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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2018

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2 minuti fa, Ives dice:

Questa di Dart credo sia una delle prime incisioni dei Brandeburghesi vagamente "informate". Gli manca una certa spinta propulsiva e soffre di un certo tono monocromatico dell'ensemble tendente al grigiastro, ma comunque interessante. Non a caso, Dart era un eminente musicologo e cembalista inglese, che curò, tra le altre cose, l'edizione del Dido & Aeneas di Purcell. Lo si trova come cembalista/organista anche in tante incisioni Decca di Mackerras e Marriner.

E fu anche il prof di gente come Hogwood e Gardiner... assieme a Kirkpatrick fu uno dei primi a rispolverare il clavicordo, insomma negli anni '50 era un vero outsider! Lo stile esecutivo, seppure imperfetto, è avanti di almeno 30 anni. Purtroppo è morto prima di poter vedere fiorire ciò che aveva seminato.

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7 minuti fa, Majaniello dice:

E fu anche il prof di gente come Hogwood e Gardiner... assieme a Kirkpatrick fu uno dei primi a rispolverare il clavicordo, insomma negli anni '50 era un vero outsider! Lo stile esecutivo, seppure imperfetto, è avanti di almeno 30 anni. Purtroppo è morto prima di poter vedere fiorire ciò che aveva seminato.

Io l'ho trovato elegante ! Nel complesso molto gradevole

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6 minuti fa, Majaniello dice:

E fu anche il prof di gente come Hogwood e Gardiner... assieme a Kirkpatrick fu uno dei primi a rispolverare il clavicordo, insomma negli anni '50 era un vero outsider! Lo stile esecutivo, seppure imperfetto, è avanti di almeno 30 anni. Purtroppo è morto prima di poter vedere fiorire ciò che aveva seminato.

Si, è morto presto...fece molto anche sulle edizioni degli oratori handeliani che all'epoca venivano eseguiti con le interpolazioni di Chrysander.

°°°°°

 

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Gloria Coates

Sinfonia n.1 "Music on open strings"

Siegerland Orchestra

Direttore, Jorge Rotter

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7 ore fa, Majaniello dice:

Ecco, il mio sospetto di "contaminazione hip" si rafforza confrontando il live con questa incisione in studio, dove Solti suona più romantico e sontuoso (in modo soltiano chiaramente), fraseggia in maniera tradizionale, usa il cembalo e non il fortepiano... piccole differenze che mi fanno ipotizzare che all'inizio dei '90 avesse raccolto qualcosa nell'aria, compresa la fissa per i metronomi che, dagli anni '00, verrà a molti interpreti della generazione successiva alla sua.

 @Snorlax

Io di Solti ricordo una Nona beethoveniana - presumo piuttosto tarda, dato che risale già all'era digitale - con tempi molto ampi, tuttavia alquanto rigidi, che mi paiono un po' strani per un direttore nell'ultima parte della sua vita divenne un "maniaco" del metronomo. Sto parlando di questa:

51jqOtF5JgL.jpg

Vai a capire...:huh:

 

4 ore fa, Ives dice:

Questa di Dart credo sia una delle prime incisioni dei Brandeburghesi vagamente "informate". Gli manca una certa spinta propulsiva e soffre di un certo tono monocromatico dell'ensemble tendente al grigiastro, ma comunque interessante per l'epoca. Non a caso, Dart era un eminente musicologo e cembalista inglese, che curò, tra le altre cose, l'edizione del Dido & Aeneas di Purcell. Lo si trova come cembalista/organista anche in tante incisioni Decca di Mackerras e Marriner.

Tutto questo parlare di Thurston Dart, mi ha convinto a riascoltare ancora una volta questo bellissimo disco:

Georg Friedrich Handel, Coronation Anthems, Choir of the King's College, Cambridge, English Chamber Orchestra, Sir David Willcocks

119010669.jpg

In questo disco risalente al 1963, Dart oltre ad essere impegnato come clavicembalista, curò personalmente partitura e parti, basandosi direttamente sugli autografi handeliani custoditi nella British Library. A parte questo, si tratta di un disco favoloso, su cui c'è poco da dire e in cui l'idiomaticità e la tradizione del coro universitario inglese diretto dal grande Willcocks traspaiono in ogni nota.

Dedico a @Majaniello, @Ives, @superburp, @Glenn Gould e a chi gradisce...

 

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8 minuti fa, Snorlax dice:

 

In questo disco risalente al 1963, Dart oltre ad essere impegnato come clavicembalista, curò personalmente partitura e parti, basandosi direttamente sugli autografi handeliani custoditi nella British Library. A parte questo, si tratta di un disco favoloso, su cui c'è poco da dire e in cui l'idiomaticità e la tradizione del coro universitario inglese diretto dal grande Willcocks traspaiono in ogni nota.

Dedico a @Majaniello, @Ives, @superburp, @Glenn Gould e a chi gradisce...

 

Questo è un disco memorabile!

Anche con Willcocks le collaborazioni furono feconde, ricordo anche per alcune Messe di Haydn, di cui Dart curò come sempre il materiale.

