Madiel Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 questo lo lasciamo a pruno, dato che lo adora in ginocchio Quote
Bernstein Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 Purcell anche non ĆØ che sia ricordato spesso.. Quote
Beethoven Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 Purcell anche non ĆØ che sia ricordato spesso..<{POST_SNAPBACK}>quotisssimo Quote
fry Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 non ho voglia di rileggere, dallapiccola l'avete giĆ detto? Quote
Madiel Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 non ho voglia di rileggere, dallapiccola l'avete giĆ detto?<{POST_SNAPBACK}>certo Quote
Bernstein Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 Boulez compositore che ne pensate?Io ho sentito qualcosa ma non mi ricordo.. Quote
Madiel Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 Boulez compositore che ne pensate?Io ho sentito qualcosa ma non mi ricordo..<{POST_SNAPBACK}>non direi proprio che sia "sottovalutato" Anzi, è uno dei compositori viventi più "potenti" della scena musicale mondiale. Quote
Bernstein Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 No ĆØ che non vien rammentato poi tanto spesso..almeno mi pare.. Quote
glenngould Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 No ĆØ che non vien rammentato poi tanto spesso..almeno mi pare..<{POST_SNAPBACK}>ĆØ lui che rammenta agli altri la propria esistenzae anche insistentemente Quote
glenngould Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 ah e comunque ha tutto il mio rispetto Quote
Beethoven Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 ĆØ lui che rammenta agli altri la propria esistenzae anche insistentemente<{POST_SNAPBACK}>frecciatina? Quote
glenngould Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 frecciatina? <{POST_SNAPBACK}>sì, però come ho detto sopra, lo rispetto tantissimo Quote
compositore1980 Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 Boulez...e' stato, ed e',uno dei protagonisti della musica del'900 ...come compositore e successivamente come direttore d'orchestra( in particolare molte sue interpretazioni di brani del '900 sono fondamentali)...come compositore....be' puo' non piacere...ma va conosciuto...(almeno il Marteau sainz metre)....i suoi scritti a volte sono interessanti (ma anche polemici e contorti)...ma in seguito.. con l'eta'...anche lui si e' "ammorbidito " su certe idee...(cmnq ho avuto modo di ascoltarlo due volte dal vivo e incontrarlo...e mi sono anche fatto fare l'autografo su una sua partitura....) Quote
Beethoven Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 sì, però come ho detto sopra, lo rispetto tantissimo<{POST_SNAPBACK}>non avevo visto... Quote
Guest Mad Chemist Posted September 29, 2005 Report Posted September 29, 2005 (cmnq ho avuto modo di ascoltarlo due volte dal vivo e incontrarlo...e mi sono anche fatto fare l'autografo su una sua partitura....)<{POST_SNAPBACK}>Mi ricorda un certo Giggi... Quote
Madiel Posted September 30, 2005 Report Posted September 30, 2005 Ciccioli, ecco a voi due righe su Jon Leifs, come promesso Scrivere due righe informative su questo compositore quasi ignoto al di sotto delle Alpi mi pare quanto meno doveroso, data la sua originalitĆ che lo rende unico nel panorama della musica del XX secolo. Finora ĆØ stato il più importante compositore che lāIslanda ci ha dato. Jon Leifs nacque nel 1899 da famiglia borghese senza particolari inclinazioni musicali. Verso i 15 anni cominciò a manifestare interesse per le note e fu messo a studiare il pianoforte. A 17 anni fu inviato a studiare in Germania, al conservatorio di Lipsia, in quanto lāIslanda dellāepoca non possedeva alcuna struttura adatta, con la speranza di farlo diventare un provetto pianista. Il suo soggiorno tedesco, che doveva essere limitato al solo studio, invece si protrasse fino al 1940. Si diplomò in pianoforte e direzione dāorchestra. Gli inizi come compositore non ebbero molta fortuna e Leifs visse inizialmente come ripetitore, poi come il direttore dāorchestra e, successivamente, il conferenziere. Alla fine degli anni venti divenne direttore dellāorchestra filarmonica di Amburgo con la quale fece alcune tournĆ©es. Agli inizi degli anni trenta il suo nome ebbe una certa notorietĆ con la pubblicazione delle Danze Islandesi. Dopo il 1933 la sua opera venne guardata con simpatia dalle autoritĆ nazionalsocialiste, perchĆ© ci vedevano nei suoi studi sul folklore vichingo una dimostrazione āartisticaā dellāarte ariana. Ma dopo qualche tempo la sua posizione si fece difficile. Sposato con una pianista ebrea, la sua attivitĆ venne tollerata a malapena in quanto cittadino straniero. Nel 1940 ottenne un