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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2018

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14 ore fa, Madiel dice:

Quanta modernità! Stai bene, burpo ? :girl_impossible: Ricambio con

Ghedini: Appunti per un Credo (1962)

Orchestra della Toscana, Rustioni

La vecchiaia ti gioca brutti scherzi, sei rimasto ad anni e anni fa :spiteful:.

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3 ore fa, superburp dice:

La vecchiaia ti gioca brutti scherzi, sei rimasto ad anni e anni fa :spiteful:.

Allora ci saranno anche ascolti di Glass e Boulez :cat_lol:

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6 ore fa, Ives dice:

Questo canale giappo è bellissimo, pieno di rarità e ottimi concerti...

Il coro di Sawallisch stile Star Trek:

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Troppo hi-tech! Non si dica poi che Sawallish era un patatone! :D

°°°°

Dunque... chi era uno dei migliori interpreti di musica impressionista/fauvista e (moderatamente) espressionista? Ceeerrrto che è lui, e vai col ripasso:

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Altro che cofano Abbado-Berliner e chiacchiere varie.... 

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46 minuti fa, Majaniello dice:

Troppo hi-tech! Non si dica poi che Sawallish era un patatone! :D

 

Avrebbe dovuto anche lui acconciarsi cosi:

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Sawallisch il solito pesantone....:cat_lol: scherzi a parte, mano leggerissima in questo Mozart corale.

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Modest MUSSORGSKY
Quadri di una esposizione

Lazar Berman, pianoforte

Un'interpretazione particolarissima e affascinante, che mette da parte il cliché di un Mussorgsky selvaggio e rozzo per addentrarsi, con straordinaria efficacia, nei territori della ricerca timbrica e armonica e dello scavo dei sentimenti e del vissuto profondo. Ne escono dei Quadri modernissimi, che in molti momenti prefigurano Scriabin, Debussy e Messiaen e restituiscono una immagine nuovissima e inusitata della suite di Mussorgsky. Alcuni pezzi (ad esempio Il vecchio castello, Bydlo, I pulcini ma anche qualche ripresa di Promenade) appaiono del tutto nuovi e svelano aspetti che finora non avevo mai sentito (penso alla indicazione "con dolore" del Vecchio castello, resa da Berman facendo emergere un dolore pudico e intimo e senza plateali piagnistei).

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John Blow, Coronation Anthems - Symphony Anthems, Choir of the King's College, Cambridge, Academy of St. Martin-in-the-Fields, David Willcocks

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...a @Nitriero Cavalleone, @Ives, @Wittelsbach e a chi gradisce!

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On 3/6/2018 at 17:01, Madiel dice:

Harris: Sinfonia n.3

New York Philharmonic, Bernstein

Di sicuro non sarà stato un genio, ma i primi minuti della Terza di Harris per felicità tematica sono una delle cose più belle scritte nel nuovo continente. Anch'io ho questa registrazione di Bernstein:

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...ma so che ne esiste una precedente, con la stessa orchestra, che alcuni definiscono superiore. A me questa piace molto - d'altronde sono un ammiratore dell'ultimo periodo del direttore americano, quello DGG per capirci - dato che mi sembra che Lenny esalti alla perfezione gli elementi tragici, ma anche patetici di questa sinfonia.

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On 2/6/2018 at 19:12, nachtigall dice:

Di recente sto ascoltando le celebri incisioni di Kempe della musica orchestrale di Stauss. Per ora ho ascoltato la Sinfonia delle Alpi, Don Juan, Till Eulenspigel e Morte e Trasfigurazione. La cosa che ho pensato è che Kempe fa quasi passare Karajan per un dilettante. Il bilanciamento degli strumenti è perfetto, gli ottoni sono contenuti e bilanciati mentre le figurazioni e gli arabeschi dei legni emergono all'interno del tessuto orchestrale, sempre così denso in Strauss. Morte e trasfigurazione è diretta con tempi perfetti e i vari episodi hanno un'unità ammirabile, cosa che non avviene nell'incisione di Karajan in cui proprio la mancanza di compattezza mi aveva un po' deluso. Per essere breve direi che Kempe asseconda sempre al massimo la natura poetica della musica di Strauss; i tempi, la concertazione sono perfetti per "raffigurare " e veicolare i contenuti dei vari poemi.

Oddio, per quanto l'integrale sinfonica di Kempe sia da considerarsi come un riferimento, mi sembra un po' esagerato dare a Karajan del dilettante, soprattutto con Strauss, compositore che io invece gli sento massimamente congeniale. Certo, non sarà uno Strauss da analisi, ma per me è impossibile - proprio in un repertorio come quello straussiano - non lasciarsi conquistare dal bellissimo manto sonoro e della poeticità, quasi decadente, creati dal direttore salisburghese.

Visto che hai menzionato Morte e trasfigurazione, a che registrazione ti riferivi? A questa?

