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Rinaldino

Gli ascolti della settimana - Anno 2017

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6 ore fa, Virgin12 dice:

Buongiorno Rinaldino.

Io avrei una proposta, ma eviterei di commentarla (per ovvi motivi). 

Un capolavoro passato inosservato nel fiume di ascolti. 

Io ho solo fiuto,  voi avete la penna. :)

Mi sembra una bella proposta. Virgin, non preoccuparti per la presentazione, nessuno qui è un esperto, puoi anche documentarti su internet e riportare un'analisi altrui, al quale aggiungere le tue personali opinioni. È un pezzo noto, non avrai problemi a reperire informazioni.

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1 ora fa, glenngould dice:

Quali dei due? :huh:

Sentiamo le opinioni di tutti e poi decidiamo, io posso anche aspettare al prossimo giro.

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Preferirei avere una proposta con commento, per cui se nessuno si prende in carico la proposta di @Virgin12 personalmente preferirei procedere con Lutoslawski per questa settimana (anche perché possiamo sempre fare De Falla per la settimana prossima :) ).

Comunque bene che inizino a esserci più proposte!

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Guest Virgin12
7 ore fa, Rinaldino dice:

Preferirei avere una proposta con commento, per cui se nessuno si prende in carico la proposta di @Virgin12 personalmente preferirei procedere con Lutoslawski per questa settimana (anche perché possiamo sempre fare De Dalla per la settimana prossima :) ).

Comunque bene che inizino a esserci più proposte!

Ottima scelta,  Rinaldino. 

La mia era solo una proposta da benemerita soubrette del popolo (forumista).

Non ha senso una deroga al regolamento per un De Dalla. :)

---

Un grazie di cuore ai gentili @Endymion e @glenngould

 

 

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51 minuti fa, Virgin12 dice:

Ottima scelta,  Rinaldino. 

La mia era solo una proposta da benemerita soubrette del popolo (forumista).

Non ha senso una deroga al regolamento per un De Dalla. :)

---

Un grazie di cuore ai gentili @Endymion e @glenngould

 

 

Figurati! ;)

La presentazione per il pezzo di De Falla potrei farla io, dopo la settimana di Lutosławski.

(Magari ricordatemelo...)

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13 ore fa, glenngould dice:

Figurati! ;)

La presentazione per il pezzo di De Falla potrei farla io, dopo la settimana di Lutosławski.

(Magari ricordatemelo...)

Perfetto! :)

(Ci penso io a ricordartelo, non ti preoccupare). :cat_evil:

Allora per questa settimana Luto ( @Endymion scalda i motori), ora modifico il calendario.

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Guest Virgin12
17 ore fa, glenngould dice:

Figurati! ;)

La presentazione per il pezzo di De Falla potrei farla io, dopo la settimana di Lutosławski.

(Magari ricordatemelo...)

Che bello! 

Grazie. 

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- Witold Lutosławski, Sinfonia n°4: composta nel 1992, è l'ultimo grande lavoro di Lutosławski , nel quale si ritrovano tutte le caratteristiche della sua musica, ovvero la "tecnica della catena", dove le sezioni dell'orchestra si scambiano i temi, gli accordi si assemblano e disassemblano, e si alternano sezioni "codificate" ad altre libere suonate secondo la tecnica dell'alea controllata, in un continuo gioco di rimandi e richiami.

