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Il vostro Verdi "di riferimento"


Majaniello
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  • 3 years later...
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13 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Riprendo questa discussione con un paio di domande:

1. da dove cominciare con le opere di Verdi? Le principali (quali???) in ordine cronologico?

2. delle principali quali edizioni?

Grazie.

Questa discussione mi sa che l'avevo aperta io... anche se oggi, dopo qualche riascolto, farei scelte diverse (ovviamente più raffinate 😆 ).

E' un domandone, sai già che i pochi che ti risponderanno non saranno d'accordo, va benone così. Partirei dai titoli, secondo me per un neofita:

anni '40: Nabucco, Ernani, Macbeth
anni '50: Rigoletto, Traviata, Trovatore
anni '60: Ballo in maschera, Forza del Destino, Don Carlo
vecchiaia: Aida, Otello, Falstaff

Ci sono altre belle opere che amo e ho escluso, ma per cominciare mi pare pure troppo!

Edizioni, cerco di andare per criteri, così ti puoi orientare in maniera critica, a prescindere da ciò che piace a me:

1) a mio gusto eviterei la DG: eccetto qualche caso, sono edizioni lussuose e "all-stars", spesso celebrate come riferimento, ma altrettanto spesso inclini al gusto mitteleuropeo, che poi è il mercato di riferimento di quell'etichetta, e molto "personali" come interpretazioni.  

2) delle opere di Verdi, come di qualsiasi altro autore di repertorio, esistono edizioni leggendarie che spesso però hanno un audio non proprio impeccabile, ad esempio le opere dirette da Toscanini e Mitropoulos, alcune cose di Callas e di Del Monaco ecc. Se, per cominciare, si vuole l'edizione stereo con audio cristallino è ovvio che bisognerà lasciare perdere queste, che spesso sono di riferimento per l'appassionato.

3) i miei direttori preferiti in questo repertorio (in studio) sono Serafin (specie nelle opere tarde), Muti (specie in quelle giovanili), Solti e Bonynge. Tra i big italiani Chailly direi che non mi piace più, ho risentito sue cose e le ho trovate pesanti, Sinopoli fa un Verdi molto personale (Sinopoli fa tutto molto personale) e a volte controverso, eviterei all'inizio. Giulini, per quanto mi riguarda, bene negli anni '50, troppo rilassato da vecchio in casa DG.

Poi magari aggiungo qualcosa nello specifico.

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15 minuti fa, Majaniello dice:

Questa discussione mi sa che l'avevo aperta io... anche se oggi, dopo qualche riascolto, farei scelte diverse (ovviamente più raffinate 😆 ).

E' un domandone, sai già che i pochi che ti risponderanno non saranno d'accordo, va benone così. Partirei dai titoli, secondo me per un neofita:

anni '40: Nabucco, Ernani, Macbeth
anni '50: Rigoletto, Traviata, Trovatore
anni '60: Ballo in maschera, Forza del Destino, Don Carlo
vecchiaia: Aida, Otello, Falstaff

Ci sono altre belle opere che amo e ho escluso, ma per cominciare mi pare pure troppo!

Edizioni, cerco di andare per criteri, così ti puoi orientare in maniera critica, a prescindere da ciò che piace a me:

1) a mio gusto eviterei la DG: eccetto qualche caso, sono edizioni lussuose e "all-stars", spesso celebrate come riferimento, ma altrettanto spesso inclini al gusto mitteleuropeo, che poi è il mercato di riferimento di quell'etichetta, e molto "personali" come interpretazioni.  

2) delle opere di Verdi, come di qualsiasi altro autore di repertorio, esistono edizioni leggendarie che spesso però hanno un audio non proprio impeccabile, ad esempio le opere dirette da Toscanini e Mitropoulos, alcune cose di Callas e di Del Monaco ecc. Se, per cominciare, si vuole l'edizione stereo con audio cristallino è ovvio che bisognerà lasciare perdere queste, che spesso sono di riferimento per l'appassionato.

3) i miei direttori preferiti in questo repertorio (in studio) sono Serafin (specie nelle opere tarde), Muti (specie in quelle giovanili), Solti e Bonynge. Tra i big italiani Chailly direi che non mi piace più, ho risentito sue cose e le ho trovate pesanti, Sinopoli fa un Verdi molto personale (Sinopoli fa tutto molto personale) e a volte controverso, eviterei all'inizio. Giulini, per quanto mi riguarda, bene negli anni '50, troppo rilassato da vecchio in casa DG.

