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Strembald

Il mondo della voce per negati: l'esperto risponde

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On 7 febbraio 2016 12:48:25, Strembald dice:

Sembra proprio in certi momenti (anzi quasi sempre) un timbro baritonale il suo... sarebbe meglio definirlo Heldentenor? La definizione di Heldentenor è assimilabile a quella di "baritenore"? Oppure l'Heldentenor e' un qualcosa cui solitamente ci si riferisce solo a ruoli all'interno di un opera?

Vorrei tornare su questo argomento.

Philipp Heinrich Erlenbach - Dulde dich

Si tratta di un aria con da capo per tenore e strumenti, qui cantata dal baritono Victor Torres.

Per quanto ne so, nel barocco il tenore si muoveva prevalentemente nella parte bassa del registro fino a sovrapporsi al moderno baritono. Credo che da qui derivi il termine di "baritenore", correggetemi se sbaglio.

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5 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Vorrei tornare su questo argomento.

Philipp Heinrich Erlenbach - Dulde dich

Si tratta di un aria con da capo per tenore e strumenti, qui cantata dal baritono Victor Torres.

Per quanto ne so, nel barocco il tenore si muoveva prevalentemente nella parte bassa del registro fino a sovrapporsi al moderno baritono. Credo che da qui derivi il termine di "baritenore", correggetemi se sbaglio.

Anche se l'origine del termine risale al barocco, repertorio in cui il registro di tenore era quasi sovrapposto a quello dell'attuale baritono, oggigiorno per baritenore si intende un tenore adatto al repertorio neoclassico, dai centri ampi e corposi ma in grado di svettare all'occorrenza nelle zone alte del pentagramma.

 

 

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15 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Vorrei tornare su questo argomento.

Per quanto ne so, nel barocco il tenore si muoveva prevalentemente nella parte bassa del registro fino a sovrapporsi al moderno baritono. Credo che da qui derivi il termine di "baritenore", correggetemi se sbaglio.

Bravo hurdy gurdy, ottimo spunto!

10 ore fa, Pinkerton dice:

Anche se l'origine del termine risale al barocco, repertorio in cui il registro di tenore era quasi sovrapposto a quello dell'attuale baritono, oggigiorno per baritenore si intende un tenore adatto al repertorio neoclassico, dai centri ampi e corposi ma in grado di svettare all'occorrenza nelle zone alte del pentagramma.

Sostanzialmente stai dicendo che la voce da "baritenore" è quella di un tenore dalla tessitura bassa, più che dalla estensione verso il basso...ho capito bene?

 

10 ore fa, Pinkerton dice:

 

 

Tornando a questo video, ascoltandolo volevo chiederti cosa esattamente succede a 1:38 pochissimi istanti prima dell'acuto. Il baritenore tocca una nota un tono-mezzo tono sotto prima della nota acuta, facendo come una specie di portamento. Non conosco la partitura, ma e' scritto così o e' una sua scelta che lo aiuta a centrare bene la nota? lo si fa per essere sicuri di non steccare l'acuto? 

Sempre su questo argomento: spesso si sente parlare della Tebaldi per la questione "portamenti" prima dell'acuto...me li sogno io questi discorsi o risultano veri anche a te??

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1 ora fa, Strembald dice:

 

Sostanzialmente stai dicendo che la voce da "baritenore" è quella di un tenore dalla tessitura bassa, più che dalla estensione verso il basso...ho capito bene?

 

"Tessitura", Strembald, e' un concetto attinente alla scrittura musicale e non alla voce in se' stessa a cui invece si addice il termine "estensione". Tu , usando il termine "tessitura", ti riferivi probabilmente a quella fascia di note "preferenziali" che una voce emette con piu' facilita', a una specie di "centro di gravità" vocale.

Ma, come ripeto, l'accezione del termine "baritenore" oggi riguarda piu' il timbro vocale (specie delle note centrali) che l'estensione vera e propria.

Oggi, se ho tempo, ti rispondero' sui "portamenti".

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1 minuto fa, Pinkerton dice:

"Tessitura", Strembald, e' un concetto attinente alla scrittura musicale e non alla voce in se' stessa a cui invece si addice il termine "estensione".

Ma, come ripeto, l'accezione del termine "baritenore" oggi riguarda piu' il timbro vocale (specie delle note centrali) che l'estensione vera e propria.

Perdonami pink, ti do le definizioni di tessitura ed estensione che io conoscevo:

ESTENSIONE: ambito compreso fra il suono più grave ed il più acuto che una particolare voce o un particolare strumento musicale sono in grado di produrre.

