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giordanoted

Filosofia

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Se esiste già una discussione di questo tipo, prego cancellarla.



Ecco, così, magari solo per divertirsi un po' con Zeit...


E poi esiste anche la filosofia della musica, se proprio ci volessimo fare del male.



Cominciamo con questo





E poi un'altra cosa, più per specialisti ma non solo per loro.






Buon divertimento :nerd:




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Zeit, toglimi una curiosità (se non sono indiscreto): tu insegni filosofia?

PS Ottima idea Giò, purtroppo non posso contribuire un granché, ma leggervi sarà un piacere!

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Va bene, ma qui nessuno sta con la bacchettina in mano! Vai tranquillo a ruota libera se ti va.

Scusa, mi sono espresso male! Non posso contribuire un granché non solo e non tanto per una questione di pudore intellettuale, ma per il fatto che posso connettermi al forum solo con il cellulare e scrivere messaggi lunghi con questa diabolica tastierina è massacrante!

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Guest zeitnote

No Rinaldo, non insegno.

Approfitto di questa perigliosa discussione per segnalare un libro molto bello ed istruttivo:


9788833924694.jpg

La negazione è un dispositivo linguistico che genera le differenze e ha (quindi) il potere straordinario di moltiplicare la realtà (e anche i livelli di realtà), di creare nuovi mondi finora insospettati. Paolo Virno, oltre a disporre di una bella prosa, affronta la questione da una prospettiva allargata, senza badare troppo a sterili steccati disciplinari.

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Guest zeitnote





Boris Groys è sempre stimolante da ascoltare o da leggere.


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La negazione è un dispositivo linguistico che genera le differenze e ha (quindi) il potere straordinario di moltiplicare la realtà (e anche i livelli di realtà), di creare nuovi mondi finora insospettati. Paolo Virno, oltre a disporre di una bella prosa, affronta la questione da una prospettiva allargata, senza badare troppo a sterili steccati disciplinari.

Sembra uno spot pubblicitario.

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Sembra uno spot pubblicitario.

Al contrario. Se c'è una cosa che la pubblicità proprio non può tollerare, è l'argomento del libro segnalato da Zeit: la negazione.

Nello spot pubblicitario la negazione, e in senso lato ogni negatività, è abolita. Oppure presentata solo per poter essere cancellata per sempre dal prodotto reclamizzato.

Quello di Zeit, al limite, è un anti-spot pubblicitario.

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Quello di Zeit, al limite, è un anti-spot pubblicitario.

Si' Giordano ma quella di Zeit, pur parlando di negazione, e' un'affermazione netta, definitiva.Oltretutto e' formulata

in modo apodittico. Per finire definisce in modo incontrovertibile anche le conseguenze della negazione.

In sostanza la nota di Zeit sulla negazione e' un monumento all'affermazione.

Esattamente come gli spot pubblicitari.

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Si' Giordano ma quella di Zeit, pur parlando di negazione, e' un'affermazione netta, definitiva.Oltretutto e' formulata

in modo apodittico. Per finire definisce in modo incontrovertibile anche le conseguenze della negazione.

In sostanza la nota di Zeit sulla negazione e' un monumento all'affermazione.

Esattamente come gli spot pubblicitari.

Questo è vero, Pink, senonché si scontra con un fatto, diciamo così, d'esperienza.

Cioè il fatto che io, sia pure nel modo limitato dell'uso di un forum, conosco Zeit, e so che il linguaggio pubblicitario, o ancora prima la malafede che lo anima, gli è del tutto estranea.

Non sempre conta la pura forma dell'espressione, conta anche il contesto, e il "parlante".

Proprio per questo, sebbene la segnalazione del libro sia tutta affermativa, proprio come uno spot, penso che sia l'espressione di una persona che ha letto il libro e l'ha trovato interessante.

Inoltre, a meno che Zeit non abbia un interesse materiale o sia l'autore del libro, le condizioni di uno spot non ci sono.

Ma tu hai detto 'sembra' uno spot.

E su questo attendiamo il parere dell'interessato, se vuole.

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Guest Bollore

Eraclito:



Per gli uomini non è meglio che tutto quanto accada come essi vogliono. (fr. 110)


(frammento che considero ora più che mai attuale)



I Greci hanno molto da insegnarci sul ''negativo''.


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Ma tu hai detto 'sembra' uno spot.

.

Hai perfettamente intercettato il centro del mio discorso, Giordano.

La mia boutade, un po' provocatoria, era una richiesta indiretta a Zeit di dire qualcosa di più sull'argomento.

In ogni caso la mia battuta era comunque fuori luogo perché gli enunciati pubblicitari sono pretestuosi e hanno tutti un intento persuasivo. Inoltre spesso, quando il divario fra il prodotto commerciale e le parole che lo pubblicizzano e' troppo ampio,

sono sostenuti da uno spirito plagiante, truffaldino, mentre quella di Zeit e' una definizione concettuale puramente filosofica, del tutto priva di secondi fini.

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Guest zeitnote

Può essere che la mia sintetica perorazione al libro di Virno assuma i toni affermativi dello spot pubblicitario. Del resto, uno dei portati interessanti di cui il libro pure si occupa, riguarda il legame di stretta implicazione tra affermazione e negazione, di come - cioè - la presenza dell'uno implica la presenza dell'altro. Sì può affermare negando (teologia negativa, psicoanalisi) e negare affermando, come in fondo avviene nel messaggio pubblicitario, dove l'unicità del prodotto proposto è "giocata" in relazione a ciò che esso esclude in termini di negatività (vedi la pubblicità comparativa). Affermazione e negazione agiscono come poli di una dialettica : non c'è da prendere partito per l'uno o l'altro.


