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Pinkerton

Poesia

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17 ore fa, giordanoted dice:

Sono d'accordo, lo dimostrano i frammenti, bellissimi, che ci restano di Saffo, che non sapremo mai se fossero più belli della composizione intera, ma belli lo sono sicuramente. Tuttavia non sono sicuro che il poeta siciliano si spiaccia della perdita della compiutezza, almeno io colgo un'accettazione, forse rassegnata. In ogni caso il tema che sollevi è molto interessante, e ti domanderei, caro Luciano, un tuo parere... se è destino ormai che la nostra esperienza artistica si basi e fruisca soprattutto di frammenti... brani da Youtube, spezzoni, immagini colte qua e là, o se abbia senso inseguire "l'intero e completo". Mi rendo conto che è una domanda, come si dice, da un milione di dollari.

 

Come dice Esiodo nel suo capolavoro :

"La metà vale più del tutto".

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Il libro dell'Odissea che parla della discesa agli Inferi è illuminato dall'episodio dell'incontro con Achille, che si presenta a Odisseo vestito della sua armatura da guerriero, splendida, tutta d'oro.  "Anche qui sei il primo e comandi su tutti"- gli dice Odisseo. Achille tuttavia è afflitto, sconsolato, e risponde all'amico; "Vorrei essere l'ultimo degli uomini ma vedere ancora la luce del sole". Poi gli chiede del figlio, di come si comporti nella vita.

E Ulisse gli dice che Neottolemo è un combattente impavido e valoroso e che si copre di gloria fra gli uomini.  Conclude Omero con tre versi immortali:

 

- ς φμην, ψυχ δ ποδκεος Αακδαο

φοτα μακρ βιβσα κατ' σφοδελν λειμνα,

γηθοσνη, ο υἱὸν φην ριδεκετον εναι.

(Odissea, XI, 538-540)

 

Così parlai, e l’anima dell’Eacide piede veloce

a grandi passi se ne andò sul prato asfodelo,

a testa alta, felice,

perché gli avevo detto che il figlio si faceva onore.

 

(Trad. Pink)

 

Vedi Giordano, QUESTA è la Poesia.

 

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On 13/3/2019 at 08:23, Pinkerton dice:

Il libro dell'Odissea che parla della discesa agli Inferi è illuminato dall'episodio dell'incontro con Achille, che si presenta a Odisseo vestito della sua armatura da guerriero, splendida, tutta d'oro.  "Anche qui sei il primo e comandi su tutti"- gli dice Odisseo. Achille tuttavia è afflitto, sconsolato, e risponde all'amico; "Vorrei essere l'ultimo degli uomini ma vedere ancora la luce del sole". Poi gli chiede del figlio, di come si comporti nella vita.

E Ulisse gli dice che Neottolemo è un combattente impavido e valoroso e che si copre di gloria fra gli uomini.  Conclude Omero con tre versi immortali:

 

- ς φμην, ψυχ δ ποδκεος Αακδαο

φοτα μακρ βιβσα κατ' σφοδελν λειμνα,

γηθοσνη, ο υἱὸν φην ριδεκετον εναι.

(Odissea, XI, 538-540)

 

Così parlai, e l’anima dell’Eacide piede veloce

a grandi passi se ne andò sul prato asfodelo,

a testa alta, felice,

perché gli avevo detto che il figlio si faceva onore.

 

(Trad. Pink)

 

Vedi Giordano, QUESTA è la Poesia.

 

Caso vuole che proprio in questi giorni stia leggendo l'Odissea, e proprio il canto della discesa nell'Ade... 

Nessuno dei contemporanei può misurarsi con questo respiro, questa pienezza di vita e di pensiero...

Ma vedi, Luciano, che le generazioni presenti siano sempre peggiori delle precedenti è storia antica... ti rammenterò questi versi:

 

aetas parentum, peior avis, tulit

nos nequiores, ora daturos

progeniem vitiosorem.

