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Perché si discute così poco?


Paoletto
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Ciao,



Ho notato, in questo come in molti altri forum dedicati a musica e strumenti musicali, che in Italia si discute pochissimo. Per cercare informazioni utili devo necessariamente andare nei forum in inglese, qualche volta in francese o in tedesco, decisamente più attivi. Ma perché?



Qui dentro ci sono bravissimi strumentisti e persone esperte, da cui ho ricevuto (e li ringrazio ancora) indicazioni molto utili. Ma in pochi sentono il bisogno di servirsi della loro competenza. È vero che in Italia si suona sempre meno (qualche anno fa si stimava che il 7% degli italiani suonasse uno strumento, contro circa l'80% dei britannici), ma mi sembra che la mancanza di traffico non possa essere giustificata dal numero, che comunque rimane in assoluto non bassissimo.



Non ci importa di apprendere dagli altri? Abbiamo troppo da studiare? Siamo timidi? Sappiamo già tutto?



Ciao,


Paolo



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Ciao Paoletto, siete voi nuove leve che dovreste portare nuove idee, nuovo entusiasmo. :original_x:



Io ormai rientro nell'ultima categoria...no scherzo, ho appreso e continuo ad apprendere tanto ogni giorno, ma molto è stato detto e scritto in questi anni. Avrai letto l'indice generale del forum flauto. Molti passano giusto per un problema specifico, altri preferiscono leggere, altri magari preferiscono altri social network, sono scelte. Tuttavia ci sono anche altre sezioni del forum, come quella generale. Ad esempio questa settimana negli ascolti condivisi abbiamo la Suite en Concert pour flûte et percussion di André Jolivet. Perché non passate magari anche voi flautisti a lasciare qualche impressione sul brano, sugli aspetti tecnici, sull'interprete?



Altrimenti se ti interessa il pianoforte, visto che mi pare tu lo abbia studiato, stiamo seguendo il Concorso Tchaikosvky, uno dei più prestigiosi per la musica classica che si tiene ogni 4 anni e c'è anche un italiano in gara.


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Cara Flaux, grazie per la risposta e le considerazioni. Forse sarei dovuto essere più specifico: stavo pensando alle discussioni sulla tecnica (strumentale) e sulla tecnologia (costruttiva, di configurazione, di manutenzione), a cui invece nei forum americani ci si dedica molto. Qui se ne discute molto meno, pur esistendo (se non sbaglio) solo un paio di forum in italiano dedicati al flauto.



Forse all'aspetto tecnico non siamo stati abituati a scuola (non so se in Polonia sia lo stesso: c'è una forte tradizione matematica, che magari si estende anche ad altri settori tecnico-scientifici). Il mezzo è considerato neutro. Il costruttore è sempre quello (Honer per il flauto dolce a scuola, Yamaha per i flauti e i pianoforti). Gli studi quelli tradizionali e obbligati.



Per deformazione professionale ho sempre amato smontare le cose, ed è un peccato che non ci sia modo di smontarle seguendo istruzioni in italiano.



Ciao,


Paolo


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In realtà abbiamo avuto momenti in cui si discuteva di tamponature, viti, manutenzione etc. anche in modo piuttosto specifico perché tra gli iscritti ci sono anche riparatori e costruttori di flauti. Se però tieni conto che molti sono/erano studenti e hanno un solo strumento, magari costoso, beh... alle volte più che rischiare di far danni irreparabili è preferibile affidarsi a mani esperte (proprio maestro o riparatore). Finché il flauto costa tra i 100-200€ uno può anche azzardarsi a metterci mano, se costa di più non credo convenga.



Forse all'estero ci sono più strumentisti amatori, questo sì, e quindi più portati ad un certo grado di rischio sia nello studio del repertorio (senza particolari vincoli) sia nell'approccio allo strumento. In Italia invece abbiamo generalmente una concezione piuttosto negativa di chi si dedica alla musica per passione, questa è sempre stata la mia impressione.



Dissentirei sulle marche, in realtà di possessori di Yamaha ce ne sono stati pochini qui, e alla voce "marche e produttori" abbiamo diverse discussioni che lo testimoniano. Tuttavia capisco il tuo disappunto sulla scarsa attività forumistica, attendiamo tempi migliori e studenti entusiasti.


