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Cosa state ascoltando ? Anno 2018


Madiel

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23 ore fa, Snorlax dice:

Johannes Brahms, Sinfonia n. 3 in fa maggiore, Berliner Philharmoniker, Wilhelm Furtwangler - live 27/IV/1954

...ovviamente a @Nitriero Cavalleone, @superburp e a chi gradisce!

 

21 ore fa, il viandante del sud dice:

:D Berg lo "frequento" da un po' e quel concerto, per quanto ascoltato poche volte, ha sempre avuto una fascinazione particolare per me, non so forse perché è il momento di trapasso tra un mondo in decadenza e un mondo - ancora incerto - che verrà.

L'edizione che ho ascoltato è in allegato, assieme al concerto di Beethoven, ad una rivista di settore questo mese. Diciamo che al momento è sufficiente :D

E' una delle ultime incisioni di Abbado, di un nitore "matematico". Pensa che questa incisione mi ha fatto rivalutare il Concerto di Beethoven, che non è (era?) tra i miei pezzi preferiti scritti dal genio bonnense.

Messiaen! Ti dico grazie del pensiero, questo compositore è per me un enigma. Ho ascoltato pochissimo e diciamo che non posso al momento esprimere qualsivoglia giudizio estetico. Mi sono ripromesso di approfondirlo più in là , per quanto la Turangalila ascoltata molto tempo addietro mi lasciò una buona impressione.

@giobar, @Majaniello, @Nitriero Cavalleone, @Snorlax

Grazie ad entrambi per le dediche ;)
Brahms-Furt è un binomio sempre vincente, mentre di Turina non ho mai sentito nulla, quindi sarà uno stimolo ad avvicinarlo.
Controdedico lo splendido concerto per violino di Berg Alla memoria di un angelo, che casualmente sia io sia il Viandante avevamo già ascoltato qualche giorno fa. Stavolta il solista è Gidon Kremer con la Symphonie -Orchester des Bayerischen Rundfunks diretta da sir Colin Davis. Anche per me questo Concerto ha sempre avuto un valore speciale, ma in questi ultimi tempi ancor di più.
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P.S.: @il viandante del sud : mi fa piacere che tu voglia approfondire Messiaen, un musicista che adoro. Tutto ciò che ho ascoltato finora di lui, poco se si pensa alla sua sterminata produzione, mi ha entusiasmato. I Vingt Regards sono a mio parere una delle composizioni più alte ed ispirate (dall'alto, ovvio) mai scritte. Ti auguro buoni ascolti, vedrai che la musica del buon Olivier ti piacerà. :)

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11 ore fa, Snorlax dice:

Felice genetliaco a Riccardino Wagner con: Lohengrin, S. Konya, L. Rysanek, E. Blanc, A. Varnay, K. Engen, Chor und Orchester der Bayreuther Festspiele 1958, André Cluytens

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...a @Wittelsbach, @Pinkerton e @zeitnote ...e, ovviamente, a chi gradisce!

 

Non sbagli un colpo Snorlax. Questo Lohengrin è fra i miei preferiti. Cluytens all'aspetto epicheggiante antepone una lettura lirica, non di rado sommessa e  introspettiva, attenta ai dettagli. I cantanti, esclusa la Varnay, dura, fissa e spigolosa negli acuti, sono tutti al loro meglio. Konya canta con voce morbida e limpida, equilibrio e varietà di fraseggio; la Rysanek  è in ottima forma vocale e appare particolarmente ispirata; anche Blanc si fa valere delineando un Telramund particolarmente espressivo. Astrid Varnay infine, compensa le incipienti crepe vocali con la personalità, il temperamento e l'approfondita conoscenza del ruolo.

 

 

 

 

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A proposito di Wagner, ascoltavo questo:

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Riflessioni personali ad alta voce: non avevo mai, almeno razionalmente, badato a quanto Wagner ci fosse ancora nella Chamber symphony 1... non solo alcuni vizi armonici (ad esempio il trucco della sospensione e del ripiegamento cromatico, in alto o in basso, insomma lo sfruttamento della sensibile), ma proprio di scrittura, ad esempio il famoso "gruppetto" che Wagner utilizza massivamente come abbellimento vocale e strumentale (mutuato dal barocco o, chissà, dai vocalismi di Bellini), ma ci sono anche alcuni slanci mahleriani (tipicamente il clichè del "trampolino", due note brevi congiunte o quasi e un salto verso l'alto di intervallo molto ampio su nota lunga), e altre cosette... gli sviluppi sono brahmsiani, o comunque di vocazione neoclassica (variazione, forma sonata e contrappunto), ma quelli rimarranno. L'emancipazione da un linguaggio così radicato nel dna degli artisti di quell'epoca dev'essere stata un'operazione lunga e laboriosa, inventare un altro sistema, se ti trovavi in Germania, sarà parso una specie di tentativo di fuga estremo, come quando a furia di correggere e variare un disegno ti accorgi che non lo aggiusterai mai,  che sotto il disegno originario si continuerà ad intravedere, quindi cancelli tutto e ricominci daccapo.