Poi magari aggiungo qualcosa nello specifico.

Grazie Maja! Mi sembrano ottimi consigli.
Non parto proprio a digiuno, ma nemmeno "imparato" 😄. Più o meno le opere sono quelle che avevo pensato anche io. Avevo qualche dubbio solo su quelle dei '60 e tarda età, che sono poi quelle che conosco meno.

Oltre alle esecuzioni storiche, prese più o meno a riferimento, sarei interessato anche ad esecuzioni più recenti, se meritevoli. Diciamo di questo secolo. Ho visto ad esempio diverse versioni dell'etichetta Dynamic.

Questa mattina ho cominciato col Nabucco diretto da Muti.

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36 minuti fa, hurdy-gurdy dice:

Oltre alle esecuzioni storiche, prese più o meno a riferimento, sarei interessato anche ad esecuzioni più recenti, se meritevoli. Diciamo di questo secolo. Ho visto ad esempio diverse versioni dell'etichetta Dynamic.

La Dynamic riprende allestimenti italiani, anche da teatri minori. E' un po' a fortuna, io l'ho incrociata quasi sempre per autori desueti dove non c'è alternativa, sarebbe da indagare anche perchè molti sono video ed è interessante pure "guardare" l'opera. Io non ti so dire perchè non ho avuto tempo di aggiornarmi, negli ultimi anni mi sono dedicato ad altri repertori.

40 minuti fa, hurdy-gurdy dice:

Questa mattina ho cominciato col Nabucco diretto da Muti.

Occhio che di questo c'è la rece di @Wittelsbach, da qualche parte.

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29 minuti fa, Majaniello dice:

Occhio che di questo c'è la rece di @Wittelsbach, da qualche parte.

Certo! La stavo giusto leggendo, assieme ai commenti successivi. So bene che c'è una miniera in questo forum!

Tra l'altro mi fa piacere il fatto di aver colto alcune caratteristiche di questa esecuzione, sia riguardo alla direzione che alla prestazione del cast vocale, riportate in quella discussione. Vuol dire che (forse!) dopo un po' di anni di dedizione all'ascolto, pure un tamarro può imparare qualcosa. C'è speranza per tutti :lol:.

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Maiacoschi ha detto tutto.
Aggiungerei due outsider: Luisa Miller e Simon Boccanegra.
Di mio, ci metto invece, al contrario di lui, il gradimento per il Verdi operistico di Abbado, anche se non per tutto.

Su Dynamic: occhio. A volte sono scalcinate recite di provincia...

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29 minuti fa, Wittelsbach dice:

Aggiungerei due outsider: Luisa Miller e Simon Boccanegra.

Sì, fosse per me anche Attila e Stiffelio, per quest'ultimo ho proprio una passione.

30 minuti fa, Wittelsbach dice:

Di mio, ci metto invece, al contrario di lui, il gradimento per il Verdi operistico di Abbado, anche se non per tutto.

A me il Simone di Abbado in fondo piace, ha un'atmosfera sua, grigia, sospesa, ma Simone è un'opera particolare. Don Carlos boh, all'epoca non mi piaceva, dovrei avere voglia di riascoltarlo, magari funziona dalla sua prospettiva, è un'opera che in fondo nasce in francese (che poi è l'edizione scelta). Macbeth mi pare proprio sopravvalutato, specie rispetto alla sottovalutata edizione di Muti, entrambe riascoltate pochi anni fa. 

