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Rondine
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Salve a tutti,

sono una laureanda in letteratura italiana, pianista dilettante e da sempre appassionata di musica.

Ho scelto per la mia tesi di laurea magistrale un argomento affascinante ma quasi totalmente inesplorato: sette poesie giovanili di Eugenio Montale scritte con il preciso intento di imitare il suono degli strumenti musicali o gruppi di strumenti da cui prendono il titolo.

Nell'ordine, i titoli sono:

-Violini

-Violoncelli

-Contrabbasso

-Flauti-Fagotti

-Oboe

-Corno inglese

-Ottoni

Il giovane Montale era un ammiratore dei poeti simbolisti francesi e un ascoltatore attento di Debussy, e sembra che anche al suo stile siano ispirate queste poesie. Purtroppo non esiste praticamente nessuna bibliografia su di esse; tuttavia è un progetto a cui tengo molto, e mi piacerebbe che questo argomento fosse una buona volta esplorato: trovo che siano testi di valore e che meritino più della scarna menzione che se ne fa nei manuali universitari.

Per questo cerco musicisti, meglio se esperti degli strumenti in questione, ma non è necessario, che mi possano dare suggerimenti e/o pareri, dai più informali ai più tecnici.
Non inserisco i testi per evitare di appesantire, ma sono pronta a farlo nelle modalità più pratiche per il forum (ad es ciascuna poesia nella sua sezione, o nella sezione generale, o come volete).
Grazie in anticipo a chiunque voglia aiutarmi.

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Innanzitutto, grazie della tua risposta. Ho contattato l'admin per capire come fare a condividere questi testi e mi ha consigliato di metterli tutti insieme in una unica discussione. Perciò, ecco le sette poesie; quel che mi piacerebbe sapere è se davvero Montale è riuscito a descrivere il suono e le particolarità di ciascuno strumento, e per me è molto importante il parere sia di chi li suona che in generale dei musicisti e degli esperti di musica.




ACCORDI


(sensi e fantasmi di una adolescente)




1.


Violini



Gioventù troppe strade


distendi innanzi alle pupille


mie smarrite:


quali si snodano, erbite,


indecise curve in piane tranquille,


quali s'avventano alla roccia dura


dei monti,


o ad orizzonti vanno ove barbaglia


la calura!


Sono qui nell'attesa di un prodigio


e le mani mi chiudo nelle mani.


Forse è in questa incertezza,


mattino che trabocchi


dal cielo,


la più vera ricchezza e tu ne innimbi


tutto che tocchi!


Occhi corolle s'aprono


in me – chissà – o nel suolo:


tutto vaneggia e nella luce nuova


volere non so più né disvolere.


Solo


m'è dato nel miracolo del giorno,


o cuore fatto muto,


scordare gioie o crucci,


ed offrirti alla vita


tra un mattinare arguto


di balestrucci!




2.


Violoncelli



Ascolta il nostro canto che ti va nelle vene


e da queste nel cuore ti si accoglie,


che pare, angusto, frangersi: siamo l'Amore, ascoltaci!


Ascolta il rosso invito del mattino


che rapido trascorre come ombra d'ala in terra;


assurgi dal vivaio dei mortali


d'opaca creta, ignari d'ogni fiamma,


e seguici nel gurge dell'Iddio


che da sé ci disserra,


echi della sua voce, timbri della sua gamma!


Come l'esagitato animo allora


esprimerà scintille che giammai


avresti conosciute! La tua forma


più vera non capisce ormai nei limiti


della carne: t'è forza di confonderti


con altre vite e riplasmarti tutta


in un ritmo di gioia; la tua scorza


di un dì, non ti appartiene più. Sarai


rifatta dall'oblio, distrutta dal ricordo,


creatura d'un attimo. E saprai


i paradisi ambigui dove manca


ogni esistenza: seguici nel Centro


delle parvenze: (ti rivuole il Niente!)




3.


Contrabbasso



Codesti i tuoi confini: quattro pareti nude,


da tanti anni le stesse;


e in esse


un susseguirsi monotono di necessità crude.



Invano con disperate ali la tua fantasia corre tutto


il fastoso dominio della vita universa;


non uscirai tu, viaggiatrice spersa,


dai limiti del “Brutto”...




4.


Flauti-Fagotti



Una notte, rammento, intesi un sufolo


bizzarro


che modulava un suo canto vetrino.


