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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2018

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3 ore fa, Madiel dice:

aaahh, tutti bellissimi :wub_anim:

Vero! Ho visto che sono davvero dimenticati dai pianisti. Effettivamente alcuni presentano grandi difficoltà di esecuzione (VII, XI),  ma tutto sommato i primi 15 non mi sembrano neanche così astrusi, almeno non più di altra musica contemporanea pianistica molto più eseguita e registrata. Mi sono piaciuti particolarmente la Marcia funebra (IX) e il Tango (XIV). 

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1 ora fa, Snorlax dice:

à la Bernstein (che invece lo riteneva  un grande bluff).

Fonte? Ci sono parecchie testimonianze di segno contrario, secondo le quali Bernstein avrebbe definito pubblicamente (davanti agli orchestrali della New York Philharmonic) Kleiber come il più grande direttore vivente, si sarebbe precipitato, in lacrime, nel suo camerino dopo una Bohème per abbracciarlo o addirittura lo avrebbe idolatrato (così Zeffirelli).

54 minuti fa, Ives dice:

Per chi l'ha sentito dal vivo, da ricordare anche il suo Otello con Domingo...e la Bohème...

Presente! Ultimo concerto in assoluto della sua carriera. Quarta e Settima di Beethoven da infarto. In tanti anni di musica dal vivo ho provato solo altre due o tre volte un'esperienza simile. Poi, legittimo che il suo approccio non soddisfi tutti i palati, ma per me Carlos Kleiber sta in cima all'Everest. E, perché no?, in compagnia del padre.

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3 ore fa, Nitriero Cavalleone dice:

@Madiel: ma cosa avrebbe di così geniale questo Skalkottas? Ho ascoltato alcune cose che avete postato in questi ultimi anni e, con tutto il rispetto, mi è sembrata musica normalissima, un neoclassicismo anche abbastanza palloso con a volte qualche svisata dissonante e qualche divagazione quasi jazzistica. Come tanta altra musica del Novecento che si trova a tonnellate sul Tubo... Ma forse sono io a non capirlo abbastanza...

Direi per niente, almeno dalla descrizione che ne hai fatto :D Il bello è che non è per niente "normalissima", perché un suo qualsiasi pezzo orchestrale o da camera non ha riscontri con altri compositori coevo, soprattutto seriale. Il suo modo di impiegare il sistema, formato da numerose serie integre o spezzate incrociate in una polifonia assai avanzata, è senza uguali tra gli allievi di Schoenberg e tutti i serialisti del XX secolo. Questo gli ha permesso di poter costruire pagine abbastanza complesse ed estese, mentre i serialisti accademici (Schoenberg compreso), lavoravano solo su una serie producendo una variazione continua del materiale. Questo, però, produce un prosciugamento e irrigidimento del materiale, inoltre l'applicazione precisa del sistema impediva l'impiego (o almeno lo rendeva difficoltoso) di alcune forme come il concerto e la sinfonia, basate sul contrasto tematico e tonale. Skalkottas segue la strada opposta, cercando un modo per scrivere musica rispettosa della tradizione, ma nello stesso tempo capace di superare le rigidità del sistema dodecafonico. Nei pezzi maggiori della maturità, questa ricchezza è chiaramente percepibile in lavori come il sopra citato Concerto per pianoforte n.2, il Largo Sinfonico, il Concerto per violino o per contrabbasso, e negli ultimi due quartetti. L'ingegnosità del suo modus operandi gli permette anche di allargare le durate dei singoli movimenti, perché incrementa di continuo il materiale senza fratture con la cornice. Aspetto già di per sè abbastanza singolare, perché la sua musica è per lo più caratterizzata da una polifonia "estrema": per esempio, nei concerti per pianoforte usa il solista come se fosse una piccola orchestra che combatte costantemente con l'orchestra vera e propria; nei quartetti per archi n.3 e 4 ci sono quattro voci che dialogano di continuo. Il virtuosismo è una delle cifre stilistiche che caratterizzano Skalkottas, non c'è mai niente di banale o sciatto, neppure nelle celebri e "sbracate" danze greche. A tutto questo si aggiunge una notevole capacità di far convivere elementi dissonanti, o per meglio dire cromatici, con altri consonanti provenienti dalla musica colta, popolare o leggera, ma senza mai fare del citazionismo. E' come se allargasse la tela e la riempisse di tanti colori, creando molta varietà cromatica ed espressiva, ma senza produrre delle fratture insostenibili. Nel dopoguerra la serialità prese una strada opposta, concentrando al massimo la sostanza e manomettendo la cornice che la contiene, questo ha portato al fallimento del sistema nel giro di un decennio. Schoenberg, nonostante le iniziali divergenze, a dire il vero più formali che di contenuto, continuò a citarlo come uno dei suoi allievi migliori fino in punto di morte (lo menziona ancora in un suo saggio del 1949). Le altre caratteristiche che rendono Skalkottas geniale sono citate sopra, la fusione nella dodecafonia di elementi derivati dal neoclassicismo e la musica popolare, aspetto che non era riuscito mai a nessuno dei tre grandi viennesi o ai loro maggiori seguaci, ha prodotto una terza via piuttosto interessante. Non insisterò mai abbastanza sulla genialità della sua orchestrazione, caratterizzata per lo più da cromie particolari e da contrasti, che ha pochi agganci con altri contemporanei (per ex cfr. il sopra citato Concerto per pianoforte n.1)

