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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2018

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Franz Joseph Haydn, Theresienmesse, E. Spoorenberg, B. Greevy, J. Mitchinson, T. Krause, Choir of St. John College, Cambridge, The Academy of St. Martin-in-the-Fields, Sir George Guest

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Il boxone che mi è stato regalato da poco comporta dei doppioni, tra cui questa registrazione, che possedevo già singolarmente. Poco male, approfitto per riascoltarla dopo molto tempo. Purtroppo non conosco altre versioni di questa messa, ma questa interpretazione mi pare sicuramente di ottimo livello, a partire dai solisti, tuttavia a risaltare qui è soprattutto il coro, in forma a dir poco smagliante. Direzione inappuntabile, cristallina e accattivante di Sir George. Insomma mi pare un'esecuzione che rende giustizia a questa splendida messa, spesso vista un po' come una sorella minore rispetto alla Paukenmesse o alla Nelsonmesse.

Dedico a @Ives, @Majaniello e a chi gradisce...

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto in sol maggiore per flauto e orchestra di Johann Joachim Quantz

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12 ore fa, Snorlax dice:

Franz Joseph Haydn, Theresienmesse, E. Spoorenberg, B. Greevy, J. Mitchinson, T. Krause, Choir of St. John College, Cambridge, The Academy of St. Martin-in-the-Fields, Sir George Guest

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Il boxone che mi è stato regalato da poco comporta dei doppioni, tra cui questa registrazione, che possedevo già singolarmente. Poco male, approfitto per riascoltarla dopo molto tempo. Purtroppo non conosco altre versioni di questa messa, ma questa interpretazione mi pare sicuramente di ottimo livello, a partire dai solisti, tuttavia a risaltare qui è soprattutto il coro, in forma a dir poco smagliante. Direzione inappuntabile, cristallina e accattivante di Sir George. Insomma mi pare un'esecuzione che rende giustizia a questa splendida messa, spesso vista un po' come una sorella minore rispetto alla Paukenmesse o alla Nelsonmesse.

Dedico a @Ives, @Majaniello e a chi gradisce...

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Grazie, in alternativa, c'è Pinnock, oppure l'edizione dell'integrale Naxos. O Bernstein con la LSO (Sony).

Nell'edizione di Guest/Willcocks, concordo, i solisti sono mediamente buoni, l'allora giovane Tom Krause su tutti.

L'assolo del Qui tollis nella Nelson Mass (dove dirige Willcocks) ritengo sia forse il migliore mai cantato:

@8:35 @Snorlax

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On 7/8/2018 at 21:20, Snorlax dice:

Anton Bruckner, Sinfonia n. 8 in do min. (ed. Haas-Furtwangler), Wiener Philharmoniker, Wilhelm Furtwangler

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Ogni tanto bisogna rifarsi gli orecchi. Una delle migliori Ottave di Furt, per me appena un gradino sotto rispetto allo spericolato live del 15 marzo 1949. La rimasterizzazione in mio possesso presenta un ottimo mono, e quindi un suono perfettamente godibile, merito originario anche della Radio Austriaca, che fortunatamente registrò questa magnifica esecuzione su nastro magnetico. Similmente all'interpretazione berlinese di qualche anno dopo a cui ho fatto riferimento, anche qui Furt, anche se in maniera leggermente meno accentuata, plasma un Bruckner di una tensione quasi incontrollabile, in cui l'impennata fulminea è sempre dietro l'angolo. Dopo un Adagio con un impronta più tragica che solenne, il Finale è una corsa a perdifiato che esplode nelle ultime battute - incontenibili e violente - della coda. Insomma - al solito per il Furt più ispirato - un Bruckner drammaticissimo, che alterna mistero a frenesia, senza comunque perdere mai di vista la visione d'assieme come, ad esempio, capita nell'Ottava - fin troppo esagitata - live di Tennstedt.

Dedico a @Wittelsbach, @giordanoted, @superburp e @Nitriero Cavalleone...

A questo capolavoro rispondo con l'ascolto attuale, che credo gradirai:

Bruckner, sinfonia n. 3 - prima versione 1873, Royal Scottish National Orchestra diretta da Georg Tintner.

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Risultati immagini per handel trionfo del tempo alessandrini

Il mio primo ascolto di un oratorio haendeliano, oltre al Messiah. Spero di aver scelto una buona edizione. 

A chi gradisce ed apprezza.

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L'altro giorno mi sono dato un po' ad ascolti bruckneriani anch'io. Ho ascoltato la quarta diretta da Knappertsbusch (cofanetto Andromeda, mi pare sia del '51) e la sesta diretta da Jochum (DG) e Tintner.