Il lavoro segue le linee di forma sinfonica codificate dall'autore già nella sua 2° Sinfonia, ovvero una struttura in due movimenti: secondo Lutosławski infatti il primo movimento deve servire come una preparazione al secondo, quello principale, deve cioè intrigare l'ascoltatore ed invogliarlo a procedere oltre nell'ascolto. Se questa suddivisione era rigidamente meccanica nella 2° Sinfonia del 1966-67, e più libera ma ancora chiara nella del 1981-83, in quest'ultimo lavoro sinfonico i confini tra le due sezioni sono sfumati.
Il primo movimento, della durata di sette minuti circa, si apre con un' introduzione lenta di grande respiro, suggestiva e fortemente evocativa di possibilità musicali, dove sembra letteralmente che la musica si risvegli pian piano: una notturna melodia del clarinetto viene interrotta da rapidi e perentori interventi delle altre sezioni dell'orchestra (sono sezioni ad libitum), fino a quando la melodia iniziale viene ripresa e sviluppata dagli archi, in un tentativo di climax che non giunge a conclusione. Comincia allora il secondo movimento, suddiviso a sua volta in tre sezioni, la prima percorsa da un rapido tema "cantabile", la seconda da una brillante trama orchestrale che si spande via via per tutte le sezioni dell'orchestra, finchè la terza sezione, introdotta da un solo di tromba e un trio dei tromboni, riprende il tema cantabile e lo porta al culmine in un potente unisono degli archi e degli ottoni. Si ritorna poi a un'atmosfera eterea, con una melodia che riecheggia tra le viole, seguita inaspettatamente da una brillante coda che conclude la Sinfonia.

Personalmente, amo molto questo lavoro, anche più della 3° Sinfonia che è senza dubbio più famosa. Tutte le caratteristiche di Lutosławski sono giunte ad un livello assoluto di maturazione, senza alcuna forzatura programmatica e nessuna prolissità (si confronti al contrario la 2° Sinfonia). E' una musica che sembra quasi spoglia, chiarissima nonostante la complessità strutturale. Voto: 9,5.

Io ho l'ottima edizione Sony, con Salonen alla guida della Los Angeles Philharmonic Orchestra. Su YT si trova sempre Salonen alla guida della OPRF, che offre la possibilità di osservare l'esecuzione, ma la qualità audio non è delle migliori.

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Scrivo un piccolo approfondimento su alcune caratteristiche dello stile di Lutosławski, penso possano aiutare a comprendere meglio la sua musica, anche al di là della Sinfonia in questione.

Il primo periodo della carriera di Lutosławski si svolse su binari tutt'altro che avanguardisti, e fu solo con Jeux vénitiens del 1961 che iniziò il periodo maturo della sua carriera. Artefice di questa svolta fu l'ascolto, alla radio, del Concerto per pianoforte (1957) di John Cage, che lascia un enorme margine all'interpretazione degli strumentisti ed è quindi diverso ad ogni esecuzione. "Quell'ascolto fu decisivo. Capii che potevo scrivere musica completamente differente da quella del mio passato", ma Lutosławski non divenne un discepolo cageano. "I compositori spesso non sentono la musica che viene suonata. Essa serve solo come stimolo per qualcosa di molto differente -per la creazione di musica che vive solo nella loro immaginazione. E' una sorta di schizofrenia -ascoltiamo qualcosa e allo stesso tempo creiamo qualcos'altro". L'alea controllata di Lutosławski prevede che le parti siano annotate in tutto tranne che nella suddivisione per battuta. In altre parole, ogni strumentista suona che se fosse un solista.

Riguardo alla sua concezione della forma sinfonica, Lutosławski la spiega con la sua insoddisfazione per la concezione brahmsiana. "In Brahms ci sono due movimenti principali, il primo ed il quarto. Troppo materiale in un lasso di tempo troppo ristretto". Pensava che l'equilibrio perfetto fosse stato raggiunto da Haydn, e cercò un modo di raggiungere quell'equilibrio. "La mia soluzione è di vedere il primo movimento come una preparazione al secondo".

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14 ore fa, Endymion dice:

Scrivo un piccolo approfondimento su alcune caratteristiche dello stile di Lutosławski, penso possano aiutare a comprendere meglio la sua musica, anche al di là della Sinfonia in questione.