Insomma, non si riduce a qualche jazzata superficiale piazzata là tanto per... e non è neppure un neoclassico... :cat_lol:

 

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1 ora fa, .Andrea dice:

Vero! Ho visto che sono davvero dimenticati dai pianisti. Effettivamente alcuni presentano grandi difficoltà di esecuzione (VII, XI),  ma tutto sommato i primi 15 non mi sembrano neanche così astrusi, almeno non più di altra musica contemporanea pianistica molto più eseguita e registrata. Mi sono piaciuti particolarmente la Marcia funebra (IX) e il Tango (XIV). 

uhhh, che goduria quando impiega ritmi di danze popolari, crea un interessante contrasto con la cornice accademica in cui li presenta. I risultati sono sempre inaspettati e sorprendenti. Un esempio magnifico è nel primo movimento del Concerto per contrabbasso del 1942, serialità sui generis ed espressionismo mischiati con forme di danza popolare e una spruzzata dolce di neoclassicismo ^_^

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21 ore fa, nachtigall dice:

Penso proprio che sia così. Oppure sarà che visti i tempi, in riferimento anche a quanto dice Wittelsbach, suscita invidia e quindi diffidenza.

E' proprio il contenuto a doverci colpire, non il contenitore come per lo più succede. Per esempio, si potrebbero citare la dissonantissima litigata tra moglie e marito con tanto di pupo frignante (i cui spunti si ritrovano poi nelle opere liriche successive "espressioniste" ), o il magnifico "fugone" a tre voci conclusivo concepito pensando a Bach. E' musica coltissima. Secondo me, Symphonia Domestica si può ascoltare come musica assoluta, senza pensare troppo ad eventuali programmi o agli effetti descrittivi che possono al massimo aiutare la comprensione complessiva, ma alla fine vanno relegati in secondo piano. Io li dimentico proprio :D

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15 minuti fa, Madiel dice:

uhhh, che goduria quando impiega ritmi di danze popolari, crea un interessante contrasto con la cornice accademica in cui li presenta. Un esempio magnifico è nel primo movimento del Concerto per contrabbasso del 1942, serialità sui generis ed espressionismo mischiati con forme di danza popolare e una spruzzata dolce di neoclassicismo ^_^

Lo sto ascoltando adesso, molto interessante! Cos'altro mi consigli per conoscere un po' meglio questo compositore? Considera che, pur avendone ascoltata parecchia, il mio apprezzamento della musica moderna è spesso superficiale, cioè non ho ancora i mezzi (né parte delle conoscenze) per poterla davvero comprendere, ma è un mondo che mi interessa molto e che spero di approfondire. Tutto questo per chiederti di consigliarmi un'opera non troppo complessa o troppo difficile da assimilare. :rolleyes:

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53 minuti fa, giobar dice:

Fonte? Ci sono parecchie testimonianze di segno contrario, secondo le quali Bernstein avrebbe definito pubblicamente (davanti agli orchestrali della New York Philharmonic) Kleiber come il più grande direttore vivente, si sarebbe precipitato, in lacrime, nel suo camerino dopo una Bohème per abbracciarlo o addirittura lo avrebbe idolatrato (così Zeffirelli).