TESSITURA: parte dell'estensione di una voce in cui essa può cantare più agevolmente e su cui prevalentemente insiste, pur potendone temporaneamente oltrepassarne i limiti.

Ho quindi sempre sbagliato nel rifarmi a questo concetto sopra esposto di tessitura? Per capirci io sapevo che tessitura sta ad indicare un range più o meno ristretto rispetto all'estensione in cui la voce è più a suo agio per possibilità di armonici, articolazione e potenza volumetrica, in un mix che rappresenterebbe l'optimum delle frequenze affrontabili dalla voce di un cantante. Per favore chiariscimi cosa intendi per un concetto "attinente alla scrittura musicale".

8 minuti fa, Pinkerton dice:

Ma, come ripeto, l'accezione del termine "baritenore" oggi riguarda piu' il timbro vocale (specie delle note centrali) che l'estensione vera e propria.

Quindi baritenore sarebbe un particolare colore all'interno di un certo intervallo di frequenze. Bè devo dire che e' un concetto più sfumato di come lo credevo io. Io pensavo fosse solo l'equivalente dell'Heldentenor, cioè un "bari-tenore" capace di affrontare registri di frequenze più basse senza problematiche, e al tempo stesso di toccare note più alte, ma senza la sfumatura di un certo tipo di colore vocale come invece hai chiarito tu. Pensavo, visto che parli di repertorio neoclassico, a un personaggio tipo Florestan per intenderci.

 

12 minuti fa, Pinkerton dice:

Oggi, se ho tempo, ti rispondero' sui "portamenti".

Amico Pink, prenditi davvero tutto il tempo che vuoi! Non ho assolutamente fretta...dovrebbe passare un anno prima che mi venga il dubbio che potresti aver dimenticato un mio quesito! :D  (solo non dimenticarti dell'affare Tebaldi, che mi interessa molto la tua opinione)

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27 minuti fa, Strembald dice:

I Perdonami pink, ti do le definizioni di tessitura ed estensione che io conoscevo:

ESTENSIONE: ambito compreso fra il suono più grave ed il più acuto che una particolare voce o un particolare strumento musicale sono in grado di produrre.

TESSITURA: parte dell'estensione di una voce in cui essa può cantare più agevolmente e su cui prevalentemente insiste, pur potendone temporaneamente oltrepassarne i limiti.

Ho quindi sempre sbagliato nel rifarmi a questo concetto sopra esposto di tessitura? Per capirci io sapevo che tessitura sta ad indicare un range più o meno ristretto rispetto all'estensione in cui la voce è più a suo agio per possibilità di armonici, articolazione e potenza volumetrica, in un mix che rappresenterebbe l'optimum delle frequenze affrontabili dalla voce di un cantante. Per favore chiariscimi cosa intendi per un concetto "attinente alla scrittura musicale".

 

 

 

Mi aspettavo questa risposta ma io preferirei che tu usassi il termine "tessitura" solo in riferimento alla scrittura musicale e non alla voce. Cio' per una serie di motivi relativi all'evoluzione delle singole voci in base alla tecnica adottata (il discorso e' articolato ma, con pazienza, lo si puo' fare) ma soprattutto per una questione di chiarezza espositiva.

Comunque non e' che tu hai sbagliato. Semplicemente hai adottato un'accezione estensiva del termine che io preferisco non accettare.

Come sempre quando si usano delle parole si tratta di intendersi.

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2 ore fa, Pinkerton dice:

 

Mi aspettavo questa risposta ma io preferirei che tu usassi il termine "tessitura" solo in riferimento alla scrittura musicale e non alla voce. Cio' per una serie di motivi relativi all'evoluzione delle singole voci in base alla tecnica adottata (il discorso e' articolato ma, con pazienza, lo si puo' fare) ma soprattutto per una questione di chiarezza espositiva.

Comunque non e' che tu hai sbagliato. Semplicemente hai adottato un'accezione estensiva del termine che io preferisco non accettare.

Come sempre quando si usano delle parole si tratta di intendersi.

Bè questo e' fondamentale, e per questo motivo che ho voluto specificare anche io gli specifici significati! Ora il tuo punto di vista mi è molto chiaro. Ma ovviamente pur essendo chiaro non capisco esattamente su che basi è fondato, e visto che tu parli di motivazioni ben precise che ne fanno da fondamenta, e che il discorso è pure abbastanza articolato, se tu hai pazienza io sono molto interessato a capire come mai ritieni di dover restringere il "campo di esistenza" del termine tessitura.