Kna mi sembra in una delle sue serate migliori, esecuzione soddisfacente sotto tutti i punti di vista.

La sesta di Jochum mi è piaciuta, il suo Bruckner (e non solo Bruckner) è effettivamente una versione più composta di quello di Furt, agile e potente, meno cataclismatico (si può dire?) del suo modello.

Tintner mi è piaciuto nei movimenti estremi, dove i suoi tempi più rilassati funzionano in virtù di una musica vivace. I tempi centrali mi sono sembrati più pesanti e noiosi, si perde un po'. Lo riascolterò comunque dato che stavo lavorando, quindi non escludo che possa essere colpa mia. Inoltre è da relativamente poco che ho imparato a gustare Bruckner anche con tempi un po' più larghi.

A questo proposito volevo chiedere a Snorlax, dato che non lo vedo mai comparire nei suoi ascolti, cosa ne pensa del Bruckner di Celi (sia quello di Stoccarda che quello di Monaco).

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36 minuti fa, .Andrea dice:

Risultati immagini per handel trionfo del tempo alessandrini

Il mio primo ascolto di un oratorio haendeliano, oltre al Messiah. Spero di aver scelto una buona edizione. 

A chi gradisce ed apprezza.

Con questa partitura Handel metteva le basi di buona parte del suo lavoro futuro infatti, nel corso della vita, tornerà più volte, quasi nostalgicamente, agli anni giovanili romani e a questo oratorio in particolare, ponendovi mano più volte o riutilizzando alcune arie in altre opere o trasferendo alcuni brani nei concerti per organo e nei concerti grossi (ad esempio, l'aria del Piacere Lascia la spina, nell'opera Rinaldo, diventerà la celeberrima Lascia ch'io pianga). Dopo l'edizione del 1707, seguiranno anche due rifacimenti nel 1737 e nel 1757; in quest'ultima il libretto del cardinale Benedetto Pamphili sarà sostituito dal testo di Thomas Morell, fedele librettista handeliano di molti oratori inglesi, con il titolo The Triumph of Time and Truth (edizione anch'essa direi da ascoltare):

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Gluck/Wagner, ouverture da Ifigenia in Aulide (Klemperer).

Seguirà la sesta di Bruckner, tanto per restare in tema.

A Snorlax, Ives, giordano, miasko ed anche .Andrea.

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1 minuto fa, Ives dice:

Con questa partitura Handel metteva le basi di buona parte del suo lavoro futuro infatti, nel corso della vita, tornerà più volte, quasi nostalgicamente, agli anni giovanili romani e a questo oratorio in particolare, ponendovi mano più volte o riutilizzando alcune arie in altre opere o trasferendo alcuni brani nei concerti per organo e nei concerti grossi (ad esempio, l'aria del Piacere Lascia la spina, nell'opera Rinaldo, diventerà la celeberrima Lascia ch'io pianga). Dopo l'edizione del 1707, seguiranno anche due rifacimenti nel 1737 e nel 1757; in quest'ultima il libretto del cardinale Benedetto Pamphili sarà sostituito dal testo di Thomas Morell, con il titolo The Triumph of Time and Truth (anch'esso direi da sentire):

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Sì avevo letto dei rifacimenti successivi,  quando avrò tempo ascolterò anche quello del 1757 nell'edizione da te consigliata, grazie. ;)

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9 ore fa, giordanoted dice:

A questo capolavoro rispondo con l'ascolto attuale, che credo gradirai:

Bruckner, sinfonia n. 3 - prima versione 1873, Royal Scottish National Orchestra diretta da Georg Tintner.

Dedica graditissima, con Tintner per quel che mi riguarda nella maggior parte dei casi - soprattutto in questo - sfondi una porta aperta! :)

8 ore fa, superburp dice:

La sesta di Jochum mi è piaciuta, il suo Bruckner (e non solo Bruckner) è effettivamente una versione più composta di quello di Furt, agile e potente, meno cataclismatico (si può dire?) del suo modello.

Tintner mi è piaciuto nei movimenti estremi, dove i suoi tempi più rilassati funzionano in virtù di una musica vivace. I tempi centrali mi sono sembrati più pesanti e noiosi, si perde un po'. Lo riascolterò comunque dato che stavo lavorando, quindi non escludo che possa essere colpa mia. Inoltre è da relativamente poco che ho imparato a gustare Bruckner anche con tempi un po' più larghi.

