Vai al contenuto

Confronti


Recommended Posts

  • 4 weeks later...
  • Risposte 232
  • Created
  • Ultima Risposta

Top Posters In This Topic


Per perdere un po' di tempo, vi propongo un confronto "di stile". L'opera del '700 era poco (e male) frequentata nella prima metà del '900, figurarsi quella del '600. Eppure qualche aria celebre sopravvisse all'oblio della storia, come questa Bois épais di Lully. Ma come risolvevano i cantanti dell'epoca uno stile così lontano? 

Parlo in particolare dello stile sillabico, tipico della tragedie-lyrique francese (Lully, Rameau, Gluck, Spontini) e da cui discenderà il declamato wagneriano. La melodia francese è diversa da quella italiana, credo di averlo già fatto notare in altri miei interventi... ad esempio Mozart scriveva in uno stile vocalistico tipicamente italiano, dove ad ogni vocale corrispondono più note (Non mi-i-i-i-dir be-e-e-ell'i-i-do-ol mi-io), mentre Gluck usava ovviamente lo stile francese (Je per-du mon-Eu-ry-di-ce) dove ad ogni sillaba corrisponde una nota o due al massimo. Lo stile francese si presta certo ai recitativi e alla "conversazione" ma il limite della melodia sillabica è l'omoritmia (cioè i valori delle note tutti molto simili) che deriva naturalmente dalla scansione stessa della parola; solitamente le melodie molto moderate e spianate suonano tremendamente meccaniche e bambolesche se non intonate con il giusto stile, al contrario dell'effetto arioso che trasmettono le melodie vocalistiche. Ascoltiamo tre cantanti di solito impegnati in tre generi diversi di opera francese (ovviamente ottocentesca):

Edmond Clément (1867-1928) era il tipico tenore lirico leggero da opéra-comique, nel suo repertorio c'erano Offenbach, Delibes, Boieldieu, Auber, Lecocq e ovviamente anche il Flauto Magico di Mozart (la regina delle operette), e qualche titolo italiano.
Ecco come se la cava con Lully:

 

Rosa Ponselle (1897-1981) non ha bisogno di presentazioni. Di solito associata a Maria Callas - che le copiò il timbro, in realtà la Ponselle non aveva un temperamento drammatico ma era la tipica figura tragica da repertorio del secondo ottocento (qualcosa di simile alla Cerquetti o alla Tebaldi); il cuore del suo repertorio era infatti il grand-opéra (Juive, Tell, Africana, Don Carlo, Forza del Destino, Gioconda e ovviamente anche Vestale e, per un'errata associazione dell'epoca, Norma).  

 

Georgette Leblanc (1869-1941) era invece la diva naturalista/decadentista della Francia dei primi del '900. Nota anche per la sua relazione con Maurice Maeterlinck, era il classico soprano da opera di fin de siecle, o opéra-Lyrique come si chiamava allora il genere, e quindi Massenet principalmente, ma anche Bizet, Dukas, Debussy. 

 

 

A voi i commenti...

@Wittelsbach @Pinkerton

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
59 minuti fa, Majaniello dice:


Per perdere un po' di tempo, vi propongo un confronto "di stile". L'opera del '700 era poco (e male) frequentata nella prima metà del '900, figurarsi quella del '600. Eppure qualche aria celebre sopravvisse all'oblio della storia, come questa Bois épais di Lully. Ma come risolvevano i cantanti dell'epoca uno stile così lontano? 