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Spero di no, perché io la ritengo uno dei massimi risultati di Herbie...vabbé, poi i gusti so' gusti...😉

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Guest nachtigall
20 minuti fa, Snorlax dice:

Oddio, per quanto l'integrale sinfonica di Kempe sia da considerarsi come un riferimento, mi sembra un po' esagerato dare a Karajan del dilettante, soprattutto con Strauss, compositore che io invece gli sento massimamente congeniale. Certo, non sarà uno Strauss da analisi, ma per me è impossibile - proprio in un repertorio come quello straussiano - non lasciarsi conquistare dal bellissimo manto sonoro e della poeticità, quasi decadente, creati dal direttore salisburghese.

Visto che hai menzionato Morte e trasfigurazione, a che registrazione ti riferivi? A questa?

 

Spero di no, perché io la ritengo uno dei massimi risultati di Herbie...vabbé, poi i gusti so' gusti...😉

Di Morte e Trasfigurazione ho la versione in accoppiata con Metamorphosen. Comunque la mia ovviamente era un' iperbole, anch'io penso che in Strauss Karajan abbia dato il meglio e le sue incisioni le apprezzo molto, però Kempe secondo me è incredibile. In Karajan l'aspetto fonico è impressionante, il lato più edonista dell'estetica straussiana viene messo in rilievo, però a volte si perde come dici tu l'aspetto analitico. Per fare un esempio Don Juan in Karajan è tutto ottoni mentre in Kempe tutto legni, e non a caso, molte voci che si inseguono in Karajan sono completamente fagocitate dalla massa orchestrale. Insomma in Kempe si ha uno Strauss meno sontuoso ma superlativo nell'attenzione al dettaglio e superiore secondo me nel veicolare la poetica tipica di ogni poema.

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43 minuti fa, nachtigall dice:

Di Morte e Trasfigurazione ho la versione in accoppiata con Metamorphosen. Comunque la mia ovviamente era un' iperbole, anch'io penso che in Strauss Karajan abbia dato il meglio e le sue incisioni le apprezzo molto, però Kempe secondo me è incredibile. In Karajan l'aspetto fonico è impressionante, il lato più edonista dell'estetica straussiana viene messo in rilievo, però a volte si perde come dici tu l'aspetto analitico. Per fare un esempio Don Juan in Karajan è tutto ottoni mentre in Kempe tutto legni, e non a caso, molte voci che si inseguono in Karajan sono completamente fagocitate dalla massa orchestrale. Insomma in Kempe si ha uno Strauss meno sontuoso ma superlativo nell'attenzione al dettaglio e superiore secondo me nel veicolare la poetica tipica di ogni poema.

Del tutto d'accordo ^_^

1 ora fa, Snorlax dice:

Di sicuro non sarà stato un genio, ma i primi minuti della Terza di Harris per felicità tematica sono una delle cose più belle scritte nel nuovo continente. Anch'io ho questa registrazione di Bernstein:

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...ma so che ne esiste una precedente, con la stessa orchestra, che alcuni definiscono superiore. A me questa piace molto - d'altronde sono un ammiratore dell'ultimo periodo del direttore americano, quello DGG per capirci - dato che mi sembra che Lenny esalti alla perfezione gli elementi tragici, ma anche patetici di questa sinfonia.

Questo disco è un capolavoro. Le edizioni giovanili di Bernstein sono forse più dinamiche, ma anche meno analitiche, a volte perfino un po' confuse (penso alla assai bruttarella 8a di Schuman). Il tema di apertura della 3a di Harris è giustamente famoso, senza dubbio tra i migliori temi di una sinfonia americana del '900, ma credo sia da considerare più un colpo di fortuna che il frutto di reale capacità espressiva dell'autore. Qualcosa era stato già anticipato nella sopra citata Symphony 1933, di cui la 3a sembra un perfezionamento.

A chi apprezza:

Rouse: Sinfonia n.1

Zinman

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Harris: Sinfonia n.9 (1962)

Orchestra Sinfonica Nazionale Ucraina, Kuchar

Lavoro commissionato da Ormandy per la sua Philadelphia Orchestra. Un classico esempio di come Harris aveva la tendenza a fare pasticci. Qualche buon tema, ma poi sembra sfuggire qualcosa nello sviluppo, la musica divaga sempre di più nei movimenti veloci e nel finale si sgretola completamente in un inutile rimbombo di percussioni. Quanta retorica trombona! Nel primo movimento, attorno al 5° minuto, c'è pure una citazione letterale della III Sinfonia, e un'altra citazione appare all'inizio del movimento lento (che sembra pure costruito su tale citazione :doh: ). Al cuore non si comanda, però insistere sulle stesse cose dopo quasi trent'anni alla fine stufa... :cat_lol: Tutto già sentito nelle precedenti otto sinfonie.

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto in fa maggiore per pianoforte e orchestra di Leopold Kozeluch:

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13 ore fa, Snorlax dice:

John Blow, Coronation Anthems - Symphony Anthems, Choir of the King's College, Cambridge, Academy of St. Martin-in-the-Fields, David Willcocks

...a @Nitriero Cavalleone, @Ives, @Wittelsbach e a chi gradisce!

