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Allons enfants de la Patrie - La musica francese


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5 minuti fa, Endymion dice:

Per quanto riguarda questo specifico ciclo da otto puntate, dovrebbe trattarsi solo di musica novecentesca.

Giusto, avevo letto "storico e contemporaneo" e non ho fatto caso che subito prima avevi scritto "del '900" (è un secolo che rimuovo automaticamente :D).

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  • 1 month later...

Vi rendo edotti della mia scoperta.
A Venezia c'è una fondazione italo-francese che si occupa della valorizzazione e dell'approfondimento della musica francese a cavallo tra Ottocento e Novecento.
E' la Fondazione del Palazzetto Bru Zane.
Trovo che facciano delle cose veramente fantastiche.
Patrocinano anche registrazioni di opere liriche francesi ormai sconosciute o desuete, sul modello di Opera Rara.
Eccone alcune:

MI0003804889.jpg?partner=allrovi.comgounod-cinq-mars-cd-opera-critique-reviele-mage.jpg?fit=328,512

 

@giobar

@Ives

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Grazie, ne sono a conoscenza, prodotti curatissimi nella veste editoriale, validissimi nelle esecuzioni ma purtroppo prezzi alti e qualità della musica molto oscillante, ma questo può starci visto che parliamo di rarità ormai quasi ineseguite. Ho sentito qualcosa di quel Saint-Saens ma non mi ha particolarmente colpito, interessante anche il lavoro su Cherubini con strumenti d'epoca:

 

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15 minuti fa, Ives dice:

Grazie, ne sono a conoscenza, prodotti curatissimi nella veste editoriale, validissimi nelle esecuzioni ma purtroppo prezzi alti e qualità della musica molto oscillante, ma questo può starci visto che parliamo di rarità ormai quasi ineseguite. Ho sentito qualcosa di quel Saint-Saens ma non mi ha particolarmente colpito, interessante anche il lavoro su Cherubini con strumenti d'epoca:

 

Ah ma è questa, uscita su naive:

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che conosco ed è ben fatta. Anche se non c'entra con la fondazione, segnalo che su naive c'è anche un altro titolo (sempre hip) imperdibile specialmente per i fan di Beethoven:

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Vi rendo edotti della mia scoperta.
A Venezia c'è una fondazione italo-francese che si occupa della valorizzazione e dell'approfondimento della musica francese a cavallo tra Ottocento e Novecento.
E' la Fondazione del Palazzetto Bru Zane.
Trovo che facciano delle cose veramente fantastiche.
Patrocinano anche registrazioni di opere liriche francesi ormai sconosciute o desuete, sul modello di Opera Rara.
Eccone alcune:

MI0003804889.jpg?partner=allrovi.comgounod-cinq-mars-cd-opera-critique-reviele-mage.jpg?fit=328,512

 

@giobar

@Ives

Conosco da tempo ed è secondo me fra le iniziative cultural-discografiche più importanti degli ultimi anni. Anche se, come dice Ives, i prezzi sono alti e non per tutte le tasche e le realizzazioni musicali non sempre eccellenti. Il prodotto complessivo (cd+libro), però, è formidabile. Pochi giorni fa, a Radiotre Suite, ho sentito l'interessantissima intervista al musicologo italiano Federico Agostinelli che ha curato l'edizione critica e la realizzazione discografica dell'Olimpie di Spontini, ultima, recentissima uscita Bru-Zane.  Già solo per l'appassionante e divertente racconto delle intricate vicende delle varie versioni dell'opera e delle sue vicissitudini editoriali il libro allegato al disco meriterebbe l'acquisto. V. anche qui: https://artmusiclounge.wordpress.com/2019/04/01/spontinis-olympie-in-a-brilliant-new-recording/

 

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  • 1 year later...

Una personalità accademica di tutto rispetto fu quella di Vincent d'Indy (1851-1931).
La sua via? Una sintesi tra le lezioni wagneriane e i colorismi languidi dell'incipiente impressionismo.

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Il riascolto della cosiddetta Sinfonia delle Cevenne, risalente al 1886, è stato particolarmente soddisfacente. La composizione, in tre movimenti, segue la forma ciclica: il tema del canto montanaro delle Cevenne a cui D'Indy si è ispirato, e che viene enunciato all'inizio dalla calda voce del corno inglese, ritorna in tutti i tempi della Sinfonia, per subire una trionfante elaborazione sul finale. E' presente il pianoforte con un ruolo concertante non spiccato ma nemmeno comprimario, essendogli demandate figurazioni anche virtuosistiche ma tutte con un loro senso pittorico.
Meno celebre il Jour d'eté à la montagne, poema sinfonico in tre tempi dedicato a una gita di montagna, sorta di corrispettivo francofono della Alpensinfonie. Qui sì che la fusione tra densità orchestrale e impressionismo raggiunge vette notevoli.

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On 22/10/2020 at 20:36, Wittelsbach dice:

Una personalità accademica di tutto rispetto fu quella di Vincent d'Indy (1851-1931).
La sua via? Una sintesi tra le lezioni wagneriane e i colorismi languidi dell'incipiente impressionismo.

