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giobar

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Oggi è morto anche il grande compositore e direttore ungherese Peter Eötvös. Aveva 80 anni ed era malato da tempo. Collaborò diverse volte con Maurizio Pollini ad alcuni progetti incentrati sulla musica del 900.

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Scompare un musicista serissimo, coltissimo e colorito. Pure validissimo compositore, di grande sostanza musicale, ma soprattutto un meraviglioso direttore d’orchestra, dal tardo-romanticismo al contemporaneo. RIP.

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On 24/3/2024 at 16:18, giobar dice:

Oggi è morto anche il grande compositore e direttore ungherese Peter Eötvös. Aveva 80 anni ed era malato da tempo. Collaborò diverse volte con Maurizio Pollini ad alcuni progetti incentrati sulla musica del 900.

Mi spiace molto, è uno di quei compositori che avrei sempre voluto approfondire ma, per un motivo o un altro, ho ascoltato solo raramente.

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  • 2 weeks later...
  • 2 weeks later...

E' morto all'età di 80 anni il direttore inglese Andrew Davis. Non ha mai avuto grandi estimatori in Italia (e nemmeno in questo forum), ma era noto in campo internazionale come un ottimo professionista, con un vastissimo repertorio e in grado di allestire un concerto dignitposo in poche ore. Le sue cose migliori con gli autori inglesi.

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Dispiace, se non sbaglio era in piena attività, quantomeno discografica. Per Chandos stava realizzando (o completando) diversi progetti (tra cui, inglesi a parte, un ciclo Berlioz, una serie su Stravinsky e aveva registrato a Melbourne anche le sinfonie di Ives, ricevendo in generale buone critiche). Molti appassionati lo definivano malignamente "il Davis cattivo", forse non a torto, nel senso che era un direttore si tecnicamente solido, ma un pò abulico e interpretativamente irrisolto. Tra i vecchi dischi Teldec c'è però qualcosa di buono, quasi tutto nel solito repertorio inglese (Delius gli riusciva bene, ma pure certe cose di Vaughan Williams, tipo Job). Una emerita "cafonata" invece la sua riorchestrazione del Messiah di Handel, che aveva recentemente inciso per Chandos (meglio l'originale EMI a Toronto con grandi voci, ma anche li parecchia noia). RIP.

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5 ore fa, Ives dice:

Dispiace, se non sbaglio era in piena attività, quantomeno discografica.

 

Pare che combattesse da un po' di tempo con una forma di leucemia che si è aggravata repentinamente solo di recente.

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23 minuti fa, giobar dice:

Pare che combattesse da un po' di tempo con una forma di leucemia che si è aggravata repentinamente solo di recente.

Capito, grazie. Aggiungo questo, davvero bellissimo e fuori dal suo repertorio standard:

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On 21/4/2024 at 18:43, giobar dice:

E' morto all'età di 80 anni il direttore inglese Andrew Davis. Non ha mai avuto grandi estimatori in Italia (e nemmeno in questo forum), ma era noto in campo internazionale come un ottimo professionista, con un vastissimo repertorio e in grado di allestire un concerto dignitposo in poche ore. Le sue cose migliori con gli autori inglesi.

Non è l'incisione più travolgente del mondo, eppure c'è molto carattere in questo incipit, qualcosa che mi ricorda Bernstein, ma più rilassato (era pur sempre inglese):

 

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On 22/4/2024 at 22:25, Majaniello dice:

Non è l'incisione più travolgente del mondo, eppure c'è molto carattere in questo incipit, qualcosa che mi ricorda Bernstein, ma più rilassato (era pur sempre inglese):

 

Bel disco, anche se non amo molto il Falstaff. E terza incisione del pezzo, credo un record assoluto 😮 Pure Michael Tippett lo chiamava simpaticamente "the other Davis", ma ne è stato un grandissimo alfiere, forse quanto il più famoso Colin...

https://www.gramophone.co.uk/features/article/remembering-sir-andrew-davis-champion-of-tippett-s-musical-legacy?utm_medium=Social&utm_campaign=Echobox&utm_source=Facebook#Echobox=1713948053-1

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22 minuti fa, Ives dice:

Bel disco, anche se non amo molto il Falstaff. E terza incisione del pezzo, credo un record assoluto 😮 Pure Michael Tippett lo chiamava simpaticamente "the other Davis", ma ne è stato un grandissimo alfiere, forse quanto il più famoso Colin...

