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Cosa state ascoltando ? Anno 2018


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56 minuti fa, Pinkerton dice:

Benedetti Michelangeli , Super, quando gli obiettavano di avere un repertorio limitato, diceva che non c'è il tempo né  il modo di fare bene molte cose.

Forse il punto sta proprio qui.

I latini, che la sapevano lunga, dicevano:

ARS LONGA, VITA BREVIS

Se il criterio di selezione, Pink, fosse di natura diciamo "stilistico-attitudinale", sarei anche d'accordo (della serie "mi concentro su un repertorio congeniale all'estetica e al mio modo di suonare/cantare/dirigere"). Il problema è che questi che avrebbero dovuto far benissimo poi benissimo non facevano. Si prenda su tutti questo celebre disco, che non rende giustizia nè allo stile esuberante e jazzistico di Ravel nè al tardoromanticismo cinematografico dell'ultimo Rachmaninov:

41128RZY16L.jpg

qualcuno dirà sempre che non è vero ma non importa, diverso per me è il discorso quando affrontava autori a lui congeniali, come Haydn, Galuppi, Grieg, Debussy o Mompou. Ma con questi solo non si diventa "Michelangeli", il pianista tenebroso così adorato dal pubblico, e qui sta il problema.

Ad esempio, se il tempo era davvero poco, si poteva risparmiare evitando lo studio di un Liszt (ben poco elettrizzante sotto le sue mani), in favore magari di un Messiaen (per citare un autore popolare e più in linea con l'idea di pianismo di Michelangeli) oppure, ma chissà se lo conosceva, di un Respighi. 

La bella frase di Michelangeli a me pare un alibi che nasconde due verità: la prima è la solita limitatezza culturale (molti di questi interpreti non conoscevano che un pugno di autori), la seconda è l'idea - molto umana e materiale, e quindi poco divistica - del pianista professionista come un mestierante (qual è, non vedo perchè vergognarsene), così se vuoi diventare ricco e famoso devi suonare Beethoven, Chopin, Schumann, Liszt, Brahms, perchè è quello che chiedono le sale da concerto e le etichette discografiche, non c'è scampo. E tuttavia, nonostante tutto ciò sia risaputo, nelle interviste queste cose non le puoi dire. Il buon Arturo quindi, al netto di qualche curiosità, limitava il suo repertorio giusto giusto agli autori che gli consentivano di essere "il grande Benedetti-Michelangeli", non differentemente da tanti suoi colleghi, suonando peraltro meno opere e annullando più concerti. Certo il suo mestiere lo faceva tecnicamente bene, benissimo, ma ci mancasse, era pur sempre un professionista serio.

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4 ore fa, glenngould dice:

Gioacchino Rossini

Petite messe solennelle 

RIAS-Kammerchor

Diretti da Marcus Creed

 

Qualche settimana fa si è parlato di questa composizione che io amo in maniera particolare fin dalla prima volta che l'ho ascoltata e che preferisco nella versione originale.

A quanti gradiscono.

Da quando ne è stato parlato in Forum ho deciso finalmente di ascoltarla e anche io l'ho amata subito, per giorni ho ascoltato solo questa composizione e basta. Ho provato quella di Stephen Cleobury con il King's College Choir (Warner), nella versione originale, e mi è sembrata molto buona. Com'è questa di Creed, la consigli? Lui l'ho apprezzato molto nella seconda Messa di Bruckner e anche nella Messa di Vaughan Williams.

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1 ora fa, Majaniello dice:

Se il criterio di selezione, Pink, fosse di natura diciamo "stilistico-attitudinale", sarei anche d'accordo (della serie "mi concentro su un repertorio congeniale all'estetica e al mio modo di suonare/cantare/dirigere"). Il problema è che questi che avrebbero dovuto far benissimo poi benissimo non facevano. Si prenda su tutti questo celebre disco, che non rende giustizia nè allo stile esuberante e jazzistico di Ravel nè al tardoromanticismo cinematografico dell'ultimo Rachmaninov:

41128RZY16L.jpg

qualcuno dirà sempre che non è vero ma non importa, diverso per me è il discorso quando affrontava autori a lui congeniali, come Haydn, Galuppi, Grieg, Debussy o Mompou. Ma con questi solo non si diventa "Michelangeli", il pianista tenebroso così adorato dal pubblico, e qui sta il problema.

Ad esempio, se il tempo era davvero poco, si poteva risparmiare evitando lo studio di un Liszt (ben poco elettrizzante sotto le sue mani), in favore magari di un Messiaen (per citare un autore popolare e più in linea con l'idea di pianismo di Michelangeli) oppure, ma chissà se lo conosceva, di un Respighi. 