51SdNOJeepL._SX342_QL70_ML2_.jpg

Il riascolto della cosiddetta Sinfonia delle Cevenne, risalente al 1886, è stato particolarmente soddisfacente. La composizione, in tre movimenti, segue la forma ciclica: il tema del canto montanaro delle Cevenne a cui D'Indy si è ispirato, e che viene enunciato all'inizio dalla calda voce del corno inglese, ritorna in tutti i tempi della Sinfonia, per subire una trionfante elaborazione sul finale. E' presente il pianoforte con un ruolo concertante non spiccato ma nemmeno comprimario, essendogli demandate figurazioni anche virtuosistiche ma tutte con un loro senso pittorico.
Meno celebre il Jour d'eté à la montagne, poema sinfonico in tre tempi dedicato a una gita di montagna, sorta di corrispettivo francofono della Alpensinfonie. Qui sì che la fusione tra densità orchestrale e impressionismo raggiunge vette notevoli.

Ascolto sempre con piacere la musica di questo compositore, parte della galassia franckista con altri come Ropartz, Tournemire et al.

A un wagnerismo meno pronunciato di alcune opere fa da contraltare una luminosità più "mediterranea", mistica e dalle tinte ora brunite, ora più scintillanti.

Una delle sue opere più "note", diciamo così, le variazioni sinfoniche "Istar" hanno un curioso procedimento a ritroso, nel senso che il tema si disvela solo al finale, quando la dea dell'amore si mostra completamente senza veli:

 

Amo molto la trilogia di poemi sinfonici dedicati al Wallenstein e cito anche questo bellissimo pezzo per sax e orchestra:

 

 

La sua musica da camera non è da meno e segnalo opere come il Quintetto per piano o il Sestetto per archi, finanche la Suite per flauto, arpa e trio d'archi, genere questo che diverrà molto in voga tra i compositori del tempo e successivi (di seguito un estratto):

 

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On 22/10/2020 at 20:36, Wittelsbach dice:

Una personalità accademica di tutto rispetto fu quella di Vincent d'Indy (1851-1931).
La sua via? Una sintesi tra le lezioni wagneriane e i colorismi languidi dell'incipiente impressionismo.

51SdNOJeepL._SX342_QL70_ML2_.jpg

Il riascolto della cosiddetta Sinfonia delle Cevenne, risalente al 1886, è stato particolarmente soddisfacente. La composizione, in tre movimenti, segue la forma ciclica: il tema del canto montanaro delle Cevenne a cui D'Indy si è ispirato, e che viene enunciato all'inizio dalla calda voce del corno inglese, ritorna in tutti i tempi della Sinfonia, per subire una trionfante elaborazione sul finale. E' presente il pianoforte con un ruolo concertante non spiccato ma nemmeno comprimario, essendogli demandate figurazioni anche virtuosistiche ma tutte con un loro senso pittorico.
Meno celebre il Jour d'eté à la montagne, poema sinfonico in tre tempi dedicato a una gita di montagna, sorta di corrispettivo francofono della Alpensinfonie. Qui sì che la fusione tra densità orchestrale e impressionismo raggiunge vette notevoli.

Godibilissima la Cévenole, pezzo che ascolto spesso con piacere. La mia incisione preferita rimane questa, prodotto della simbiosi perfetta tra pianista e direttore:

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...forse il mono non renderà giustizia ad un fine orchestratore come D'Indy, ma Ciccolini sguazzava in un repertorio come questo e l'apporto di Cluytens e la "sua" orchestra è da manuale. Il classico disco ingiustamente caduto nel dimenticatoio, nonostante la presenza di una superba esecuzione delle Variazioni sinfoniche di Franck, capolavoro che amo moltissimo e di cui le registrazioni che mi convincono sono assai poche.

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57 minuti fa, Ives dice:

Io dico questa:

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Era un must di Ciccolini, però le registrazioni sono alquanto precarie dal punto di vista audio.

Se trovi il mono anni '50 troppo limitante - io sinceramente non lo sento così precario - c'è pure il successivo remake con Baudo:

 

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19 ore fa, Snorlax dice:

Se trovi il mono anni '50 troppo limitante - io sinceramente non lo sento così precario - c'è pure il successivo remake con Baudo:

 

Conosco, ma l'audio non mi convince, troppo artificiale e cavernoso. Meglio il mono, allora. Incisione storica? Io mi rivolgerei a Munch o Monteux:

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C'è anche una serie della Chandos decisamente esaustiva, che comprende tante composizioni di un autore che consideravo molto più snobbato dalla discografia.

