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Cosa state ascoltando ? Anno 2017


Madiel
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2 ore fa, Wittelsbach dice:

 

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Dedica a @giobar, @Ives e @Majakovskij

Bellissime, ricambio con:

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Unica Passione handeliana (scritta in un breve soggiorno ad Amburgo nel 1714-15), su testo di Bartold Brockes, sorta di palestra per i lavori della maturità scritti nelle isole britanniche. Le profonde meditazioni bachiane sono lontane anni luce, qui tutto è in funzione del passo drammatico, dell'azione teatrale: i recitativi sono brevissimi e animatissimi, stringatissime le arie, gli immancabili corali sono quasi un'apparizione. Handel costruisce i suoi caratteri pezzo per pezzo, quasi di getto, fino alla loro pienezza, portando l'intreccio al massimo della tensione. L'edizione Hungaroton è nel complesso buona, con musicisti ungheresi su strumenti d'epoca diretti da McGegan. Cantanti discreti, molti ungheresi mai sentiti ma validi. Celebre l'edizione Archiv diretta da Wenziger. @Nitriero Cavalleone

 

 

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2 minuti fa, Ives dice:

Bellissime, ricambio con:

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Unica Passione handeliana (scritta in un brave soggiorno ad Amburgo nel 1714-15), su testo di Bartold Brockes, sorta di palestra per i lavori della maturità scritti nelle isole britanniche. Le profonde meditazioni bachiane sono lontane anni luce, qui tutto è in funzione del passo drammatico, dell'azione teatrale: i recitativi sono brevissimi, stringatissime le arie, gli immancabili corali sono quasi un'apparizione. Handel costruisce i suoi caratteri pezzo per pezzo, quasi di getto, fino alla loro pienezza, portando l'intreccio al massimo della tensione. L'edizione Hungaroton è nel complesso buona, musicisti ungheresi su strumenti d'epoca diretti da McGegan. Cantanti discreti, molti ungheresi mai sentiti ma validi. Celebre l'edizione Archiv diretta da Wenziger.

 

 

Ho letto a proposito del testo di Brockes alcune osservazioni critiche di Alex Ross, a proposito di una marcata vis antisemita. Devo dire che queste accuse ideologiche, a distanza di secoli, mi lasciano abbastanza perplesso.

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5 minuti fa, giordanoted dice:

Ho letto a proposito del testo di Brockes alcune osservazioni critiche di Alex Ross, a proposito di una marcata vis antisemita. Devo dire che queste accuse ideologiche, a distanza di secoli, mi lasciano abbastanza perplesso.

Non so dirti, credo che anche nei librettisti di Bach sia lo stesso. Era un sentimento tipico dei luterani del '700.

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3 ore fa, giordanoted dice:

Nell'analisi di Manzoni mi sembra, però, che manchi una delle caratteristiche più riconoscibili di Schubert, e cioè l'uso tutt'affatto singolare delle progressioni, che è vero che è stato interpretato come un "faute de mieux" rispetto alla sua incapacità di sviluppo dei temi, riconducendosi così alla lettura di uno Schubert romantico soggettivo, incapace di costruzione oggettiva, ma sta di fatto che, questo espediente (prendiamo per buono che sia stato tale) diventa poi una caratteristica costruttiva che, secondo me, è proprio opposta alla Romantik di cui parla Manzoni. Da un lato si può cogliere un certo lato ossessivo - vicino alle progressioni di Caicovskij, per non parlare di Bruckner, che pure i temi li sapeva sviluppare, e allora perché vi ricorreva? - dall'altro un tentativo di uscire da quella "purezza soggettiva" che solitamente si esprime tutta in un motivo, in un tema, e non può essere sostenibilmente diluita in progressioni e modulazioni che sembrano vagare nel buio. Insomma, la lettura di Manzoni mi sembra un po' troppo storicistica, nel voler trovare in Schubert la personificazione del romantico squisito, dopo l'ancora inclassificabile Beethoven.

Le prime sinfonie mi piacciono molto. Soprattutto la Terza.

p.s.