 

A te la traduzione, tenente!

 

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2 ore fa, giordanoted dice:

Caso vuole che proprio in questi giorni stia leggendo l'Odissea, e proprio il canto della discesa nell'Ade... 

Nessuno dei contemporanei può misurarsi con questo respiro, questa pienezza di vita e di pensiero...

Ma vedi, Luciano, che le generazioni presenti siano sempre peggiori delle precedenti è storia antica... ti rammenterò questi versi:

 

aetas parentum, peior avis, tulit

nos nequiores, mox daturos

progeniem vitiosorem.

 

A te la traduzione, tenente!

 

Ecco la traduzione di un Orazio "giovenaliano", in preda allo sconforto:

"L'età dei nostri padri fu più corrotta di quella degli avi antichi

e ha reso noi peggiori di loro;

ma ora stiamo mettendo al mondo figli 

che saranno  anche peggio di noi."

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54 minuti fa, Pinkerton dice:

Ecco la traduzione di un Orazio "giovenaliano", in preda allo sconforto:

"L'età dei nostri padri fu più corrotta di quella degli avi antichi

e ha reso noi peggiori di loro;

ma ora stiamo mettendo al mondo figli 

che saranno  anche peggio di noi."

Belissima, epigrammatica traduzione (Marziale avrà avuta ben presente questa ode...), che conserva tutta la mordacità dell'originale.

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La poesia, spesso, e spesso in Francia, è giovinezza.

Una giovinezza che termina con un suicidio, "la soluzione più verosimilmente giusta e definitiva", come per molti surrealisti, tra cui René Crevel, cui si deve la citazione lugubre.

Ecco la sua "Notte", la notte di un ventiquattrenne dilaniato, confuso, ma ancora speranzoso.

Doucement pour dormir à l’ombre de l’oubli 
ce soir 
je tuerai les rôdeurs
silencieux danseurs 
de la nuit 
et dont les pieds de velours noir 
sont un supplice à ma chair nue 
un supplice doux comme l’aile des chauves-souris 
et subtil à porter l’effroi 
dans les coins où la peau se fait craintive, émue 
pour mieux aimer, pour avoir peur 
d’un autre corps et du froid. 
Mais quel fleuve pour fuir ce soir ô ma raison ?
C’est l’heure des mauvais garçons 
l’heure des mauvais voyous. 
Deux grands yeux d’ombre dans la nuit 
seraient pour moi si doux, si doux. 
Prisonnier des tristes saisons 
je suis seul, un beau crime a lui

là-bas, là-bas à l’horizon 
quelque serpent peut-être et glacé de n’aimer point. 
Mais où coule, où coule au loin 
le fleuve dont a besoin 
pour fuir ce soir ma raison ?
Sur les berges vont les filles 
leurs yeux sont las, leurs cheveux brillent,
Je ne sais rien dire à ces filles 
dont ils sont 
les mauvais garçons 
dont ils sont 
les fiers maquignons. 
Je suis seul, un beau crime a lui,
Deux grands yeux d’ombre dans la nuit 
seraient pour mot si doux, si doux. 
C’est l’heure des mauvais voyous.

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20 ore fa, giordanoted dice:

La poesia, spesso, e spesso in Francia, è giovinezza.

Una giovinezza che termina con un suicidio, "la soluzione più verosimilmente giusta e definitiva", come per molti surrealisti, tra cui René Crevel, cui si deve la citazione lugubre.

Ecco la sua "Notte", la notte di un ventiquattrenne dilaniato, confuso, ma ancora speranzoso.

