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Nuovi orizzonti: i compositori di oggi


SaintJust
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Mad, io invece non mi volevo tanto soffermare sulla mentalità del compositore/musicista.

La cosa che mi lascia un po' stranito è questa nuova "ondata" di liuteria e strumenti stravaganti che molti compositori, supportati da ensemble altamente qualificati, propongono.

e cosa suonano con esattezza ? Cercano nuove vie musicali, oppure si innestano loro modo nella Tradizione ? Ne convieni, nel secondo caso non si va da nessuna parte perchè si cambiano i termini del discorso ma la sostanza è sempre la stessa.

Ho fatto il parallelo con Partch perché, mi sembra, a differenza di questi nuovi progetti, la sua visione di musica non era tanto nella ricerca di una "possibilità di suonare qualsiasi cosa", ma di collocare dei nuovi materiali musicali in un contesto "umanistico", lontano ovvero da qualsiasi voglia sperimentazione.

sì, sono d'accordo, ma se ripensi a tutte le cose che ho scritto nei giorni scorsi non mi pare che il nostro discorso ha più punti di contatto di quel che sembra. Cambiano gli accenti, diciamo così.

I territori a cui fa riferimento Verrando sono molto speculativi, lontani da una visione di musica atta al ripensamento stesso della musica. Pare, alle volte, una risposta "elitaria" ai movimenti di musica industriale più vicini a certe culture Punk/Underground (Germania ed Inghilterra in primis) che avviene al limite del tempo massimo. Senza contare il fatto che si tratta comunque di uno strano mix di tecniche contemporanee a tecniche di live electronics che imbrigliano i nuovi compositori entro leggi fisiche e scientifiche, più che "musicali".

insomma, in parole povere questo Verrando usa un linguaggio artificiale che pretende di prendere le mosse, o di continuare nel solco della tradizione occidentale ? Se è così, se non ho capito male, stiamo sempre girando attorno al solito problema ;)

Per dirla in parole povere, Partch ha creato un nuovo tipo di organico orchestrale al suo tempo, questi invece mettono nella tradizione ormai tecnicizzata della musica europea i sacchi della spesa e i violini cinesi. Sì, insomma, alla fine si crea sempre quella confusione e quella naturale "dissonanza" di logiche che, pare, lontanissima dal farsi andare via.

sono d'accordo, in questo allontanamento dalle solite "cose" sta la forza di Partch. In più, sembra richiamare forze ormai assopite nella musica occidentale, che affondano le loro radici nel mito, fuori dal tempo. E' uno degli aspetti che trovo molto affascinanti nella sua musica.

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Segnalo che hanno messo online tutto il concerto del 27 Febbraio tenuto dal Divertimento Ensemble.

>https://www.youtube.com/watch?v=ABCPuOQJHHM

(L'audio è un po' bassino nella presentazione pre-concerto).

Ecco la scaletta:

Ruggero Laganà (1956) – Le grand miroir (2015), per ensemble **
Igor Maia (1988) – Imaginay Games (2014)*
Alina Podzorova (1989) – Dell’arte I (2014)*
Eugene Birman (1987) – Addio (2014)*
Artur Akshelyan (1984) – Mihr II, (2013), per ensemble*
Ivan Fedele (1953) – Mudra (2013), per 13 strumenti*

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Penso che questo topic sia un'ottima cosa, quello che trovo molto carente nel mondo della musica contemporanea è la mancanza quasi totale di divulgazione. MI chiedo chi sia impegnato per farla conoscere.


Porto degli esempi.


In edicola troviamo riviste come Amadeus o simili, che escono con cd allegati e guide all'ascolto, cosa è stata fatto da queste per la musica del Novecento o contemporanea ? Pochissimo, se non niente.


Rivista Musica : seria rivista italiana, ma quanto dedica alla divulgazione di autori contemporanei ? poco o nulla, è incentrata più che altro sulle interpretazioni del passato o sul "pianismo". Ogni tanto qualcosa è stato concesso ai contemporanei, ma solo se hanno nomi ormai imprescindibili, come Ligeti. Per il resto nebbia totale o quasi.


Anche le pubblicazioni della Zecchini, le Guide all'ascolto di recente uscita, dedicano poco spazio ai contemporanei, relegati alla solita paginetta con quattro informazioni, nessuna guida all'ascolto, come invece viene diligentemente fatto per tutti gli autori ottocenteschi.


I compositori dedicano qualche energia a colmare questo enorme gap con il pubblico ? o vivono nella torre d'avorio ?


In questo senso ottima l'iniziativa delle Lezioni di musica di Radio3, in particolar modo encomiabili quelle dedicate al Novecento, quindi plauso a Boccadoro e agli altri che le hanno trattate. Speriamo la situazione possa riequilibrarsi, troppo spazio è sempre dedicato al repertorio passato.


La situazione alla radio ? non so, io scarico podcast che ritengo utili di varie trasmissioni, ma non l'ascolto.


Mi pare su Radio Classica ci sia una trasmissione a cura di Ricciarda Belgiojoso, ma nel complesso l'attenzione è tutta concentrata sul solito repertorio e la storia dell'interpretazione (soprattutto pianistica).


In tv si parla di musica contemporanea ? non credo, semmai segnalatemelo. Quella trasmissione su Rai5, Petroushka l'ho trovata deludente, meglio di niente, ma ben poca cosa.



Abbiamo poi la meritevole collana edita da EDT, un'oasi nel deserto, e qui il merito enorme di Enzo Restagno e del suo MiTo. Quei volumi li ho quasi tutti. Qualcosina anche pubblicato da l'Epos (ma troppo cara).


Le storie della musica del Novecento, sono a mio avviso carenti, tutte da riscrivere, sono ferme al 1968 e ripetono stancamente tutte le stesse cose, il panorama del secolo è invece stato assai più variegato.


Lo dico sempre che la Storia della musica del Novecento la dovrebbe scrivere Madiel !!



Di recente qualcosa si sta forse muovendo, oltre al celebre volume di Alex Ross, anche quella della Einaudi, di Paul Griffith, che comprende le schede di 100 opere ritenute da lui (opinabilmente) fondamentali.


Se non altro sono più aggiornate.



In rete, abbiamo la mai abbastanza lodata iniziativa dei canali Wellesz a cura degli amici che ben conosciamo.



Ma nel complesso, torno a ribadire, a me pare che la divulgazione sia molto carente. Tutte quelle guide e guidine che vengono create per la musica dei secoli scorsi, sono ormai quasi superflue visto il tanto materiale presente in rete. Qualcuno si dovrà pur muovere prima o poi a fare cose analoghe per Novecento e Duemila.



A tutto ciò si aggiungono le tante preziose informazioni che si possono trovare in questo forum, utilizzando la ricerca, opera per lo più di Madiel e pochi altri. Ora si aggiunge questo topic, verso cui inizialmente e amaramente ho riversato la mia polemica.



Aggiungo che negli anni passati avevo dedicato del tempo curando un blog personale in cui venivano postati commenti o analisi di composizioni del Novecento. Un compositore su Facebook mi disse : grazie, ce n'è tanto bisogno! Le sue parole spesso mi tornano alla mente.



Scusate la forma, sono pensieri di getto.


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Penso che questo topic sia un'ottima cosa, quello che trovo molto carente nel mondo della musica contemporanea è la mancanza quasi totale di divulgazione. MI chiedo chi sia impegnato per farla conoscere.

Porto degli esempi.

In edicola troviamo riviste come Amadeus o simili, che escono con cd allegati e guide all'ascolto, cosa è stata fatto da queste per la musica del Novecento o contemporanea ? Pochissimo, se non niente.

Rivista Musica : seria rivista italiana, ma quanto dedica alla divulgazione di autori contemporanei ? poco o nulla, è incentrata più che altro sulle interpretazioni del passato o sul "pianismo". Ogni tanto qualcosa è stato concesso ai contemporanei, ma solo se hanno nomi ormai imprescindibili, come Ligeti. Per il resto nebbia totale o quasi.

Anche le pubblicazioni della Zecchini, le Guide all'ascolto di recente uscita, dedicano poco spazio ai contemporanei, relegati alla solita paginetta con quattro informazioni, nessuna guida all'ascolto, come invece viene diligentemente fatto per tutti gli autori ottocenteschi.

I compositori dedicano qualche energia a colmare questo enorme gap con il pubblico ? o vivono nella torre d'avorio ?

In questo senso ottima l'iniziativa delle Lezioni di musica di Radio3, in particolar modo encomiabili quelle dedicate al Novecento, quindi plauso a Boccadoro e agli altri che le hanno trattate. Speriamo la situazione possa riequilibrarsi, troppo spazio è sempre dedicato al repertorio passato.

La situazione alla radio ? non so, io scarico podcast che ritengo utili di varie trasmissioni, ma non l'ascolto.

Mi pare su Radio Classica ci sia una trasmissione a cura di Ricciarda Belgiojoso, ma nel complesso l'attenzione è tutta concentrata sul solito repertorio e la storia dell'interpretazione (soprattutto pianistica).

In tv si parla di musica contemporanea ? non credo, semmai segnalatemelo. Quella trasmissione su Rai5, Petroushka l'ho trovata deludente, meglio di niente, ma ben poca cosa.

Abbiamo poi la meritevole collana edita da EDT, un'oasi nel deserto, e qui il merito enorme di Enzo Restagno e del suo MiTo. Quei volumi li ho quasi tutti. Qualcosina anche pubblicato da l'Epos (ma troppo cara).

Le storie della musica del Novecento, sono a mio avviso carenti, tutte da riscrivere, sono ferme al 1968 e ripetono stancamente tutte le stesse cose, il panorama del secolo è invece stato assai più variegato.

Lo dico sempre che la Storia della musica del Novecento la dovrebbe scrivere Madiel !!

Di recente qualcosa si sta forse muovendo, oltre al celebre volume di Alex Ross, anche quella della Einaudi, di Paul Griffith, che comprende le schede di 100 opere ritenute da lui (opinabilmente) fondamentali.

Se non altro sono più aggiornate.

In rete, abbiamo la mai abbastanza lodata iniziativa dei canali Wellesz a cura degli amici che ben conosciamo.

Ma nel complesso, torno a ribadire, a me pare che la divulgazione sia molto carente. Tutte quelle guide e guidine che vengono create per la musica dei secoli scorsi, sono ormai quasi superflue visto il tanto materiale presente in rete. Qualcuno si dovrà pur muovere prima o poi a fare cose analoghe per Novecento e Duemila.

A tutto ciò si aggiungono le tante preziose informazioni che si possono trovare in questo forum, utilizzando la ricerca, opera per lo più di Madiel e pochi altri. Ora si aggiunge questo topic, verso cui inizialmente e amaramente ho riversato la mia polemica.

Aggiungo che negli anni passati avevo dedicato del tempo curando un blog personale in cui venivano postati commenti o analisi di composizioni del Novecento. Un compositore su Facebook mi disse : grazie, ce n'è tanto bisogno! Le sue parole spesso mi tornano alla mente.

La colpa di questa disinformazione, credo, sia ambivalente. Ovvero da parte di chi la fa e di chi la deve eseguire.

