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tonysuper

il riccardone

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Intendi la musica molto "suonata"?



Non penso mi appartenga come passione, anzi più vado avanti e più mi irrita!


Nella classica non so a cosa possa corrispondere (Rachmaninov?) ma troppo virtuosismo fine a se stesso è snervante anche lì (molti romantici per pianoforte non riesco più a digerirli anche per quel tipo di ostentazione, tecnica ed emotiva). Il fatto che mi stia sempre più addentrando nel '900 poi la dovrebbe dire anche lunga. Quanto un pianista (o un interprete) suona o canta bene mi interessa poi poco, se ha qualcosa di originale da dire ben venga, anche se sbaglia 1 nota su 5 (quanti grandi pianisti erano fallosissimi) o ha gli acuti tirati e gracchianti.


Nel rock-pop ancora peggio, ascolto tendenzialmente o new-wave (anche malata) o pop (tipo il primo Scott Walker, non la spazzatura, intendiamoci) o le radici (rock'n'roll/blues/soul/ecc) o cantautori, insomma meno si suona meglio è.


Aborro decisamente l'hard-rock, il metal e dove ci sono assoli in genere, o in generale ostentazioni di forza, machismo, bravura tecnica, capacità di cantare ai limiti ecc. ecc. Il prog anni 70 mi piaceva da ragazzino (e nei suoi esiti più alti non mi fa schifo ancora oggi) ma mi ha stancato. Tolti i gruppi più sperimentali, oggi mi pare solo una caricatura della musica classica.


Jazz sono un ascoltatore occasionale, mi piace ma me ne intendo pochissimo, quindi non faccio testo.



In generale non sono audiofilo, l'alta fedeltà mi ha sempre interessato poco, negli anni 50 incidevano cose magnifiche che si sentivano a m**** eppure la genialità di quegli interpreti arrivava comunque. Oggi la registrazione non perfetta è diventata quasi un alibi.


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Guest Carlin

Cavolo, speravo in più risposte, il tema mi interessa!

Se giri per il forum ci sono molti discorsi sul tema, e tutti più o meno simili.

Per farla breve: schitarrate-tastierate metal-prog = bullshit.

Mentre come al solito spezzo una lancia in favore dei pianisti romantici che non c'entrano nulla con il tema. Forse la musica non la si digerisce perché non deve andare a riempire la pancia bensì la testa.

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Se giri per il forum ci sono molti discorsi sul tema, e tutti più o meno simili.

Per farla breve: schitarrate-tastierate metal-prog = bullshit.

Mentre come al solito spezzo una lancia in favore dei pianisti romantici che non c'entrano nulla con il tema. Forse la musica non la si digerisce perché non deve andare a riempire la pancia bensì la testa.

Ma quei post li ho letti! Solo che mi pareva che qua la questione fosse leggermente diversa: Tony si chiedeva QUANTO FOSSE DIFFUSO IL FENOMENO TRA I CLASSICOFILI (e chiaramente, tra le cose che mi incuriosiscono, c'è la definizione del termine per questo ambiente, le due cose potrebbero anche non essere conciliabili, è da vedere!), mentre nei post del tipo che dici tu (in quelli che ho letto io almeno) il discorso era molto più legato al rock. Possibile che me ne sia perso più d' uno, il forum è pieno di discussioni.

Certo, l' ha messa in "Pop, rock ed altri generi", ma potrebbe averlo fatto anche per altri motivi.

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Non c'è una definizione diversa.



Negli altri forum ho sentito spesso dire "trattasi spesso di studente di conservatorio che ha una tipologia di gusti pop".



Un altro tema che mi piacerebbe trattare è questo:



A qualcuno piace la musica rock che seleziona Piero Scaruffi?



Lui di dichiara un "critico di musica classica mancato".




E quella di cui parla Alex Ross?

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Tony, svelo subito le carte, io ho letto molto il tuo blog, prima ancora di scoprire questo forum (e che c' eri tu su questo forum), quindi conosco la tua teoria sugli ascolti e l' ho trovata interessante. Penso tu abbia colto degli aspetti fondamentali dell' ascolto musicale, solo che non sono ancora sicuro dell' interpretazione che hai dato di certi fenomeni che hai osservato (che però, è vero, esistono!), ma non intendo parlarne finchè non avrò provato uno dei tuoi esperimenti di educazione all' ascolto, cosa che farò senz' altro appena avrò tempo e modo.
Chiarito questo, nonostante l' effettivo allontanarmi da rock e affini, a favore di classica e jazz, cosa conforme alla tua teoria, io continuo comunque a trovare bizzarra la tua preferenza, per dire, per i Beatles, rispetto, a, che ne so, Robert Wyatt. Tendenzialmente, pur con la perdita di entusiasmo per il genere nel complesso, continuo a considerare migliori quei musicisti che potremmo definire "Scaruffiani" (Faust, Pere Ubu, ecc. Sai benissimo di cosa parlo, visto che, a suo tempo, ti sei fatto anche una grandissima cultura di musica rock). Tu hai sviluppato, penso, un' amore per la forma così forte che, ovviamente, preferisci una cretinata pop formalmente perfetta ad un' idea potenzialmente interessante rovinata dal pressapochismo. Per me non è così, i Pink Floyd di Barrett sono meglio di quelli venuti dopo, i Velvet Underground sono meglio di Lady Gaga, ecc.
Detto questo, io di Scaruffi non approvo soprattutto i cantautori, per il resto nella sua top 20 è difficile trovare qualcosa che in tempi relativamente recenti non abbia trovato molto interessante. Naturalmente nulla di comparabile con la colta contemporanea, come affermava qualcuno anche qua sul sito, ma del resto lo stesso Scaruffi l' ha sempre sottolineato.
Per quanto riguarda lui come critico, mi sembra troppo "materialista" per occuparsi con profitto di arte, e se ha detto qualcosa di giusto sulla musica rock (e questo è ancora da capire! Contrariamente a tutti quelli che hanno rifiutato a priori il tuo approccio, io ti concedo il beneficio del dubbio, finchè non avrò provato, perchè per me la musica è solo musica, quindi smettere con un certo musicista non ha implicazioni identitarie o cose simili, basta che ci sia altra musica più bella!), l' ha fatto perchè, da bravo "materialista", ha potuto vedere bene l' evoluzione storica del genere, senza deformazioni ideologiche. Quindi al massimo sarebbe un buono storico ed analizzatore di società e costumi, non un buon critico, le sue recensioni non mi piacciono!
Per quanto riguarda Alex Ross, ho letto il suo famoso libro "Il resto è rumore", e mi sono divertito perchè ho scoperto un sacco di aneddoti che non potevo conoscere, essendo io un neofita, e di sicuro mi ha illuminato su alcuni retroscena e mi ha dato una miglior visione d' insieme di certi fenomeni (tutta roba che magari per voi è ovvia, quindi non mi metterei a consigliarlo qua). Però il libro è anche sospetto: Ross non mette paletti adeguati tra musica e musica, e non so se è un bene o un male, ma mi fa pensare (c'è da dire che, stando a quello che scrive lui, furono per primi alcuni protagonisti della grande musica del Novecento ad essere conniventi con Beatles e soci), e poi dedica pagine e pagine a compositori americani che credo siano davvero marginali, trascurando tutto il mondo musicale italiano, a mio parere più significativo. Forse l' ha fatto, udite udite, per solidarietà: quei compositori erano tutti gay, come lui!
Insomma, l' ho letto con piacere, ma l' ho preso con le pinze.