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Quelle che non piacciono a Maia: Abbado, Chailly.
Interessante anche se a parer mio non ideale Sinopoli (ma non per colpa sua: è la Lady Macbeth che lascia assai a desiderare...), così come quella di Leinsdorf in studio (quella dal vivo ha gli stessi difetti, ma è suonata peggio, e i cantanti rendono meno: c'è Leonard Warren che in studio è molto più credibile, mentre Leonie Rysanek, che per me è il grosso punto debole, dal vivo è pure peggio) e quella di De Sabata alla Scala (che si sente male e attorno alla Callas, che è il vero motivo di interesse, ha un esercito di grigi professionisti, in primis un protagonista spaesato). Un outsider interessante è la rarissima Schippers Decca, che presenta qualche taglietto. Maia ha qualche occasionale penchant per l'edizione di Gardelli con Fischer Dieskau, che per me ha una impossibile protagonista, che sarebbe stata interessante se avesse saputo cantare un po' di più... Non conosco assolutamente i vari documenti dal vivo con Leyla Gencer, né ho mai ascoltato davvero l'arcaico e poco udibile live di Vittorio Gui con Ivan Petrov (non il basso russo classe 1920 ma l'eccellente baritono bulgaro classe 1899) e credo la Varnay. Io e Coschi siamo rimasti sconcertati dall'assurda edizione diretta da Biondi (!), per finire.

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48 minuti fa, Wittelsbach dice:

Quelle che non piacciono a Maia: Abbado, Chailly.
Interessante anche se a parer mio non ideale Sinopoli (ma non per colpa sua: è la Lady Macbeth che lascia assai a desiderare...), così come quella di Leinsdorf in studio (quella dal vivo ha gli stessi difetti, ma è suonata peggio, e i cantanti rendono meno: c'è Leonard Warren che in studio è molto più credibile, mentre Leonie Rysanek, che per me è il grosso punto debole, dal vivo è pure peggio) e quella di De Sabata alla Scala (che si sente male e attorno alla Callas, che è il vero motivo di interesse, ha un esercito di grigi professionisti, in primis un protagonista spaesato). Un outsider interessante è la rarissima Schippers Decca, che presenta qualche taglietto. Maia ha qualche occasionale penchant per l'edizione di Gardelli con Fischer Dieskau, che per me ha una impossibile protagonista, che sarebbe stata interessante se avesse saputo cantare un po' di più... Non conosco assolutamente i vari documenti dal vivo con Leyla Gencer, né ho mai ascoltato davvero l'arcaico e poco udibile live di Vittorio Gui con Ivan Petrov (non il basso russo classe 1920 ma l'eccellente baritono bulgaro classe 1899) e credo la Varnay. Io e Coschi siamo rimasti sconcertati dall'assurda edizione diretta da Biondi (!), per finire.

Questo per Machbeth. E Nabucco?

P.S. da baroccofilo cronico tendenzialmente hip ascolterò anche Biondi (e simili), anche se nutro non poche riserve su questi "sconfinamenti".

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Su Dynamic: occhio. A volte sono scalcinate recite di provincia...

Verissimo. Altre volte no, tuttavia, e anzi in quel catalogo ci sono diverse perle rare. Morale: su CD e DVD della Dynamic conviene verificare prima, sia su youtube (spesso c'è qualcosa, se non proprio tutto) che recuperando qualche recensione affidabile.

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1 ora fa, giobar dice:

Verissimo. Altre volte no, tuttavia, e anzi in quel catalogo ci sono diverse perle rare. Morale: su CD e DVD della Dynamic conviene verificare prima, sia su youtube (spesso c'è qualcosa, se non proprio tutto) che recuperando qualche recensione affidabile.

In tal caso, almeno per i cd spotify può aiutare: c’è in pratica tutto il catalogo. Anzi grazie a Spotify ascolterò e racconterò qualcosa che difficilmente altrimenti avrei preso in considerazione.

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5 ore fa, Wittelsbach dice:

Quelle che non piacciono a Maia: Abbado, Chailly.
Interessante anche se a parer mio non ideale Sinopoli (ma non per colpa sua: è la Lady Macbeth che lascia assai a desiderare...), così come quella di Leinsdorf in studio (quella dal vivo ha gli stessi difetti, ma è suonata peggio, e i cantanti rendono meno: c'è Leonard Warren che in studio è molto più credibile, mentre Leonie Rysanek, che per me è il grosso punto debole, dal vivo è pure peggio) e quella di De Sabata alla Scala (che si sente male e attorno alla Callas, che è il vero motivo di interesse, ha un esercito di grigi professionisti, in primis un protagonista spaesato). Un outsider interessante è la rarissima Schippers Decca, che presenta qualche taglietto. Maia ha qualche occasionale penchant per l'edizione di Gardelli con Fischer Dieskau, che per me ha una impossibile protagonista, che sarebbe stata interessante se avesse saputo cantare un po' di più... Non conosco assolutamente i vari documenti dal vivo con Leyla Gencer, né ho mai ascoltato davvero l'arcaico e poco udibile live di Vittorio Gui con Ivan Petrov (non il basso russo classe 1920 ma l'eccellente baritono bulgaro classe 1899) e credo la Varnay. Io e Coschi siamo rimasti sconcertati dall'assurda edizione diretta da Biondi (!), per finire.

