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Lester Young

Come si improvvisa su un pezzo?

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Mi riferisco particolarmente al jazz ma anche in tutti gli altri contesti. Sono andato avanti credendo erroneamente che bastasse sapere la scala del pezzo. Guardavo le alterazioni situate vicino alla chiave di violino di uno spartito e (superficialmente) improvvisavo a piede libero usando la scala ricavata da quelle alterazioni (stupido incompetente!)

Ora, mi sono ritrovato a suonare con un gruppo e mi sono fatto una figura di emme, naturalmente.

Da quello che ho potuto capire si improvvisa sugli accordi, o meglio, sulle scale ricavate dagli accordi. Se, per esempio, c è un accordo di do# maggiore seguito da un mi, su quest ultimo non potrò suonare un fa o un do, perché stonerebbe a differenza del do#, nel quale figurerebbe giusto.

Stando a questo, come diavolo è possibile ricordarsi le successioni di accordi di certi pezzi, dove sono spiattellati in abbondanza durante tutto il solo? E un processo che vien da sé, ma che esercizi è opportuno svolgere oltre allo studio dell armonia? Mi sembra tutto così inaccessibile, a ogni passo mi sembra di sbagliare tutto. E quello che mi fa rabbia è che non sono completamente sprovveduto... improvviso già frasi con senso se staccate dal contesto, ma appena devo cimentarmi in un pezzo... ehmm... stono xD :whistle3:

E poi, c è altro che devo sapere per improvvisare oltre a questo?

Grazie!! :man_in_love:

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Conoscere un po' di armonia è fondamentale, comunque basta ricordarsi di usare o i gradi congiunti o, in caso di "salti" melodici (dalla terza in su), le note dell'accordo. Di solito in realtà bastano le conoscenze del primo anno di armonia.


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Ospite

Salve Lester Young,


ti riassumo il tutto con una parola.



Esercizio e un briciolo di sensibilità da riservare solo e soltanto nelle improvvisazioni, perché il solo fare la triade o la quadriade o pentatriade (comunemente chiamato accordo di nona) [...] non basta, è utile al 100% mettersi a casa e fare per ogni singola scala la triade o quadriade delle note proposte, nelle improvvisazioni però non sei costretto a fare tutta la triade ma solo la fondamentale o la terza che è azzeccata in qualunque contesto perché determina il tipo di scale ovvero se è maggiore o minore o la quinta, diciamo che in fase di esercizio puoi farle tranquillamente perché ti servono, anche i salti di terza sono importantissimi.



Le scale vanno sempre studiate, io come modello prendo sempre il circolo delle quinte perché è veramente utile e mi è servito tantissimo in due mesi per imparare a memoria tutti i tipi di scale, non solo maggiori ma anche minori di tipo melodiche, armoniche, bachiane, tzigane [...]



Del resto, prima di passare all'improvvisazione devi sapere un po' di armonizzazione come ha sopracitato Pollini perché è semplice imparare a memoria uno standard jazz come Autumn Leaves, Summertime, A taste of honey, but not for me e così via. Quando ti ritrovi nella vera improvvisazione il testo solo non basta, devi seguire la successione degli accordi e non così semplice. Il pezzo lo studi ma gli accordi hanno un senso tale da poterti aiutare o introdurre un po' il "discorso" quindi parti con le cadenze che sono una parte importante all'interno della musica e sicuramente la cadenza più importante, se non il vangelo all'interno del jazz è la cadenza composta ovvero il famosissimo 251 (II-V-I) che troverai sempre in qualunque pezzo, in varie modulazioni ma sempre il II-V-I, ovvero una cadenza sospesa e una cadenza perfetta, e gli accordi seguono questo senso in modo da aiutarti e sapere dove appunto stai improvvisando perché mettere solo una pentatonica o scala blues per esempio in summertime ti aiuta se ti perdi ma non sempre le note vengono bene, da li è meglio ricordarsi ogni singolo accordo e per farlo devi avere la voglia e l'orecchio, io per esempio non mi ricordo a memoria ogni singolo accordo, allora li ripeto mentalmente oppure faccio solo la fondamentale senza improvvisare subito in modo da conoscere il pezzo anche in base agli accordi, poi ci metto la terza e infine ci metto la quinta, senza fare cose troppo difficili perché il jazz non è semplice, nemmeno per Charlie Parker o per Dizzy Gillespie agli inizi.



Per iniziare potresti anche leggere un libro che è abbastanza interessante ma ci sono delle cose poco chiare diciamo, però ti aiuta se ti serve un modello, magari lo trovi gratis su internet e si chiama "La grammatica della musica" Di Otto Karolyi... a me sinceramente non piace per niente, preferisco tutt'altro e non vedo l'ora di svenderlo o di buttarlo però ci sono alcune cose interessanti...


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Grazie ragazzi!



@Mirko996 la mia paura più grossa appunto, non è quella di studiare le scale o l'armonia (questo ho già iniziato a farlo), ma appunto, quella di perdermi nel pezzo!