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Secondo me nella selezione di Scaruffi c'è una logica ma c'è anche una grande contraddizione.



Ovvero supponiamo che io sia una persona che conosce la storia della musica occidentale.



Se vado FUORI dalla musica occidentale ha molto senso prendere quello che è più distante dalla musica occidentale.


Quindi il rumore bianco. E fin qui la sua selezione è "interessante".



La grande contraddizione è che succedono queste cose



1) i suoi capolavori del rock sono tutti uguali, cioè sfruttano lo stesso fenomeno, un semplicissimo giro di accordi ipnotico che non si chiude quasi mai e che cattura l'attenzione dell'ascoltatore (il vero generatore del coinvolgimento emotivo) mentre gli si propinano suoni, versi e parole ad effetto (che sono scambiati dall'ascoltatore per la causa del suo piacere).



2) l'estrema povertà di linguaggio dei suoi capolavori.


Ci sono stati dei periodi in cui sono riuscito ad entrare in sintonia con i suoi gusti e ad emozionarmi, lasciarmi catturare da gran parte dei suoi dischi, e ho provato sensazioni molto monocordi.



In ogni caso hanno relativamente senso e sono coerenti diversi approcci



1) non mi interessa niente della musica pop (a la Madiel o rag. Pollini)


2) mi interessa quella più diversa e primitiva possibile (a la scaruffi/ross)


3) mi interessa quella più tecnica possibile, indipendentemente dalla eventuale tamarraggine (a la Riccardona)


4) varie ed eventuali



Quello che mi incuriosisce (a distanza di decenni dalle inutili stroncature di capolavori di altri gusti) è che rimane il pensiero che ci sia un valore "unico" nel mondo del pop/rock (o della musica in generale) e soprattutto che quelli della categoria 2 siano automaticamente dei fini intenditori e quelli della categoria 3 automaticamente degli idioti.


Quelli della categoria 1 poi sono odiati a prescindere.



Un po' come se ci fosse un bizzarro concorso di bellezza in cui sia la giuria che i concorrenti fossero mischiati uomini e donne (magari pure di diverso orientamento sessuale) e si cercasse di stabilire una classifica valida per tutti.



Riguardo ai Beatles per la varietà armonica (merito sia del basso di Paul che degli arrangiamenti di Martin) e la lunghezza delle frasi melodiche utilizzate sono la musica "semplice" -- canzone napoletana a parte -- che più somiglia alle arie d'opera e alle melodie utilizzate negli standard jazz.



Di questo, oltre ad accorgesene il mio ignorantissimo orecchio, se ne è parlato per decenni in ambiti accademici e musicologici. Per cui Piero potrà piangere anche in turco ed urlare al complotto pluto-juventino-massonico ma i Beatles saranno apprezzati nei secoli a venire SOPRATTUTTO dal pubblico di persone colte che lui dice di targettare.




Per anni, prima di "allinearmi" a certi giudizi, mi sono fatto le stesse domande che ti poni tu quindi ti capisco.



E' proprio il fatto che ci vogliono "anni" (e che comunque il percorso non si può mai stabilire come terminato, magari uno potrebbe anche cambiare di nuovo) che rende velleitario il tentativo di stabilire direzioni ben precise.



Il mio percorso di ascolti (e anche le classificazioni che ho schematizzato) nascono da interviste a musicisti colti e no, conoscitori del mondo pop/rock che ho preso sui vari giornali o libri.


Il mio obiettivo era un bulimico tentativo di "capire" tutto, piuttosto che stabilire cosa è "oro" e cosa è "monnezza".

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Se giri per il forum ci sono molti discorsi sul tema, e tutti più o meno simili.

Per farla breve: schitarrate-tastierate metal-prog = bullshit.

Mentre come al solito spezzo una lancia in favore dei pianisti romantici che non c'entrano nulla con il tema. Forse la musica non la si digerisce perché non deve andare a riempire la pancia bensì la testa.

Aldilà del fatto che questa, Carlin, non l'ho capita, nel senso non ho capito che vuoi dire con riempire non la pancia ma la testa.

Per quel che mi riguarda se il barocco è la ciambella della nonna, e il classicismo un dolce alla ricotta, il romanticismo è una torta al cioccolato ripiena con sopra la panna, una cosa buonissima, però di quelle che se esageri per tanto tempo (come ho fatto io negli anni passati) dopo non le digerisci più, nel senso che per un po' hai voglia di roba salata (il novecento). Sarà una cacchiata, ma a me è successo così. Da quì la mia metafora gastroenterica. Ovviamente non c'era nessun paragone tra, chessò, Liszt e Steve Vai, me ne guarderei bene! :D anche perchè forse era il concetto stesso di Riccardone che non mi era ben chiaro...

Per rispondere a Tony su Scaruffi. Non credo che Scaruffi sia un ciarlatano, come molti dicono in giro. Alcune sue analisi e valutazioni sono anche condivisibili, senza contare che (un tempo) era l'unico riferimento così ampio presente sul web (a livello sociologico un particolare non irrilevante). Vende sicuramente più fumo che arrosto e, cosa peggiore per un critico, è animato da una serie infinita di pregiudizi e preconcetti, assolutamente fuorvianti per un novizio (che spesso si lascia abbindolare dal classico tono messianico del nostro). Tu ne hai buttato giù qualcuno, ma ce n'è una valanga. La scheda di nonciclopedia su Scaruffi, nella sua surrealtà, è illuminante. Io me ne sono sempre servito con coscienza, e l'ho sempre ignorato quando mi puzzava di marcio, o semplicemente quando il mio gusto e la mia sensibilità andavano in senso opposto (molti dei miei artisti pop-rock preferiti sono nella lista nera di Pierino, e vivo bene lo stesso). E' uno strumento che può essere utile, ma bisogna conoscerne le contraddizioni e servirsene con tanto spirito critico.

