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giordanoted

Filosofia

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Quanto a l'esser giusto di Socrate, Pink, pensa alle sue ultime parole, dove risuona - sulla soglia irreversibile della morte - la preoccupazione per l'estinzione di un debito : "Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio, dateglielo, non ve ne dimenticate." (dal finale del Fedone)

Non per nulla, Zeit, il Fedone finisce così:

"Questa, o Echecrate, fu la fine dell'amico nostro, certamente il migliore degli uomini che allora abbiamo conosciuto e, senza paragone, il più saggio e il più giusto"

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Guest zeitnote

Dopo Das Unbehagen in der Kultur di Freud e Das Unbehagen in der Natur di Zizek, ecco Das Unbehagen in der Gesellschaft dello studioso francese Alain Ehrenberg. Un volume poderoso che indaga in una prospettiva multidisciplinare il rapporto che intercorre tra la società del capitalismo avanzato e le forme delle patologie psichiche del soggetto che la abita. Che relazione c'è tra la diffusa sofferenza psichica e il Capitale? Ehrenberg affronta la questione indagando i due grandi paradigmi del vivere comune d'Occidente - quello americano e quello europeo continentale - e di come in quei sistemi sociali i campi del sapere più o meno scientifici si sono organizzati per affrontare la correlazione tra "salute mentale" e legami sociali.

Questo volume segue La fatica di essere se stessi dove Ehrenberg si era occupato direttamente del doppio legame tra depressione e le ingiunzioni alla prestazione tipiche del tardo capitalismo.

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Dopo Das Unbehagen in der Kultur di Freud e Das Unbehagen in der Natur di Zizek, ecco Das Unbehagen in der Gesellschaft dello studioso francese Alain Ehrenberg. Un volume poderoso che indaga in una prospettiva multidisciplinare il rapporto che intercorre tra la società del capitalismo avanzato e le forme delle patologie psichiche del soggetto che la abita. Che relazione c'è tra la diffusa sofferenza psichica e il Capitale? Ehrenberg affronta la questione indagando i due grandi paradigmi del vivere comune d'Occidente - quello americano e quello europeo continentale - e di come in quei sistemi sociali i campi del sapere più o meno scientifici si sono organizzati per affrontare la correlazione tra "salute mentale" e legami sociali.

Questo volume segue La fatica di essere se stessi dove Ehrenberg si era occupato direttamente del doppio legame tra depressione e le ingiunzioni alla prestazione tipiche del tardo capitalismo.

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Segnalazione molto interessante, il tema mi appassiona. L'autore, invece, non lo conosco per niente.

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Guest zeitnote

Zeit, anche se c'entra poco, che ne pensi di Bourdieu? Hai qualche consiglio bibliografico?

Di Bourdieu possiedo La distinzione, ma non l'ho mai letto. :to_become_senile:

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dove Ehrenberg si era occupato direttamente del doppio legame tra depressione e le ingiunzioni alla prestazione tipiche del tardo capitalismo.

Argomento affascinante.

Se poi consideriamo che uno dei più accreditati criteri pratici per indicare la separazione fra salute e malattia mentale è proprio la realizzazione di obbiettivi di ordine sociale-e soprattutto lavorativo, allora il problema si fa particolarmente spinoso.

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Argomento affascinante.

Se poi consideriamo che uno dei più accreditati criteri pratici per indicare la separazione fra salute e malattia mentale è proprio la realizzazione di obbiettivi di ordine sociale-e soprattutto lavorativo, allora il problema si fa particolarmente spinoso.

Certo che col 40% di disocuppazione giovanile (per giovanile intendono fino ai 35) si dovrebbe concludere che l'Italia è una gabbia di matti. :D

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Certo che col 40% di disocuppazione giovanile (per giovanile intendono fino ai 35) si dovrebbe concludere che l'Italia è una gabbia di matti. :D

E non solo l'Italia.

In ogni caso Miasko, il detto 40% di giovani e semigiovani disoccupati sono in una situazione singolarissima e curiosa perchè, non lavorando, non possono neppure dimostrare se siano idonei a lavorare.

Ergo, non possono neppure essere definiti malati di mente, neppure se lo fossero. Stanno in una specie di limbo dove in pratica non sono niente. Prodigi del capitalismo avanzato.

Molti ripiegano su facebook o su amenità consimili ma, diciamo pure la verità, nella gran parte dei casi senza ricavarne grossi vantaggi.

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Se poi consideriamo che uno dei più accreditati criteri pratici per indicare la separazione fra salute e malattia mentale è proprio la realizzazione di obbiettivi di ordine sociale-e soprattutto lavorativo, allora il problema si fa particolarmente spinoso.

Invero, studi recenti mostrano come certe caratteristiche della personalità classificabili come patologiche o appena subcliniche si riscontrino proprio in persone che "si sono realizzate". Una coinvolgente lettura in tema può essere Psicopatici al potere, uscito da poco per la Codice Edizioni. La tesi è che lo stile di vita occidentale non necessariamente relega in posizioni di svantaggio chi soffre di disturbi psichici, anzi, alcune forme di mania si riscontrano facilmente in chi svolge mansioni di controllo e amministrazione di società. D'altro canto, quelle che un tempo erano considerate forme di fobia e disagio sociali sono, oggi, talmente comuni da essere divenute caratteristiche che anche il mercato del lavoro può sfruttare (es. un programmatore che si applichi come un intossicato alla compilazione e alla correzione delle stringhe di un software e che preferisca stare al PC piuttosto che uscire di casa).

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Invero, studi recenti mostrano come certe caratteristiche della personalità classificabili come patologiche o appena subcliniche si riscontrino proprio in persone che "si sono realizzate". Una coinvolgente lettura in tema può essere Psicopatici al potere, uscito da poco per la Codice Edizioni. La tesi è che lo stile di vita occidentale non necessariamente relega in posizioni di svantaggio chi soffre di disturbi psichici, anzi, alcune forme di mania si riscontrano facilmente in chi svolge mansioni di controllo e amministrazione di società. D'altro canto, quelle che un tempo erano considerate forme di fobia e disagio sociali sono, oggi, talmente comuni da essere divenute caratteristiche che anche il mercato del lavoro può sfruttare (es. un programmatore che si applichi come un intossicato alla compilazione e alla correzione delle stringhe di un software e che preferisca stare al PC piuttosto che uscire di casa).

La classificazione dei disagi psichici, gellio, nella storia della psichiatria, ha subito, subisce e subira' continui rimaneggiamenti.

Questo accade non solo perche' si testano via via nuove acquisizioni di ordine fisiopatologico e terapeutico ma anche perche' la societa' e' piu' o meno disposta ad accettare o a rifiutare taluni comportamenti individuali riconosciuti come "devianti" da quel rituale comportamentale condiviso definibile come "normalita'".

La "normalita'" a sua volta e' una strategia comunque imprescindibile per poter realizzare la convivenza di molteplici realta' individuali, cangianti e avvicendantesi, che interagiscono e si confrontano.

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Invero, studi recenti mostrano come certe caratteristiche della personalità classificabili come patologiche o appena subcliniche si riscontrino proprio in persone che "si sono realizzate". Una coinvolgente lettura in tema può essere Psicopatici al potere, uscito da poco per la Codice Edizioni. La tesi è che lo stile di vita occidentale non necessariamente relega in posizioni di svantaggio chi soffre di disturbi psichici, anzi, alcune forme di mania si riscontrano facilmente in chi svolge mansioni di controllo e amministrazione di società. .

Particolarmente funzionale a ruoli di comando, gellio, e' quella disposizione psichica che va sotto il nome di "disturbo narcisistico della personalita'".

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Ciò che dici, Pinkerton, è sostanzialmente l'assioma di base del libro in questione come lo è nella letteratura scientifica di riferimento.


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(es. un programmatore che si applichi come un intossicato alla compilazione e alla correzione delle stringhe di un software e che preferisca stare al PC piuttosto che uscire di casa).

L'intercettazione, la definizione e l'inquadramento di molte forme di disagio psichico,gellio, specie per i casi di modesta

gravità,sovente sfugge o è sottostimata dagli operatori sanitari di psichiatria. Ciò avviene probabilmente perchè queste manifestazioni, pure riconoscibili come patologiche, vengono gestite e "assorbite" dalla società come dinamiche che la cultura sociale considera frequenti e abituali e quindi "normali". E', anche qui, una questione di incidenza quando non di prevalenza numerica In realtà i meccanismi che le generano sono aberranti tanto quanto le manifestazioni dei casi più gravi.

Vengono così spesi aggettivi "ad hoc", quali "caratteriale", "eccentrico", spregiudicato", "originale", "inquieto", ecc. ecc., attributi questi tutti tesi a rappresentare varianti di "normalità", come se la società dei "normali" cercasse il più possibile di conservare e tutelare una maggioranza il più ampia (e quindi forte) possibile.

Ma non occorre essere dei geni per capire che non è così e che si tratta di una forzatura.

D'altro canto, per entrare in un altro campo, molte forme di dipendenza psichica o fisica sono congeniali all'organizzazione sociale ( così l'esempio che fai tu)e quindi riconosciute come normali o persino addirittura meritorie così come molti casi di egocentrismo chiaramente spropositati sono riferiti a un sano e "normale" amor proprio e istinto di conservazione.

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Guest zeitnote

Per fortuna oltre alle onde luminose e alle correnti nervose ci sono ancora, e prima di tutto, il colore e il chiarore delle cose stesse, il verde della foglia ed il giallo del campo di grano, il nero della cornacchia ed il grigio del cielo.

Martin Heidegger, 1935-36.

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Guest zeitnote

Chi venga richiesto di un consiglio fa bene innanzi tutto a indagare l'opinione di chi lo interroga per vedersela confermata. Nessuno si convince facilmente della maggiore furbizia dimostrata da un altro, e ben pochi chiederebbero consiglio se avessero il proposito di seguirne uno estraneo. È invece la loro propria decisione, tacitamente già presa, che costoro vogliono conoscere ancora una volta, per cosí dire nel suo rovescio, in quanto "consiglio" dell'altro. Da quest'ultimo sollecitano questo richiamo alla mente, e hanno ragione. La cosa più pericolosa è infatti mettere in atto la risoluzione che si ė presa "con se stessi", senza far passare come un filtro il pro e il contro. Per questo, chi cerca consiglio è già stato aiutato per metà, e se si prefigge qualcosa di sbagliato o di assurdo è meglio confortarlo mostrandosi scettici piuttosto che contraddirlo con convinzione.

Walter Benjamin, 1928

Teniamolo a mente allorquando cederemo alla prossima tentazione di consigliare Scherchen o Paavo Järvi. :D

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Nicht wie die Welt ist, ist das Mystische, sondern dass sie ist.



Non come il mondo è, è il mistico, ma che esso è.



Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, proposizione 6.44


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Guest zeitnote

Nicht wie die Welt ist, ist das Mystische, sondern dass sie ist.

Non come il mondo è, è il mistico, ma che esso è.

Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, proposizione 6.44

E' lo stupore rispetto all'esistenza, all'essere. In fondo non è che una riformulazione della domanda leibnitziana : "Perché vi è qualcosa piuttosto che niente?" Domanda che è a fondamento di ogni metafisica, sia razionale che (appunto) mistica.

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E' lo stupore rispetto all'esistenza, all'essere.

Esistere,Zeit, e' un concetto identificante, personalizzante, categorico, qualificativo.

Essere e' un concetto fortemente estensivo e onnicomprensivo e , in senso stretto, dequalificante.

Per semplificare: si puo' cessare di esistere ma non si puo' cessare di essere.

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Come tutti i solipsisti,Miasko, come tutti i solitari, Cioran è sentenzioso,perentorio, apodittico.

Nasconde il suo ragguardevole ingegno speculativo dietro ai frascami del paradosso, del cinismo, dell'amarezza, del più indifeso disincanto.

Ma le sue reticenze, le sue defezioni, sono solo finte sul ring per saggiare l'avversario, i suoi riflessi, la sua forza.

Perchè , come tutti i solitari, Cioran è un comunicatore formidabile e ha la stoffa del grande conversatore e sicuramente, c'è da giurarlo, ha in serbo parecchi buoni colpi, di destro e di sinistro, devastanti, da k.o..

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A 24:15:"Non vedo perché la vita la si debba imbellettare ".

Qui Cioran si rivela iperrealista brutale e spudoratamente sincero, ma anche irrimediabilmente greve e volgare.

Qui il filosofo rumeno deplora l'illusione, oltraggia il sogno, disinnesca la speranza ma, quel che e' peggio, ridicolizza la fiaba, ne vanifica il valore immenso. Sembra non capire che nella realtà c'e' posto ( e che posto!...) anche per il sogno, perché una realta' senza sogno e' solo una parte della realta'.

Non e' un caso, io credo, che gli piaccia Dostoevskij, buon psicologo ma scadente scrittore, ossessivo, macchinoso e, alla fine, noioso.

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A 24:15:"Non vedo perché la vita la si debba imbellettare ".

Qui Cioran si rivela iperrealista brutale e spudoratamente sincero, ma anche irrimediabilmente greve e volgare.

Qui il filosofo rumeno deplora l'illusione, oltraggia il sogno, disinnesca la speranza ma, quel che e' peggio, ridicolizza la fiaba, ne vanifica il valore immenso. Sembra non capire che nella realtà c'e' posto ( e che posto!...) anche per il sogno, perché una realta' senza sogno e' solo una parte della realta'.

Non e' un caso, io credo, che gli piaccia Dostoevskij, buon psicologo ma scadente scrittore, ossessivo, macchinoso e, alla fine, noioso.

Uh, qui ti sbilanci assai, caro Pink. Io, tuttavia, non dispongo di argomenti da opporti, nonostante il mio amore senza riserve per Dostoevskij, specie per quel Karamazov, che dispiega con rara potenza plastica le pieghe e le piaghe dell'umano, troppo umano.

Quanto a Cioran, non so che dire se non che incarna una posizione di esistenzialismo radicale e militante, di guerra aperta all'esistente e all'esistenza, salvo poi affermare questa prospettiva nella positività elitaria del pensiero e della parola (la "sua" filosofia, la "sua" letteratura). La la contraddizione ineffabile di chi - per citare Gaber - "per ora rimanda il suicidio" per fare un gruppo di studio o, nel caso di Cioran, per diventare una specie di eremita solitario, sprezzante e narcisista, che non sapendo bene cosa farsene della vita le sputa sopra, con grande maestria, genio o ingegno, però. Le sue sono spesso parole piene, che spronano alla riflessione, alla reazione, se necessario.

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A 24:15:"Non vedo perché la vita la si debba imbellettare ".

Qui Cioran si rivela iperrealista brutale e spudoratamente sincero, ma anche irrimediabilmente greve e volgare.

Qui il filosofo rumeno deplora l'illusione, oltraggia il sogno, disinnesca la speranza ma, quel che e' peggio, ridicolizza la fiaba, ne vanifica il valore immenso. Sembra non capire che nella realtà c'e' posto ( e che posto!...) anche per il sogno, perché una realta' senza sogno e' solo una parte della realta'.

Non e' un caso, io credo, che gli piaccia Dostoevskij, buon psicologo ma scadente scrittore, ossessivo, macchinoso e, alla fine, noioso.

Ma il sogno non si può capire Maestro Pink :happystrange: ... Il sogno è per i poeti. E Poeta si nasce. E Cioran non era un Poeta. Era "solo" un "povero", intelligentissimo, umile filosofo :happystrange:. Non tutti hanno la fortuna di nascere sia intelligenti sia poeti come te Maestro Pink, o come Leopardi :happystrange: .

Quanto a Dostoevskij, ora non sarei minimamente in grado di leggere un suo romanzo. Impresa decisamente troppo difficile per una poesia-dipendente dotata di scarsissima pazienza quale io sono. Però era il mio scrittore preferito da adolescente, quindi, come tutte le cose che si esperimentano a quell' età, ha lasciato una traccia indelebile, "mi è rimasto dentro", insomma non potrò che amarlo per sempre.

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Quanto a Cioran, non so che dire se non che incarna una posizione di esistenzialismo radicale e militante, di guerra aperta all'esistente e all'esistenza, salvo poi affermare questa prospettiva nella positività elitaria del pensiero e della parola

Si' Zeit, questa contraddizione "nei fatti" che a lui , cosi' intelligente, non puo' essere sfuggita, deve aver tormentato non poco Emil Cioran e avergli fatto perdere il sonno di chissa' quante notti. ( Ma insomma, Emil, il tuo sguardo amaro e perplesso sull'esistenza tragica e patibolare, non puo' diventare il trenino o il cavallino a dondolo con cui giocare, solo soletto, dalla mattina alla sera!....)

Quanto a Dostoevskij spero un giorno di cambiare idea.

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