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Pinkerton

Letteratura

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Apprendo solo ora della morte di una persona che (forse) non può essere annoverata tra i grandi scrittori, ma che con un suo libro ha segnato la mia vita di ragazzino. 

Era l'estate del 1993 e casualmente trovai questo libro sulla sedia di un conoscente, iniziai la lettura e in due ore ero arrivato a metà. Completamente rapito.

Il libro era "Un sacchetto di biglie", lo scrittore Joseph Joffo che ora non è più.

Questo è il mio modo per rendere omaggio alla sua memoria.

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Joseph Joffo 

(2 Aprile 1931 - 6 Dicembre 2018)

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Ho finito ieri sera di leggere una raccolta di quattro romanzi brevi di Thomas Mann: Tristano, Tonio Kröger, La morte a Venezia e Cane e padrone.

Come ho detto altre volte, non sono un gran lettore di narrativa, ma negli ultimi anni, complice l'esempio di mia moglie che è una divoratrice del genere, mi sono avvicinato per curiosità, volendo iniziare da qualche autore considerato un classico.

A casa dei miei suoceri mi trovai tra le mani I Buddenbrook, lo lessi e mi piacque molto. Ho così continuato sul filone "manniano", prima provando a leggere La montagna incantata (interrotto perchè necessario di più attenzione di quella che riuscivo a dedicargli la sera prima di dormire), poi prendendo questi romanzi brevi.

Tristano mi è piaciuto, soprattutto quando narra le sensazioni del protagonista maschile durante l'esecuzione al pianoforte del preludio del Tristano da parte della donna di cui si è innamorato. In generale Mann mi sembra un gran "descrittore" (si può dire?), riesce a rappresentarti davanti agli occhi le scene con molta naturalezza. E poi ha questi momenti quasi trasfigurativi, spesso legati alla musica, in cui cambia il ritmo e ti incalza.

Tonio Kröger è molto verboso, molti dialoghi che sono quasi dei monologhi di contenuto filosofeggiante. Ho sinceramente fatto difficoltà a seguirlo e ad apprezzarlo.

La morte a Venezia è stato il motivo per cui avevo comprato il libro. Sapevo dell'ispirazione alla figura di Mahler (e la descrizione fisica del protagonista è effettivamente il ritratto del compositore) e questo mi incuriosiva molto. E' un libro che faccio fatica a giudicare perchè eticamente mi dà molto fastidio. Sicuramente è scritto benissimo, ma su quello non è che avessi dubbi.

Infine Cane e padrone, definito "un idillio" dall'autore. Ed è effettivamente una lettura che mi ha riconciliato col mondo, anche perchè mi sono sempre piaciuti gli animali. E' un saggio di quelle capacità descrittive di Mann di cui parlavo sopra, dato che la trama è banalmente il rapporto tra un padrone (immagino lo stesso Mann) ed il proprio cane, senza eventi eccezionali. Il libro si regge tutto sulla piacevolezza delle piccole scene di tutti i giorni raccontate con la più gran naturalezza. Sicuramente non una lettura impegnata, ma a me è piaciuto molto, anche per il fatto che è stato messo alla fine del libro, a mo' di conclusione rilassante.

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Se volessi iniziare a leggere Dostoevskij, da cosa mi consigliereste di iniziare?

Al momento sono impegnato con Guerra e Pace (me ne manca circa un quarto) e dopo vorrei provare a leggere qualcosa di Dostoevskij per l'appunto. L'estate scorsa avevo provato a leggere Il giocatore, ma mi ero fermato (le cose impegnative d'estate mi attirano meno, sarà l'atmosfera delle ferie).

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35 minuti fa, superburp dice:

Se volessi iniziare a leggere Dostoevskij, da cosa mi consigliereste di iniziare?

Al momento sono impegnato con Guerra e Pace (me ne manca circa un quarto) e dopo vorrei provare a leggere qualcosa di Dostoevskij per l'appunto. L'estate scorsa avevo provato a leggere Il giocatore, ma mi ero fermato (le cose impegnative d'estate mi attirano meno, sarà l'atmosfera delle ferie).

Per me senz'altro i Demoni. Oppure direttamente i Karamazov. Non c'è bisogno di essere graduali, si possono affrontare subito i capolavori. Io almeno ho fatto così (anche se avevo letto prima Le notti bianche ma non mi fecero una grande impressione).