Comunque sono maleducato, salve Pollini e salve Mirko996, grazie per le vostre risposte! :ok:


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Ospite

Grazie ragazzi!

@Mirko996 la mia paura più grossa appunto, non è quella di studiare le scale o l'armonia (questo ho già iniziato a farlo), ma appunto, quella di perdermi nel pezzo!

Comunque sono maleducato, salve Pollini e salve Mirko996, grazie per le vostre risposte! :ok:

Anch'io ho paura di perdermi in un pezzo, in un certo senso, ecco perché sto iniziando a usare l'orecchio per sapere dove mi trovo, in un certo senso a volte riesco ad orientarmi nonostante mi perda in certi punti, certe volte proprio no... E' una questione di allenamento senza sosta, quindi penso che riuscirai prima o poi ad orientarti bene, come chiunque. Ci vuole tanto volontà e cuore :) almeno, come la penso io, ognuno trova il proprio modo di esprimersi musicalmente al meglio, frasi ritmiche, note calde o espressive o c'è chi adora mettere il virtuosismo [...] esistono tantissimi modi per introdurre il tutto senza perdersi... Io per esempio non riesco contando con le dita o in mente, poi ho certi momenti di ansia non dovuti alla musica ma al perdermi... so il pezzo, chiudo gli occhi e mi sento concentrato ma non tantissimo, dipende... il tutto viene dopo molto tempo... spesso mi ritrovo a fare delle cose come facevano i grandi clarinettisti jazzisti che mi piacciono come Tony Scott oppure Buddy Defranco: loro, come chiunque jazzista, sono grandi, però, appunto che sono grandi non si possono raggiungere i loro livello. Come dice Mauro Ottolini "uno cerca di imitare il proprio mito in tutto per tutto, si veste come lui, si taglia i capelli proprio come lui, insomma, cerca di assomigliare in tutto e per tutto a lui, copiandolo, ma si renderà conto che non potrà mai essere come il suo mito, perché appunto il mito è solo uno e non possono esserci persone simili al mito" e concordo, questo comunque è fuori discorso, tanto per divulgare, però è riflessivo, almeno, a me ha aiutato tantissimo.

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Certamente la dedizione è tutto. Come dici tu credo che si tratti proprio di allenamento intensivo e credo non si smetta mai di imparare. Guarda, Trane per tutta la vita ha cercato quel "qualcosa" che attraverso anni e anni di musica non è mai riuscito a raggiungere. Forse è questo che tempra i miti, la determinazione e la volontà di spingersi sempre più in alto. Poi è importante avere un punto di riferimento, perché secondo me funzionano un po' come gli ideali… non si potrà mai arrivare alla "purezza", ma è il tentativo di raggiungerli che aiuta a migliorarsi costantemente. E poi, tutti coloro che sono diventati miti aspiravano a un ideale più grosso di loro ;)


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Ospite

Come hanno fatto in molti: Eric Dolphy, Jimmy McGriff, Bird, Dizzy, Miles, Coltrane, Buddy defranco, Buddy Powell, Coleman Hawkings ma non solo quelli del periodo Bebop ma anche classicisti e i gruppi rock, quelli venturi, hanno cercato di raggiungere la purezza dello stile... Perché il jazz è continua evoluzione, che ha dato origine a molti generi che ci sono oggi. Anche se non puoi diventare l'apice della perfezione, puoi diventare l'ideale, un punto di riferimento essenziale per moltissimi...


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Scale e accordi sono fondamentali, e per suonarli bene ci vuole anche una discreta padronanza tecnica dello strumento.

Un'altra cosa importante è però lo stile: pur suonando sempre su scale ed accordi, ogni stile ha le proprie particolarità. Quanto sono diverse le improvvisazioni in stile swing anni '30, bebop anni '40, rock, latin-jazz! Quindi per imparare ad improvvisare è importante scegliere uno stile di partenza, una musica che sia per noi piacevole da ascoltare, e cercare di carpirne gli elementi stilistici, oltre che le formule amoniche legate a scale-arpeggi.

Io consiglio di iniziare con il jazz anni '20/30, ad esempio Louis Armstrong, perché è più facile capire come ragionano quei musicisti, suonano cose comunque comprensibili ed è più facile imitarli. Il jazz più moderno è progressivamente più elaborato e più difficile da decifrare.

Infine, per chi volesse provare, ho messo online degli esercizi per chi comincia da zero a improvvisare (gratuiti). Li trovate a questo link:

http://www.leoravera.it/improvvisazione/

Se provate ad utilizzarli, per piacere lasciatemi un commento e ditemi com'è andata!

 

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On 10/9/2015 at 14:57, Pollini dice:

Conoscere un po' di armonia è fondamentale, comunque basta ricordarsi di usare o i gradi congiunti o, in caso di "salti" melodici (dalla terza in su), le note dell'accordo. Di solito in realtà bastano le conoscenze del primo anno di armonia.

 

Non ho parole... Questo post denota una conoscenza inesistente della materia eppure una sua banalizzazione. 

