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Cosa state ascoltando ? Anno 2015


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4 ore fa, giobar dice:

L'unico veramente noto è Sylvius Leopold Weiss, di cui è proposta la bellissima "Suonata L'infedele", ovviamente per liuto (esecutore il bravo Hubert Hoffmann). Gli altri sono autori abbastanza oscuri del 600. La sonata per violino di Heinrich Dobel è di grande bellezza e supenda inventiva melodica. Georg Daniel Speer compare anche in altri dischi della raccolta (Slovacchia e Ungheria) perché, pur essendo slesiano, fu attivo in varie zone dell'Europa centrale e pubblicò un'opera (la Gazzetta turco-musicale) che presentava brani ispirati alla musica popolare dei diversi posti da lui frequentati.

Ecco, però guardavo il disco Ungheria e trovarci Haydn mi... mi.. fa strano... XD pensavo in criteri di scelta più nazional/biografici in senso stretto.
Ascoltiamoci questa zingarese haydniana che ti dedico:


Dopo mi concedo un Mephisto Walz / Boris per restare nei vaghi paraggi. :P

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13 ore fa, giobar dice:

Disco n. 4: POLONIA dal box "La musica dell'impero asburgico"
Brani di Mielczewski, Zielenski, Dobel, Nauwach, Weiss, Speer e anonimo

Ars Antiqua Austria
Gunar Letzbor

Un box antologico che ad ogni ascolto si rivela preziosissimo per qualità e l'originalità delle scelte musicali e per la brillantezza delle esecuzioni. Ci vorrebbero più interpreti al tempo stesso bravi e con una spiccata curiosità culturale come Letzbor e i suoi compari.

Sottoscrivo fino all'ultima virgola!

Letzbor, gia allievo di Goebel, è un ottimo violinista. Da ascoltare il suo Biber, ma anche Westhoff, Muffat, Viviani, Schmelzer, Bertali, Caldara, ecc... Qualsiasi cosa ho sentito di suo, solo o con AAA, mi è piaciuto.

 

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Comincio a scartare i regali. Qui il primo:

MI0000971465.jpg?partner=allrovi.com

Di norma, quando a una bella copertina è abbinato un compositore minore, si corre il rischio di dover ammettere che l'unico pregio del disco è il suo contenitore. Per fortuna non tutti i minori sono uguali: ci sono i pasticcioni, i mestieranti, i buoni mestieranti (altrimenti detti artigiani), gli artisti, i minori bravi e i minori (?) con tanto di punto interrogativo tra parentesi. Hoffmeister si situa pacificamente tra gli artigiani e gli artisti, cavandosela senza troppo disonore in un'epoca in cui la musica significava in gran parte intrattenimento.

Il fatto che, come un altro Anton (Diabelli), Franz Anton facesse di mestiere l'editore, talvolta spacciando composizioni proprie per capolavori di Haydn, può far subito storcere l'orecchie e, a giudicare la seconda composizione delle quattro contenute nel CD (la famigerata Parthia in re minore), l'ascolto sembrerebbe confermare il preconcetto. Per fortuna il resto del disco fa il proprio dovere e, nel caso del terzo pezzo (il Divertimento n. 4 in si bemolle, che mostra una considerevole abilità compositiva), sorge il dubbio che non tutta la farina sia dello stesso sacco.

Nel complesso, buonissima musica di sottofondo con alcune melodie anche significative, se escludiamo la suddetta partita, in un modo minore assai poco Sturm und Drang e assai vicina a un lamentoso clima tardo-barocco: par costruita con il Lego e procede per frasi che sembrano appiccicate l'una all'altra con il Vinavil. Più originale e godibile la Parthia "d'arrivo e d'addio" con cui gli interpreti si congedano dall'ascoltatore: comincia con un assolo abbastanza lunghino di clarinetto, che poi viene affiancato da un altro clarinettista e in seguito dagli altri cinque esecutori.

