Vai al contenuto

Cosa state ascoltando ? Anno 2018


Recommended Posts

  • Risposte 4,9k
  • Created
  • Ultima Risposta

Top Posters In This Topic

1 ora fa, .Andrea dice:

Risultati immagini per schumann le sage v

Noveletten für Klavier, Op. 21

Di Le Sage ho ascoltato uno splendido Carnaval quest'estate, per Schumann mi sembra una garanzia. A chi gradisce.

La sua integrale pianistica di Schumann è davvero notevole: qualità media elevata e approccio originale e direi addirittura anticonvenzionale a molti pezzi. Ovvio che, soprattutto per i capolavori maggiori, le alternative valide sono molte (Kempff, Horowitz, Arrau, Richter, Pollini, Benedetti Michelangeli e quant'altri non si possono cestinare allegramente), ma di Le Sage si apprezzano il solido impianto complessivo e la capacità di valorizzare anche pezzi meno noti inquadrandoli bene nell'arco di tutta la produzione di Schumann.  

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, giobar dice:

La sua integrale pianistica di Schumann è davvero notevole: qualità media elevata e approccio originale e direi addirittura anticonvenzionale a molti pezzi. Ovvio che, soprattutto per i capolavori maggiori, le alternative valide sono molte (Kempff, Horowitz, Arrau, Richter, Pollini, Benedetti Michelangeli e quant'altri non si possono cestinare allegramente), ma di Le Sage si apprezzano il solido impianto complessivo e la capacità di valorizzare anche pezzi meno noti inquadrandoli bene nell'arco di tutta la produzione di Schumann.  

No certo, non lascerei mai lo Schumann di Horowitz e Arrau, ma mi sembra un'ottima scelta tra i moderni. In particolare il Carnaval di cui parlavo prima l'ho trovato di una limpidezza e precisione straordinarie, mai superficiale (e questo è l'aspetto più importante) e di grande spirito. È stata una piacevolissima scoperta. Userò la sua integrale per scoprire i pezzi minori che ancora non conosco.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 19/10/2018 at 21:06, Majaniello dice:

qualcuno ce l'ha con il pop, che almeno è popular per costituzione, ma rendere un affare pop la musica classica, tagliando fuori dai grandi circuiti e quindi dalla conoscenza del grande pubblico tonnellate di arte perchè giudicata "poco appetibile" (che alibi del cavolo, spesso manco vero), e tutto in ossequio al mercato, al rito della sala da concerto, o semplicemente all'ignoranza (chè molti dei direttoroni sono dei caproni, compresi i miei preferiti), non è un peccato più grave che scrivere una canzone? 

Spesso me la prendo col pubblico, desideroso di avere l'ennesima erezione con Beethoven, Verdi, Bruckner, Chopin o chi volete voi, ma quanta ricettività avrebbe sviluppato lo stesso pubblico se educato e stimolato a dovere, se cioè i Karajan, i Bernstein, i Muti e gli Abbado si fossero dedicati SERIAMENTE E COSTANTEMENTE alla diffusione dell'arte tutta, se avessero riservato parte del loro talento alla musica, se avessero utilizzato parte della loro notorietà per qualcosa che non fosse la costruzione della propria carriera?

Da un po' di giorni medito su questo intervento di Maja, che probabilmente ho capito male. Scusate se divagherò e tirerò fuori un po' di considerazioni così come vengono, ma ci tenevo a buttarle giù. Non garantisco quindi la coerenza né l'organicità di quel che segue; vediamo un po' cosa salta fuori :) 

Pungolato dalla parte in grassetto mi sono domandato: quanto effettivamente i grandi direttori conoscevano di quell'arte che un tempo era di sicuro molto meno accessibile e fruibile di oggi? Credo in ogni caso molto meno di quel che tutti ora possiamo conoscere attraverso questo forum o un buon numero di giri in rete. Che poi abbiano preso solo una parte, quella che è in repertorio da decenni (potremmo dire quasi da un secolo) è pacifico, ma quanto di più avrebbero potuto prendere? E cosa, di quel che conoscevano e pure hanno scartato, avrebbero potuto/dovuto sottoporre al pubblico? Si fa riferimento alla musica moderna, certo più impegnativa perché più lontana da quella musica tonale che ancor oggi spopola sotto forma di musica leggera, o anche alla musica barocca? O al limite a quella rinascimentale o medievale (se si intende tutto questo per arte tutta)? E siamo sicuri che il pubblico l'avrebbe compresa e apprezzata? Avrebbe seguito ciecamente un Muti o un Karajan (giusto perché erano loro, nomi grandi e venerati) anche nei territori musicali più impervi?

Oggi, grazie a Youtube - o meglio ancora grazie a Spotify - abbiamo accesso a tutta la musica incisa per il mondo o quasi: maggiori, minori e medi compresi. Manca solo che si possa disporre d'un'orchestrina che esegua gli spartiti che ancora non sono stati suonati e registrati su un CD e avremmo davvero tutta l'arte musicale a nostra disposizione, senza neppure doverci muovere dalla sedia (altro che andare a teatro o nelle sale da concerto). Verso la fine degli anni '90 acquistare il CD di un autore ancora inesplorato costava ben più di un capolavoro da repertorio; ora, coi mezzi che abbiamo, non c'è neppure più questo ostacolo. È tutto nostro, gratis et amore.

Eppure la musica classica continua ad attirare un pubblico che (dati assolutamente da verificare, eh; magari potrete smentirmi alla grande con qualche statistica debitamente aggiornata) corrisponde a dir tanto al 10% di quello che invece coltiva la famigerata pop. Quel pop che, a ben vedere e ascoltare, è una derivazione più o meno semplificata della forma sonata, assimilabile se vogliamo a un rondò con una sola strofa o due al massimo, quando proprio si sprecano (con la differenza che in genere il ritornello viene dopo, anziché presentarsi subito). Non fa certamente fine, ma di sicuro non impegna, e anche i ragazzini sono in grado di apprezzarla dopo mezzo ascolto. Perché, se non più appetibile della classica, la musica pop è di certo meno impegnativa: ci corre la stessa differenza che c'è tra parlare una lingua che si pratica fin dalla culla e impararne un'altra partendo da please, sorry e good morning.

Esaminiamo: un tempo c'era il lied, dove almeno si cercava di fare attenzione al nesso tra melodia e verso, mentre adesso vanno bene anche testi privi di senso e la melodia si adegua molto approssimativamente alla parola: al massimo è triste se il testo è triste o vivace in caso contrario. Prendi Im Dorfe di Schubert e poi comparala con una canzonetta qualsiasi dei nostri giorni, e magari ti ho reso l'idea di quel che intendo.

Permettetemi allora di sciogliere un peana a noi appassionati di classica. Continuiamo a costituire una sparuta élite, che magari ha il merito di essersi impegnata, di non essersi arresa ai primi ascolti ostici e di spingersi un po' oltre rispetto a quel pubblico che non va oltre il popolare perché non ritiene degne di nota le musiche che non ha già sentito in qualche film o in una pubblicità.

Così la Romanza per violino in fa maggiore di Beethoven resta per i più la musica della Vecchia Romagna, e il Mattino di Grieg si associa automaticamente allo slogan "E la pancia non c'è più"... Forse è anche per questo che i direttori che, non lo nego, hanno pensato soprattutto a crearsi una carriera coi fiocchi, non hanno dato fondo a tutte le risorse a loro disposizione?

Mi scuso per la lunghezza esagerata.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@kraus circa la complessità: il grande repertorio è impermeabile anche a musiche considerate molto accessibili. Pensa al tuo amato repertorio classico, togli Mozart e Beethoven, che rimane? qualche sinfonia di Haydn e praticamente nulla di tutto il resto. Quanto interesse ha destato il barocco tra i santoni del podio? Bach certo, perchè è il nonno di Beethoven e Bruckner, e poi? Le quattro stagioni? uno Stabat Mater ogni tanto? Parliamo quindi di un pugno di composizioni per rappresentare un secolo, il '700, tra i più importanti e influenti della storia. A questo punto mi viene da pensare che la filosofia alla base della musica del XVIII secolo non sia probabilmente funzionale al tipo di rapporto interprete-pubblico che il sistema intende creare (tant'è che le poche volte che questa musica è uscita dal circuito specialistico ed è entrata in quello degli interpreti mainstream è stata quasi sempre travisata, anzi direi scientemente piegata ad un'estetica romantica). Niente a che vedere quindi con la difficoltà d'ascolto (anche perchè Mahler non è mica così facile, eppure quanto è popolare?).

Circa la diffusione: non stiamo parlando di direttori dei primi del secolo, vittime della sclerosi ottocentesca del repertorio, ma di interpreti contemporanei che hanno operato negli anni '70, '80, '90. La circolazione delle partiture meno note per me non è la causa ma la conseguenza: le partiture non saltano fuori dagli archivi finchè qualcuno non è interessato a rispolverarle. Muti, quando ha voluto, è andato a ripescare Jommelli, Cimarosa, Salieri ecc., si dirà che li ha diretti male, che era musica noiosa, ma non è questo il punto, quanto il fatto che alla volontà sia seguita la possibilità. Quella della promozione di nuova musica rimane però, nella carriera di questi, un'attività a latere. Qualcuno si è impegnato un po' di più (Bernstein con la sua musica americana), molti si sono limitati a due o quattro dischi per gradire, vezzi intellettuali. Anche io in passato sono cascato nel giochetto "ma Karajan ha diretto Honegger e Webern" oppure "Abbado ha fatto Nono e Xenakis", ma a ben guardare il 90% del repertorio di questi verteva altrove.

Circa l'appeal commerciale: non si può dimostrare, fino ad una prova contraria che mai avremo, che se Locatelli o Milhaud avessero avuto l'esposizione di Mozart o Stravinsky il pubblico non avrebbe seguito (e quindi comprato), dato che in queste circostanze è il nome dell'interprete che viene venduto, non quello del compositore. Pensa alla star Cecilia Bartoli che costruisce eventi attorno a compositori come Steffani! Quando la macchina della promozione decide di muoversi si può vendere quel che vuoi. Qualcuno è arrivato addirittura al postulato "Rachmaninov è grande musica, altrimenti non l'avrebbero suonata grandi interpreti storici come Richter e Michelangeli", che mi viene da supporre che siccome il coevo Ives non l'ha suonato nessun grande interprete storico allora non è grande musica. Giusto per sottolineare la suggestione che si genera.

Andiamo a oggi: è forse necessaria la 30esima integrale di Sibelius da parte di Paavo Jarvi? il quale, operando in quest'epoca, non ha alcuna attenuante. Evidentemente quella di appiattirsi sul grande repertorio è una libera scelta dettata da ragioni di opportunità e di prestigio. Ma la mia riflessione non era tanto volta a sottolineare questa ovvietà (che miasko aveva ben sintetizzato con: "si diventa qualcuno dirigendo le sinfonie di Brahms, non certo quelle di Milhaud"), quanto a rilevare la fine che abbiamo fatto noi ascoltatori - non tu nella fattispecie - persi in ascolti e discussioni sui soliti interpreti che interpretano i soliti compositori, impegnati nell'acquisto di boxoni monografici del tal pianista o del tal direttore, pieni della solita roba, in fila al botteghino per il solito concerto della solita solfa (e ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sui risvolti psicologici di noi ascoltatori). Niente di male, in ogni caso, ma non chiamiamola cultura, almeno. Forse dovremmo prendere tutto meno sul serio.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
52 minuti fa, Majaniello dice:

La circolazione delle partiture meno note per me non è la causa ma la conseguenza: le partiture non saltano fuori dagli archivi finchè qualcuno non è interessato a rispolverarle. Muti, quando ha voluto, è andato a ripescare Jommelli, Cimarosa, Salieri ecc., si dirà che li ha diretti male, che era musica noiosa, ma non è questo il punto, quanto il fatto che alla volontà sia seguita la possibilità.

È vero, Maja, ma il fatto che non abbia avuto successo diventa una sorta di attenuante/scusante a posteriori per il nostro Cigno di Molfetta (e per estensione ai suoi grandi colleghi). Così, se non è una causa, è come se lo diventasse. ("Vedete perché non dirigevo questa musica? Perché non funziona"). Muti ha inciso anche un bel cofanettone con la musica sacra di Cherubini, autore storicamente indigesto al grande pubblico e considerato accademico nonché pesante. Muti ha raccolto un fiasco solenne anche in quell'occasione? 

52 minuti fa, Majaniello dice:

Pensa alla star Cecilia Bartoli che costruisce eventi attorno a compositori come Steffani! Quando la macchina della promozione decide di muoversi si può vendere quel che vuoi.

Torno alla domanda di cui sopra: è possibile stabilire in modo sufficientemente obiettivo se l'operazione Steffani abbia avuto successo (o l'operazione Salieri, visto che c'è anche un Salieri Album all'attivo della sullodata, con tanto di rivalutazione in omaggio del non mediocre ma neppure geniale Antonietto)? Perché se, vuoi il prezzo tipicamente alto che si paga per i CD delle care dive, vuoi la scarsa notorietà della musica incisa, questo tipo di imprese non fruttano i quattrini sperati, verranno giocoforza abbandonate.

52 minuti fa, Majaniello dice:

Niente a che vedere quindi con la difficoltà d'ascolto (anche perchè Mahler non è mica così facile, eppure quanto è popolare?).

In un certo senso per un principiante può essere più facile ascoltare Mahler che non lo Jommelli o il Sarti di turno: quando mi capita di metter qualcosa di Gustav (o Sibelius, altro autore non semplice) anche in casa si impressionano sentendo qualche bella esplosione orchestrale (quella che, secondo il Salieri farlocco di Amadeus, avrebbe fatto capire al pubblico quando è il momento di applaudire :D), perché un po' di bumburubum con timpani al seguito fa il suo effettaccio, ma da lì a capire la profondità di Mahler ce ne corre.

Può essere un buon microcosmo, l'ambiente di casa. In famiglia, per capirci, non si va più in là del Verdi zumpapparo o dello Strauss capodannesco (accompagnando le sue lievi prodezze con quel gesticolare tipico e puntuale di chi adora il Bel Danubio blu, ma già storce le orecchie quando ascolti un quartetto per archi di Haydn o della musica da camera in generale, già un po' più riservata rispetto allo splendore dell'orchestra). Prova a fargli ascoltare un Don Carlos o l'altro Strauss, il Richard che è buono solo all'inizio di Also sprach Zarathustra e, poi finito il pum pum pum pum iniziale, a lor dire diventa "una pizza": vedrai che sbadigli! Se capita di sentirlo in tv, si cambia canale come ridere. Nonostante il sottoscritto abbia rintronato la casa per vent'anni e passa con musica classica dal '600 al '900 (anche 2000), i miei son rimasti a J. Strauss jr. e alla Quinta di Beethoven; un violino o un flauto in libera uscita già li infastidiscono ("cosa sono 'sti miagolii? cos'è 'sto zufolo?"). Se mi sono stuccato di ascoltare sempre e solo i classici e i maggiori, loro proprio no, anzi ad andare oltre non ci pensano proprio.

52 minuti fa, Majaniello dice:

Forse dovremmo prendere tutto meno sul serio.

