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Pinkerton

Letteratura

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1 ora fa, giordanoted dice:

Con tutto il rispetto per Pirandello, Dostoevskij è su un altro pianeta.

Pensa che Elvio Giudici ritiene che Pirandello sia inferiore a, tah dah!, Eduardo De Filippo! E non hanno neanche chiamato l'ambulanza quando l'ha scritto sui libri.

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Pensa che Elvio Giudici ritiene che Pirandello sia inferiore a, tah dah!, Eduardo De Filippo! E non hanno neanche chiamato l'ambulanza quando l'ha scritto sui libri.

Trattasi di sparata alla Giudici, cui siamo abituati. 

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19 ore fa, giordanoted dice:

Con tutto il rispetto per Pirandello, Dostoevskij è su un altro pianeta.

Non ne dubito, ma così come non si ascolta solo Beethoven... ;)

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2 minuti fa, superburp dice:

Non ne dubito, ma così come non si ascolta solo Beethoven... ;)

Certo... Io amo molto Pirandello, l'Enrico IV o Così è (se vi pare) sono capolavori. Perfino una cosina come il Fiore in bocca è bellissimo.

 

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Dopo Guerra e Pace (molto molto bello, anche se le elucubrazioni filosofiche su cui Tolstoj insiste, specie nell'epilogo, sono discutibili), allento la pressione col Visconte dimezzato (letto alle medie insieme al Barone rampante ed al Cavaliere inesistente, ricordo che mi era piaciuto).

Seguirà Il fu Mattia Pascal se risalta fuori il libro...

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Dopo anni ed anni di vita di questo topic "letteratura" sono sorpreso (se non dispiaciuto) che nessuno si sia ancora preso la briga di dire almeno due parole su Carlo Emilio Gadda che in Italia sta come a Proust in Francia e a Joyce in Irlanda.
L'avete mai letto?

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5 ore fa, Pinkerton dice:

Dopo anni ed anni di vita di questo topic "letteratura" sono sorpreso (se non dispiaciuto) che nessuno si sia ancora preso la briga di dire almeno due parole su Carlo Emilio Gadda che in Italia sta come a Proust in Francia e a Joyce in Irlanda.
L'avete mai letto?

Il pasticciaccio. Molti, molti anni fa. Ne ho un ricordo abbastanza bello. Feci qualche fatica a "entrarci" perché, a mio giudizio, Gadda è un autore "postmoderno", (forse malgré soi) o che si potrebbe definire stravinskyano, cioè che fa letteratura al quadrato, letteratura di letteratura, e le storie, i personaggi, le psicologie, sono in fondo non dirò sottomesse ma comunque messe al servizio di un furibondo, straripante e disperato congegno analitico e ricombinatorio, alla ricerca di puri squarci di verità, di frammenti (epifanie, alla Joyce) di realtà essenziale, sia pur quando descrive ambienti sordidi o personaggi umili e perversi. Sulla lingua di Gadda tantissimo si è scritto e non saprei cosa altro aggiungere, in certi momenti c'è di certo un compiacimento e un rischio (che anche Manganelli secondo me correva e a volte ci cadeva proprio) di una pratica autoreferenziale e un poco puerile, nel suo accanirsi nella descrizione virtuosistica di episodi in fondo poveri e triviali oppure veramente troppo nevrotici. Ma in generale si emerge dalla lettura del Pasticciaccio con la sensazione di aver còlto davvero un frammento di realtà essenziale, pura, pur nella baraonda. Una verità sugli uomini. In questo mi ricorda Céline, che del resto Gadda considerava un po' il suo maestro.

Mi manca di leggere La cognizione del dolore, considerato il suo capolavoro.

Finitò che avrò di leggere Delitto e castigo, forse lo affronto.