lasciapassare per la Svezia e tornò in madrepatria. Durante il ritorno fu messo agli arresti nella sua cabina dopo aver avuto un violento alterco, pare per motivi politici, con il comandante della nave sulla quale viaggiava. E in manette fu sbarcato a Reykyavik. La vicenda, seguita anche dalle molte polemiche successive sulla fuga tardiva dalla Germania, gli rovinò la reputazione a lungo, facendolo passare per collaborazionista dei nazisti. Sul finire degli anni quaranta una serie di gravi problemi familiari lo allontanarono dalla musica per qualche tempo. Dagli anni cinquanta in poi fu attivissimo in Islanda come organizzatore di festival, conferenziere e segretario dellāassociazione nazionale dei compositori islandesi. Fu protagonista di una lunga battaglia per il riconoscimento del diritto dāautore nel suo paese. MorƬ per un tumore ai polmoni nel 1968. La maggior parte della sua produzione rimanse inedita, iniziarono le esecuzioni delle opere principali (con le relative incisioni discografiche) verso il 1989. Vivente ebbe fama solo per le Danze Islandesi.La sua posizione ĆØ molto simile a quella di Bartok ma, a differenza di questo, rimase sostanzialmente lontano da influenze esterne e fece notare fin dallāinizio una notevole originalitĆ . Catalogò, registrò e armonizzò il patrimonio musicale popolare della sua terra con una passione che rasentò il fanatismo. La novitĆ di Leifs risiede principalmente in due caratteristiche: lāispirarsi esclusivamente a forme musicali islandesi (nuove allāascolto per noi europei) e da una ricerca timbrica che non ha eguali, almeno per le sonoritĆ che ne ottenne, nel XX secolo. Nel corso dei suoi studi individuò due forme che possono dirsi tipiche del folklore musicale islandese. La prima ĆØ il tvisoengur, un genere a 2 voci basato sulle quinte parallele, il secondo ĆØ il rima (rimur al plurale) un genere omofono profano caratterizzato da improvvisi scarti ritmici. Leifs applicò principalmente queste due forme ai generi sinfonico e corale (la produzione da camera, a parte tre quartetti, ĆØ secondaria), citando temi popolari o inventando dei temi in quello stile. Lāorchestrazione ĆØ sontuosa, gli impasti sonori, basati in buona parte sullāuso della percussione, sono particolarmente originali. In genere lāorchestra di Leifs ĆØ caratterizzata da blocchi che si scontrano o si fronteggiano con violenza. Negli ultimi anni la sua musica divenne sempre più austera e severa nellāespressione, al punto da fare a meno di sviluppi o di altri āartificiā estranei alla tradizione popolare. Ciò forse lo limitò un poco. Infatti le composizioni non raggiungono mai durate considerevoli, e quando ci prova, come ad esempio nella Sinfonia I (āSaga degli eroiā, 1940) la struttura del pezzo ĆØ confusa e lo svolgimento dei temi popolari poco riuscito; i continui ostinati percussivi, dipanati per circa unāora, generano una sensazione di noia.Le caratteristiche di novitĆ appena menzionate si riscontrano subito dalle primissime composizioni. La Trilogia Piccola per orchestra op.1 (1919/1924) supera con destrezza un certo sinfonismo straussiano dāorigine, mentre la ricerca di un difficile equilibrio tra foklore e tradizione ĆØ particolarmente evidente nel Concerto per organo e orchestra op.7 (1930). Questāopera ĆØ caratterizzata da un tessuto polifonico molto denso, di derivazione regeriana, da sonoritĆ fortemente dissonanti e dalla citazione di temi popolari islandesi. Forse ĆØ la composizione di Leifs più azzardata dal punto di vista armonico. Le opere di questo periodo sono avventurose, spesso il contesto in cui viene calato il folklore ĆØ palesemente atonale o quasi. Come nella Ouverture Islandese per coro e orchestra op.9 (1930) o nella suite delle musiche di scena per il dramma Loftur op.10 (1930). Da questo momento lāarte di Leifs trarrĆ la sua ragione dāessere esclusivamente dalla musica islandese. Interessante notare che la sua musica ĆØ caratterizzata da una tonalitĆ molto allargata (o anche atonale specie nella maturitĆ ), senza però manifestare mai influenze europee. Fu il frutto, insomma, di personali scoperte e considerazioni sul folklore.Verso il 1940 vengono scritte le composizioni più ambizione come durata, la Sinfonia I op.26 (1940) e il balletto Baldr op.34 (1943/1947), specie questāultimo ĆØ anticipatore dello stile maturo. Qualche opera del periodo non ĆØ estranea da motivazioni politiche (ad esempio il Lamento di Gudrun per soli e orchestra op.22 1940 fu scritto col pensiero rivolto al popolo norvegese che soccombeva allāinvazione tedesca).Nel dopoguerra Leifs accentua la ricerca di nuove sonoritĆ , facendo notevoli passi in avanti. RivolgerĆ il suo interesse al