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Cosa state ascoltando ? Anno 2018


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1 ora fa, Majaniello dice:

Mi è sempre parso un riempitivo di quel cd. Ma a quel che ho capito sei nella fase sovietrombonata. :D

Lo è ! Però non mi dispiace, tutto sommato lo trovo pure divertente. Mi chiedo se Prokofiev fosse conscio del carattere sottilmente scemo del pezzo :D

1 ora fa, Majaniello dice:

Lo pensavo anche io, però la contestualizzazione storica che mi fece Madiel (cercala) me l'ha fatto apprezzare maggiormente (siamo negli anni '10). Non so Boult come se la cava, però per una volta l'edizione hi-tech di Karajan (credo l'ultima) enfatizza bene l'aspetto fantascientifico (e quindi, involontariamente, quello modernista). Per riallacciarmi al discorso di prima, secondo me avrebbe dovuto dirigere molto di più cose di questo periodo, per alcune delle quali sembrava avere le carte giuste per fare il capolavoro (immagino una sua Music of the Spheres cosa sarebbe stata! o un Central Park in the dark anche, o una terza di Szymanowski o una seconda di Roussel, roba che sembrava scritta apposta per lui). Sarebbe stata una grossa operazione promozionale per le opere, ma anche un importante lascito nella discografia di questo direttore.

The Planets è un pezzo colto, che presenta pure alcune implicazioni extra musicali poco studiate (Holst era appassionato di astrologia e faceva oroscopi, pochi se lo ricordano). Riflette al meglio gli interessi dell'autore per la musica europea più modernista. Ha mediato tantissime influenze (Strauss, Schoenberg, Stravinsky, Debussy, Ravel) con un risultato personale e inimitabile. Presenta anche altre sottigliezze riguardanti l'orchestrazione, che non è una imitazione dei suoi modelli come potrebbe sembrare in superficie, ma diventa evidente con molti ascolti e studi sulla partitura, oltre con la comparazione della produzione holstiana coeva. Per l'epoca e per gli standard britannici è una specie di miracolo. Sconsiglio sempre i direttori inglesi del primo novecento, sono dei parrucconi terribili e, secondo me, non hanno mai capito a fondo la musica di Holst: sono per lo più superficiali, oppure trasformano certi lavori, come The Planets, in una trombonata. Forse è il compositore britannico che ha subito più "affronti" dai direttori di quella generazione, raramente lo hanno centrato.

A proposito di compositori che soffrono dell'ignoranza del pubblico e dei direttori, ci sarebbe proprio Roussel. Al di là delle solite ultime sinfonie, dei balletti maggiori o di qualche pezzo isolato, non è che poi ci sia mai stata grande attenzione alla copiosa produzione orchestrale. Per esempio, andrebbe recuperato questo, un gioiellino che non ha niente da invidiare a certi lavori famosi coevi come il Concertino di Honegger (la parte del solista prevista da Roussel, però, è notevolmente più complessa e fortemente contrappuntistica)

Roussel: Concerto per pianoforte e orchestra

Orchestre de Douai, Kantorow; Raes, pianoforte

a @Snorlax (se apprezza)

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12 ore fa, Majaniello dice:

Lo pensavo anche io, però la contestualizzazione storica che mi fece Madiel (cercala) me l'ha fatto apprezzare maggiormente (siamo negli anni '10). Non so Boult come se la cava, però per una volta l'edizione hi-tech di Karajan (credo l'ultima) enfatizza bene l'aspetto fantascientifico (e quindi, involontariamente, quello modernista). Per riallacciarmi al discorso di prima, secondo me avrebbe dovuto dirigere molto di più cose di questo periodo, per alcune delle quali sembrava avere le carte giuste per fare il capolavoro (immagino una sua Music of the Spheres cosa sarebbe stata! o un Central Park in the dark anche, o una terza di Szymanowski o una seconda di Roussel, roba che sembrava scritta apposta per lui). Sarebbe stata una grossa operazione promozionale per le opere, ma anche un importante lascito nella discografia di questo direttore.

Di Ives diresse una sola volta The Unanswered Question in un concerto con la Los Angeles Philharmonic, credo primi anni 60. C'era pure la registrazione radiofonica da qualche parte.

