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Cosa state ascoltando ? Anno 2018


Madiel
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Robert Schumann, Sinfonia n. 1 "Primavera", Gewandhausorchester Leipzig, Franz Konwitschny

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L'integrale schumanniana di Konwitschny non è seconda a nessuno. Ne è la riprova questa Primavera captata in ottimo stereo nel 1960. Il suono dell'orchestra di Lipsia è un qualcosa di incredibile: corposo, ricco, ma senza mai essere patinato, con un equilibrio perfetto tra tutte le sezioni orchestrali. L'interpretazione del direttore moravo brilla per freschezza e vitalità e riesce quasi a rendere coerente la sofferta orchestrazione schumanniana. In rete ho letto più di qualche recensione negativa riguardo a questo ciclo, in cui Konwitschny viene perfino accusato di una lettura sbrigativa e superficiale. Mah, mi domando come ciò sia possibile... Vabbé dai, i gusti so' gusti...:rolleyes:

Dedico a @superburp, @Wittelsbach, @giordanoted, @Majaniello, @Ives e a chi gradisce...

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Finalmente qualcosa di davvero bello.
Avevo sentito anni fa questo balletto, senza un ricordo particolare. Invece, dopo le opere non proprio sollazzevoli (a parer mio) che ho sentito, fa tutt'altra figura: audacie formali, uso intrigante del gamelan e delle scale pentatoniche, strumentazione originale.
L'orchestra del Covent Garden, in questa pioneristica ma ben fatta incisione del 1957, è nel suo naturale elemento ballettistico, ciononostante conserva qualche ruvidezza. Sospetto che la più recente registrazione firmata Oliver Knussen sia migliore.

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1 ora fa, Snorlax dice:

Robert Schumann, Sinfonia n. 1 "Primavera", Gewandhausorchester Leipzig, Franz Konwitschny

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L'integrale schumanniana di Konwitschny non è seconda a nessuno. Ne è la riprova questa Primavera captata in ottimo stereo nel 1960. Il suono dell'orchestra di Lipsia è un qualcosa di incredibile: corposo, ricco, ma senza mai essere patinato, con un equilibrio perfetto tra tutte le sezioni orchestrali. L'interpretazione del direttore moravo brilla per freschezza e vitalità e riesce quasi a rendere coerente la sofferta orchestrazione schumanniana. In rete ho letto più di qualche recensione negativa riguardo a questo ciclo, in cui Konwitschny viene perfino accusato di una lettura sbrigativa e superficiale. Mah, mi domando come ciò sia possibile... Vabbé dai, i gusti so' gusti...:rolleyes:

Dedico a @superburp, @Wittelsbach, @giordanoted, @Majaniello, @Ives e a chi gradisce...

Sono del tutto d'accordo. Un'integrale da portare sugli scudi.

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Il Mahler di Leinsdorf, che ho ascoltato a brandelli in questi giorni, è una palla colossale, ma - non si sa se per affinità o per casualità - questa quinta (mi) suona quasi perfetta! Sul web non se ne parla nè bene nè male, semplicemente non se ne parla. Mah.

@Wittelsbach @Snorlax

Segue un altro disco eccellente:

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15 ore fa, superburp dice:

Leo, concerti per violoncello, archi e b.c. L10, L20 e L30 (Berger/Czarnecki).

A kraus e giobar.

Grazie :) In controdedica.

Risultati immagini per jacques-martin hotteterre

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13 ore fa, Majaniello dice:

 

Il Mahler di Leinsdorf, che ho ascoltato a brandelli in questi giorni, è una palla colossale, ma - non si sa se per affinità o per casualità - questa quinta (mi) suona quasi perfetta! Sul web non se ne parla nè bene nè male, semplicemente non se ne parla

https://www.classicstoday.com/review/review-3353/?search=1

https://www.classicstoday.com/review/review-6521/?search=1

Non c'è la Quinta, che in realtà neanche io avevo mai visto in CD. Conosco però  la Sesta live a Monaco (quindi non con i Bostonians), non sembra che Leinsdorf abbia compreso a pieno le peculiarità della materia sonora mahleriana. Un pò come per Strauss appare ottimo nella trasparenza dell'intrico armonico/timbrico, ma tutta la pulsione ritmica è quantomai lasca e il "banale" mahleriano viene ridotto a caos sonoro e poco altro. Magari la Quinta era più nelle sue corde, chissà.