Mario Verdone, il padre di Carlo, di cui Bernstein, a quanto pare, era spesso ospite nei suoi soggiorni romani. Non ricordo le parole esatte, ma Bernstein - sono abbastanza sicuro che si parli degli ultimi anni di vita del direttore americano - spese parole piuttosto pesanti, addirittura offensive, nei confronti di Kleiber. Sostanzialmente lo reputava un direttore di plastica, perfetto tecnicamente, ma privo di alcun tipo di approfondimento e di introiezione del testo musicale. C'è da dire - per essere onesti - che tale sfogo arrivava dopo parecchi goccetti di whisky, quindi magari era un po' viziato dall'alcool, o, magari, era tutta la verità senza la filtri...

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5 minuti fa, Snorlax dice:

Mario Verdone, il padre di Carlo, di cui Bernstein, a quanto pare, era spesso ospite nei suoi soggiorni romani. Non ricordo le parole esatte, ma Bernstein - sono abbastanza sicuro che si parli degli ultimi anni di vita del direttore americano - spese parole piuttosto pesanti, addirittura offensive, nei confronti di Kleiber. Sostanzialmente lo reputava un direttore di plastica, perfetto tecnicamente, ma privo di alcun tipo di approfondimento e di introiezione del testo musicale. C'è da dire - per essere onesti - che tale sfogo arrivava dopo parecchi goccetti di whisky, quindi magari era un po' viziato dall'alcool, o, magari, era tutta la verità senza la filtri...

Dovrei recuperare il libro dove lessi questa cosa, ma in qualche modo questa intervista a Carlo Verdone confermerebbe il giudizio negativo (anche se si tratta più di un giudizio di carattere, che musicale):

Lei è rock dipendente, suona la batteria, il suo idolo è Jimi Hendrix...
«I migliori amici dei miei genitori erano musicisti classici. Boris Porena, Sergio Cafaro, Guido Turchi, Franco Ferrara, Severino Gazzelloni. Un giorno venne a casa Leonard Bernstein, accompagnato da quattro ragazzi americani, da mio fratello e da Alessio Vlad. La sigaretta in una mano, il whisky nell'altra, a cena si fece imboccare da mia moglie, carciofi alla romana. Spiritoso, colto, moderno. Parlammo di John Lennon (abitavano nello stesso palazzo, lo amava anche lui). E di Carlos Kleiber».

Il numero uno tra i direttori.
«Ma Bernstein non lo sopportava, disse che era nevrotico, scontroso, l'esatto suo opposto. Lo so che suona come una bestemmia, però è quello che mi disse».

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51 minuti fa, .Andrea dice:

Lo sto ascoltando adesso, molto interessante! Cos'altro mi consigli per conoscere un po' meglio questo compositore? Considera che, pur avendone ascoltata parecchia, il mio apprezzamento della musica moderna è spesso superficiale, cioè non ho ancora i mezzi (né parte delle conoscenze) per poterla davvero comprendere, ma è un mondo che mi interessa molto e che spero di approfondire. Tutto questo per chiederti di consigliarmi un'opera non troppo complessa o troppo difficile da assimilare. :rolleyes:

Tra le opere più "facili" ci sono i concerti per pianoforte n.1-2, les suites orchestrali "La morte e la fanciulla" e "Gli incantesimi di maggio", il concerto per contrabbasso e quello per violino, i concerti di camera per fiati e pianoforte (uno più bello dell'altro, ma da segnalare soprattutto quello per due violini e pianoforte), alcuni estratti dalla Suite per orchestra n.2 come l'Ouverture concertante, Tema e Variazioni o il Largo sinfonico, oppure ancora la Piccola Suite per archi o le Quattro immagini sinfoniche. Se ti piace la musica popolare greca, allora da consigliare le svariate Danze greche, scritte per i più diversi organici sinfonici o da camera. Tra le opere cameristiche vanno segnalati i pezzi pianistici sopra menzionati, il primo quartetto, il primo trio e l'Ottetto, ma questi ultimi tre pur presentando spunti originali sono influenzati molto da Schoenberg. In genere, con il pianoforte Skalkottas andava a nozze e pur essendo un violinista provetto, ha lasciato le opere maggiori per la tastiera.

Esistono, infine, un certo numero di composizioni che l'autore aveva pensato forse per un pubblico più colto, caratterizzate dall'estremizzazione del suo modus operandi, cioè da durate notevoli e l'impiego di una polifonia ancora più elaborata del solito, che si addensa in ogni angolo delle partiture con un effetto che potrei definire come di "saturazione". Sono lavori tipici degli anni 1940-1949 circa e sembrano concepiti per un ascolto "astratto": 3° Concerto per pianoforte, i quartetti n.3-4, Largo Sinfonico, l'Ouverture sinfonia "Il ritorno di Ulisse". Lavori impegnativi sotto tutti i punti di vista, da studiare bene solo dopo aver metabolizzato lo stile e il percorso artistico dell'autore.