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In realtà, il "calo d'ascolti" e la vitalità dei forum lo riscontro in tutti i forum in cui sono iscritto da decenni, prima era un fiorire di argomenti e traffico, poi man mano l'affluenza viene meno, vuoi perchè col boom di youtube ci sono tutti i tutorial di questo mondo, dall'imparare ad infilare l'ago alla costruzione di ordigni nucleari, vuoi perchè "i clienti" sono distratti da altre forme di socialità...


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Ho notato, in questo come in molti altri forum dedicati a musica e strumenti musicali, che in Italia si discute pochissimo. Per cercare informazioni utili devo necessariamente andare nei forum in inglese, qualche volta in francese o in tedesco, decisamente più attivi. Ma perché?

io leggo tutti i giorni ma non partecipo - banalmente - per mancanza di tempo, ad esempio che bella l'idea degli ascolti settimanali, a volte riesco anche ad ascoltare i brani proposti, inevitabilmente poi manca il tempo per scrivere un commento.

Il paragone con i forum in inglese non regge, platea troppo più vasta grazie alla lingua.

Poi meglio 10 post di questo forum che 100 di talkclassical, per dirne uno

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In realtà, il "calo d'ascolti" e la vitalità dei forum lo riscontro in tutti i forum in cui sono iscritto da decenni, prima era un fiorire di argomenti e traffico, poi man mano l'affluenza viene meno, vuoi perchè col boom di youtube ci sono tutti i tutorial di questo mondo, dall'imparare ad infilare l'ago alla costruzione di ordigni nucleari, vuoi perchè "i clienti" sono distratti da altre forme di socialità...

Sono d'accordo.

Facendo un discorso più generale rispetto al topic: oltre alla migrazione di utenti su altre forme di socialità virtuale, secondo me il calo di vitalità di molti forum dipende anche da dinamiche interne proprie di questo modo di interagire virtuale. Per dirne una: la regola universale, più o meno rigida, del non poter ripetere gli argomenti, i topic. Se da un lato questa permette a un forum di essere ordinato e pulito, di auto organizzarsi come un libro che si compone negli anni, senza bisogno di uno scrittore principale, dall'altro toglie in una certa misura la possibilità di interagire ai nuovi utenti. Man mano che il tempo passa gli argomenti si saturano e se il forum non ha un tema vasto e contiene sezioni generiche su cui volendo scrivere di altro rischia di perdere forza. Questo è solo uno dei motivi, penso sia un dicorso complesso, buon pane per sociologi e psicologi, ci sono tante variabili di cui tener conto, e a me incuriosisce vedere come certe cose si ripetono ogni volta.

L'elemento collante fondamentale comunque penso sia proprio la 'socialità', più ancora che lo scambio di informazioni o altro.

I forum vivono di scrittura attiva, si deve poter scrivere qualcosa, in un modo o nell'altro, altrimenti sarà consultato ma crescerà con lentezza, in termini di dibatitto e post postati.

Comunque questo in particolare, nonostante la veneranda età, mi pare sia abbastanza arzillo. Dico in generale, alcune sezioni sono meno attive di altre. Bisongna mettere in conto, come è stato detto, il fatto che serve anche del tempo per intervenire. Più persone partecipano attivamente più c'è la possibilità che qualcuno abbia tempo per una risposta o un interazione, ma per un sommarsi di motivi è sempre difficile ce ne siano tante. I forum sono meccanismi che selezionano persone con certe caratteristiche (per esempio appunto chi ha tempo di scrivere 5 righe) e alla fine non ce ne sono molte, di qualsiasi cosa si parli.

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Il paragone con i forum in inglese non regge, platea troppo più vasta grazie alla lingua.

Ogni tanto mi son chiesta cosa potrebbe succedere se venisse aperta una sezione internazionale qui, con l'inglese come lingua franca...

Per dirne una: la regola universale, più o meno rigida, del non poter ripetere gli argomenti, i topic. Se da un lato questa permette a un forum di essere ordinato e pulito, di auto organizzarsi come un libro che si compone negli anni, senza bisogno di uno scrittore principale, dall'altro toglie in una certa misura la possibilità di interagire ai nuovi utenti. Man mano che il tempo passa gli argomenti si saturano e se il forum non ha un tema vasto e contiene sezioni generiche su cui volendo scrivere di altro rischia di perdere forza.