A questo proposito volevo chiedere a Snorlax, dato che non lo vedo mai comparire nei suoi ascolti, cosa ne pensa del Bruckner di Celi (sia quello di Stoccarda che quello di Monaco).

Per via della Sesta di Jochum, ti consiglierei di ascoltare anche quella appartenente al successivo ciclo EMI con la Staatskapelle di Dresda, tellurica e drammatica come poche. Bruckner è uno degli autori in cui si vede di più l'influenza furtiana in Jochum, che, tuttavia, riesce sempre a mantenere una propria autonomia interpretativa, pur assorbendo del tutto la lezione del direttorissimo. Io in certi risultati lo trovo cataclismatico tanto quanto Furt - ho parlato spesso di quella vetta assoluta che è  l'Ottava amburghese del '49 - con una frenesia ed un abbandono che raramente si riesce a percepire, contando anche che sono tutte registrazione in studio, non live.

La Sesta di Tintner per me è maiuscola, nonostante un orchestra non proprio di prim'ordine (soprattutto per quel che riguarda gli archi, assai debolucci), ma che sotto la spinta del direttore viennese, tira fuori il massimo. Lontana dalla versione contrastatissima di  Jochum, Tintner è comunque un maestro nel tenere insieme tutte le sfaccettature di questa sinfonia, che soffre di un Finale particolarmente problematico (la Coda, terribile e buttata lì); si tratta di un Bruckner fragile e umano, lontano dalla rocciosità - comunque lecita, sia chiaro - di altre intepretazioni. Il massimo Tintner lo dà nell'Adagio, intenso come pochi. Se sei in vena di Seste ti consiglierei anche quella del nostro Chailly, per me riuscitissima, non del tutto aliena dallo spirito tintneriano, e tratteggiata attraverso una cantabilità tutta mediterranea.

Per quel che riguarda Celibidache, sarò telegrafico, anche perché sennò partirebbe un discorso lungo pagine e pagine, in cui bisognerebbe ritornare a trattare della sua fenomenologia etc. etc. La butterò sull'autobiografico. Ti basti sapere che il Bruckner di Celibidache - quello EMI, di Monaco! - fu il mio primo approccio, da quattordicenne, con il compositore da Ansfelden, tutto (de)merito del mio prof. di composizione - che tra l'altro non aveva per niente in grazia Bruckner - il quale riteneva il direttore romeno l'unico interprete possibile per il complesso (lui usava termini ben più denigratori) sinfonismo bruckneriano. E per qualche anno, ne fui convinto anch'io, tant'è che vedevo Celibidache come una specie di divinità. Poi, come un uomo che esce dalla caverna, mi sono accorto che qualcosa in quelle letture scricchiolava. Non si trattava tanto dei tempi così inortodossi, ma di una mancanza di varietà, di flessibilità, di mordente. Il tutto mi sembrava ridotto ad una sequela di suoni bellissimi, ma spesso privi della necessaria incisività. Questo per me in soldoni il limite del suo Bruckner, che alterna momenti di enorme esaltazione, a (molti) altri di stasi assoluta.  Con questo, ci tengo a sottolineare, che comunque ritengo Celibidache un grande, anzi un grandissimo, e tutt'oggi trovo alcuni suoi risultati bruckneriani di assoluto riferimento, un esempio su tutti, la sua ultima registrazione della Nona. Il Bruckner di Celi, tutt'oggi fa parte dei miei ascolti, anche se non in maniera così frequente, ma confesso, che dopo certe sue esecuzioni, che ripeto, per alcuni aspetti trovo addirittura esaltanti, devo ritornare coi piedi per terra e ascoltarmi Jochum o Wand - per dirne due diversissimi tra loro - per tirare fiato.

P.s. Tra il Celibidache di Stoccarda e quello di Monaco preferisco quest'ultimo, se dobbiamo peccare, almeno facciamolo bene! :P

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Purtroppo non sono riuscito a sentire quel cantante, Giordano

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38 minuti fa, Wittelsbach dice:

Purtroppo non sono riuscito a sentire quel cantante, Giordano

Se ti riferisci a Dervaux, costui fu solo direttore d'orchestra!

---

Johann Baer: Concerto a 4 per corno di postiglione, corno da caccia, due violini e basso continuo

Luigi Guttler, Virtuosi Saxoniae

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2 ore fa, Madiel dice:

Se ti riferisci a Dervaux, costui fu solo direttore d'orchestra!

 

No, credo che Wittels si riferisse al calamitoso controtenore Christophe Dumaux che ho postato poco sopra in un'aria dal Flavio di Haendel...