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1 ora fa, giordanoted dice:

Per me senz'altro i Demoni. Oppure direttamente i Karamazov. Non c'è bisogno di essere graduali, si possono affrontare subito i capolavori. Io almeno ho fatto così (anche se avevo letto prima Le notti bianche ma non mi fecero una grande impressione).

A casa ho Delitto e castigo, dici che posso osare?

P.S. Ho anche i Karamazov, meglio ancora. Spero siano edizioni valide (sono libri che erano a casa dei nonni di mia moglie e che ci siam presi noi). I traduttori sono Alfredo Polledro per Delitto e Castigo ed Agostino Villa per I fratelli Karamazov.

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7 minuti fa, superburp dice:

A casa ho Delitto e castigo, dici che posso osare?

P.S. Ho anche i Karamazov, meglio ancora. Spero siano edizioni valide (sono libri che erano a casa dei nonni di mia moglie e che ci siam presi noi). I traduttori sono Alfredo Polledro per Delitto e Castigo ed Agostino Villa per I fratelli Karamazov.

Polledro e Villa sono eccellenti traduttori, vai sicuro. 

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1 minuto fa, giordanoted dice:

Polledro e Villa sono eccellenti traduttori, vai sicuro. 

Grazie mille ;).

(Anche se dopo Guerra e Pace mi sono ripromesso di leggere Il fu Mattia Pascal, che mia moglie insiste nel dirmi che mi piacerà certamente.)

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24 minuti fa, superburp dice:

Grazie mille ;).

(Anche se dopo Guerra e Pace mi sono ripromesso di leggere Il fu Mattia Pascal, che mia moglie insiste nel dirmi che mi piacerà certamente.)

Con tutto il rispetto per Pirandello, Dostoevskij è su un altro pianeta.

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1 ora fa, giordanoted dice:

Con tutto il rispetto per Pirandello, Dostoevskij è su un altro pianeta.

Pensa che Elvio Giudici ritiene che Pirandello sia inferiore a, tah dah!, Eduardo De Filippo! E non hanno neanche chiamato l'ambulanza quando l'ha scritto sui libri.

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Pensa che Elvio Giudici ritiene che Pirandello sia inferiore a, tah dah!, Eduardo De Filippo! E non hanno neanche chiamato l'ambulanza quando l'ha scritto sui libri.

Trattasi di sparata alla Giudici, cui siamo abituati. 

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19 ore fa, giordanoted dice:

Con tutto il rispetto per Pirandello, Dostoevskij è su un altro pianeta.

Non ne dubito, ma così come non si ascolta solo Beethoven... ;)

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2 minuti fa, superburp dice:

Non ne dubito, ma così come non si ascolta solo Beethoven... ;)

Certo... Io amo molto Pirandello, l'Enrico IV o Così è (se vi pare) sono capolavori. Perfino una cosina come il Fiore in bocca è bellissimo.

 

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Dopo Guerra e Pace (molto molto bello, anche se le elucubrazioni filosofiche su cui Tolstoj insiste, specie nell'epilogo, sono discutibili), allento la pressione col Visconte dimezzato (letto alle medie insieme al Barone rampante ed al Cavaliere inesistente, ricordo che mi era piaciuto).

Seguirà Il fu Mattia Pascal se risalta fuori il libro...

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Dopo anni ed anni di vita di questo topic "letteratura" sono sorpreso (se non dispiaciuto) che nessuno si sia ancora preso la briga di dire almeno due parole su Carlo Emilio Gadda che in Italia sta come a Proust in Francia e a Joyce in Irlanda.
L'avete mai letto?

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5 ore fa, Pinkerton dice:

Dopo anni ed anni di vita di questo topic "letteratura" sono sorpreso (se non dispiaciuto) che nessuno si sia ancora preso la briga di dire almeno due parole su Carlo Emilio Gadda che in Italia sta come a Proust in Francia e a Joyce in Irlanda.
L'avete mai letto?