Ordinare è una necessità, aiuta a ritrovare le informazioni come dici bene. Tuttavia non è una politica selvaggia di chiusura di nuovi topic e quindi di limitare l'integrazione dei nuovi utenti. Il problema nasce quando questi non si prendono la briga di sfogliare gli indici, né tantomeno di leggere le vecchie discussioni. E' vero, costa molto tempo, fatica ed è più facile aprire un nuovo topic, ma perché siamo abituati (male) ad una società del tutto e subito. XD

Se un utente non resta, allora non era qui per condividere una passione, ma per risolvere un dubbio/problema. Bisogna prenderne atto, a modo suo ha comunque contribuito alla crescita del forum.

Il discorso di Paoletto si riferisce più all'aspetto teorico-pratico musicale (in questo caso flautistico). Rimangono comunque argomenti di nicchia che solo gli strumentisti stessi possono discutere nel dettaglio.

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In effetti è vero, era un discorso riferito a un ambito tecnico; ma è vero che un'osservazione del genere può far nascere varie domande, tipo: possibile che in Italia, dove abbiamo una cosa tipo 80 conservatori (non tutti popolati allo stesso modo, comunque è un numero immenso), tante rassegne interessanti di concerti e una vita musicale comunque piuttosto attiva (per lo meno, magari stando a Milano sono abituato bene, ma a me sembra così)... Possibile, quindi, che gli studenti, i musicisti e gli appassionati che hanno voglia di condividere il loro interesse al di là della cerchia di amici/colleghi siano così pochi?


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Ordinare è una necessità, aiuta a ritrovare le informazioni come dici bene. Tuttavia non è una politica selvaggia di chiusura di nuovi topic e quindi di limitare l'integrazione dei nuovi utenti. Il problema nasce quando questi non si prendono la briga di sfogliare gli indici, né tantomeno di leggere le vecchie discussioni. E' vero, costa molto tempo, fatica ed è più facile aprire un nuovo topic, ma perché siamo abituati (male) ad una società del tutto e subito. XD

Ci mancherebbe, nella pratica sarebbe difficile non essere ordinati, ma non mi riferivo a questo forum in particolare. Quello che in generale volevo dire è che nella forma di comunicazione 'forum' ci sono dei piccoli controsensi o paradossi che fanno parte del mezzo; e poi anche che tendono a creare in modo naturale tensioni, fenomeni ed epifenomeni di vario genere, per esempio la tendenza a chiudersi o anche ad autodistruggersi..a causa di come è strutturato e per le dinamiche psicologiche delle singole persone e dei gruppi di utenti. Penso che tutti questi fattori abbiano una qualche influenza per rispondere più in profondità alla domanda 'perché non si discute abbastanza'. Rispondere davvero in modo completo e profondo però penso sia un impresa :mda:

Sono d'accordo con quel dici sul prendersi la briga di cercare prima di postare...

Se un utente non resta, allora non era qui per condividere una passione, ma per risolvere un dubbio/problema. Bisogna prenderne atto, a modo suo ha comunque contribuito alla crescita del forum.

Si penso anch'io. Chi si iscrive per una domanda tecnica di solito sa già che non rimarrà, perché magari non è interessato all'aspetto sociale del forum, non sente questo bisogno forse...o perché non ha tempo o altro ancora. Di solito cerca solo di ottenere un informazione, piuttosto che di vendere il suo gong tibetano. Usare un forum in questo modo, tipo bollettino degli annunci gratuiti, è ovviamente del tutto legittimo, amche percHé ci sono le sezioni apposite.

Il discorso di Paoletto si riferisce più all'aspetto teorico-pratico musicale (in questo caso flautistico). Rimangono comunque argomenti di nicchia che solo gli strumentisti stessi possono discutere nel dettaglio.

Mi sembrava che la domanda/osservazione di Paoletto, pur all'interno di una sezione specifica, volesse alludere anche qualcosa di più forumiano...come i motivi che spingono una persona a discutere o meno, e a condividere informazioni o pareri. Per quello ho preso spunto dal post di Bastian Contrario, che già ha ampliato il discorso, credo in modo pertinente

Fra l'altro il titolo del topic di Paoletto può essere valido anche per altre sezioni di un forum (non necessariamente questo) o addirittura ad interi forum :ph34r_anim:

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Possibile, quindi, che gli studenti, i musicisti e gli appassionati che hanno voglia di condividere il loro interesse al di là della cerchia di amici/colleghi siano così pochi?