https://www.gramophone.co.uk/features/article/remembering-sir-andrew-davis-champion-of-tippett-s-musical-legacy?utm_medium=Social&utm_campaign=Echobox&utm_source=Facebook#Echobox=1713948053-1

Norman Lebrecht, spesso sgradevole e antipatico, ha pubblicato nel suo sito diversi articoli che, corredati anche da numerosi commenti, presentano un ritratto molto positivo di Andrew Davis, che getta molta luce sull'attività di questo direttore da molti ritenuto non più che mediocre. Ne risulta un musicista adorato dagli orchestrali e dal pubblico, un professionista scrupoloso, entusiasta e dal repertorio enorme, capace di suscitare empatia con tutti, disponibile ad affrontare grandi sfide senza ergersi ad eroe ma ponendosi come semplice mediatore tra il compositore e il pubblico. Viene fuori anche, inaspettatamente, un grande apostolo della musica contemporanea, responsabile di prime esecuzioni di autori come Birtwistle e organizzatore, all'indomani della sua morte, di una imponente retrospettiva su Boulez. Forse tutto ciò non è utile per rivedere la valutazione di molti esiti interpretativi, ma ci ricorda che la vita musicale non è fatta soltanto da sommi e geniali interpreti ma soprattutto dall'impegno continuo di persone competenti e operose.      

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14 ore fa, giobar dice:

Norman Lebrecht, spesso sgradevole e antipatico, ha pubblicato nel suo sito diversi articoli che, corredati anche da numerosi commenti, presentano un ritratto molto positivo di Andrew Davis, che getta molta luce sull'attività di questo direttore da molti ritenuto non più che mediocre. Ne risulta un musicista adorato dagli orchestrali e dal pubblico, un professionista scrupoloso, entusiasta e dal repertorio enorme, capace di suscitare empatia con tutti, disponibile ad affrontare grandi sfide senza ergersi ad eroe ma ponendosi come semplice mediatore tra il compositore e il pubblico. Viene fuori anche, inaspettatamente, un grande apostolo della musica contemporanea, responsabile di prime esecuzioni di autori come Birtwistle e organizzatore, all'indomani della sua morte, di una imponente retrospettiva su Boulez. Forse tutto ciò non è utile per rivedere la valutazione di molti esiti interpretativi, ma ci ricorda che la vita musicale non è fatta soltanto da sommi e geniali interpreti ma soprattutto dall'impegno continuo di persone competenti e operose.      

Concordo. Sapevo che aveva fatto molto per la musica contemporanea, dirigendo in UK parecchie prime assolute di grandi maestri del secondo '900 e che fu un fervente animatore della scena musicale britannica, molto ben voluto dai musicisti con cui aveva collaborato negli anni (lui che aveva iniziato come organista, se non ricordo male). Bisognerebbe sempre sentire dal vivo questo tipo di direttori, per fornire un giudizio più ponderato sulla loro attività. Capisco che in molti casi è umanamente impossibile (Andrew Davis non so neanche se sia mai stato in Italia), però non esiste solo la sala d'incisione, ecco; un altro esempio, ben più celebre, può essere Rattle, molto molto meglio dal vivo che in disco.

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Mah, io ho comprato questo di recente:

The Mask of Time (EMI - Davis) by Michael Tippett (Album, Modern  Classical): Reviews, Ratings, Credits, Song list - Rate Your Music

Moscio, o al più corretto se si vuole essere favorevoli, ma niente altro. On line c'è una edizione dal vivo con Colin Davis, tutto un altro mondo. Un bravo artigiano del suono, ma come tanti, senza infamia e senza lode. Mai piaciuta la sua integrale ivesiana, discreto il suo Royal Palace di Weill o altre incisioni tippettiane, il resto che conosco l'ho dimenticato 😐

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3 ore fa, Ives dice:

un altro esempio, ben più celebre, può essere Rattle, molto molto meglio dal vivo che in disco.

Secondo me questa suggestione deriva dal solito problema, e cioè che Rattle è inadatto al grande repertorio tardoromantico tedesco, pur avendolo dovuto frequentare per questioni di carriera, ha una sensibilità troppo contemporanea per quelle trombonate da "divo del podio de na vorta". Per il resto mi pare che abbia tecnica e personalità (parlo del disco), e che in definitiva si meriti la fama che ha, al contrario di quel che pensa Hurwitz. 