Non v'era luna: e pure quella nota


aguzza e un poco buffa siccome una


fischiata d'ottavino


illuminava a poco a poco il parco


(così pensavo) e certo nel giardino


le piante in ascoltarla


si piegavano ad arco


verso il terreno ond'ella pullulava;


e a questa ciarla


s'univano altre, ma più gravi, e come


bolle di vetro luminose intorno


stellavano la notte che raggiava.


Di contro al cielo buio erano sagome


di perle,


grandi flore di fuochi d'artifizio,


cupole di cristallo e nel vederle


gli occhi s'abbacinavano


in un gaio supplizio!


Esitai un istante: indi balzai


alla finestra e spalancai le imposte


sopra la vasca sottostante; e tosto


fu un tuffarsi di rane canterine,


uno sciacquare buffo uno svolìo


d'uccelli nottivaghi


ed improvviso


uscì da un mascherone di fontana


che gettava a fior d'acqua il suo sogghigno,


unos croscio di riso


soffocato in un rantolo


roco


che l'eco ripeté


sempre più fioco.



E allora il buio si rifece in me.




5.


Oboe



Ci son ore rare


che ogni apparenza dintorno vacilla s'umilia scompare,


come le stinte


quinte


d'un boccascena, ad atto finito, tra il parapiglia.



I sensi sono intorpiditi,


il minuto si piace di sé;


e nasce nei nostri occhi un po' stupiti


un sorriso senza perché.




6.


Corno inglese



Il vento che stasera suona attento


- ricorda un forte scotere di lame -


gli strumenti dei fitti alberi e spazza


l'orizzonte di rame


dove strisce di luce si protendono


come aquiloni al cielo che rimbomba


(Nuvole in viaggio, chiari


reami di lassù! D'alti Eldoradi


malchiuse porte!)


e il mare che scaglia a scaglia,


livido, muta colore


lancia a terra una tromba


di schiume intorte;


il vento che nasce e muore


nell'ora che lenta s'annera


suonasse te pure stasera


scordato strumento,


cuore.




7.


Ottoni



Stamane, mia giovinezza,


una fanfara in te squilla,


voce di bronzo che immilla


l'eco, o disperde la brezza.



Vedi letizia breve, molto attesa,


ch'entri nella mia vita, tutta cinta


di fiori, come sia per te la pésa


malinconia dei giorni andati vinta!



O primavera fuggevole, vedi come gli animi invasi


del tuo respiro si plachino, si facciano gli occhi sereni,


e per te in cielo s'accampino, di là dai torbidi occasi,


arcobaleni!




(Unissono fragoroso d'instrumenti. Comincia lo spettacolo della Vita)


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Flauti-Fagotti

Una notte, rammento, intesi un sufolo

bizzarro

che modulava un suo canto vetrino.

Posso dirti che in teoria non sta parlando di un flauto traverso, strumento "moderno" capace anche di suoni caldi e morbidi,

ma di più - mi si perdoni - strumentino tipico della poesia bucolica/pastorale e quindi limitato nelle capacità espressive.

Lo "sufolo" probabilmente è arcaismo di zufolo.

Zufolo, sufolo ed anche ciufolo [..] strumento a fiato rustico, fatto a guisa di flauto o di trombetta, che dà un suono acuto e stridulo,

e serve per accompagnare la fiera nelle danze del villaggio. (Prova a leggere anche qui: http://www.treccani.it/vocabolario/avena/)

Ecco qui un altro famoso agreste sufolo.

Per questo penso "canto vetrino", vetro... trasparente... forse, adesso dirò un'eresia,

povero di armonici. U__u

Non v'era luna: e pure quella nota

aguzza e un poco buffa siccome una

fischiata d'ottavino

Qui poi si diverte a citare un altro strumento della famiglia dei flauti: l'ottavino.

E' lo strumento più acuto dell'orchestra, ma non ci trovo nulla di buffo :ninja: nel suo suono

semmai stridulo/aguzzo (appuntito, penetrante nell'udito) sì.

Il suono buffo viene semmai accostato al fagotto appunto.

illuminava a poco a poco il parco

(così pensavo) e certo nel giardino

le piante in ascoltarla

si piegavano ad arco

verso il terreno ond'ella pullulava;

Questo passaggio mi è ostico, ma una diceria popolare vuole che le

piante siano sensibili alla musica. Il potere di incantare elementi della natura rimanda forse al pifferai magico.

e a questa ciarla

s'univano altre, ma più gravi, e come

bolle di vetro luminose intorno

stellavano la notte che raggiava.

Vediamo che insiste nel paragone con il vetro...