Doucement pour dormir à l’ombre de l’oubli 
ce soir 
je tuerai les rôdeurs
silencieux danseurs 
de la nuit 
et dont les pieds de velours noir 
sont un supplice à ma chair nue 
un supplice doux comme l’aile des chauves-souris 
et subtil à porter l’effroi 
dans les coins où la peau se fait craintive, émue 
pour mieux aimer, pour avoir peur 
d’un autre corps et du froid. 
Mais quel fleuve pour fuir ce soir ô ma raison ?
C’est l’heure des mauvais garçons 
l’heure des mauvais voyous. 
Deux grands yeux d’ombre dans la nuit 
seraient pour moi si doux, si doux. 
Prisonnier des tristes saisons 
je suis seul, un beau crime a lui

là-bas, là-bas à l’horizon 
quelque serpent peut-être et glacé de n’aimer point. 
Mais où coule, où coule au loin 
le fleuve dont a besoin 
pour fuir ce soir ma raison ?
Sur les berges vont les filles 
leurs yeux sont las, leurs cheveux brillent,
Je ne sais rien dire à ces filles 
dont ils sont 
les mauvais garçons 
dont ils sont 
les fiers maquignons. 
Je suis seul, un beau crime a lui,
Deux grands yeux d’ombre dans la nuit 
seraient pour mot si doux, si doux. 
C’est l’heure des mauvais voyous.

NOTTURNO

 

Con dolcezza,

Per dormire senza sogni

Stasera,

Ammazzerò i vagabondi

Notturni ballerini taciturni

Dai piedi di nero velluto

Supplizio alla mia carne nuda

Dolce pena come ali di pipistrello

E sottile da far vibrare la pelle

Nelle pieghe dove paurosa s’emoziona,

Per meglio amare,

Per aver paura di un altro corpo

E del freddo.

Ma quale fiume questa sera per fuggire,

O mia ragione?

E’ l’ora dei ragazzi cattivi,

L’ora dei giovinastri di strada.

Due grandi occhi profondi aperti nella notte

Così dolci sarebbero per me, così dolci…

Prigioniero di stazioni desolate,

Sono solo

E un bel crimine riluce all’orizzonte.

Laggiù, laggiù…

Forse un serpente raggelato

Dall’assenza d’amore.

Ma dove, dove mai lontano scorre

Quel fiume che cerca per fuggire

Stasera la mia mente?

Van le fanciulle lungo le sponde,

Chiome brillanti, gli sguardi stanchi;

Non so che dire a queste puttane,

Schiave di quei ragazzacci,

Sensali crudeli.

 

E intanto io sono solo

E un bel delitto laggiù in fondo mi riluce

E come dolci, come dolci nella notte

Mi sarebbero due grandi occhi profondi.

E’ l’ora delle canaglie.

 

(Trad. Pink)

 

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2 ore fa, Pinkerton dice:

NOTTURNO

 

Con dolcezza,

Per dormire senza sogni

Stasera,

Ammazzerò i vagabondi

Notturni ballerini taciturni

Dai piedi di nero velluto

Supplizio alla mia carne nuda

Dolce pena come ali di pipistrello

E sottile da far vibrare la pelle

Nelle pieghe dove paurosa s’emoziona,

Per meglio amare,

Per aver paura di un altro corpo

E del freddo.

Ma quale fiume questa sera per fuggire,

O mia ragione?

E’ l’ora dei ragazzi cattivi,

L’ora dei giovinastri di strada.

Due grandi occhi profondi aperti nella notte

Così dolci sarebbero per me, così dolci…

Prigioniero di stazioni desolate,

Sono solo

E un bel crimine riluce all’orizzonte.

Laggiù, laggiù…

Forse un serpente raggelato

Dall’assenza d’amore.

Ma dove, dove mai lontano scorre

Quel fiume che cerca per fuggire

Stasera la mia mente?

Van le fanciulle lungo le sponde,

Chiome brillanti, gli sguardi stanchi;

Non so che dire a queste puttane,

Schiave di quei ragazzacci,

Sensali crudeli.

 

E intanto io sono solo

E un bel delitto laggiù in fondo mi riluce

E come dolci, come dolci nella notte

Mi sarebbero due grandi occhi profondi.

E’ l’ora delle canaglie.

 

(Trad. Pink)

 

Stupenda!