Parlo in particolare dello stile sillabico, tipico della tragedie-lyrique francese (Lully, Rameau, Gluck, Spontini) e da cui discenderà il declamato wagneriano. La melodia francese è diversa da quella italiana, credo di averlo già fatto notare in altri miei interventi... ad esempio Mozart scriveva in uno stile vocalistico tipicamente italiano, dove ad ogni vocale corrispondono più note (Non mi-i-i-i-dir be-e-e-ell'i-i-do-ol mi-io), mentre Gluck usava ovviamente lo stile francese (Je per-du mon-Eu-ry-di-ce) dove ad ogni sillaba corrisponde una nota o due al massimo. Lo stile francese si presta certo ai recitativi e alla "conversazione" ma il limite della melodia sillabica è l'omoritmia (cioè i valori delle note tutti molto simili) che deriva naturalmente dalla scansione stessa della parola; solitamente le melodie molto moderate e spianate suonano tremendamente meccaniche e bambolesche se non intonate con il giusto stile, al contrario dell'effetto arioso che trasmettono le melodie vocalistiche. Ascoltiamo tre cantanti di solito impegnati in tre generi diversi di opera francese (ovviamente ottocentesca):

Edmond Clément (1867-1928) era il tipico tenore lirico leggero da opéra-comique, nel suo repertorio c'erano Offenbach, Delibes, Boieldieu, Auber, Lecocq e ovviamente anche il Flauto Magico di Mozart (la regina delle operette), e qualche titolo italiano.
Ecco come se la cava con Lully:

 

Rosa Ponselle (1897-1981) non ha bisogno di presentazioni. Di solito associata a Maria Callas - che le copiò il timbro, in realtà la Ponselle non aveva un temperamento drammatico ma era la tipica figura tragica da repertorio del secondo ottocento (qualcosa di simile alla Cerquetti o alla Tebaldi); il cuore del suo repertorio era infatti il grand-opéra (Juive, Tell, Africana, Don Carlo, Forza del Destino, Gioconda e ovviamente anche Vestale e, per un'errata associazione dell'epoca, Norma).  

 

Georgette Leblanc (1869-1941) era invece la diva naturalista/decadentista della Francia dei primi del '900. Nota anche per la sua relazione con Maurice Maeterlinck, era il classico soprano da opera di fin de siecle, o opéra-Lyrique come si chiamava allora il genere, e quindi Massenet principalmente, ma anche Bizet, Dukas, Debussy. 

 

 

A voi i commenti...

@Wittelsbach @Pinkerton

 

Per l'omogeneità e la morbidezza dell'impasto vocale che gli consente un'egregia modulazione ( anche se in qualche nota si avverte un "vibrato largo"), nonché per l'unità della linea di canto, delle tre versioni io preferisco quella trasognata , anche se, a tratti, al limite dell'inerzia, del tenore Clément.

Le due soprano sono più espressive ma anche meno "in stile", meno appropriate allo spirito dell'aria, laddove la Ponselle fa valere le fascinose bruniture di una voce poderosa quanto "ingombrante", e la Leblanc ( che peraltro accusa qualche durezza di emissione) è prodiga di portamenti e sottolineature tardoromantiche, sostanzialmente fuori luogo.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 4/6/2020 at 22:58, Pinkerton dice:

Per l'omogeneità e la morbidezza dell'impasto vocale che gli consente un'egregia modulazione ( anche se in qualche nota si avverte un "vibrato largo"), nonché per l'unità della linea di canto, delle tre versioni io preferisco quella trasognata , anche se, a tratti, al limite dell'inerzia, del tenore Clément.

Le due soprano sono più espressive ma anche meno "in stile", meno appropriate allo spirito dell'aria, laddove la Ponselle fa valere le fascinose bruniture di una voce poderosa quanto "ingombrante", e la Leblanc ( che peraltro accusa qualche durezza di emissione) è prodiga di portamenti e sottolineature tardoromantiche, sostanzialmente fuori luogo.

Sono dello stesso avviso, non a caso ho proposto gli ascolti in quell'ordine. Il repertorio più leggero, anche ottocentesco, era maggiormente connesso alla musica più antica, sicchè quello stile risulta più funzionale ad esecuzioni di questo repertorio. 