Il primo periodo della carriera di Lutosławski si svolse su binari tutt'altro che avanguardisti, e fu solo con Jeux vénitiens del 1961 che iniziò il periodo maturo della sua carriera. Artefice di questa svolta fu l'ascolto, alla radio, del Concerto per pianoforte (1957) di John Cage, che lascia un enorme margine all'interpretazione degli strumentisti ed è quindi diverso ad ogni esecuzione. "Quell'ascolto fu decisivo. Capii che potevo scrivere musica completamente differente da quella del mio passato", ma Lutosławski non divenne un discepolo cageano. "I compositori spesso non sentono la musica che viene suonata. Essa serve solo come stimolo per qualcosa di molto differente -per la creazione di musica che vive solo nella loro immaginazione. E' una sorta di schizofrenia -ascoltiamo qualcosa e allo stesso tempo creiamo qualcos'altro". L'alea controllata di Lutosławski prevede che le parti siano annotate in tutto tranne che nella suddivisione per battuta. In altre parole, ogni strumentista suona che se fosse un solista.

Riguardo alla sua concezione della forma sinfonica, Lutosławski la spiega con la sua insoddisfazione per la concezione brahmsiana. "In Brahms ci sono due movimenti principali, il primo ed il quarto. Troppo materiale in un lasso di tempo troppo ristretto". Pensava che l'equilibrio perfetto fosse stato raggiunto da Haydn, e cercò un modo di raggiungere quell'equilibrio. "La mia soluzione è di vedere il primo movimento come una preparazione al secondo".

Molto interessante Endy! Specie quando spieghi il livello di controllo dell'alea, all'ascolto infatti si ha la sensazione di avere quasi della musica scritta in quei passaggi. 

Quanto al pezzo, è come hai detto la summa delle esperienze della musica del Luto, ragionata per sottrazione rispetto alla sinfonia precedente, di complessità più appariscente. Persino nel '92, si sente ancora fortissima l'influenza di Szymanowski, in particolare quello dei concerti (2 per violino e la sinfonia concertante con piano), influenza già confluita nei lavori concertanti del Luto, le cui "scorie" si ritrovano ancora in questa ultima sinfonia. Anche il rapporto tra il lirismo molto intenso e definito di alcune sezioni e la smaterializzazione di certe altre mi fa pensare ancora al compositore polacco. Lutosławski era pure grande estimatore della terza sinfonia di Szymanowski, le cui atmosfere notturne e misteriose sono state spesso prese a modello, come pure in questo caso. Da non sottovalutare pure l'influenza di Stravinsky (alcune sortite improvvise di legni ed ottoni o gli interventi pianistici, elementi che rimandano a Petrushka, oppure le ultime battute del finale, quasi una citazione del Sacre). Lutosławski aveva grande stima di Stravinsky, lo paragonava a Palestrina, Beethoven e Debussy per importanza, arrivava a sostenere che non esisteva compositore della sua generazione in cui non vi si potesse rintracciare una sua influenza, e ovviamente lui non faceva certo eccezione. 

Sul piano della godibilità, la sinfonia n. 4 è una composizione appagante da ogni punto di vista, fonico/timbrico/emozionale ma anche della scrittura e della capacità di inserire elementi di avanguardia in un contesto così equilibrato e fruibile, mi verrebbe da dire "neoclassico" in senso lato (e se è Lutosławski stesso a tirare fuori Haydn forse forse non mi sbaglio). Voto 8,5

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On 19/2/2017 at 21:42, glenngould dice:

Figurati! ;)

La presentazione per il pezzo di De Falla potrei farla io, dopo la settimana di Lutosławski.

(Magari ricordatemelo...)

