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SaintJust

Nuovi orizzonti: i compositori di oggi

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Visto che il mio arrivo sul forum è coinciso con una discussione che continua da parecchi giorni nel main topic della sezione, secondo me c'è abbastanza materiale per aprire un topic e spostarsi direttamente qui (per non disturbare più i reazionari :) ).

In questo topic cerchiamo di postare informazioni e musica sui compositori di oggi che meritano di avere una discussione ed una condivisione. E, visto che il mercato è sempre in fermento, anche le prossime uscite discografiche.


Inizio io proponendo l'italiano, ma ormai stabile all'IRCAM, Mauro Lanza.

Vi posto due brani che hanno abbastanza discutere:

Barocco (per soprano ed ensemble di giocattoli):

>https://www.youtube.com/watch?v=MyFy9EemVac

Regnum Animale (per trio d'archi elettrificato ed elettronica):

https://soundcloud.com/maurolanza/mauro-lanza-andrea-valle

Su Regnum Animale c'è questo bel commento del compositore Andrea Agostini su nuthing:

http://www.nuthing.eu/2013/12/mauro-lanza-e-andrea-valle-regnum.html

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Ci tenevo a segnalare la messa online della nuova stagione di Sentieri Selvaggi, ensemble milanese che, da sempre, si pone l'obbiettivo di diffondere le nuove opere dei "giovani".

Ecco, per chi è interessato:

http://www.sentieriselvaggi.org/files/box_home/upload/2015/posterfinale_tempiModerni.pdf

A breve sarà online anche il mini-sito ove metteranno ciò che si eseguirà ai concerti :-) Per ora, gli unici due brani sicuri sono "Le Marteau Sans Maintre" di Boulez e "Naturale" di Lucianone Berio.

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Ci tenevo a segnalare la messa online della nuova stagione di Sentieri Selvaggi, ensemble milanese che, da sempre, si pone l'obbiettivo di diffondere le nuove opere dei "giovani".

Ecco, per chi è interessato:

http://www.sentieriselvaggi.org/files/box_home/upload/2015/posterfinale_tempiModerni.pdf

A breve sarà online anche il mini-sito ove metteranno ciò che si eseguirà ai concerti :-) Per ora, gli unici due brani sicuri sono "Le Marteau Sans Maintre" di Boulez e "Naturale" di Lucianone Berio.

Bella segnalazione, grazie :)

Io li ho sentiti in concerto l'anno scorso perché erano ospiti della Società del Quartetto, mi ricordo una bella curiosità di Gentilucci e un'ottima esecuzione delle Folk Songs.

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Bella segnalazione, grazie :)

Io li ho sentiti in concerto l'anno scorso perché erano ospiti della Società del Quartetto, mi ricordo una bella curiosità di Gentilucci e un'ottima esecuzione delle Folk Songs.

Mai avuto la possibilità di sentirli dal vivo. Tuttavia, chi li ha visti, mi ha detto che sono decisamente un buon ensemble.

Diciamo che loro occupano, tra tutti i vari gruppi di Milano, si occupano molto di prime esecuzioni di compositori italiani più o meno conosciuti, ed hanno un repertorio che spazia dal novecento storico al minimalismo più moderno (quello dei vari Lang e Gordon). Sono forse l'unico, insieme all'Eutopia Ensemble di Genova, a trattare questo delicato repertorio.

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Questo thread testimonierà in maniera impietosa la mancanza di interesse nel pubblico per la creazione contemporanea, sono (siamo) tutti o quasi impegnati a godere della musica di ieri o dell'altro ieri. Una abbondante come mai prima offerta di musica dei secoli passati, grazie anche al mercato discografico, non può che costituire impedimento per la conoscenza e diffusione dell'arte di oggi.

Per parte mia posso dire che in questi ultimi anni ogni tanto torno a pormi il problema, ho cioè avvertito l'esigenza di colmare il gap, e spinto dalla curiosità, di tanto in tanto ho effettuato incursioni per cercare di conoscere qualcuno dei musicisti viventi, ma ancora troppo poco. Certo il tempo a disposizione non è infinito e i tanti grandi del passato, già riconosciuti tali ed entrati nel patrimonio della storia della musica, attraggono come sirene e soprattutto tranquillizzano maggiormente di un pinco pallino contemporaneo, di cui non hai la certezza che sarà effettivamente riconosciuto dalla storia come compositore di valore.

La situazione della musica contemporanea è grave a mio avviso non perchè non si creino più oggi capolavori e musiche degne di essere celebrate (anzi penso il contrario), ma per lo scollamento sempre maggiore con un qualche pubblico, soprattutto in Italia. Per cui se già la musica dei secoli passati viene coltivata ormai da una elite, quella contemporanea è per una elite della elite, cioè quattro gatti (la punta del triangolo di Kandinskij).

La causa di questo - chiamiamolo per essere buoni - disaffezionamento, va anche ricercata nei linguaggi sempre più complicati che vengono utilizzati dai compositori, infatti è chiaro che se il messaggio di un compositore risulta repulsivo o incomprensibile ai più, egli si dovrà accontentare di un pubblico ristretto ma altamente competente. Se si sceglie un linguaggio impervio e di complessità vertiginosa, qualunque ampia diffusione sarà preclusa in partenza; e qualunque compositore assennato penso ne sia pienamente consapevole (discorso che si adatta perfettamente anche al caso di un Bach).

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Per essere anche propositivo e non solo pessimista, propongo intanto come ascolto il finale della Ottava Sinfonia di Rautavaara (il decano dei compositori finlandesi), linguaggio "tradizionale" facilmente accessibile a tutti, persino commovente nella sua grandezza che ci parla di paesaggi nordici sconfinati, trovo interessanti le modulazioni (sorprendente la coda) e l'orchestrazione lussureggiante.



Questa esecuzione non è forse la migliore (preferisco il cd BIS diretto da Osmo Vanska), ma buona :



>https://www.youtube.com/watch?v=hQ9chQBmKsw


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La causa di questo - chiamiamolo per essere buoni - disaffezionamento, va anche ricercata nei linguaggi sempre più complicati che vengono utilizzati dai compositori, infatti è chiaro che se il messaggio di un compositore risulta repulsivo o incomprensibile ai più, egli si dovrà accontentare di un pubblico ristretto ma altamente competente. Se si sceglie un linguaggio impervio e di complessità vertiginosa, qualunque ampia diffusione sarà preclusa in partenza; e qualunque compositore assennato penso ne sia pienamente consapevole (discorso che si adatta perfettamente anche al caso di un Bach).

Non so quanto Ludwig. Non credo sia dovuto al fatto che i compositori di oggi sono "complessi". Secondo me, è sempre una questione individuale.

Mi spiego meglio. Come oggi tu ben potrai vedere, non esiste un vero dibattito "pubblico" sulla musica. Ormai, il lato puramente concettuale e teorico è stato messo da parte. Ormai TUTTA la musica contemporanea colta ed extra-colta parla, indirettamente, nuovi linguaggi che oserei definire "liquidi". Siccome non bisogna "più capire" che accordo si sente o che motivo ritmico si sta utilizzando, ormai si va avanti per "percezione" e "sensazioni" (terreno arduo e difficile, lo so).

Non mi stupisce quindi della popolarità all'infuori dell'ambito colto di Gyorgy Ligeti o di un Karlheinz Stockhausen, quindi (e non mi riferisco certo all'impatto sulla cultura pop, di certo rilevante eh). Credo che un musicista elettronico, che faccia anche dancehall o techno, possa subire il fascino delle prime incursioni dei pionieri dell'elettroacustica e di uno Stockhausen stesso. Ne è testimone la comparsa di varie scene di musica underground che si rifanno decisamente a quelle sonorità giudicate un "po' vintage". Oppure, al fascino che certo progressive rock nutriva per un certo tipo di avanguardia.

Per andare più sul recente, posso citarti Fausto Romitelli. Amato da tantissimi che sono non conosco niente di, chessò, Schubert o di Brahms.

Occorre anche fare una piccola postilla su una scena avant-rock ed avant-tutto che ha preso molto piede negli ultimi vent'anni, in cui i seguaci si cibano di tutto senza fare discernimento (basta sentire un "drone" oppure una "amplificazione").

Questo per dire che, una volta caduto il lato "teorico", ormai la musica è diventata un fenomeno trasversale. Ecco, come si diceva in altri sedi, il "danno" incurabile di tutta la musica prodotta oggi. Senza più la discussione e senza più il tempo di lasciarsi incuriosire, ormai si tira avanti solo per il gusto individuale, che si riflette poi in una maggioranza ed una minoranza di ascoltatori. Insomma, si fa economia.

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Ok, due segnalazioni.

