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giordanoted

Filosofia

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Guest zeitnote

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Che succede quando il/un desiderio, che non è mai dell'ordine del volere, di cui non sapevamo nulla (o quasi) improvvisamente si rivela nella forma criptica del sintomo? Che tipo di sapere si produce nella sofferenza soggettiva di una singolare esperienza di interpretazione del proprio desidero? Scoprire il marchio bruciante che l'altro ha impresso in noi e che il nostro desiderio è desiderio dell'altro, anche - e forse, soprattutto - desiderio di qualcun'altro (genitivo soggettivo), del quale cui diventiamo l'incarnazione metonimica. Ecco, detto in breve, il tema - implicito o esplicito, non importa - di questo splendido seminario shakespeariano si può riassumere così : cosa vuol dire ereditare l'esistenza? Una delle cose più belle di Lacan, comunque la si pensi.

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Il nostro comportamento sociale,  Zeit, e il giudizio etico da cui esso dipende sono costantemente governati dal principio di presunzione che è un meccanismo estensivo pratico, sostanzialmente analogico-ipotetico, della conoscenza.

Esso naturalmente genera una quantità di errori, tanto di giudizio quanto di conoscenza, ma, in quanto, per sua costituzione, estensibile a tutti, è altmente funzionale all'organizzazione sociale e alla speditezza del suo funzionamento il quale non dipende tanto dal livello e dalla qualità della conoscenza ottenuto dai suoi componenti, quanto dal grado di certezza da loro raggiunto.

Certezza che è ben altro che verifica di conoscenza ma, se mai, chiudendo il cerchio, è suggello al principio di presunzione.

Ma, correggimi se sbaglio, gli errori di giudizio e di conoscenza sono alla base dell'ingiustizia.

Orbene ne deriva inequivocabilmente che l'organizzazione sociale DEVE, necessariamente, essere basata sull'ingiustizia.

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On ‎04‎/‎03‎/‎2016 at 11:34, zeitnote dice:

61AaPokoZwL.jpg

Che succede quando il/un desiderio, che non è mai dell'ordine del volere, di cui non sapevamo nulla (o quasi) improvvisamente si rivela nella forma criptica del sintomo? Che tipo di sapere si produce nella sofferenza soggettiva di una singolare esperienza di interpretazione del proprio desidero? Scoprire il marchio bruciante che l'altro ha impresso in noi e che il nostro desiderio è desiderio dell'altro, anche - e forse, soprattutto - desiderio di qualcun'altro (genitivo soggettivo), del quale cui diventiamo l'incarnazione metonimica. Ecco, detto in breve, il tema - implicito o esplicito, non importa - di questo splendido seminario shakespeariano si può riassumere così : cosa vuol dire ereditare l'esistenza? Una delle cose più belle di Lacan, comunque la si pensi.

Molto intrigante,Zeit, l'idea dell'incarnazione metonimica nell'altro.

Il desiderio,Zeit, e' tensione al possesso.

Grande parte delle nostre attivita' interiori ed esteriori sono dettate dal desiderio. Non e' tanto il soddisfacimento dei nostri desideri quanto l'entita' della tensione che essi generano, ovvero della speranza, a quantificare e a qualificare il nostro grado di liberta'.

Percio' la liberta' assoluta sarebbe insostenibile perche' insostenibile sarebbe il grado di desiderio generato. E cosi' si torna al concetto di sintomo come espressione sensitiva del desiderio.

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Guest zeitnote

"Riprendere il filo del discorso filosofico oggi significa all’incirca
chiedersi: dove in filosofia, quanto all’essenziale, eravamo rimasti?"

...per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare? La risposta è sempre lì, sui pendii di Todtnauberg (per "interposta persona lingustica"(?!?) Il nostro autore sente le voce di Martin che gli parla?)...

"È questa la domanda cui il testo che avete tra le mani, per l’interposta,
ingombrante persona linguistica di Martin Heidegger, cerca
di dare oggi una risposta."

...poi qualche riga più in là prosegue...

"La risposta apparentemente è semplice: dal velamento."

...e, in chiusura, i fuochi d'artificio...

"Noi infatti siamo già, e per nostra fortuna, anzitutto nel velamento. È qui che
prima di qualunque rappresentazione, secondo verità, abitiamo.
Almeno per qualche tempo. Finché esso vorrà sottrarsi lasciandoci
essere ancora una volta gli attendenti del disvelamento. Per sempre
il disvelamento."

I corsivi, manco a dirlo, sono dell'autore.

Forse ne ho già parlato, ma la mia preoccupazione per le sorti della filosofia italiana è in salita esponenziale, giacché mi capita sempre più spesso leggere giovani autori completamente obnubilati (altro che velamento!) da una nuova ondata di "heideggerismo" militante, che si esplica perlopiù come sevizia della lingua italiana, piegata e costretta alle convulsioni dell'originale tedesco, con evidenti effetti grotteschi che mettono raccapriccio per assenza totale di qualsiasi distanza e veglia critica (e ironica) rispetto a ciò che si scrive e a come lo si scrive. Quasi tutte le traduzioni dei testi di Heidegger usciti per Bompiani appartengono a questa scuola, svilendo e polverizzando di fatto un'importante tradizione di traduzione dei suoi scritti che va dal grande Pierto Chiodi a Franco Volpi, passando per Ugo Maria Ugazio e Gianni Vattimo.

 

Pink, quando ti cimenterai con Heidegger? :D

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6 ore fa, zeitnote dice:

"

Pink, quando ti cimenterai con Heidegger? :D

Non si può mai sapere , Zeit, e non poniamo limiti alla provvidenza ma, intanto che io mi metto a studiare il tedesco (lingua a me quasi totalmente ignota) e a fare un robusto ripasso di filosofia, fatti avanti tu con qualche saggio di traduzione da Heidegger, Tu, caro amico, che il tedesco lo conosci ( e anche la filosofia).

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Guest zeitnote

limperativo-estetico-2526.jpg

Uscito oggi. Contiene anche una saggio sulla musica : La musique retrouvée

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Che si voglia o non si voglia, che piaccia o no, ognuno di noi, da se stesso, da solo, e' tutto il mondo e tutto il tempo e tutta la vita.

La dimensione individuale e' prioritaria e dominante sulle dimensioni collettive.

Il conformismo e' una strategia di sopravvivenza spesso ambita ed elaborata, sovente persino necessaria, ma non ci appartiene.

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Guest Virgin12
1 ora fa, Pinkerton dice:

Che si voglia o non si voglia, che piaccia o no, ognuno di noi, da se stesso, da solo, e' tutto il mondo e tutto il tempo e tutta la vita.

La dimensione individuale e' prioritaria e dominante sulle dimensioni collettive.

Il conformismo e' una strategia di sopravvivenza spesso ambita ed elaborata, sovente persino necessaria, ma non ci appartiene.

 

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Guest zeitnote
On 25/2/2017 at 11:12, Pinkerton dice:

Che si voglia o non si voglia, che piaccia o no, ognuno di noi, da se stesso, da solo, e' tutto il mondo e tutto il tempo e tutta la vita.

La dimensione individuale e' prioritaria e dominante sulle dimensioni collettive.

Il conformismo e' una strategia di sopravvivenza spesso ambita ed elaborata, sovente persino necessaria, ma non ci appartiene.

Vedi Pink, qui tra tossicomania teoretica, isteria pragmatista e bulimia edonista anche l'individuo è ormai a pezzi. C'è poco da star allegri.

 

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Guest zeitnote
On 25/2/2017 at 12:55, Virgin12 dice:

 

Nel dubbio mi compro la moto...faccio un gruppo di studio le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani....

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Guest Virgin12

 

3 minuti fa, zeitnote dice:

Vedi Pink, qui tra tossicomania teoretica, isteria pragmatista e bulimia edonista anche l'individuo è ormai a pezzi. C'è poco da star allegri.

 

Vedi Zeit, nonostante le piaghe della tossicomania teoretica, dell'isteria pragmatista, della bulimia edonista e dell'invasione delle zanzare e delle cavallette, l'individuo vuole essere felice. 

 

 

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Guest zeitnote
1 minuto fa, Virgin12 dice:

 

Vedi Zeit, nonostante le piaghe della tossicomania teoretica, dell'isteria pragmatista, della bulimia edonista e dell'invasione delle zanzare e delle cavallette, l'individuo vuole essere felice. 

 

 

Vedi Virgin12, la felicità è un'antropotecnica. Non bisogna (solo) volerla ma praticarla, come un esercizio quotidiano.

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Guest Virgin12
10 minuti fa, zeitnote dice:

Vedi Virgin12, la felicità è un'antropotecnica. Non bisogna (solo) volerla ma praticarla, come un esercizio quotidiano.

Non c'è giorno in cui la felicità non mi colga. 

 

 

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Guest zeitnote
Adesso, Virgin12 dice:

Non c'è giorno in cui la felicità non mi colga. 

 

 

Che bello! :)

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Guest Virgin12
20 minuti fa, zeitnote dice:

Che bello! :)

Sì,  Zeit,  hai detto bene, che bello! :)

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2 ore fa, zeitnote dice:

Vedi Pink, qui tra tossicomania teoretica, isteria pragmatista e bulimia edonista anche l'individuo è ormai a pezzi. C'è poco da star allegri.

 

La grandezza dell'individuo, Zeit, e' proporzionale al  grado di accettazione della cognizione della propria solitudine vivendo nella pressoche' totale impossibilita' di isolamento.

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4 ore fa, Virgin12 dice:

 

Vedi Zeit, nonostante le piaghe della tossicomania teoretica, dell'isteria pragmatista, della bulimia edonista e dell'invasione delle zanzare e delle cavallette, l'individuo vuole essere felice. 

 

 

Il vero dramma, Virgin, non è che l'individuo "vuole" ma che "deve" essere felice. Voler essere felici è una risorsa, un faro, una luce. Dover essere felici è una condanna.

Il lato più insidioso della felicità è la sua necessità.

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4 ore fa, zeitnote dice:

Vedi Virgin12, la felicità è un'antropotecnica. Non bisogna (solo) volerla ma praticarla, come un esercizio quotidiano.

Sebbene lucida, Zeit, è anche molto arida questa tua prospettiva esistenziale, tutta pragmatica.

Io penso alla vecchia maniera e su certe cose, non ancora ben definite, come la felicità, ho una visione più mistica, più epifanica, più magica.

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30 minuti fa, Pinkerton dice:

Il lato più insidioso della felicità è la sua necessità.

Interessante. Allo stesso tempo è rincuorante: dimostra che l'uomo tende per natura a ricercare la felicità, come se fosse fatto per la felicità.

Spoiler

Non volevo abbassare il livello della discussione, ma credo che la filosofia sia una questione "popolare"...

 

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17 minuti fa, OldFashioned97 dice:

dimostra che l'uomo tende per natura a ricercare la felicità

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Non volevo abbassare il livello della discussione, ma credo che la filosofia sia una questione "popolare"...

 

Ci mancherebbe altro, Old, che l'uomo fosse nato per cercare l'infelicità.

Nondimeno, se la felicità consistesse, come alcuni pensano, nel dare valore alle cose è pur vero che quasi sempre il valore delle cose si percepisce interamente quando le cose si perdono.

 

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1 minuto fa, Pinkerton dice:

Ci mancherebbe altro, Old, che l'uomo fosse nato per cercare l'infelicità.

Non mi riferivo all'infelicità (nessuno la ricerca, indubbiamente), ma piuttosto ad un atteggiamento di indifferenza nei confronti della vita, che si manifesta spesso nella ricerca di esperienze, sensazioni, ossia piccoli momenti di "soddisfazione" la cui sommatoria, a mio parere, non coincide con la felicità (ma non sembra essere solo una mia percezione).

Volevo dire che la "necessità" della felicità (allo stesso tempo angoscia - ne abbiamo quasi disperatamente bisogno - e fascino), come problema esistenziale, dovrebbe indurre l'uomo a non soffocare la ricerca della felicità, ma ad alimentarla. Anche se, forse, il viaggio è la ricompensa.

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Guest Virgin12

Solo coloro che non hanno perduto l'entusiasmo, ossia il dio che è in noi, possono essere felici. 

 

Scusate la brevità dell'intervento ma sto facendo la pizza,  per la felicità delle mie figlie. :)

 

Buona serata. 

 

 

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44 minuti fa, OldFashioned97 dice:

Non mi riferivo all'infelicità (nessuno la ricerca, indubbiamente), ma piuttosto ad un atteggiamento di indifferenza nei confronti della vita, che si manifesta spesso nella ricerca di esperienze, sensazioni, ossia piccoli momenti di "soddisfazione" la cui sommatoria, a mio parere, non coincide con la felicità (ma non sembra essere solo una mia percezione).

Volevo dire che la "necessità" della felicità (allo stesso tempo angoscia - ne abbiamo quasi disperatamente bisogno - e fascino), come problema esistenziale, dovrebbe indurre l'uomo a non soffocare la ricerca della felicità, ma ad alimentarla. Anche se, forse, il viaggio è la ricompensa.

 

Concordo Old. Parola per parola.

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