E' vero pure che tecnicamente la EMI è sempre stata largamente sotto gli standard di DG (almeno quella dell'epoca d'oro), di Sony, di Decca ecc. non solo con Rattle. Negli anni '50 ha faticato ad adeguarsi al suono stereofonico così come qualche decennio dopo non ha saputo gestire come altre l'adeguamento alla tecnologia digitale. Molte sue cose a mio avviso eccellenti perdono di impatto e violenza a causa di registrazioni un po' del cavolo (penso al Sacre, alla Suite Scita, al Mandarino, alla prima di Walton).

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2 ore fa, Majaniello dice:

Secondo me questa suggestione deriva dal solito problema, e cioè che Rattle è inadatto al grande repertorio tardoromantico tedesco, pur avendolo dovuto frequentare per questioni di carriera, ha una sensibilità troppo contemporanea per quelle trombonate da "divo del podio de na vorta". Per il resto mi pare che abbia tecnica e personalità (parlo del disco), e che in definitiva si meriti la fama che ha, al contrario di quel che pensa Hurwitz. 

E' vero pure che tecnicamente la EMI è sempre stata largamente sotto gli standard di DG (almeno quella dell'epoca d'oro), di Sony, di Decca ecc. non solo con Rattle. Negli anni '50 ha faticato ad adeguarsi al suono stereofonico così come qualche decennio dopo non ha saputo gestire come altre l'adeguamento alla tecnologia digitale. Molte sue cose a mio avviso eccellenti perdono di impatto e violenza a causa di registrazioni un po' del cavolo (penso al Sacre, alla Suite Scita, al Mandarino, alla prima di Walton).

Rattle infatti nasce come specialista del '900 storico e di musica contemporanea, tanta roba classico-romantica l'ha fatta in anni più o meno recenti. Io in disco lo trovo sempre calamitoso, tante invece le cose in video che mi piacciono (l'archivio dei Berliner è ricco di materiale, ovviamente, dal barocco ai giorni nostri). Concordo che la EMI non gli ha fatto un gran servizio in ambito di qualità audio, spesso mediocre.

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E' morto il grande violinista americano Norman Carol, per quasi trent'anni spalla della Philadelphia Orchestra, dove lavorò sotto la reggenza di Ormandy, Muti e Sawallisch. Era molto attivo anche come solista (Skrowaczewski gli dedicò il suo concerto per violino) e fu il protagonista di molte incisioni importanti.

 

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3 ore fa, il viandante del sud dice:

È morta ieri Giovanna Marini, nota cantautrice/compositrice e figlia del compositore Giovanni Salviucci

Curiosa notizia, perché pochi giorni fa girava un altro necrologio che ricordava la figlia del compositore Mario Pilati - collega di Salviucci.

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6 ore fa, il viandante del sud dice:

È morta ieri Giovanna Marini, nota cantautrice/compositrice e figlia del compositore Giovanni Salviucci

Anche la madre Ida Parpagliolo era musicista: pianista e compositrice, insegnò armonia al conservatorio di Santa Cecilia e fu fra le prime donne in Italia a dirigere un'orchestra.

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On 9/5/2024 at 10:14, il viandante del sud dice:

È morta ieri Giovanna Marini, nota cantautrice/compositrice e figlia del compositore Giovanni Salviucci

Studiò pure con Segovia, se non ricordo male, ma la sua fu una formazione musicale del tutto classica e dotta. Importanti gli studi di etnomusicologia e la riscoperta del repertorio della canzone popolare italiana, soprattutto di protesta o dedicata alle classi subalterne (ricordo l'album I treni per Reggio Calabria), come andava di moda in quegli anni, anche sulla scorta di similari fenomeni folk provenienti dagli USA (Pete Seeger, ad esempio). RIP

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  • 1 month later...

Tappy fu un buon tenore svizzero, utilizzato spesso nel repertorio sacro/oratoriale negli anni '70/'80 (Missa Solemnis con Karajan e L'Enfance berlioziano con Davis), magari da ricordare e apprezzare più per le sue doti interpretative che per il timbro vocale, un pò anonimo. Famosi i video mozartiani (Clemenza di Tito al Foro Romano e a Caracalla con Levine/Ponnelle/DG e Monteverdi con Harnoncourt/Ponnelle, direi ormai un pezzo di storia dell'opera in video). Fece in disco pure un valido Pelleas, purtroppo fiaccato dalla direzione slentatissima di Jordan. Faceva anche repertorio desueto in quegli anni, come diversi titoli operistici di Rameau e alcuni oratori di Stradella (mi pare con Corboz). RIP

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