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3 ore fa, giordanoted dice:

Il pasticciaccio. Molti, molti anni fa. Ne ho un ricordo abbastanza bello. Feci qualche fatica a "entrarci" perché, a mio giudizio, Gadda è un autore "postmoderno", (forse malgré soi) o che si potrebbe definire stravinskyano, cioè che fa letteratura al quadrato, letteratura di letteratura, e le storie, i personaggi, le psicologie, sono in fondo non dirò sottomesse ma comunque messe al servizio di un furibondo, straripante e disperato congegno analitico e ricombinatorio, alla ricerca di puri squarci di verità, di frammenti (epifanie, alla Joyce) di realtà essenziale, sia pur quando descrive ambienti sordidi o personaggi umili e perversi. Sulla lingua di Gadda tantissimo si è scritto e non saprei cosa altro aggiungere, in certi momenti c'è di certo un compiacimento e un rischio (che anche Manganelli secondo me correva e a volte ci cadeva proprio) di una pratica autoreferenziale e un poco puerile, nel suo accanirsi nella descrizione virtuosistica di episodi in fondo poveri e triviali oppure veramente troppo nevrotici. Ma in generale si emerge dalla lettura del Pasticciaccio con la sensazione di aver còlto davvero un frammento di realtà essenziale, pura, pur nella baraonda. Una verità sugli uomini. In questo mi ricorda Céline, che del resto Gadda considerava un po' il suo maestro.

Mi manca di leggere La cognizione del dolore, considerato il suo capolavoro.

 

Io, Giordano,  credo che Gadda scriva (dico "scriva" , non "descriva") la realtà  come meglio non si potrebbe, se osservata  dal suo punto di vista

Voglio dire che Gadda  scrive in quel modo  perché  A LUI, date la sua intelligenza e la  sua cultura, la  realtà si manifesta esattamente così, attraverso questo processo linguistico.

In ogni  caso, prima della Cognizione, ti  consiglio di leggere  l'Adalgisa.

Poi ne riparliamo.

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Di Gadda ne parla molto bene Pennac nel primo romanzo su Malaussene. A me ha sempre incuriosito, più che altro perchè ho percorso varie volte in autobus e motorino via Merulana :D. Buono a sapersi, lo leggerò più avanti.

Ora sto leggendo Uno, nessuno e centomila, mi sta piacendo.

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2 ore fa, Pinkerton dice:

Io, Giordano,  credo che Gadda scriva (dico "scriva" , non "descriva") la realtà  come meglio non si potrebbe, se osservata  dal suo punto di vista

Voglio dire che Gadda  scrive in quel modo  perché  A LUI, date la sua intelligenza e la  sua cultura, la  realtà si manifesta esattamente così, attraverso questo processo linguistico.

In ogni  caso, prima della Cognizione, ti  consiglio di leggere  l'Adalgisa.

Poi ne riparliamo.

Benissimo, allora finito Dostoevskij, passerò all'Adalgisa, è una promessa.

Ma mi incuriosisce, perché consigli proprio l'Adalgisa? 

 

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1 ora fa, superburp dice:

Di Gadda ne parla molto bene Pennac nel primo romanzo su Malaussene. A me ha sempre incuriosito, più che altro perchè ho percorso varie volte in autobus e motorino via Merulana :D. Buono a sapersi, lo leggerò più avanti.

Ora sto leggendo Uno, nessuno e centomila, mi sta piacendo.

Inutile dirti che della Merulana di oggi, nel romanzo prodigioso di Gadda, non c'è molto. Perfino il "palazzo degli ori" dove avviene il delitto credo fosse del tutto immaginario, e non corrispondente ad alcun edificio della via. Ma è vero che, invece, un certo cuore romano (e italiano) crudele e intricato e... trafficato... Gadda l'ha beccato in pieno.

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13 ore fa, giordanoted dice:

Benissimo, allora finito Dostoevskij, passerò all'Adalgisa, è una promessa.

Ma mi incuriosisce, perché consigli proprio l'Adalgisa? 

 

Lo scoprirai leggendola, Giordano, e mi darai ragione ( sempre che il dialetto milanese non ti sia troppo ostico).

L'Adalgisa è basilare per capire Gadda. E' l'opera in cui lo scrittore si esprime con più agio e naturalezza. L'opera è ambientata nella sua città (Milano), gravita nella prospettiva della sua classe sociale (la borghesia), interagisce col suo popolo, si cala in un dialetto che gli è consono e familiare.

Non ci sono trasposizioni di luogo (come nel Pasticciaccio) o di fantasia (come nella Contemplazione). Nell'Adalgisa ci sono le sue radici, per questo se non si è letta "L'Adalgisa" si perde un'occasione per capire Gadda. Anzi, L'Adalgisa, fra le sue opere,  andrebbe letta per prima.

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1 ora fa, Pinkerton dice:

Lo scoprirai leggendola, Giordano, e mi darai ragione ( sempre che il dialetto milanese non ti sia troppo ostico).

L'Adalgisa è basilare per capire Gadda. E' l'opera in cui lo scrittore si esprime con più agio e naturalezza. L'opera è ambientata nella sua città (Milano), gravita nella prospettiva della sua classe sociale (la borghesia), interagisce col suo popolo, si cala in un dialetto che gli è consono e familiare.

Non ci sono trasposizioni di luogo (come nel Pasticciaccio) o di fantasia (come nella Contemplazione). Nell'Adalgisa ci sono le sue radici, per questo se non si è letta "L'Adalgisa" si perde un'occasione per capire Gadda. Anzi, L'Adalgisa, fra le sue opere,  andrebbe letta per prima.

Il dialetto milanese non mi spaventa affatto, anzi, lo trovo molto musicale e espressivo e cercherò di decifrarlo al meglio.

 

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On 7/4/2020 at 16:35, superburp dice:

Se volessi iniziare a leggere Dostoevskij, da cosa mi consigliereste di iniziare?

Al momento sono impegnato con Guerra e Pace (me ne manca circa un quarto) e dopo vorrei provare a leggere qualcosa di Dostoevskij per l'appunto. L'estate scorsa avevo provato a leggere Il giocatore, ma mi ero fermato (le cose impegnative d'estate mi attirano meno, sarà l'atmosfera delle ferie).

dostoevskij gode di una fama ingiustissima. probabilmente accontentava molti tra fine ottocento e novecento. nei suoi romazoni ci sono i contadini e i minatori di zola, ci sono i santi ortodossi, ufficiali, sottufficiali, lumpen, nobildonne, c'è ovviamente la malattia, lo strazio, i dubbi, i ripensamenti, il "male di vivere", qualche boiata contro l'illuminismo, e insomma tutto ciò che poteva appagare un pubblico (francese soprattutto) torturato dai vari cocteau, apollinaire, breton, ecc. se hai letto tolstoj e vuoi restare nel suo "clima" (anche filosofico) , ma magari andare anche un po' avanti nel tempo, per me l'autore più congegnale è belyi (pietroburgo).

un saluto a @Pinkerton

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12 ore fa, Yeats dice:

dostoevskij gode di una fama ingiustissima.

Ma sì, e anche Dante, quel sopravvalutato, per non parlare di quel raccomandato di Shakespeare.

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On 22/5/2020 at 23:35, Yeats dice:

 

un saluto a @Pinkerton

Ciao Yeats.

Il tuo parere su Gadda?

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2 ore fa, Pinkerton dice:

Ciao Yeats.

Il tuo parere su Gadda?

per il novecento, sicuramente il maggior scrittore di prosa italiano, sia nella saggistica, sia nella narrativa. detto per inciso, la saggistica italiana novecentesca non ha eguali in europa*. va assolutamente sradicata la cazzata del gadda-belletrista alla d'annunzio o alla marino.
l'opera maggiore a mio modesto avviso è la cognizione del dolore. figure nette quasi come quelle del teatro classico, gusto per il commento, un equilibrio perfetto fra lirica e espressionismo, tessuto linguistico lontano dalla parlata comune e allo stesso tempo non maleodorante di lucerna, una precisa concezione del mondo, poco intreccio, zero "approfondimento psicologico" alla dostoevskij.

*non lo dico per una specie di ridicolo sciovinismo. parlo soprattutto di cardarelli, cecchi, bacchelli, della ronda in genere, dei vociani papini, prezzolini, soffici, di bontempelli, debenedetti, savinio, garin, praz, un certo cases, un certo calvino, dei filologi pasquali e timpanaro, dello storico dell'arte longhi. dovrei menzionare anche la letteratura siciliana, ma solo ora sto imparando a conoscerla sul serio. omissioni volontarie, sempre nella saggistica : montale, manganelli, croce-gentile-banfi e i rispettivi cotés filosofici, solmi, i giornalisti flaiano e montanelli, e il più ripugnante di tutti: bortolotto.

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On 24/5/2020 at 10:16, Yeats dice:

per il novecento, sicuramente il maggior scrittore di prosa italiano, sia nella saggistica, sia nella narrativa. detto per inciso, la saggistica italiana novecentesca non ha eguali in europa*. va assolutamente sradicata la cazzata del gadda-belletrista alla d'annunzio o alla marino.
l'opera maggiore a mio modesto avviso è la cognizione del dolore. figure nette quasi come quelle del teatro classico, gusto per il commento, un equilibrio perfetto fra lirica e espressionismo, tessuto linguistico lontano dalla parlata comune e allo stesso tempo non maleodorante di lucerna, una precisa concezione del mondo, poco intreccio, zero "approfondimento psicologico" alla dostoevskij.

*non lo dico per una specie di ridicolo sciovinismo. parlo soprattutto di cardarelli, cecchi, bacchelli, della ronda in genere, dei vociani papini, prezzolini, soffici, di bontempelli, debenedetti, savinio, garin, praz, un certo cases, un certo calvino, dei filologi pasquali e timpanaro, dello storico dell'arte longhi. dovrei menzionare anche la letteratura siciliana, ma solo ora sto imparando a conoscerla sul serio. omissioni volontarie, sempre nella saggistica : montale, manganelli, croce-gentile-banfi e i rispettivi cotés filosofici, solmi, i giornalisti flaiano e montanelli, e il più ripugnante di tutti: bortolotto.

Io invece,Yates, come dicevo a Giordano, sono molto attratto dall'Adalgisa.

Concordo poi con te che Gadda non vada ridimensionato a belletrista, concetto, nel suo caso,  parto di un critica  miope  e ottusa e comunque  totalmente fuori luogo.

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22 ore fa, Pinkerton dice:

Io invece,Yates, come dicevo a Giordano, sono molto attratto dall'Adalgisa.

Concordo poi con te che Gadda non vada ridimensionato a belletrista, concetto, nel suo caso,  parto di un critica  miope  e ottusa e comunque  totalmente fuori luogo.

io invece ho qualche problema con quell'opera, soprattutto questo, che quando leggo un libro mi aspetto almeno un'unità di stile, indipendentemente dalla varietà dei registri e delle immagini. l'agreeableness necessaria per i salti e gli scarti dell'adalgisa mi manca. per essere più chiari, parlo dell'esercizio di cambiare disposizione a ogni capitolo , dal lirismo quasi romantico di "notte di luna", al satirico-biedermeier di "quando girolamo ha smesso", al barocco di "quattro figlie ecc", e così via.
io tra l'altro estendo questa necessità anche a me stesso, come lettore, ad es. in questo periodo sto leggendo praticamente solo cose di antropologia secondo-ottocentesca, e precisamente, in questi giorni: bachofen, "la dottrina dell'immortalità della teologia orfica", con una prefazione di un autore a me sconsciuto prima d'ora, umberto colla, che è bella quanto l'opera che introduce.
anzi, magari tu hai qualcosa da consigliarmi sull' argomento.

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On 26/5/2020 at 12:45, Yeats dice:

io invece ho qualche problema con quell'opera, soprattutto questo, che quando leggo un libro mi aspetto almeno un'unità di stile, indipendentemente dalla varietà dei registri e delle immagini. l'agreeableness necessaria per i salti e gli scarti dell'adalgisa mi manca. per essere più chiari, parlo dell'esercizio di cambiare disposizione a ogni capitolo , dal lirismo quasi romantico di "notte di luna", al satirico-biedermeier di "quando girolamo ha smesso", al barocco di "quattro figlie ecc", e così via.
io tra l'altro estendo questa necessità anche a me stesso, come lettore, ad es. in questo periodo sto leggendo praticamente solo cose di antropologia secondo-ottocentesca, e precisamente, in questi giorni: bachofen, "la dottrina dell'immortalità della teologia orfica", con una prefazione di un autore a me sconsciuto prima d'ora, umberto colla, che è bella quanto l'opera che introduce.
anzi, magari tu hai qualcosa da consigliarmi sull' argomento.

L'omogeneità stilistica in un'opera è un pregio ma può esserlo anche la politonalità.

In Gadda, dove i modi linguistici sono dominanti, lo stile viene dopo,è accessorio, ne è  una conseguenza.

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