Sono una spugna in attesa di assorbire!:thumbsup_still:

sponge-square.png

 

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4 ore fa, Strembald dice:

Bè questo e' fondamentale, e per questo motivo che ho voluto specificare anche io gli specifici significati! Ora il tuo punto di vista mi è molto chiaro. Ma ovviamente pur essendo chiaro non capisco esattamente su che basi è fondato, e visto che tu parli di motivazioni ben precise che ne fanno da fondamenta, e che il discorso è pure abbastanza articolato, se tu hai pazienza io sono molto interessato a capire come mai ritieni di dover restringere il "campo di esistenza" del termine tessitura.

Sono una spugna in attesa di assorbire!:thumbsup_still:

sponge-square.png

 

Spugna a parte ( le spugne,Strembald, non hanno cervello e tu invece ne hai e molto...) io per i cantanti parlerei di estensione con o senza uguaglianza di registro. Molti cantanti, anche celebri ( vedi Del Monaco, Bergonzi, la stessa Callas) sono partiti con un centro di gravità vocale limitato a un settore di note e poi, applicando una certa tecnica, hanno migliorato l'estensione naturale ottenendo a volte uguaglianza di registro altre volte ottenendo spessori e colori vocali differenti fra i vari registri. Alla Callas ad esempio, che pure aveva un'estensione molto ampia e che poteva cantare con ottimi risultati brani e opere di differente tessitura, si e' sempre rimproverato un'evidente disuguaglianza fra i vari registri.La Callas per natura aveva il colore e l'estensione del mezzosoprano. Del Monaco invece, che pure tecnicamente presentava dei limiti che lo obbligavano a cantare un repertorio ristretto ai  ruoli di tessitura centralizzante, aveva un'estensione naturale rispettabilissima (fino al Do4) e anche una buona omogeneita' fra i vari registri. Omologando come fai tu il concetto di "tessitura di scrittura" al concetto di centro di gravità naturale di una voce avrebbe dovuto accadere, relativamente al repertorio cantato, all'incirca il contrario di quanto e' accaduto.Se poi noi prendiamo cantanti dotati di grandi risorse naturali e di una tecnica completa (vedi Caruso,Pertile,Lauri Volpi, Bergonzi e ,in primis, Gigli, per restare fra i tenori) scopriamo che potevano cantare scritture di differente tessitura con ottimi risultati.Questa gente cantava benissimo sia Bohème che Chenier, sia Lucia che Pagliacci, sia Rigoletto ed Elisir che Fanciulla del West e Fedora).

 

Quello che voglio dire,Strembald, e' che se una scrittura vocale HA una sua tessitura, una voce, se opportunamente supportata dalla tecnica, puo' affrontare tessiture differenti.

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11 ore fa, Strembald dice:

Tornando a questo video, ascoltandolo volevo chiederti cosa esattamente succede a 1:38 pochissimi istanti prima dell'acuto. Il baritenore tocca una nota un tono-mezzo tono sotto prima della nota acuta, facendo come una specie di portamento. Non conosco la partitura, ma e' scritto così o e' una sua scelta che lo aiuta a centrare bene la nota? lo si fa per essere sicuri di non steccare l'acuto? 

Sempre su questo argomento: spesso si sente parlare della Tebaldi per la questione "portamenti" prima dell'acuto...me li sogno io questi discorsi o risultano veri anche a te??

Non conosco nemmeno io la partitura del Poliuto ma credo che questo portamento serva ad arrivare al D04 con più facilità.

Riguardo ai portamenti della Tebaldi lei era famosa soprattutto per degli spettacolari portamenti discendenti. In questo notevole "Addio del passato" dei primi anni 050 ce ne sono un paio di molto marcati, specie quello a 1:46. Che dire? Forse erano eccessivi, ma nell'ambito della sua sfarzosa vocalità io direi che ci possono stare:

 

 

Altro esempio del ricorso a marcati portamenti discendenti della Tebaldi, molto effettistici ( ma anche, aggiungo io, molto espressivi) lo si ha in questo celeberrimo live della Forza del destino, a 0:24, sul primo dei tre "Pace!". L'effetto è tale che il pubblico manifesta il suo stupore:

 

 

 

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On 13/2/2016, 15:48:46, Pinkerton dice:

Spugna a parte ( le spugne,Strembald, non hanno cervello e tu invece ne hai e molto...) io per i cantanti parlerei di estensione con o senza uguaglianza di registro. Molti cantanti, anche celebri ( vedi Del Monaco, Bergonzi, la stessa Callas) sono partiti con un centro di gravità vocale limitato a un settore di note e poi, applicando una certa tecnica, hanno migliorato l'estensione naturale ottenendo a volte uguaglianza di registro altre volte ottenendo spessori e colori vocali differenti fra i vari registri. Alla Callas ad esempio, che pure aveva un'estensione molto ampia e che poteva cantare con ottimi risultati brani e opere di differente tessitura, si e' sempre rimproverato un'evidente disuguaglianza fra i vari registri.La Callas per natura aveva il colore e l'estensione del mezzosoprano. Del Monaco invece, che pure tecnicamente presentava dei limiti che lo obbligavano a cantare un repertorio ristretto ai  ruoli di tessitura centralizzante, aveva un'estensione naturale rispettabilissima (fino al Do4) e anche una buona omogeneita' fra i vari registri. Omologando come fai tu il concetto di "tessitura di scrittura" al concetto di centro di gravità naturale di una voce avrebbe dovuto accadere, relativamente al repertorio cantato, all'incirca il contrario di quanto e' accaduto.Se poi noi prendiamo cantanti dotati di grandi risorse naturali e di una tecnica completa (vedi Caruso,Pertile,Lauri Volpi, Bergonzi e ,in primis, Gigli, per restare fra i tenori) scopriamo che potevano cantare scritture di differente tessitura con ottimi risultati.Questa gente cantava benissimo sia Bohème che Chenier, sia Lucia che Pagliacci, sia Rigoletto ed Elisir che Fanciulla del West e Fedora).

 

Quello che voglio dire,Strembald, e' che se una scrittura vocale HA una sua tessitura, una voce, se opportunamente supportata dalla tecnica, puo' affrontare tessiture differenti.

Veramente prezioso questo post!

Sicchè, se ho ben capito: 

-Abbiamo un cantante X che presenta una estensione vocale da tenore lirico, che predilige per ovvi motivi un certo repertorio, e che non ha una tecnica sopraffina

-Abbiamo un cantante Y che ha la stessa estensione vocale, ma una tecnica che gli permette di spaziare molto fra le varie partiture stando a proprio agio.

il punto sarebbe quindi questo: sia X che Y possono affrontare le stesse 10 partiture prese nel mucchio, con la differenza che Y le canta con grande consistenza ed omogeneita' di registro, mentre X incappa in "cambiamenti di colore", pur essendo tutti e due corretti, senza stecche e senza fiatone...

Ammetto seriamente Pink, che dopo aver riletto più volte questo tuo post, mi hai messo molto in difficoltà (non che ci voglia poi molto eh...) ma e' stato utilissimo capire come tu utilizzi i termini, perchè ne dai un'accezione più ristretta e magari più esatta allo stesso tempo!

In base a quanto dici tu, la Callas avrebbe costruito la sua fama sull'immenso talento e sulla sensibilita' artistica piuttosto che sulla tecnica? (non e' una domanda ironico/retorica eh...)

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4 ore fa, Strembald dice:

Ammetto seriamente Pink, che dopo aver riletto più volte questo tuo post, mi hai messo molto in difficoltà (non che ci voglia poi molto eh...) ma e' stato utilissimo capire come tu utilizzi i termini, perchè ne dai un'accezione più ristretta e magari più esatta allo stesso tempo!

In base a quanto dici tu, la Callas avrebbe costruito la sua fama sull'immenso talento e sulla sensibilita' artistica piuttosto che sulla tecnica? (non e' una domanda ironico/retorica eh...)

Il mio restringere il concetto di tessitura alla sola scrittura e non alla voce dei singoli cantanti tende a migliorare la chiarezza dell'esposizione critica.

Però se tu vuoi estendere l'accezione del termine non c'è nessun problema, basta mettersi d'accordo.

Riguardo alla Callas io non direi che non avesse tecnica. Anzi, il fatto che abbia saputo incrementare l'estensione (anche se a scapito dell'uguaglianza di registro e di qualche asprezza in acuto) dimostra uno straordinario lavoro di perfezionamento della tecnica di emissione. Il resto certamente lo hanno fatto il suo talento e la sua sensibilità. Se mai è più corretto che proprio per il fatto di dover coniugare una voce "costruita" con un immenso talento artistico, la Callas è un esempio, nei fatti imitabile, ma non riproducibile, nel senso che è un "unicum" che per lei e solo per lei, andava bene ma che per chi tentava di imitarlo portava a risultati modesti e spesso deludenti.

Che la Callas, Strembald, avesse una notevole tecnica lo dimostra questa registrazione live del '49. il sostegno del fiato, la tenuta ritmica, l'omogeneità  e la  flessibilità della voce e la sua versatilità nel variare le intensità e i colori sono straordinarie:

 

 

 

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22 ore fa, Pinkerton dice:

Il mio restringere il concetto di tessitura alla sola scrittura e non alla voce dei singoli cantanti tende a migliorare la chiarezza dell'esposizione critica.