Questo articolo apparso su nuthing che può darci qualche spunto di riflessione:

http://www.nuthing.eu/2015/02/raivecchiamusica.html

E segnalo anche questa nuova uscita per Kairos:

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Klangforum Wien, Arditti Quartet
Enno Poppe conductors

Includes booklet with texts by Gerhard R. Koch and Bernd Richard Deutsch
0013352KAI - 2015


tracklisting:

(01-03) Mad Dog (2011) 25:41
for ensemble
(04-06) 2. Streichquartett (2012) 16:06
for string quartet
(04-06) Dr. Futurity (2012-2013) 23:47
for ensemble

TT: 60:52


Bernd Richard Deutsch on his works:
Mad Dog
"La nature ne laisse à notre disposition, pour établir des distinctions entre les espèces, que des particularités minutieuses, et en quelque sorte puériles." (For determining the differences between the species nature provides us only with meticulous and somewhat childish details.) - Jean-Baptiste Lamarck, 1817

A piece of music, as if taken from real life... I imagine that the three movements include a 24-hour cycle, starting with the noon and the afternoon (he pushes, pulls, runs, jumps, sniffs, pants, barks, howls, growls, yaps, drinks) throughout the evening and the night (the time of dreams/nightmares and the seemingly irrational, but also the silence) until the morning or the forenoon (anger, conflict, but only temporarily, a fixed idea [chaconne] - end = start).
A zoomorphic play: Man likes to humanize the dog. Or is it rather the dog who „dogisizes" the man?

Second String Quartet
Strange animals float chaotically between heaven and earth, between gravity and freedom, in the power of bizarre, unharnessed force fields.

Three movements, one transitioning to the next, with the string quartet as a percussion instrument of sorts. Changes of metre, rapidity, counter-argument, consistency, densification, structure, oscillating glissandi, homophonic, violent, viola solo, cello solo, formation of groups, groping, calm and intimate, slowly rising, glissando figure, hardly interacting, sigh, four instruments, heightened intensity, energetic, percussive, a moody solo, lots of pizzicato, obsessive, high D, altered reminiscences, repetition, first violin, idling, acceleration, an abrupt ending. An inflated balloon losing air.

“The tempest raged around me and my thrashing little craft, gusting wildly beneath the stars, which it seemed to set a-shuddering.” (Jean Paul, Des Luftschiffers Giannozzo Seebuch)

Dr. Futurity
Dr. Futurity for 16 instruments is the last and most complex of three works that were written in immediate succession (the other two works are Mad Dog and the 2nd String Quartet) and— to conceptual, musical and dramaturgical similarities—could be united to form a triptych.
The new piece is divided into three movements:
I. ... trip – from Mars to here
II. Chimaera
III. Red Alert!
Although the character of the score is often orchestral, several instruments are set in a soloistic manner: in the first movement the piano, in the second movement the double bass and the oboe d'amore, and in the tempestuous finale—most clearly exposed—the accordion.
Reading numerous novels and short stories by the US-American science fiction author Philip K. Dick (1928–1984), with the amazing visions and dystopias described therein, may have had an inspiring influence on the composer while composing this piece.

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A proposito di quartetto Arditti :wub: non so se conoscete questo gioellino edito dalla Wergo.

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Conosco pochissimo Hosokawa (anche se mi ha chiesto l'amicizia su Facebook :) ).

Rinaldino, mi puoi dai qualche informazione in più?

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Conosco pochissimo Hosokawa (anche se mi ha chiesto l'amicizia su Facebook :) ).

Perbacco :ninja:

Rinaldino, mi puoi dai qualche informazione in più?

Certo :)

I brani contenuti nel CD coprono più o meno tutta la carriera compositiva di Hosokawa: si va da Urbilder (1980, rev. 1984) a Blossoming e Kalligraphie (entrambi 2007, rev. 2009).

In tutti i brani si intravede facilmente un tentativo, via via sempre più convinto e convincente, di conciliare uno stile da avanguardia occidentale con un'estetica tipicamente giapponese. Si nota chiaramente sia dai temi affrontati (i fiori, la calligrafia), sia dalla cura maniacale dell'autore per ogni pur minimo dettaglio compositivo ed esecutivo.

Gli Arditti suonano come al solito stupendamente, sebbene si tratti di pagine senz'altro impervie e difficili da rendere in maniera convincente.

I brani che conosco meglio sono i due più tardi: Blossoming, come dice il titolo, evoca lo sbocciare di un fiore. È un lavoro di media durata (poco meno di un quarto d'ora) costruito su un progressivo dispiegarsi di elementi melodici e ritmici, che fanno via via capolino dal tappeto all'unisono che apre l'opera e che vanno quindi a comporre una struttura sempre più articolata e minuziosa.

Le sei Kalligraphie invece sono brani molto brevi (il più lungo dura circa tre minuti), ma dall'icasticità gestuale quasi figurativa, quasi a ritrarre il pennello mentre traccia gli ideogrammi sulla carta. Le tecniche strumentali impiegate sono estremamente variegate e rendono l'ascolto molto accattivante.

Comunque se vuoi farti un'idea più precisa, trovi tranquillamente il disco su spotify :)

PS: se H. fosse disposto, io non lo schifo un autografo sul CD :D

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Certo :)

I brani contenuti nel CD coprono più o meno tutta la carriera compositiva di Hosokawa: si va da Urbilder (1980, rev. 1984) a Blossoming e Kalligraphie (entrambi 2007, rev. 2009).

In tutti i brani si intravede facilmente un tentativo, via via sempre più convinto e convincente, di conciliare uno stile da avanguardia occidentale con un'estetica tipicamente giapponese. Si nota chiaramente sia dai temi affrontati (i fiori, la calligrafia), sia dalla cura maniacale dell'autore per ogni pur minimo dettaglio compositivo ed esecutivo.

Gli Arditti suonano come al solito stupendamente, sebbene si tratti di pagine senz'altro impervie e difficili da rendere in maniera convincente.

I brani che conosco meglio sono i due più tardi: Blossoming, come dice il titolo, evoca lo sbocciare di un fiore. È un lavoro di media durata (poco meno di un quarto d'ora) costruito su un progressivo dispiegarsi di elementi melodici e ritmici, che fanno via via capolino dal tappeto all'unisono che apre l'opera e che vanno quindi a comporre una struttura sempre più articolata e minuziosa.

Le sei Kalligraphie invece sono brani molto brevi (il più lungo dura circa tre minuti), ma dall'icasticità gestuale quasi figurativa, quasi a ritrarre il pennello mentre traccia gli ideogrammi sulla carta. Le tecniche strumentali impiegate sono estremamente variegate e rendono l'ascolto molto accattivante.

Comunque se vuoi farti un'idea più precisa, trovi tranquillamente il disco su spotify :)

PS: se H. fosse disposto, io non lo schifo un autografo sul CD :D

Ahahaha, su Facebook sono amico di quasi tutti i compositori contemporanei più o meno conosciuti (ed il bello è che ricambiano l'amicizia :P ).

Ti ringrazio per la descrizione. Domani ci butto un orecchio, perché stasera mi sto intossicando a suon di Brahms.

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Questo thread testimonierà in maniera impietosa la mancanza di interesse nel pubblico per la creazione contemporanea, sono (siamo) tutti o quasi impegnati a godere della musica di ieri o dell'altro ieri. Una abbondante come mai prima offerta di musica dei secoli passati, grazie anche al mercato discografico, non può che costituire impedimento per la conoscenza e diffusione dell'arte di oggi.

Per parte mia posso dire che in questi ultimi anni ogni tanto torno a pormi il problema, ho cioè avvertito l'esigenza di colmare il gap, e spinto dalla curiosità, di tanto in tanto ho effettuato incursioni per cercare di conoscere qualcuno dei musicisti viventi, ma ancora troppo poco. Certo il tempo a disposizione non è infinito e i tanti grandi del passato, già riconosciuti tali ed entrati nel patrimonio della storia della musica, attraggono come sirene e soprattutto tranquillizzano maggiormente di un pinco pallino contemporaneo, di cui non hai la certezza che sarà effettivamente riconosciuto dalla storia come compositore di valore.

La situazione della musica contemporanea è grave a mio avviso non perchè non si creino più oggi capolavori e musiche degne di essere celebrate (anzi penso il contrario), ma per lo scollamento sempre maggiore con un qualche pubblico, soprattutto in Italia. Per cui se già la musica dei secoli passati viene coltivata ormai da una elite, quella contemporanea è per una elite della elite, cioè quattro gatti (la punta del triangolo di Kandinskij).

La causa di questo - chiamiamolo per essere buoni - disaffezionamento, va anche ricercata nei linguaggi sempre più complicati che vengono utilizzati dai compositori, infatti è chiaro che se il messaggio di un compositore risulta repulsivo o incomprensibile ai più, egli si dovrà accontentare di un pubblico ristretto ma altamente competente. Se si sceglie un linguaggio impervio e di complessità vertiginosa, qualunque ampia diffusione sarà preclusa in partenza; e qualunque compositore assennato penso ne sia pienamente consapevole (discorso che si adatta perfettamente anche al caso di un Bach).

Ne approfitto per dire la mia da perfetto modalista-contrappuntista-"reazionarista": partendo dal pensiero pedagogico di Dewey, che pur essendo antropologicamente scettico pensava che l'Umanità potesse migliorarsi mediante una Scuola quale modello di Società migliore, forse effettivamente l'Arte prima del Novecento ha cercato di rendersi specchio di una realtà idealizzata e magari pure utopica, un ideale a cui puntare.

Con l'abbandono della consonanza in Musica e della figura nelle Arti Visive è venuta meno questa funzione della quale però abbiamo bisogno, donde il ritorno del pubblico alla fruizione dell'Arte del passato.

Non sono contrario ad una produzione artistica come quella affermatasi nel secondo Novecento, ma secondo me compositori, pittori e scultori dovrebbero considerarla più come una forma di esercizio speculativo, non quale unica forma di produzione artistica possibile; il pubblico ha da sempre nel 95% dei casi bisogno di altro.

Vedremo cosa ci dirà il giudizio della Storia, magari sotto quest'ottica temporale Rota supererà Berio...

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Ne approfitto per dire la mia da perfetto modalista-contrappuntista-"reazionarista": partendo dal pensiero pedagogico di Dewey, che pur essendo antropologicamente scettico pensava che l'Umanità potesse migliorarsi mediante una Scuola quale modello di Società migliore, forse effettivamente l'Arte prima del Novecento ha cercato di rendersi specchio di una realtà idealizzata e magari pure utopica, un ideale a cui puntare.

Con l'abbandono della consonanza in Musica e della figura nelle Arti Visive è venuta meno questa funzione della quale però abbiamo bisogno, donde il ritorno del pubblico alla fruizione dell'Arte del passato.

Non sono contrario ad una produzione artistica come quella affermatasi nel secondo Novecento, ma secondo me compositori, pittori e scultori dovrebbero considerarla più come una forma di esercizio speculativo, non quale unica forma di produzione artistica possibile; il pubblico ha da sempre nel 95% dei casi bisogno di altro.

Vedremo cosa ci dirà il giudizio della Storia, magari sotto quest'ottica temporale Rota supererà Berio...

questo non credo sia vero. Se fosse vero, il ritorno al tonale odierno avrebbe prodotto capolavori assoluti, invece non ha prodotto niente di niente a parte una ancora più evidente necrosi dello Spirito. Il figurativo in pittura non è mai morto, ha solo avuto sviluppi diversi. Accostarlo, però, alla musica tonale come fa lei, caro Dottore, anche se forse involotariamente, mi pare senza senso: le forme percettive sono diverse.

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questo non credo sia vero. Se fosse vero, il ritorno al tonale odierno avrebbe prodotto capolavori assoluti, invece non ha prodotto niente di niente a parte una ancora più evidente necrosi dello Spirito. Il figurativo in pittura non è mai morto, ha solo avuto sviluppi diversi. Accostarlo, però, alla musica tonale come fa lei, caro Dottore, anche se forse involotariamente, mi pare senza senso: le forme percettive sono diverse.

Ma anche lo stesso pubblico (generalista e non) ha cambiato in generale i suoi gusti. Oggi la gente ascolta, nel bene o nel male, rumore grezzo e primitivo (ed un danno dovuto anche all'ampio uso dell'amplificazione).

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Segnalo questo giovanissimo Samy Moussa, che ho ascoltato un suo CD monografico su "Col Legno":

>https://www.youtube.com/watch?v=7vigSsYE9hc

Sono rimasto piacevolmente colpito. Solitamente, la produzione per quartetto d'archi di questa generazione non mi entusiasma più di tanto. Ma qui, ci vedo qualcosa di interessante. Senza disdegnare le complessità della musica contemporanee, vedo nel complesso un brano molto compatto e di una ricchezza di colori e motivi ritmici degni del Dusapin migliore (anche se, ad essere sincero, lo trovo molto più pulito del suddetto, più noto e sdoganato, compositore).

Si trova un articolo più approfondito qui:

http://ettoregarzia.blogspot.it/2015/02/riprendere-il-filo-del-moderno.html

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questo non credo sia vero. Se fosse vero, il ritorno al tonale odierno avrebbe prodotto capolavori assoluti, invece non ha prodotto niente di niente a parte una ancora più evidente necrosi dello Spirito. Il figurativo in pittura non è mai morto, ha solo avuto sviluppi diversi. Accostarlo, però, alla musica tonale come fa lei, caro Dottore, anche se forse involotariamente, mi pare senza senso: le forme percettive sono diverse.

Il problema dell'attuale ritorno al tonale sta nel fatto che sia concepito più come mezzo per abbassarsi al livello del pubblico che non come un mezzo per avvicinarsi reciprocamente: per esempio, sto ascoltando adesso il quarto Movimento dell'Ottava di Rautavaara e mi pare ci sia molto di meglio persino nel mondo delle Colonne Sonore d'autore...

Forse la questione del "boom" del mercato della Musica "Antica" sollevata da LudwigII sta proprio qui: piacerebbe un ritorno alla consonanza, ma senza retorica e senza abbandonare la ricerca sulla struttura. Esattamente quello che magari una parte del pubblico colto trova nei maestri del Rinascimento e del Barocco.

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Visto che qualche giorno fa avevo citato Samy Moussa che, oltre che compositore, direttore d'orchestra, oggi vorrei segnalarvi un disco uscito per Kairos nel 2000 tutto dedicato a Peter Eotvos.

MI0001037464.jpg?partner=allrovi.com

tracklisting:

(01) Chinese Opera 26:20
Erste Szene in E und Gis 11:02
Zweite Szene in F und G 8:26
Dritte Szene in Fis und C 6:47
(02) Shadows 14:18
1.Satz 2:47
2.Satz 3:28
3.Satz 7:50

Io l'ho sempre trovato un solidissimo e completo professionista. Non lo conosco come "direttore" di repertorio, tuttavia le pagine da lui eseguite del primo novecento (stravinskyiane e bartokiane) le ho trovate più che accettabili, e nel repertorio contemporaneo secondo è uno dei più eclettici. E' vero anche che non è che in giro ci siano così direttori straordinari per questo repertorio: Pintscher non mi fa impazzire, Zender e Furrer devono azzeccare, Cambreing e Benjamin sono noiosi e Poppe è semplicemente detestabile :)
Mentre, come compositore, mi pare un onesto artigiano ben conscio di legare la tradizione Bartokiana e dell'est dell'Europa con quella più universalista francofona (credo che l'esperienza nel Ensemble Intercontemporain gli sia servita molto.

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Forse la questione del "boom" del mercato della Musica "Antica" sollevata da LudwigII sta proprio qui: piacerebbe un ritorno alla consonanza, ma senza retorica e senza abbandonare la ricerca sulla struttura. Esattamente quello che magari una parte del pubblico colto trova nei maestri del Rinascimento e del Barocco.

La seconda parte la ritengo ragionevole. Anche se, mi dovresti spiegare come si può non essere retorici recuperando gli artifici del passato.

Poi, secondo me, sottovaluti l fatto che oggi non esiste una vera e propria forma di ricerca strutturale, a meno che non si vada in territori più vicini all'elettroacustica o, addirittura, a certo sound - design.

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Salve! Segnalo Julio Estrada, per chi non lo conosce, sebbene sia ormai settantenne. La composizione è piuttosto estrema, sebbene si senta che non è scritta a casaccio.



>https://www.youtube.com/watch?v=wMZOYun9GcM

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Visto che in altre sedi si sta parlando delle Lezioni di Musica di Radio Rai 3, vorrei fare qui una segnalazione della domenica. Si tratta appunto di un disco di Carlo Boccadoro (colui che attualmente presenta il programma), uscito qualche tempo fa (riscuotendo anche un discreto successo commerciale).

Carlo Boccadoro - Time Travel

>https://www.youtube.com/watch?v=RWIpEjWQRrU&list=PLRWasL5gx0hQzBHDMThCDzkzz5FVFZwuA

Ecco il link per sentirlo in streaming da YT
Boccadoro come compositore è onesto. Fa semplicemente quello che gli piace. E già solo questo è apprezzabile. Come compositore pare allergico in questo disco a tutti i retaggi dell'avanguardia, preferendo altri punti di riferimento: la musica americana (da Samuel Barber/Ives fino ai più recenti Daugherty/Gordon/Lang), il minimalismo (anche se in questo disco che ne è poco poco, va detto), il novecento storico "temperato" (e quindi quintali di Stravinsky e Les Six) e suggestioni jazz. Ovviamente, non aspettatevi qua dentro il capolavoro della nostra epoca, però un'oretta di musica senza impegno ed abbastanza frizzante sì.

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Oh, beh. Mettiamo altra carne al fuoco :-)

Da un articolo del CorriereMusicale sui Donaueschinger Musiktage di quest'anno:



DONAUESCHINGER MUSIKTAGE HANNO PROPOSTO anche quest’anno un’interessante serie di prime esecuzioni mondiali (tutte commissioni del Südwestrundfunk-SWR) sotto il segno degli approcci multidisciplinari nella musica. Il titolo della rassegna, «Und+», voleva infatti suggerire una nuova figura di compositore, attivo anche come poeta, pittore, saggista, videomaker, performer. Una nuova «arte sintetica», esplorata anche in un’esposizione di dipinti, opere grafiche, scritti, istallazioni di tutti i compositori coinvolti nel festival. Ma alla fine sembra aver prevalso, come sempre, l’aspetto musicale (anche per l’altissimo livello delle esecuzioni), mentre il cotévisivo e performativo appariva spesso ingenuo e un po’ naif. Certo, alcune istallazioni coglievano nel segno, come Mille Plateaux, con la quale Pascal Dusapin ha voluto dare forma sonora e visiva a quella metafora del “rizoma”, che Gilles Deleuze e Félix Guattari avevano teorizzato in Mille Piani, ricerca filosofica che procede per multipli, senza punti di entrata o uscita, inizi e conclusioni, senza gerarchie interne. Dusapin ha trasformato alcuni disegni in un video proiettato su numerosi velatini disposti in vari punti di uno spazio ampio, immerso nel buio, come un labirinto di segni nel quale gli spettatori erano invitati a camminare perdendo l’orientamento, accompagnati da una musica organizzata come le immagini, fatta solo di suoni di pioggia e di vento. L’effetto era un po’ambient, ma funzionava.

Più costruita e articolata era la «Konzertinstallation» Zentral Park di François Sarhan (compositore nato nel 1972, che si definisce «occasionalemente scrittore, enciclopedista, movie maker, regista e performer»): un lavoro «per spazio e ensemble», realizzato in un maneggio per cavalli, con elettronica e videoproiezioni, e l’ensemble (lo Studio musikFabrik) disposto in piccoli gruppi intorno al pubblico. Una musica molto frammentata, legata alla parola e al gesto, molto teatrale, giocata su un testo poetico (Blind bodies) che parlava della morte e del ciclo della vita, su parole accelerate e ritmate, su video di battitori alle fiere di cavalli americane. Il concetto di “istallazione sonora”, la teatralizzazione dell’esecuzione musicale, permeava anche alcuni lavori orchestrali, a partire da Mistel Album di Manos Tsangaris, che apriva la rassegna nel concerto della SWR Sinfonieorchester diretta da Emilio Pomàrico. Tutti i concerti di Donaueschingen sono in diretta radiofonica. E questo pezzo iniziava sulla coda di un notiziario trasmesso anche in sala. Unaspeaker, molto professionale, inanellava notizie serie e drammatiche, che via via diventavano sempre più frivole e sciocche (il progetto di un nuovo canale accanto a Bosforo, la moda dei costumi tradizionali bavaresi, i furti di biciclette in Cina). La realtà (dei media) diventava surreale, l’orchestra cominciava a suonare accompagnando il notiziario, il pubblico via via capiva che tutto era parte della performance, e rideva a crepapelle. La qualità musicale, in questo caso, era piuttosto inconsistente, ma l’effetto esilarante. Forse la prima volta che così tante persone ridevano in un concerto di musica contemporanea.

Gli esperimenti “multimediali” più interessanti, geniali, giocosi, si sono però visti nel concerto finale (diretto da François-Xavier Roth), nei lavori di Ondřej Adámek (compositore ceco nato nel 1979) e Simon Steen-Andersen (compositore danese nato nel 1976). Körper und Seele di Adámek rivelava assai bene lo spirito curioso e iconoclasta del compositore, che ha studiato a Parigi ma anche in Kenya e in Giappone, e che è sempre stato stimolato da culture musicali diverse. In questo lavoro si ispirava ad alcune poesie di Sjón (il poeta islandese celebre per i testi delle canzoni di Björk, e autore del libretto della nuova opera di Adámek, che andrà in scena a Aix nel 2016), che parlano della leggerezza dell’anima e della pesantezza del corpo, e descrivono gli organi del corpo come fossero strumenti di un’orchestra. Il compositore è stato anche attratto da alcuni rituali sciamanici della Lapponia, che riconducono la dimensione spirituale ai rumori corporali della digestione. Ha quindi utilizzato, insieme al coro e all’orchestra, la sua ultima invenzione, la «Air-Machine», un infernale apparecchio che suonava, gonfiava palloncini e guanti di gomma. Una specie di totem che sembrava respirare, che si trasformava in un organo dalle canne di plastica, che dava vita a buffi animaletti gonfiabili. Il grottesco dualismo tra anima e corpo si materializzava nel contrasto tra suoni grevi, pesanti, molto fisici, e armonie eteree, tra modalità ortodosse di esecuzione, e soffi, rumori, trombette, palloncini usati come strumenti musicali.

Nuovi orizzonti musicali apriva anche il Concerto per pianoforte di Steen-Andersen, che si è anche aggiudicato il premio dell’orchestra dell’SWR. In questo lavoro si confrontava con la tradizione classica, ma cercando un suono particolare, una «musica rotta», duplicano il solista (Nicolas Hodges), facendolo duettare con un suo doppio, proiettato su uno schermo. Questo alter ego del pianista suonava però su uno strumento distrutto, con un suono distorto e percussivo che assomigliava a quello di un pianoforte preparato, mentre un video mostrava quel pianoforte a coda che veniva sollevato da una gru e fatto precipitare a terra. Il gioco era sottile, ambiguo, virtuosistico, si muoveva tra ordine e caos, tra reale e virtuale, tra suono e rumore, tra analogico e digitale, sfruttando la registrazione di suoni pianistici staccati e glissati, montati a una velocità estrema nella parte del pianista virtuale, alcune citazioni beethoveniane (dal primo Concerto per pianoforte e dall’op.101), alcuni effetti ironici, come la danza ritmata sul “loop” dello schianto del pianoforte.

Ma a Donaueschingen non sono mancati esempi di musica “pura”. Nel concerto inaugurale si sono ammirati Nacht di Friedrich Cerha, compositore quasi novantenne ma vivace e fantasioso, come dimostrava questa partitura capace di evocare le immensità del cielo notturno attraverso una materia orchestrale brulicante, fantasmagorica, ma anche intimamente lirica, come un canto notturno trasfigurato, punteggiato da lontane voci della natura; „Oh cristalina …“ di Hans Zender, ieratico, geometrico lavoro per tre gruppi di voci e di strumenti, basato su versi di Juan de la Cruz; il caleidoscopico Ibant obscuri sola sub nocte per umbram di Hanspeter Kyburz, che prendeva spunto dall’Eneide e confermava le abilità di orchestratore del compositore svizzero.

Il Klangforum di Vienna, diretto da Ilan Volkov, ha eseguito Sound As Will, il nuovo concerto per tromba di Wolfgang Rihm, lavoro molto articolato, basato su fitti dialoghi strumentali continui, con la tromba solista sempre in gioco, in funzione concertante (solista Marco Blaauw). Scrittura anche troppo densa, un “horror vacui” cui si contrapponeva, nello stesso concerto, il nuovo pezzo di Salvattore Sciarrino, Carnaval, per cinque voci (Neue Vocalsolisten) e dieci strumenti (Klangforum), così rarefatto da apparire afasico. Notevoli invece alcuni lavori eseguiti dall’Ensemble Modern, diretto da Jonathan Stockhammer: Inconjunctions di Brian Ferneyhough, caratterizzato da una scrittura appuntita, da un fitto gioco contrappuntistico, da scarti timbrici molto netti, e points & viewsdi Peter Ablinger, che intrecciava frammenti di linguaggio parlato (accelerato) e rumori registrati.

http://www.ilcorrieremusicale.it/2014/10/28/donaueschinger-musiktage-2014

Inoltre, per i milanesi e non solo:

http://us9.campaign-archive2.com/?u=49bec9a7064b3c05b54a90443&id=47b2983b85

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http://www.nuthing.eu/2015/02/strumenti-per-uno-scopo.html



Articolo di Giovanni Verrando sulla nuova liuteria. E qui occorre fare una piccolo riflessione sul fatto che Partch (che abbiamo citato in questi giorni nell'altro thread) sia stato completamente ignorato dalla ricerca di nuova liuteria in Europa. Perché? Snobbismo?


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http://www.nuthing.eu/2015/02/strumenti-per-uno-scopo.html

Articolo di Giovanni Verrando sulla nuova liuteria. E qui occorre fare una piccolo riflessione sul fatto che Partch (che abbiamo citato in questi giorni nell'altro thread) sia stato completamente ignorato dalla ricerca di nuova liuteria in Europa. Perché? Snobbismo?

perchè, semplicemente, è contrario alla tradizione colta europea. Il mio discorso di qualche settimana fa sull'attuale ruolo invadente, quanto fuorviante, della Tradizione in Europa - guarda caso - calza a pennello ad autori come Partch. Suonare su strumenti nuovi di quel tipo significa cambiare mentalità, cambiare prospettive filosofiche, cioè mettere in discussione i dogmi. Se non cambia la mentalità dei musicisti, non cambiano neppure gli strumenti.

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Mad, io invece non mi volevo tanto soffermare sulla mentalità del compositore/musicista.
La cosa che mi lascia un po' stranito è questa nuova "ondata" di liuteria e strumenti stravaganti che molti compositori, supportati da ensemble altamente qualificati, propongono. Ho fatto il parallelo con Partch perché, mi sembra, a differenza di questi nuovi progetti, la sua visione di musica non era tanto nella ricerca di una "possibilità di suonare qualsiasi cosa", ma di collocare dei nuovi materiali musicali in un contesto "umanistico", lontano ovvero da qualsiasi voglia sperimentazione. I territori a cui fa riferimento Verrando sono molto speculativi, lontani da una visione di musica atta al ripensamento stesso della musica. Pare, alle volte, una risposta "elitaria" ai movimenti di musica industriale più vicini a certe culture Punk/Underground (Germania ed Inghilterra in primis) che avviene al limite del tempo massimo. Senza contare il fatto che si tratta comunque di uno strano mix di tecniche contemporanee a tecniche di live electronics che imbrigliano i nuovi compositori entro leggi fisiche e scientifiche, più che "musicali".
Per dirla in parole povere, Partch ha creato un nuovo tipo di organico orchestrale al suo tempo, questi invece mettono nella tradizione ormai tecnicizzata della musica europea i sacchi della spesa e i violini cinesi. Sì, insomma, alla fine si crea sempre quella confusione e quella naturale "dissonanza" di logiche che, pare, lontanissima dal farsi andare via.

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