La bella frase di Michelangeli a me pare un alibi che nasconde due verità: la prima è la solita limitatezza culturale (molti di questi interpreti non conoscevano che un pugno di autori), la seconda è l'idea - molto umana e materiale, e quindi poco divistica - del pianista professionista come un mestierante (qual è, non vedo perchè vergognarsene), così se vuoi diventare ricco e famoso devi suonare Beethoven, Chopin, Schumann, Liszt, Brahms, perchè è quello che chiedono le sale da concerto e le etichette discografiche, non c'è scampo. E tuttavia, nonostante tutto ciò sia risaputo, nelle interviste queste cose non le puoi dire. Il buon Arturo quindi, al netto di qualche curiosità, limitava il suo repertorio giusto giusto agli autori che gli consentivano di essere "il grande Benedetti-Michelangeli", non differentemente da tanti suoi colleghi, suonando peraltro meno opere e annullando più concerti. Certo il suo mestiere lo faceva tecnicamente bene, benissimo, ma ci mancasse, era pur sempre un professionista serio.

A mio parere, senza però troppo generalizzare, hai centrato il punto. Non è stata e non è ancora adesso sempre colpa dell'ignoranza del pubblico, che pure oltre ai soliti nomi non conosce nessuno né ha la curiosità e la voglia di approfondire (questo è indubbio).

P.S. Io sono d'accordo con il tuo giudizio sul Ravel di Michelangeli, anche se non lo ascolto da un po'. Di quello di Rachmaninov invece ho ascoltato solo 5 minuti, quindi non saprei, ma non lo vedo affatto nelle sue corde.

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4 ore fa, Majaniello dice:

😁 perchè incontentabile? a me pare di essere uno che ascolta praticamente di tutto (tranne Wagner :P )... semmai sono difficile nella scelta delle interpretazioni, ma - e torniamo inevitabilmente al discorso di prima - sulla musica del '900 spesso le scelte interpretative sono obbligate (c'è una sola possibilità, quando c'è). 

Quanto a Malipiero, mi dolgo di non conoscerlo ancora a dovere, però - parlando di produzione giovanile - so che questo ciddì è bello:

MI0003238935.jpg?partner=allrovi.com

se è sul solco dell'impressionismo francese, allora mi piace di più del modello.

E in questo caso onore a La Vecchia, che sarà pure rozzo, ma se non c'erano lui e Noseda niente dischi di Malipiero, Ghedini, Casella, Dallapiccola ecc. Ancora una volta si registra la quasi totale assenza da questo repertorio dei "grandi direttori italiani", troppo impegnati a portare in giro la tradizione degli altri paesi (Majaniello sovranista è un ossimoro, ma quanno ce vo'....).

PS: e non mi tirate fuori che una volta, in gioventù, Abbado ha diretto per sbaglio alla Rai un pezzo di Ghedini, che non compensa una carriera internazionale basata su tutt'altro repertorio.

Abbado in gioventù dirigeva regolarmente molta musica italiana del Novecento con le orchestre RAI. Il citato Ghedini era nel suo repertorio, anche se è possibile che certe scelte siano state imposte dai contratti. Ha cambiato radicalmente alla fine degli anni sessanta, quando è arrivata la fama e ha preso a frequentare i giri internazionali.

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4 ore fa, Snorlax dice:

 Poi ogni Furtiano ha il sogno recondito di sentire di cosa sarebbe stata la Sacre nelle mani di Furt...

 

Oddio forse non sono un furtiano, però non mi dispiace che non abbia mai inciso il Sacre... (di cui, per inciso, non molto tempo fa ho ascoltato la prima edizione di Karajan, quella di cui l'autore disse più o meno che si trattava di una "belva addomesticata", e che mi è sembrata bellissima).

Il Sacre è un'opera strana, secondo me non ha nemmeno troppo senso soffermarsi solo sul decantato (e certamente centrale) aspetto ritmico, il che legittima interpretazioni eccitanti, come quella di Igor Markevitch, ma un po' aride... Però non so proprio che ne avrebbe fatto Furtwängler, tanto per indulgere al gioco delle ipotesi interpretative... ma, a rischio di risultare provocatorio (non è affatto la mia intenzione) per me il Sacre è un'opera troppo debole per l'arte di Furtwängler... intendo dire: è splendida se e solo se si ha quel talento preciso ritmico-barbarico, macchinistico-ballettistico, di falsa primordialità, di spettacolare provocazione, e anche, certo, di repulisti stilistico di tante esperienze musicali precedenti... credo che Furt l'avrebbe, nel suo profondo, disprezzata, e l'avrebbe pertanto diretta credo in modo non indimenticabile. Proprio per il suo specifico - in generale - bisogno di identificarsi anche da compositore nelle opere su cui metteva le mani.