Molto bravo comunque Dervaux in quel Socrate. Questo invece è il grande Désormière...

 

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8 minuti fa, giordanoted dice:

No, credo che Wittels si riferisse al calamitoso controtenore Christophe Dumaux che ho postato poco sopra in un'aria dal Flavio di Haendel...

Molto bravo comunque Dervaux in quel Socrate. Questo invece è il grande Désormière...

 

forse ho confuso il post! Se è controtenore, allora è calamitoso a prescindere  :wacko: :cat_lol:

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16 ore fa, .Andrea dice:

Sì avevo letto dei rifacimenti successivi,  quando avrò tempo ascolterò anche quello del 1757 nell'edizione da te consigliata, grazie. ;)

Si, anche perchè l'edizione Hyperion diretta da King è alquanto bruttina...

14 ore fa, .Andrea dice:

Risultati immagini per bruckner creed

Solo la Messa No. 2.

In controdedica a @superburp e in dedica a @Ives, @Majaniello e @Snorlax :)

 

16 ore fa, superburp dice:

Gluck/Wagner, ouverture da Ifigenia in Aulide (Klemperer).

Seguirà la sesta di Bruckner, tanto per restare in tema.

A Snorlax, Ives, giordano, miasko ed anche .Andrea.

Grazie, ricambio con piacere:

Ravel

Daphnis et Chloé

Montréal/Dutoit

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Sono incappato in questo ieri:

impressionante quanti pipponi inutili si facciano gli interpreti di repertorio per darsi un tono... per cosa poi? le parafrasi operistiche di Liszt, nient'altro che musica scritta per far spettacolo con melodie di successo, mah.

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Guest nachtigall
2 ore fa, Majaniello dice:

Sono incappato in questo ieri:

impressionante quanti pipponi inutili si facciano gli interpreti di repertorio per darsi un tono... per cosa poi? le parafrasi operistiche di Liszt, nient'altro che musica scritta per far spettacolo con melodie di successo, mah.

A me non è sembrato male come colloquio, anzi, mi è parso interessante e onesto.

Gli ultimi minuti c'è una parafrasi dal trovatore che però non mi è piaciuta molto. Come accade molte volte con Liszt non è tanto il virtuosismo in sé a disturbare ma, almeno per me, le modulazioni armoniche ad avere poco significato, come nel finale dove la tira un po' per le lunghe e il tutto risulta infelice e forzato.

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11 minuti fa, nachtigall dice:

A me non è sembrato male come colloquio, anzi, mi è parso interessante e onesto.

Gli ultimi minuti c'è una parafrasi dal trovatore che però non mi è piaciuta molto. Come accade molte volte con Liszt non è tanto il virtuosismo in sé a disturbare ma, almeno per me, le modulazioni armoniche ad avere poco significato, come nel finale dove la tira un po' per le lunghe e il tutto risulta infelice e forzato.

Non ce l'ho con la musica, anzi il Liszt che mi piace oggi è quello leggero e melodico, almeno non si prende troppo sul serio... ce l'ho con tutte le riflessioni inutili dell'interprete, quando ad esempio pretende di dare un significato metamusicale alla parafrasi del Rigoletto.... voglio dire, è solo una fantasia da concerto su temi d'opera! E' l'atteggiamento tipico dell'interprete di repertorio, cercare di spacciare per profonde e complesse cose che non lo sono. 

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                            Frederic  Chopin

                             Preludes op. 28

                     no. 4 in mi minore Largo

                     no. 15 in re maggiore Sostenuto

                           Martha  Argerich

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24 minuti fa, Majaniello dice:

Non ce l'ho con la musica, anzi il Liszt che mi piace oggi è quello leggero e melodico, almeno non si prende troppo sul serio... ce l'ho con tutte le riflessioni inutili dell'interprete, quando ad esempio pretende di dare un significato metamusicale alla parafrasi del Rigoletto.... voglio dire, è solo una fantasia da concerto su temi d'opera! E' l'atteggiamento tipico dell'interprete di repertorio, cercare di spacciare per profonde e complesse cose che non lo sono. 

In questo caso sono d'accordo con te. Io alcune delle parafrasi operistiche lisztiane le ascolto con piacere (quella sulla Norma o il Liebestod dal Tristan per esempio), ma quella sul Rigoletto l'ho sempre trovata noiosa e mal costruita, troppo virtuosismo e anche di basso livello (però è un po' che non l'ascolto). Magari da suonare è divertente...

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