Però se tu vuoi estendere l'accezione del termine non c'è nessun problema, basta mettersi d'accordo.

Riguardo alla Callas io non direi che non avesse tecnica. Anzi, il fatto che abbia saputo incrementare l'estensione (anche se a scapito dell'uguaglianza di registro e di qualche asprezza in acuto) dimostra uno straordinario lavoro di perfezionamento della tecnica di emissione. Il resto certamente lo hanno fatto il suo talento e la sua sensibilità. Se mai è più corretto che proprio per il fatto di dover coniugare una voce "costruita" con un immenso talento artistico, la Callas è un esempio, nei fatti imitabile, ma non riproducibile, nel senso che è un "unicum" che per lei e solo per lei, andava bene ma che per chi tentava di imitarlo portava a risultati modesti e spesso deludenti.

Che la Callas, Strembald, avesse una notevole tecnica lo dimostra questa registrazione live del '49. il sostegno del fiato, la tenuta ritmica, l'omogeneità  e la  flessibilità della voce e la sua versatilità nel variare le intensità e i colori sono straordinarie:

 

 

 

Pink caro, chiarirsi non solo è giusto ma anche conveniente per capirsi, ci mancherebbe altro. Ma me ne faccio sinceramente poco a chiarirmi con te solo per il gusto di capirsi. A me piace anche acquisire quelle nozioni che mi mancano e cercare di adattarmi a chi ne sa più di me, perchè è così che si migliora! E anche se a volte seguirti mi costa sforzo, è uno sforzo che faccio con estremo piacere!

Quindi non preoccuparti di doverti abbassare alle mie generalizzazioni di glossario, perchè tu faresti uno sforzo inutile, ed io rimarrei impigrito in definizioni che potrebbero essere arricchite e migliorate in termini di precisione e correttezza in sé.:thumbsup_anim: (si lo so sono molto prolisso!)

Ma poi Pink riguardo la Callas, ovvio che la mia era una domanda apparentemente folle, mai discusso la sua tecnica...solo che al livello unico cui lei è giunta col tempo, la sola tecnica per l'appunto non sarebbe bastata probabilmente. A volte mi chiedo se toccheremo mai in futuro vette del genere con artisti del nostro tempo.

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Guest zeitnote

Non dico mica che canti male, anzi nel tetro panorama d'oggidì la sua è una prestazione vocale pure di lusso, incredibilmente scevra di urla sguaiate. Quello che mi chiedo, piuttosto, è come abbia fatto questa cantante - che evidentemente non ha nessuna contezza di cosa sia l'accentar verdiano - a vincere il Festival Internazionale di Busseto nel 2004 sotto la direzione artistica di Leyla Gencer?!

@Pinkerton & @Wittelsbach

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39 minuti fa, zeitnote dice:

Non dico mica che canti male, anzi nel tetro panorama d'oggidì la sua è una prestazione vocale pure di lusso, incredibilmente scevra di urla sguaiate. Quello che mi chiedo, piuttosto, è come abbia fatto questa cantante - che evidentemente non ha nessuna contezza di cosa sia l'accentar verdiano - a vincere il Festival Internazionale di Busseto nel 2004 sotto la direzione artistica di Leyla Gencer?!

@Pinkerton & @Wittelsbach

Bisogna vedere come cantavano le altre, Zeit.

Hui He che io ho sentito cantare dal vivo in Butterfly,Aida e Tosca, e' una soprano lirica

di buon timbro e dalla voce ampia e duttile grazie a una tecnica di buon livello padroneggiata con grande sicurezza.Se come attrice non va oltre una prestazione dignitosa ma convenzionale, come cantante "tiene" magnificamente la scena esibendo una dinamica straordinariamente ampia che va da pianissimi paradisiaci, alla Tebaldi per intenderci, a generosi e rotondi "atout" a piena voce in acuto.

Certo, essendo per vocazione una pucciniana, le mancano sostanzialmente la nettezza di scansione e di articolazione e forse anche tutta la gamma di colori vocali che il fraseggio verdiano richiede ma lega bene e sa sostenere egregiamente le larghe arcate melodiche peculiari della scrittura verdiana.

Inoltre,Zeit, non emette mai brutti suoni. "Rara avis" con i tempi che corrono.

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On 19/2/2016, 13:03:09, Pinkerton dice:

Bisogna vedere come cantavano le altre, Zeit.

Hui He che io ho sentito cantare dal vivo in Butterfly,Aida e Tosca, e' una soprano lirica

di buon timbro e dalla voce ampia e duttile grazie a una tecnica di buon livello padroneggiata con grande sicurezza.Se come attrice non va oltre una prestazione dignitosa ma convenzionale, come cantante "tiene" magnificamente la scena esibendo una dinamica straordinariamente ampia che va da pianissimi paradisiaci, alla Tebaldi per intenderci, a generosi e rotondi "atout" a piena voce in acuto.

Certo, essendo per vocazione una pucciniana, le mancano sostanzialmente la nettezza di scansione e di articolazione e forse anche tutta la gamma di colori vocali che il fraseggio verdiano richiede ma lega bene e sa sostenere egregiamente le larghe arcate melodiche peculiari della scrittura verdiana.

Inoltre,Zeit, non emette mai brutti suoni. "Rara avis" con i tempi che corrono.

Intanto grazie al buon Zeit per l'interessante segnalazione!

Riguardo al grassetto Pink, non credi che nel caso in questione la nazionalità non italiana della cantante, e il tempo orchestrale più serrato rispetto a tante celebri e blasonate esecuzioni/incisioni, abbiano influenzato negativamente, o abbiano contribuito a mettere in difficoltà la cantante nel "di tale amor..."?

Un tempo simile lo troviamo in questo live del 2001 della Frittoli che come articolazione del punto da me citato (qui comincia a 7:10) mi sembra più a suo agio ( senza scomodare mostri sacri)

 

 

Di contro abbiamo altre performance a tempi meno serrati. Quanto questi tempi più rilassati aiutano in soldoni la cantante?

Qui la Kabaivanska a 5:40 (tempi più rilassati)

 

 

In ogni caso visto che si tratta di un opera famosissima, ho voluto prima ridare un' occhiata ad altre sezioni del forum lirica per evitare di ripetermi in alcuni concetti o temi trattati e per non risultare magari pedante...dopo essermi imbattuto nel topic "il verdi di riferimento" ho letto avidamente tanto, mi sono fatto piccolo piccolo così, e ho ristretto il mio post, rendendomi ancora più conto di quanto tanto io abbia da imparare da tutti voi!! Bravi!:ok:

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6 ore fa, Strembald dice:

 

Riguardo al grassetto Pink, non credi che nel caso in questione la nazionalità non italiana della cantante, e il tempo orchestrale più serrato rispetto a tante celebri e blasonate esecuzioni/incisioni, abbiano influenzato negativamente, o abbiano contribuito a mettere in difficoltà la cantante nel "di tale amor..."?

Un tempo simile lo troviamo in questo live del 2001 della Frittoli che come articolazione del punto da me citato (qui comincia a 7:10) mi sembra più a suo agio ( senza scomodare mostri sacri)

 

In effetti, Strembald, il tempo staccato pe Hui He è troppo precipitoso.

La Frittoli canta con buona impostazione che mette in risalto il timbro brunito e sensuale dei centri mentre la Kabaiwanska ( altra pucciniana) è troppo scolastica.

Però, Strembald, quando si parla di scansione, articolazione e accento verdiano non si deve guardare l'attacco di una cabaletta, ma si deve cercare se ci sono respiro e giusto colore nei recitativi e nei cantabili. Tu poi citi la pronuncia come limite al canto verdiano e hai ragione: però Hui He non pronuncia male e in ogni caso la pronuncia non è il solo elemento fondamentale in Verdi.
Pova ne siano  Tucker o  Leontyne Price che avevano una pronuncia approssimativa ma che appoggiavano la voce, scandivano, colorivano e accentavano in modo appropriato, ossia col giusto vigore e con varietà di fraseggo.

 

 

 Una voce bronzea e penetrante, un fraseggio sempre vigile e un largo respiro . Questo, Strembald, è un canto verdiano!

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23 ore fa, Pinkerton dice:

In effetti, Strembald, il tempo staccato pe Hui He è troppo precipitoso.

La Frittoli canta con buona impostazione che mette in risalto il timbro brunito e sensuale dei centri mentre la Kabaiwanska ( altra pucciniana) è troppo scolastica.

Però, Strembald, quando si parla di scansione, articolazione e accento verdiano non si deve guardare l'attacco di una cabaletta, ma si deve cercare se ci sono respiro e giusto colore nei recitativi e nei cantabili. Tu poi citi la pronuncia come limite al canto verdiano e hai ragione: però Hui He non pronuncia male e in ogni caso la pronuncia non è il solo elemento fondamentale in Verdi.
Pova ne siano  Tucker o  Leontyne Price che avevano una pronuncia approssimativa ma che appoggiavano la voce, scandivano, colorivano e accentavano in modo appropriato, ossia col giusto vigore e con varietà di fraseggo.

 

 

 Una voce bronzea e penetrante, un fraseggio sempre vigile e un largo respiro . Questo, Strembald, è un canto verdiano!

Intanto grazie per i tuoi video sempre puntuali e pertinenti.

In ogni caso il mio intervento non voleva essere l'andare a cercare il pelo nell'uovo per poi perdere il senso del tutto. Ovviamente non basta scandire bene una cabaletta per poi vomitare un piattume per tutto il resto. Mi chiedevo solo quanto il tempo diciamo, più sul celere che sul tranquillo, sia stata effettivamente una scomodità perdonabile nel caso in questione. Certo sentendo la Price con che tempo deve avere a che fare ci si toglie il cappello e si fa mea culpa.

Sai la questione di articolare la cabaletta bene e poi non rendere bene nei respiri nelle legature e nello slancio brillante, è un po' come quella di poter ampiamente perdonare ad un cantante un paio di notine alte non eccelse, se tutto il resto ha trabordato passionalità, equilibrio e, più in generale, arte.

La kabaivanska, (tornando a bomba) era stata da me presa come solo esempio solo in riferimento alla diversità di come certi direttori impostano l'agogica volta per volta, e di certo la sua performance non lascia strabiliati, te ne do atto.

Tuttavia questo scambio con te mi fa pensare, con ancora più forza, quanto incredibilmente complesso e sfaccettato può essere il canto verdiano, un misto di brillantezza, spontaneità, ricerca del dettaglio, il tutto condito con un equilibrio che se non si sta attenti, e se manca qualche fondamentale tecnico, rischia di diventare subito precario senza poterlo padroneggiare. A volte i grandi autori ci si palesano nella loro bellezza e complessità all'improvviso, come una magica epifania che forse ognuno di noi avrà provato almeno una volta.

 

Tornando alla questione dei tempi staccati, ti chiedo questo: com' è possibile notare certe differenze così abissali? Rimanendo in verdi provo a proporti un piccolo confronto:

Qui abbiamo la stretta attualità con nucci nel novembre ultimo scorso

 

 

E qui invece torniamo indietro a più di 30 anni fa...

 

 

Restando in tema agogica in questo punto dell'opera Verdi prevede che ci sia una stretta verso la fine. Ma come si può fare una stretta se già si parte sparati a duemila sin da subito? Nucci sembra costretto ad inseguire un orchestra che non lascia respiro, ed in tutta sincerità si perde un po' secondo me il gusto delle parole di Rigoletto, che invece si compiace nello sfogo dei suoi pensieri, e forse non a caso Verdi aveva messo in conto la stretta nel finale e non un inizio a manetta.

Nel secondo video c'è proprio un'altra scelta completamente diversa, che rende molto più reale, e verosimile la scena. 

Tu che ne pensi in merito? E come la voce può rendere al meglio in questi casi? FIno a che punto può un direttore tirare la corda prima che si spezzi (parlo della resa finale)?

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On 22/2/2016, 19:58:30, Strembald dice:

Intanto grazie per i tuoi video sempre puntuali e pertinenti.

In ogni caso il mio intervento non voleva essere l'andare a cercare il pelo nell'uovo per poi perdere il senso del tutto. Ovviamente non basta scandire bene una cabaletta per poi vomitare un piattume per tutto il resto. Mi chiedevo solo quanto il tempo diciamo, più sul celere che sul tranquillo, sia stata effettivamente una scomodità perdonabile nel caso in questione. Certo sentendo la Price con che tempo deve avere a che fare ci si toglie il cappello e si fa mea culpa.

Sai la questione di articolare la cabaletta bene e poi non rendere bene nei respiri nelle legature e nello slancio brillante, è un po' come quella di poter ampiamente perdonare ad un cantante un paio di notine alte non eccelse, se tutto il resto ha trabordato passionalità, equilibrio e, più in generale, arte.

La kabaivanska, (tornando a bomba) era stata da me presa come solo esempio solo in riferimento alla diversità di come certi direttori impostano l'agogica volta per volta, e di certo la sua performance non lascia strabiliati, te ne do atto.

Tuttavia questo scambio con te mi fa pensare, con ancora più forza, quanto incredibilmente complesso e sfaccettato può essere il canto verdiano, un misto di brillantezza, spontaneità, ricerca del dettaglio, il tutto condito con un equilibrio che se non si sta attenti, e se manca qualche fondamentale tecnico, rischia di diventare subito precario senza poterlo padroneggiare. A volte i grandi autori ci si palesano nella loro bellezza e complessità all'improvviso, come una magica epifania che forse ognuno di noi avrà provato almeno una volta.