NB:

Ok, benissimo: Furtwängler, scopro adesso, ha diretto nientemeno che la prima esecuzione con la New York Philharmonic del Sacre (la prima non americana credo, ma la prima con i New York Phil.) il 22 gennaio 1925.

A questo punto ritratto (quasi) tutto: sono curioso di sapere come l'avrebbe diretta!

E quindi sono un furtiano!

p.s.

Qui si trova una lista dei concerti diretti da Furt. Il nome di Stravinsky ricorre 69 volte, sembra che l'opera più eseguita sia stata l'Uccello di Fuoco. Ci sono altre - non moltissime - esecuzioni del Sacre oltre a quella a New York...

http://patangel.free.fr/furt/conce_en.htm

 

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21 minuti fa, Fibbo dice:

L.Kozeluch
Cantata per l'incoronazione di Leopoldo II (1791)
Prague SO - M.Stilec
747313378777.jpg
@kraus

Leopold Kozeluch (ascoltando un trio di Haydn) - Io non avrei "scritto" così.
Volfango Teofilo Mozart - Neanch'io. E sa perché? Perché né voi né io ne saremmo stati capaci. Oh, un secondo, scusate, sì... pronto? Sì, sono io. Come dite scusi? Volete offrirmi un posto da diplomatico?

Oh bene, questa fa parte della mia lista d'attesa (ho un centinaio di CD ancora da ascoltare); ne parla anche Robbins Landon e proprio perché non ne parlava in termini lusinghieri mi è venuta una curiosità matta di acquistarla non appena fosse in circolazione. Lubranamente, la domanda nasce spontanea: com'è? In controdedica hai il prossimo ascolto con la mitica Sant'Ildegarda di Bingano:

Risultati immagini per ordo virtutum hildegard von bingenRisultati immagini per hildegard of bingen

Che donna, che donna :D 

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7 minuti fa, kraus dice:

Oh bene, questa fa parte della mia lista d'attesa (ho un centinaio di CD ancora da ascoltare); ne parla anche Robbins Landon e proprio perché non ne parlava in termini lusinghieri mi è venuta una curiosità matta di acquistarla non appena fosse in circolazione. Lubranamente, la domanda nasce spontanea: com'è? In controdedica hai il prossimo ascolto con la mitica Sant'Ildegarda di Bingano:

 

 

come tu sai durante le cerimonie per l'incoronazione di Leopoldo furono rappresentate sia La Clemenza che questa cantata: indovina quella che è piaciuta di più al pubblico?...ovviamente questa cantata😄
Lavoro d'occasione molto pomposo nella forma e nello stile viennese dell'epoca ma niente di particolare....anche l'interpretazione non mi piace e sono disturbsto da un riverbero davvero fastidioso..non conoscevo il parere di RL dove lo si può leggere?
PS: se vuoi farti un'dea su spotify la trovi
 

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6 minuti fa, Fibbo dice:

come tu sai durante le cerimonie per l'incoronazione di Leopoldo furono rappresentate sia La Clemenza che questa cantata: indovina quella che è piaciuta di più al pubblico?...ovviamente questa cantata😄
Lavoro d'occasione molto pomposo nella forma e nello stile viennese dell'epoca ma niente di particolare....anche l'interpretazione non mi piace e sono disturbsto da un riverbero davvero fastidioso..non conoscevo il parere di RL dove lo si può leggere?

In questo libro qui, che conferma il tuo post:

Risultati immagini per l'ultimo anno di Mozart

Mi correggo: non è il parere di Robbins Landon, ma quello di Niemetschek riportato per l'appunto da RL: "Leopold Kozeluch (...) a Praga tormentò continuamente Mozart con la più gretta delle gelosie. Nel periodo dell'incoronazione lo calunniò malignamente attaccandone persino la moralità. Kozeluch perse ogni credito. ho conosciuto questo piccolo uomo e piccolo compositore quando abitava presso un mio amico; egli non compose la cantata su testo di Meissner in quattro settimane, ma la mise insieme con il sudore della fronte e con un'imprecazione partorì... un mostricciattolo".
Subito dopo Robbins Landon aggiunge: "La cantata ebbe un gran successo e venne replicata. Leopold Kozeluch, miserabilis, divenne compositore di corte a Vienna nel 1792, con un salario doppio di quello di Mozart. Doveva comporre opere e oratori; il suo fu quel genere di musica che l'uomo della strada e i segretari privati potevano realmente apprezzare e capire."