Volevo precisare, sul discorso canto vocalistico/canto sillabico, che non è che il canto sillabico, più o meno declamato, non fosse una modalità diffusa in Italia, anzi (l'ho citato anche parlando di Porpora), solo che lo stile italiano aveva la risorsa in più della vocalizzazione, che consentiva al bisogno un trattamento "strumentale" della voce che ai francesi era estraneo. Più raro che accadesse il contrario, anche perchè i francesi avevano un concetto di melodramma diverso, in cui la parte spettacolare non risiedeva nel canto come per gli italiani ma nelle scenografie, nelle coreografie, nell'orchestra ecc. I tedeschi non hanno mai avuto un'identità precisa, propendendo dall'una o dall'altra parte a seconda dei casi (anche se l'impronta del compassato stile liederistico, pure sillabico, si avvertiva qui e là in quasi tutti). E' un discorso che mi interessa molto anche perchè l'estenuante ricerca di una mediazione tra questi due modi di intendere l'opera (e quindi anche il canto) interessò molto i compositori non solo del '700 ma pure dell'800. 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • 6 months later...

Non un vero e proprio "confronto", più che altro volevo condividere con voi una suggestione che mi è balzata in testa mentre riascoltavo questo:

(1702)

(1896)

Sicuramente l'affinità non è tematica ma solo "atmosferica" (altre se possono trovare), però è sempre interessante notare come nella musica, italiana in questo caso, ci sia un sottile filo conduttore che lega epoche anche molto lontane.

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • 1 month later...

Un nuovo tenore, Jonathan Tetelman, si affaccia nell'agone operistico.

Che dire? Baritenore, le note le ha tutte ma manca di uguaglianza e forza in acuto; poi è piuttosto sbrigativo nel fraseggio, è carente di linea e di "matiz".

Quando attenua l'emissione ( v. a 3.50 " Or che mi conoscete...") fatica a dosare le intensità e tende a una mezza voce soffocata e semiafona.

In conclusione: un epigono di Kaufmann.

 

Per confronto la trasognata, trepidante esecuzione di Fritz Wunderlich.

Timbro ideale per il personaggio pucciniano, sensibilità e tecnica superiori.

 

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • 1 month later...
On 22/1/2021 at 18:03, Pinkerton dice:

Un nuovo tenore, Jonathan Tetelman, si affaccia nell'agone operistico.

Che dire? Baritenore, le note le ha tutte ma manca di uguaglianza e forza in acuto; poi è piuttosto sbrigativo nel fraseggio, è carente di linea e di "matiz".

Quando attenua l'emissione ( v. a 3.50 " Or che mi conoscete...") fatica a dosare le intensità e tende a una mezza voce soffocata e semiafona.

In conclusione: un epigono di Kaufmann.

 

Per confronto la trasognata, trepidante esecuzione di Fritz Wunderlich.

Timbro ideale per il personaggio pucciniano, sensibilità e tecnica superiori.

 

 

Io piuttosto mi chiedo perché ti si vede così di meno qui in forum :boredom:

(Metto la faccina così, in mancanza degli altri componenti della comunicazione verbale, si capisce che non è una riprensione, ma un - maldestro - tentativo di dire che mi mancano i tuoi interventi)

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
On 23/2/2021 at 16:14, glenngould dice:

Io piuttosto mi chiedo perché ti si vede così di meno qui in forum :boredom:

(Metto la faccina così, in mancanza degli altri componenti della comunicazione verbale, si capisce che non è una riprensione, ma un - maldestro - tentativo di dire che mi mancano i tuoi interventi)

 

Nell'ultimo anno, Glenn, sono stato un po' preso dal lavoro ( causa pandemia). Grazie per la stima  (e comunque intervengo sempre quando si parla di vocalità). 🙂

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Unisciti alla conversazione

Puoi rispondere adesso e registrarti subito dopo. Se hai un account, ACCEDI.

Ospite
Rispondi a questa discussione...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.


×
×
  • Crea Nuovo...

Accettazione Cookie e Privacy Policy

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy