di musica da sentire per ampliare i propri orizzonti su Spotify e fuggire dalle solite tragiche compilation (che personalmente non ho mai neanche osato sfogliare, e mi sa che ho fatto bene).
Non è un libro per musicologhi o addetti ai lavori: è un libro per chi di musica non sa niente (io, purtroppo). Più che altro, è un libro per chi preferisce le domande alle risposte (ancora io, forse per fortuna?). Ed è un libro che va oltre la musica, affrontando la spinosa questione dell'arte contemporanea e del suo posto nel mondo: dopo averlo letto sono contenta ce ne sia ancora uno".

Ordinato immediatamente.:thumbsup_anim:

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  • 2 weeks later...

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Qualcuno ha per caso letto questo saggio? Io volevo comprarlo per approfondire un po' la metrica della musica del periodo classico a scopo esecutivo, ma non vorrei che fosse troppo improntato alle più disparate metriche letterarie perdendo di vista la realtà pratica della composizione musicale…..in sintesi, non vorrei che fossero tante se…. mentali che con la reale prassi compositiva dell'epoca hanno poco a che fare. Grazie per i consigli.

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8 minuti fa, Keikobad dice:

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Qualcuno ha per caso letto questo saggio? Io volevo comprarlo per approfondire un po' la metrica della musica del periodo classico a scopo esecutivo, ma non vorrei che fosse troppo improntato alle più disparate metriche letterarie perdendo di vista la realtà pratica della composizione musicale…..in sintesi, non vorrei che fossero tante se…. mentali che con la reale prassi compositiva dell'epoca ha poco a che fare. Grazie per i consigli.

Letto. Bel volumetto, agile e per niente astruso; molto utile. Raccomandatissimo.

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  • 1 month later...
On 20/7/2019 at 10:29, Ives dice:

 

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Letto durante le ferie. Intelligente, divertente e anche irritante. Affronta con tono lieve e accattivante e linguaggio chiaro una serie di problemi importanti della produzione, programmazione e fruizione musicale partendo dal punto di vista - tutt'altro che scontato anche per un appassionato non sprovveduto - del compositore. La questione delle nuove tecnologie è sparata in copertina come richiamo per le allodole perché non è il tema esclusivo né centrale del libro ed è anzi ben integrato con gli altri. Gustosi i riferimenti di Boccadoro che conferma la sua simpatia traboccante, al problema dei compositori di far capire che anche il loro è un lavoro e , come tale, merita di essere retribuito. E' irritante, purtroppo, il disvelamento dell'ottusità che caratterizza il mondo della programmazione conertistica e operistica, nel campo della musica classica, in Italia. 

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ciao, il vecchio montesquieu in uno scritto postumo fa un giochino simpatico:

"Se si deve dare una rappresentazione pittorica dei nostri poeti, io paragono Corneille a Michelangelo, Racine a Raffaello, Marot al Correggio, La Fontaine a Tiziano, Despréaux [Boileau] al Domenichino, Crébillon al Guercino, Voltaire a Guido [Reni], Fontenelle a Bernini, Chapelle, La Fare e Chaulieu al Parmigianino, padre Le Moyne a Joseph Pin [il Cavalier d'Arpino], Régnier a Giorgione, La Motte a Rembrandt, Chapelain è inferiore ad Albrecht Dürer. Se avessimo un Milton, lo paragonerei a Giulio Romano. Se avessimo Tasso, lo paragoneremmo ai Carracci. Se avessimo Ariosto, non lo paragoneremmo a nessuno, perché nessuno gli può essere paragonato. "

 

chi ha voglia di ripeterlo, ma con i compositori? io ho fatto così (ho aggiunto anche gli scrittori) :

purcell - rubens - shakespeare

handel - pietro da cortona - bouhours

mendelssohn - seurat - jean paul

wagner - duomo di milano - hegel

mahler - wyeth - faulkner

strauss - klimt - t. mann

hindemith - mies van der rohe - carnap

debussy - degouve de nuncques - mallarmé

messa in mi minore - escorial di madrid - leibniz

concerti brandeburghesi - tiepolo - montesquieu

arte della fuga - battistero di firenze - forse kant

mozart - fragonard - voltaire 

vivaldi - bernini - saint-evremond

respighi - giardino di boboli - parise

petrassi, coro di morti - giacometti - de santillana, hamlet's mill

 

se lo fate, fatelo come viene viene, altrimenti non sarà divertente per voi né utile per gli altri!