Come promesso, eccomi pronto a ricordartelo :D

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Witold Lutoslawski, Sinfonia n.4 (1988/1992): non ho molto da aggiungere a quello già ben delineato da Endymion. Posso solo dire che è una specie di coronamento dell'opera dell'Autore. E' come se riassumesse tutte le sue caratteristiche stilistiche ed espressive di una vita, trasfigurandole: il costruttivismo di sinfonie come la 3a 2 la 2a, il pathos della Musica funebre (il primo movimento), l'alea controllata di Jeux vénitiens e la successione a catena degli episodi, la sospensione metafisica di lavori come il coevo Interlude (che mi pare il movimento centrale lento mai scritto della Sinfonia n.4). La musica è abbastanza complessa se la si ascolta con attenzione (v. i gruppi semi-aleatori che interrompono il flusso degli archi verso il 7° minuto ponendo fine all'introduzione), ma Lutoslawski predilige la direzionalità e l'essenzialità, con un risultato alquanto originale. Si caratterizza per la presenza di pochissimi temi, non più di tre dai quali trae origine quasi tutta la musica, e dalla massima concentrazione emotiva. Manca, rispetto alla sinfonia precedente, il grande gesto retorico e di effetto, invece sono evidenti la volontà di canto o l'abbandono che derivano dalla musica popolare (si sentono inattesi passi di danza stilizzati nel finale) o da Szymanowski (giustamente citato da Maja). La narrazione è sempre cristallina, ridotta a pochi gesti essenziali, l'autore procede per sottrazione del superfluo. Alcune pagine sembrano derivare da temi e incisi di opere precedenti, penso al Largo della Partita (versione orchestrale del 1988). Lavoro che nasce proprio come un classico. Grandissima musica, basterebbero solo i primi sette minuti, intensi e brucianti, per restare saldamente nella musica del secondo Novecento. Lutoslawski non era un happyfenomeno (sorry zeit ! :D ), ma un autentico genio del nostro tempo! Ho ascoltato l'edizione di Wit (Naxos), nel complesso più incisiva e idiomatica di quella di Salonen. Voto: 9

Modificato da Madiel

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On ‎20‎/‎02‎/‎2017 at 11:24, Rinaldino dice:

Perfetto! :)

(Ci penso io a ricordartelo, non ti preoccupare). :cat_evil:

Allora per questa settimana Luto ( @Endymion scalda i motori), ora modifico il calendario.

ma rinaldì, non la fate più la scheda con i voti ? Era una cosetta simpatica :D

PS: mi correggo, letto adesso il primo post.

Modificato da Madiel

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On ‎18‎/‎02‎/‎2017 at 18:49, Endymion dice:

Mi sembra una bella proposta. Virgin, non preoccuparti per la presentazione, nessuno qui è un esperto, puoi anche documentarti su internet e riportare un'analisi altrui, al quale aggiungere le tue personali opinioni. È un pezzo noto, non avrai problemi a reperire informazioni.

con quel pezzo di de Falla si gioca facile, ci sarà un concorde fioccare di 9 o 10 :P

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Guest zeitnote

Per una delle settimane che verranno, propongo il misterioso Trio No.2 Op.67 di Shostakovich. Un pezzo ricco di tensioni, di trovate ritmiche e melodiche, una specie di ciclotimia musicale.
Niente presentazioni, però. Il cuore pulsante di questa discussione, in fondo, dovrebbero essere le nostre impressioni soggettive, non avvedute analisi strutturali e descrittive, inevitabilmente scritte in stile libresco o da rivista di settore, che tolgono - appunto - ogni carattere personale alla faccenda.

E' una proposta, che in quanto tale può essere cestinata o accolta.

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On ‎28‎/‎02‎/‎2017 at 12:25, zeitnote dice:

Per una delle settimane che verranno, propongo il misterioso Trio No.2 Op.67 di Shostakovich. Un pezzo ricco di tensioni, di trovate ritmiche e melodiche, una specie di ciclotimia musicale.
Niente presentazioni, però. Il cuore pulsante di questa discussione, in fondo, dovrebbero essere le nostre impressioni soggettive, non avvedute analisi strutturali e descrittive, inevitabilmente scritte in stile libresco o da rivista di settore, che tolgono - appunto - ogni carattere personale alla faccenda.

E' una proposta, che in quanto tale può essere cestinata o accolta.

mi sembra un'ottima idea, intendo il pezzo proposto. Sulla presentazione, invece, sono in disaccordo, mi sembra assolutamente necessaria per chi non conosce il pezzo, il compositore, il periodo storico. Almeno un paio di righe sono obbligatorie. Le impressioni soggettive vanno nel giudizio finale dei singoli ascoltatori.

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On Sunday, February 26, 2017 at 15:53, Rinaldino dice:

Come promesso, eccomi pronto a ricordartelo :D

Ciao a tutti! 