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14 minuti fa, Snorlax dice:

Dovrei recuperare il libro dove lessi questa cosa, ma in qualche modo questa intervista a Carlo Verdone confermerebbe il giudizio negativo (anche se si tratta più di un giudizio di carattere, che musicale):

Lei è rock dipendente, suona la batteria, il suo idolo è Jimi Hendrix...
«I migliori amici dei miei genitori erano musicisti classici. Boris Porena, Sergio Cafaro, Guido Turchi, Franco Ferrara, Severino Gazzelloni. Un giorno venne a casa Leonard Bernstein, accompagnato da quattro ragazzi americani, da mio fratello e da Alessio Vlad. La sigaretta in una mano, il whisky nell'altra, a cena si fece imboccare da mia moglie, carciofi alla romana. Spiritoso, colto, moderno. Parlammo di John Lennon (abitavano nello stesso palazzo, lo amava anche lui). E di Carlos Kleiber».

Il numero uno tra i direttori.
«Ma Bernstein non lo sopportava, disse che era nevrotico, scontroso, l'esatto suo opposto. Lo so che suona come una bestemmia, però è quello che mi disse».

Il fatto che fosse nevrotico e scontroso trova un sacco di conferme nella biografia di Kleiber. Ma non c'entra granché col giudizio sul musicista in quanto tale. E, ripeto, ci sono parecchie testimonianze su giudizi molto lusinghieri di Bernstein a proposito di Kleiber come musicista.

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Gustav Mahler, Sinfonia n. 3, Hanna Schwarz, New London Children's Choir, Philharmonia Orchestra & Chorus, Giuseppe Sinopoli

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Una delle summe del ciclo mahleriano del grandissimo Maestro veneziano. Equilibratissima, con un'orchestra sfolgorante, che riesce a restituire tutti i caratteri, talvolta anche un po' naives di questa enorme sinfonia. Dedico a @Ives e a @Majaniello...

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4 minuti fa, giobar dice:

Il fatto che fosse nevrotico e scontroso trova un sacco di conferme nella biografia di Kleiber. Ma non c'entra granché col giudizio sul musicista in quanto tale. E, ripeto, ci sono parecchie testimonianze su giudizi molto lusinghieri di Bernstein a proposito di Kleiber come musicista.

Di recente ne girava uno proprio riportato da Zeffirelli nella sua recente autobiografia: Bernstein che piange di nascosto all'ascolto in disco della Traviata di Kleiber, poi non resiste più e appena vede il più giovane collega girare per la casa dell'amico italiano, lo riempie baci e abbracci appassionati dicendo che è il migliore sulla piazza :cat_lol:

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2 minuti fa, giobar dice:

Il fatto che fosse nevrotico e scontroso trova un sacco di conferme nella biografia di Kleiber. Ma non c'entra granché col giudizio sul musicista in quanto tale. E, ripeto, ci sono parecchie testimonianze su giudizi molto lusinghieri di Bernstein a proposito di Kleiber come musicista.

Sì, l'ho precisato anch'io di come non fosse un giudizio di carattere artistico. Ora non posso riportare né il passo né la fonte esatta - il volume in cui l'ho letto è a casa dei mia nonna - ma sono sicuro anche sulla negatività del giudizio artistico. Cosa vuoi che ti dica, magari anche i grandi cambiano idea...:rolleyes:

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14 ore fa, Madiel dice:

Di recente ne girava uno proprio riportato da Zeffirelli nella sua recente autobiografia: Bernstein che piange di nascosto all'ascolto in disco della Traviata di Kleiber, poi non resiste più e appena vede il più giovane collega girare per la casa dell'amico italiano, lo riempie baci e abbracci appassionati dicendo che è il migliore sulla piazza :cat_lol:

Mah, nei confronti delle sparate di Zeffirelli, io ho sempre nutrito molti dubbi...:cat_lol:

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26 minuti fa, Madiel dice:

Tra le opere più "facili" ci sono i concerti per pianoforte n.1-2, les suites orchestrali "La morte e la fanciulla" e "Gli incantesimi di maggio", il concerto per contrabbasso e quello per violino, i concerti di camera per fiati e pianoforte (uno più bello dell'altro, ma da segnalare soprattutto quello per due violini e pianoforte), alcuni estratti dalla Suite per orchestra n.2 come l'Ouverture concertante, Tema e Variazioni o il Largo sinfonico, oppure ancora la Piccola Suite per archi o le Quattro immagini sinfoniche. Se ti piace la musica popolare greca, allora da consigliare le svariate Danze greche, scritte per i più diversi organici sinfonici o da camera. Tra le opere cameristiche vanno segnalati i pezzi pianistici sopra menzionati, il primo quartetto, il primo trio e l'Ottetto, ma questi ultimi tre pur presentando spunti originali sono influenzati molto da Schoenberg. In genere, con il pianoforte Skalkottas andava a nozze e pur essendo un violinista provetto, ha lasciato le opere maggiori per la tastiera.

Esistono, infine, un certo numero di composizioni che l'autore aveva pensato forse per un pubblico più colto, caratterizzate dall'estremizzazione del suo modus operandi, cioè da durate notevoli e l'impiego di una polifonia ancora più elaborata del solito, che si addensa in ogni angolo delle partiture con un effetto che potrei definire come di "saturazione". Sono lavori tipici degli anni 1940-1949 circa e sembrano concepiti per un ascolto "astratto": 3° Concerto per pianoforte, i quartetti n.3-4, Largo Sinfonico, l'Ouverture sinfonia "Il ritorno di Ulisse". Lavori impegnativi sotto tutti i punti di vista, da studiare bene solo dopo aver metabolizzato lo stile e il percorso artistico dell'autore.

Ti ringrazio molto. Comincerò dai Concerti per pianoforte allora.

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32 minuti fa, Snorlax dice:

Ammetto di nuovo di non riuscire a riportare la fonte precisa, e chiedo venia, ma nei confronti delle sparate di Zeffirelli, io ho sempre nutrito molti dubbi...:cat_lol:

Lo Zeffa era un po' sparaballe dai...

Comunque Kleiber è un grande... non IL più grande, ma c'è da dire che il suo periodo di mitizzazione è concluso da un pezzo. Sceglieva con oculatezza cosa dirigere per profonda empatia con la sua interiorità, infatti ha sbagliato molto poco (Traviata è poco convincente tanto quanto il Rigoletto di Kubelik o il Trovatore di Karajan, 'sti grandi direttori mitteleuropei del Verdi "popolare" non è che abbiano mai capito granchè, un linguaggio troppo distante). Io, per inciso, non lo ascolto più, solare quand'era solare, ma poi troppi piagnucolamenti...ma quella generazione dei nati attorno agli anni '30 (Abbado, Ozawa, Kleiber, Haitink, Previn, Davis, Blomstedt ecc) è stata terribilmente importante, ha imposto un nuovo stile direttoriale, per l'epoca una vera rivoluzione e il colpo definitivo ai residui del wagnerismo (il successo del Tristano di Kleiber è stato proprio un affronto, considerando che più anti-wagneriano di così non poteva farlo).

Bernstein comunque è un gradino sopra, se mi costringi a fare una classifica, a livello proprio intellettuale oltre che artistico. Kleiber figlio è un po' il Kleiber padre col moccolone al naso.

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46 minuti fa, .Andrea dice:

Ti ringrazio molto. Comincerò dai Concerti per pianoforte allora.

Se ti piace lo stile popolaresco, etnico chiamiamolo pure, potresti sentire il balletto "Il Mare".

---

Skalkottas: Concerto per violino e orchestra

Malmo SO, Christodoulou

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1 ora fa, Snorlax dice:

Ammetto di nuovo di non riuscire a riportare la fonte precisa, e chiedo venia, ma nei confronti delle sparate di Zeffirelli, io ho sempre nutrito molti dubbi...:cat_lol:

Io e te non eravamo presenti, per cui non potremmo comunque commentare il suddetto episodio :cat_lol:

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2 ore fa, Madiel dice:

Direi per niente, almeno dalla descrizione che ne hai fatto :D Il bello è che non è per niente "normalissima", perché un suo qualsiasi pezzo orchestrale o da camera non ha riscontri con altri compositori coevo, soprattutto seriale. Il suo modo di impiegare il sistema, formato da numerose serie integre o spezzate incrociate in una polifonia assai avanzata, è senza uguali tra gli allievi di Schoenberg e tutti i serialisti del XX secolo. Questo gli ha permesso di poter costruire pagine abbastanza complesse ed estese, mentre i serialisti accademici (Schoenberg compreso), lavoravano solo su una serie producendo una variazione continua del materiale. Questo, però, produce un prosciugamento e irrigidimento del materiale, inoltre l'applicazione precisa del sistema impediva l'impiego (o almeno lo rendeva difficoltoso) di alcune forme come il concerto e la sinfonia, basate sul contrasto tematico e tonale. Skalkottas segue la strada opposta, cercando un modo per scrivere musica rispettosa della tradizione, ma nello stesso tempo capace di superare le rigidità del sistema dodecafonico. Nei pezzi maggiori della maturità, questa ricchezza è chiaramente percepibile in lavori come il sopra citato Concerto per pianoforte n.2, il Largo Sinfonico, il Concerto per violino o per contrabbasso, e negli ultimi due quartetti. L'ingegnosità del suo modus operandi gli permette anche di allargare le durate dei singoli movimenti, perché incrementa di continuo il materiale senza fratture con la cornice. Aspetto già di per sè abbastanza singolare, perché la sua musica è per lo più caratterizzata da una polifonia "estrema": per esempio, nei concerti per pianoforte usa il solista come se fosse una piccola orchestra che combatte costantemente con l'orchestra vera e propria; nei quartetti per archi n.3 e 4 ci sono quattro voci che dialogano di continuo. Il virtuosismo è una delle cifre stilistiche che caratterizzano Skalkottas, non c'è mai niente di banale o sciatto, neppure nelle celebri e "sbracate" danze greche. A tutto questo si aggiunge una notevole capacità di far convivere elementi dissonanti, o per meglio dire cromatici, con altri consonanti provenienti dalla musica colta, popolare o leggera, ma senza mai fare del citazionismo. E' come se allargasse la tela e la riempisse di tanti colori, creando molta varietà cromatica ed espressiva, ma senza produrre delle fratture insostenibili. Nel dopoguerra la serialità prese una strada opposta, concentrando al massimo la sostanza e manomettendo la cornice che la contiene, questo ha portato al fallimento del sistema nel giro di un decennio. Schoenberg, nonostante le iniziali divergenze, a dire il vero più formali che di contenuto, continuò a citarlo come uno dei suoi allievi migliori fino in punto di morte (lo menziona ancora in un suo saggio del 1949). Le altre caratteristiche che rendono Skalkottas geniale sono citate sopra, la fusione nella dodecafonia di elementi derivati dal neoclassicismo e la musica popolare, aspetto che non era riuscito mai a nessuno dei tre grandi viennesi o ai loro maggiori seguaci, ha prodotto una terza via piuttosto interessante. Non insisterò mai abbastanza sulla genialità della sua orchestrazione, caratterizzata per lo più da cromie particolari e da contrasti, che ha pochi agganci con altri contemporanei (per ex cfr. il sopra citato Concerto per pianoforte n.1)

Insomma, non si riduce a qualche jazzata superficiale piazzata là tanto per... e non è neppure un neoclassico... :cat_lol:

 

Grazie della spiegazione.
Allora sarà questione di gusti, perché al netto dei tecnicismi che (mi fido) ne fanno un genio, trovo la sua musica di una noia mortale. :)

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4 ore fa, Snorlax dice:

Sia chiaro che non voglio cominciare una polemica anti-kleiberiana, la mia è, più che altro, una confessione personale...:rolleyes:

Figurati... nemmeno io... infatti avrei potuto dire altre cose ma ho accuratamente evitato.

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7 minuti fa, Nitriero Cavalleone dice:

Grazie della spiegazione.
Allora sarà questione di gusti, perché al netto dei tecnicismi che (mi fido) ne fanno un genio, trovo la sua musica di una noia mortale. :)

Dunque, riepilogando: mi hai fatto sprecare 23 righe di post, mezz'ora di tempo nello scriverlo e almeno dieci minuti per correggerlo, alcune centinaia di caratteri e mi hai fatto fare una notevole sudata con 34° all'ombra. Non so se ti rendi conto.. -_-<_< Speriamo servano comunque a qualche lettore.

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45 minuti fa, Madiel dice:

Dunque, riepilogando: mi hai fatto sprecare 23 righe di post, mezz'ora di tempo nello scriverlo e almeno dieci minuti per correggerlo, alcune centinaia di caratteri e mi hai fatto fare una notevole sudata con 34° all'ombra. Non so se ti rendi conto.. -_-<_<

Ok, scusa, non ti disturberò più. E comunque mi sembra di averti ringraziato per la spiegazione, non di averti dato un calcio nel didietro.

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