In una delle analisi di flaminionline si dice: la prima Kammersymphonie, ultimata nel luglio 1909, sembra voler recidere decisamente il cordone ombelicale col passato, salvo poi sottolineare che la sua maggiore innovazione armonica le quarte sovrapposte, intese come unità strutturale di base, erano elemento generatore anche della Settima Sinfonia di Mahler (1905) [per caso, un ascolto recente]La cosa che più mi ha colpito però è questa considerazione dell'autore:

Se questa composizione è un vero punto di svolta nella mia evoluzione da questo punto di vista [il rapporto tra armonia e struttura], esso lo è ancor più per il fatto che presenta un primo tentativo di creare un'orchestra da camera. Si poteva forse già prevedere il diffondersi della radio, e un'orchestra da camera in questo caso sarebbe stata in grado di riempire la stanza di un appartamento con una quantità sufficiente di suono. C'era forse la possibilità, in prospettiva, di poter provare con un gruppo ristretto di strumentisti a costi inferiori in modo più approfondito, evitando le spese proibitive delle nostre orchestre-mammuth. La storia mi ha deluso da questo punto di vista: la mole delle orchestre ha continuato a crescere, e nonostante il gran numero di composizioni per piccolo complesso, anch'io ho dovuto tornare a scrivere per grande orchestra.

Non avevo mai visto il problema (in questo caso del superamento dell'orchestra wagneriana) da un punto di vista sociologico. Schoenberg era veramente preoccupato che la sua musica non rimanesse intrappolata nell'incomunicabilità, tra accademie e piccoli circuiti. Probabilmente era anche atterrito da altri modelli di comunicazione. Mi spiego anche certe riflessioni sociologiche appunto, oltre che banalmente psicologiche, a cui spinge il Mosè che ascoltavo l'altro giorno, dove qualcosa va storto proprio a livello di comunicazione. Certo il contesto storico (primi anni '30, in questo caso) dev'essere stato di profonda ispirazione.

Esecuzione eccellente e nient'affatto seriosa (anzi a tratti ironica, nella sinfonia 2), col consueto equilibrio tra comunicatività e tecnica che contraddistingue quest'ensamble.

ai classicisti, ai wagneriani e ai modernisti 

°°°°

Intanto, nel 1909 in Inghilterra si viaggiava sulle nuvole:

beati loro.

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5 ore fa, Pinkerton dice:

Non sbagli un colpo Snorlax. Questo Lohengrin è fra i miei preferiti. Cluytens all'aspetto epicheggiante antepone una lettura lirica, non di rado sommessa e  introspettiva, attenta ai dettagli. I cantanti, esclusa la Varnay, dura, fissa e spigolosa negli acuti, sono tutti al loro meglio. Konya canta con voce morbida e limpida, equilibrio e varietà di fraseggio; la Rysanek  è in ottima forma vocale e appare particolarmente ispirata; anche Blanc si fa valere delineando un Telramund particolarmente espressivo. Astrid Varnay infine, compensa le incipienti crepe vocali con la personalità, il temperamento e l'approfondita conoscenza del ruolo.

Grazie Pink, con uno dei sempre preziosi commenti - che difficilmente potrò emulare, data la loro sintesi e profondità - mi hai pure risparmiato la risposta a @giordanoted😉. Per via delle voci - lo dico molto modestamente, dato il mio deficit sull'argomento - un po' fuori parte mi è sembrato K.Engen nel ruolo di Re Enrico, dato che il basso americano mi sembra dotato di una voce, seppur piacevole, fin troppo chiara e giovanile per questo ruolo. Ma si tratta di dettagli.

Anch'io amo molto questo Lohengrin, come amo molto Cluytens, per me uno dei più grandi direttori - e forse il più grande direttore di area francofona - della sua generazione. Pochi interpreti sono stati così versatili in tutto il repertorio come il direttore belga. Consiglio, a chi non lo conoscesse, di procurarsi anche il Tannhauser del '55, oltre alle relativamente più famose registrazioni dei Maestri cantori, di cui io prediligo quella con Gustav Neidlinger nel ruolo di Sachs. Cluytens - di cui anche Knappertsbusch aveva una stima immensa - rappresenta una vera alternativa wagneriana, infatti il direttore, come dici tu, ci ha lasciato un Wagner dal carattere dal carattere prevalentemente lirico, attento ai dettagli, screziatissimo, ma sempre appassionato, in cui non mancano poderosi slanci emozionali. Insomma una lettura molto raffinata, grazie anche all'uso discreto e sapienziale dei rubati, in cui Cluytens era un maestro come pochi.