Scusatemi se ancora non ho provveduto alla presentazione del pezzo di de Falla, ma purtroppo ho potuto solo leggere velocemente il forum in questi giorni senza potervi partecipare. Se riesco, provvederò domani mattina a buttare giù due righe (tra l'altro devo ancora commentare la Sinfonia di Lutosławski)...

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On 1/3/2017 at 19:28, Madiel dice:

mi sembra un'ottima idea, intendo il pezzo proposto. Sulla presentazione, invece, sono in disaccordo, mi sembra assolutamente necessaria per chi non conosce il pezzo, il compositore, il periodo storico. Almeno un paio di righe sono obbligatorie. Le impressioni soggettive vanno nel giudizio finale dei singoli ascoltatori.

Concordo!

3 ore fa, glenngould dice:

Ciao a tutti! 

Scusatemi se ancora non ho provveduto alla presentazione del pezzo di de Falla, ma purtroppo ho potuto solo leggere velocemente il forum in questi giorni senza potervi partecipare. Se riesco, provvederò domani mattina a buttare giù due righe (tra l'altro devo ancora commentare la Sinfonia di Lutosławski)...

Non c'è fretta Glenn ;)

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Manuel De Falla - Concerto per clavicembalo (o pianoforte) e cinque strumenti in Re maggiore

Finito di comporre nel 1926, il concerto per clavicembalo fu scritto da De Falla per Wanda Landowska pianista, ma soprattutto clavicembalista alla quale si deve la nuova primavera di uno strumento oramai caduto in disuso. A lei furono dedicati svariati lavori tra i quali il Concerto Campestre di Poulenc l'anno successivo.

Concerto scritto nel periodo neoclassico, mostra queste peculiarità prima di tutto nella scelta dello strumento solista, il clavicembalo, emblema della classicità e ideale nel creare sonorità senza eccessi espressivi; in secondo luogo l'organico, cinque strumenti (flauto, oboe, clarinetto, violino e violoncello) che ricalca la prassi di quegli anni di un ritorno ad un suono alleggerito rispetto all'elefantiaca orchestra tardo romantica (vera e propria riscoperta dei concerti da camera sei-settecenteschi) come nelle coeve Kammermusik di Hindemith o nel teatro da camera di Stravinsky es. l'Histoire e Renard. Inoltre, dal punto di vista della scrittura musicale, vi è una brevità - chiamiamola essenzialità - del discorso musicale che si riduce a pochi elementi del tutto privi di sviluppo; qualcuno ha parlato di procedimento a pannelli come nei concerti barocchi.

Il brano si divide in tre tempi.

Il primo, un Allegro, si apre con una scrittura politonale pungente e spigolosa alla quale fa seguito il tema principale che è una melodia di un canto popolare castigliano scritto nel XVI secolo da Juan Vazques. Il tema non subirà alcuna metamorfosi se non quella del valore delle note (aumentazione e diminuzione) evitando così qualsiasi tipo di sviluppo.

il secondo tempo, per me il più bello, è una processione messa in musica - un rito religioso che ha perso tutti gli orpelli romantici per presentare l'essenzialità di una fede spoglia, ma sincera. Piccola nota personale: credo che i migliori esempi di musica sacra li troviamo prima e dopo l'ottocento (per quanto riguarda la mia personale sensibilità), e non faccio fatica a "catalogare" questo secondo tempo come meraviglioso esempio di musica sacra.

Il terzo tempo è una festa contadina nella quale, cessato il momento meditativo, si brinda e si danza con gioia alla semplicità della vita insieme agli amici di questo viaggio terreno.

