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Boulez compositore che ne pensate?Io ho sentito qualcosa ma non mi ricordo..

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non direi proprio che sia "sottovalutato" :blink: Anzi, è uno dei compositori viventi più "potenti" della scena musicale mondiale.

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Boulez...e' stato, ed e',uno dei protagonisti della musica del'900 ...come compositore e successivamente come direttore d'orchestra( in particolare molte sue interpretazioni di brani del '900 sono fondamentali)...come compositore....be' puo' non piacere...ma va conosciuto...(almeno il Marteau sainz metre)....i suoi scritti a volte sono interessanti (ma anche polemici e contorti)...ma in seguito.. con l'eta'...anche lui si e' "ammorbidito " su certe idee...

(cmnq ho avuto modo di ascoltarlo due volte dal vivo e incontrarlo...e mi sono anche fatto fare l'autografo su una sua partitura....)

Guest Mad Chemist
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(cmnq ho avuto modo di ascoltarlo due volte dal vivo e incontrarlo...e mi sono anche fatto fare l'autografo su una sua partitura....)

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Mi ricorda un certo Giggi... :o

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Ciccioli, ecco a voi due righe su Jon Leifs, come promesso :D

Scrivere due righe informative su questo compositore quasi ignoto al di sotto delle Alpi mi pare quanto meno doveroso, data la sua originalitĆ  che lo rende unico nel panorama della musica del XX secolo. Finora ĆØ stato il più importante compositore che l’Islanda ci ha dato. Jon Leifs nacque nel 1899 da famiglia borghese senza particolari inclinazioni musicali. Verso i 15 anni cominciò a manifestare interesse per le note e fu messo a studiare il pianoforte. A 17 anni fu inviato a studiare in Germania, al conservatorio di Lipsia, in quanto l’Islanda dell’epoca non possedeva alcuna struttura adatta, con la speranza di farlo diventare un provetto pianista. Il suo soggiorno tedesco, che doveva essere limitato al solo studio, invece si protrasse fino al 1940. Si diplomò in pianoforte e direzione d’orchestra. Gli inizi come compositore non ebbero molta fortuna e Leifs visse inizialmente come ripetitore, poi come il direttore d’orchestra e, successivamente, il conferenziere. Alla fine degli anni venti divenne direttore dell’orchestra filarmonica di Amburgo con la quale fece alcune tournĆ©es. Agli inizi degli anni trenta il suo nome ebbe una certa notorietĆ  con la pubblicazione delle Danze Islandesi. Dopo il 1933 la sua opera venne guardata con simpatia dalle autoritĆ  nazionalsocialiste, perchĆ© ci vedevano nei suoi studi sul folklore vichingo una dimostrazione ā€œartisticaā€ dell’arte ariana. Ma dopo qualche tempo la sua posizione si fece difficile. Sposato con una pianista ebrea, la sua attivitĆ  venne tollerata a malapena in quanto cittadino straniero. Nel 1940 ottenne un lasciapassare per la Svezia e tornò in madrepatria. Durante il ritorno fu messo agli arresti nella sua cabina dopo aver avuto un violento alterco, pare per motivi politici, con il comandante della nave sulla quale viaggiava. E in manette fu sbarcato a Reykyavik. La vicenda, seguita anche dalle molte polemiche successive sulla fuga tardiva dalla Germania, gli rovinò la reputazione a lungo, facendolo passare per collaborazionista dei nazisti. Sul finire degli anni quaranta una serie di gravi problemi familiari lo allontanarono dalla musica per qualche tempo. Dagli anni cinquanta in poi fu attivissimo in Islanda come organizzatore di festival, conferenziere e segretario dell’associazione nazionale dei compositori islandesi. Fu protagonista di una lunga battaglia per il riconoscimento del diritto d’autore nel suo paese. MorƬ per un tumore ai polmoni nel 1968. La maggior parte della sua produzione rimanse inedita, iniziarono le esecuzioni delle opere principali (con le relative incisioni discografiche) verso il 1989. Vivente ebbe fama solo per le Danze Islandesi.