coro, scrivendo numerose cantate, ispirate alle saghe vichinghe o a poesia nazionaliste. Spesso le opere della maturitĆ presentano temi o incisi melodici identici che appaiono in tutta la produzione (le quinte parallele diventeranno quasi una firma). La sonoritĆ generale diviene severa, laconica e ancora più āduraā, mentre la struttura delle opere ĆØ caratterizzata da una grande semplicitĆ . Un profondo pessimismo, causato dall'isolamento e dalle polemiche che lo accompagnarono, caratterizza tutto il periodo tardo. Solo la natura gli darĆ una consolazione. Alcuni pezzi per orchestra dāarchi (RĆ©miniscence du Nord op.40 1952, Elegia op.53 1961 e soprattutto uno dei suoi capolavori assoluti Consolation op.66 1968) mostrano il risvolto nordico dellāautore e sono caratterizzati da una cupa e intima tristezza. La maturitĆ sarĆ spesa nella composizione di una serie di poemi sinfonici che magnificano le bellezze naturali dellāIslanda e di un trittico oratoriale ispirato alle leggende vichinghe (il terzo dei quali, Crepuscolo degli dei, ĆØ rimasto incompiuto). La serie dei poemi sinfonici per grande orchestra ĆØ particolarmente interessante. Il primo in ordine di tempo, Geysir op.51 (1961, descrizione di un gayser), ĆØ basato su una forma ad arco e passa dalle sonoritĆ quasi impercettibili dellāinizio affidate ad un controfagotto ad una vera e propria esplosione dei 16 timpani nella parte centrale, per poi ritornare al punto dāinizio e concludere la musica con un singolo, spettrale, rintocco di campana. Il successivo, Hekla op.52 (1961), ĆØ ispirato invece allāeruzione di un vulcano. Eā senza dubbio la composizione più incredibile di Leifs, in cui viene usata una orchestra di oltre 100 esecutori accompagnata da un coro, un organo, 2 sirene e ben 19 percussionisti. Questi ultimi suonano numerosi strumenti extra orchestrali o oggetti che producono particolari sonoritĆ (come grandi lastre di metallo, pietre, fucili, incudini e catene). La composizione inizia dolcemente con delle pacifiche armonie per quinte parallele, che vengono presto alterate da brutali ostinati ritmici delle percusiioni in un crescendo sempre più furioso fino all'entrata, negli ultimi minuti, dell'organo e del coro. In Dettifoss per baritono, coro e orchestra op.57 (1964) invece ritorna alla tipica forma A-B-A usata anche in Geysir. Lo spunto dellāopera ĆØ la descrizione del dialogo tra una cascata e il poeta. La cascata parla attraverso il coro e a degli ostinati violenti dell'orchestra, mentre il poeta viene rappresentato dal baritono. Il poeta cerca ristoro alla sua ispirazione, ma l'entitĆ naturale rimane indifferente nella sua grandezza trascendente.Lāultimo, HafƬs per coro e orchestra op.63 (1965), ĆØ la descrizione di un iceberg nelle nebbie dei mari islandesi (inghi docet ). Il coro, come anche nelle opere precedenti, diviene un elemento timbrico nella sonoritĆ generale dellāopera in quanto non ĆØ più possibile seguire con esattezza il testo, che viene āfrantumatoā tra le voci (che cantano quasi sempre in ppp al limite dellāineseguibilitĆ ) e dissolto in curiosi vocalizzi. Tutti gli effetti timbrici fin qui descritti, siano essi violenti oppure estremamente sofisticati, danno una sensazione di epica grandezza e descrivono una natura austera, estranea allāuomo. Quote
drew80 Posted September 30, 2005 Report Posted September 30, 2005 grazie Madiel,per addormentarmi avevo già provato con la camomilla...ora credo che potrò finalmente prendere sonno... PS: hai preso l'Encarta anche tu? Quote
Madiel Posted September 30, 2005 Report Posted September 30, 2005 grazie Madiel,per addormentarmi avevo già provato con la camomilla...ora credo che potrò finalmente prendere sonno... PS: hai preso l'Encarta anche tu? <{POST_SNAPBACK}> per la lunghezza mi sono solo ispirato a chi sappiamo noi..... Quote
drew80 Posted October 1, 2005 Report Posted October 1, 2005 per la lunghezza mi sono solo ispirato a chi sappiamo noi.....<{POST_SNAPBACK}> bravo, ti ho giĆ detto che c'ĆØ qualcosa di non umano nella tua conoscenza, sul serio, sei sconvolgente Quote
bruyland Posted October 2, 2005 Report Posted October 2, 2005 come compositore....be' puo' non piacere...ma va conosciuto...(almeno il Marteau sainz metre)<{POST_SNAPBACK}>Marteau sainz metre Quote
Humbert Ferrand Posted October 2, 2005 Report Posted October 2, 2005 Albert Roussel e francamente non capisco perchƩ...SalutiUmberto Quote
sibelius Posted October 2, 2005 Author Report Posted October 2, 2005 Gran bel lavoro Madiel!!!!Io mi becco Perosi e Busoni, visto che il mio fornitore di fiducia mi ha procurato un po' di composizioni del buon Ferruccio. Quote
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