La risposta più ovvia sembrerebbe no e forse soprattutto chi si occupa di musica 24h al giorno non sente il bisogno di discuterne oltre l'orario "di lavoro/studio".

Mi sembrava che la domanda/osservazione di Paoletto, pur all'interno di una sezione specifica, volesse alludere anche qualcosa di più forumiano...come i motivi che spingono una persona a discutere o meno, e a condividere informazioni o pareri.

Sì, è un discorso che potrebbe essere esteso. Attualmente le sezioni più attive sono Generale e Di tutto di più, tenendo conto che quest'ultima spesso con la musica non c'entra nulla... è sintomatico. XD

Tuttavia la discussione è stata postata qui nel forum flauto poiché voleva scuotere le coscienze dei flautisti. Fa piacere che ci siano state risposte anche da non-flautisti poiché significa che il problema è sentito.

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Confermo che pensavo a discussioni sull'aspetto tecnico, 'hardwaristico' del mondo flautistico. Come osserva Stargazer, siamo una nazione piuttosto popolosa, gente che suona ce n'è in quantità discreta, ma poi in questo che è il forum più frequentato e meglio organizzato non rimane traccia di interessi specifici per l'aspetto tecnico del fare musica. Non parlo di discussioni tra specialisti, ma tra semplici appassionati, per il puro piacere di scambiarsi pareri e informazioni sull'oggetto che si tiene in mano o che si è sentito suonare la sera prima. La presenza nel forum di specialisti capaci di dare risposte corrette alle domande degli appassionati è ciò che renderebbe queste discussioni decisamente interessanti.



È invece un po' come se lo strumento fosse un oggetto neutro, la sua manutenzione qualcosa di marginale e trascurabile, l'arte del costruire strumenti un'arte minore, quasi da nascondere. Ma è vero che l'interesse per gli argomenti tecnici in Italia è debole almeno a partire dalla Controriforma (ogni tecnologia portava con sé un allontanamento dalla Verità rivelata, e apriva a perniciose curiosità dagli esiti imprevedibili). Siamo stati una nazione di costruttori di strumenti musicali (proprio ieri leggevo dei flauti di tipo Meyer prodotti da Orsi, Maino e Rampone nel tardo XIX secolo, e ogni tanto vado a trovare Borgani, che nella sua lunga storia ha prodotto strumenti a fiato di ogni tipo), ma oggi è difficile trovare giovani che vogliano lavorare come liutai od organari. Pur essendo mestieri puliti e redditizi. La regione in cui vivo ha stanziato fondi per formare giovani costruttori di fisarmoniche, ma la risposta sembra essere stata modesta.



Forse è il nostro modo, molto 'estetico', di affrontare la vita, ma mi dispiace che testimoni anche un progressivo allontanamento dall'aspetto artigianale del mondo della musica. Il violino è il punto di incontro tra l'idea barocca di spazio, la scienza acustica, le tecnice ebanistiche e quelle del trattamento dei tessuti animali; il flauto è la tecnica di respirazione forgiata nei millenni da tante discipline del sacro, un progetto strumentale che si perde nella notte dei tempi, incanalate nella metallurgia moderna. Peccato non avere interesse per ogni componente di quest'arte profonda, che fa da tramite tra il respiro e la musica.



Paolo

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Confermo che pensavo a discussioni sull'aspetto tecnico, 'hardwaristico' del mondo flautistico. Come osserva Stargazer, siamo una nazione piuttosto popolosa, gente che suona ce n'è in quantità discreta, ma poi in questo che è il forum più frequentato e meglio organizzato non rimane traccia di interessi specifici per l'aspetto tecnico del fare musica. Non parlo di discussioni tra specialisti, ma tra semplici appassionati, per il puro piacere di scambiarsi pareri e informazioni sull'oggetto che si tiene in mano o che si è sentito suonare la sera prima. La presenza nel forum di specialisti capaci di dare risposte corrette alle domande degli appassionati è ciò che renderebbe queste discussioni decisamente interessanti.

Forse però a mancare sono proprio le domande, non qualcuno che risponda...

È invece un po' come se lo strumento fosse un oggetto neutro, la sua manutenzione qualcosa di marginale e trascurabile, l'arte del costruire strumenti un'arte minore, quasi da nascondere. Ma è vero che l'interesse per gli argomenti tecnici in Italia è debole almeno a partire dalla Controriforma (ogni tecnologia portava con sé un allontanamento dalla Verità rivelata, e apriva a perniciose curiosità dagli esiti imprevedibili). Siamo stati una nazione di costruttori di strumenti musicali (proprio ieri leggevo dei flauti di tipo Meyer prodotti da Orsi, Maino e Rampone nel tardo XIX secolo, e ogni tanto vado a trovare Borgani, che nella sua lunga storia ha prodotto strumenti a fiato di ogni tipo), ma oggi è difficile trovare giovani che vogliano lavorare come liutai od organari. Pur essendo mestieri puliti e redditizi. La regione in cui vivo ha stanziato fondi per formare giovani costruttori di fisarmoniche, ma la risposta sembra essere stata modesta.

Forse è il nostro modo, molto 'estetico', di affrontare la vita, ma mi dispiace che testimoni anche un progressivo allontanamento dall'aspetto artigianale del mondo della musica. Il violino è il punto di incontro tra l'idea barocca di spazio, la scienza acustica, le tecnice ebanistiche e quelle del trattamento dei tessuti animali; il flauto è la tecnica di respirazione forgiata nei millenni da tante discipline del sacro, un progetto strumentale che si perde nella notte dei tempi, incanalate nella metallurgia moderna. Peccato non avere interesse per ogni componente di quest'arte profonda, che fa da tramite tra il respiro e la musica.

Paolo

Trovo che tu abbia ragione su tutto, a parte sul fatto che ci sia poco interesse per la liuteria e che sia un mestiere redditizio: oltre a studiare in conservatorio studio anche in una scuola di liuteria, chiaramente è un ambito ristretto ma ci sono sempre molte richieste di ammissione; e dal primo anno sentiamo ripeterci che "saremo disoccupati". E a ragione...

Riguardo alla questione liuteria faccio un piccolo appunto: c'è molto spesso un grosso distacco tra musicista e liutaio, sono veramente pochissimi i liutai che sanno suonare e ancor meno i musicisti che sanno qualcosa di liuteria.

Ti parlo di strumenti ad arco; non so come sia la questione per gli strumenti a fiato, le due professioni sono più strettamente collegate?

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Trovo che tu abbia ragione su tutto, a parte sul fatto che ci sia poco interesse per la liuteria e che sia un mestiere redditizio […]


Riguardo alla questione liuteria faccio un piccolo appunto: c'è molto spesso un grosso distacco tra musicista e liutaio, sono veramente pochissimi i liutai che sanno suonare e ancor meno i musicisti che sanno qualcosa di liuteria.


Ti parlo di strumenti ad arco; non so come sia la questione per gli strumenti a fiato, le due professioni sono più strettamente collegate?





In un'epoca come questa, è già tanto avere un lavoro… Difficilmente nel mondo degli strumenti musicali artigianali ci si arricchisce, ma almeno è un lavoro. Nel settore delle fisarmoniche c'è ancora mercato, ma mancano i giovani che entrino in questo settore ancora largamente artigianale, ancora personale ed appassionante. Le paghe non sono male. E nel campo del flauto sarebbe interessante sentire la squadra di Briccialdi, per capire se effettivamente si riesce a vivere esclusivamente di questo mestiere. Mi viene inoltre da pensare, a volersi spostare un po', che forse in Germania un liutaio può avere un posto: da qualche tempo stanno togliendo lavoro a Cremona nella fascia medio-alta.



Che ci sia distacco tra musicista e liutaio è un po' il succo di questa discussione: sembra che viviamo in mondi diversi. Personalmente lavoro nel mondo degli strumenti musicali (non artigianali), ed è sempre un problema vivere la separazione, all'interno dell'azienda, tra musicsti e tecnici non musicisti. Allo stesso tempo, da sempre ricordo un marcato disinteresse del musicista per la materialità del proprio strumento. Tanto per dire, difficile trovare pianisti capaci di sistemarsi da soli l'accordatura dello strumento. E direi che il problema sia generalizzato. Ci sono dentro anch'io: se dovessi sistemare una molla del flauto, a meno che non si trattasse di un intervento del tutto ovvio, probabilmente andrei dal riparatore.