Il libro l'ho letto, ma finora - come spesso mi capita (ahimè) di recente - solo a stralci, soffermandomi più o meno casualmente in vari punti del testo. L'argomento trattato è enorme, di capitale importanza per comprendere e cogliere non solo lo sviluppo, ma anche uno dei cardini portanti del pensiero occidentale. Già Platone, nel Sofista, mostra come l'atto del negare non è un generico rinvio al niente, al nulla, bensì al "diverso", a ciò che denota un ente nella sua differenza.



Il bel botta e risposta tra Pink e giordano non so se rubricarlo come una geniale parodia di certe conversazioni cervellotiche (come si vede in certi film di Woody Allen), oppure come una versione telematicamente aggiornata del dialogo platonico. :D


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Può essere che la mia sintetica perorazione al libro di Virno assuma i toni affermativi dello spot pubblicitario. Del resto, uno dei portati interessanti di cui il libro pure si occupa, riguarda il legame di stretta implicazione tra affermazione e negazione, di come - cioè - la presenza dell'uno implica la presenza dell'altro. Sì può affermare negando (teologia negativa, psicoanalisi) e negare affermando, come in fondo avviene nel messaggio pubblicitario, dove l'unicità del prodotto proposto è "giocata" in relazione a ciò che esso esclude in termini di negatività (vedi la pubblicità comparativa). Affermazione e negazione agiscono come poli di una dialettica : non c'è da prendere partito per l'uno o l'altro.

Il libro l'ho letto, ma finora - come spesso mi capita (ahimè) di recente - solo a stralci, soffermandomi più o meno casualmente in vari punti del testo. L'argomento trattato è enorme, di capitale importanza per comprendere e cogliere non solo lo sviluppo, ma anche uno dei cardini portanti del pensiero occidentale. Già Platone, nel Sofista, mostra come l'atto del negare non è un generico rinvio al niente, al nulla, bensì al "diverso", a ciò che denota un ente nella sua differenza.

Il bel botta e risposta tra Pink e giordano non so se rubricarlo come una geniale parodia di certe conversazioni cervellotiche (come si vede in certi film di Woody Allen), oppure come una versione telematicamente aggiornata del dialogo platonico. :D

La prima che hai detto.

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La prima che hai detto.

La seconda, naturalmente.

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La seconda, naturalmente.

D'altra parte, ragazzi, Platone o Wody Allen che sia, non si può sempre ogni volta ridurre le questioni a un sano realismo, ovverossia a puri rapporti di forza.

Bisogna anche giocare e ridere e essere sventati e smemorati e al limite, se necessario, anche giocare a sbagliare.

Tu Zeit che di queste faccende filosofiche ci capisci, dimmi un po': non è forse l'errore uno dei frutti più fecondi della negazione?

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Devo ricordami di non discutere mai di filosofia con un russo... :mellow:

A parte che è già difficile discutere di questi argomenti nella lingua natia, figuriamoci in una lingua che non è la propria. :wacko:

Comunque grazie, con questo articolo hai piacevolmente illuminato la mia giornata. :)

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Due cretini, di cui uno armato. Meglio se lo fossero stati entrambi ( armati, perchè cretini lo erano già tutti e due).

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Io invece dopo il Simposio ho attaccato l'Apologia di Socrate, sempre nella solita edizione stravagante con traduzione "libera" di Ezio Savino (Oscar Mondadori).



Solo i primi due paragrafi se magnano buona parte della letteratura e della filosofia post-greca.



La vividezza con cui Platone rappresenta Socrate ha del commovente.



Non so voi uomini di Atene che cosa abbiate provato per via dei miei accusatori, quanto a me, io stesso ancora un poco e mi scordavo chi ero, a causa loro, tanto parlavano in modo convincente. E per giunta quelli, di vero, per dirla in una parola, non hanno detto nulla.




Un attacco alla sofistica dal più sofista (quanto a bravura tecnica) di tutti.


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Guest zeitnote

Eheh...hai ragione gordano, anche se la premiata coppia Platone/Scocrate non è sempre stata giusta con i sofisti, i quali qualcosa da dire che non fosse nulla ce l'avevano, eccome.


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Eheh...hai ragione gordano, anche se la premiata coppia Platone/Scocrate non è sempre stata giusta con i sofisti, i quali qualcosa da dire che non fosse nulla ce l'avevano, eccome.

Platone è un poeta e Socrate è un troll, provocatorio e ridimensionante, di quei tempi lontani.

Uno serviva all'altro e la loro simbiosi perfetta innescò una forza di pensiero che dura tutt'ora.

A entrambi a ben guardare, non premeva tanto la verità, quanto la giustizia.

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Guest zeitnote

Anche a Siracusa?



Quanto a l'esser giusto di Socrate, Pink, pensa alle sue ultime parole, dove risuona - sulla soglia irreversibile della morte - la preoccupazione per l'estinzione di un debito : "Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio, dateglielo, non ve ne dimenticate." (dal finale del Fedone)


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Naturalmente, anche a Siracusa. Ma se vi e' qualcosa di piu' simile a un'idea, Zeit, questa cosa e' proprio la giustizia.

Gli ordinamenti del reale, sia naturale che costruito, sono molto lontani dal senso di giustizia che ognuno si porta dentro,( tutti, ma proprio tutti gli uomini ce l'hanno, santi ed empi), e che proviene da chissa' dove.

Anche la giustizia, come ogni idea, non corrisponde alla realta', e' falsa, e' un'impresa votata al fallimento, una navigazione destinata al naufragio, o, come nel caso di Socrate, a una disonorevole condanna ( in nome della giustizia, naturalmente).

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