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La descrizione di Ogigia dal Libro V dell' Odissea, traduzione di Rosa Calzecchi Onesti.

Ma quando arrivò nell' isola lontana,
allora, dal livido mare balzato su lido,
andava, finché fu alla grande spelonca, dove la ninfa
trecce belle abitava: e la trovò ch' era in casa.
Gran fuoco nel focolare bruciava e lontano un odore
di cedro e di fissile tuia odorava per l' isola,
ardenti; lei dentro, cantando con bella voce
e percorrendo il telaio con spola d' oro, tesseva.
Un bosco intorno alla grotta cresceva, lussureggiante:
ontano, pioppo e cipresso odoroso.
Qui uccelli dall' ampie ali facevano il nido,
ghiandaie, sparvieri, cornacchie che gracchiano a lunga distesa,
le cornacchie marine, cui piace la vita del mare.
Si distendeva intorno alla grotta profonda
una vite domestica, florida, feconda di grappoli.
Quattro polle sgorgavano in fila, di limpida acqua,
una vicina all' altra, ma in parti opposte volgendosi.
Intorno molli prati di viola e di sedano
erano in fiore; a venir qui anche un nume immortale
doveva incantarsi guardando, e godere nel cuore.

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On 25/3/2019 at 08:49, noone dice:

La descrizione di Ogigia dal Libro V dell' Odissea, traduzione di Rosa Calzecchi Onesti.

Ma quando arrivò nell' isola lontana,
allora, dal livido mare balzato su lido,
andava, finché fu alla grande spelonca, dove la ninfa
trecce belle abitava: e la trovò ch' era in casa.
Gran fuoco nel focolare bruciava e lontano un odore
di cedro e di fissile tuia odorava per l' isola,
ardenti; lei dentro, cantando con bella voce
e percorrendo il telaio con spola d' oro, tesseva.
Un bosco intorno alla grotta cresceva, lussureggiante:
ontano, pioppo e cipresso odoroso.
Qui uccelli dall' ampie ali facevano il nido,
ghiandaie, sparvieri, cornacchie che gracchiano a lunga distesa,
le cornacchie marine, cui piace la vita del mare.
Si distendeva intorno alla grotta profonda
una vite domestica, florida, feconda di grappoli.
Quattro polle sgorgavano in fila, di limpida acqua,
una vicina all' altra, ma in parti opposte volgendosi.
Intorno molli prati di viola e di sedano
erano in fiore; a venir qui anche un nume immortale
doveva incantarsi guardando, e godere nel cuore.

In Omero, Maddalena, colpisce la capacità discrittivo-narrativo-sinestesica. Descrizione, narrazione e sinestesia si accompagnano in un "unicum" mirabile. In pochi versi l'isola felice della ninfa ci entra nella mente.con le immagini, i suoni, i profumi.E con la presenza della dea "trecce belle". Tutto essenziale, nitido, bastante. Nessuna ridondanza di parola o di tono. Tutto semplice e perfetto.

La traduzione della professoressa Rosa poi è ammirevole.   Come sempre.

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On 27/3/2019 at 11:03, Pinkerton dice:

In Omero, Maddalena, colpisce la capacità discrittivo-narrativo-sinestesica. Descrizione, narrazione e sinestesia si accompagnano in un "unicum" mirabile. In pochi versi l'isola felice della ninfa ci entra nella mente.con le immagini, i suoni, i profumi.E con la presenza della dea "trecce belle". Tutto essenziale, nitido, bastante. Nessuna ridondanza di parola o di tono. Tutto semplice e perfetto.

La traduzione della professoressa Rosa poi è ammirevole.   Come sempre.

Grazie per il bel commento caro Luciano. Come ben sai, la mitica Rosa è la mia traduttrice prediletta per i capolavori omerici. Ed in questo celebre passo dal Libro VIII dell' Iliade, a mio modesto parere, anche tu hai dimostrato di avere grazia e classe da vendere come traduttore omerico:

 

"E quelli, nutrendo pensieri di gloria, sui campi della guerra


stettero tutta la notte, e si accesero molti fuochi.


E come quando nel cielo le stelle intorno alla luna lucente


brillano ardenti se l’aria si stende senza vento:


allora appaiono tutte le montagne e le alte cime


e le valli; nel cielo s’è aperto l’etere infinito


e tutte si vedono le stelle; s’allieta in cuore il pastore;


tanti fra le navi e lo Xanto fluente


lampeggiavano i fuochi accesi dai Teucri presso Ilio.

 

Mille fuochi ardevano nel piano e presso ciascuno


erano cinquanta al lampo del fuoco fiammante.


I cavalli brucando orzo bianco e spelta


ritti vicino ai carri aspettavano l’Aurora dal magnifico trono".

 

La genialità, la bellezza, l' immensità della mente omerica nel paragonare un accampamento di soldati ad un cielo notturno. E farlo con un' oggettività, una naturalezza, un equilibrio che lasciano senza parole ad ogni lettura. Infatti ora mi fermo e non aggiungerò altro perché, per una persona ignorante come me, l' unico commento serio a questi versi immortali è saperli a memoria.

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On 29/3/2019 at 12:26, noone dice:

Grazie per il bel commento caro Luciano. Come ben sai, la mitica Rosa è la mia traduttrice prediletta per i capolavori omerici. Ed in questo celebre passo dal Libro VIII dell' Iliade, a mio modesto parere, anche tu hai dimostrato di avere grazia e classe da vendere come traduttore omerico:

 

"E quelli, nutrendo pensieri di gloria, sui campi della guerra


stettero tutta la notte, e si accesero molti fuochi.


E come quando nel cielo le stelle intorno alla luna lucente


brillano ardenti se l’aria si stende senza vento:


allora appaiono tutte le montagne e le alte cime


e le valli; nel cielo s’è aperto l’etere infinito


e tutte si vedono le stelle; s’allieta in cuore il pastore;


tanti fra le navi e lo Xanto fluente


lampeggiavano i fuochi accesi dai Teucri presso Ilio.

 

Mille fuochi ardevano nel piano e presso ciascuno


erano cinquanta al lampo del fuoco fiammante.


I cavalli brucando orzo bianco e spelta


ritti vicino ai carri aspettavano l’Aurora dal magnifico trono".

 

La genialità, la bellezza, l' immensità della mente omerica nel paragonare un accampamento di soldati ad un cielo notturno. E farlo con un' oggettività, una naturalezza, un equilibrio che lasciano senza parole ad ogni lettura. Infatti ora mi fermo e non aggiungerò altro perché, per una persona ignorante come me, l' unico commento serio a questi versi immortali è saperli a memoria.

Grazie Maddalena di aver recuperato questa mia traduzione che cercavo e che non trovavo più. Un grande scrittore russo scrisse un romanzo ponderoso per parlare della guerra e della pace.

Omero lo fa brevemente, in chiusura dell'VIII dell'Iliade, escogitando un paragone grandioso, in cui ognuno dei due elementi della similitudine ha un ampio respiro, possiede un'autonomia assoluta e crea un clima suo proprio, a sé bastante. Il paragone omerico inscrive un'arcata poetica possente, inaudita, e assimila un confronto fra opposti. La guerra e la pace, l'odio e l'amore, l'armonia e la forza distruttrice, si confrontano in questi pochi versi immortali.

E noi restiamo a bocca aperta e capiamo bene perché qualcuno disse:

"Tutti gli scrittori che verranno dopo di lui non potranno  che raccogliere le briciole del banchetto di Omero".

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15 ore fa, Pinkerton dice:

Grazie Maddalena di aver recuperato questa mia traduzione che cercavo e che non trovavo più.

Ahah, prego! Per mia fortuna o sfortuna, ho un' ottima memoria.

15 ore fa, Pinkerton dice:

Un grande scrittore russo scrisse un romanzo ponderoso per parlare della guerra e della pace.

Omero lo fa brevemente, in chiusura dell'VIII dell'Iliade, escogitando un paragone grandioso, in cui ognuno dei due elementi della similitudine ha un ampio respiro, possiede un'autonomia assoluta e crea un clima suo proprio, a sé bastante. La guerra e la pace, l'odio e l'amore, l'armonia e la forza distruttrice, si confrontano in questi pochi versi immortali.

E noi restiamo a bocca aperta e capiamo bene perché qualcuno disse:

"Tutti gli scrittori che verranno dopo di lui non potranno  che raccogliere le briciole del banchetto di Omero".

Concordo con Eschilo. Certo, va detto che molti grandi con queste bricioline hanno costruito delle cattedrali magnifiche.

 

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On 29/3/2019 at 12:26, noone dice:

Grazie per il bel commento caro Luciano. [....] l' unico commento serio a questi versi immortali è saperli a memoria.

Hai detto una bella cosa Maddalena.

Se i libri e le biblioteche, dei testi scritti,  sono la mera premessa, il contenitore, lo strumento di conservazione, se i commenti ( nella migliore delle ipotesi) non vanno mai oltre il segnale di una volontà di condivisione ,la nostra memoria invece ne costituisce l'atmosfera vitale, il laboratorio attivo, l'approdo, il senso. Il luogo dove la parola diventa appropriazione e sentimento.

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Amori di un istante

 

"Ma è già tempo di andare?"
chiede affranta la riva
all' onda del mare.
"Non ci vedremo più?"
grida mentre rincorre la schiuma
che torna nel blu.

 

(Andrea Melis, Piccole tracce di vita)

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On 9/4/2019 at 13:40, noone dice:

Amori di un istante

 

"Ma è già tempo di andare?"
chiede affranta la riva
all' onda del mare.
"Non ci vedremo più?"
grida mentre rincorre la schiuma
che torna nel blu.

 

(Andrea Melis, Piccole tracce di vita)

E' una sestina polimetrica (7A,7B,6A,7C,10D, 6C) con doppia rima di cui la seconda tronca. Ci fosse stato un settenario al 5° verso avremmo avuto un'iterazione metrica di terzine pressoche' perfetta, considerando anche che ciascuna terzina si apre con settenario in interrogativa. La riva parla, l'onda tace, come, solitamente accade alle due persone di ogni amore effimero e fuggente.

La breve poesia di Melis e' garbata, nitida, musicale. Coglie bene l'attimo di cio' che mille volte accade e che non sara' mai.

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11 ore fa, Pinkerton dice:

E' una sestina polimetrica (7A,7B,6A,7C,10D, 6C) con doppia rima di cui la seconda tronca. Ci fosse stato un settenario al 5° verso avremmo avuto un'iterazione metrica di terzine pressoche' perfetta, considerando anche che ciascuna terzina si apre con settenario in interrogativa. La riva parla, l'onda tace, come, solitamente accade alle due persone di ogni amore effimero e fuggente.

La breve poesia di Melis e' garbata, nitida, musicale. Coglie bene l'attimo di cio' che mille volte accade e che non sara' mai.

I tuoi commenti sono preziosi tanto quanto le poesie stesse. Che fortuna poterli leggere.

Buona Pasqua Luciano!

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6 ore fa, noone dice:

I tuoi commenti sono preziosi tanto quanto le poesie stesse. Che fortuna poterli leggere.

Buona Pasqua Luciano!

Buona Pasqua Maddalena!

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Due poesie di un poeta della cosiddetta "scuola romana", che comprendeva, tra gli altri (forse il più famoso del gruppo) Dario Bellezza.

Questo è Antonio Veneziani:

 

Lo snervamento aveva seppellito, sotto la panchina,

di lato allo spiazzo, la definitiva voglia di vita.

Avevo deciso di sparire, poi come musica dolente

ma trascinante, sei arrivato tu, esplosiva verità.