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  • 2 weeks later...

maurice-ravel-9452457-1-402.jpg

Ravel l'eterno bocciato e i promossi a pieni voti

Volevo vivificare il thread raccontando del più grande scandalo francese del primo Novecento: l'esclusione di Maurice Ravel dal Prix de Rome.
Come forse sapete, il Prix era la più ambita borsa di studio francese nell'ambito delle arti. Chi lo vinceva, dietro insindacabile selezione, veniva mandato a Roma, all'Accademia di Villa Medici, per un periodo di studio, un master potremmo dire, che era all'epoca il non plus ultra della desiderabilità.
Ravel, oggi, è a ben diritto ricordato come una delle massime personalità musicali che la Francia avesse mai avuto. Eppure, nel 1901, quando provò a gareggiare per il Premio arrivò solo secondo (dice Claudio Casini) o terzo (dice wikipedia). Ci riprovò nel 1902: nisba. E nel 1903: tabula rasa ancora. Nel 1904 preferì evitare, ma nel 1905 ebbe un soprassalto d'orgoglio: venne però escluso per raggiunti limiti d'età. A quei tempi, però, Ravel cominciava a essere abbastanza noto negli ambienti musicali, e la sua esclusione fece parecchio rumore. Si schierarono dalla sua parte personalità riconosciute come il musicologo Romain Rolland, e il casino fu tale che il direttore del conservatorio di Parigi diede le dimissioni.
Secondo Casini, Ravel sarebbe stato troppo progressista, alienandosi la simpatia dell'ala musicale detta del renouveau, ossia quella che seguiva le simpatie germanofile di Franck e Saint-Saens. Questo è opinabile, visto chi vinse il Prix al suo posto: tutta una serie di seguaci più o meno occulti del debussismo, corrente nemica giurata di Franck e compagnia.

Vediamo chi furono

1901: André Caplet. Si tratta del caso limite, un epigono sfacciato di Debussy. Tant'è vero che oggi è noto, in gran parte, per le sue orchestrazioni di composizioni pianistiche del suo antecessore. Per togliersi ogni dubbio, ecco come componeva lui: brano tratto da un suo "oratorio" (mi sembra), oltretutto nemmeno brutto.

 

1902: Aymé Kunc (secondo alcune fonti, arrivò invece secondo). Se di Caplet sono sopravvissute le orchestrazioni di Debussy, di Kunc, che avrebbe diretto il conservatorio di Tolosa, si ricorda poco o niente. Lo stile comunque è inequivocabile, come si vede dai Quattro pezzi per flauto e orchestra:

 

1903: Raoul Laparra. Qui siamo tra i morti viventi. Un operista oggi pressoché sconosciuto. Il cognome fa pensare a origini spagnole, e difatti la Spagna monopolizza la gran quantità delle opere liriche da lui composte. Ecco il preludio della più famosa, Habanera:

 

 

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

 

 

Come forse sapete, il Prix era la più ambita borsa di studio francese nell'ambito delle arti. Chi lo vinceva, dietro insindacabile selezione, veniva mandato a Roma, all'Accademia di Villa Medici, per un periodo di studio, un master potremmo dire, che era all'epoca il non plus ultra della desiderabilità.
Ravel, oggi, è a ben diritto ricordato come una delle massime personalità musicali che la Francia avesse mai avuto. Eppure, nel 1901, quando provò a gareggiare per il Premio arrivò solo secondo (dice Claudio Casini) o terzo (dice wikipedia). Ci riprovò nel 1902: nisba. E nel 1903: tabula rasa ancora. Nel 1904 preferì evitare, ma nel 1905 ebbe un soprassalto d'orgoglio: venne però escluso per raggiunti limiti d'età. Questo è opinabile, visto chi vinse il Prix al suo posto: tutta una serie di seguaci più o meno occulti del debussismo, corrente nemica giurata di Franck e compagnia.

Vediamo chi furono

1901: André Caplet. Si tratta del caso limite, un epigono sfacciato di Debussy. Tant'è vero che oggi è noto, in gran parte, per le sue orchestrazioni di composizioni pianistiche del suo antecessore. Per togliersi ogni dubbio, ecco come componeva lui: brano tratto da un suo "oratorio" (mi sembra), oltretutto nemmeno brutto.

1902: Aymé Kunc (secondo alcune fonti, arrivò invece secondo). Se di Caplet sono sopravvissute le orchestrazioni di Debussy, di Kunc, che avrebbe diretto il conservatorio di Tolosa, si ricorda poco o niente.

1903: Raoul Laparra. Qui siamo tra i morti viventi. Un operista oggi pressoché sconosciuto. Il cognome fa pensare a origini spagnole, e difatti la Spagna monopolizza la gran quantità delle opere liriche da lui composte.

 

 

Qui puoi sguazzare e toglierti tutti i dubbi e le curiosità.

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Mi pare di non aver visto citato il povero Guillaume Lekeu (belga di nascita), scolaro di Franck e d'Indy, morto ventiquattrenne nel 1894.

Non abbiamo molto. Vedo soprattutto musica da camera che comunque non ho ascoltato, eccetto una sonata per violino che conosco perché spesso accorpata nelle incisioni a quella di Franck, da cui del resto dipende moltissimo, come pure, forse in misura addirittura maggiore, da Fauré. Un giovane talentuoso sicuramente (e ben inserito, contando che la sonata gli fu commissionata da Ysaye), peccato per la morte prematura, avvenuta peraltro (pare) mangiando un sorbetto fatto con acqua infetta...

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