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17 ore fa, Majaniello dice:

Non solo uno come Skalkottas, ma anche uno come Holst (al netto dei Pianeti uno sconosciuto), uno come Ives (promosso da pochissimi e non nella misura di un Mahler), uno come Milhaud (ignorato da qualsiasi grande direttore). E' tutta musica potenzialmente da grande pubblico, come Prokofiev o Bartok, e non per i cultori. 

Se il paramentro è "grande pubblico" Holst (eccezion fatta per The Planets) e Ives (complicatissimo per direttore e orchestre) non lo saranno mai...per dire, in Italia si fa fatica con Sibelius e Britten, figuriamoci. 😀

°°°°°°

 

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Malipiero, sinfonia del mare (de Almeida).

I colori del giovane Malipiero mi piacciono, fanno molto "acquerello" (una risposta agli impressionisti?).

Dedica al viandante ed a chi altro gradisce (l'incontentabile Niellovskij?).

P.S.: Per la cronaca, prima mi son trovato a sentire scherzo e finale dell'Eroica diretta da Kna dal vivo nel '62 con i Wiener. Mi è piaciuta, Kna aveva un curioso senso del grottesco per certi particolari secondo me. Era sicuramente in vena quella sera.

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1 ora fa, Ives dice:

Di Ives diresse una sola volta The Unanswered Question in un concerto con la Los Angeles Philharmonic, credo primi anni 60. C'era pure la registrazione radiofonica da qualche parte.

Si trova su YouTube, il concerto è del '59. Dopo la ascolto, sono curioso. Qui la registrazione:

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12 minuti fa, Wittelsbach dice:

Una discussione piena di quei preconcetti intellettualistici che da anni vanno di moda. Non ci entro neanche, non saprei che dire.

Almeno facci capire a quali concetti alludi...

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Boh. In questo periodo mi sento molto stanco. Forse ho seguito male, forse ho inteso la solita diatriba tra l’essere originali oppure no.

Un concetto mio, malgrado tutto, mi sento comunque di dirlo: rispetto al 1980 c’è stata una vera esplosione della musica barocca, un rinascimento molto ma molto apprezzato anche dal pubblico, con l’esecuzione sistematica di moltissima musica poco considerata. Ciò è bene.

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9 minuti fa, Wittelsbach dice:

Boh. In questo periodo mi sento molto stanco. Forse ho seguito male, forse ho inteso la solita diatriba tra l’essere originali oppure no.

Un concetto mio, malgrado tutto, mi sento comunque di dirlo: rispetto al 1980 c’è stata una vera esplosione della musica barocca, un rinascimento molto ma molto apprezzato anche dal pubblico, con l’esecuzione sistematica di moltissima musica poco considerata. Ciò è bene.

E' possibile. Non c'entra niente l'essere originali o no, il succo della questione era: "ehi, ci fosse stato qualche grande direttore storico (di quelli che veneriamo) che avesse frequentato un po' di più, chessò, Roussel o Sammartini, magari il grande pubblico generalista avrebbe goduto di tanta bella musica in più; quindi un ringraziamento ai medi e piccoli direttori che si impegnano nella diffusione di tanta musica poco considerata" (tra cui ci sono anche gli specialisti di rinascimento e barocco a cui fai riferimento). Al tempo, non è stato possibile per cause economiche, culturali e bla bla, ognuno se lo spiega come vuole, o non se lo spiega se non vuole.

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1 ora fa, superburp dice:

Malipiero, sinfonia del mare (de Almeida).

I colori del giovane Malipiero mi piacciono, fanno molto "acquerello" (una risposta agli impressionisti?).

Dedica al viandante ed a chi altro gradisce (l'incontentabile Niellovskij?).

😁 perchè incontentabile? a me pare di essere uno che ascolta praticamente di tutto (tranne Wagner :P )... semmai sono difficile nella scelta delle interpretazioni, ma - e torniamo inevitabilmente al discorso di prima - sulla musica del '900 spesso le scelte interpretative sono obbligate (c'è una sola possibilità, quando c'è). 

Quanto a Malipiero, mi dolgo di non conoscerlo ancora a dovere, però - parlando di produzione giovanile - so che questo ciddì è bello:

MI0003238935.jpg?partner=allrovi.com

se è sul solco dell'impressionismo francese, allora mi piace di più del modello.

E in questo caso onore a La Vecchia, che sarà pure rozzo, ma se non c'erano lui e Noseda niente dischi di Malipiero, Ghedini, Casella, Dallapiccola ecc. Ancora una volta si registra la quasi totale assenza da questo repertorio dei "grandi direttori italiani", troppo impegnati a portare in giro la tradizione degli altri paesi (Majaniello sovranista è un ossimoro, ma quanno ce vo'....).