La mia personale forse risibile teoria è che lo "sviluppo" è frutto di un momento in cui la tonalità è ancora fresca, salda, teoricamente sicura. Quando cominciò a subire le tentazioni sempre più forti del cromatismo - e questo è vero già nell'ultimo Beethoven - lo sviluppo perde il suo ubi consistam, il suo appoggio, per la semplice ragione che il cromatismo assorbe in sé le tensioni (tonali, diatoniche) dello sviluppo. Dopo Schubert, Brahms, è vero, fu un maestro dello sviluppo, e forse proprio per questo lo percepiamo come un compositore più "tonale" rispetto ai suoi contemporanei. Paradossalmente lo "sviluppo" ritorna con il metodo di Schoenberg, che appunto dà di nuovo un ubi consistam: la serie.

Devo dire che mi convinci. E che comunque non ho trovato sfumature negative o critiche negli appunti del Manzoni.
La Terza è stata resa celebre anche dalla sua presenza nel repertorio del parsimoniosissimo Carlos Kleiber, e devo dire che è un gioiellino. Ma un grande amore per me sono anche i due tempi centrali della Seconda, quel dolcissimo tema con variazioni e il militaresco Minuetto. E poi tutta la Tragica, e le altre... Insomma, non vedo banalità in queste composizioni e mi dico che dovrei sentirle più spesso. A breve inizierò un Sawallisch d'annata, e profitterò anche per un ascolto del suo primissimo Brahms anni Sessanta.

Ringrazio poi @Ives per il pensiero e la dedica di una composizione che finora conoscevo solo per sentito dire.

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Grazie @Wittelsbach , anche a me piacciono le prime sinfonie, in special modo le prime 3, leggere e senza tante ambizioni.

Io sto ascoltando questa, che se non ci fosse scritto 2013 penserei essere un'opera del XIX secolo, al netto di certe poche inequivocabili dissonanze:

 

praticamente bipartita, rappresenta due mood agli antipodi, la gioia e il dolore, la commedia e la tragedia (lo dico non a caso perchè lo stile sembra fortemente debitore del teatro tra '800 e '900, attraverso una reminiscenza mahleriana ricontestualizzata, ma si sa che in Mahler c'era un po' di tutto). La scrittura è impeccabile e rigogliosa, Rouse è un musicista coi fiocchi, però mi pare un grosso esercizio di stile, anche solo rispetto a quanto il compositore, già tonalissimo, faceva 20 anni prima (vedi il poetico concerto per violino). 

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6 ore fa, Ives dice:

Bellissime, ricambio con:

5124QC07X3L.jpg

Unica Passione handeliana (scritta in un breve soggiorno ad Amburgo nel 1714-15), su testo di Bartold Brockes, sorta di palestra per i lavori della maturità scritti nelle isole britanniche. Le profonde meditazioni bachiane sono lontane anni luce, qui tutto è in funzione del passo drammatico, dell'azione teatrale: i recitativi sono brevissimi e animatissimi, stringatissime le arie, gli immancabili corali sono quasi un'apparizione. Handel costruisce i suoi caratteri pezzo per pezzo, quasi di getto, fino alla loro pienezza, portando l'intreccio al massimo della tensione. L'edizione Hungaroton è nel complesso buona, con musicisti ungheresi su strumenti d'epoca diretti da McGegan. Cantanti discreti, molti ungheresi mai sentiti ma validi. Celebre l'edizione Archiv diretta da Wenziger. @Nitriero Cavalleone

 

Grazie Ives, è una delle poche composizioni handeliane che ancora non posseggo (rimando di continuo l'acquisto proprio dell'edizione Archiv). Prima o poi la prenderò.
Ricambio con
ANTON BRUCKNER
Sinfonia n. 9
Concertgebouw Orchestra Amsterdam/Bernard Haitink

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@Wittelsbach non ho controllato se tu l'abbia mai recensenta, ma spero converrai con me che siamo di fronte ad una prova decisamente brutta, a cominciare dalla tenuta ondivaga dell'orchestra che manca di coesione tra le parti, persa in una straniante deriva centrifuga, tanto da minare la coerenza dello sviluppo musicale. Basta ascoltare il celebre preludio per avere spesso la sensazione di non capire bene cosa diavolo stiamo ascoltando. Quando poi entrano in scena coro e voci la consistenza dell'orchestra è talmente traballante da far sembrare questi Cantori più uno Singspiel farsesco che non l'opera magniloquente che dovrebbe essere.