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On 23/8/2019 at 22:56, glenngould dice:

Merita.

Scorre via veloce, non é affatto noioso né "tecnico" e ha il grande pregio di far(ci) capire che riguardo la musica ciò che é in crisi non é il linguaggio, ma l'ascoltatore moderno. Potrà sembrare un'ovvietà, ma non lo é. Purtroppo la causa di questo equivoco molto spesso sono gli stessi addetti ai lavori.

Devo ancora terminarlo, quando lo leggerai mi farebbe piacere sentire il tuo parere!

Ho letto in poche ore il libro di Boccadoro, con molto interesse, piacevolmente e dico subito che ne consiglio vivamente la lettura (anche perchè è talmente breve che dificilmente penso ci si possa pentire d'averlo fatto). Molti sono gli spunti di riflessione che la lettura mi ha stimolato, provo a concentrarmi su quello che ritengo il principale.
A mio parere Boccadoro fa pienamente centro individuando, nella prima parte del testo, nelle figure degli intermediari culturali qualificati (sovrintendenti, organizzatori di festival, direttori artistici, grandi interpreti) i responsabili, seppur con rare eccezioni, di quella che è, infine possiamo dirlo, la negazione della fruizione della musica contemporanea al pubblico. Semplicemente il materiale contemporaneo non è (più?) proposto, ed è quindi negato al pubblico, anche a quello pronto o perlomeno disposto a comprenderne il linguaggio o tentare di farlo.
Il paradosso poi è costituito dalla facilità di reperire ogni sorta di materiale contemporaneao da Internet, ma se non sai cosa cercare difficilmente lo trovi.
Il circolo virtuoso della creazione, proposizione, fruizione e guidizio del pubblico (e opportuna riproposizione) è quindi subito interrotto. Non c'è da stupirsi se dopo pochi anni di mal funzionamento delle funzioni critiche di mediazione tra i compositori e il pubblico, la distanza di linguaggio sia destinata a crecere nel tempo. Siamo arrivati, dopo diversi decenni (quasi un secolo?), a una distanza ragguardevole che è sicuramente difficile colmare, soprattutto se nessuno e ne prende carico. Tanto meno ci si può aspettare che il divario possa essere colmato dai servizi di selezione automatica delle playlist dei servizi streaming, almeno quelli attuali.
Si assiste comunque talvolta alla "rivincita" del contemporaneo quando, grazie all'impegno di piccoli intepreti e di associazioni culturali minori, questo viene infine proposto al pubblico e riscuote un successo che le istituzioni ormai neanche si sognano più.

In altre tesi, come quella legata proprio al ruolo dei servizi di streaming e alla definizione stretta di "Analfabeti sonori", il libro di Boccadoro non mi ha convinto, anche se tutti gli spunti sono sicuramente interessanti e spesso molto divertenti soprattutto nella parte dove vengono esposte le leggende e i miti mainstream riguardanti la musica classica, oltre al fatto di avere nel libro alcuni riferimenti su autori contemporanei da approfondire in ascolti dopo la lettura.

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  • 4 weeks later...

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Murakami racconta la sua passione per la musica con l’amico e direttore d’orchestra Seiji Ozawa. Da Beethoven ai collezionisti di dischi, da Brahms al rapporto tra
note e scrittura, da Mahler al blues, fino alla musica contemporanea e popolare giapponese, un’insolita guida all’ascolto.

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  • 5 weeks later...
  • 3 weeks later...

Io lo prendo di sicuro. Che poi sia criticabile è giusto, ognuno ha le sue opinioni. Io l'ho fatto spesso, e mi sono divertito a segnalare le ripetute inversioni a U fatte dal critico, che tra l'altro negli ultimi anni è diventato sempre più ricco di tic e idiosincrasie. In certi casi fa affermazioni di un equilibrio notevole, salvo contraddirsi. Fa una figura un po' schizofrenica. Io e lui siamo distanti sulla concezione di base.

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