La sua posizione ĆØ molto simile a quella di Bartok ma, a differenza di questo, rimase sostanzialmente lontano da influenze esterne e fece notare fin dall’inizio una notevole originalitĆ . Catalogò, registrò e armonizzò il patrimonio musicale popolare della sua terra con una passione che rasentò il fanatismo. La novitĆ  di Leifs risiede principalmente in due caratteristiche: l’ispirarsi esclusivamente a forme musicali islandesi (nuove all’ascolto per noi europei) e da una ricerca timbrica che non ha eguali, almeno per le sonoritĆ  che ne ottenne, nel XX secolo. Nel corso dei suoi studi individuò due forme che possono dirsi tipiche del folklore musicale islandese. La prima ĆØ il tvisoengur, un genere a 2 voci basato sulle quinte parallele, il secondo ĆØ il rima (rimur al plurale) un genere omofono profano caratterizzato da improvvisi scarti ritmici. Leifs applicò principalmente queste due forme ai generi sinfonico e corale (la produzione da camera, a parte tre quartetti, ĆØ secondaria), citando temi popolari o inventando dei temi in quello stile. L’orchestrazione ĆØ sontuosa, gli impasti sonori, basati in buona parte sull’uso della percussione, sono particolarmente originali. In genere l’orchestra di Leifs ĆØ caratterizzata da blocchi che si scontrano o si fronteggiano con violenza. Negli ultimi anni la sua musica divenne sempre più austera e severa nell’espressione, al punto da fare a meno di sviluppi o di altri ā€œartificiā€ estranei alla tradizione popolare. Ciò forse lo limitò un poco. Infatti le composizioni non raggiungono mai durate considerevoli, e quando ci prova, come ad esempio nella Sinfonia I (ā€œSaga degli eroiā€, 1940) la struttura del pezzo ĆØ confusa e lo svolgimento dei temi popolari poco riuscito; i continui ostinati percussivi, dipanati per circa un’ora, generano una sensazione di noia.

Le caratteristiche di novitĆ  appena menzionate si riscontrano subito dalle primissime composizioni. La Trilogia Piccola per orchestra op.1 (1919/1924) supera con destrezza un certo sinfonismo straussiano d’origine, mentre la ricerca di un difficile equilibrio tra foklore e tradizione ĆØ particolarmente evidente nel Concerto per organo e orchestra op.7 (1930). Quest’opera ĆØ caratterizzata da un tessuto polifonico molto denso, di derivazione regeriana, da sonoritĆ  fortemente dissonanti e dalla citazione di temi popolari islandesi. Forse ĆØ la composizione di Leifs più azzardata dal punto di vista armonico. Le opere di questo periodo sono avventurose, spesso il contesto in cui viene calato il folklore ĆØ palesemente atonale o quasi. Come nella Ouverture Islandese per coro e orchestra op.9 (1930) o nella suite delle musiche di scena per il dramma Loftur op.10 (1930). Da questo momento l’arte di Leifs trarrĆ  la sua ragione d’essere esclusivamente dalla musica islandese. Interessante notare che la sua musica ĆØ caratterizzata da una tonalitĆ  molto allargata (o anche atonale specie nella maturitĆ ), senza però manifestare mai influenze europee. Fu il frutto, insomma, di personali scoperte e considerazioni sul folklore.

Verso il 1940 vengono scritte le composizioni più ambizione come durata, la Sinfonia I op.26 (1940) e il balletto Baldr op.34 (1943/1947), specie quest’ultimo ĆØ anticipatore dello stile maturo. Qualche opera del periodo non ĆØ estranea da motivazioni politiche (ad esempio il Lamento di Gudrun per soli e orchestra op.22 1940 fu scritto col pensiero rivolto al popolo norvegese che soccombeva all’invazione tedesca).