Tra Abbado e Chailly dico il secondo, i protagonisti sono a mio avviso più carismatici (Nucci meno sbracone del suo solito, Verrett meno fresca ma con uno scavo del personaggio maggiore che nell'edizione Abbado). Il film poi lo trovavo suggestivo. 

Per il resto d'accordo su tutto, compresi i rilievi sulle varie e bizzarre Lady... Shippers no però, veramente una direzione buttata via e molto esteriore, a malapena buona per Ernani (e pure in quel caso oggi avrei da ridire). Perchè poi tagliare un'opera già corta, boh. Se si vuole sentire il grande Taddei c'è il live con una Gencer ancora giovane (1960 credo) e non ancora in preda a vizi e deliri. Dirige Gui alla maniera di Gui. Only for fans, ovviamente. 

4 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Questo per Machbeth. E Nabucco?

Il Nabucco di Sinopoli è interessante, e di segno opposto rispetto a Muti. Nel senso che Sinopoli fà volutamente casciara, al posto di rinnegare l'elemento popolar-risorgimentale (il zum-pappà cosidetto) lo enfatizza, a detta sua, in maniera programmatica. Detto che preferisco la coppia Manuguerra-Scotto alla coppia Cappuccilli-Dimitrova (comunque pesi massimi eh), è un'opzione da conoscere per fare un confronto. 

50 minuti fa, hurdy-gurdy dice:

Ormai da qualche anno sono passato allo streaming con Qobuz. Non è stato facile "abbandonare" il supporto fisico, ma non c'è paragone in termini di comodità, fruibilità, catalogo disponibile. Mi sono tolto un sacco di soddisfazioni, roba sognata da una vita a portata di 1 click.

 

Hurdy ma secondo te Qobuz > Spotify? credo di averti già fatto questa domanda ma non ricordo la risposta :D

 

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9 ore fa, Majaniello dice:

Hurdy ma secondo te Qobuz > Spotify? credo di averti già fatto questa domanda ma non ricordo la risposta :D

Spotify non l'ho mai usato. Per un periodo ho usato Deezer senza abbonamento, che praticamente è la stessa cosa, oltre al solito YT. Sono comodi ma come tutti i servizi gratuiti la pubblicità non si regge proprio. Inoltre mi sembra che nel tempo la situazione sia peggiorata, diventando sempre più invasiva. Vale l'abbonamento anche solo per togliersela dai piedi.
Con Qobuz mi trovo molto bene. Non c'è proprio tutto tutto, ma questo dipende dalle etichette, non dai servizi di streaming. D'altra parte si possono trovare cose di difficile o impossibile reperibilità, penso ad esempio a etichette di nicchia come la Pierre Verany che nemmeno ha un sito internet. La cosa che mi piace meno è quando mettono il disco disponibile tranne 1 o 2 tracce. Su un disco di canzoni pazienza, ma una sinfonia, una cantata, un'opera o una messa senza un movimento o un aria che senso ha? A quel punto non metterlo proprio il disco. Ma anche qui e la politica delle singole etichette, fosse per i servizi di streaming non ci sarebbero problemi.
In termini di qualità audio dipende da impianto di riproduzione, registrazione e orecchio. A volte ascolto con le cuffie direttamente collegate al portatile o al telefono, quindi la differenza è trascurabile. Con impianti seri invece può sentirsi maggiormente, soprattutto per le registrazioni buone. In generale non mi farei troppe pippe audiofile e lascerei perdere l'alta risoluzione e menate simili che sono solo fumo negli occhi, anzi, nelle orecchie. Il vero plus di questi servizi è il catalogo a disposizione e la fruibilità.
Esiste la possibilità del mese di prova gratuito, molto comodo per farsi un'idea. Secondo me se uno prova difficilmente torna indietro. Detto tra noi, c'è l'opzione dell'abbonamento family, trovando "parenti".
Ci sono poi le alternative, Tidal, Apple, Amazon, ecc..., ma non ho mai approfondito. Quando decisi di provare lo streaming mi sembrava che Qobuz avesse un catalogo leggermente più fornito delle cose che piacciono a me rispetto a Tidal.