Si dice molto - e gustamente, per carità - della novità del giovane Karajan nella Bayreuth del secondo dopoguerra. Ma, per me, anche Cluytens, rappresenta una novità grande, grandissima in seno al Tempio wagneriano.

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4 minuti fa, Ives dice:

Beh, insomma, anche la letteratura umoristica ha la sua dignità artistica...:cat_lol:

°°°°°°

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@Majaniello

Per un attimo ho avuto l'impressione che il pelatone a destra fosse Gerry Scotti... :o :D 

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1 ora fa, Snorlax dice:

Cluytens - di cui anche Kanppertsbusch aveva una stima immensa

Da idolatra knappertsbuschiano ti devo rompere le scatole per chiederti: da dove trai questa notizia?

----

Ascolto questa cantata attribuita a Vivaldi, ma pare sia spuria. Venne ripresa da Bach per una cantata del periodo di Weimar e poi rielaborata anche a Lipsia, come saprà bene @Wittelsbach

 

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43 minuti fa, giordanoted dice:

Da idolatra knappertsbuschiano ti devo rompere le scatole per chiederti: da dove trai questa notizia?

Ahah guarda ho forse ho esagerato con la "stima immensa", e purtroppo non ricordo la citazione esatta, ma qualche anno fa, quando andai a trovare una mia amica che studiava arpa a Lovanio, nella Biblioteca del Conservatorio mi sono imbattuto in una biografia di Cluytens (non ricordo il titolo, ma non ce ne dovrebbero essere molte) e rammento di aver letto più volte che Cluytens, appena arrivato a Bayreuth si trattenne a più riprese con l'anziano direttore, con cui studiò - anche se in maniera non continuativa - le partiture wagneriane, chiedendogli numerosi cosigli. Non so se per questo il vecchio Kna si sentì lusingato, ma erano riportati degli attestati di stima, anche per mezzo di una corrispondenza con Wieland Wagner, in cui venivano lodati l'intelligenza e la preparazione del direttore belga.

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2 minuti fa, Snorlax dice:

Ahah guarda ho forse ho esagerato con la "stima immensa", e purtroppo non ricordo la citazione esatta, ma qualche anno fa, quando andai a trovare una mia amica che studiava arpa a Lovanio, nella Biblioteca del Conservatorio mi sono imbattuto in una biografia di Cluytens (non ricordo il titolo, ma non ce ne dovrebbero essere molte) e rammento di aver letto più volte che Cluytens, appena arrivato a Bayreuth si trattenne a più riprese con l'anziano direttore, con cui studiò - anche se in maniera non continuativa - le partiture wagneriane, chiedendogli numerosi cosigli. Non so se per questo il vecchio Kna si sentì lusingato, ma erano riportati degli attestati di stima, anche per mezzo di una corrispondenza con Wieland Wagner, in cui venivano lodati l'intelligenza e la preparazione del direttore belga.

Wikipedia riferisce anche di una chiamata di Kna fatta a Cluytens nel 1965 per fargli dirigere Parsifal e Tannhäuser a Bayreuth. Certo, la cosa può essere anche inquadrata come un atto di opportunismo di comodo, perché il Kna magari quell'anno non ne voleva mezza di dirigere, ma direi che è più probabile un gesto di stima.

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2 minuti fa, Snorlax dice:

Ahah guarda ho forse ho esagerato con la "stima immensa"

Forse hai esagerato anche con il più grande direttore di area francofona della sua generazione, senza voler fare classifiche, diciamo che era in ottima compagnia... :D 

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16 minuti fa, Majaniello dice:

Forse hai esagerato anche con il più grande direttore di area francofona della sua generazione, senza voler fare classifiche, diciamo che era in ottima compagnia... :D 

Oh Maja, non te ne va bene una!😓Vabbé, di sicuro ci metto Martinon, e Markevitch - sebbene ufficialmente non penso non abbia mai preso la cittadinanza francese - ma di quella generazione, ossia di quelli nati nei primi nel '900, di sicuro Cluytens è uno dei pochi - non solo di quell'area - che ha avuto risultati eccellenti con tutti i grandi repertori...