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Io vorrei vedere ristampati i vinili o i cd dei Brandeburghesi di Marriner con Thurston Dart al clavicembalo.

Per ragioni affettive, perché è il primo ellepì di classica, insomma uno dei primissimi, che ho ascoltato. 

E perché i tempi come li prendeva Marriner in quell'edizione mi parevano perfetti.

 

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1 ora fa, Snorlax dice:

Io di Solti ricordo una Nona beethoveniana - presumo piuttosto tarda, dato che risale già all'era digitale - con tempi molto ampi, tuttavia alquanto rigidi, che mi paiono un po' strani per un direttore nell'ultima parte della sua vita divenne un "maniaco" del metronomo. Sto parlando di questa:

Vai a capire...:huh:

 

Infatti la fissa a cui ci riferiamo è degli ultimissimi anni, diciamo anni '90... anche dal confronto tra l'Haydn in studio e quello successivo live si nota che Solti utilizzava tempi più rapidi nel secondo caso, un fatto che accade raramente (di solito con l'età si rallenta, anche se Toscanini era un'altra eccezione, per motivi diversi). Se ascolti l'Eroica coi Wiener (anni '50) trovi già tempi vivaci nello scherzo e nel finale, a fronte di un primo tempo stranamente letargico. Nella prima integrale coi Chicago (quella che conosco) ci sono altre scelte bizzarre, in un senso e nell'altro. Penso che Solti fosse, in certi autori dove erano gli altri a dettar legge, condizionato dai tempi di tradizione, a 80 anni evidentemente rimise in discussione certe scelte. 

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12 ore fa, Madiel dice:

 

Lo prendo come un suggerimento.

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Schubert, sinfonia n.°9 "La grande" (Kna dal vivo nel '57).

A Snorlax, miasko e giordano.

P.S.: Stamattina alla filodiffusione ho sentito l'ultima parte di una registrazione di Harnoncourt col Concertgebouw che mi è sembrata bellissima.

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39 minuti fa, superburp dice:

P.S.: Stamattina alla filodiffusione ho sentito l'ultima parte di una registrazione di Harnoncourt col Concertgebouw che mi è sembrata bellissima.

Schubert/Harnoncourt ottimo binomio!

61-a8rlll1L._SX355_.jpg

Stile, leggerezza, equilibrio, tra le sue cose migliori, senza dubbio.

Ecco, lo Schubert di Solti, almeno quello in disco, è disastroso. Un pò come il suo Bruckner decisamente fracassone.

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On 5/12/2018 at 00:00, Majaniello dice:

Io sto cercando il libretto di Flammen sul web invano. @Madiel si trova il cd? Dentro c'è almeno la traduzione in inglese? 

Vi ricordo che esiste anche un'altra Flammen: quella di Schreker!

 

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Vi ricordo che esiste anche un'altra Flammen: quella di Schreker!

 

Ora scrivi su quella di Schulhoff allora! 

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6 ore fa, Majaniello dice:

Lo prendo come un suggerimento.

Ci sono tante opere interessanti nella prima produzione di Weill: la Sinfonia n.1, Recordare, la Fantasia-Corale, Quodlibet, Die Zaubernacht (una pantomima), 2 quartetti e un'ottima Sonata per violoncello. Non si può neanche parlare di periodo "oggettivista" come scrivi, perché l'autore si formò alla scuola di Busoni e sostanzialmente fece sempre parte di tale estetica. Si potrebbe parlare, al massimo, di periodo "strumentale", influenzato dal maestro italiano. Peccato non abbia continuato così, dopo il 1933 (Sinfonia n.2) la produzione per soli strumenti scomparve dal suo catalogo.

Dedico questo

Rathaus: Sinfonia n.1 (1921)

Deutsches SO, Yinon

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Vi ricordo che esiste anche un'altra Flammen: quella di Schreker!

 

Però è solo omonima, la trama e la musica sono totalmente diverse!

Flammen di Schreker è un drammone post wagneriano ambientato nel medioevo, mentre Flammen di Schulhoff lo è nei tempi moderni (o meglio, in realtà è fuori dal tempo perché la trama è totalmente onirica), tratta di Don Giovanni e presenta pure musica commerciale degli anni venti.

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2 ore fa, Madiel dice:

Rathaus: Sinfonia n.1 (1921)

Deutsches SO, Yinon

Non male, secondo me la sinfonia migliore scritta da Rathaus. Il movimento più interessante è il primo. E ora un balletto dello stesso autore:

Der Letzte Pierrot (1926)

idem

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Schreker: Christophorus, oder Die Vision einer Oper (1928)

1° atto

Orchestra Filarmonica e Coro di Kiel, Windfuhr

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Dalla filodiffusione (cioè Radio Rai Classica) sto ascoltando Notre Dame di Franz Schmidt.

Per una volta lo dico io: una trombonata da manuale, almeno così mi sembra. E sì che c'è un cast notevolissimo (Kurt Moll fa Quasimodo, e un James King che è un po' l'ombra del grande cantante che fu nei panni di Febo) ma, complice anche l'ascolto un po' distratto lo ammetto, mi pare proprio una rovinosa imitazione wagneriana (in particolare Meistersinger, ma non mancano Heldentirate in piena regola).