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Tutto quello che ha inciso Solti (Decca), con grandi cantanti, orchestre e sonicamente quasi perfetto, tranne Otello-Falstaff (e Boccanegra). Su Otello Levine (RCA), Boccanegra il solito Abbado anche se non piace a Maja. Falstaff direi Bernstein o Giulini o Davis (LSO Live) o vecchio Toscanini. Sinopoli non mi dispiace, soprattutto Rigoletto a Santa Cecilia. Personale, forse non popolare, ma sempre teatralissimo e con scelte musicali coerenti.

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19 minuti fa, Ives dice:

Tutto quello che ha inciso Solti (Decca), con grandi cantanti, orchestre e sonicamente quasi perfetto, tranne Otello-Falstaff (e Boccanegra)

Parlammo anche del boxone Verdi-Solti, anche se in quello manca Rigoletto, che pure è uno dei miei preferiti.

20 minuti fa, Ives dice:

Boccanegra il solito Abbado anche se non piace a Maja.

20 ore fa, Majaniello dice:

A me il Simone di Abbado in fondo piace, ha un'atmosfera sua, grigia, sospesa

:P

Del Falstaff, oltre a quelli citati da te (Davis ottimo, uno dei miei preferiti!), c'è questo molto bello, ma bisogna essere appassionati di questi vecchi broadcast della Rai, che hanno un'atmosfera vintage tutta loro:

51fKbcxz+kL._SY445_.jpg

a @Wittelsbach piacerà! 

Rimanendo nella preistoria c'è anche il Falstaff di De Sabata! Tra quelli moderni non ho mai avuto il coraggio di ascoltare Gardiner... 

Otello: un tempo mi piaceva anche Karajan, oggi non più, direi quindi:

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ma anche il controverso:

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giusto per sentire un (raro) Otello "all'italiana" (ossia circa come dovrebbe essere). 

Del Monaco e Domingo, indubbiamente i due che hanno legato il nome a questo ruolo, mi piacciono di più in alcuni live che nelle registrazioni in studio. Il migliore Otello di Del Monaco ad esempio ho la sensazione che sia quello della Scala, di Otelli di Domingo poi c'è l'imbarazzo della scelta.  

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4 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Spotify non l'ho mai usato. Per un periodo ho usato Deezer senza abbonamento, che praticamente è la stessa cosa, oltre al solito YT. Sono comodi ma come tutti i servizi gratuiti la pubblicità non si regge proprio. Inoltre mi sembra che nel tempo la situazione sia peggiorata, diventando sempre più invasiva. Vale l'abbonamento anche solo per togliersela dai piedi.
Con Qobuz mi trovo molto bene. Non c'è proprio tutto tutto, ma questo dipende dalle etichette, non dai servizi di streaming. D'altra parte si possono trovare cose di difficile o impossibile reperibilità, penso ad esempio a etichette di nicchia come la Pierre Verany che nemmeno ha un sito internet. La cosa che mi piace meno è quando mettono il disco disponibile tranne 1 o 2 tracce. Su un disco di canzoni pazienza, ma una sinfonia, una cantata, un'opera o una messa senza un movimento o un aria che senso ha? A quel punto non metterlo proprio il disco. Ma anche qui e la politica delle singole etichette, fosse per i servizi di streaming non ci sarebbero problemi.
In termini di qualità audio dipende da impianto di riproduzione, registrazione e orecchio. A volte ascolto con le cuffie direttamente collegate al portatile o al telefono, quindi la differenza è trascurabile. Con impianti seri invece può sentirsi maggiormente, soprattutto per le registrazioni buone. In generale non mi farei troppe pippe audiofile e lascerei perdere l'alta risoluzione e menate simili che sono solo fumo negli occhi, anzi, nelle orecchie. Il vero plus di questi servizi è il catalogo a disposizione e la fruibilità.
Esiste la possibilità del mese di prova gratuito, molto comodo per farsi un'idea. Secondo me se uno prova difficilmente torna indietro. Detto tra noi, c'è l'opzione dell'abbonamento family, trovando "parenti".
Ci sono poi le alternative, Tidal, Apple, Amazon, ecc..., ma non ho mai approfondito. Quando decisi di provare lo streaming mi sembrava che Qobuz avesse un catalogo leggermente più fornito delle cose che piacciono a me rispetto a Tidal.