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23 minuti fa, Snorlax dice:

Oh Maja, non te ne va bene una!😓Vabbé, di sicuro ci metto Martinon, e Markevitch - sebbene ufficialmente non penso non abbia mai preso la cittadinanza francese - ma di quella generazione, ossia di quelli nati nei primi nel '900, di sicuro Cluytens è uno dei pochi - non solo di quell'area - che ha avuto risultati eccellenti con tutti i grandi repertori...

Vabè Snorl, se dici "il più grande" ti devi assumere la responsabilità di certe frasi :D diciamo che ti piace di più perchè è l'unico direttore francese che è più famoso per le sue interpretazioni nel repertorio tedesco tardoromantico, quello che maggiormente frequenti, che in quello francese....  :P Nessun direttore francese (che poi era belga) ha mai diretto così tanto Wagner, anche perchè lo stile "rubato" di Cluytens fà proprio scuola wagneriana, benchè il nostro non abbia la pesantezza greve dei direttori tedeschi. A confronto Martinon e Markevitch (che dirigevano bene pure i tedeschi) erano anche portati per la musica neoclassica, che Cluytens credo abbia affrontato senza lasciare molto il segno. Tra i francesi campioni nel repertorio tedesco c'era anche Munch, ma aveva uno stile completamente opposto (trasparente, rigoroso e rapido nei tempi ecc).

PS: il suo Beethoven col mal di mare non lo trovo per niente eccellente, sorry.

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3 ore fa, Majaniello dice:

A proposito di Wagner, ascoltavo questo:

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Riflessioni personali ad alta voce: non avevo mai, almeno razionalmente, badato a quanto Wagner ci fosse ancora nella Chamber symphony 1... non solo alcuni vizi armonici (ad esempio il trucco della sospensione e del ripiegamento cromatico, in alto o in basso, insomma lo sfruttamento della sensibile), ma proprio di scrittura, ad esempio il famoso "gruppetto" che Wagner utilizza massivamente come abbellimento vocale e strumentale (mutuato dal barocco o, chissà, dai vocalismi di Bellini), ma ci sono anche alcuni slanci mahleriani (tipicamente il clichè del "trampolino", due note brevi congiunte o quasi e un salto verso l'alto di intervallo molto ampio su nota lunga), e altre cosette... gli sviluppi sono brahmsiani, o comunque di vocazione neoclassica (variazione, forma sonata e contrappunto), ma quelli rimarranno. L'emancipazione da un linguaggio così radicato nel dna degli artisti di quell'epoca dev'essere stata un'operazione lunga e laboriosa, inventare un altro sistema, se ti trovavi in Germania, sarà parso una specie di tentativo di fuga estremo, come quando a furia di correggere e variare un disegno ti accorgi che non lo aggiusterai mai,  che sotto il disegno originario si continuerà ad intravedere, quindi cancelli tutto e ricominci daccapo.

In una delle analisi di flaminionline si dice: la prima Kammersymphonie, ultimata nel luglio 1909, sembra voler recidere decisamente il cordone ombelicale col passato, salvo poi sottolineare che la sua maggiore innovazione armonica le quarte sovrapposte, intese come unità strutturale di base, erano elemento generatore anche della Settima Sinfonia di Mahler (1905) [per caso, un ascolto recente]La cosa che più mi ha colpito però è questa considerazione dell'autore:

Se questa composizione è un vero punto di svolta nella mia evoluzione da questo punto di vista [il rapporto tra armonia e struttura], esso lo è ancor più per il fatto che presenta un primo tentativo di creare un'orchestra da camera. Si poteva forse già prevedere il diffondersi della radio, e un'orchestra da camera in questo caso sarebbe stata in grado di riempire la stanza di un appartamento con una quantità sufficiente di suono. C'era forse la possibilità, in prospettiva, di poter provare con un gruppo ristretto di strumentisti a costi inferiori in modo più approfondito, evitando le spese proibitive delle nostre orchestre-mammuth. La storia mi ha deluso da questo punto di vista: la mole delle orchestre ha continuato a crescere, e nonostante il gran numero di composizioni per piccolo complesso, anch'io ho dovuto tornare a scrivere per grande orchestra.

Non avevo mai visto il problema (in questo caso del superamento dell'orchestra wagneriana) da un punto di vista sociologico. Schoenberg era veramente preoccupato che la sua musica non rimanesse intrappolata nell'incomunicabilità, tra accademie e piccoli circuiti. Probabilmente era anche atterrito da altri modelli di comunicazione. Mi spiego anche certe riflessioni sociologiche appunto, oltre che banalmente psicologiche, a cui spinge il Mosè che ascoltavo l'altro giorno, dove qualcosa va storto proprio a livello di comunicazione. Certo il contesto storico (primi anni '30, in questo caso) dev'essere stato di profonda ispirazione.