Per sincerità, va detto a stretto giro di posta che, poco tempo dopo aver letto quel doppio giudizio, mi capitò di ascoltare grazie alla filodiffusione un Concerto per clarinetto proprio di Kozeluch e non lo trovai affatto malvagio :mellow: 

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2 minuti fa, kraus dice:

In questo libro qui, che conferma il tuo post:

Risultati immagini per l'ultimo anno di Mozart

Mi correggo: non è il parere di Robbins Landon, ma quello di Niemetschek riportato per l'appunto da RL: "Leopold Kozeluch (...) a Praga tormentò continuamente Mozart con la più gretta delle gelosie. Nel periodo dell'incoronazione lo calunniò malignamente attaccandone persino la moralità. Kozeluch perse ogni credito. ho conosciuto questo piccolo uomo e piccolo compositore quando abitava presso un mio amico; egli non compose la cantata su testo di Meissner in quattro settimane, ma la mise insieme con il sudore della fronte e con un'imprecazione partorì... un mostricciattolo".
Subito dopo Robbins Landon aggiunge: "La cantata ebbe un gran successo e venne replicata. Leopold Kozeluch, miserabilis, divenne compositore di corte a Vienna nel 1792, con un salario doppio di quello di Mozart. Doveva comporre opere e oratori; il suo fu quel genere di musica che l'uomo della strada e i segretari privati potevano realmente apprezzare e capire."

Per sincerità, va detto a stretto giro di posta che, poco tempo dopo aver letto quel doppio giudizio, mi capitò di ascoltare grazie alla filodiffusione un Concerto per clarinetto proprio di Kozeluch e non lo trovai affatto malvagio :mellow: 

OK adesso mi è più chiaro...come scrivevo prima la cantata fu talmente un successo che quando il povero Leopoldo morì l'anno seguente le porte per Kozeluch erano spalancate per incarichi prestigiosi col successore Francesco II
Sulle qualità artistiche di LK mi posso esprimer solo per quel che conosco, ovvero un paio di CD Brillliant per fortepiano (buoni ma il primo volume comprende lavori giovanili alquanto scialbi, meglio il secondo volume)..le sinfonie dovrei riascoltarle..i concerti proprio non so dire

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13 minuti fa, Fibbo dice:

OK adesso mi è più chiaro...come scrivevo prima la cantata fu talmente un successo che quando il povero Leopoldo morì l'anno seguente le porte per Kozeluch erano spalancate per incarichi prestigiosi col successore Francesco II
Sulle qualità artistiche di LK mi posso esprimer solo per quel che conosco, ovvero un paio di CD Brillliant per fortepiano (buoni ma il primo volume comprende lavori giovanili alquanto scialbi, meglio il secondo volume)..le sinfonie dovrei riascoltarle..i concerti proprio non so dire

Quello per clarinetto di cui parlavo prima è forse questo qui (per qualche strano motivo non si può inviare questo messaggio comprendendo anche il video). Il terzo movimento è particolarmente grazioso e il tema è ben congegnato, ricordando un po' i finali di Franz Anton Hoffmeister.

Delle sonate ho ascoltato un buon disco della Jenny Soonjin Kim e alcuni video di YouTube in cui tutto sommato salta fuori un buon compositore Sturm und Drang (quand'era in vena e quando componeva in minore). Ho ascoltato qualche sinfonia eseguita nientemeno che dal Concerto Köln, ma lì francamente eravamo su livelli proprio modesti, come anche altri forumisti han fatto notare.

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9 minuti fa, kraus dice:

Quello per clarinetto di cui parlavo prima è forse questo qui:

 

Delle sonate ho ascoltato un buon disco della Jenny Soonjin Kim e alcuni video di YouTube in cui tutto sommato salta fuori un buon compositore Sturm und Drang (quand'era in vena e quando componeva in minore). Ho ascoltato qualche sinfonia eseguita nientemeno che dal Concerto Köln, ma lì francamente eravamo su livelli proprio modesti, come anche altri forumisti han fatto notare.

si, sono i CD brilliant che citavo....ho controllato e mi ritrovo in collezione pure questo
512bBH0qACL.jpg
e me lo ricordo molto noioso nonostante l'impegno del buon Herman Max

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1 minuto fa, Fibbo dice:

si, sono i CD brilliant che citavo

C'è anche un altro pianista che si è cimentato nell'integrale:

Risultati immagini per kozeluch sonatas

Il Mosè me lo ricordavo così così, certo Il ritorno di Tobia lo sverniciava in pieno.