Io è un po' che sono abbonato a Spotify e mi trovo bene, avevo cominciato col gratuito ma la pubblicità in mezzo alla musica classica è insopportabile. La qualità audio è ottima per le mie orecchie non audiofile (diciamo la verità, spesso il limite non è tanto il bitrate quanto la qualità della registrazione originale!). In generale si trova molto e ultimamente anche parecchie registrazioni unofficial... poi ci sono etichette come Hyperion che hanno optato per un'altra politica, ma mi pare siano ormai una sparuta minoranza. Chiedevo appunto per capire se Qobuz offrisse di più per il classicofilo, mi pare di capire che sono un po' tutte uguali ste piattaforme. Non ho nostalgia del supporto fisico se non per un aspetto: il libretto, sia perchè spesso è fonte di informazioni storiche, sia perchè specie nelle opere in lingua straniera c'è almeno una traduzione del testo in inglese. Dovranno decidersi ad implementare questo servizio, qualche casa discografica già lo fa, quello di rendere disponibili i libretti digitali gratuitamente. 

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2 ore fa, Majaniello dice:

Parlammo anche del boxone Verdi-Solti, anche se in quello manca Rigoletto, che pure è uno dei miei preferiti.

:P

Del Falstaff, oltre a quelli citati da te (Davis ottimo, uno dei miei preferiti!), c'è questo molto bello, ma bisogna essere appassionati di questi vecchi broadcast della Rai, che hanno un'atmosfera vintage tutta loro:

a @Wittelsbach piacerà! 

Rimanendo nella preistoria c'è anche il Falstaff di De Sabata! Tra quelli moderni non ho mai avuto il coraggio di ascoltare Gardiner... 

Otello: un tempo mi piaceva anche Karajan, oggi non più, direi quindi:

Allora forse confondo con Chailly o con il Macbeth di Abbado. A me l'Otello di Solti con Pavarotti pare globalmente una gran "cafonata" (cit) made in Usa, però vero che Lucianone riprende la strada dei vecchi tenori lirici tipo Lauri-Volpi, quindi interessante sotto questo aspetto ma non fondamentale. Domingo è stato tra i grandi Otelli del '900, va sentito (non con Chung ma con Levine o live vari ricordo quello '76 con Kleiber sul podio e la Freni alla Scala). Solti è troppo esteriore e caciarone in questo caso. Strano che discograficamente non abbia mai centrato questo capolavoro, di molto meglio anche se non ottimale quella coi Wiener e Cossutta, per me. Poi magari ci saranno live nascosti. Verdi mi sembra ancora del tutto avulso da una riscoperta hip, forse mancano proprio i direttori interessati, in ta caso quel Gardiner Philips lo trovo alquanto sbiadito (e con cantanti allo sbando).

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14 minuti fa, Ives dice:

Allora forse confondo con Chailly o con il Macbeth di Abbado. A me l'Otello di Solti con Pavarotti pare globalmente una gran "cafonata" (cit) made in Usa, però vero che Lucianone riprende la strada dei vecchi tenori lirici tipo Lauri-Volpi, quindi interessante sotto questo aspetto ma non fondamentale.

😆 non hai tutti i torti...

14 minuti fa, Ives dice:

Domingo è stato tra i grandi Otelli del '900, va sentito (non con Chung ma con Levine o live vari ricordo quello '76 con Kleiber sul podio e la Freni alla Scala).

C'è anche la ripresa di 10 anni più tardi che è ancora meglio (parlo di Kleiber), poi io ricordo almeno un live con la Fleming (forse con Levine?) e uno tardo con Muti sempre Scala. 

14 minuti fa, Ives dice:

Verdi mi sembra ancora del tutto avulso da una riscoperta hip, forse mancano proprio i direttori interessati.