Esecuzione eccellente e nient'affatto seriosa (anzi a tratti ironica, nella sinfonia 2), col consueto equilibrio tra comunicatività e tecnica che contraddistingue quest'ensamble.

ai classicisti, ai wagneriani e ai modernisti 

°°°°

Intanto, nel 1909 in Inghilterra si viaggiava sulle nuvole:

beati loro.

C'è però da dire che il ripiegamento verso organici più ridotti, o per meglio dire verso sonorità più limpide, era già nell'aria in Francia e altrove verso il 1908/1910. Già Mahler scriveva dal 1900 sinfonie  sterminate e di lunghezza bruckneriana, ma estremamente diversificate nelle sonorità, spesso impiegava pochi strumenti per gli effetti più strani. Lo stesso faceva Busoni, che in più raramente scriveva per orchestre gigantesche. Il wagnerismo si stava consumando e già si intravedeva una nuova era, ma questo non significa che venisse per forza rinnegato.

Un caso interessante è proprio quello di Holst, che attorno al 1908 scriveva il suoi primi cori tratti dal Rig Veda, o altri pezzi con organici piccoli e dalle sonorità diafane, ma che parte senz'altro dall'armonia wagneriana e ha una certa difficoltà ad abbandonarla fino al 1919 circa.

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1 minuto fa, Majaniello dice:

Vabè Snorl, se dici "il più grande" ti devi assumere la responsabilità di certe frasi :D diciamo che ti piace di più perchè è l'unico direttore francese che è più famoso per le sue interpretazioni nel repertorio tedesco tardoromantico, quello che maggiormente frequenti, che in quello francese....  :P Nessun direttore francese (che poi era belga) ha mai diretto così tanto Wagner, anche perchè lo stile "rubato" di Cluytens fà proprio scuola wagneriana, benchè il nostro non abbia la pesantezza greve dei direttori tedeschi. A confronto Martinon e Markevitch (che dirigevano bene pure i tedeschi) erano anche portati per la musica neoclassica, che Cluytens credo abbia affrontato senza lasciare molto il segno. Tra i francesi campioni nel repertorio tedesco c'era anche Munch, ma aveva uno stile completamente opposto (trasparente, rigoroso e rapido nei tempi ecc).

PS: il suo Beethoven col mal di mare non lo trovo per niente eccellente, sorry.

Dai Maja, sai che Cluytens è il direttore che amo di più di quell'area, e visti i nostri gusti, mi sa che le nostre preferenze difficilmente si accorderanno. Mi assumo la responsabilità!😋

E comunque trovo che Cluytens abbia eccelso, senza dubbio, anche nel grande repertorio francese, vedi l'integrale di Ravel - l'unico che se la batte con Martinon secondo me - ma anche Berlioz, l'opera etc. etc., anzi ti propongo questo bellissimo Requiem di Fauré, trattasi non della celebre registrazione con la de los Angeles e Fischer-Dieskau, ma di una precente, ancor più idiomatica con la Angelici e Noguera:

 

P.s. A me piace il suo Beethoven, e la Seconda, la Quarta e l'Ottava costituiscono la punta di diamante di quella prima integrale berlinese. Ma vabbé, è inutile che tenti di convincerti, o viceversa...😜

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2 minuti fa, Madiel dice:

C'è però da dire che il ripiegamento verso organici più ridotti, o per meglio dire verso sonorità più limpide, era già nell'aria in Francia e altrove verso il 1908/1910. Già Mahler scriveva dal 1900 sinfonie  sterminate e di lunghezza bruckneriana, ma estremamente diversificate nelle sonorità, spesso impiegava pochi strumenti per gli effetti più strani. Lo stesso faceva Busoni, che in più raramente scriveva per orchestre gigantesche. Il wagnerismo si stava consumando e già si intravedeva una nuova era, ma questo non significa che venisse per forza rinnegato.

Un caso interessante è proprio quello di Holst, che attorno al 1908 scriveva il suoi primi cori tratti dal Rig Veda, o altri pezzi con organici piccoli e dalle sonorità diafane, ma che parte senz'altro dall'armonia wagneriana.

Sì infatti mi sto proprio interessando con più attenzione a quest'epoca di transizione... tra il 1900 e il 1920, quando si affermano la tecnica dodecafonica e il neoclassicismo francese, c'è tutto un mondo intermedio tra tardoromanticismo e modernismo che è interessante studiare nella sua evoluzione. 

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