Di contro al cielo buio erano sagome

di perle,

grandi flore di fuochi d'artifizio,

cupole di cristallo e nel vederle

gli occhi s'abbacinavano

in un gaio supplizio!

Qui necessito di ulteriore parafrasi. Ma l'accento è posto sempre

su tentativi di descrivere il suono: perle, cristallo... qualcosa di chiaro, riflettente, luccicante.

Mi parla però di supplizio gaio: una gioia dolorosa. Se pensiamo che un suono acuto,

stridulo, etc alla lunga può anche offendere l'orecchio tutto quadra. :ph34r_anim:

Esitai un istante: indi balzai

alla finestra e spalancai le imposte

sopra la vasca sottostante; e tosto

fu un tuffarsi di rane canterine,

uno sciacquare buffo uno svolìo

d'uccelli nottivaghi

ed improvviso

uscì da un mascherone di fontana

che gettava a fior d'acqua il suo sogghigno,

uno scroscio di riso

soffocato in un rantolo

roco

che l'eco ripeté

sempre più fioco.

E allora il buio si rifece in me.

Di riferimenti al fagotto sinceramente non ne ho trovati, a parte quel "buffo" che però affibia -a torto- all'ottavino

e poi allo sciacquare.

Probabilmente le altre "ciarle più gravi" sono i suoni dei fagotti. :worried_anim: mmmmm...

Non credo esistano molti flautisti-fagottisti e poi... unirli: perché?

Forse il flauto (o il fagotto per carità) non meritava una poesia a parte?! <_<

Sono davvero così indissolubili? O ha semplicemente voluto unire uno strumento super acuto e uno grave paragonandolo,

perché no, agli alti e bassi della vita e al fatto che ogni riso/sorriso si trasforma spesso in un rantolo e la luce ridiventa buio.

Si può anche pensare che l'ascolto dell'esecuzione di un brano musicale fosse ogni volta un fugace momento di "luce" nella sua esistenza. :wub_anim:

Chissà se e quali brani lo ispirarono. :unknw:

Ci sono riferimenti in lettere? Diari?

Se ascoltava Debussy, magari si è ispirato a Syrinx (1913)

Syrinx is a piece of music for solo flute which Claude Debussy wrote in 1913 (L 129). It is commonly considered to be an indispensable part of any flautist's repertoire. Many musical historians believe that "Syrinx", which gives the performer generous room for interpretation and emotion, played a pivotal role in the development of solo flute music in the early twentieth century. "Syrinx" was originally written by Debussy without barlines or breath marks. The flautist Marcel Moyse later added these, and most publishers publish Moyse's edition.
"Syrinx" was written as incidental music to the uncompleted play Psyché by Gabriel Mourey. It was intended to be performed offstage during the play, and was originally called "Flûte de Pan". Since one of Debussy's Chansons de Bilitis had already been given that title, however, it was given its final name in reference to the myth of the amorous pursuit of the nymph Syrinx by the god Pan.
The piece is dedicated to the flautist Louis Fleury.

o al Prelude a l'apres midi.

1008487-L%C3%A9on_Bakst_projet_de_d%C3%A

Le poesie quando sono state scritte? Anno?

Io la vedrei accostata al Clair de lune anche se la poesia è senza luna e non si riferisce al pianoforte. <_<

http://en.wikipedia.org/wiki/Clair_de_Lune_(poem)

Les grands jets d'eau sveltes parmi les marbres - Plagio?! :lol:

Ma divaghiamo... sono ignorante in letteratura e avrei bisogno di una parafrasi. :umnik2:

Potresti anche fare un confronto con eventuali altre poesie che citano lo zufolo e vedere se utilizzano stessi metri di paragone.

Posso però dirti che il fatto che inserisca il tutto in un fantomatico giardino, con piante e accostarlo al flauto non è molto innovativo;

fontane, notte, acqua che scorre credo siano motivi tipici.

Inoltre, detto tra noi, credo avesse una piccola confusione sulla famiglia dei flauti... :prankster2:

e con questo chiudo la mia poetica digressione.

In bocca al lupo per la tesi! :graduated:

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Ti ringrazio moltissimo per il tuo contributo, che trovo molto interessante. Effettivamente l'accostamento flauti-fagotti è insolito; sembra, però, che non fosse nuovo a Debussy. :) Le poesie sono tutte datate tra il 1916 e il 1922, anno della loro pubblicazione. Dal diario giovanile di Montale non emerge gran che sui suoi ascolti.


Rifletterò sugli spunti che mi hai dato. Grazie ancora :)


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