Scusami ma, quando si parla di musica, proprio non ci riesco ;) 


Intanto volteggia sul giradischi il CD borgstediano con le Suite di Handel - Parte seconda. Scintille sul clavicembalo da parte di un maestro della mediocrità (come lo chiamava il Buscaroli che, pace alla battagliera anima sua, questa poteva risparmiarsela proprio):

Suites de pièces pour le clavecin II (1733)

Suite n. 1 in si bemolle HWV 434
Ciaccona in sol HWV 435
Suite n. 3 in re minore HWV 436
Suite n. 4 in re minore HWV 437
Suite n. 5 in mi minore HWV 438

Ti va in dedica, estesa a @Fibbo

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Majaniello dice:

@kraus circa la complessità: il grande repertorio è impermeabile anche a musiche considerate molto accessibili. Pensa al tuo amato repertorio classico, togli Mozart e Beethoven, che rimane? qualche sinfonia di Haydn e praticamente nulla di tutto il resto. Quanto interesse ha destato il barocco tra i santoni del podio? Bach certo, perchè è il nonno di Beethoven e Bruckner, e poi? Le quattro stagioni? uno Stabat Mater ogni tanto? Parliamo quindi di un pugno di composizioni per rappresentare un secolo, il '700, tra i più importanti e influenti della storia. A questo punto mi viene da pensare che la filosofia alla base della musica del XVIII secolo non sia probabilmente funzionale al tipo di rapporto interprete-pubblico che il sistema intende creare (tant'è che le poche volte che questa musica è uscita dal circuito specialistico ed è entrata in quello degli interpreti mainstream è stata quasi sempre travisata, anzi direi scientemente piegata ad un'estetica romantica). Niente a che vedere quindi con la difficoltà d'ascolto (anche perchè Mahler non è mica così facile, eppure quanto è popolare?).

Circa la diffusione: non stiamo parlando di direttori dei primi del secolo, vittime della sclerosi ottocentesca del repertorio, ma di interpreti contemporanei che hanno operato negli anni '70, '80, '90. La circolazione delle partiture meno note per me non è la causa ma la conseguenza: le partiture non saltano fuori dagli archivi finchè qualcuno non è interessato a rispolverarle. Muti, quando ha voluto, è andato a ripescare Jommelli, Cimarosa, Salieri ecc., si dirà che li ha diretti male, che era musica noiosa, ma non è questo il punto, quanto il fatto che alla volontà sia seguita la possibilità. Quella della promozione di nuova musica rimane però, nella carriera di questi, un'attività a latere. Qualcuno si è impegnato un po' di più (Bernstein con la sua musica americana), molti si sono limitati a due o quattro dischi per gradire, vezzi intellettuali. Anche io in passato sono cascato nel giochetto "ma Karajan ha diretto Honegger e Webern" oppure "Abbado ha fatto Nono e Xenakis", ma a ben guardare il 90% del repertorio di questi verteva altrove.

Circa l'appeal commerciale: non si può dimostrare, fino ad una prova contraria che mai avremo, che se Locatelli o Milhaud avessero avuto l'esposizione di Mozart o Stravinsky il pubblico non avrebbe seguito (e quindi comprato), dato che in queste circostanze è il nome dell'interprete che viene venduto, non quello del compositore. Pensa alla star Cecilia Bartoli che costruisce eventi attorno a compositori come Steffani! Quando la macchina della promozione decide di muoversi si può vendere quel che vuoi. Qualcuno è arrivato addirittura al postulato "Rachmaninov è grande musica, altrimenti non l'avrebbero suonata grandi interpreti storici come Richter e Michelangeli", che mi viene da supporre che siccome il coevo Ives non l'ha suonato nessun grande interprete storico allora non è grande musica. Giusto per sottolineare la suggestione che si genera.

Andiamo a oggi: è forse necessaria la 30esima integrale di Sibelius da parte di Paavo Jarvi? il quale, operando in quest'epoca, non ha alcuna attenuante. Evidentemente quella di appiattirsi sul grande repertorio è una libera scelta dettata da ragioni di opportunità e di prestigio. Ma la mia riflessione non era tanto volta a sottolineare questa ovvietà (che miasko aveva ben sintetizzato con: "si diventa qualcuno dirigendo le sinfonie di Brahms, non certo quelle di Milhaud"), quanto a rilevare la fine che abbiamo fatto noi ascoltatori - non tu nella fattispecie - persi in ascolti e discussioni sui soliti interpreti che interpretano i soliti compositori, impegnati nell'acquisto di boxoni monografici del tal pianista o del tal direttore, pieni della solita roba, in fila al botteghino per il solito concerto della solita solfa (e ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sui risvolti psicologici di noi ascoltatori). Niente di male, in ogni caso, ma non chiamiamola cultura, almeno. Forse dovremmo prendere tutto meno sul serio.

Grazie per la frecciatina Maja, nemmeno troppo implicita! ;)

A parte gli scherzi -  e sarò brevissimo - vorrei fare l'avvocato del diavolo, domandandomi e domandandovi: e se non fossero solo ragioni di opportunità e di prestigio a dettare certe scelte? Certamente, l'attuale business discografico ha un rilevante peso, ma forse ci sono anche dei motivi più reconditi, o meglio, personali. Voglio dire, io non ci trovo nulla di male che il confronto con certi autori, che si potrebbero definire come nodali nella storia della musica, sia continuo e vada sempre rinnovandosi, anzi, a me questa pare quasi una necessità. Voglio dire, anch'io nella mia tesi di dottorato mi sto occupando di Pasquale Galluppi, ma a fianco a me ho sempre presente la Critica della ragion pura di Kant o il Sistema di logica di Gentile... certo il riscoprire certi autori, spesso anche ingiustamente negletti, è sacrosanto, ma lo è anche l'approfondimento del "grande repertorio", utile anche, perché no, alla riconsiderazione di certi nomi, che, a volte, sono stati posti a margine (non sempre a torto) della storia della musica. Il problema è che a me e a te, per tentare di approfondire, basta leggere e scrivere, mentre, per ovvie ragioni, l'interprete deve interpretare, e questo può essere fatto solamente in una sala di concerto (o, se vuoi, in uno studio di registrazione) e non tra le quattro pareti dello studio di casa...