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"i suoi capolavori del rock sono tutti uguali, cioè sfruttano lo stesso fenomeno, un semplicissimo giro di accordi ipnotico che non si chiude quasi mai e che cattura l'attenzione dell'ascoltatore (il vero generatore del coinvolgimento emotivo) mentre gli si propinano suoni, versi e parole ad effetto (che sono scambiati dall'ascoltatore per la causa del suo piacere)."

Questa tua osservazione è interessante, ci mediterò sopra. Se hai esempi audio in mente manda pure.

"l'estrema povertà di linguaggio dei suoi capolavori."

Ti do ragionissima, ma questo conferma solo quello che già sapevo (sapevamo?), e cioè che non è buon critico già nelle fondamenta, perchè è chiaro che ogni critico è anche un essere umano, con gusti e propensioni, ma lui è fortemente condizionato da un suo filtro selettivo molto stretto.

Per quanto riguarda i Beatles, credo di non essere mai stato un ascoltatore rock fissato con la tecnica, o con il primitivismo, nè con la melodia o col rumorismo. Avevo una preferenza, lo ammetto, per le oscillazioni attorno ad uno schema (esempio: le note calanti e le stecche che prendeva Syd Barrett, il magma caotico creato dalle Shaggs, dal quale solo ogni tanto usciva fuori, quando le varie componenti tornavano casualmente "in fase" qualcosa di riconoscibile come "musica" nel senso tradizionale del termine, ecc), al punto che, a pari requisiti, preferivo, tra due brani, quello più "sciolto". Tuttavia mi pareva di apprezzare molto un "buon lavoro" di qualsiasi tipo, e soprattutto non sono mai stato prevenuto nei confronti della melodia, anzi! Per dire, io la canzone classica napoletana la adoro (ancora oggi), ma i Beatles, che tu le hai associato, pur non facendomi schifo, in genere non mi entusiasmavano quanto "Rock bottom" di Robert Wyatt, che tu invece spesso hai demitizzato (e bada, non sono mai stato il classico patito di progressive rock, anzi, è il genere che ho osteggiato di più dopo il metal). Ma questo è un altro discorso, per stavolta lasciamo stare, anche perchè in questo momento, in cui di rock non sento nulla, non sono nemmeno lucido su 'ste cose.

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In realtà ho messo Wyatt e Soft Machine nello stesso "girone" dei Pink Floyd, Miles Davis elettrico e Van der graaf quindi sta in buona compagnia.



Mi meraviglio che nessuno si sia ancora scandalizzato del fatto che ho messo Cage e Art ensemble of Chicago nello stesso girone dei Pere Ubu :paint_x:



In realtà avevo pensato di creare un girone a parte per la musica punkettona/indie colta, quella che fanno sentire a radio3 nella trasmissione Battiti.


Ma se sono gli stessi ascoltatori a dire di non distinguere Mike Patton e il Capitano da Cage e Zorn, perchè contraddirli?



Sul caso Barrett, secondo me quando diceva "Potrò diventare il nuovo Lennon" poteva essere nel giusto. Peccato che nel giro di pochi mesi si è ridotto ad un vegetale.



In The piper la sua follia anarcoide è ancora sotto controllo, forse perchè il capo vero era Waters, e riesce ad esprimere dei buoni pezzi che può apprezzare anche chi non ama il sound indie. I dischi solisti sono invece inascoltabili.



In generale nei gruppi rock o negli ensemble jazz a volte ci sono varie componenti che cozzano e che possono creare alchimie bizzarre.


Per cui un musicista tendenzialmente più grezzo, può essere supportato dalla collaborazione di chi ci mette una pezza.



Per fare l'esempio dei Pink Floyd.



Barrett era il fricchettone anarcoide naif. Dove con naif intendo che chiunque quindicenne la prima volta che gli dai una Fender dopo mezz'ora è scordata. Poi lo stesso quindicenne quando cazzeggia si mette a fare accordi maggiori spostati di un semitono e scale cromatiche perchè è il movimento più naturale della mano sulla tastiera. Il punto è che non tutti i quindicenni passano alla storia e si scrivono libri di 400 pagine sulla loro vita :)



Indipendentemente dal suo genio, Barrett spingeva il gruppo verso forme primitive. Cosi' come il batterista. Scaruffiani quindi.



Gilmour è il Riccardone per eccellenza e il suo tocco viene fuori soprattutto in Wish you were here, Dark side. Non è originale il suo sound perchè era pieno di chitarristi che lo usavano in quel periodo (Latimer, Howe) però effettivamente il tocco di Gilmour è piacione, sinfonico, progressivo.



Waters è quello che ha più un orecchio spostato verso la forma e l'idea di composizione. Lo si vede in Ummagumma, the Wall e in The final cut che è il suo sforzo maggiore.



Wright non l'ho inquadrato bene. Quando gli si dà spazio sembra abbastanza ricercato. Però se è vera la leggenda che sia membro o addirittura leader dei Residents, il discorso cambia. Io me l'immagino in questa ipotesi come artefice dei suoni di Animals.


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Riguardo gli esempi che mi chiedevi prima.



Prendiamo tre canzoni tristi e malinconiche, voce e chitarra.



La prima è di un artista che Scaruffi esalta e prendo proprio una delle sue preferite. Which Will di Nick Drake.





Nel primo pezzo "torna sempre indietro e non chiude mai" per tenerti a bocca aperta ed impedirti di pensare. Lo stesso effetto di una botta in testa. Stordimento.



Poi prendiamo due artisti che lui stronca, Donovan e i Beatles con Lalena e Michelle.


Qui invece c'è fraseggio, sviluppo. E' proprio un'altra idea di musica.





http://www.youtube.com/watch?v=nfWVKQoRXhk


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Ma dove sono questi gironi famosi? voglio leggerli pure io...

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ahahahah tony mito! sto leggendo a casaccio per ora, devo capire prima come orientarmi... ho trovato questo:

"Ogni tanto mi faccio del male e metto su il cd del Koln Concert o Concerto di Colonia di Keith Jarrett...
e non so se piangere, ridere o chissà che...
Ogni tanto mi illudo che c'è qualcosa in queste inutili ripetizioni, intorno agli stessi due accordi, un qualche significato, invece niente...
Solo un brivido quando batte il piede al minuto 9" :D in effetti.....

dai però hai fatto un mischione, Einaudi, Can, Romitelli, Beefheart, Cage... anche se ho capito forse dove vuoi arrivare, specie quando citi "il primo Alan Sorrenti" ahahahahahaha :D

divertente... solo nei miei gusti ci sono già 200 contravvenzioni alle tue regole... a me sembra più una catalogazione dei livelli di emancipazione dai luoghi comuni musicali (della critica, dei siti web, dei forum), insomma un percorso di liberazione dalla "tendenza". Però se ti devo dire io leggo grossi nomi (nel senso di musica che ritengo valida e che mi piace ancora oggi) in tutti i gironi, non saprei in quale classificarmi.

Non ho capito perchè la musica dell'800 classica è 3.0 (cioè il massimo grado)... a me (tolte le ultime cose di Beethoven e qualcosa del Brahms cameristico) sembra quella di più facile fruizione in assoluto, quella più vicina al concetto di immediato coinvolgimento emotivo e riconoscibilità del linguaggio, la più vicina a quelle dell'ascoltatore medio (più vicina di Bach e più vicina di Ligeti). E' la meno "indie-snob"? questo intendevi? Se è così ti dò ragione, ma secondo me - storicamente - è stata quasi una reazione. Non dimentichiamo che l'800 è il regno del vecchio trombonismo dell'appassionato di classica over 70, quello delle signore in pelliccia a teatro per intenderci, quello del "dopo Puccini il nulla" e "prima di Beethoven solo musica di sottofondo", insomma la vecchia concezione di musica classica "chiusa", immobile e immutabile, introiettata nel dolore, sguazzante nei sentimenti, aperta alla magniloquenza, alta e nobile. Se la vedi dal punto di vista dell'ascoltatore di classica è il gradino più basso secondo me, non nel senso di qualità eh! nel senso di emancipazione dai luoghi comuni della classica.

E nel rock cosa sarebbe 3.0? solo Zappa?

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. Se la vedi dal punto di vista dell'ascoltatore di classica è il gradino più basso secondo me, non nel senso di qualità eh! nel senso di emancipazione dai luoghi comuni della classica.

In realtà più che un percorso di emancipazione, quello che propongo io è un percorso di omologazione. Un'omologazione conveniente, ma pur sempre omologazione.

In questo senso non ti renderà più carismatico con l'altro sesso quando ne parli negli aperitivi.

E nel rock cosa sarebbe 3.0? solo Zappa?

Alcune cose sono più interessanti, altre un po' meno, altre sono musica rock ben suonata e basta, nè più nè meno di Clapton e Santana.

La musica dell'800 richiede un'attenzione ed una abilità di ascolto sovrumana. Ed è anche straordinariamente ricca di contenuti e di significati. Quindi lo sforzo richiesto è ampiamente ripagato con gli interessi.

Per questo, come mia scelta personale, ho preferito selezionare nei miei ascolti (e per questo ho creato i livelli) in maniera tale da danneggiare quanto meno possibile questa abilità.

La scelta di dire "ascolto Brahms e Schumann" è conformista, ma è una montagna impegnativa da scalare. Siccome spesso l'ultima nota di Contrabbasso ha senso solo se si è ben capito cosa ha fatto uno dei legni 8 minuti prima non se ne può godere appieno se nel frattempo ti sono venute in mente la bolletta da pagare, le cosce di Belen e ti sei chiesto perchè Mazzarri ancora non fa giocare Armero sulla fascia sinistra.

Ci sono dei vecchietti furbi in teatro che prima di ascoltare fanno tutto in rituale misto karate, misto yoga per concentrarsi e poi cadono in catalessi con gli occhi chiusi, il naso tappato con la mano destra e testa chinata verso il basso.

Forse qualcuno dorme, non so :on_the_quiet2:

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Alcune cose sono più interessanti, altre un po' meno, altre sono musica rock ben suonata e basta, nè più nè meno di Clapton e Santana.
La musica dell'800 richiede un'attenzione ed una abilità di ascolto sovrumana. Ed è anche straordinariamente ricca di contenuti e di significati. Quindi lo sforzo richiesto è ampiamente ripagato con gli interessi.

No aspetta aspetta... continuo a non capire. Ok ho capito che vuoi dire sull'800 musicale (anche se a me Chopin, Liszt, Mendelsohnn, Schumann - Brahms e Bruckner in effetti sì! - non mi pare richiedano un'attenzione sovrumana, tolte alcune composizioni, almeno io li ho sempre ascoltati e compresi con facilità, poi magari la voglia di ascoltarli può aumentare o diminuire, ma è un altro discorso che credo sia legato al fatto di stufarsi e poi riprendere una certa cosa a distanza anche di anni - un po' come i maglioni nell'armadio). Non capisco però Clapton e Santana che c'entrano. Richiedono un'attenzione ed una abilità di ascolto sovrumana?

Se ho capito bene tu cerchi, diciamo "scientificamente", di classificare la musica a seconda del grado di attenzione che richiede, fino ad arrivare ad un livello TOP dove uno riesce a mantenere l'attenzione sempre al massimo. Solo che, se è così, non capisco. Una musica molto suonata (tipo un buon blues elettrico) richiede più attenzione di Dub Housing dei Pere Ubu? io col secondo se non mi concentro rischio di pensare alle vacche dopo 20 secondi, mentre Clapton lo seguo tranquillamente.

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E' che ho risposto a due domande in una.



La prima domanda era se secondo me Zappa era musica della stessa tipologia dei grandi della classica.



E a quella ho risposto che Zappa nella sua produzione ha fatto musica a volte interessante, (quindi dello stesso tipo dei grandi della classica) a volte meno interessante (un po' meno originale ma comunque godibile), a volte normale rock & roll suonato bene (e quindi ha fatto musica dello stesso tipo di Clapton e Santana).


Per usare il mio gergo il suo livello varia fra il 2.0+ e il 3.0 a seconda del disco o addirittura della canzone all'interno dello stesso album (Joe's garage è pieno di canzoncine stile Queen, ma ha un brano strumentale molto ben costruito e più ambizioso che è Watermelon in easter hay).




La seconda domanda era sulla musica dell'800.


Ascoltare una melodia e trovarla gradevole non vuol dire capire tutto il significato. Concordo sul fatto che con la musica dell'800 è più facile un'ascolto superficiale. Ma proprio per questo didatticamente può essere utile perchè meno frustrante.



http://ascoltaepentiti.blogspot.it/2012/04/il-filtro-del-20.html


http://ascoltaepentiti.blogspot.it/2012/04/la-differenza-nelle-relazioni-temporali.html




Ora tornando a bomba.