8/10

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Manuel De Falla - Concerto per clavicembalo e cinque strumenti in Re maggiore (1926)

I riferimenti importanti li ha già ricordati glenn, mi limito ad aggiungere qualche impressione. Per cominciare la scelta del clavicembalo. Non ho prove a riguardo, ma ho sempre interpretato l'uso di questo strumento come una sorta di versione "estetizzata" della chitarra classica, altro cordofono a pizzico che caratterizza la musica spagnola. E' come se De Falla inserisse coerentemente questo tipo di scelta nel disegno di prosciugamento della sua musica, che da appassionata, travolgente e multicolore si fa qui più ordinata ed essenziale. Essenziale ma non secca e priva di lirismo, come ho letto da qualche parte. Gli elementi del folclore, il calore ed il trasporto, la gioiosità che ora suona più che mai "scarlattiana" (il riferimento è al nostro Domenico Scarlatti, cembalista mezzo spagnolo d'adozione) sono tutte qualità permanenti, a cui semmai viene data una misura più intellettuale. La scrittura delle parti è infatti di spontaneità fluviale, mi ricorda la naturale complessità con cui Milhaud trattava i temi popolari francesi o sudamericani infarcendoli di dissonanze senza che il risultato fosse cervellotico.

L'interpretazione sacra del movimento centrale sembra avere un fondamento inoppugnabile nella scritta autografa in calce In Festo Corporis Christi. La processione è accompagnata dagli arpeggi del clavicembalo, che ricordano analoghe soluzioni di preludi barocchi (come questo Bach ), la musica sembra arrampicarsi su una montagna, un sentiero a quanto pare aspro e faticoso (numerose sono le forti dissonanze, anche ripetute, che rendono l'atmosfera oscura, misteriosa, addirittura peccaminosamente equivoca). La tensione si risolve nel festoso movimento finale a ritmo di danza, che ricorda ancor di più la tipica leggerezza "all'italiana" dei concerti settecenteschi. Un amante del neoclassicismo come me non può che dargli un voto 9.

 

 

 

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Manuel de Falla, Concerto per clavicembalo e cinque strumenti (1926): sono molto affezionato a questo pezzo, senz’altro da considerare tra i capolavori musicali del XX secolo. Prima di questo concerto esisteva una letteratura moderna per clavicembalo concertante ? No, non c’era assolutamente nulla. De Falla ha dovuto affrontare e superare una serie di problemi nella scrittura della musica, sia del solista che nel suo rapporto con gli altri strumenti. Il suo è stato un vero tour de force. Da una parte lo strumento era limitato a causa di una tecnica imperfetta dei cembali del tempo, dall’altra c’era un problema di originalità di scrittura dovuto a carenza di repertorio, che non poteva fare altro che riflettere quella delle trascrizioni barocche per pianoforte. Si preferiva utilizzare un pianoforte che rievocava un cembalo (per esempio, la Sonata di Stravinsky, 1924). Mancava anche un preciso modello, gli autori noti erano Bach e, a diversa distanza, Rameau e Scarlatti, considerati per lo più fonte di dottrina che di musica viva. De Falla fa un’operazione originale e insieme contraria alla prassi del suo tempo, perchè riesce a riesumare uno strumento obsoleto riescendo, però, a scansare tutti i luoghi comuni del neoclassicismo degli anni venti. Per cominciare, non c’è alcuna parodia o mimetizzazione stilistica, la musica suona sempre originale, inoltre manca qualsiasi nostalgia del passato. C’è solo una meravigliosa capacità di evocare sensazioni, paesaggi e caratteri del suo paese sia in chiave colta che popolare. E’ musica scabra e dura, solo in apparenza frivola (il finale), sotto certi aspetti è una trasposizione in note di un dipinto picassiano (fase classica). Il barocco è come reinventato in chiave contemporanea e posto accanto ad elementi popolari, però non ci sono contrasti tanto è forte la personalità dell'autore. A volte si sente l’influenza di Stravinsky (Histoire e Pulcinella), ma è la fierezza della Spagna del Secolo d’oro a colpirci subito, fatta di uomini di poche parole e saldi principi morali. Nella scrittura del clavicembalo traspare il libero cadenzare di una chitarra come già detto sopra, il denso dialogo tra le parti e la precisione contrappuntistica dei movimenti esterni oltre che ricordare Scarlatti sono uno sguardo amorevole verso i polifonisti iberici del XVI o XVII secolo. Nel movimento centrale c’è, in effetti, una citazione di un tema popolare religioso raccolto da Pedrell, che viene stilizzato, ma ricorda la solennità di una processione. La Spagna è famosa anche per il fasto delle processioni religiose. Non c’è una frase o una nota priva di importanza o di carattere. Il Concerto è importante sia per motivi intrinseci che storici, sotto certi aspetti è anche unico nel suo genere. Secondo me, neppure le Kammermusiken di Hindemith si possono paragonare all'operina di de Falla: interessante notare come Hindemith insiste a utilizzare un pianoforte nella 2a, preferendo giocare sull'equivoco tra passato bachiano oggettivo e presente politonale, perfino post romantico. Forse il Concerto meriterebbe solo un nove se si pensa al complesso dell’opera di de Falla, ma dato che mi piace da pazzi e lo considero un autentico gioiello sparo senza vergogna il massimo, pure con lode. Voto: 10