Nel dopoguerra Leifs accentua la ricerca di nuove sonoritĆ , facendo notevoli passi in avanti. RivolgerĆ  il suo interesse al coro, scrivendo numerose cantate, ispirate alle saghe vichinghe o a poesia nazionaliste. Spesso le opere della maturitĆ  presentano temi o incisi melodici identici che appaiono in tutta la produzione (le quinte parallele diventeranno quasi una firma). La sonoritĆ  generale diviene severa, laconica e ancora più ā€œduraā€, mentre la struttura delle opere ĆØ caratterizzata da una grande semplicitĆ . Un profondo pessimismo, causato dall'isolamento e dalle polemiche che lo accompagnarono, caratterizza tutto il periodo tardo. Solo la natura gli darĆ  una consolazione. Alcuni pezzi per orchestra d’archi (RĆ©miniscence du Nord op.40 1952, Elegia op.53 1961 e soprattutto uno dei suoi capolavori assoluti Consolation op.66 1968) mostrano il risvolto nordico dell’autore e sono caratterizzati da una cupa e intima tristezza.

La maturitĆ  sarĆ  spesa nella composizione di una serie di poemi sinfonici che magnificano le bellezze naturali dell’Islanda e di un trittico oratoriale ispirato alle leggende vichinghe (il terzo dei quali, Crepuscolo degli dei, ĆØ rimasto incompiuto). La serie dei poemi sinfonici per grande orchestra ĆØ particolarmente interessante. Il primo in ordine di tempo, Geysir op.51 (1961, descrizione di un gayser), ĆØ basato su una forma ad arco e passa dalle sonoritĆ  quasi impercettibili dell’inizio affidate ad un controfagotto ad una vera e propria esplosione dei 16 timpani nella parte centrale, per poi ritornare al punto d’inizio e concludere la musica con un singolo, spettrale, rintocco di campana.

Il successivo, Hekla op.52 (1961), ĆØ ispirato invece all’eruzione di un vulcano. E’ senza dubbio la composizione più incredibile di Leifs, in cui viene usata una orchestra di oltre 100 esecutori accompagnata da un coro, un organo, 2 sirene e ben 19 percussionisti. Questi ultimi suonano numerosi strumenti extra orchestrali o oggetti che producono particolari sonoritĆ  (come grandi lastre di metallo, pietre, fucili, incudini e catene). La composizione inizia dolcemente con delle pacifiche armonie per quinte parallele, che vengono presto alterate da brutali ostinati ritmici delle percusiioni in un crescendo sempre più furioso fino all'entrata, negli ultimi minuti, dell'organo e del coro.

In Dettifoss per baritono, coro e orchestra op.57 (1964) invece ritorna alla tipica forma A-B-A usata anche in Geysir. Lo spunto dell’opera ĆØ la descrizione del dialogo tra una cascata e il poeta. La cascata parla attraverso il coro e a degli ostinati violenti dell'orchestra, mentre il poeta viene rappresentato dal baritono. Il poeta cerca ristoro alla sua ispirazione, ma l'entitĆ  naturale rimane indifferente nella sua grandezza trascendente.

L’ultimo, HafƬs per coro e orchestra op.63 (1965), ĆØ la descrizione di un iceberg nelle nebbie dei mari islandesi (inghi docet :D ). Il coro, come anche nelle opere precedenti, diviene un elemento timbrico nella sonoritĆ  generale dell’opera in quanto non ĆØ più possibile seguire con esattezza il testo, che viene ā€œfrantumatoā€ tra le voci (che cantano quasi sempre in ppp al limite dell’ineseguibilitĆ ) e dissolto in curiosi vocalizzi. Tutti gli effetti timbrici fin qui descritti, siano essi violenti oppure estremamente sofisticati, danno una sensazione di epica grandezza e descrivono una natura austera, estranea all’uomo.

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grazie Madiel,

per addormentarmi avevo già provato con la camomilla...ora credo che potrò finalmente prendere sonno... ;)

PS: hai preso l'Encarta anche tu? :blink:

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<_<

per la lunghezza mi sono solo ispirato a chi sappiamo noi.....

Posted
<_<

per la lunghezza mi sono solo ispirato a chi sappiamo noi.....

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:D:D:lol::lol:

bravo, ti ho giĆ  detto che c'ĆØ qualcosa di non umano nella tua conoscenza, sul serio, sei sconvolgente ;);)

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Gran bel lavoro Madiel!!!!

Io mi becco Perosi e Busoni, visto che il mio fornitore di fiducia mi ha procurato un po' di composizioni del buon Ferruccio.

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