Nel mio metodo esistono



1) gli esercizi


2) i test



Gli esercizi si fanno con la musica seria, quindi con ascolti ossessivi di musica classica e jazz opportunamente selezionata e con la completa astinenza dalle musiche leggere, a parte pochissimi minuti al giorno dedicati ai test.



I test si fanno con la musica rock (per lo meno ho trovato che funzionano in maniera molto precisa).



A regime la musica rock dovrebbe praticamente farti tutta schifo a parte 3 o 4 dischi chitarristici di Zappa in cui sembra fare assoli di chitarra normali e invece fa del jazz orchestrale o usa scale dodecafoniche o glissati elettronici o poliritmie copiate pari pari da Stravinskij, Varese, Maderna, Berio.



Il test serve solo per vedere quanto sei lontano dall'obiettivo.


Sono delle cose che ho inventato perchè ci sono stati dei momenti in cui "ho visto la luce" e poi l'ho persa.


L'obiettivo è definito quindi dal recuperare delle abilità che ho acquisito spontaneamente intorno ai 22-23 anni e che poi ho perso per mancanza di tempo e pigrizia.



A differenza di Scaruffi lo scopo non è stabilire meriti, gerarchie o valori all'interno del mondo pop/rock ma semplicemente verificare che quando si raggiunge un determinato stato mentale (di grande concentrazione) certe musiche


fanno venire la nausea 1.5,


altre annoiano 2.0,


altre annoiano di meno 2.0+ e


casualmente soprattutto i generi che sono considerati colti creano una risposta emotiva (e decisamente più forte e piena di dettagli e sfumature che negli altri ascoltatori).



Con me e alcuni dei miei amici il giochino funziona. Per gli altri non so, l'unica è provare.

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eh accidenti! ma mi pare di capire che ci vuole costanza per seguire il tuo "training", cioè se io un giorno voglio ascoltare altro non lo posso fare... un esperimento impegnativo.




Però una gerarchia la definisci lo stesso: le cose che fanno venire la nausea o annoiano VS quelle che creano risposte emotive. In qualche modo stai stabilendo una serie A e una serie B e C. Voglio capire se, per te, la musica 3.0 è sempre migliore in definitiva (contenuti, scrittura, inventiva) della musica 1.5, o semplicemente è un discorso slegato dalla qualità intrinseca della musica stessa. In altri termini, musica "più scadente" può creare una risposta emotiva forte e dettagliata (e quindi essere 3.0), e musica bellissima e profondissima può dare la nausea? sempre a patto di aver raggiunto l'obiettivo di essersi abituati a un certo tipo di concentrazione.


Oppure una volta arrivati allo stadio che dici TUTTI i soggetti si orientano verso un tipo di musica?



Mi fai esempi singoli di composizioni da 3.0? magari comincio a capire pure di cosa parliamo...



C'è anche da dire che posso anche raggiungere un'abilità nella concentrazione tale da arrivare al 3.0 ma scegliere consapevolmente in un momento (perchè MI VA COSI') di cantare a squarcia gola HOUND DOG. O mi sbaglio? una sera, al posto del ristorante, posso anche aver voglia di una pizza.


scusami, non sei tu, sono io che non ci sta a capire niente :D però il tuo discorso mi affascina...


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Riguardo gli esempi che mi chiedevi prima.

Prendiamo tre canzoni tristi e malinconiche, voce e chitarra.

La prima è di un artista che esalta e prendo proprio una delle sue preferite. Which Will di Nick Drake.

Nel primo pezzo "torna sempre indietro e non chiude mai" per tenerti a bocca aperta ed impedirti di pensare. Lo stesso effetto di una botta in testa. Stordimento.

Poi prendiamo due artisti che lui stronca, Donovan e i Beatles con Lalena e Michelle.

Qui invece c'è fraseggio, sviluppo. E' proprio un'altra idea di musica.

http://www.youtube.com/watch?v=nfWVKQoRXhk

Mmm, mi sto rendendo conto che la discussione si blocca qui, nel senso che io non so cosa ci trovi Scaruffi nei "suoi" gruppi! Se tu dici di aver riscontrato questo fondo comune, io non fatico a crederti, e la cosa non mi stupisce, però non riesco a vederlo anche nei miei ascolti!

Per dire, a me di Drake piace semplicemente il timbro vocale. Se mi dici che questo discorso non è nemmeno strettamente musicale, ma solo sensuale, edonistico, posso darti pure ragione. In effetti è un fattore che non ha nulla a che vedere con la struttura del brano (in realtà un po' sì! In fondo il brano viene "modellato" anche in base agli strumenti a disposizione, e quindi ci vuole "arte" per valorizzare i singoli timbri e per far sì che abbiano senso. Ma è arduo dire se Nick Drake ci sia riuscito o no, quindi lasciamo stare questo discorso). E' come la classica foto del golfo di Napoli da Posillipo: magari la foto in sè non è artistica, ma resti incantato a guardarla perchè il panorama è bello. Non ne avrà meriti il fotografo, ma la foto ti piace. Non la consiglieresti ad un appassionato di fotografia, ovvio! Ma la consiglieresti ad una persona sensibile al bello, in generale.

Detto questo, Drake stende un certo tipo di temi su un certo tipo di accordi, e la scelta del tema, degli accordi e del modo di legare il tutto è tale che i suoi pezzi "avrebbero senso" se durassero molto meno (ma naturalmente sarebbe un senso semplice ed effimero. Ci troveremmo difronte a qualcosa di completo ed armonico, che però non dice nulla. Come una frase ineccepibilmente corretta e precisa, che ci informa però di cose che non ci interessano). Così invece diventa noioso se lo si ascolta con un approccio più consono alla classica, cioè alla ricerca della struttura del pezzo, e dunque per apprezzare la canzone dall' inizio alla fine bisogna entrare in una modalità che potremmo anche chiamare, seguendo la tua suggesione, di "stordimento", ma che potrebbe anche avere relazioni con il modo di vivere certe musiche etniche (ma questo, ahimè, è un altro argomento più grosso di me, e devo sopprimere la presunzione di fare collegamenti con cose al di fuori della mia sfera esperenziale). Ci vuole il gusto della ripetizione, l' edonismo del puro suono, e hai ragione a ritenere che questa sia una modalità d' ascolto in genere incompatibile con la classica (e su queste basi mi aspetto, dunque, che tu non sia un patito dei minimalisti, vero?), mentre il dubbio che ho è sul fatto che imboccare una strada precluda necessariamente l' altra, ma ora il punto non è questo.

Il punto è che, scusa se sono verboso, mi sa che io e Scaruffi forse abbiamo ascoltato anche le stesse cose, ma probabilmente per motivi diversi. Drake non mi stordisce, mi rilassa! La sua voce glissa tra le note con una fluidità che crea un contrasto suadente con la ruvidità del suo timbro. Se decidevo di ascoltarmi un disco per intero lo introducevo io lo stordimento, non era indotto dalla sua musica (me lo autoinducevo in pratica. In effetti anche l' impossibilità dell' ascolto onnivoro mi fa ancora pensare! Forse è possibile avere l' elasticità mentale per poter cambiare repentinamente la propria "configurazione mentale", in fondo io ascolto tranquillamente Bach anche dopo i canti gutturali degli Inuit! Forse, come sospetti tu in questi casi, io in realtà credo di apprezzare Bach, ma lo ascolto ancora superficialmente. E' possibile, di certo non posso affermare il contrario!) ! Quindi, insomma, non posso difendere la posizione di Scaruffi, perchè non la comprendo! A me piacevano da morire le oscillazioni da schemi fissi, come le note calanti e le stecche di Barrett, o il magma caotico dato dallo sfasamento delle componenti delle Shaggs, incapaci di suonare, che però ogni tanto crea un coagulo di musica nei rari momenti in cui, per puro caso, le tre componenti tornano "in fase". Ma!!!

1) Come scrissi per la musica degli Inuit, distinguo tra apprezzamento personale e valore artistico oggettivo (ti confesso che il relativismo culturale mi ha annoiato) : se apprezzo le Shaggs è perchè quell' apparire e sparire della musica dal caos per me è "epifanico", mi sembra quasi di osservare i cicli cosmici delle civiltà tradizionali, è l' ordine che prende forma dal vuoto brulicante di particelle, il "Fiat lux" (se fossi nella FIat la farei una macchina che si chiama "Lux") . E questo ordine è anche effimero, come tutte le cose terrene, e vedere il meccanismo così rappresentato è catartico. Ma naturalmente so che le Shaggs non sapevano suonare, e che quello che provo ce lo metto soprattutto io (ma quanto un ascolto può essere passivo? E deve esserlo? Boh!), per cui non do peso a quest' esperienza e non mi aspetto che gli altri la condividano.

2) Come diceva Zappa? "Un errore ripetuto due volte è l' inizio di un arrangiamento". Ecco, non voglio dire proprio questo, ma una cosa simile: trovo stimolanti molti incapaci o musicalmente analfabeti che però "puntano in alto", perchè i loro risultati saranno sempre pessimi o quasi, però le sciocchezze che commetteranno, di tanto in tanto, potrebbero suggerire possibili vie alternative per risolvere certe questioni musicali. Solo che ovviamente bisogna avere il fiuto per scovarle, e una volta che le hai riconosciute poi devi essere un musicista, per svilupparle come si deve. Zappa per esempio potrebbe ripetere quella sciocchezza due volte, e cominciare così un arrangiamento.

Il dilettante incapace non può creare nulla di grandioso, perchè ci vuole il talento e lo studio, ok, ma, in virtù della sua abitudine ad agire senza schemi, ogni 1000 clichè che ripete e attacca tra loro senza continuità, semina una possibilità musicale nuova, che con lui purtroppo non darà mai frutto.

Per quanto riguarda Barrett, a me piaceva anche da solista, e non c' entra il classico stordimento amato dai fan della psichedelia, anche perchè non so chi possa stordirsi (lo stordimento è uno stato narcotico, no?) sentendo quella voce stridula che sfida di continuo l' apparato neuronale adibito al riconoscimento degli ordini gerarchici tra le note! E' in realtà un continuo stress, impossibile non restare vigili! Barrett mi piaceva per il discorso delle "oscillazioni attorno ad uno schema": paradossalmente la sua imprecisione di intonazione, il suo incespicare negli accordi ecc non appare, anche quando lo è, come un errore, perchè Barrett "Sbaglia con coerenza", cioè sempre con lo stesso stile, e ogni sua deviazione, incredibilmente, non fa che confermare e ribadire l' ordine! Dunque quello che sento, nella sostanza, è una canzone dei Beatles, alla quale però si arriva per percorsi tortuosi carichi di tensione (non vorrei ricordare male, ma mi pare ci siano esperimenti che confermano che nell' apprezzamento della musica è importante il meccanismo per cui il compositore ti dà ad intendere che arriverà ad una meta in un certo modo, ma poi la raggiungerà facendo in realtà una certa deviazione. In questo modo si crea e si rilascia una tensione, e il piacere è legato a questo fenomeno. Sarei cauto nell' universalizzare questo assunto, ma mi pare che il fenomeno comunque esista). Ora, tanto i Beatles che Barrett fanno canzoni che nella sostanza sono troppo semplici per comunicare chissà che sensazionI (che non siano solo epidermiche, e legate a questioni in parte extramusicali), è proprio il formato che è limitato. Ma tra i due preferisco Barrett che ha utilizzato dei trucchetti per "diluire" la struttura: è come se la canzone apparisse di un formato più esteso e complesso, per via dei rallentamenti mentali indotti dall' ascolto di certe irregolarità ed aleatorietà. Sono solo trucchetti, subdoli trucchetti! Va bene, possiamo anche vederla così, ma ora sto valutando il risultato, a prescindere dalle intenzioni (che poi quelle dei Beatles non erano più nobili, visto che trafficavano con nastri e mazzi per introdurre nei loro pezzi degli ornamenti spesso ridondanti, volti ad impressionare la gente meno smaliziata). Ora, ci sto che uno, maturando, apprenda ad emanciparsi da questi mezzucci, cioè a non caderci più! Ma mi sorpende che qualuno, superata la versione "ubriaca" del pop, poi possa tornare a preferire il pop standard.

Che poi è la componente interpretativa, quella viscerale ereditata dal blues, che conta nel rock, no? I rubato, le intonazioni approssimative, i glissando, ecc, non sono queste cose, introdotte arbitrariamente dall' interprete, che costituiscono il senso della performance rock? Non di certo lo spartito, che in genere nemmeno esiste. Tendenzialmente il rock è più vicino al teatro che all' architettura, no? Ebbene, i Beatles erano, in fondo, troppo calcolati ed impostati, quindi, tutto sommato, meno rock. Per quello che volevano loro va benissimo, è giusto che "Michelle" sia delicata, senza asperità, è una scelta funzionale e coerente. Ma non c'è più sviluppo di quello che trovi in Barrett.