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Bellissimo commento Mad! Purtroppo ho scoperto De Falla solo da poco e vorrei approfondirlo senza limitarmi alle solite due cose (Cappello a tre punte, Notte bei giardini di Spagna...).

Purtroppo, cone successo anche ad altri compositori, viene semplificato e catalogato come compositore "etnico", mentre meriterebbe, anche in base alla tua disamina, un'attenzione maggiore

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18 ore fa, glenngould dice:

Bellissimo commento Mad! Purtroppo ho scoperto De Falla solo da poco e vorrei approfondirlo senza limitarmi alle solite due cose (Cappello a tre punte, Notte bei giardini di Spagna...).

Purtroppo, cone successo anche ad altri compositori, viene semplificato e catalogato come compositore "etnico", mentre meriterebbe, anche in base alla tua disamina, un'attenzione maggiore

grazie! E' stato difficile aggiungere qualcosa, avete detto tutto già voi benissimo ;) Mi sono limitato ad aggiungere qualche nota sull'importanza storica, perché in effetti il Concerto è fondamentale per la rivalutazione del clavicembalo moderno. Personalmente, lo trovo pure più importante del Concerto champetre di Poulenc per l'operazione di stilizzazione di elementi barocchi e folklorici, come dicevo è proprio unico nel suo genere. Va sottolineato che il cembalo, nonostante l'opera di diffusione della Landowska non "sfondò" nel gusto dei compositori dell'epoca. Ebbe, invece, una enorme diffusione nella generazione di compositori successiva e credo che proprio il Concerto abbia avuto un ruolo di primaria importanza. Se ci penso, lavori come la Sonata da camera di Petrassi (1948) non sarebbero potuti nascere senza questo modello. Al tempo di de Falla si preferiva usare il pianoforte per praticità e, forse, perché più espressivo. Penso, inoltre, che il modello più diffuso per la musica barocca, come il Bach dei grandi concerti per cembalo (il BWV 1052) che preconizza il moderno concerto per pianoforte, rendesse inevitabile la presenza di tale strumento, perché più duttile espressivamente e dal suono più corposo. Era, cioè, un Bach più contemporaneo rispetto a un Scarlatti o a un Vivaldi. La mentalità post romantica permane nelle Kammermusiken di Hindemith, come pure in altri compositori neobarocchi di area tedesca. Stravinsky, invece, si limitava a ricreare il barocco attraverso il pianoforte in un gioco continuo di distorsioni "sonore", per cui doveva per forza disinteressarsi di precisi strumenti e di precise sonorità: venivano filtrati dalla sua personalità strabordante, per cui la citazione/allusione suona sempre e comunque stravinskyana. Pensa al primo movimento della celebre Sonata. Per questi motivi ignorò pure l'organo, che si limitò a utilizzare come semplice contorno solo una volta in tutta la sua carriera, nel Canticum (1955). Naturalmente, nessuno dei signori citati s'interessava di musica popolare, aspetto che rende ancora più affascinante de Falla.

Due aspetti che mi piacciono molto del Concerto sono la stilizzazione estrema, che lascia però chiari i connotati dell'ispirazione originale, e il carattere espressivo sostanzialmente schivo, umile. E' un prodotto di sommo artigianato.

De Falla era un genio, c'è poco da girarci attorno B)

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