Io sono diplomato e ho fatto armonia biennale e con quella nel jazz non ci cavi un ragno dal buco. La conoscenza dell'armonia nel jazz, specie quello avanzato deve essere di alto livello, diversa poi da quella che si studia nel corso di composizione di conservatorio. Attenzione, non sto dicendo che sia più difficile (e per certi versi lo è, per altri no) ma diversa.

 

i salti melodici di terza su un tipo di armonia quartale per esempio mandano gambe all'aria il brano. Conosco gente diplomata in composizione che se la metti davanti a uno standard jazz non cava una nota.

Per quale motivo? Questo sarà solo un difensore del jazz, un blastatore che non riconosce l'importanza degli studi classici. Non sono un blastatore ma bisogna stare al passo con i tempi.

Una risposta serie al cosa serva per improvvisare nel jazz eccola qui:

1) Conoscenza dell'armonia, di stampo jazz che è quella che ha poi influenzato il rock, il pop, il funky e qualsiasi altro genere musicale più moderno di stampo non classico. Dalle strutture più semplici a quelle più complesse ovviamente. Ogni argomento va affrontato su un pianoforte e poi sul proprio strumento. Conoscere e saper applicare un approccio modale in maniera efficace, sostituzioni di accordi, riarmonizzazioni di livello semplice o avanzato, le progressioni e le strutture caratteristiche di questa musica. Il primo anno di armonia? con quello puoi andare ad assistere a un concerto jazz, non certo  improvvisare

 

2) Ear Training: non il solfeggio cantato che ne è solo l'anticamera. Cantare melodie o  riconoscerle ad orecchio, riconoscere accordi allo stato base e rivoltato, progressioni e scale semplicemente ascoltandole. In questo senso un ear training serio entra nel dettaglio molto più di un corso canonico di solfeggio 

3) Conoscenza del vocabolario jazzistico, a livello ritmico, interpretativo, dinamico. Conoscere il feeling dello swing e tutte le possibili correnti derivate.

4) Acquisizione del bagaglio improvvisato. Si passa alla pratica, l'armonia diventa uno studio applicato. Ci si libera dalle geometrie delle diteggiature solite. Si studiano scale, arpeggi,rivolti, strutture e progressioni in OGNI TONALITA' in ogni porzione possibile del proprio strumento. Scale su una corda, su due o tre corde. Arpeggi e rivolti in ogni modo e maniera possibile e concepibile. Si studiano pattern, lick e frasi contenuti in libri specifici e/o tratti da brani celebri (meglio se tirati ad orecchio). Questi Pattern vengono analizzati a tavolino da un punto di vista armonico/melodico si acquisiscono quindi in OGNI TONALITA', li si suona con varianti ritmiche opportune. Si studiano possibili soluzioni in cui queste strutture possano creare musica vera e propria e non solo note senza un significato. Si studiano quindi collegamenti armonici, ogni possibile risoluzione di ogni nota di un accordo con quella dell'accordo successivo, si contestualizza e analizza la dissonanza, sul perché e sul dove inserirla. Si creano dei propri lick o pattern e si traspongono in OGNI TONALITA' non prima di averli analizzati. Ci si esercita sui concetti di impro di accompagnamento e di solo seguendo principi tecnici, armonici,ritmici,estetici del genere. Sul come si crea un assolo esistono libri su libri che trattano l'argomento per esempio, idem per l'accompagnamento. 

5) Analisi. Si analizzano da un punto di vista armonico brani (detti standard jazz se contenuti nel real book) e assoli. Un assolo è buona norma e regola tirarselo a orecchio e trascriverlo di sana pianta (altro che la licenza di solfeggio)  e poi analizzarlo a tavolino. 

6) Si imparano brani jazz, quando si studiano si studiano in OGNI TONALITA' trasponendoli una volta appresi in una tonalità di partenza. Apprendere un brano di norma significa: imparare il tema sul proprio strumento su più registri, imparare la struttura armonica, sapere che accordi, scale,sostituzioni si possano inserire, saperle inserire in maniera pertinente, studiare frasi o assoli del brano e applicarli nella propria improvvisazione.

7) Si ascolta molta musica jazz, dei vari periodi e dei vari stili.

8)Si applica l'improvvisazione, molto meglio se con altri validi musicisti improvvisatori in lunghe jam session

Ecco come si apprende il jazz. Non di certo come è stato detto da chi non ha le competenze per poter dire A su questo genere di musica. Uno dei motivi per cui non rimpiango il corso classico del conservatorio è la tipica chiusura mentale, non conoscenza e presunzione della categoria. Senza voler agitare gli animi ma se qualcuno mi chiedesse dei consigli sul cosa fare per un'audizione in un'orchestra non gli direi niente, anche se sono diplomato in un corso classico e forse conosco la musica classica meglio di quanto tu conosca il jazz. Penserei che non è il mio mestiere e lo inviterei a chiedere a chi queste cose le affronta. 

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Discussione ormai vecchia di quattro anni ed alla quale risposi senza manco accorgermi che era nella sezione di Jazz: quelle erano regoline generali per cominciare a scrivere melodie nello stile classico o romantico. Oggi sicuramente non impoverirei la materia in quella maniera.

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