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16 ore fa, Snorlax dice:

Robert Schumann, Sinfonia n. 1 "Primavera", Gewandhausorchester Leipzig, Franz Konwitschny

L'integrale schumanniana di Konwitschny non è seconda a nessuno. Ne è la riprova questa Primavera captata in ottimo stereo nel 1960. Il suono dell'orchestra di Lipsia è un qualcosa di incredibile: corposo, ricco, ma senza mai essere patinato, con un equilibrio perfetto tra tutte le sezioni orchestrali. L'interpretazione del direttore moravo brilla per freschezza e vitalità e riesce quasi a rendere coerente la sofferta orchestrazione schumanniana. In rete ho letto più di qualche recensione negativa riguardo a questo ciclo, in cui Konwitschny viene perfino accusato di una lettura sbrigativa e superficiale. Mah, mi domando come ciò sia possibile... Vabbé dai, i gusti so' gusti...:rolleyes:

Dedico a @superburp, @Wittelsbach, @giordanoted, @Majaniello, @Ives e a chi gradisce...

Grazie, ricambio con:

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In particolar modo, ascolto il "cuore" del programma di questo disco, che è la Fantasia e Fuga su Ad nos, ad salutarem undam di Liszt trascritta per piano da Busoni dall'originale organistico. Gigantesca cattedrale sonora nella quale sono impressionanti la capacità di mettere in rilievo i diversi registri, lo stiramento dei tempi e il controllo dei silenzi, tutto sotto l’aureola di un grande sentimento del sacro, tipico del Liszt ultima maniera. Levit sciorina grande tecnica e personalità elevatissima.

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12 minuti fa, Ives dice:

Works by Bach, Schumann, Liszt, Wagner, Busoni, Rzewski and Bill Evans.

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Levit ormai sembra specializzato nel repertorio contrappuntistico.

Queste copertine scopertamente pop mi noiano, almeno scrivessero il nome dei compositori. Ottima idea quella di registrare Liszt-Busoni, se i soliti autori devono essere, almeno ascoltiamo qualche brano meno noto.

Mi riascolto l'originale per organo, e pure la sonata di Reubke:

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https://www.youtube.com/watch?v=F_Pi6nbSY5c

https://www.youtube.com/watch?v=70iFz4fB_ww

https://www.youtube.com/watch?v=i50VSJL1170

https://www.youtube.com/watch?v=NIttQV5A2mU

Questo mi mancava: non l'amabile Николай Н. Черепнин ma l'ensemble di soli corni.

Mia ignoranza per me comprensibile, viste le mie riserve verso tanti strumenti a fiato e i loro usi (come vengon suonati) da cui una mia certa ricerca d'ascolto nell'area ahimè da mo' in bassa priorità...

Ma quest'offerta, che definirei piuttosto "Sei movimenti (minimi) per quartetto di corni", la direi intrigante quanto basta, certamente a motivo del carattere timbrico dello strumento stesso, che ho sempre apprezzato (più di quello di tanti altri fiati, appunto), eppoi per la situazione il disegno l'aroma: tra il cortigiano, d'antan, e il borghese vaghissimamente introspettivo e quindi meditativo: asburgico (ovvabbé: di conservatorio) ma in rarefazione autentica, per dirla di fantasia, richardstraussiano ecc.

 

 

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Vivaldi, "L'estro armonico" (Op.3) - Concerto n.o11.

Alle volte il "Prete Rosso" alle nostre orecchie riesce curiosamente moderno. Poi c'è chi, persino tra i musicisti di professione, continua a considerarlo "quello che ha scritto seicento volte lo stesso concerto", e manco col fare da boutade, ma questa è un'altra storia...

A quanti debba controdediche.