 

***

 

Dentro lo specchio, rigato in più parti,

aleggiava il male, per fortuna curabile, della castità.

Nel buco della chiave prende forma

il tuo respiro appena un poco mozzato.

 

 

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21 ore fa, giordanoted dice:

Due poesie di un poeta della cosiddetta "scuola romana", che comprendeva, tra gli altri (forse il più famoso del gruppo) Dario Bellezza.

Questo è Antonio Veneziani:

 

Lo snervamento aveva seppellito, sotto la panchina,

di lato allo spiazzo, la definitiva voglia di vita.

Avevo deciso di sparire, poi come musica dolente

ma trascinante, sei arrivato tu, esplosiva verità.

 

***

 

Dentro lo specchio, rigato in più parti,

aleggiava il male, per fortuna curabile, della castità.

Nel buco della chiave prende forma

il tuo respiro appena un poco mozzato.

 

 

Apprezzabile in entrambe le quartine polimetriche, Giordano, il tono omogeneo, equilibrato, sobrio, contenuto, distaccato, quasi montaliano ma senza compiacimenti verbali, senza sussiego, a contrastare con l'epifania passionale del tema poetico, vista in astrazione, come filtrata, in controluce. Solo la locuzione "esplosiva verita" si concede all'esplicita letizia. Interessante, in chiave ritmico-narrativa il ricorso alle subordinate di specificazione.

Un bel risultato formale.

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Un altro francese di valore.

 

                                DE QUOI MON AMOUR

 

De quoi mon amour?
De nuit et de jour.

De quoi ses oreilles?
De perles vermeilles.

De quoi ses seins roses?
De rien d’autre chose.

De quoi sa bouchette?
De guigne et noisettes.

De quoi ses longs yeux?
D’éclairs bleus des cieux.

De quoi son corps lisse?
De neige et qui glisse.

De quoi son doux cœur?
De chair en fureur.

Et de quoi son âme?
De mon âme en flamme.

 

(Paul Fort)

 

 

 

 

Di COSA E’ FATTO IL MIO AMORE

 

Di cos’è fatto il mio amore? Di notte e di chiarore.

Di cosa le sue orecchie? Di vermiglie perle.

Di che cosa il suo seno rosa? Di nessun’altra cosa.

Di che la sua bocchina? Nocciola e ciliegina.

Di che i suoi occhi grandi? Del cielo blu dei lampi.

Di cosa il suo corpo lisciato? Di neve scivolato.

Di che il suo dolce cuore? Di carne e di furore.

E di che l’anima sua? Dell’anima mia che brucia.

 

(Trad. Pink)

 

 

A noone, Persy e Giordano Tedoldi.

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1 ora fa, Pinkerton dice:

Un altro francese di valore.

 

                                DE QUOI MON AMOUR

 

De quoi mon amour?
De nuit et de jour.

De quoi ses oreilles?
De perles vermeilles.

De quoi ses seins roses?
De rien d’autre chose.

De quoi sa bouchette?
De guigne et noisettes.

De quoi ses longs yeux?
D’éclairs bleus des cieux.

De quoi son corps lisse?
De neige et qui glisse.

De quoi son doux cœur?
De chair en fureur.

Et de quoi son âme?
De mon âme en flamme.

 

(Paul Fort)

 

 

 

 

Di COSA E’ FATTO IL MIO AMORE

 

Di cos’è fatto il mio amore? Di notte e di chiarore.

Di cosa le sue orecchie? Di vermiglie perle.

Di che cosa il suo seno rosa? Di nessun’altra cosa.

Di che la sua bocchina? Di nocciola e ciliegina.

Di cosa i suoi occhi grandi? Del cielo blu dei lampi.

Di cosa il suo corpo lisciato? Di neve scivolato.

Di che il suo dolce cuore? Di carne e di furore.

E di che l’anima sua? Dell’anima mia che brucia.