Purtroppo è stato fatto pochissimo, mi viene in testa questo:

3760115301085_0_424_0_75.jpg

il Macbeth di Biondi è spazzatura. Piuttosto qualcuno dovrebbe avere il coraggio di sentire questo:

71W0U-Uss5L._SX342_.jpg

Infine, un direttore non-hip contemporaneo che dirige bene il repertorio italiano è Pappano.

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22 minuti fa, Majaniello dice:

poi ci sono etichette come Hyperion che hanno optato per un'altra politica, ma mi pare siano ormai una sparuta minoranza.

Vero! La Hyperion è una di quelle che "mi è rimasta sul gozzo" per sta storia. Ha molte cose interessanti in catalogo, anche con ottimi interpreti, ma fa la preziosa. Morirà zitella! 🤣 (Solo per scherzo, anzi, lunga vita ad un'ottima etichetta!)

24 minuti fa, Majaniello dice:

Chiedevo appunto per capire se Qobuz offrisse di più per il classicofilo, mi pare di capire che sono un po' tutte uguali ste piattaforme.

Nel dettaglio non lo so. Secondo me se ci sono differenze sono per lo più legate al paese o alla regione del servizio di musica in streaming. Ad esempio quando mi trovai a decidere tra Qobuz e Tidal, notai che quest'ultimo è più sbilanciato verso il mercato americano, mentre Qobuz aveva più roba europea, che per la classica è l'ideale, quanto meno se non si frequenta un certo repertorio. Una cosa che puoi provare a fare per capirlo è controllare la consistenza del catalogo per qualche etichetta. Su qobuz puoi fare un ricerca per etichetta e vedere quanti dischi ci sono disponibili. Se puoi fare lo stesso su Spotify puoi farti un'idea.

38 minuti fa, Majaniello dice:

Non ho nostalgia del supporto fisico se non per un aspetto: il libretto, sia perchè spesso è fonte di informazioni storiche, sia perchè specie nelle opere in lingua straniera c'è almeno una traduzione del testo in inglese. Dovranno decidersi ad implementare questo servizio, qualche casa discografica già lo fa, quello di rendere disponibili i libretti digitali gratuitamente. 

Giusto, me ne ero dimenticato nel post sopra. Su Qobuz ce ne sono alcuni, anche qui dipende dall'etichetta. Quando non è presente lo cerco sul sito dell'etichetta o su alcuni siti di vendita di musica, ma non sempre è presente. Come ultima risorsa controllo Discogs se ha le immagini caricate dagli utenti. Paradossalmente la Hyperion ha tutti i libretti scaricabili...

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50 minuti fa, hurdy-gurdy dice:

mentre Qobuz aveva più roba europea, che per la classica è l'ideale, quanto meno se non si frequenta un certo repertorio. Una cosa che puoi provare a fare per capirlo è controllare la consistenza del catalogo per qualche etichetta.

Ho fatto per due volte, a distanza di tempo, il mese gratuito con Qobuz e ho apprezzato, per esempio, l'ampia disponibilità (all'epoca, di questi tempi non so...) del catalogo Melodiya, che altrove (anche Amazon, per esempio) è un po' un'araba fenice. Però non mi sono convinto a passare definitivamente allo streaming e continuo ad acquistare quasi compulsivamente CD che non so più dove mettere. Una via di mezzo, in diversi casi, è stato l'acquisto e il download delle tracce, invogliato per lo più dal prezzo molto conveniente (per esempio Supraphonline per i Sony-RCA o Presto Classical o lo stesso Qobuz con offerte assai allettanti). Però confesso che mi trovo un po' a disagio e mi manca quella sorta di liturgia preparatoria del prendere il CD, estrarlo dalla custodia, infilarlo nel lettore, settare il volume e premere play

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5 ore fa, Ives dice:

Poi magari ci saranno live nascosti

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Tipo questo. L'ho anche raccontato e ho addirittura fatto la sparata del secolo: tra tutti gli Otelli di Solti questo è forse il più equilibrato, diretto in modo elettrizzante, cantato bene, con un Otello non male, una Desdemona brava e uno Iago stratosferico. Handicap grave: in tedesco...

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