PS: e non mi tirate fuori che una volta, in gioventù, Abbado ha diretto per sbaglio alla Rai un pezzo di Ghedini, che non compensa una carriera internazionale basata su tutt'altro repertorio.

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Buongiorgio signori, oggi si passa da Borgstede a Loreggian (a orecchio e croce mi par meglio il primo):

Risultati immagini per handel harpsichord music loreggian

Il 1° CD del cofano brillante, ossia alcune suite minori (HWV 443, 453 e 448), più una partita (HWV 450) che ha tutta l'aria di essere una suite col nome cambiato. Giusto per sfiorare il tempo massimo consentito (77' e 21''), sono entrati anche un paio di preludi e pezzi isolati. Difficile oltretutto ascoltarlo con l'attenzione dovuta mentre devo tradurre un pezzo mediamente ostico sul mondo del lavoro.

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Gioacchino Rossini

Petite messe solennelle 

RIAS-Kammerchor

Diretti da Marcus Creed

 

Qualche settimana fa si è parlato di questa composizione che io amo in maniera particolare fin dalla prima volta che l'ho ascoltata e che preferisco nella versione originale.

A quanti gradiscono.

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1 ora fa, Ives dice:

Di Ives diresse una sola volta The Unanswered Question in un concerto con la Los Angeles Philharmonic, credo primi anni 60. C'era pure la registrazione radiofonica da qualche parte.

 

49 minuti fa, .Andrea dice:

Si trova su YouTube, il concerto è del '59. Dopo la ascolto, sono curioso. Qui la registrazione:

E' appunto quel genere di incontro occasionale che non fa testo... pure Bernstein una volta ha diretto Xenakis, ma non si può certo dire promotore/divulgatore di quel genere di musica.

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51 minuti fa, Wittelsbach dice:

Una discussione piena di quei preconcetti intellettualistici che da anni vanno di moda

Non so quanta parte possa avere avuto in tali preconcetti, ma il Signore me ne scampi! Mo devo passà pure pe' 'n intellettuale, aiuto :D E pure per modaiolo, uhi uhi... 

Ringraziando @Fibbo per la dedica, contraccambio col futuro ascolto anche se attualmente il mio lettore CD deve stare muto:

Il testo è nientepopodmenoche il celebre sonetto del Petrarca. 

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6 minuti fa, kraus dice:

Buongiorgio signori, oggi si passa da Borgstede a Loreggian (a orecchio e croce mi par meglio il primo):

Risultati immagini per handel harpsichord music loreggian

Il 1° CD del cofano brillante, ossia alcune suite minori (HWV 443, 453 e 448), più una partita (HWV 450) che ha tutta l'aria di essere una suite col nome cambiato. Giusto per sfiorare il tempo massimo consentito (77' e 21''), sono entrati anche un paio di preludi e pezzi isolati. Difficile oltretutto ascoltarlo con l'attenzione dovuta mentre devo tradurre un pezzo ostico sul mondo del lavoro.

celo....mi pare un ottimo boxino...volendo approfondire si può affiancare l'Handel di Scott Ross....

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Adesso, Fibbo dice:

celo....mi pare un ottimo boxino...volendo approfondire si può affiancare l'Handel di Scott Ross....

Allora mi sa che devo riascoltarlo quando sono a riposo. L'Handel di Scott Ross mi manca ancora, sono rimasto al suo Scarlatti.

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17 minuti fa, kraus dice:

Allora mi sa che devo riascoltarlo quando sono a riposo. L'Handel di Scott Ross mi manca ancora, sono rimasto al suo Scarlatti.

Era uscito un doppio Erato parecchi anni fa
MI0000965424.jpg?partner=allrovi.com
penso ora sia di difficile reperibilità...

 

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32 minuti fa, Majaniello dice:

😁 perchè incontentabile? a me pare di essere uno che ascolta praticamente di tutto (tranne Wagner :P )... semmai sono difficile nella scelta delle interpretazioni, ma - e torniamo inevitabilmente al discorso di prima - sulla musica del '900 spesso le scelte interpretative sono obbligate (c'è una sola possibilità, quando c'è). 

Quanto a Malipiero, mi dolgo di non conoscerlo ancora a dovere, però - parlando di produzione giovanile - so che questo ciddì è bello:

MI0003238935.jpg?partner=allrovi.com

se è sul solco dell'impressionismo francese, allora mi piace di più del modello.