 

(Trad. Pink)

 

 

A noone, Persy e Giordano Tedoldi.

Ignoravo l'esistenza di questo chansonnier. La composizione è semplice, fluida, ispirata come un sussurro. Giocosa, leziosa il giusto, è un botta e risposta fine, un'opera di esprit. 

Così come la traduzione, con qualche soluzione anche maliziosetta (la "bocchina", soluzione meno equivoca sarebbe stata "boccuccia", ma poi toccava rimare con un'improbabile "ciliegiuccia"), e qualcuna ricercata, "di notte e di chiarore" anziché un più pedestre "di notte e di giorno".

Bravi il poeta e il traduttore. Dixit. 

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On 16/12/2019 at 20:34, Pinkerton dice:

Un altro francese di valore.

 

                                DE QUOI MON AMOUR

 

De quoi mon amour?
De nuit et de jour.

De quoi ses oreilles?
De perles vermeilles.

De quoi ses seins roses?
De rien d’autre chose.

De quoi sa bouchette?
De guigne et noisettes.

De quoi ses longs yeux?
D’éclairs bleus des cieux.

De quoi son corps lisse?
De neige et qui glisse.

De quoi son doux cœur?
De chair en fureur.

Et de quoi son âme?
De mon âme en flamme.

 

(Paul Fort)

 

 

 

 

Di COSA E’ FATTO IL MIO AMORE

 

Di cos’è fatto il mio amore? Di notte e di chiarore.

Di cosa le sue orecchie? Di vermiglie perle.

Di che cosa il suo seno rosa? Di nessun’altra cosa.

Di che la sua bocchina? Nocciola e ciliegina.

Di che i suoi occhi grandi? Del cielo blu dei lampi.

Di cosa il suo corpo lisciato? Di neve scivolato.

Di che il suo dolce cuore? Di carne e di furore.

E di che l’anima sua? Dell’anima mia che brucia.

 

(Trad. Pink)

 

 

A noone, Persy e Giordano Tedoldi.

Ohhh comme c'est merveilleux cher Pink !!

Un gradevole insieme di dolcezza e ardore , carne e spirito.

Esiste forse qualcosa di meglio ?

Dimenticavo....

Buone Feste Pinkerton

Che il Natale sia sereno e gioioso per te è per la tua famiglia 😊

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On 16/12/2019 at 20:34, Pinkerton dice:

Un altro francese di valore.

 

                                DE QUOI MON AMOUR

 

De quoi mon amour?
De nuit et de jour.

De quoi ses oreilles?
De perles vermeilles.

De quoi ses seins roses?
De rien d’autre chose.

De quoi sa bouchette?
De guigne et noisettes.

De quoi ses longs yeux?
D’éclairs bleus des cieux.

De quoi son corps lisse?
De neige et qui glisse.

De quoi son doux cœur?
De chair en fureur.

Et de quoi son âme?
De mon âme en flamme.

 

(Paul Fort)

 

 

 

 

Di COSA E’ FATTO IL MIO AMORE

 

Di cos’è fatto il mio amore? Di notte e di chiarore.

Di cosa le sue orecchie? Di vermiglie perle.

Di che cosa il suo seno rosa? Di nessun’altra cosa.

Di che la sua bocchina? Nocciola e ciliegina.

Di che i suoi occhi grandi? Del cielo blu dei lampi.

Di cosa il suo corpo lisciato? Di neve scivolato.

Di che il suo dolce cuore? Di carne e di furore.

E di che l’anima sua? Dell’anima mia che brucia.

 

(Trad. Pink)

 

 

A noone, Persy e Giordano Tedoldi.

Che poesia adorabile Pink, grazie!

Buone feste a te e a tutto il forum 🎄💫

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Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.

Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere.

(Giorgio Caproni)

Quando uno scrive due strofe così potrebbe anche non scrivere più nulla e, solo per quelle due strofe, sarebbe comunque ricordato come un grande poeta.


A noone , Persy e Giordano.

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