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Ludwig van Beethoven, Concerto per violino e orchestra, David Oistrakh, Orchestre National de la Radiodiffusion Francaise, André Cluytens

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Pur possedendo questa famosa registrazione da tempo, la ascolto solo ora con una certa attenzione. E' un bell'ascolto - e dato i nomi in questione, non c'erano molti dubbi - ma devo ammettere che non mi ha restituito il pathos che ho percepito in altre registrazioni; mi vengono in mente tra tutti gli eroici furori di Rohn/Furtwangler, la nobiltà di Schneiderhan/Jochum o il decadentismo di Kennedy/Tennstedt. Oistrakh ovviamente è ineccepibile, perfetto, e il suono è spettacolare; tuttavia la sua interpretazione - sarò pure eretico nel dirlo - mi pare anche un po' distaccata, senza troppo trasporto. Cluytens, chiamato all'ultimo momento a sostituire Klemperer rinunciatario a causa di un malore, gioca la carta del lirismo, anteponendosi così alle letture rocciose del direttore tedesco, che col violinista sovietico e la medesima orchestra inciderà due anni più tardi il Concerto di Brahms. Comunque il direttore belga se la cava egregiamente, anche se non ho percepito né la varietà e né la profondità di lettura che ho trovato nelle coeve incisioni delle sinfonie beethoveniane con la Filarmonica di Berlino. Sicuramente un bel disco, ma che non cambia le mie references - se ha senso che ci siano - di questo capolavoro.

Dedico a @superburp, @giordanoted, @Wittelsbach e chi gradisce...

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2 ore fa, Snorlax dice:

Ludwig van Beethoven, Concerto per violino e orchestra, David Oistrakh, Orchestre National de la Radiodiffusion Francaise, André Cluytens

51CeI9LUk-L.jpg

Pur possedendo questa famosa registrazione da tempo, la ascolto solo ora con una certa attenzione. E' un bell'ascolto - e dato i nomi in questione, non c'erano molti dubbi - ma devo ammettere che non mi ha restituito il pathos che ho percepito in altre registrazioni; mi vengono in mente tra tutti gli eroici furori di Rohn/Furtwangler, la nobiltà di Schneiderhan/Jochum o il decadentismo di Kennedy/Tennstedt. Oistrakh ovviamente è ineccepibile, perfetto, e il suono è spettacolare; tuttavia la sua interpretazione - sarò pure eretico nel dirlo - mi pare anche un po' distaccata, senza troppo trasporto. Cluytens, chiamato all'ultimo momento a sostituire Klemperer rinunciatario a causa di un malore, gioca la carta del lirismo, anteponendosi così alle letture rocciose del direttore tedesco, che col violinista sovietico e la medesima orchestra inciderà due anni più tardi il Concerto di Brahms. Comunque il direttore belga se la cava egregiamente, anche se non ho percepito né la varietà e né la profondità di lettura che ho trovato nelle coeve incisioni delle sinfonie beethoveniane con la Filarmonica di Berlino. Sicuramente un bel disco, ma che non cambia le mie references - se ha senso che ci siano - di questo capolavoro.

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L' op. 61 che girava sul piatto di mio padre quando era piccolo era quella di Menuhin con Furtwangler, a cui si aggiunse poi la strana coppia Accardo-Masur (Philips, dalla bellissima serie I Grandi Compositori De Agostini). Più avanti, comprammo il cd con Oistrakh-Cluytens, edizione molto amata nella sua compostezza.

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36 minuti fa, glenngould dice:

Che combinazione! Giusto l'altro giorno lo stavo ascoltando dal canale omonimo...vorrei provare anche con Alkestin!

Gran bella opera Die Backhantinen, ultima propaggine del post romanticismo negli anni venti con curiosi rimandi anche all'opera barocca (v. ultima aria di Dioniso) e al classicismo. Il solito ibrido wellesziano, ma ancora un passo indietro rispetto alla lezione espressionista straussiana, non voleva proprio tenere in alcun conto di Elektra: e credo a ragione, altrimenti ne sarebbe rimasto schiacciato visto e considerato il soggetto della sua opera. Il carattere nobile che la contraddistingue sembra sottolineare, piuttosto, lo spirito apollineo. Non conosco Alkestin.

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