E in questo caso onore a La Vecchia, che sarà pure rozzo, ma se non c'erano lui e Noseda niente dischi di Malipiero, Ghedini, Casella, Dallapiccola ecc. Ancora una volta si registra la quasi totale assenza da questo repertorio dei "grandi direttori italiani", troppo impegnati a portare in giro la tradizione degli altri paesi (Majaniello sovranista è un ossimoro, ma quanno ce vo'....).

PS: e non mi tirate fuori che una volta, in gioventù, Abbado ha diretto per sbaglio alla Rai un pezzo di Ghedini, che non compensa una carriera internazionale basata su tutt'altro repertorio.

Se preferisci dico lamentoso :spiteful:.

Dico incontentabile perchè trovi sempre il bicchiere mezzo vuoto. E secondo me lo trovi sempre mezzo vuoto perchè non contestualizzi e non consideri il lato "umano" (quindi anche debole se vogliamo) degli artisti. Se io sapessi suonare il pianoforte bene, stai tranquillo che, potendolo fare, registrerei anch'io le sonate di Beethoven. Ma non per fini commerciali, ma semplicemente perchè belle.

Il tuo discorso ha una base utopistica, mi verrebbe da dire "comunista" (oddio, mi viene in mente la scena di Fantozzi col megapresidente :D), nel senso che mi sembra che tu voglia mettere più o meno sullo stesso piano compositori di epoche diverse, riconoscendone in maniera oggettiva la bellezza almeno di singoli pezzi. Ma per fare questo dovresti fare tabula rasa di secoli di evoluzione del gusto che hanno portato, piaccia o no, certi autori ed un certo periodo a godere di maggior fortuna, e dovresti ripartire da zero mostrando che se la quinta di Beethoven è un capolavoro, lo è anche il largo sinfonico di Skalkottas, ignorando le idee "antipopolari" che da Schönberg in poi hanno in parte guidato almeno certa musica del '900.

Per cui avere la stessa popolarità per la quinta di Beethoven ed un pezzo di Skalkottas si potrebbe anche definire antistorico (e per questo, dico io, utopistico) perchè sottovaluti la forza del '900, cioè il suo dividersi in tante correnti, che hanno dato sì capolavori con maggiori differenze di stile rispetto ai secoli precedenti, ma come ovvia conseguenza hanno diviso di più il pubblico, riducendo l'apprezzamento a pochi ascoltatori specializzati.

E sono d'accordo con chi (kraus forse?) diceva che oggi per noi è facile ascoltare qualunque pezzo perchè è stato registrato quasi tutto e caricato su youtube o spotify. Ma che uno Knappertsbusch sapesse dell'esistenza della seconda di Roussel, tanto per dire, ne siamo certi? Considerando la marea di musica nuova che veniva prodotta in quei tempi.

Mi rendo conto che è un po' ingarbugliato quello che dico, spero si capisca.

P.S.: Ricordo un'intervista ad Abbado anziano in cui diceva che a lui sarebbe piaciuto molto dirigere Monteverdi, ma non aveva mai avuto il tempo ed il modo di approfondirlo. Sicuramente ci saranno tanti altri casi del genere di interpreti che, dovendo fare delle scelte, hanno rinunciato a studiare certi compositori a vantaggio di altri. Questi altri saranno stati i soliti noti? Ma un interprete non è necessariamente un musicologo, se un pezzo non lo convince tanto vale che non lo esegua.

P.P.S.: Se ci pensi, anche nelle arti figurative in genere funziona così. Nell'immaginario collettivo popolare il meglio del meglio è il rinascimento italiano con qualche puntata fino al barocco. Poi ci sono gli impressionisti che mettono d'accordo più o meno tutti, ma in mezzo e dopo troveresti mai qualcuno che apprezza Leonardo tanto quanto Cezanne?

Comunque sto ascoltando il famoso Schubert di Richter. Effettivamente è molto particolare come lettura, straniante direi.

 

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V'è anche da dire che molti grandi nomi del passato restrinsero il loro repertorio man mano col passare degli anni; Furtwangler a esempio, per un lungo periodo, dirigeva di tutto e di più, da Stravinskij a Hindemith, si era perfino adoperato anche per fare eseguire il carneade (purtroppo) Kaminski, e, tra le tante cose, invitò Casella a dirigere la prima della sua Terza in un concerto viennese, di cui Furt diresse la prima parte. Poi ogni Furtiano ha il sogno recondito di sentire di cosa sarebbe stata la Sacre nelle mani di Furt... E cito Furt, ma di esempi se ne possono fare molti altri... E poi, purtroppo, bisogna tenere da conto che la discografia non fa il direttore! Comunque, in taluni casi, questo pervenire ad una certa essenzialità di repertorio, forse vorrà pure dire qualcosa (penso anche al mio precedente intervento)...

================

Comunque, @superburp, anche a me quella Eroica viennese di Kna piace moltissimo (ogni volta mi fa sorridere l'impazienza dell'anziano direttore che non aspetta la fine degli applausi per staccare i primi accordi!). Ti consiglio (se non la conosci) anche questa registrazione precedente - sebbene l'orchestra di Brema non sia in formissima, ma chissenefrega - stentorea come poche:

Edit: [RAGAZZI PROBLEMA: NON RIESCO A CARICARE I VIDEO DA YOUTUBE! BOH...]

C'è sul tubo comunque, è anche in una qualità audio non male per un live dell'epoca...

 

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1 ora fa, Majaniello dice:

 

E' appunto quel genere di incontro occasionale che non fa testo... pure Bernstein una volta ha diretto Xenakis, ma non si può certo dire promotore/divulgatore di quel genere di musica.

Infatti, Bernstein fece pure brani di Cage e Boulez, però rimasero esperimenti isolati;...io rimango dell'idea che ci vogliono gli specialisti per alcuni autori, basterebbe invitarli più spesso nelle stagioni sinfoniche più frequentate. Poi bisognerebbe parlare di chi va ai concerti. In uno degli ultimi, affianco a me c'era una signora sui 60 anni che mi fa: "Ah ma è roba cantata?" E io: "Certo signora, è il Messiah di Handel, è cantato"...e tu vuoi proporre Roussel e Ives?! 😀

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47 minuti fa, superburp dice:

Se preferisci dico lamentoso :spiteful:.

Diciamo pesante dai :D

Cita

Dico incontentabile perchè trovi sempre il bicchiere mezzo vuoto. E secondo me lo trovi sempre mezzo vuoto perchè non contestualizzi e non consideri il lato "umano" (quindi anche debole se vogliamo) degli artisti. Se io sapessi suonare il pianoforte bene, stai tranquillo che, potendolo fare, registrerei anch'io le sonate di Beethoven. Ma non per fini commerciali, ma semplicemente perchè belle.

Certo che se le registrassi tu non sarebbe per fini economici (venderesti pochissimo, con tutta la simpatia che nutro nei tuoi confronti), e questo vale per tutti i pianisti minori che registrano i grandi classici... ma se sei un grande interprete internazionale, perchè limitarti? puoi suonare Beethoven e anche altro, penso che ci si dovrebbe sentire in dovere di utilizzare la fama per rendere un servizio... certo la risposta alla mia domanda potrebbe essere "perchè sei culturalmente limitato", che nel caso di molti interpreti blasonati è pure vero. Colpa delle accademie? non lo so.

Cita

Il tuo discorso ha una base utopistica...

Esatto, bravo. Non ho quotato il resto perchè non serve, il mio è un discorso utopistico (e inutile, sono stato il primo a dirlo). Anche Beethoven era un utopista. In fondo siamo dei poveracci, perchè il mondo è quello che è, piaccia o no.

Cita

Per cui avere la stessa popolarità per la quinta di Beethoven ed un pezzo di Skalkottas si potrebbe anche definire antistorico (e per questo, dico io, utopistico) perchè sottovaluti la forza del '900, cioè il suo dividersi in tante correnti, che hanno dato sì capolavori con maggiori differenze di stile rispetto ai secoli precedenti, ma come ovvia conseguenza hanno diviso di più il pubblico, riducendo l'apprezzamento a pochi ascoltatori specializzati.

A prescindere dall'800, secolo privilegiato per mille ragioni storiche, anche all'interno del '900 c'è una disparità di popolarità che spesso è frutto di pure coincidenze che attengono alla diffusione di un autore presso certi circoli, all'impegno dell'autore stesso nell'inseguire una certa popolarità, all'adesione o no a correnti, alla territorialità ecc. E quindi Sibelius è famosissimo e Langgaard molto meno, Stravinsky e Bartok fanno da sempre parte del repertorio di qualunque direttore mentre Ives o Skalkottas sono molto meno internazionali, Messiaen è molto più popolare di Jolivet, così Britten di Tippett... ecco non sempre (anzi quasi mai) alla disparità di notorietà corrisponde disparità di qualità. Certo, c'è solo da prenderne atto e da gioire del fatto che negli ultimi 20 anni la discografia alternativa ha colmato molte lacune. 

Cita

Ma che uno Knappertsbusch sapesse dell'esistenza della seconda di Roussel, tanto per dire, ne siamo certi?

Proprio Knappo penso che conoscesse i quattro autori che dirigeva, ma se prendi i direttori di quella cerchia devi fare un altro tipo di discorso. Pur che fosse, per assurdo, Knap avrebbe mai potuto dirigere Hartmann? era il contesto in cui operava a non consentirlo, ma è un caso particolare (come quello sovietico del resto).

Cita

P.S.: Ricordo un'intervista ad Abbado anziano in cui diceva che a lui sarebbe piaciuto molto dirigere Monteverdi, ma non aveva mai avuto il tempo ed il modo di approfondirlo. Sicuramente ci saranno tanti altri casi del genere di interpreti che, dovendo fare delle scelte, hanno rinunciato a studiare certi compositori a vantaggio di altri. Questi altri saranno stati i soliti noti? Ma un interprete non è necessariamente un musicologo, se un pezzo non lo convince tanto vale che non lo esegua.

Io ricordo un'intervista ad Abbado in cui gli si chiedeva se aveva intenzione di tornare su Mussorgski (non certo un autore astruso), la risposta fu che era impegnato nello studio dei grandi classici tedeschi. Ma Abbado era anche molto condizionato dall'ideologia, dallo status e altre menate. 

Cita

P.P.S.: Se ci pensi, anche nelle arti figurative in genere funziona così. Nell'immaginario collettivo popolare il meglio del meglio è il rinascimento italiano con qualche puntata fino al barocco. Poi ci sono gli impressionisti che mettono d'accordo più o meno tutti, ma in mezzo e dopo troveresti mai qualcuno che apprezza Leonardo tanto quanto Cezanne?

Purtroppo è come dici, anche se pure in questo caso un miglioramento credo ci sia stato negli anni.

 

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1 ora fa, Majaniello dice:

se sei un grande interprete internazionale, perchè limitarti? puoi suonare Beethoven e anche altro, penso che ci si dovrebbe sentire in dovere di utilizzare la fama per rendere un servizio... certo la risposta alla mia domanda potrebbe essere "perchè sei culturalmente limitato", che nel caso di molti interpreti blasonati è pure vero.

Intervista a Horowitz:

D "Quando sei approdato per la prima volta a Scarlatti?"
H "Ho iniziato con i 10 volumi di Longo, edizione Ricordi, me li diedero in omaggio. Poi ho conosciuto Kirkpatrick, e siamo diventati amici. Lui fece la sua edizione compiendo tremende ricerche (davvero un grande musicologo, ha fatto un ottimo lavoro)" [...]

D "Sapevi che Scarlatti ne pubblicò in vita solo una trentina?"
H [silenzio: non lo sapeva] "E più tardi come ne sono venute fuori 600?"
D "Le 600 furono poi laboriosamente collazionate da Longo per la Ricordi".

Per dire che, al di là di una certa "curiosità" verso autori all'epoca poco frequentati, questo era il livello...

 

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2 ore fa, superburp dice:

 

P.S.: Ricordo un'intervista ad Abbado anziano in cui diceva che a lui sarebbe piaciuto molto dirigere Monteverdi, ma non aveva mai avuto il tempo ed il modo di approfondirlo. Sicuramente ci saranno tanti altri casi del genere di interpreti che, dovendo fare delle scelte, hanno rinunciato a studiare certi compositori a vantaggio di altri. Questi altri saranno stati i soliti noti? Ma un interprete non è necessariamente un musicologo, se un pezzo non lo convince tanto vale che non lo esegua.

 

 

Benedetti Michelangeli , Super, quando gli obiettavano di avere un repertorio limitato, diceva che non c'è il tempo né  il modo di fare bene molte cose.

Forse il punto sta proprio qui.

I latini, che la sapevano lunga, dicevano:

ARS LONGA, VITA BREVIS

Capire e far bene tutto non si può. Bisogna scegliere.

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