I momenti migliori sono quando la musica smette di ruggire e i cantanti di muggire e l'opera si fa quasi operetta, certe incursioni sdolcinate del tenore che si strugge per la sua bella... sviolinatone vienneseggianti degli archi in falange, sono momenti rari però. Ma almeno lì Schmidt si sottrae all'impietoso confronto col modello.

Fermo l'ascolto qui, magari ci tornerò meglio un'altra volta, però ars longa, vita brevis... 

p.s.

Ho ascoltato un altro po' (in fondo un simile pasticcio mi attrae, ho il gusto dell'orrido come si sa), e confermo il giudizio: un grande compositore di operette che purtroppo ha voluto fare cose serie.

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5 ore fa, Madiel dice:

Ci sono tante opere interessanti nella prima produzione di Weill: la Sinfonia n.1, Recordare, la Fantasia-Corale, Quodlibet, Die Zaubernacht (una pantomima), 2 quartetti e un'ottima Sonata per violoncello. Non si può neanche parlare di periodo "oggettivista" come scrivi, perché l'autore si formò alla scuola di Busoni e sostanzialmente fece sempre parte di tale estetica. Si potrebbe parlare, al massimo, di periodo "strumentale", influenzato dal maestro italiano. Peccato non abbia continuato così, dopo il 1933 (Sinfonia n.2) la produzione per soli strumenti scomparve dal suo catalogo.

mmm io credevo di aver trovato dei punti di contatto con Hindemith 🤨 , quando sento un contrappunto bachiano penso sempre ad Hindemith; devo fare un ripasso serio della musica di Busoni, in pratica non riesco a riconoscere mai la sua influenza, anche in Skalkottas non l'avrei mai detto, forse parto dal presupposto (evidentemente errato) che Busoni non sia stato così influente come è stato in realtà. Che ne pensi invece del Weill brechtiano?

14 minuti fa, giordanoted dice:

Per una volta lo dico io: una trombonata da manuale

Scusami ma qui si fa la storia del forum, non potevo non quotare a questo giro, non lo faccio più 🤣🤣🤣

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1 minuto fa, Majaniello dice:

 

Scusami ma qui si fa la storia del forum, non potevo non quotare a questo giro, non lo faccio più 🤣🤣🤣

Per stavolta passi, ma non ti ci abituare...

Del resto te l'ho servita su un piatto d'argento.

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23 minuti fa, Majaniello dice:

mmm io credevo di aver trovato dei punti di contatto con Hindemith 🤨 , quando sento un contrappunto bachiano penso sempre ad Hindemith; devo fare un ripasso serio della musica di Busoni, in pratica non riesco a riconoscere mai la sua influenza, anche in Skalkottas non l'avrei mai detto, forse parto dal presupposto (evidentemente errato) che Busoni non sia stato così influente come è stato in realtà. Che ne pensi invece del Weill brechtiano?

Era sempre oggettivismo neoclassicista in entrambi i casi, ma con sfumature assai diverse. La musica di Hindemith derivava da Reger e aveva, almeno in un certo momento a cavallo degli anni venti, una carica eversiva che forse mancava a Weill.

Brecht e Weill hanno scritto insieme tali capolavori... proprio non ci sarebbe niente da aggiungere! Anzi no, una volta lessi che Weill aveva formato l'idea teatrale di Brecht, ma che a sua volta quella di Weill era derivata dalle teorie estetiche busoniane (secondo me è vero). Insomma, c'è sempre di mezzo il grande Ferruccio anche quando meno te l'aspetti :cat_lol:

22 minuti fa, giordanoted dice:

Per stavolta passi, ma non ti ci abituare...

Del resto te l'ho servita su un piatto d'argento.

Cita

Scusami ma qui si fa la storia del forum, non potevo non quotare a questo giro, non lo faccio più 🤣🤣🤣

Stavo sudando freddo, lo confesso... :cat_angelic:

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Ascoltando "Christophorus" di Schreker con il libretto, mi viene spontaneo dire: opera geniale! La storia riguarda un compositore che decide di scrivere un'opera ispirandosi a personaggi autentici, ma nel corso dello svolgersi dell'azione, non si sa più dove sono la finzione e la realtà, in un continuo gioco di camuffamenti e di illusioni ottiche. Il protagonista Anselm partecipa alla storia che sta ideando e a un certo punto non si sa più se sia tutto reale oppure solo (o parziale) invenzione. Ci sono pure numerose questioni psicologiche-estetiche sulle quali non mi soffermo, perché troppo complicate da riferire in due righe. In pratica, è Schreker sulla scena che parla di sè stesso e della sua esperienza intellettuale. La musica, a volte, è perfino astratta e simil-atonale, qua e là nel preludio sento pure qualche anticipazione concettuale di Lulu - Berg, ammirava tantissimo Schreker, si sente (quasi) in ogni nota.

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