 

Tornando alla questione dei tempi staccati, ti chiedo questo: com' è possibile notare certe differenze così abissali? Rimanendo in verdi provo a proporti un piccolo confronto:

Qui abbiamo la stretta attualità con nucci nel novembre ultimo scorso

 

 

E qui invece torniamo indietro a più di 30 anni fa...

 

 

Restando in tema agogica in questo punto dell'opera Verdi prevede che ci sia una stretta verso la fine. Ma come si può fare una stretta se già si parte sparati a duemila sin da subito? Nucci sembra costretto ad inseguire un orchestra che non lascia respiro, ed in tutta sincerità si perde un po' secondo me il gusto delle parole di Rigoletto, che invece si compiace nello sfogo dei suoi pensieri, e forse non a caso Verdi aveva messo in conto la stretta nel finale e non un inizio a manetta.

Nel secondo video c'è proprio un'altra scelta completamente diversa, che rende molto più reale, e verosimile la scena. 

Tu che ne pensi in merito? E come la voce può rendere al meglio in questi casi? FIno a che punto può un direttore tirare la corda prima che si spezzi (parlo della resa finale)?

Tieni conto Strembald, che Nucci ha quarant'anni e più di carriera alle spalle. Comunque hai ragione anche se nel video con Cappuccilli, per me, la stretta finale è troppo accellerata.

Il live che ti propongo presenta due ottimi cantanti (Protti e la Tucci) dalla sicura tecnica e dalla schietta vocalità in un finale d'Atto dove il direttore Morelli probabilmente stacca i tempi giusti. Tu forse dirai  che questi tempi sono troppo larghi, ma per me vanno bene così, anche in considerazione del fatto che consentono ai due cantanti di spiegare per intero la loro generosa vocalità ( il La bemolle acuto finale di Protti, pieno e squillante, è uno dei migliori mai incisi):

 

Memorabile è anche quest'altro live coevo con la Gencer e Cornell Mac Neil:

 

 

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22 ore fa, Pinkerton dice:

Tieni conto Strembald, che Nucci ha quarant'anni e più di carriera alle spalle. Comunque hai ragione anche se nel video con Cappuccilli, per me, la stretta finale è troppo accellerata.

Il live che ti propongo presenta due ottimi cantanti (Protti e la Tucci) dalla sicura tecnica e dalla schietta vocalità in un finale d'Atto dove il direttore Morelli probabilmente stacca i tempi giusti. Tu forse dirai  che questi tempi sono troppo larghi, ma per me vanno bene così, anche in considerazione del fatto che consentono ai due cantanti di spiegare per intero la loro generosa vocalità ( il La bemolle acuto finale di Protti, pieno e squillante, è uno dei migliori mai incisi):

 

Memorabile è anche quest'altro live coevo con la Gencer e Cornell Mac Neil:

 

 

E invece no pink, sono tempi che mi risultano gradevoli nonostante non vi sia abituato. Anzi come accennavo prima è sui tempi serrati che ho delle riserve. Protti poi era anche un personaggio. Ricordo da una sua intervista che il vero ruolo di baritono era in Verdi, e non in Mozart o Rossini ("roba da ridere" diceva lui :D)

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Volevo sottoporre ai nostri esperti @Pinkerton e @Wittelsbach il video di un'esibizione di Del Monaco per un commento squisitamente tecnico dato che, a quanto pare, non ci ho capito nulla come al solito 😁. Grazie in anticipo 

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11 ore fa, glenngould dice:

Volevo sottoporre ai nostri esperti @Pinkerton e @Wittelsbach il video di un'esibizione di Del Monaco per un commento squisitamente tecnico dato che, a quanto pare, non ci ho capito nulla come al solito 😁. Grazie in anticipo 

Questo video, Glenn, testimonia quello che restava di una grande voce alla fine di una carriera spesa con generosità,  alla fine di una vita prima felice e allora sofferta nel dolore della malattia e del decadimento. La voce si era assottigliata, rinsecchita, e aveva cambiato colore; nel recitativo l'appoggio diaframmatico non tiene più e la dizione, un tempo scandita e scolpita, è diventata  imprecisa, strascicata e faticosa, a tratti imbarazzante. Tutto è  spasmodico, eccessivo. Resta miracolosamente un buon passaggio di registro e la vibrazione limpida, nobile ed eroica degli acuti a piena voce. Dell'imperiosa arroganza vocale di un tempo, splendida e impetuosa figurazione vocale della giovinezza, quasi più  nulla. Eppure commuoveva ancora, forse anche di più.

Il vero Del Monaco, Glenn, comunque era questo:

 

 

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