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Adesso, kraus dice:

C'è anche un altro pianista che si è cimentato nell'integrale:

Risultati immagini per kozeluch sonatas

Il Mosè me lo ricordavo così così, certo Il ritorno di Tobia lo sverniciava in pieno.

beh...parliamo del capolavoro operistico (anche se in effetti è un oratorio ma prova a sentirti le arie!) di Haydn!!!...siamo in un altro campionato😄

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Risultati immagini per monteverdi naxos "madrigals book 7"

Meno ostico di quanto pensassi (almeno il 1° CD). Pensavo che ci fossero solo le voci, invece un gradevole accompagnamento strumentale semplifica un minimo l'ascolto. @Fibbo e @Alucard, se ancora ci legge.

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8 ore fa, Wittelsbach dice:

Una discussione piena di quei preconcetti intellettualistici che da anni vanno di moda. Non ci entro neanche, non saprei che dire.

Non so se ci siano preconcetti, però è sempre meglio di leggere i soliti 7-8 post per ciascuno (su 25 post per pagina) giornalieri dei soliti due, che da una settimana ormai hanno praticamente occupato tutto lo spazio disponibile in questo topic :wacko: 

Dato che sei in fase pessimista, ti dedico questa buona Sinfonia

Miaskovsky: Sinfonia n.6 op.23 (1923)

Orchestra Sinfonica della Radio Cecoslovacca diretta da Robert Stankovsky

 

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5 ore fa, Pinkerton dice:

Benedetti Michelangeli , Super, quando gli obiettavano di avere un repertorio limitato, diceva che non c'è il tempo né  il modo di fare bene molte cose.

Forse il punto sta proprio qui.

I latini, che la sapevano lunga, dicevano:

ARS LONGA, VITA BREVIS

Capire e far bene tutto non si può. Bisogna scegliere.

Similmente, ad una signora che gli chiedeva come mai eseguisse così tanto Beethoven, Backhaus le rispose "Signora, sono 32 sonate!".

Si possono forse vedere gli interpreti più vecchi un po' come professori universitari che concentrano la loro carriera sullo studio di un aspetto di una materia molto più vasta, sapendo che appunto il tempo per tutto non c'era.

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8 ore fa, Majaniello dice:

Al tempo, non è stato possibile per cause economiche, culturali e bla bla, ognuno se lo spiega come vuole, o non se lo spiega se non vuole.

Solo un'annotazione perché non ho né il tempo né la voglia di riprendere i molti rivoli del discorso. Le cause economiche non possono essere sottovalutate. A meno che non si abbia a disposizione un mecenate ricchissimo e illuminato (si è accennato al marajah di Mysore, ma nel tempo ce ne sono stati tanti ), la programmazione musicale in tutto il mondo risente dei soldi a disposizione. Gli organizzatori (sovrintendenti, direttori artistici e simili) sono dei manager che devono gestire dei budgets limitati e spesso in progressiva diminuzione. Quello che sta succedendo in Italia con il diabolico meccanismo dei punti FUS è pazzesco. Ma sono cose che succedono anche altrove: negli USA e in Gran Bretagna, ad esempio, molti teatri lirici e molte orchestre sono  rischio di chiusura per mancanza di fondi. Davanti all'esigenza pressante di sfamare molte bocche (perché il sovrintendente di turno  risponde non solo al direttore stabile di fama, che guadagna anche con le  ospitate altrove, ma anche alla sarta, al macchinista e all'archivista del teatro),  vi è la duplice necessità di riempire al massimo le sale attirando il pubblico e di fare al tempo stesso un gran numero di spettacoli. E' noto che i bilanci non si rimpinguano con la vendita dei biglietti (che copre solo in minima parte le spese), ma il teatro pieno e il numero degli spettacoli garantiscono visibilità e attivano sia gli sponsor che i finanziamenti. In questa prospettiva, i manager non hanno alcun interesse a fare proposte a forte rischio di impopolarità. Al limite, riescono, quando sono intelligenti, a infilare qualche progetto interessante da bilanciare accuratamente col repertorio più trito. Ed ecco, allora, nel teatro della mia città, che la linea in atto da anni di proporre un titolo operistico negletto del primo 900 italiano (Busoni, Respighi e simili) viene bilanciato con una cascata di Traviate, Rigoletti e Carmen che garantiscono il tutto esaurito anche nelle recite supplementari e assicurano persino un botto di abbonamenti (a Cagliari siamo al 70% dei posti venduto in abbonamento, salvo trovare la sala mezzo vuota per i titoli non di pieno repertorio). In questo quadro, anche il direttore o il solista importante ha poco da proporre, anche se volesse. Se si impunta e pretende di fare un titolo "strano" è pressoché certo che non metterà più piede per molto tempo su quel palco. Se invece accetta (spesso senza nemmeno una sua proposta) di fare la solita integrale delle sinfonie di Beethoven gli si assicurano un pubblico plaudente, titoloni sui giornali, servizi televisivi e gloria imperitura. E gli sponsor accorrono e il FUS remunera profumatamente l'istituzione per lo splendido e originale progetto. Vidi diverse volte Vengerov all'apice delle sue capacità e prima dei malanni fisici. Una volta pretese di fare il concerto di Britten, senza nemmeno abbinarlo al solito pezzullo di Sarasate o di Paganini per palati grossolani. Da quella volta non l'hanno più chiamato. Sarà un caso? Avrei altro da aggiungere, ma il lavoro chiama.