Paolo


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Sì, il lavoro volendo c'è, non era questo di cui dubitavo (all'estero la figura del liutaio formato in Italia è ancora piuttosto considerata); ma il fatto che fosse redditizio. Comunque non è un problema, per lo meno non per me, ho sempre ritenuto molto meglio trovare un lavoro che mi piacesse piuttosto che uno con cui guadagnare bene.


Ma per tornare al punto centrale della discussione, la soluzione sarebbe formare figure comuni ai due ambiti: fino più o meno al 1700 il musicista era spesso anche costruttore del proprio strumento, ma andando avanti le due attività sono diventate così accurate e il livello è salito a tal punto che formare una persona in grado di destreggiarsi in entrambi gli ambiti è diventato difficile; ma basterebbe fornire conoscenze di base di liuteria ai musicisti e viceversa.


In conservatorio vedo che, nei nuovi ordinamenti (triennio/biennio), hanno introdotto tra i corsi a scelta uno di fondamenti di liuteria, ovviamente teorico ma comunque meglio di niente; alla scuola di liuteria ci sono lezioni di base di strumenti ad arco e teoria/solfeggio. I mezzi per creare un collegamento quindi vengono forniti, ma spesso c'è un grande disinteresse e queste discipline "ponte" vengono snobbate o prese sotto gamba...


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Difficilmente metterò mano per interventi importanti sul mio flauto, ma i piccoli approcci (rapida calibrazione, molle, pulizia) me li faccio da me, mentre per gli interventi più importanti mancano ovviamente esperienza e mezzi.


E ogni tanto mi diverto a costruire flauti traversi in bambù, ma non posso definirmi un "liutaio" in quanto il mio approccio è del tutto "alla buona", ovvero foro, sento quale nota ne esce fuori, e se sono abbastanza vicino alla nota desiderata la intono, mentre un liutaio "serio" farebbe tutta una serie di complicatissimi calcoli fisici/matematici, in base alla cameratura e lunghezza della canna.


Se si sbaglia si ricomincia e mal che vada avrai un pò di bambù con cui accendere il camino... mentre per approcciare ad un flauto in metallo, con tanto di chiavi, occorrono fior di macchinari e notevole competenza, innarrivabile per chiunque lo volesse fare "per provare".



Qui i miei pifferini in bambù https://www.youtube.com/watch?v=dFL6Kwhrf9M :)


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Il risultato mi sembra interessante! Ma all'interno per la cameratura si deve fare qualcosa?



Penso che per gli strumenti a fiato la questione sia ancora più complicata: esistono scuole per imparare a ripararli/costruirli/...? O ci si basa su maestri che siano in grado di trasmettere il loro mestiere?

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Si, la cameratura determina tutta una serie di fattori, relativamente alla lunghezza della canna, e i liutai "pro" usano inserire da qualche parte almeno una "conicità" che serve principalmente per l'intonazione delle ottave superiori, i flauti traversi rinascimentali per esempio, oltre alla testata hanno un "barilotto" in cui è ricavata la conicità. Anche il flauto moderno ha una conicità, la testata non è perfettamente cilindrica. Altro fattore sono i diametri di alcuni fori, e la distanza! Il tutto si fa con opportuni macchinari, tra cui il tornio per ricavare i vuoti interni e le conicità in determinate sezioni della canna, dove per canna intendo il corpo del flauto.


Io invece, utilizzando il bambù, il vuoto interno me lo fornisce la natura, a volte anche un accenno di conicità, che però non è regolare e quindi non molto applicabile come principio.


Pratico 6 fori, sul modello dei wistle irlandesi (ma anche i bansuri indiani e flauti cinesi/nipponici) e ne ricavo uno strumento diatonico, ovvero capace di intonare le note e poche altre di una particolare scala, per esempio quella di mi maggiore.


E se sono "fortunato", agendo sulla distanza tappo - foro di insuflazione riesco ad avere una seconda ottava abbastanza intonata, ma nel mio caso non è la regola visto che non modifico la cameratura.


Scuole di riparatori so che esistono, il mio riparatore ne ha frequentata una per 3 o 4 anni, in genere sono le stesse marche di strumenti che cercano di formare degli abili riparatori, ma di più non so!


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