A parte lo splendido smalto vocale di Windgassen anche le voci mi convincono poco, specie la Eva della Grümmer, acida e poco espressiva, mentre il David di Stolze viene affossato da una linea di canto aleatoria (forse per seguire un allucinato Kna?). Lo stesso Adam lo trovo smaccatamente stentoreo e fuori ruolo.

Insomma ridatemi Karajan '71, Solti '75 e Sawallisch '94 (con un Weikl che forse canta il più bel Hans Sachs della storia del disco).

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13 ore fa, zeitnote dice:

 

Solti '75

Secondo la critica e secondo lo stesso Solti (in varie interviste manifestò insoddisfazione, dipingendo un clima tesissimo con i produttori Decca che gli avevano imposto un altro cast di cantanti, rifiutato poi per motivi "politici"), l'edizione successiva live a Chicago, pare essere immensamente superiore. Credo fosse il 1993-95 con Van Dam. Mai sentita, però, forse @Wittelsbach la conosce.

°°°°°°

Falla

El amor brujo

NPO/Frühbeck de Burgos

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22 minuti fa, Ives dice:

Secondo la critica e secondo lo stesso Solti (in varie interviste manifestò insoddisfazione, dipingendo un clima tesissimo con i produttori Decca che gli avevano imposto un altro cast di cantanti, rifiutato poi per motivi "politici"), l'edizione successiva live a Chicago, pare essere immensamente superiore. Credo fosse il 1993-95 con Van Dam. Mai sentita, però, forse @Wittelsbach la conosce.

(...)

Sì, ho anche quella nel maxi-box Wagner/Solti. In effetti è molto bella con un grande Heppner, anche se il Sachs di Van Dam me lo ricordo un un po' dimesso.

Si parlava di Schubert...

Primo ascolto di questo chiacchierato direttore, del quale esiste un'integrale ora in offertona su JPC:
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19,99 invece di 36,00

PS: Bellissimo anche lo Schubert di Colin Davis con la Staatskapelle.

 

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21 ore fa, Ives dice:

Bellissime, ricambio con:

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Unica Passione handeliana (scritta in un breve soggiorno ad Amburgo nel 1714-15), su testo di Bartold Brockes, sorta di palestra per i lavori della maturità scritti nelle isole britanniche. Le profonde meditazioni bachiane sono lontane anni luce, qui tutto è in funzione del passo drammatico, dell'azione teatrale: i recitativi sono brevissimi e animatissimi, stringatissime le arie, gli immancabili corali sono quasi un'apparizione. Handel costruisce i suoi caratteri pezzo per pezzo, quasi di getto, fino alla loro pienezza, portando l'intreccio al massimo della tensione. L'edizione Hungaroton è nel complesso buona, con musicisti ungheresi su strumenti d'epoca diretti da McGegan. Cantanti discreti, molti ungheresi mai sentiti ma validi. Celebre l'edizione Archiv diretta da Wenziger. @Nitriero Cavalleone

 

 

C'è anche questa:
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5 ore fa, Madiel dice:

Argento: A Ring of Time, per campane e orchestra (1972)

Minnesota Orchestra diretta da Eiji Oue

Conosco di Dominik Argento l'opera Postcard from Morocco, di un ventaglio cromatico senza dubbio affascinante di pari passo a una libertà espressiva da additare senz'altro a modello (soprattutto nel trattamento del parlato e della piccola ma mobilissima orchestra) Nel sinfonico che compositore è?

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Marin MARAIS
Suite in re minore dal Premier Livre de pièces à deux violes

Jordi Savall e Christophe Coin, viola da gamba
Ton Koopman, clavicembalo
Hopkinson Smith, tiorba

Il fascino dei pezzi di Marais per viola da gamba è misterioso, si svela a poco a poco, spesso sono necessari ascolti ripetuti, ma alla fine ti conquista.