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21 minuti fa, superburp dice:

Similmente, ad una signora che gli chiedeva come mai eseguisse così tanto Beethoven, Backhaus le rispose "Signora, sono 32 sonate!".

Si possono forse vedere gli interpreti più vecchi un po' come professori universitari che concentrano la loro carriera sullo studio di un aspetto di una materia molto più vasta, sapendo che appunto il tempo per tutto non c'era.

Una risposta analoga a quella di Backhaus ha dato di recente Pollini in una intervista che si trova anche su youtube. Spiega di non aver avuto la possibilità di studiare adeguatamente certi autori che pure sostiene di apprezzare. Per la cronaca, poi, è risaputo che Benedetti Michelangeli aveva un repertorio molto ristretto soltanto in pubblico, per una sorta di mania di perfezionismo, mentre nello studio domestico era voracissimo e, per esempio, di dedicò anche a Schoenberg.

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4 ore fa, giordanoted dice:

Oddio forse non sono un furtiano, però non mi dispiace che non abbia mai inciso il Sacre... (di cui, per inciso, non molto tempo fa ho ascoltato la prima edizione di Karajan, quella di cui l'autore disse più o meno che si trattava di una "belva addomesticata", e che mi è sembrata bellissima).

Il Sacre è un'opera strana, secondo me non ha nemmeno troppo senso soffermarsi solo sul decantato (e certamente centrale) aspetto ritmico, il che legittima interpretazioni eccitanti, come quella di Igor Markevitch, ma un po' aride... Però non so proprio che ne avrebbe fatto Furtwängler, tanto per indulgere al gioco delle ipotesi interpretative... ma, a rischio di risultare provocatorio (non è affatto la mia intenzione) per me il Sacre è un'opera troppo debole per l'arte di Furtwängler... intendo dire: è splendida se e solo se si ha quel talento preciso ritmico-barbarico, macchinistico-ballettistico, di falsa primordialità, di spettacolare provocazione, e anche, certo, di repulisti stilistico di tante esperienze musicali precedenti... credo che Furt l'avrebbe, nel suo profondo, disprezzata, e l'avrebbe pertanto diretta credo in modo non indimenticabile. Proprio per il suo specifico - in generale - bisogno di identificarsi anche da compositore nelle opere su cui metteva le mani.

NB:

Ok, benissimo: Furtwängler, scopro adesso, ha diretto nientemeno che la prima esecuzione con la New York Philharmonic del Sacre (la prima non americana credo, ma la prima con i New York Phil.) il 22 gennaio 1925.

A questo punto ritratto (quasi) tutto: sono curioso di sapere come l'avrebbe diretta!

E quindi sono un furtiano!

p.s.

Qui si trova una lista dei concerti diretti da Furt. Il nome di Stravinsky ricorre 69 volte, sembra che l'opera più eseguita sia stata l'Uccello di Fuoco. Ci sono altre - non moltissime - esecuzioni del Sacre oltre a quella a New York...

http://patangel.free.fr/furt/conce_en.htm

 

L'elenco di cui hai messo il link dimostra di come il repertorio furtiano fosse molto più variegato di quello che ci si aspetti. Tra l'altro il rapporto con la musica di Stravinskij - compositore che sulle prime non sembra appartenere alle corde furtiane - si prolungò (quasi eccezionalmente!) fino a tarda età (vedi le esecuzioni negli anni '50 della Sinfonia in tre movimenti e del Divertimento de Il bacio della fata). Comunque per Furt - ma mi viene da aggiungere anche il tuo (e mio) amato Knappertsbusch - il discorso del "restringimento" del repertorio per via di logiche commerciali, soprattutto se dettate dal fattore dell'industria discografica, non può valere, visto anche lo sprezzo e la diffidenza che avevano entrambi per la riproduzione musicale. Ripeto, in questi casi, e in molti altri, il discorso è assai più personale, e probabilmente dovuto alla necessità di un confronto continuo e sempre in fieri con determinati autori.