Il pasticciaccio. Molti, molti anni fa. Ne ho un ricordo abbastanza bello. Feci qualche fatica a "entrarci" perché, a mio giudizio, Gadda è un autore "postmoderno", (forse malgré soi) o che si potrebbe definire stravinskyano, cioè che fa letteratura al quadrato, letteratura di letteratura, e le storie, i personaggi, le psicologie, sono in fondo non dirò sottomesse ma comunque messe al servizio di un furibondo, straripante e disperato congegno analitico e ricombinatorio, alla ricerca di puri squarci di verità, di frammenti (epifanie, alla Joyce) di realtà essenziale, sia pur quando descrive ambienti sordidi o personaggi umili e perversi. Sulla lingua di Gadda tantissimo si è scritto e non saprei cosa altro aggiungere, in certi momenti c'è di certo un compiacimento e un rischio (che anche Manganelli secondo me correva e a volte ci cadeva proprio) di una pratica autoreferenziale e un poco puerile, nel suo accanirsi nella descrizione virtuosistica di episodi in fondo poveri e triviali oppure veramente troppo nevrotici. Ma in generale si emerge dalla lettura del Pasticciaccio con la sensazione di aver còlto davvero un frammento di realtà essenziale, pura, pur nella baraonda. Una verità sugli uomini. In questo mi ricorda Céline, che del resto Gadda considerava un po' il suo maestro.

Mi manca di leggere La cognizione del dolore, considerato il suo capolavoro.

Finitò che avrò di leggere Delitto e castigo, forse lo affronto.

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3 ore fa, giordanoted dice:

Il pasticciaccio. Molti, molti anni fa. Ne ho un ricordo abbastanza bello. Feci qualche fatica a "entrarci" perché, a mio giudizio, Gadda è un autore "postmoderno", (forse malgré soi) o che si potrebbe definire stravinskyano, cioè che fa letteratura al quadrato, letteratura di letteratura, e le storie, i personaggi, le psicologie, sono in fondo non dirò sottomesse ma comunque messe al servizio di un furibondo, straripante e disperato congegno analitico e ricombinatorio, alla ricerca di puri squarci di verità, di frammenti (epifanie, alla Joyce) di realtà essenziale, sia pur quando descrive ambienti sordidi o personaggi umili e perversi. Sulla lingua di Gadda tantissimo si è scritto e non saprei cosa altro aggiungere, in certi momenti c'è di certo un compiacimento e un rischio (che anche Manganelli secondo me correva e a volte ci cadeva proprio) di una pratica autoreferenziale e un poco puerile, nel suo accanirsi nella descrizione virtuosistica di episodi in fondo poveri e triviali oppure veramente troppo nevrotici. Ma in generale si emerge dalla lettura del Pasticciaccio con la sensazione di aver còlto davvero un frammento di realtà essenziale, pura, pur nella baraonda. Una verità sugli uomini. In questo mi ricorda Céline, che del resto Gadda considerava un po' il suo maestro.

Mi manca di leggere La cognizione del dolore, considerato il suo capolavoro.

 

Io, Giordano,  credo che Gadda scriva (dico "scriva" , non "descriva") la realtà  come meglio non si potrebbe, se osservata  dal suo punto di vista

Voglio dire che Gadda  scrive in quel modo  perché  A LUI, date la sua intelligenza e la  sua cultura, la  realtà si manifesta esattamente così, attraverso questo processo linguistico.

In ogni  caso, prima della Cognizione, ti  consiglio di leggere  l'Adalgisa.

Poi ne riparliamo.

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Di Gadda ne parla molto bene Pennac nel primo romanzo su Malaussene. A me ha sempre incuriosito, più che altro perchè ho percorso varie volte in autobus e motorino via Merulana :D. Buono a sapersi, lo leggerò più avanti.

Ora sto leggendo Uno, nessuno e centomila, mi sta piacendo.

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2 ore fa, Pinkerton dice:

Io, Giordano,  credo che Gadda scriva (dico "scriva" , non "descriva") la realtà  come meglio non si potrebbe, se osservata  dal suo punto di vista

Voglio dire che Gadda  scrive in quel modo  perché  A LUI, date la sua intelligenza e la  sua cultura, la  realtà si manifesta esattamente così, attraverso questo processo linguistico.

In ogni  caso, prima della Cognizione, ti  consiglio di leggere  l'Adalgisa.

Poi ne riparliamo.

Benissimo, allora finito Dostoevskij, passerò all'Adalgisa, è una promessa.

Ma mi incuriosisce, perché consigli proprio l'Adalgisa? 

 

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1 ora fa, superburp dice:

Di Gadda ne parla molto bene Pennac nel primo romanzo su Malaussene. A me ha sempre incuriosito, più che altro perchè ho percorso varie volte in autobus e motorino via Merulana :D. Buono a sapersi, lo leggerò più avanti.

Ora sto leggendo Uno, nessuno e centomila, mi sta piacendo.

Inutile dirti che della Merulana di oggi, nel romanzo prodigioso di Gadda, non c'è molto. Perfino il "palazzo degli ori" dove avviene il delitto credo fosse del tutto immaginario, e non corrispondente ad alcun edificio della via. Ma è vero che, invece, un certo cuore romano (e italiano) crudele e intricato e... trafficato... Gadda l'ha beccato in pieno.

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13 ore fa, giordanoted dice:

Benissimo, allora finito Dostoevskij, passerò all'Adalgisa, è una promessa.

Ma mi incuriosisce, perché consigli proprio l'Adalgisa? 

 

Lo scoprirai leggendola, Giordano, e mi darai ragione ( sempre che il dialetto milanese non ti sia troppo ostico).

L'Adalgisa è basilare per capire Gadda. E' l'opera in cui lo scrittore si esprime con più agio e naturalezza. L'opera è ambientata nella sua città (Milano), gravita nella prospettiva della sua classe sociale (la borghesia), interagisce col suo popolo, si cala in un dialetto che gli è consono e familiare.

Non ci sono trasposizioni di luogo (come nel Pasticciaccio) o di fantasia (come nella Contemplazione). Nell'Adalgisa ci sono le sue radici, per questo se non si è letta "L'Adalgisa" si perde un'occasione per capire Gadda. Anzi, L'Adalgisa, fra le sue opere,  andrebbe letta per prima.

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1 ora fa, Pinkerton dice:

Lo scoprirai leggendola, Giordano, e mi darai ragione ( sempre che il dialetto milanese non ti sia troppo ostico).

L'Adalgisa è basilare per capire Gadda. E' l'opera in cui lo scrittore si esprime con più agio e naturalezza. L'opera è ambientata nella sua città (Milano), gravita nella prospettiva della sua classe sociale (la borghesia), interagisce col suo popolo, si cala in un dialetto che gli è consono e familiare.

Non ci sono trasposizioni di luogo (come nel Pasticciaccio) o di fantasia (come nella Contemplazione). Nell'Adalgisa ci sono le sue radici, per questo se non si è letta "L'Adalgisa" si perde un'occasione per capire Gadda. Anzi, L'Adalgisa, fra le sue opere,  andrebbe letta per prima.

Il dialetto milanese non mi spaventa affatto, anzi, lo trovo molto musicale e espressivo e cercherò di decifrarlo al meglio.

 

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On 7/4/2020 at 16:35, superburp dice:

Se volessi iniziare a leggere Dostoevskij, da cosa mi consigliereste di iniziare?

Al momento sono impegnato con Guerra e Pace (me ne manca circa un quarto) e dopo vorrei provare a leggere qualcosa di Dostoevskij per l'appunto. L'estate scorsa avevo provato a leggere Il giocatore, ma mi ero fermato (le cose impegnative d'estate mi attirano meno, sarà l'atmosfera delle ferie).

dostoevskij gode di una fama ingiustissima. probabilmente accontentava molti tra fine ottocento e novecento. nei suoi romazoni ci sono i contadini e i minatori di zola, ci sono i santi ortodossi, ufficiali, sottufficiali, lumpen, nobildonne, c'è ovviamente la malattia, lo strazio, i dubbi, i ripensamenti, il "male di vivere", qualche boiata contro l'illuminismo, e insomma tutto ciò che poteva appagare un pubblico (francese soprattutto) torturato dai vari cocteau, apollinaire, breton, ecc. se hai letto tolstoj e vuoi restare nel suo "clima" (anche filosofico) , ma magari andare anche un po' avanti nel tempo, per me l'autore più congegnale è belyi (pietroburgo).

un saluto a @Pinkerton

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12 ore fa, Yeats dice:

dostoevskij gode di una fama ingiustissima.

Ma sì, e anche Dante, quel sopravvalutato, per non parlare di quel raccomandato di Shakespeare.

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