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giobar

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All'età di 88 anni è morto Peter Schickele, compositore americano meglio noto con l'alias PDQ Bach, assunto da quando prese a scrivere in un parodistico ed esuberante stile barocco che gli arrecò un enorme successo. Allievo di Harris e Persichetti, aveva una tecnica compositiva sopraffina che gli permise di essere attivo in vari ambiti musicali, dalla composizione e arrangiamento di canzoni (soprattutto per Joan Baez) alla musica per film, dalla musica parodistica che gli diede la massima fama al musical. Gli si deve anche l'invenzione di diversi strani strumenti (per lo più combinazioni di strumenti preesistenti), funzionali alla realizzazione delle sue eccentriche idee musicali.

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E' morta Ewa Podles, uno dei più grandi contralti degli ultimi decenni. Non aveva ancora compiuto 72 anni. Appena due mesi fa era morto il marito, il pianista Jerzy Marchwinski. La sua voce aveva un'estensione notevolissima e si distingueva per la capacità di raggiungere agevolmente il registro più basso per le donne.

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3 ore fa, giobar dice:

E' morta Ewa Podles, uno dei più grandi contralti degli ultimi decenni. Non aveva ancora compiuto 72 anni. Appena due mesi fa era morto il marito, il pianista Jerzy Marchwinski. La sua voce aveva un'estensione notevolissima e si distingueva per la capacità di raggiungere agevolmente il registro più basso per le donne.

Azz povera... ha cantato fino a ieri l'altro. A parte le capacità vocali straordinarie, mi piace ricordare che era spassosissima nelle commedie:

 

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  • 3 weeks later...

E' morto il violocellista Antonio Lysy. Figlio del violinista argentino Alberto Lysy, nacque in Italia dove viveva e fu attiva come letterata la nonna paterna, ma fu attivo in tutto il mondo. Viveva e insegnava in California. Aveva mantenuto un forte legame con l'Italia come animatore del festival di musica da camera "Incontri in terra di Siena".

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1 ora fa, glenngould dice:

Grandissimo! stava male da un po'... RIP

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Negli ultimi anni era parecchio acciaccato, se ne attendeva solo la dipartita, praticamente. E' stato un grandissimo direttore, tra i massimi interpreti del secondo '900, con uno stile personalissimo e dotato di una tecnica direttoriale ai limiti del virtuosismo e di una eccezionale sensibilità per il colore orchestrale. Fu assistente, curiosamente, sia di Karajan a Berlino, e poi di Bernstein a New York. Discografia sterminata, e mitico il trentennio alla testa dei Bostonians, dal barocco al contemporaneo, direi quasi sempre eccellente nell'800 (ricordiamo Berlioz, tra i suoi autori più cari ed eseguiti, in tempi in cui si faceva poco) e nel primo '900 (Schoenberg, Ravel, Ives, Mahler...), ma c'è ottimo materiale un pò in tutti i periodi della sua lunga carriera (Toronto, San Francisco, Chicago, Wiener, Saito Kinen...). Ma, ad esempio, ha fatto pure tanto Bruckner dal vivo, e fu direttore musicale della Wiener Staastoper per un decennio...insomma, un pò tutti hanno avuto a che fare con Ozawa, nei loro percorsi musicali. Ciao Seiji, RIP e buon viaggio! 🙂

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Certo, si sapeva da tempo che era molto malato e che non sarebbe durato a lungo, ma la notizia mi ha comunque colpito e commosso, un po' come quando muore un parente o un amico malato. C'è il fatto che ad Ozawa debbo diverse delle emozioni più intense provate nella mia lunga storia di ascoltatore di musica registrata. Purtroppo non l'ho mai ascoltato dal vivo e circoscrivo il discorso alle emozioni "da disco". Come lui, nella mia storia di ascoltatore discografico, pochi altri, almeno come numero e varietà di occasioni. Dal Berlioz della Sinfonia fantastica e del Roméo et Juliette al Ravel (già giustamente ricordato da Snorlax) in esecuzioni sbalorditive, dalla Shererazade con i Wiener al suo Bartok allucinato e viscerale, dal Romeo e Giulietta di Prokofiev al suo incomparabile Respighi, dal Ciaikovsky del Lago dei cigni e della Dama di picche di Ciaikovsky ai concerti per violino di Berg e Stravinsky, dal Sacre con Chicago al Gloria di Poulenc, dal Sogno di Mendelssohn a certo visionario e incantatorio Takemitsu. Solo un dato per ricordare le sue prodigiose capacità professionali: diresse a memoria la prima esecuzione del mastodontico Saint François d'Assise di Messiaen. Riposi in pace   

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1 ora fa, giobar dice:

Certo, si sapeva da tempo che era molto malato e che non sarebbe durato a lungo, ma la notizia mi ha comunque colpito e commosso, un po' come quando muore un parente o un amico malato.

Idem, mi sono sinceramente commosso, cosa che, tra l'altro, mi capita assai raramente.

Stasera ho rimesso per l'ennesima volta sul piatto la Fantastique da te citata, registrazione che a me sembra tra le massime di questo capolavoro, ma che ho trovato spesso sottovalutata da molta critica, se non trattata con sufficienza. Io rimango stupito ogniqualvolta che l'ascolto, e pensare che è stata una delle prime prove del direttore nipponico a Boston, dove l'aura di Munch era ancora piuttosto pesante, soprattutto in certo repertorio.

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1 ora fa, giobar dice:

al suo Bartok allucinato e viscerale

Non conosco il Mandarino integrale (su Philips mi pare) ma solo la suite su DG, che è tra le mie preferite, se non la mia preferita. In particolare ricordo un finale non particolarmente violento nè a rotta di collo, come lo eseguono alcuni, ma "swingante" come fosse una specie di danza tribale o primitiva, per paradosso suonato così mi colpisce molto di più. Nel grande repertorio, aveva capacità narrative davvero rare. 

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  • 4 weeks later...

E' morto il grande chitarrista italiano Oscar Ghiglia, aveva 85 anni. Sebbene le sue registrazioni discografiche siano poche, acquistò fama mondiale sia come concertista che come importante didatta. Insegnò molto negli USA, fra l'altro alla Juilliard School, e dal 1976 tenne il corso di chitarra all'Accademia Chigiana di Siena.

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  • 2 weeks later...

All'età di 88 anni è morto il compositore e pianista tedesco Aribert Reimann. E' noto per la sua stretta collaborazione con Dietrich Fischer-Dieskau, per il quale compose l'opera Lear e del quale fu spesso partner in recital e dischi di Lieder.

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Lo facevo defunto da tempo, RIP. La CPO aveva ottimi dischi in catalogo. Celebre l'opera Lear incisa per DG con Fischer Dieskau, la Varady e Gerd Albrecht sul podio, specialista dell'autore. Mise in musica pure il capolavoro di Garcia Lorca, La casa de Bernarda Alba.

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RIP. Grandissimo virtuoso della tastiera, eccellente in Prokofiev, Chopin, Rachmaninov e Liszt, e famoso soprattutto negli anni '50/'60. Prolifico il suo periodo Mercury riassunto in questo ottimo box:01_66.jpg?v=1681291901&width=1024

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Era probabilmente malato, il concerto di Londra dello scorso anno è stato davvero triste, almeno così l'hanno descritto, con un Pollini disorientato, che improvvisa, si mette la testa tra le mani, interrompe ed esce, poi prova a utilizzare gli spartiti ma si incasina... mai stato suo fan ma dispiace, gli artisti devono imparare a fermarsi.

https://slippedisc.com/2023/06/review-pollini-has-a-nightmare-in-london/

Lo ricordo con questo recital degli anni '70, programma stupendo dedicato tutto all'ultimo Beethoven:

Bagatelle op. 126, Sonata n.32, Variazioni Diabelli

 

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Se per fan si intende uno che rende un artista a lui gradito una sorta di idolo, con tutto ciò che ne deriva, neanche io lo ero. Ma è stato, sin da quando ero ragazzo, uno dei pochi musicisti che riusciva a trasmettermi sempre qualcosa di più. Le sue proposte sempre pensate, mai affidate al caso, letture che andavano oltre. E quando, negli ultimi anni, la salute malferma pregiudicava le sue performances rendendole imbarazzanti e indegne della sua statura, ne soffrivo così come quando un anziano parente, cui sei affezionato per la sua passata simpatia e per la sua contagiosa brillantezza, comincia a dare segni di cedimento. Lo ricordo per gli studi di Chopin, per la Fantasia di Schumann, per la Wanderer di Schubert, per l'Imperatore nobile ed eroico, per il K.488 di Mozart, per il secondo concerto di Brahms, per la suite op. 25 e per il concerto di Schoenberg, per l'Hammerklavier, per il secondo concerto di Bartok, tutti pezzi di cui Pollini è stato per me un anfitrione spettacolare e convincente. Sono venute, dopo, letture altrettanto se non più valide, anche antitetiche, ma quelle di Pollini sono diventate parte del mio DNA.  

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Piaccia o meno, e anche io non sono mai stato un suo grande fan per un certo approccio troppo cerebrale al repertorio pianistico più vario, è stato senza dubbio tra i grandi interpreti/musicisti/pianisti italiani del '900. Da ricordare negli anni d'oro l'assoluta perfezione tecnica, il suono apollineo, l'inscalfibile mancanza di note sporche o false, il totale controllo della materia, a volta davvero mostruoso. Sentire Pollini significava attingere all'opera d'arte nella sua forma più armoniosa, nitida e pulita. L'ultimo Beethoven il suo testamento spirituale (Op. 109-111), accanto a qualche lunga sonata schubertiana, la Seconda Scuola di Vienna e Boulez. In Chopin gli ho sempre preferito altri interpreti più viscerali, ma le incisioni Testament giovanili sono eccellenti. Con orchestra fenomenale in Bartok, ma pure il Primo di Brahms con Karl Bohm. Con Abbado (sodalizio lungo una vita, loro figli dell'alta borghesia milanese) si impegnò negli anni '70 in battaglie sociali portando la musica a studenti e lavoratori nelle fabbriche (erano altri tempi...). L'ultimo periodo è stato davvero penoso, si perdeva nella partitura e sbagliava moltissimo, non ha voluto o saputo abbandonare le scene in modo più dignitoso...capita spesso anche ai grandi, RIP.

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