La canzone di Donovan anche ha sviluppo, hai ragione, ma cos'è che sviluppa? Anche l' ecomostro che si staglia sul mare di Nettuno ha più struttura e "sviluppo" delle cabine telefoniche di Londra, però queste mi sembrano più belle. Ora, Donovan non è un ecomostro per fortuna, però è per dire che non sempre questa scala di valori ha senso, per lo meno applicata in questo modo estremo. La struttura è un valore occidentale, il rock non è, nell' intimo, occidentale, quindi forse è più corretto utilizzare altre griglie interpretative (ma questo lo dici sempre pure tu).

Ad ogni modo anche questo pezzo di Donovan non mi sembra più sviluppato di, che ne so, "Sea song" di Robert Wyatt. Potrei metterle alla pari, per poi preferire Wyatt non sulla sulla scorta di fattori musicali, ma per una maggior affinità "umana". Ecco, il rock è anche questo: non fa "risuonare" corde dell' animo universali, presenti in ogni uomo, ma è strettamente legato alle circostanze del momento, e quindi c'è il rock che solletica il romanticone innamorato, quello che esalta il frustrato con sete di rivincita, quello che va bene per i momenti no, quello che va bene per i momenti sì, ecc. E' "ingegneria dell' umore", al livello più mondano possibile, e condotta in gran parte in maniera istintiva, senza consapevolezza. Musica estremamente funzionale, anche se in maniera non dichiarata, e con scarsa coscienza di chi lo fa e chi lo ascolta.

Insomma, in breve, comprendo l' idea di accantonare tutta questa musica in blocco, ma che i Queen siano meglio dei Pere Ubu mi suona ancora terribilmente strano!

Come ti ho già detto, io non ti sto contestando, perchè le tue idee poggiano su precise esperienze emozionali che hai fatto, e che io non ho condiviso, quindi in realtà mi mancano dei tasselli per comporre il mosaico. Però ti dico quali sono le mie perplessità, così magari hai l' intuizione giusta per migliorare la tua divulgazione. Dal mio punto di vista l' unico ragionamento che giustificherebbe la ghettizzazione del rock "alternativo" parallelamente all' accettazione di quello "mainstream" è quello in base al quale l' ascolto del primo ostacola la comprensione della musica alta, mentre il secondo è ininfluente. Se la metti su questo tono, non ho nulla da obiettare (nel senso che non so se hai ragione, ma fino a prova contraria potresti), ma ciò non rende i Queen meglio dei Pere Ubu, solo meno "pericolosi"!

E c'è da meditare su questo! I Pere Ubu potrebbero essere più pericolosi proprio perchè, a differenza di quanto avviene coi Queen, qualcosa di buono, nella loro orribile musica ripetitiva e mal suonata, potrebbe esserci! Faccio un esempio assurdo ed iperbolico (ma che, proprio per questo, spero possa risultare chiaro) : nessuno di noi ha problemi a capire che Hitler è un modello morale da non seguire, o che san Francesco era una brava persona. I problemi si pongono quando le cose non sono tutte bianche o tutte nere, quando una persona con grandi qualità umane cela anche qualche piccola meschinità: pensa al fenomeno per cui un artista valido e carismatico, ma tossicomane, induce una fetta di pubblico giovanile ad imitarne anche (o, più spesso, soltanto) i vizi! E' un modello che seduce col valore e ti danna col lato "umano troppo umano". Sono personaggi che possono abituarti a binomi pericolosi, che possono introdurre nella tua visione delle cose dei germi patogeni. Che possono farti accettare come normale e giusto qualcosa di aberrante! La differenza tra Maradona e Platinì è che il secondo potrebbe essere uno spot ufficiale per il calcio, mentre il primo, nonostante le sue doti sovrumane, viene visto male per via di qualche sua debolezza. E' un personaggio potenzialmente perturbante! Mi ricorda quel fenomeno per cui un robot sembra più simpatico man mano che lo rendiamo, fisicamente, più simile ad un essere umano, ma con un limite! Oltre una certa soglia, quella somiglianza crescente, che fino a poco prima ci faceva sorridere, diventa fortemente inquietante! Vedere la possibilità dell' uomo ridotto ad automa atterrisce! Ecco, forse è più destabilizzante qualcosa di buono ficcato in mezzo al male, che il male e basta (e tuttavia Gesù, a chi lo rimproverava di stare sempre in mezzo ai peccatori, diceva "Sono i malati che hanno bisogno del medico!").

Mi rendo conto di essere diventato poco chiaro, quindi provo un ultimo esempio: per uno studente di composizione farà più danno l' ascolto di musicisti classici pessimi o di Bob Marley? Io opto per la prima!

Ecco, diciamo che i Pere Ubu potrebbero essere una musica interessante nell' intimo, contenente qualcosa che non sfigurerebbe anche all' interno di contesti più colti, ma martoriata da ingenuità, pressapochismo, immaturità, ecc. Nelle Spice Girls non c'è niente di interessante, niente che possa trovare posto in contesti più elevati, dunque le Spice Girls non intaccano le qualità che un ascoltatore deve avere per apprezzare Schoenberg, coi Pere Ubu invece il rischio contaminazione c'è.

Ma c'è proprio in virtù di un accenno di slancio verso quella direzione, che rende comunque il lavoro dei Pere Ubu più intenso e nobile di quello delle Spice Girls.

Boh, se non mi hai capito comprendo perfettamente, quest' ultimo concetto è un po' fumoso!

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Io non voglio ghettizzare niente.

Voglio semplicemente spiegare che a mio avviso passare molto tempo ad ascoltare certe musiche ti rende insensibile ad altre e viceversa.

Poi ognuno farà le sue scelte. Le quali saranno più consapevoli, maggiore è la varietà delle cose che si è provato.

Il mio primo studente e probabilmente il più sveglio mi ha detto "sta roba funziona ma me la tengo da parte per gli anni prossimi".

Mi hai preceduto sui Pere Ubu perchè quando è stato nominato quel pezzo (Dub housing) l'ho cercato su youtube.

Mi è sembrato un brano di discoteca con un giro di basso grezzissimo e suonato male, ma con l'idea di fare musica da discoteca "ricercato".



Sempre andando su youtube mi sono detto "Ma non è meglio riuscito questo come brano da discoteca evoluto?"


I Queen con gli anni li avevo dimenticati poi li ho recuperati ad un 2.0+ proprio per fare la mia tabella del grado di percezione basandomi sul mistico e anche per esempio su alcune interviste che ti riporto.