Note del CD apologetiche (del tipo "potreste pensare che il buon F.A. fosse un imbrattaspartiti perché era un editore, e invece vi sbagliate di brutto") ma interessanti per lo storico della musica, perché descrivono ammodo il ruolo delle serenate per fiati in inglese, francese e tedesco, secondo la migliore tradizione barzellettistica. Degna di miglior causa l'esecuzione a cura degli specialisti del Consortium Classicum, che a suo tempo hanno spadellato al pubblico anche una pseudo-integrale delle composizioni apocrife di Mozart per strumenti a fiato. 

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9 ore fa, Flaux dice:

 

Ecco, però guardavo il disco Ungheria e trovarci Haydn mi... mi.. fa strano... XD pensavo in criteri di scelta più nazional/biografici in senso stretto.
 

E perché mai? Proprio per Haydn si può parlare di un preciso riferimento nazional/biografico, dato che buona parte della sua attività si svolse a Esterhazy, in Ungheria. Del resto, nelle sue opere, come dimostri tu stessa nella Zingarese che hai proposto, ci sono frequenti addentellati con la musica e la cultura ungherese. Il criterio compilativo della raccolta di Letzbor & c. è interessante, perché non è basato soltanto su criteri di appartenenza etnico-geografica dei vari compositori, ma tiene conto anche dei flussi culturali che animavano l'impero asburgico dando vita a un grande melting-pot culturale. La presenza di specifici compositori in più dischi dedicati a diverse aree geografiche rispecchia poi il tipico nomadismo che vedeva i musicisti passare da una corte o cappella musicale all'altra anche molto distanti fra loro.

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Edvard GRIEG
Peer Gynt op. 23

Barbara Hendricks, soprano
Oslo Philharmonic Chorus & Orchestra
Esa-Pekka Salonen

Si tratta di un'ampia selezione (18 pezzi) delle musiche di scena di Grieg e non delle solite suites. Esecuzione pregevolissima per vivacità, energia, sottolineatura dei mille colori orchestrali, con un'adeguata attenzione anche agli aspetti sentimental-malinconici, senza scadere nella melassa. Bravissimo Salonen!

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Incuriosito da un commento del Dottore sulla Berceuse élégiaque di Busoni, me la ascolto.

Non mi sembra invero ci sia molto di "atonale" ed "amorfo" in questo pezzo, almeno dai primi due minuti mi sta anzi piacendo molto.

Uh, noto che su Wellesz Theatre ci sono anche testimonianze di attività compositiva di Toscanini! Quasi quasi qualcosina me lo ascolto, non sapevo di questo suo lato.

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3 ore fa, Pollini dice:

Incuriosito da un commento del Dottore sulla Berceuse élégiaque di Busoni, me la ascolto.

Non mi sembra invero ci sia molto di "atonale" ed "amorfo" in questo pezzo, almeno dai primi due minuti mi sta anzi piacendo molto.

Uh, noto che su Wellesz Theatre ci sono anche testimonianze di attività compositiva di Toscanini! Quasi quasi qualcosina me lo ascolto, non sapevo di questo suo lato.

Credo siano pezzi dei tempi degli studi (forse ha scritto giusto qualche romanza).

 

Torno alla sesta di Shosta, vediamo se riesco a farmene un'idea più precisa:

 

 

A Muzio Scevola.

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5 ore fa, Pollini dice:

Uh, noto che su Wellesz Theatre ci sono anche testimonianze di attività compositiva di Toscanini! Quasi quasi qualcosina me lo ascolto, non sapevo di questo suo lato.

Anch'io l'ho scoperto di recente, oltre a essersi diplomato con il massimo dei voti in violoncello, fece altrettanto in composizione.
Ma l'infausto avvenimento che sconvolse le sue decisioni artistiche pare avvenne nel 1888 quando andò a Bologna a sentire Tristano e Isotta. Come un toro a testa bassa sprizzando fiamme dagli occhi, Toscanini lo investì. Macché Cesare di Bazan, macché Son gelosa, che cosa diventano questi scarabocchi, questi vermi musicali, davanti a quella musica divina, a quell'inno dell'amore infinito, davanti a Isotta? Vergogna marcia, scrivere ancora musica, imbrattare ancora carta con queste cacche di mosche, carta che sarebbe adoperata meglio a involtare i cotechini! [SACCHI Toscanini]
La sua carriera compositiva si lega quindi prevalentemente al Conservatorio [1883-84], saggi scolastici, fino al 1888. In pratica credeva che non sarebbe mai stato in grado di scrivere grande musica, quindi dato il suo carattere forte e lo spirito critico ferreo, o si scrive musica grande o si lascia il posto a qualcun altro. Ad un certo punto sentì tutto il peso di essere un compositore inutile.


Dalla rubrica rarità. XD

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1 ora fa, LudwigII dice:

fwoqi9.jpg

assolutamente vero, faccio mea culpa ! Anzi, mi nascondo sotto al tavolo dalla vergogna :rofl::rofl::rofl:

----

Ullmann: Sei Lieder op.17 (1937)

Barbara Kozelj, mezzosoprano

Ebony band diretta da Werner Herbers

 

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10 ore fa, kraus dice:

Comincio a scartare i regali. Qui il primo:

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Di norma, quando a una bella copertina è abbinato un compositore minore, si corre il rischio di dover ammettere che l'unico pregio del disco è il suo contenitore. Per fortuna non tutti i minori sono uguali: ci sono i pasticcioni, i mestieranti, i buoni mestieranti (altrimenti detti artigiani), gli artisti, i minori bravi e i minori (?) con tanto di punto interrogativo tra parentesi. Hoffmeister si situa pacificamente tra gli artigiani e gli artisti, cavandosela senza troppo disonore in un'epoca in cui la musica significava in gran parte intrattenimento.

Il fatto che, come un altro Anton (Diabelli), Franz Anton facesse di mestiere l'editore, talvolta spacciando composizioni proprie per capolavori di Haydn, può far subito storcere l'orecchie e, a giudicare la seconda composizione delle quattro contenute nel CD (la famigerata Parthia in re minore), l'ascolto sembrerebbe confermare il preconcetto. Per fortuna il resto del disco fa il proprio dovere e, nel caso del terzo pezzo (il Divertimento n. 4 in si bemolle, che mostra una considerevole abilità compositiva), sorge il dubbio che non tutta la farina sia dello stesso sacco.

Nel complesso, buonissima musica di sottofondo con alcune melodie anche significative, se escludiamo la suddetta partita, in un modo minore assai poco Sturm und Drang e assai vicina a un lamentoso clima tardo-barocco: par costruita con il Lego e procede per frasi che sembrano appiccicate l'una all'altra con il Vinavil. Più originale e godibile la Parthia "d'arrivo e d'addio" con cui gli interpreti si congedano dall'ascoltatore: comincia con un assolo abbastanza lunghino di clarinetto, che poi viene affiancato da un altro clarinettista e in seguito dagli altri cinque esecutori.

Note del CD apologetiche (del tipo "potreste pensare che il buon F.A. fosse un imbrattaspartiti perché era un editore, e invece vi sbagliate di brutto") ma interessanti per lo storico della musica, perché descrivono ammodo il ruolo delle serenate per fiati in inglese, francese e tedesco, secondo la migliore tradizione barzellettistica. Degna di miglior causa l'esecuzione a cura degli specialisti del Consortium Classicum, che a suo tempo hanno spadellato al pubblico anche una pseudo-integrale delle composizioni apocrife di Mozart per strumenti a fiato. 

:lol: Bisognava aspettare la fine dell'anno per una recensione così divertente: complimenti! :clapping:Ho appena ascoltato pure io quel disco, frutto della penultima "pesca" tra le offertissime JPC (l'ultima è in arrivo...). Hai ragione: buonissima musica di sottofondo, ma comunque un disco abbastanza piacevole e utile per capire come andavano le cose musicali in quel periodo. Io credo che ogni tanto sia bene farsi un'idea di un'epoca della storia della musica a prescindere dai capolavori , che spesso sono soltanto la punta dell'iceberg di una situazione musicale più vasta e complessa.

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4 ore fa, Flaux dice:

Anch'io l'ho scoperto di recente, oltre a essersi diplomato con il massimo dei voti in violoncello, fece altrettanto in composizione.
Ma l'infausto avvenimento che sconvolse le sue decisioni artistiche pare avvenne nel 1888 quando andò a Bologna a sentire Tristano e Isotta. Come un toro a testa bassa sprizzando fiamme dagli occhi, Toscanini lo investì. Macché Cesare di Bazan, macché Son gelosa, che cosa diventano questi scarabocchi, questi vermi musicali, davanti a quella musica divina, a quell'inno dell'amore infinito, davanti a Isotta? Vergogna marcia, scrivere ancora musica, imbrattare ancora carta con queste cacche di mosche, carta che sarebbe adoperata meglio a involtare i cotechini! [SACCHI Toscanini]
La sua carriera compositiva si lega quindi prevalentemente al Conservatorio [1883-84], saggi scolastici, fino al 1888. In pratica credeva che non sarebbe mai stato in grado di scrivere grande musica, quindi dato il suo carattere forte e lo spirito critico ferreo, o si scrive musica grande o si lascia il posto a qualcun altro. Ad un certo punto sentì tutto il peso di essere un compositore inutile.

In effetti ne sto ascoltando qualcuno e mi sembravano più compiti accademici di composizione che non composizioni libere, comunque a suo modo il rispetto che aveva dei maestri compositori era commovente... Sia pure a modo tutto suo, molto toscaniniano :ph34r::ph34r: .

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1 ora fa, Madiel dice:

Schoenberg: Pelleas und Melisande op.5 (1903)

Berliner + von K.

erano anni che non lo ascoltavo, ma resta sempre pallosissimo. Invece, che meraviglia questo concertino, tra le opere migliori mai scritte da Dallapiccola

Dallapiccola: Piccolo Concerto per Muriel Couvreux (1941)

Pietro Massa, pianoforte

RSO Berlin diretta da Peter Hirsch

 

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1 ora fa, Madiel dice:

Schoenberg: Pelleas und Melisande op.5 (1903)

Berliner + von K.

 

1 ora fa, Madiel dice:

Schoenberg: Pelleas und Melisande op.5 (1903)

Berliner + von K.

Dalla 12 di Mravinsky al Prokofiev celebrativo, da Sanderling ora addirittura il Pelleas... sei posseduto da giordano? :D 

Io guardavo Dall'ongaro che parlava del trombone (giuro!)... puntata sul valzer...ho beccato un frammento di una versione live folle de la valse con Lenny sul podio. Possibile che non l'avessi mai ascoltata? Non mi dispiace l'idea di accentuare l'influenza americana in Ravel....

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1 ora fa, Majakovskij dice:

 

Dalla 12 di Mravinsky al Prokofiev celebrativo, da Sanderling ora addirittura il Pelleas... sei posseduto da giordano? :D 

se ti manda a fanc*** fa bene, te lo meriti  :cat_lol:

Io guardavo Dall'ongaro che parlava del trombone (giuro!)... puntata sul valzer...ho beccato un frammento di una versione live folle de la valse con Lenny sul podio. Possibile che non l'avessi mai ascoltata? Non mi dispiace l'idea di accentuare l'influenza americana in Ravel....

no, sono posseduto dai prezzi bassissimi su amazon ^_^ L'edizione di Sanderling della 6a di Shostakovich è eccellente, mi sono innamorato al primo ascolto :o A giordano piace il Pelleas diretto da altri, per cui niente da fare -_-

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