Parlando della situazione italiana, ormai credo ci sia pochissimo da dire. I grandi enti lirici e concertistici forniscono sempre pochissima musica contemporanea. Basti pensare quante opere prime regala la scala. Quest'anno. guarda caso, è stato commissionata l'opera CO2 ad il già collaudato Battistelli e basta. La Verdi si è preoccupata di dare commissioni al solo Campogrande per le intro ai loro concerti durante il semestre expo. Per quanto riguarda gli ensemble che vivacchiano (sia con fondi privati ma, specialmente, pubblici) forniscono programmi tra (poche) opere prime ed ormai i classici novecenteschi. Basti pensare ad un concerto che assistetti l'Ottobre scorso al San Fedele eseguito dal quartetto Prometeo, tra Lachenmann (in rappresentanza dell'avanguardia) e Shostakovich (in rappresentanza del novecento storico), spuntavano brani di Ghisi e Perini di nuova esecuzione. Con ciò voglio dire che, anche per gli appassionati della contemporanea, si deve cercare sempre di "tutelarli" dai soldi buttati nel gabinetto, e ci appioppi qualcosa che ormai è inattaccabile. Pensa anche all'iniziativa 5Giornate. Alla fine che han messo? Il Pierrot Lunaire.

Con questo, non voglio in alcuna ragione mettere in cattiva luce l'operato in fin di bene di certi enti, fondazioni ed ensemble. Ci mancherebbe altro. Però, c'è un ma. Diciamola in modo sfacciato: oggi tutti possono fare i compositori. Una delle battaglie politiche, aihmè vinte, del Novecento storico è stata quella di apertura dei materiali. Il compositore contemporaneo medio vive in una situazione di apparente libertà storica e di conoscenza. Sono veramente pochi i giovani che, a stregua della loro proposta, dimostrano quella capacità di metabolizzare il bagaglio storico e, specialmente, la padronanza della tecnica. Oggi, la figura del compositore è sempre sporcata da un'altra. La società di oggi richiede che chi scriva musica sia anche un informatico, un matematico, un fisico, un programmatore, un imprenditore di sé ecc... tutte queste competenze richieste, in parte, occultano la vera capacità del compositore. Forse perché oggi non si compone più, si sistematizza in altri sistemi che non riguardano la musica. I giovani di oggi, in Europa, sono molto attratti da un mondo sonoro di saperi tecnomorfi. Ma come nell'ambito colto, così nell'ambito "non-colto". Ovviamente, questi saperi tecnici, rompono il contatto stesso con la tradizione millenaria della musica, perché si percepisce, comunque, la volontà di esplorare un'altro mondo. Un possibile mondo. Forse anche un mondo che esista solo nelle loro teste. C'è un gran rifiuto del passato ma, della macrostruttura musicale. Oggi sono tutti interessati all'analisi parcellizzata del gesto. Un'analisi che, per essere attendibile, richiede l'oggettività di fondo. Il fenomeno musicale, per sua natura, è un fenomeno mutevole nelle percezioni. E quindi, esule sempre da una classificazione possibile. Tuttavia, l'approccio di questi compositore è un'indagine sempre fuori dalla meta-narrazione che, come possiamo vedere oggi, stanno crollando.

Fatta questa prima premessa, forse non originalissima. Arrivo al sodo della questione: è una bella pretesa da parte dei compositori di oggi quella di farsi eseguire e richiedere attenzione ad un pubblico (quello competente) la "giusta" attenzione. Perché suonano terribilmente tutti, e dico tutti, uguali. Siccome non esiste una ricerca della macro-struttura, tutti si concentrano nei particolari del gesto, del linguaggio o non-linguaggio, della maturazione del suono nel tempo eccetera. Sostanzialmente, si tratta di un lavoro atto nella revisione stessa del proprio percorso compositivo. Questo perché c'è la convinzione che il materiale musicale sia complesso di suo. Ora, io lavorerei, dato questo presupposto, di sottrazione. Ovvero, pensarlo più come un fenomeno non-complesso. Anche quando si interpellano i grandi lavori della New Complexity, tipo quelli di Ferneyhough e Dillon, oggi sono considerati già passati per la generazione presente. Ferneyhough è vero ha parcellizzato il gesto musicale di continuo, ma l'ha piegato ad una esigenza di una società che cambiava ed ha posto un problema, prima di tutto, sociale, culturale e politico. Perché Ferneyhough andò oltre al semplice gesto od al semplice materiale. Riuscì a scavare nell'esecuzione e nella scrittura, i problemi semantici ed espressivi della stessa. Un'espressività al passo con i nostri i tempi, i quali comunque sono innegabilmente represse. Pensiamo alla straordinaria umanità messa in crisi durante "Time and Machine II" per violoncello ed amplificatori, ed abbiamo la risposta. Ecco, anche il lato politico ed antropologico, nei nostri giovani leoni manca.

Ordunque, facendo finta che io non abbia letto il mio pistolotto (mal scritto ovviamente :D), potrei fare un giochino. Ti linkerei vari brani dei compositori italiani (anche se potrei farlo con tanti altri) e ti chiederei di provare a capire chi sono. Ecco, probabilmente, LudwigII (comunque un ascoltatore preparato e cosciente) non saprebbe ricercare ALL'ASCOLTO le evidenti differenze tra un Eric Maestri, Daniele Ghisi, Raffaelo Grimaldi, Andrea Agostini, Stefano Bulfon, Marco Momi ecc... sebbene io abbia rilevato una personalità comunque definita di tutti loro, leggendo attentamente il blog nuthing, probabilmente senza aver studiato le loro partiture nei dettagli, non saprei dirti la differenza. La ricerca è quella, universalmente conosciuta.

Chiediamoci perché, anche se li trattiamo male, compositori come Steve Reich o John Adams sono così ascoltati e trasversali. Loro hanno risposto, a loro tempo, con un loro universo (appunto, una macro-struttura), con leggi costruite su quel mondo fatto di materiali riconoscibili e "da marchio di fabbrica". Certo è vero, come mi fece notare il mio maestro di composizione, che questo mondo è fragile di suo. Poiché se tu suonassi un Mib al posto di un Mi naturale, la mia magia di disperde, perché il materiale è riconoscibile e l'orecchio ci interagisce con esso (accettandolo o no, ovviamente). Tuttavia, sempre meglio un sistema fragile, ma coerente con la propria essenza, che uno studio di "giurisprudenza" (lo dico con l'accezione deleuziana del termine) su materiale che non si debba smussato per farlo entrare in questo mondo chiamato musica.

Diciamo che oggi il mondo della contemporanea colta ha il suo polo a Milano, con qualche eroismo in giro per l'Italia (da nord e sud). Diciamo sempre che si basa ancora sul passaparola, poche volte le fanzine che fanno le views segnalano iniziative del genere.

L'unica rivista di un certo peso musicologico è la collana della LIM, ovvero "Musica/Realtà". Ti lascio il link: http://www.lim.it/Non è scritta male, le forme alle volte sono autorevoli. Io ogni tanto la leggo mentre esco a fumare in conservatorio.

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Non voglio essere laconico, ma facciamo degli esempi:

>https://www.youtube.com/watch?v=jY3Wj874hYw

>https://www.youtube.com/watch?v=L3zZItkmThE

A livello percettivo, per me il materiale è sempre quello. Lineare, asciutto, micro-dettagliato. In altre parole, avrei scambiato Ghisi e Sannicardo se non avessi letto i due nomi.

EDIT: Per esemplificare meglio la situazione, il violista (che di cognome mi pare sia Fumagalli) è membro del Divertimento, R0, MDI e del Trio di Milano. Oppure c'è la Bellocchio che si è suonata un numero spropositato di prime esecuzioni (che è positivo come cosa, sia chiaro, ma una è una pianista su venti). Alla fine, gli specialisti (ovviamente con alte capacità ed una ottima preparazione), in Italia, sono sempre i soliti.

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Ma la situazione degli interpreti (pianisti, direttori, ecc.) a me pare disastrosa, sono fermi nella celebrazione del passato, in un museo delle cere. E invece dovrebbero proporre con forza e costanza la musica dei grandi di oggi. Ma sono i primi a non conoscerla e a temerla.
E' vero che abbiamo degli interpreti specializzati sulla contemporanea, pochi e probabilmente sempre quelli come dicevi, coraggiosi quasi eroi, ma è il resto del mondo musicale che è rimasto a Schoenberg.

Questa enorme distanza la vogliamo prima o poi colmare, o continuamo così, con la contemporanea ghettizzata in circoli per pochi eletti e il resto del pubblico che non sa nulla e continua a bersi felice la milionesima intepretazione di Chopin dell'ultimo artista cinese ?

Capisco che stiamo facendo due discorsi diversi e forse dovevo aprire un altro topic, come avevo pensato, ovvero stato della divulgazione della musica contemporanea in Italia.

Io penso che i compositori validi ci siano, ma non sono nè conosciuti nè valorizzati, forse solo per motivi economici di convenienza, una sinfonia di Beethoven è sempre una garanzia per il pubblico.

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Ma la situazione degli interpreti (pianisti, direttori, ecc.) a me pare disastrosa, sono fermi nella celebrazione del passato, in un museo delle cere. E invece dovrebbero proporre con forza e costanza la musica dei grandi di oggi. Ma sono i primi a non conoscerla e a temerla.

E' vero che abbiamo degli interpreti specializzati sulla contemporanea, pochi e probabilmente sempre quelli come dicevi, coraggiosi quasi eroi, ma è il resto del mondo musicale che è rimasto a Schoenberg.

Questa enorme distanza la vogliamo prima o poi colmare, o continuamo così, con la contemporanea ghettizzata in circoli per pochi eletti e il resto del pubblico che non sa nulla e continua a bersi felice la milionesima intepretazione di Chopin dell'ultimo artista cinese ?

Capisco che stiamo facendo due discorsi diversi e forse dovevo aprire un altro topic, come avevo pensato, ovvero stato della divulgazione della musica contemporanea in Italia.

Io penso che i compositori validi ci siano, ma non sono nè conosciuti nè valorizzati, forse solo per motivi economici di convenienza, una sinfonia di Beethoven è sempre una garanzia per il pubblico.

Diciamo anche c'è un po' di confusione anche nell'ambito didattico. Ovvero, non nego l'esistenza delle masterclass di altissimo profilo professionale che vengono organizzate periodicamente nei vari enti ed istituzioni, ma solitamente sono inerenti al repertorio. Per esempio, il mio conservatorio organizza una serie di masterclass per la chitarra e, quest'anno, su dieci seminari, solo uno (che era tenuto dalla brava Elena Casoli) era inerente alla cura del repertorio contemporaneo.

Ma io ti direi di andare oltre ai discorsi sociali, politici ed economici. Per dare una "mano" concreta a questo ambiente, da appassionato, credo che l'unica cosa giusta sia quella di adoperarsi di voglia di dedicare un ascolto veramente critico sulle qualità intrinseche stesse delle composizioni. Io non credo che bisogni prendere tutto per buono quello che un compositore colto di quest'era produca, anzi. Credo sia giusto utilizzare una sorta di severità ma non con intenti distruttori, sia chiaro. Non nascondo la mia perplessità di fondo, ovviamente, a questa mia affermazione: come ti ho scritto sopra, nutro delle divergenze sullo stesso stato embrionale con cui questa musica viene pensata e composta.

Per mettere carne al fuoco, vorrei portare una mia esperienza personale. Quest'anno il mio prof. di Teoria e Solfeggio, giovane compositore poco sopra i trentacinque anni che ha avuto un discreto successo specialmente in Francia, ci siamo più volti messi lì a "cazzeggiare". Visto che si parlava di tutto tranne che di musica (dalle donne alle serie televisive :D), una volta ci siamo messi lì a parlare di musica. E gli feci una domanda: "ma esiste qualcosa di buono da ascoltarsi dei tuoi (sì, gli do del tu :D) colleghi?"... e lui: "Guarda, sinceramente, non ci perdo troppo tempo dietro perché, ti dirò, quando sei nell'ambiente e ci lavori pure su questa musica non c'è tanto di cui ascoltare, preferisco ascoltare l'elettronica e la musica underground estrema". Ecco, io da quel momento l'ho cominciato ad apprezzare molto per la sua schiettezza e sincerità. Praticamente mi ha detto di non perdere tempo con le uscite di Kairos e Col Legno poiché, da addetto ai lavori, la musica lì si assomiglia tutta.

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Oggi, la figura del compositore è sempre sporcata da un'altra. La società di oggi richiede che chi scriva musica sia anche un informatico, un matematico, un fisico, un programmatore, un imprenditore di sé ecc... tutte queste competenze richieste, in parte, occultano la vera capacità del compositore.

Avete voluto la modernità? :rolleyes_x: Io credo che ormai in tutti i campi bisogna dimostrare di aver molteplici talenti e quello dell'informatica è volente o nolente imprescindibile al giorno d'oggi. Ed è vero, ci vuole poco per buttar giù due note... ancor meno metterle in rete alla mercé di tutti.

Piuttosto, essendo cambiato l'intrattenimento in generale dovremmo chiederci se ha ancora senso scrivere musica per il solo piacere delle orecchie... che piacere con la contemporanea nel 90% dei casi non è, quindi?

Ho un ricordo vago di un concerto con brani di giovani promesse e una di questa ci tenne a precisare che lui scriveva così perché è un ragazzo moderno e quello era il linguaggio dei suoi tempi. Ma allora mi chiedo: hai davvero fatto una scelta o ti sei semplicemente messo in coda a timbrare il cartellino? Poi ci credo che sembrano tutti uguali.

Questa enorme distanza la vogliamo prima o poi colmare, o continuiamo così, con la contemporanea ghettizzata in circoli per pochi eletti e il resto del pubblico che non sa nulla e continua a bersi felice la milionesima interpretazione di Chopin dell'ultimo artista cinese ?

Farò finta di non aver letto... <_<

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Avete voluto la modernità? :rolleyes_x: Io credo che ormai in tutti i campi bisogna dimostrare di aver molteplici talenti e quello dell'informatica è volente o nolente imprescindibile al giorno d'oggi. Ed è vero, ci vuole poco per buttar giù due note... ancor meno metterle in rete alla mercé di tutti.

Piuttosto, essendo cambiato l'intrattenimento in generale dovremmo chiederci se ha ancora senso scrivere musica per il solo piacere delle orecchie... che piacere con la contemporanea nel 90% dei casi non è, quindi?

Ho un ricordo vago di un concerto con brani di giovani promesse e una di questa ci tenne a precisare che lui scriveva così perché è un ragazzo moderno e quello era il linguaggio dei suoi tempi. Ma allora mi chiedo: hai davvero fatto una scelta o ti sei semplicemente messo in coda a timbrare il cartellino? Poi ci credo che sembrano tutti uguali.

Sì, ma siamo arrivati alla situazione per cui molti compositori si sentono a disagio a scrivere con carta, matita e gomma, eh.

Credo che piacere, oggi, sia una questione abbastanza soggettiva. Aldilà delle giustificazioni sulla purezza empirica del sistema tonale, ti ritrovi una buona parte di ascoltatori (e, con ascoltatori io intendo in senso lato, ovvero che non ascoltano solo musica di matrice colta) che ascoltano una musicale che sicuramente non corrisponde ai canoni di piacevolezza a cui pare tu stia facendo riferimento. Siccome certa offerta musicale è, per consapevole scelta, legata a contesti di matrice sociale e culturale ben diversi da quella settecentesca/ottocentesca. Perché, volenti o nolenti, il percorso dipende in larga parte dal retaggio/ceto/classe del soggetto che operi musica.

In soldoni, uno ancora più scrivere con la successione armonica I-II-IV-V-I, ma non saranno i I-II-IV-V-I "storici". Sono, inconsciamente o meno,arricchiti con i colori di esperienze imprescindibili che ci sono state nel precedente secolo (ed è un calderone enorme, si passa dal blues al jazz, dal folk al pop ecc..).

Il problema culturale è complesso. Anche se noi stiamo qui a contarcela su, la musica colta tradizionale è astrusa per molte persone. Sai. c'è gente che si rompe le scatole di sentire un minuto di Bach, al mondo. La nostra "tradizione" non è neanche millenaria, facendo bene i conti. E' una tradizione di, toh, cinquecento anni o poco più? Ed il compositore, per scelta di status sociale principalmente, si lega per convenienza ad una tradizione per il semplice fatto che è una tradizione. Riconosciuta o meno, non importa. Tutti i "contemporanei" scelgono, deliberatamente, una strada di attaccamento all'accademia, senza però acquisirne i saperi. Per posa? No, magari per poca consapevolezza e paura di aver fatto una scelta di vita, alla fine, un po' folle (al giorno d'oggi).

Tuttavia, occorre riflettere su una altro punto. Esistono molti che si sono rifiutati, ancora oggi, la protezione ed il riconoscimento unanime di una certa intellighenzia. Esistono diverse correnti, come quella della nuova scuola di Mosca che, recuperando le teorie storiche del formalismo russo anni '20, rifiutano anche una critica su modello accademico e di analisi dei materiali. Perché la loro musica ha la pretesa, giustamente o no (se ne potrebbe pure discutere), di essere altro. Ed allora, probabilmente, stiamo sbagliando tutto: li stiamo criticando nell'esatto opposto di come loro hanno concepito i loro brani. Ma, nel discorso sopra, si sta parlando comunque di compositori che "non rifiutano" ma che vivono, a mo di mezzi parassiti, di rendita storica e culturale in mondo sempre più stretto e mercantile.

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Esistono diverse correnti, come quella della nuova scuola di Mosca che, recuperando le teorie storiche del formalismo russo anni '20, rifiutano anche una critica su modello accademico e di analisi dei materiali. Perché la loro musica ha la pretesa, giustamente o no (se ne potrebbe pure discutere), di essere altro. Ed allora, probabilmente, stiamo sbagliando tutto: li stiamo criticando nell'esatto opposto di come loro hanno concepito i loro brani.

Purtroppo ignoro a cosa tu ti stia riferendo, faccio mea culpa. :ninja:

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Purtroppo ignoro a cosa tu ti stia riferendo, faccio mea culpa. :ninja:

Se ti interessa, puoi recuperare informazioni qui:

http://www.nuthing.eu/2014/09/dmitri-kourliandski.html

http://ettoregarzia.blogspot.it/2014/11/il-nuovo-costruttivismo-della-musica.html

Mentre, se hai intenzione di "provarci", ecco qua il link della casa discografica fancymusic, che carica tutte le uscite in streaming su Soundcloud:

http://fancymusic.ru/category/contemporary/

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Ritorno su questo topic per una segnalazione di un brano interessante.
Si tratta di "Estro Poetico Armonico II" del giovane Yotam Haber.

>https://www.youtube.com/watch?v=hcX1lfASmKc

Classe 1977, Olandese di nascita ma ora trapiantato a New York. L'esperienza storica americana è un'esperienza di esuli. Tante persone hanno lasciato l'Europa per reinventarsi in America. Haber porta con un retaggio di tipo mediterraneo/europeo, e la sua particolarità sta nel sovrapporre epoche storiche differenti, mescolando l'amore per la musica barocca con le sonorità ed esperienze contemporanee. L'ascolto di questo brano è straniante, alienante ma, allo stesso tempo, affascinante.

Aspetto una vostra opinione ;-D

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Klangforum Wien, Arditti Quartet

Enno Poppe conductors

La new thing della musica contemporanea austriaca ha discretamente esarcebato alcuni elementi di novità non perfettamente ascrivibili al campo musicale; le interferenze dapprima dirottate versa le naturali integrazioni nei rami della filosofia antica e della letteratura (soprattutto quella epica e post-guerra), in seguito hanno mostrato una tendenza a costruire isole tematiche incrociate con "ricordi" di determinate realtà del piccolo e grande schermo, quelle della tv, del settore cinematografico o del fumetto visivo, un turbine trasferito concettualmente nella musica che ne caratterizzava l'originalità e le qualità. In particolare le preferenze dei giovani compositori si sono indirizzate sulla riscoperta di specifiche soundtracks, in cui era evidente tutto un lavoro di commistione tra evento visivo e musica (per la gran parte, musica orchestrata); la composizione venne vista con un occhio deformato, che accoglieva nella musica quei percorsi tutti votati a riprodurre situazioni sceniche legate a doppio filo con il mondo sonoro e, data la quantità di variazioni che si potevano offrire, la musica contemporanea sembrò essere perfetta per questo tipo di mistificazione. Si creò perciò un effetto particolarissimo, ossia descrivere musicalmente ciò che era stato già musicato in associazione con le immagini. Le celebri composizioni di Hermann per Hitchcock (soprattutto quelle composte per Psycho), le colonne sonore delle peripezie dei cartoons di Bugs Bunny o del Coyote contro il Road Runner, nonché i thrillers e i films di fantascienza, fecero sviluppare una scrittura che si potrebbe definire simulatoria, ma con caratteristiche che non erano mai state intercettate prima.
Bernd Richard Deutsch (1977), giovane compositore viennese già molto stimato negli ambienti contemporanei viennesi, non fa eccezione a questa regola della trasmigrazione tutta austriaca; la Kairos gli permette di produrre la prima monografia discografica della sua carriera, che si incentra sulle ultime composizioni in ordine temporale, 3 partiture che sembrano siano legate tra loro a mò di trittico. Si tratta di due pezzi per ensemble ("Mad Dog" e la preziosa direzione orchestrale di Enno Poppe con la Klangforum Wien del "Dr. Futurity") e di uno String quartet (n° 2). Mentre in "Mad Dog" e "2. Streichquartett" si scorge un filo conduttore comune, tematico e musicale, "Dr. Futurity" è già il sogno di un ambizioso volo oltre i contorni di una ben sperimentata idea. L'interesse per le evoluzioni del mondo animale viene rappresentata a stadi di differenziazione, con un progetto ben studiato di concatenamenti, succubi di una presenza notevole delle tecniche non convenzionali sugli strumenti. Stilisticamente Deutsch potrebbe somigliare ad un discepolo moderno di Wagner, soprattutto riguardo alla maestosità con cui lo stesso cerca di elaborare le strutture orchestrali, ma è veramente solo una delle tante impressioni che si susseguono nella musica di Deutsch, perché oltre al vivace "traballero" che costituisce essenzialmente le tessiture della sua musica, soprattutto in Dr. Futurity (un omaggio al romanzo di fantascienza di Philip K. Dick del 1960) c'è un progetto dinamico teso allo shock mentale, al contro-circuito tra pezzi indistinti di operosità orchestrale: è un frullato dove sentite oboe e fisarmonica fuori posto che si incrociano con fiati intricati, fischi e campane che scandiscono dinamiche sonore che sembrano somigliare al volo di insetti impazziti, una quiete da febbrile attesa tipo A space odissey o lo squillo di un vecchio telefono anni cinquanta, un intro da orchestra di Gil Evans o una tromba da raduno alla Capitano Custers: è un tentativo di costruire un nuovo concetto di "futurismo" musicale applicato all'arte cinematografica, basato sul principio del puzzle e sulla giusta rivalutazione della funzione cinematografica, della sua criptazione nella musica, assegnando ad un suono od ad una combinazione suoni-immagini, il compito di produrre una nuova ed ulteriore immagine "stimmatizzata" dal suono stesso.
Ecco qui il commento che potete trovare nel prezioso blog di Ettore Garzi su questo dischetto segnalato tempo fa.
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La new thing della musica contemporanea austriaca ha discretamente esarcebato alcuni elementi di novità non perfettamente ascrivibili al campo musicale; le interferenze dapprima dirottate versa le naturali integrazioni nei rami della filosofia antica e della letteratura (soprattutto quella epica e post-guerra), in seguito hanno mostrato una tendenza a costruire isole tematiche incrociate con "ricordi" di determinate realtà del piccolo e grande schermo, quelle della tv, del settore cinematografico o del fumetto visivo, un turbine trasferito concettualmente nella musica che ne caratterizzava l'originalità e le qualità. In particolare le preferenze dei giovani compositori si sono indirizzate sulla riscoperta di specifiche soundtracks, in cui era evidente tutto un lavoro di commistione tra evento visivo e musica (per la gran parte, musica orchestrata); la composizione venne vista con un occhio deformato, che accoglieva nella musica quei percorsi tutti votati a riprodurre situazioni sceniche legate a doppio filo con il mondo sonoro e, data la quantità di variazioni che si potevano offrire, la musica contemporanea sembrò essere perfetta per questo tipo di mistificazione. Si creò perciò un effetto particolarissimo, ossia descrivere musicalmente ciò che era stato già musicato in associazione con le immagini. Le celebri composizioni di Hermann per Hitchcock (soprattutto quelle composte per Psycho), le colonne sonore delle peripezie dei cartoons di Bugs Bunny o del Coyote contro il Road Runner, nonché i thrillers e i films di fantascienza, fecero sviluppare una scrittura che si potrebbe definire simulatoria, ma con caratteristiche che non erano mai state intercettate prima.

Bernd Richard Deutsch (1977), giovane compositore viennese già molto stimato negli ambienti contemporanei viennesi, non fa eccezione a questa regola della trasmigrazione tutta austriaca; la Kairos gli permette di produrre la prima monografia discografica della sua carriera, che si incentra sulle ultime composizioni in ordine temporale, 3 partiture che sembrano siano legate tra loro a mò di trittico. Si tratta di due pezzi per ensemble ("Mad Dog" e la preziosa direzione orchestrale di Enno Poppe con la Klangforum Wien del "Dr. Futurity") e di uno String quartet (n° 2). Mentre in "Mad Dog" e "2. Streichquartett" si scorge un filo conduttore comune, tematico e musicale, "Dr. Futurity" è già il sogno di un ambizioso volo oltre i contorni di una ben sperimentata idea. L'interesse per le evoluzioni del mondo animale viene rappresentata a stadi di differenziazione, con un progetto ben studiato di concatenamenti, succubi di una presenza notevole delle tecniche non convenzionali sugli strumenti. Stilisticamente Deutsch potrebbe somigliare ad un discepolo moderno di Wagner, soprattutto riguardo alla maestosità con cui lo stesso cerca di elaborare le strutture orchestrali, ma è veramente solo una delle tante impressioni che si susseguono nella musica di Deutsch, perché oltre al vivace "traballero" che costituisce essenzialmente le tessiture della sua musica, soprattutto in Dr. Futurity (un omaggio al romanzo di fantascienza di Philip K. Dick del 1960) c'è un progetto dinamico teso allo shock mentale, al contro-circuito tra pezzi indistinti di operosità orchestrale: è un frullato dove sentite oboe e fisarmonica fuori posto che si incrociano con fiati intricati, fischi e campane che scandiscono dinamiche sonore che sembrano somigliare al volo di insetti impazziti, una quiete da febbrile attesa tipo A space odissey o lo squillo di un vecchio telefono anni cinquanta, un intro da orchestra di Gil Evans o una tromba da raduno alla Capitano Custers: è un tentativo di costruire un nuovo concetto di "futurismo" musicale applicato all'arte cinematografica, basato sul principio del puzzle e sulla giusta rivalutazione della funzione cinematografica, della sua criptazione nella musica, assegnando ad un suono od ad una combinazione suoni-immagini, il compito di produrre una nuova ed ulteriore immagine "stimmatizzata" dal suono stesso.

Ecco qui il commento che potete trovare nel prezioso blog di Ettore Garzi su questo dischetto segnalato tempo fa.

ecco qua Mad Dog, in quella che sembra una bella esecuzione

[media]http://youtu.be/jafwdm2tsd4

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Visto che qualche giorno fa avevo citato Samy Moussa che, oltre che compositore, direttore d'orchestra, oggi vorrei segnalarvi un disco uscito per Kairos nel 2000 tutto dedicato a Peter Eotvos. MI0001037464.jpg?partner=allrovi.com

tracklisting:(01) Chinese Opera 26:20Erste Szene in E und Gis 11:02Zweite Szene in F und G 8:26Dritte Szene in Fis und C 6:47(02) Shadows 14:181.Satz 2:472.Satz 3:283.Satz 7:50

Io l'ho sempre trovato un solidissimo e completo professionista. Non lo conosco come "direttore" di repertorio, tuttavia le pagine da lui eseguite del primo novecento (stravinskyiane e bartokiane) le ho trovate più che accettabili, e nel repertorio contemporaneo secondo è uno dei più eclettici. E' vero anche che non è che in giro ci siano così direttori straordinari per questo repertorio: Pintscher non mi fa impazzire, Zender e Furrer devono azzeccare, Cambreing e Benjamin sono noiosi e Poppe è semplicemente detestabile :)

Mentre, come compositore, mi pare un onesto artigiano ben conscio di legare la tradizione Bartokiana e dell'est dell'Europa con quella più universalista francofona (credo che l'esperienza nel Ensemble Intercontemporain gli sia servita molto.

Oddio Eötvös, Eötvös... Ho un vago ricordo di aver ascoltato anni fa alcuni suoi quartetti per archi [scaricati impunemente con bit torrent ^_^], e di aver avuto un'impressione di noia e superficialità..

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Oddio Eötvös, Eötvös... Ho un vago ricordo di aver ascoltato anni fa alcuni suoi quartetti per archi [scaricati impunemente con bit torrent ^_^], e di aver avuto un'impressione di noia e superficialità..

Non conosco i suoi quartetti, ma non fatico a crederti.

Anche se superficialità è una parola che cozza con il modus-operandi di molti compositori dell'oggi, sia chiaro.

Tuttavia, non mi pare che dire che Eotvos sarà ricordato più come un direttore d'orchestra che come compositore (anche se i suoi risultati sono sicuramente più elevati di quelli del Furt, Markevitch, Klemperer ecc... ).

Vi presento ora un'interessante intervista a 10 punti ad uno dei maggiori compositori americani, John Luther Adams (vincitore del premio Pulitzer nel 2014). Enjoy It :)

http://www.sinfinimusic.com/uk/features/interviews/composer-interviews/10-questions-for-prizewinning-us-composer-john-luther-adams

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ecco qua Mad Dog, in quella che sembra una bella esecuzione

[media]http://youtu.be/jafwdm2tsd4

Grazie Madiel per la segnalazione. L'ho ascolto, per ora, un paio di volte.

Credo sia un lavoro, tutto sommato, discreto. Siamo nel grande territorio del poli-stilismo, sbaglio? Avverto una ricchezza di citazioni e suggestioni, come suggerisce Garzia, quasi cinematografiche dentro (oltre che da Stravinsky e Varese).

Sì, insomma, sarei un po' restio a concederli un terzo ascolto. Te che dici, Mad?

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Grazie Madiel per la segnalazione. L'ho ascolto, per ora, un paio di volte.

Credo sia un lavoro, tutto sommato, discreto. Siamo nel grande territorio del poli-stilismo, sbaglio? Avverto una ricchezza di citazioni e suggestioni, come suggerisce Garzia, quasi cinematografiche dentro (oltre che da Stravinsky e Varese).

Sì, insomma, sarei un po' restio a concederli un terzo ascolto. Te che dici, Mad?

l'ho ascoltato solo una volta in questo video, non mi ha colpito particolarmente ad essere sincero. Ci sono molte suggestioni, ma fatico a metterlo a fuoco e, soprattutto, non ho ben capito il fine del pezzo. Intendo fine artistico, non di eventuali programmi o altre spiegazioni che vengono dopo. Cioè, cosa vuole comunicarci ? Anche io ci ho sentito Varese, la cosa mi è suonata strana per un compositore austriaco, così mi sono andato a vedere il curriculum e ho scoperto che i suoi maestri sono usciti da scuole conservatrici (un maestro del suo maestro è stato von Einem !) Varese è uscito così dal niente :D In alcuni momenti mi ricorda anche Shostakovich, o comunque un compositore russo, penso proprio all'incipit. Dovrò riascoltarlo con calma e cognizione :no_x: L'esecuzione del video mi pare eccellente.

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Ci sono molte suggestioni, ma fatico a metterlo a fuoco e, soprattutto, non ho ben capito il fine del pezzo. Intendo fine artistico, non di eventuali programmi o altre spiegazioni che vengono dopo. Cioè, cosa vuole comunicarci ?

Ad un quarto ascolto, anch'io non riesco bene a mettere a fuoco questo brano. Credo che come fine artistico sia quello di creare un pastiche di citazioni e suggestioni evidentemente care all'autore. Sebbene mi pare sia diviso "in sezioni", mi stupisce il fatto che mantenga una certa unitarietà nel progetto. Per certi punti di vista mi ricorda un'altro autore messo che pubblica su Kairos, Bernhard Gander. Gander è solo un pochino più "nerd".

Vedi roba tipo questo "Peter Parker" (nome del primo Uomo Ragno):


>https://www.youtube.com/watch?v=J_xPMjIgGtI

Oppure questo:

>https://www.youtube.com/watch?v=jb_1Jx9raoo

Sulla qualità dell'esecuzione concordiamo. Di raro gli ensemble di specialisti falliscono un'esecuzione dal punto di vista tecnico.

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