"Io credo di poter essere tranquillamente considerato il terzo cantautore d'Inghilterra dopo Lennon e Mercury" - Waters

"E' evidente il suo talento di compositore rock superiore alla media" - McCartney

"Di musica inglese rock degli anni 70 ascolto solo Gentle Giant e Queen" - Frank Zappa

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Bah, Zappa diceva che le Shaggs erano meglio dei Beatles, trai le tue conclusioni!
Comunque dei Pere Ubu ho sentito solo il primo, "Modern Dance", e le mie valutazioni si rifanno a quello, che mi pare superiore a qualsiasi cosa composta dai Queen. Poi è ovvio e noto che un gruppo rock fa un disco decente e poi venti da buttare, ecc. Se andassi a prendere il peggio del peggio fatto da Zappa, probabilmente riuscirei a farlo superare dal meglio del meglio dei Queen. Ecco, è quello che hai fatto tu, senza volere, coi Pere Ubu.
Per il paragone prendi questa:



Poi lo so cosa cerchi di fare, ti ho detto che ho letto molto il tuo blog, ma dire che un certo tipo di musica nuoce ad un certo percorso di evoluzione musicale è una specie di "ghettizzazione", senza che questo termine debba risuonare offensivo. E' come quando "ghettizzi" criminali pericolosi nelle carceri, lo fai per necessità, non è che sei un mostro. Una ghettizzazione può essere giusta, o per lo meno necessaria! E tu dici che se si vuole godere al massimo di Bach bisogna ghettizzare i Pere Ubu, va benissimo!

Detto questo, e come possono i Queen non nuocere ad un percorso di maturazione musicale? Un gruppo cafonissimo, che attacca idee musicali totalmente sciolte tra loro senza modulazioni, con coretti di 20 voci sovraincise costantemente in moto retto parallelo, che compaiono per pochi secondi, senza che nulla li prepari, e che altrettanto rapidamente scompaiono, ancora senza giustificazione. Arrangiamenti iper-pomposi per confezionare idee musicali estremamente povere (mi ricordano la vecchia imbellettata di Pirandello, che nel suo voler apparire diversa da com'è diventa tragicamente ridicola), e il cantato di Freddie Mercury che rema costantemente contro nei brani hard rock della band (l' hard rock è selvaggio, Mercury è impostato, ne consegue che far cantare un pezzo hard rock a Freddie Mercury è come pretendere di correre col freno a mano tirato. La sua voce rende in ben altri contesti). Nella loro musica compaiono quasi costantemente due cose: la voglia volgare di stupire ad ogni costo e l' incapacità di legare due idee concepite separatamente. Ma poi stupire chi? Possibile che qualcuno si impressioni per un flamenco che da un momento all' altro diventa metal o cose simili? Eppure è tipico dei dilettanti, il liceale che suona la chitarra da due anni scrive pezzi in questo modo: un giorno gli è venuto in mente un riff hard, tre giorni dopo qualcosa che ricorda un frammento di Bossa Nova, e il sesto giorno attacca uno dietro l' altro i due pezzi, senza alcuna mediazione, proclamando soddisfatto "è musica sperimentale!"
A me sembra che questi fenomeni abbiano fatto più vittime della viola cacofonica dei Velvet Underground, perchè non solo fanno accettare l' assurdo e l' errore, ma lo innalzano a nuovo valore, superiore agli altri! O almeno questo ho osservato attorno a me.

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Tu ci credi che dopo 15 secondi di quel video youtube (Modern dance) mi è venuta mal di testa?



E per sedare ogni dubbio in questo momento non stavo ascoltando Bach ma due live di Satriani ed i Muse :new_russian:



Ma questo è il thread dei Riccardoni, non dell'indie nè delle discussioni sui gradi di percezione suvvia.


Torniamo in topic con un po' di musica riccardona:





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Hai ragione, eppure il discorso era interessante, un thread per discutere delle tue idee ci starebbe bene. Comunque ci credo che ti è venuto il mal di testa a sentire quell' intro, ma 'sta cosa sai in quanti modi si può interpretare?
Ma va bene, hai ragione, torniamo in argomento: il pezzo di Joe Satriani è imbarazzante secondo me! Ha una gran tecnica chitarristica, si sa, ma come compositore è di un dilettantesco micidiale, almeno qui! Quel giro di chitarra lo tira fuori il liceale del mio messaggio precedente, il giorno che, premendo per sbaglio il tasto della chitarra immediatamente sotto a quello che gli serviva per il suo bel riff metal rubato agli Iron Maiden, scopre delle scale dal vago sapore arabeggiante. Poi, tutto esaltato per quel tocco di esotismo inatteso, la ripete all' infinito con quelle uniche due variazioni che riesce a mettere senza perdere la nuova scoperta che ha fatto.
Satriani ha dalla sua pure degli effetti senza i quali si vedrebbe bene la pochezza di quello che sta suonando.
Comunque, certo, è un pezzo da Riccardoni, azzecatissimo! Il Riccardone non solo apprezza gli sfoggi gratuiti di tecnica, ma apprezza qualunque cosa sia stata scritta o suonata da un musicista famoso per la tecnica, anche nei casi in cui non c'è niente di eccezionale sotto quel profilo. E' il caso dei Toto, per esempio, ai quali personalmente preferisco i Pooh!
Invece il pezzo di Bobby McFerrin è simpatico, ma non l' avrei mai associato ai Riccardoni, come mai l' hai messo?

Il mio personale contributo invece è questo:



Un chitarrista classico che conoscevo, anche molto bravo sul suo strumento, era un patito di Malmsteen, e quando passava all' elettrica lo imitava pedissequamente. Non so o non ricordo come lo valutava in confronto alla musica classica, ma molti fan dei Malmsteen lo ritengono tranquillamente accostabile, e non trovano che i suoi brani siano solo collage di "luoghi comuni", induriti attraverso un' ibridazione col metal.
Come accade per ogni idolo dei Riccardoni, è circondato da spassose leggende del tipo "è il chitarrista più veloce del mondo", e allo stesso tempo è al centro di divertenti contese tra Riccardoni, che rivendicano la supremazia del loro idolo personale, tipo "Petrucci va veloce come Malmsteen, ma plettra tutte le note, Malmsteen invece è in grado di suonare così solo in legato!"

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Non è esattamente così.



Satriani ha studiato composizione con LennieTristano e per scelta di vita/frivolezza del suo carattere preferisce suonare musica il più semplice possibile compatibilmente con le sue conoscenze.



Ne viene fuori una roba che non è nè fusion nè metal ma che mi garba più sia della prima che della seconda.




Un concerto dei Cream e una jam session di Santana con superospiti





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