Ricambio e grazie mille:

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Per poche ore, ieri, su amazon questa ottima serie era tutta a 8 euro! Purtroppo non ho fatto in tempo a segnalarlo...

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Gustav Mahler, Sinfonia n. 3 in re min., M. Horne, Glen Ellyn Children's Choir, Chicago Symphony Orchestra & Chorus, James Levine

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Non voglio soffermarmi troppo sulle innumerevoli qualità di questa celeberrima registrazione della Terza mahleriana, di cui Levine da una lettura screziatissima, che esalta tutte le differenti caratteristiche di questa ponderosa, enorme sinfonia. Coadiuvato da un'orchestra e dei cori in stato di grazia e da una solista che dire superlativa è dire poco, il direttore di Cincinnati, ci regala un primo movimento brusco e galvanizzante, un minuetto danzante come non mai, uno scherzo forse non così accattivante come quello di Tennstedt, ma in cui il Flicorno soprano di Bud Herseth rimane tutt'oggi ineguagliato, un notturno tra i più belli della storia della discografia - mamma mia la Horne! - e dopo il breve movimento corale, segue un Finale in cui Levine sostiene alla grande il tempo assai largo - 27 minuti - costruendo un climax di straordinario impatto emotivo.

Sarebbe tutto perfetto, se il disco non fosse inficiato da una ripresa del suono, che a me suona alquanto bizzarra. In certi momenti risulta esageratamente dettagliata, mettendo anche troppo in evidenza certi particolari. Poi il tutto in molti punti non mi sembra molto bilanciato. Pur essendo una registrazione del '75, mi sembra abbia pure i difetti delle prime registrazione digitali, tra cui il suono estremamente frigido e pungente degli archi, veramente fastidioso nell'ultimo movimento. Non so se siano mie sensazioni, ma eppure c'è proprio qualcosa che non mi convince nella qualità tecnica di registrazione. Magari è pure un problema di remastering, o magari sono solamente io che ci sento male, non so...

A parte questo dedico tale straordinaria esecuzione ad @Ives@Majaniello e a @giobar

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Cage: Three Dances for prepared pianos (1945)

Pestova/Meyer Piano Duo

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto per organo e orchestra di Johann Georg Albrechtsberger:

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14 ore fa, Snorlax dice:

Non voglio soffermarmi troppo sulle innumerevoli qualità di questa celeberrima registrazione della Terza mahleriana, di cui Levine da una lettura screziatissima, che esalta tutte le differenti caratteristiche di questa ponderosa, enorme sinfonia. Coadiuvato da un'orchestra e dei cori in stato di grazia e da una solista che dire superlativa è dire poco, il direttore di Cincinnati, ci regala un primo movimento brusco e galvanizzante, un minuetto danzante come non mai, uno scherzo forse non così accattivante come quello di Tennstedt, ma in cui il Flicorno soprano di Bud Herseth rimane tutt'oggi ineguagliato, un notturno tra i più belli della storia della discografia - mamma mia la Horne! - e dopo il breve movimento corale, segue un Finale in cui Levine sostiene alla grande il tempo assai largo - 27 minuti - costruendo un climax di straordinario impatto emotivo.

Sarebbe tutto perfetto, se il disco non fosse inficiato da una ripresa del suono, che a me suona alquanto bizzarra. In certi momenti risulta esageratamente dettagliata, mettendo anche troppo in evidenza certi particolari. Poi il tutto in molti punti non mi sembra molto bilanciato. Pur essendo una registrazione del '75, mi sembra abbia pure i difetti delle prime registrazione digitali, tra cui il suono estremamente frigido e pungente degli archi, veramente fastidioso nell'ultimo movimento. Non so se siano mie sensazioni, ma eppure c'è proprio qualcosa che non mi convince nella qualità tecnica di registrazione. Magari è pure un problema di remastering, o magari sono solamente io che ci sento male, non so...

A parte questo dedico tale straordinaria esecuzione ad @Ives@Majaniello e a @giobar

Concordo, la ripresa audio non è delle migliori, aggiungo in nessuna delle artisticamente pregevoli prove mahleriane di Levine. Il remastering non migliora la situazione.

Anche il Brahms RCA di Levine è affetto da scompensi di questo tipo. Chissà se le avesse registrate per la Decca anni '80 o la DGG anni '90...

Ringrazio e ricambio con:

 

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George Frideric HANDEL
Solomon - oratorio HWV 67

Andreas Scholl - Inger Dam-Jensen - Alison Hagley
Susan Bickley - Susan Gritton - Paul Agnew - Peter Harvey
Gabrieli Consort & Players
Paul McCreesh

Primo ascolto assoluto. Impressioni iniziali: oratorio bellissimo ed esecuzione eccellente e trascinante.

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