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2 ore fa, Ives dice:

Conosco di Dominik Argento l'opera Postcard from Morocco, di un ventaglio cromatico senza dubbio affascinante di pari passo a una libertà espressiva da additare senz'altro a modello (soprattutto nel trattamento del parlato e della piccola ma mobilissima orchestra) Nel sinfonico che compositore è?

abbastanza strano il pezzo in questione, ricco di atmosfere misteriose e sospese, un po' ivesiane che ricordano proprio il grande americano quando prendeva ispirazione dalla profondità della Natura. E' formato da quattro movimenti che ricordano le quattro stagioni dai titoli, ma in realtà la suggestione descrittiva c'entra poco e nulla, è un lavoro astratto caratterizzato da una grande raffinatezza dell'orchestrazione, sempre diafana e lucida. Geniale l'accoppiamento con un set di campane di varie tonalità e tipi che fanno da contorno all'orchestra. La divisione dei pezzi è formalmente in due preludi e due pezzi funebri (Preludes and Pageants for orchestra è il sottotitolo), a parte pochi dettagli sono molto simili tra loro. Nel complesso difficile trovare un modello, senz'altro è un lavoro classicista, o neoromantico se vogliamo, ma decisamente sui generis perché lontano dai tipici esempi americani che conosciamo. Nel disco accompagnano altri pezzi più o meno interessanti. Pop e a tratti perfino zuccherose le Valentino Dances caratterizzate da una piacevolezza quasi epidermica per via dei ritmi di languido tango. Tratti zuccherosi che accomunano anche la Reverie, Reflections on a Hymn Tune. Proprio bello Le Tombeau d'Edgar Poe, un poema sinfonico con tenore fuori scena (!), in pratica un arrangiamento dalle musiche dell'opera The Voyage of EA Poe. A parte il primo, che si distacca anche per uno stile più avventuroso, gli altri sono lavori degli ultimi decenni. Conclude l'antologia un brevissimo Valse Lente, di appena trenta battute e un minuto e mezzo di durata, che niente aggiunge. Argento è compositore interessante.

---

Moret: Premier Concerto pour orgue et orchestre (1996)

Guy Bovet, organo

Orchestre de Chambre de Neuchâtel diretta da Valentin Reymond

 

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On 4/10/2017 at 22:40, zeitnote dice:

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@Wittelsbach non ho controllato se tu l'abbia mai recensenta, ma spero converrai con me che siamo di fronte ad una prova decisamente brutta, a cominciare dalla tenuta ondivaga dell'orchestra che manca di coesione tra le parti, persa in una straniante deriva centrifuga, tanto da minare la coerenza dello sviluppo musicale. Basta ascoltare il celebre preludio per avere spesso la sensazione di non capire bene cosa diavolo stiamo ascoltando. Quando poi entrano in scena coro e voci la consistenza dell'orchestra è talmente traballante da far sembrare questi Cantori più uno Singspiel farsesco che non l'opera magniloquente che dovrebbe essere.

A parte lo splendido smalto vocale di Windgassen anche le voci mi convincono poco, specie la Eva della Grümmer, acida e poco espressiva, mentre il David di Stolze viene affossato da una linea di canto aleatoria (forse per seguire un allucinato Kna?). Lo stesso Adam lo trovo smaccatamente stentoreo e fuori ruolo.

Insomma ridatemi Karajan '71, Solti '75 e Sawallisch '94 (con un Weikl che forse canta il più bel Hans Sachs della storia del disco).

Eccomi dopo giorni...
Di Meistersinger di Kna ce ne sono parecchi, almeno tre o quattro a Bayreuth poi quelli in studio e almeno uno a Monaco mi pare. Questa recita del '60 la conosco più che altro perché recensita da altri, che in ogni caso rinvengono elementi di stanchezza. Vedo che non parli di Karl Schmitt-Walter, baritono davvero ottimo fino al 1950 circa, poi fautore di un approccio "recitativo" al personaggio di Beckmesser che ricalca le peggiori tradizioni.

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