Certo poi vi è un problema ulteriore, e ancor più insidioso: certi autori sono stati abbandonati per il loro scarso valore o per fattori, come dire, extramusicali?

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, kraus dice:

È vero, Maja, ma il fatto che non abbia avuto successo diventa una sorta di attenuante/scusante a posteriori per il nostro Cigno di Molfetta (e per estensione ai suoi grandi colleghi). Così, se non è una causa, è come se lo diventasse. ("Vedete perché non dirigevo questa musica? Perché non funziona"). Muti ha inciso anche un bel cofanettone con la musica sacra di Cherubini, autore storicamente indigesto al grande pubblico e considerato accademico nonché pesante. Muti ha raccolto un fiasco solenne anche in quell'occasione? 

Torno alla domanda di cui sopra: è possibile stabilire in modo sufficientemente obiettivo se l'operazione Steffani abbia avuto successo (o l'operazione Salieri, visto che c'è anche un Salieri Album all'attivo della sullodata, con tanto di rivalutazione in omaggio del non mediocre ma neppure geniale Antonietto)? Perché se, vuoi il prezzo tipicamente alto che si paga per i CD delle care dive, vuoi la scarsa notorietà della musica incisa, questo tipo di imprese non fruttano i quattrini sperati, verranno giocoforza abbandonate.

La risposta a queste domande può certo essere "è musica minore" oppure "non funziona", ma può anche essere "con piccoli interventi una tantum non si cambia la situazione": basta un disco o un concerto diverso ad incuriosire il pubblico a tal punto da aprirlo ad un certo tipo di musica? cosa può un pugno di messe di Cherubini o una raccolta di Pergolesi d'avanti al bombardamento di Mozart, Beethoven, Schubert, Verdi, Mahler ecc? L'idea è che se questi non fossero esperimenti isolati ma la regola, probabilmente le cose cambierebbero nella sostanza anche da parte del pubblico. Ma ci vorrebbe un'enormità di tempo per invertire la tendenza. Muti dirige la seconda sinfonia di Casella, benissimo. Perchè non la porta in concerto con la stessa frequenza del requiem di Verdi? se ci credi davvero la promuovi a maggior ragione. Nel tempo anche Casella può diventare "di mercato", non è più difficile o meno bello del vendutissimo Shostakovich; nessuno certo l'ha mai diretto e promosso come Verdi, quindi non lo sapremo mai.

Tornando alla Bartoli, se una come lei, che non mette più piede su un palco da non so quanti lustri e che si limita a mega operazioni di marketing (ben congegnate, bisogna dire), presta il proprio nome ad un compositore sconosciuto stai sicuro che dietro c'è un ritorno economico di qualche tipo, proprio perchè chi la segue compra "l'album della Bartoli", che sia Steffani o Vivaldi diventa un dettaglio. Quel che dico è che l'unico sistema per invertire la tendenza sarebbe sfruttare il sistema stesso che questa tendenza l'ha creata. In certe copertine DGG, e non solo, il nome dell'interprete è più grande di quello del compositore. Ultimamente si usano addirittura i titoli come per gli album pop, non si capisce neanche cosa ci sia dentro ai dischi a volte :D Magari se dentro ci infili qualcosa di diverso e di buono... Insomma, ci sono dietro ragioni storiche, culturali, economiche, non si può sempre dire che il pubblico è capra, hanno voluto che si incapronisse. Assecondare la pancia è di certo più facile (e soprattutto più utile!) che spiegare, divulgare, stimolare il cervello. E stai sicuro che il cuore si connette di conseguenza.

 

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
40 minuti fa, Snorlax dice:

Grazie per la frecciatina Maja, nemmeno troppo implicita! ;)

No no, mi ci sono messo dentro anche io... perchè non mi hai mai visto sprecare paginate a parlare dei 200 interpreti storici di Bach o di Beethoven? è prima di tutto un'autocritica, se vuoi. 

40 minuti fa, Snorlax dice:

Certo poi vi è un problema ulteriore, e ancor più insidioso: certi autori sono stati abbandonati per il loro scarso valore o per fattori, come dire, extramusicali?

Beh, come mai nell'800 si raschia il barile spesso proponendo cose davvero minori, e invece gli altri secoli sono praticamente semidimenticati? (parlo sempre dei grandi direttori del grande repertorio). Allora o accettiamo l'idea che la musica più grande sia stata composta nel XIX secolo, oppure c'è qualcosa che non va. Il discorso dello scarso valore si può fare solo per l'800 quindi: se sei un compositore che appartiene al secolo più fortunello di tutti e sei pure malcagato, allora vuol dire che sei davvero mediocre!

edit: comunque questa discussione non porta a niente, la mia dell'altro giorno era una riflessione ad alta voce del tipo "se fosse stato per i grandi del podio col cavolo che avremmo mai conosciuto Skalkottas (un genio, beninteso)... e intanto continuiamo a perdere tempo dietro a loro". Preso atto di questo dato di fatto, ognuno si rallegra o si sconforta a suo piacere.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Majaniello dice:

comunque questa discussione non porta a niente

Anche se fosse non importa, il piacere di discutere nun se batte :) 

1 ora fa, Majaniello dice:

Ma ci vorrebbe un'enormità di tempo per invertire la tendenza.

Sono d'accordo. Tra un direttore ideale e un direttore alla Muti c'è fondamentalmente la stessa differenza che passa tra uno statista (uno che pensa alle generazioni future) e un politicante (uno che pensa alle elezioni future). Però se il pubblico si è incapronito, certamente se l'è voluto anche un po' lui, e molto. A me la faccenda della musica classica che non tira mi dà la stessa impressione della TV impegnata. Il pubblico è capra perché lo incaproniscono, ma il pubblico lo incaproniscono perché è capra. Quale delle due?

Insistendo: il pubblico vuole trasmissioni-trojaj? E quelle dategli, no! Santa pazienza, ma perché buttar via palanche nei canali a tema, rifugio di quattro gatti intellettuali, quando con i reality, due talent show, un paio di telenovele e programmi sensazionalisti teniamo incollati al televisore il 90% der cucuzzaro? Gli esperimenti hanno dato esito negativo: metti Sermonti a fare lectura Dantis e la percentuale d'ascolto alta te la sogni, mettici un Benigni (il famoso interprete che mette in ombra persino il più grande poeta d'ogni tempo!) e a furia di "Ma la bellezza! Guardate la bellezza!" sbagliando a rotta di collo la spiegazione dei versi danteschi*, riempi le piazze senza arricchirle né elevarle spiritualmente di un ette. Ecco perché, davanti a un pubblico così "capra, capra, capra!" mi passa la voglia di sperare. 

D'altronde (e qui faccio il bastasu e cainu) meglio così: se al conservatorio / a teatro / in piccionaia ci vanno i quattro gatti di cui sopra, almeno non ci metto ore per fare la fila e c'è posto per tutti.

* OT: a proposito di Dante, gioverà fare un giro su questo sito, autentico anatema nei confronti di Benignaccio. Il suo autore è talmente avvelenato (non a torto, secondo me) da avere scritto addirittura un XXXV Canto dell'Inferno per sbattervi dentro l'attore toscano.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Majaniello dice:

@kraus

Andiamo a oggi: è forse necessaria la 30esima integrale di Sibelius da parte di Paavo Jarvi?

Farla oggi forse no (ma la storia dell'interpretazione è sempre in movimento, come ben sai), ma farla negli anni 50-60 (come Bernstein o Karajan e proporlo in concerto assiduamente) era già qualcosa di poco usuale. Cosi come registrare Nielsen o la Faust-Symphonie di Liszt. Poi, visti gli esiti spesso disastrosi (parlando a posteriori), meglio che questi grandissimi si siano tenuti alla larga dal repertorio barocco. O anche dal classicismo meno frequentato. Uno come Skalkottas rimarrà sempre autore per pochi appassionati o specialisti, ma che male c'è? Non farà capolino nei programmi concertistici, ma il cultore del greco saprà dove reperire la sua musica (quindi evviva la BIS).

°°°°°°

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
59 minuti fa, Ives dice:

Poi, visti gli esiti spesso disastrosi (parlando a posteriori), meglio che questi grandissimi si siano tenuti alla larga dal repertorio barocco. 

Non si sono tenuti alla larga dal barocco, hanno affrontato quasi esclusivamente Bach, chiaramente per ragioni di tradizione, l'epoca pre-filologica è piena di interpretazioni (che poi siamo d'accordo essere scempi) della Messa, delle Passioni, dei Brandeburghesi... Semplicemente si riteneva inesistente il barocco al di là di Bach, e il classicismo al di là di Mozart. Si faceva qualcosina di Handel e Haydn e basta. Pensiamo al repertorio di uno specialista come Karl Richter com'era risicato. Anche questa visione tutta tradizionale di geni solitari in una valle di niente ha contribuito a costruire delle mitologie che restituiscono una visione molto parziale della storia.

Paradossalmente il barocco italiano se la passava meglio, ensamble come I Musici avevano successo internazionale, anche se immagino che la percezione del barocco italiano fosse diversa da quella tedesca.

1 ora fa, Ives dice:

Uno come Skalkottas rimarrà sempre autore per pochi appassionati o specialisti, ma che male c'è? Non farà capolino nei programmi concertistici, ma il cultore del greco saprà dove reperire la sua musica (quindi evviva la BIS).

Non solo uno come Skalkottas, ma anche uno come Holst (al netto dei Pianeti uno sconosciuto), uno come Ives (promosso da pochissimi e non nella misura di un Mahler), uno come Milhaud (ignorato da qualsiasi grande direttore). E' tutta musica potenzialmente da grande pubblico, come Prokofiev o Bartok, e non per i cultori. 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 21/10/2018 at 21:55, Snorlax dice:

Richard Wagner, Lohengrin, L. Fehenberger, A. Kupper, F. Frantz, H. Braun, O. von Rohr, H. Braun, Chor und Symphonienorchester des Bayerischen Rundfunks, Eugen Jochum

51MbJS-SwyL._SS500.jpgs

Comincio con un'ammenda: purtroppo - grave mancanza - non conosco il Lohengrin diretto nel '54 a Bayreuth da Jochum, con Windgassen protagonista. Comunque questa registrazione in studio di poco precedente - un mono veramente ottimo risalente al '52 - ritengo sia una esecuzione ingiustamente negletta. Qualcuno penserà che quando parlo di Jochum io sfiori quasi l'agiografia; ebbene, ascoltatevi questo Lohengrin: la direzione del maestro bavarese ha ben pochi rivali. Una interpretazione assai drammatica, che scorre come un fiume in piena - anche se in certi momenti, per la verità, avrei preferito dei tempi un po' più larghi - ma al contempo screziatissima, piena di luci e ombre: qui si fa grande teatro e Jochum riesce bene in tutti i frangenti, dal disteso lirismo dei momenti più raccolti, ad una costruzione sapienziale delle grandi scene d'assieme, nelle quali in direttore bavarese riesce a dipingere poderosi affreschi, senza mai rischiare l'ampollosità. Chi conosce il Bruckner di Jochum può ben intendere a cosa mi riferisco. E i cantanti! Lungi dall'intendermene di vocalità, per me il Lohengrin di Fehenberger è stata una sorpresa quasi sconvolgente: una voce duttile e affascinante, un'interpretazione ricca di sfumature, soppesata in ogni singola sillaba. Mi è piaciuto tantissimo, quasi quasi mi vien da dire che è il cantante che ho sempre ricercato in un opera come questa. Il resto del cast mi pare si comporti comunque molto bene, anche se ho una preferenza per la compagine maschile, la Kupper in ogni caso se la cava non male, la Braun mi pare un gradino sotto. Un plauso merita anche Frantz, anche se su tutti spicca von Rohr, basso che mi pare non abbia nulla da invidiare ai coevi e più blasonati Greindl, Frick etc., emergendo come un Heinrich veramente maiuscolo. Bene anche il coro, particolarmente sollecitato in quest'opera. Insomma un Lohengrin da riascoltare e assolutamente da rivalutare, una interpretazione certamente trascinante, in cui le tre ore e mezza di musica volano via senza neanche accorgersene.

Dedico a @Pinkerton, @Wittelsbach, @giordanoted e a chi gradisce...

Rispondo molto tardivamente per dire soltanto che del Wagner di Jochum ho sentito solo i suoi famosi Maestri cantori con Fischer-Dieskau e Domingo e ne ho un ottimo ricordo per quanto riguarda la direzione, una delle più equilibrate e vive che ricordi.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Majaniello dice:

Anche questa visione tutta tradizionale di geni solitari in una valle di niente ha contribuito a costruire delle mitologie che restituiscono una visione molto parziale della storia.

Ma anche dopo avere ascoltato i minori, di-gia-mo-ge-lo, non è che poi le proporzioni e i livelli tra loro e i colleghi più eseguiti siano cambiati. Conosciamo meglio la musica dei contemporanei di Bach, Haydn, Mozart e Beethoven (ma conosciamo meglio anche la musica di questi tre signori, sviscerata e rovistata dalle opere omnia e dalle edition monumentali): sono cambiati forse i rapporti?

Non più di tanto, direi. Per fare solo un esempio, abbiamo avuto modo di ascoltare tutto l'Haydn operistico, liederistico e dei concerti; levati gli iniziali entusiasmi, in quel settore resta un compositore di secondo piano.

Leggiamoci i testi del Tammaro o del dinamico trio Wellesz-Sternfeld-Hausswald e scopriremo che studiare la musica dei minori serve non solo a inquadrare meglio loro e i maggiori, ma anche a capire in quanto e come i secondi siano stati superiori ai primi: maggiori erano e maggiori restano. Lo dice uno che si esalta ad ascoltare Vanhal, CPE e WF Bach, Dell'Abaco o il suo omonimo ribattezzato "Mozart di Svezia", qualche volta anche Dittersdorf e Salieri. Mica per quello ho cominciato a sentirmi ingannato o defraudato dagli storici della musica. O a dar loro di falsari.

Gli studi sui contemporanei e sul loro influsso nei confronti dei grandi c'erano anzi già, bastava recarsi in una biblioteca e consultarli. Oggi è pieno di gente che si sveglia alla mattina (penso a Mestrovich) e scopre che - orrore - il libretto del Don Giovanni è derivato da quello di Gazzaniga (o che la tal formuletta melodica non la usava solo il grande di turno, dimenticando che ogni compositore è figlio del proprio tempo e delle sue mode); indi azzarda sul suo blog un confronto anche musicale e del tutto fuori luogo tra due opere con destinazioni e propositi totalmente diversi, le mette sullo stesso livello, anche qualitativo; ergo si scandalizza, passa dalla parte dei complottisti e rinnega tutto il suo amore per i classici. Embè? Anche il colto o l'aspirante tale devono rendersi conto che nessun grande scriveva nel deserto, non c'è niente di strano né di scandaloso.

Risultati immagini per oboe concertos indermuhle telemann

Più le suite 6, 7 e 8 di Handel e qualche bonus a cura di Borgstede (Preludio: Allegro e "Vo' far guerra" dal Rinaldo):

Risultati immagini per preludio vo' far guerra borgstede

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Telemann: Virtuoso518WqmCd6KL.jpg

Meng', meng', cher usignéul', che poi divend siv'!