=============

Nel frattempo, da suggestioni avute in questi giorni io mi sto ascoltando questo bellissimo disco:

Albert Roussel, Bacchus et Ariane (Suite n. 2), Le Festin de l'araignée (Fragments symphoniques), Sinfonietta pour orchestre a cordes, Orchestre de la Société des Concerts du Conservatoire, André Cluytens

61ysYpuDutL.jpg

...dedico a @Madiel (tranquillo che quel poco che conosco di Roussel mi è sempre piaciuto), @giordanoted, @superburp, @Majaniello e a chi gradisce...

 

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44 minuti fa, Snorlax dice:

L'elenco di cui hai messo il link dimostra di come il repertorio furtiano fosse molto più variegato di quello che ci si aspetti. Tra l'altro il rapporto con la musica di Stravinskij - compositore che sulle prime non sembra appartenere alle corde furtiane - si prolungò (quasi eccezionalmente!) fino a tarda età (vedi le esecuzioni negli anni '50 della Sinfonia in tre movimenti e del Divertimento de Il bacio della fata). Comunque per Furt - ma mi viene da aggiungere anche il tuo (e mio) amato Knappertsbusch - il discorso del "restringimento" del repertorio per via di logiche commerciali, soprattutto se dettate dal fattore dell'industria discografica, non può valere, visto anche lo sprezzo e la diffidenza che avevano entrambi per la riproduzione musicale. Ripeto, in questi casi, e in molti altri, il discorso è assai più personale, e probabilmente dovuto alla necessità di un confronto continuo e sempre in fieri con determinati autori.

=============

Nel frattempo, da suggestioni avute in questi giorni io mi sto ascoltando questo bellissimo disco:

Albert Roussel, Bacchus et Ariane (Suite n. 2), Le Festin de l'araignée (Fragments symphoniques), Sinfonietta pour orchestre a cordes, Orchestre de la Société des Concerts du Conservatoire, André Cluytens

61ysYpuDutL.jpg

...dedico a @Madiel (tranquillo che quel poco che conosco di Roussel mi è sempre piaciuto), @giordanoted, @superburp, @Majaniello e a chi gradisce...

 

(tranquillo, non ti mangio :D ) Questo è un disco che mi interessa. Dopo l'ottimo Stravinsky di Perséphone, si prospetta un ascolto ricco di soddisfazioni. Io, invece, stasera sono alle prese con i tromboni sovietici, anche se tale definizione calza poco all'opera che sto ascoltando. Semyon Kotko me l'aspettavo piuttosto diversa, neppure la suite dall'opera che conoscevo rende giustizia. La retorica comunista è presente solo nel libretto, per altro neppure così brutto come scrivono, io direi piuttosto funzionale all'azione. Al massimo, i personaggi sono un po' schematici: i contadini buoni sono divisi in maniera netta dai kattivi krukki guerrafondai. Eppure, alla fine Prokofiev dipinge i personaggi benissimo senza forzature, l'azione è veloce, la musica sempre di ottima qualità pur nella semplicità del linguaggio e mai retorica (lo sottolineo con stupore !), il canto ha inflessioni popolaresche gradevoli e più che accettabili per il pubblico occidentale, mentre la trama tiene incuriositi gli ascoltatori fino alla conclusione. L'esecuzione e la direzione di Gergiev sono eccellenti. Hanno ragione a definirla la prima opera sovietica nel vero senso della parola.

Se ti piace, te la dedico

Prokofiev: Semyon Kotko, ultimi tre atti (1939)

Kirov, Gergiev

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4 minuti fa, Madiel dice:

(tranquillo, non ti mangio :D ) Questo è un disco che mi interessa. Dopo l'ottimo Stravinsky di Perséphone, si prospetta un ascolto ricco di soddisfazioni. Io, invece, stasera sono alle prese con i tromboni sovietici, anche se tale definizione calza poco all'opera che sto ascoltando. Semyon Kotko me l'aspettavo piuttosto diversa, neppure la suite dall'opera che conoscevo rende giustizia. La retorica comunista è presente solo nel libretto, per altro neppure così brutto come scrivono, io direi piuttosto funzionale all'azione. Al massimo, i personaggi sono un po' schematici: i contadini buoni sono divisi in maniera netta dai kattivi krukki guerrafondai. Eppure, alla fine Prokofiev dipinge i personaggi benissimo senza forzature, l'azione è veloce, la musica sempre di ottima qualità pur nella semplicità del linguaggio e mai retorica (lo sottolineo con stupore !), il canto ha inflessioni popolaresche gradevoli e più che accettabili per il pubblico occidentale, mentre la trama tiene incuriositi gli ascoltatori fino alla conclusione. L'esecuzione e la direzione di Gergiev sono eccellenti. Hanno ragione a definirla la prima opera sovietica nel vero senso della parola.

Se ti piace, te la dedico

Prokofiev: Semyon Kotko, ultimi tre atti (1939)

Kirov, Gergiev

Dedica, dedica... apprezzo molto il vento dell'Est! :)Sì, la Persephone di Cluytens è veramente maiuscola - con un Gedda sopraffino tra l'altro - ma anche in Roussel il belga non scherza; questo disco, che ti consiglio caldamente, mi conferma la grandezza di Cluytens in questo repertorio, grandezza che avevo già assaggiato con le esecuzioni della Terza e Quarta sinfonia. Poi, non mi stancherò mai di dirlo, il suono delle orchestre francesi d'antan fa una bella differenza nelle esecuzioni dei compositori d'oltralpe...

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Continuo l'ascolto con delle cose un po' più leggerine, ma mantenendo sempre lo stesso grande interprete:

Jules Massenet, Scènes alsaciennes, Scènes pittoresques, Phèdre (Ouverture), Orchestre du Thèatre National de l'Opéra-Comique, André Cluytens

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... a chi potrei dedicarlo? A @Madiel meglio di no...:P Forse a @Wittelsbach?

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18 minuti fa, Madiel dice:

Semyon Kotko me l'aspettavo piuttosto diversa, neppure la suite dall'opera che conoscevo rende giustizia. La retorica comunista è presente solo nel libretto, per altro neppure così brutto come scrivono, io direi piuttosto funzionale all'azione. Al massimo, i personaggi sono un po' schematici: i contadini buoni sono divisi in maniera netta dai kattivi krukki guerrafondai. Eppure, alla fine Prokofiev dipinge i personaggi benissimo senza forzature, l'azione è veloce, la musica sempre di ottima qualità pur nella semplicità del linguaggio e mai retorica (lo sottolineo con stupore !), il canto ha inflessioni popolaresche gradevoli e più che accettabili per il pubblico occidentale, mentre la trama tiene incuriositi gli ascoltatori fino alla conclusione. L'esecuzione e la direzione di Gergiev sono eccellenti. Hanno ragione a definirla la prima opera sovietica nel vero senso della parola.

Se ti piace, te la dedico

Prokofiev: Semyon Kotko, ultimi tre atti (1939)

Kirov, Gergiev

Ho avuto modo di vederla dal vivo anni fa in un'ottima realizzazione e tutto ciò che dici trova pieno riscontro nel ricordo che ho dell'opera. In particolare, colpisce la capacità di Prokofiev di annullare la retorica persino nei momenti in cui saresti propenso anche a giustificarla. E' infatti un aspetto che, a quanto ricordo dai saggi di presentazione del libretto di sala, procurò qualche fastidio all'autore perché la solita intellighenzia sovietica dubitò molto della sua buona fede. Una sorta di "basso profilo" che generò molti sospetti.

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9 minuti fa, giobar dice:

Ho avuto modo di vederla dal vivo anni fa in un'ottima realizzazione e tutto ciò che dici trova pieno riscontro nel ricordo che ho dell'opera. In particolare, colpisce la capacità di Prokofiev di annullare la retorica persino nei momenti in cui saresti propenso anche a giustificarla. E' infatti un aspetto che, a quanto ricordo dai saggi di presentazione del libretto di sala, procurò qualche fastidio all'autore perché la solita intellighenzia sovietica dubitò molto della sua buona fede. Una sorta di "basso profilo" che generò molti sospetti.

Sono quasi alla fine dell'opera, confermo che è proprio ottima. La musica è sempre di qualità, non c'è un minuto di stanchezza e la trovo nettamente superiore a Matrimonio in convento, lavoro in cui l'arte di Prokofiev brilla solo a intermittenza. Le deformazioni prokofieviane sono comunque presenti: ho individuato un tema del Giocatore che viene accennato e distorto quando appaiono i tedeschi.. e non è un caso! :D 

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