E mentre il nostro usignuolo s'ingrassa alla faccia nostra, il Rossignolo si esibisce su strumenti originali deliziosamente stonati e lamentosi, in primis, sempremente e comunquemente, il flauto dolce. Non guasta più di tanto, specie se veniamo introdotti in quest'ambientino filologicamente testato con il magnificherrimo Concerto in mi minore (peccato che non si sia riusciti a datarlo). Non sono concerti e basta, anzi: l'unico concerto è quello appena elogiato, le altre composizioni sono sonate, soli (dagli Essercizii musici) e un quartetto che arriva direttamente dall'opera telemanniana più nota, la Tafelmusik.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, superburp dice:

Visto che è stato citato (ed anche ascoltato, da Snorlax mi pare): Holst, Pianeti (Boult). Devo confessare che mi è sempre sembrato un pezzo molto fumo e poco arrosto, vediamo un po'.

Lo pensavo anche io, però la contestualizzazione storica che mi fece Madiel (cercala) me l'ha fatto apprezzare maggiormente (siamo negli anni '10). Non so Boult come se la cava, però per una volta l'edizione hi-tech di Karajan (credo l'ultima) enfatizza bene l'aspetto fantascientifico (e quindi, involontariamente, quello modernista). Per riallacciarmi al discorso di prima, secondo me avrebbe dovuto dirigere molto di più cose di questo periodo, per alcune delle quali sembrava avere le carte giuste per fare il capolavoro (immagino una sua Music of the Spheres cosa sarebbe stata! o un Central Park in the dark anche, o una terza di Szymanowski o una seconda di Roussel, roba che sembrava scritta apposta per lui). Sarebbe stata una grossa operazione promozionale per le opere, ma anche un importante lascito nella discografia di questo direttore.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
27 minuti fa, Madiel dice:

Prokofiev: L'incontro del Volga con il Don

Philadelphia Orchestra, Muti

:training1:

Mi è sempre parso un riempitivo di quel cd. Ma a quel che ho capito sei nella fase sovietrombonata. :D

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
34 minuti fa, Majaniello dice:

Lo pensavo anche io, però la contestualizzazione storica che mi fece Madiel (cercala) me l'ha fatto apprezzare maggiormente (siamo negli anni '10). Non so Boult come se la cava, però per una volta l'edizione hi-tech di Karajan (credo l'ultima) enfatizza bene l'aspetto fantascientifico (e quindi, involontariamente, quello modernista). Per riallacciarmi al discorso di prima, secondo me avrebbe dovuto dirigere molto di più cose di questo periodo, per alcune delle quali sembrava avere le carte giuste per fare il capolavoro (immagino una sua Music of the Spheres cosa sarebbe stata! o un Central Park in the dark anche, o una terza di Szymanowski o una seconda di Roussel, roba che sembrava scritta apposta per lui). Sarebbe stata una grossa operazione promozionale per le opere, ma anche un importante lascito nella discografia di questo direttore.

Probabilmente già lo sai, ma di Karajan esiste una Quarta di Roussel registrata alla testa della Philharmonia nel lontano '49, registrazione sovvenzionata nientepopodimeno che dal Maharaja del Mysore. Dato che oggi si dibatteva su questioni di repertorio, mi fa piacere segnalartela (o ricordartela):

 

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
27 minuti fa, Snorlax dice:

Probabilmente già lo sai, ma di Karajan esiste una Quarta di Roussel registrata alla testa dell Philharmonia nel lontano '49, registrazione sovvenzionata nientepopodimeno che dal Maharaja del Mysore. Dato che oggi si dibatteva su questioni di repertorio, mi fa piacere segnalartela (o ricordartela):

Sì su EMI, ma la quarta non è la seconda, ha tutt'altre caratteristiche (come dire la Alpen e il Till). Io ho parlato della seconda non a caso, proprio perchè la scrittura particolare di quella sinfonia (di cui si è parlato diffusamente in forum almeno in un paio di occasioni) secondo me era perfetta per lo stile e la sensibilità del direttore. L'edizione Martinon rimane maiuscola, ma rimane l'unica scelta (per anni oop e oggi confinata nel box monografico), la sola che abbia colto quella tensione continua dei piani sonori che fa funzionare la musica. La gran parte dei direttori francesi si è tenuta lontana da quel pezzo. L'avesse diretta Karajan, chissà, non sarebbe rimasta un capolavoro dimenticato.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
18 minuti fa, Majaniello dice:

Sì su EMI, ma la quarta non è la seconda, ha tutt'altre caratteristiche (come dire la Alpen e il Till). Io ho parlato della seconda non a caso, proprio perchè la scrittura particolare di quella sinfonia (di cui si è parlato diffusamente in forum almeno in un paio di occasioni) secondo me era perfetta per lo stile e la sensibilità del direttore. L'edizione Martinon rimane maiuscola, ma rimane l'unica scelta (per anni oop e oggi confinata nel box monografico), la sola che abbia colto quella continuità dei piani sonori che fa funzionare la musica. La gran parte dei direttori francesi si è tenuta lontana da quel pezzo. L'avesse diretta Karajan, chissà, non sarebbe rimasta un capolavoro dimenticato.

Ce l'ho quel bel boxino Icon! In sti giorni allora me la riascolto, dato che, a dirti la verità, questa Seconda di Roussel non me la ricordo bene... (del francese conosco abbastanza solo Terza e Quarta, vedi l'ignoranza...:sorry:)

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • Madiel locked this topic
Ospite
Questa discussione è chiusa.
  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.


×
×
  • Crea Nuovo...

Accettazione Cookie e Privacy Policy

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy