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Pinkerton

Letteratura

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Guest Carlin

Forse aggiungerei Poe che pure ha avuto i suoi riferimenti forti in Europa.

Ecco, per fortuna lo hai citato perché secondo me è uno degli scrittori più grandi in assoluto.

La perfezione formale dei racconti, e dei suoi labirinti architettonici è unica.

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non capisco certi amanti della letteratura alla limonov. soprattutto in un forum musicale. o forse li capisco.


comunque sia posso capire e apprezzo la bellezza di una melodia, di un racconto. ci mancherebbe. ma se non c'è ricchezza armonica, il rischio di trovarsi a leggere partiture banali è altissimo. sinceramente quando leggo un libro, tradotto o meno, devo sentire il suono, le concordanze, i respiri, gli accenti, il gusto per gli aggettivi, l'orchestrazione dei periodi, le pause, i registri le modulazioni. non sono un seguace della metrica e non riduco a poesia tutta la letteratura, ma anche i romanzi di grande respiro se non 'cantano', se non sono ricchi di armonici, li butto dalla finestra. posso certamente apprezzare una scrittura facile. ma se non sento i diversi piani di lettura muoversi e vibrare, se non sento risuonare le parole, prendo e butto tutto. poi certo, in qualche caso si può incolpare il traduttore e non il testo originale, ma spesso c'è una profonda concordanza fra testo originale e sua trasposizione in altro idioma. talvolta la traduzione è quasi una riduzione..un po' come succede per certa musica orchestrale poi 'tradotta' in riduzione per altri strumenti. o per strumento solo.


ma ci sono riduzioni e riduzioni. e soprattutto ci sono libri e libri. stare lì a fare il pelo nell'uovo (o come diavolo si dice) a libri di hemingway mi pare fuori luogo (ad esempio). ma direi la stessa cosa per libri di truman capote o fitzgerald. perfino philiph roth. insomma i libri 'melodici' vanno bene in quasi tutte le riduzioni. se invece parliamo di suoni, di cura del fraseggio, di pignoleria nelle pause e nelle concordanze etc..beh allora lì sì che avrebbe senso andare per il sottile. ma molta letteratura sfugge a quest'ottica. oggi vanno molto i neomelodici (per dirla in gergo sanremese-napoletano) e quindi anche molti dei 'classici' acchiappalettori, agili e svelti, preferibilmente con lacrimuccia o risata. per me la letteratura non è un'alternativa in caratteri alla vita sociale al gossip o ai film. è qualcosa di molto diverso. e sarà per questo che, forse sbagliando, cerco fra le righe chiave tonalità timbri armonici risonanze effetti orchestrali 'ad libitum'.

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Le traduzioni di Fernanda Pivano, pionieristiche, di Fitzgerald e Hemingway e altri scrittori americani o inglesi, sono pessime. Imprecise, a volte del tutto scorrette. Per citare un esempio a caso, "directors" per Pivano è "direttori", non registi. Il finale di "Avere e non avere" di Hemingway, che nella nuova traduzione Mondadori di Vincenzo Mantovani è sconvolgente, viene completamente travisato nella vecchia traduzione Pivano.

Il mio consiglio è: quando vedete "traduzione di Fernanda Pivano" lasciate perdere. Ormai, del resto, è solo per la fama che l'accompagna che si tengono alcune sue traduzioni, la sua mediocrità come traduttrice è ampiamente riconosciuta.

è un consiglio che seguirò, grazie! Anche il suo Orgoglio e pregiudizio mi aveva lasciato perplessa.

poi adesso che sto seguendo il corso di "Traduzione dall'inglese letterario" all'università della terza età mi sento qualificatissima :D

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c'ho il vecchio e il mare tradotto dalla pivano, sempre della serie oscar, è stato il primo e l'ultimo che ho letto di hemingway chissà magari per colpa della traduzione...


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c'ho il vecchio e il mare tradotto dalla pivano, sempre della serie oscar, è stato il primo e l'ultimo che ho letto di hemingway chissà magari per colpa della traduzione...

Io lo trovo stupendo...

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renato non l'ho mica trovato brutto, pero' m'è sembrato un po' sempliciotto, tra l'altro l'ho letto in un giorno o due adesso non ricordo bene quindi una lettura scorrevolissima, diciamo che non è il mio genere


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Guest zeitnote

Per far contento vul :



"Imponente e grassoccio, Buck Mulligan stava sbucando dal caposcala con in mano una tazza piena di schiuma, su cui s’incrociavano uno specchio e un rasoio. La sua vestaglia gialla, priva di cintura, era lievemente sollevata sul retro da una dolce arietta mattutina. Tenendo alta la tazza, intonò:
– Introibo ad altare Dei.
Fermatosi, scrutò giú nel buio della scala a chiocciola con un richiamo sguaiato.
– Vieni su, Kinch, disgustoso d’un gesuita.
Avanzò solenne e salí sulla rotonda piattaforma del bastione. Qui fece un giro d’occhi e con gesti compassati benedisse tre volte la torre e la contrada circostante e le montagne al risveglio. Indi, adocchiato Stephen Dedalus, si chinò verso di lui abbozzando alcuni svelti segni della croce nell’aria, borbogliando e scuotendo il capo. Stephen Dedalus, sonnacchioso e tediato, appoggiò le braccia in cima alla scala e squadrò gelidamente la faccia che lo benediceva bofonchiando e ballonzolandogli davanti, faccia lunga da cavallo, con l’intonsa zazzera bionda, tinteggiata d’un pallido color quercia.
Buck Mulligan sbirciò per un attimo sotto lo specchio e coprí la tazza con gesto svelto:
– Presto, tutti in caserma! gridò, severo.
E aggiunse con voce da predica:
– Poiché questa, o miei dilettissimi, è genuina e cristina sostanza, corpo e anima, sangue e liquame e via discorrendo. Musica lenta, prego. Chiudete gli occhi, signore e signori. Un momentino. Un po’ di fastidio con quei corpuscoli bianchi? Fate tutti silenzio."

James Joyce, Ulisse.
Traduzione di Gianni Celati.

(fonte: sito Einaudi)

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Per far contento vul :

"Imponente e grassoccio, Buck Mulligan stava sbucando dal caposcala con in mano una tazza piena di schiuma, su cui sincrociavano uno specchio e un rasoio. La sua vestaglia gialla, priva di cintura, era lievemente sollevata sul retro da una dolce arietta mattutina. Tenendo alta la tazza, intonò: Introibo ad altare Dei.Fermatosi, scrutò giú nel buio della scala a chiocciola con un richiamo sguaiato. Vieni su, Kinch, disgustoso dun gesuita.Avanzò solenne e salí sulla rotonda piattaforma del bastione. Qui fece un giro docchi e con gesti compassati benedisse tre volte la torre e la contrada circostante e le montagne al risveglio. Indi, adocchiato Stephen Dedalus, si chinò verso di lui abbozzando alcuni svelti segni della croce nellaria, borbogliando e scuotendo il capo. Stephen Dedalus, sonnacchioso e tediato, appoggiò le braccia in cima alla scala e squadrò gelidamente la faccia che lo benediceva bofonchiando e ballonzolandogli davanti, faccia lunga da cavallo, con lintonsa zazzera bionda, tinteggiata dun pallido color quercia.Buck Mulligan sbirciò per un attimo sotto lo specchio e coprí la tazza con gesto svelto: Presto, tutti in caserma! gridò, severo.E aggiunse con voce da predica: Poiché questa, o miei dilettissimi, è genuina e cristina sostanza, corpo e anima, sangue e liquame e via discorrendo. Musica lenta, prego. Chiudete gli occhi, signore e signori. Un momentino. Un po di fastidio con quei corpuscoli bianchi? Fate tutti silenzio."

James Joyce, Ulisse.Traduzione di Gianni Celati.

(fonte: sito Einaudi)

grazie :)

ora sono all'inizio della parte seconda..quarto capitolo

dice celati nella prefazione

"non è importante capire tutto: è importante sentire una sonorità che diventa più riconoscibile proprio quando ci sembra di piombare fra termini incerti - gerghi fossilizzati, chiacchere da pub, stele di varie epoche.

fin dal terzo episodio l'ulisse abbandona la narrativa del naturalismo e lascia emergere un disordine delle parole, guidato da divagazioni del pensiero che si coagulano nel cosidetto stream of consciousness o 'flusso di coscienza': un continuo succederai di pensieri e immagini che passano per la testa dell'io narrante, si disfano o si richiamano l'uno con l'altro, richiamandosi a vicenda, dalle vedute attuali al ricordo come una forma di reverie."

e ancora più avanti

"non è importante capire tutto: è più importante sentire una tonalità musicale o canterina, che diventa più riconoscibile quando ci sembra di piombare in un flusso disordinato di parole. l'ulisse è un libro in cui la musicalità è l'aspetto decisivo per tutti i rilanci, deviazioni, sorprese, iterazioni, monologhi. è un libro sentito e sostenuto da quella speciale percezione che è

la musica, al di là del senso oggettivo delle cose o asseritivo delle parole, ma che fa parte di qualsiasi sonorità che si diffonde in qualunque direzione'.

credo che l'ulysses non piaccia a molti perché tanti faticano a lasciarsi alle spalle l'anima del lettore. abbandonarla. non credo siano tutti in grado di farlo e non certo per mancanze ma per radicamento e fedeltà nella tradizione (con la quale gioca joyce). bisogna essere disposti all'abbandono. accettare il tradimento. bisogna accettare la relatività della comprensione e per certi versi passeggiare come stephen con gli occhi chiusi per udire le proprie scarpe. 'chiudi gli occhi e vedi'. 'tutto ricade congelato nell'immagine stereoscopica. clic, ecco il trucco. voi trovate le mie parole oscure? l'oscurità è nelle nostre anime, non vi pare? più flautata ancora. le nostre anime, mortificate dai peccati nostri, s'aggrappano e noi ancora di più, come una donna che s'aggrappa al suo amante quanto più può e di più'.

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Vul, se hai tempo e voglia leggiti questo:

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molto tosto..eheh

comprerò :) grazie!

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questo libro VA LETTO.


Nella mia modestissima opinione non qualificata si tratta di un capolavoro del genere: è una disamina puntuale, oggettiva ma non fredda, dettagliata ma non pedante, di rapporti familiari. La traduzione mi sembra molto buona, mi pare che restituisca il colore esatto di un libro scritto scritto alla fine degli anni '50 e ambientato qualche anno prima - non per niente il libro fu tradotto in italiano nel 1964. Nonostante questo (cinquant'anni sono tanti per un libro) è molto attuale.



Dopo averlo finito, e dopo aver finito gli altri libri che ho in lista, ovvero la seconda metà di Underworld, Una pinta di inchiostro irlandese e La macchia umana (in originale), rileggerò Easter Parade, sempre di Yates.


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grazie dalle vedute attuali al ricordo come una forma di reverie."

"Reverie", Vul, su può tradurre con "fantasticheria". Forse c'è qualche altro termine in italiano, ma a me fantasticheria piace abbastanza.....

Domani mi arriva la traduzione di Celati.

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Guest zeitnote

"Reverie", Vul, su può tradurre con "fantasticheria". Forse c'è qualche altro termine in italiano, ma a me fantasticheria piace abbastanza.....

Domani mi arriva la traduzione di Celati.

Anche me piace fantasticheria, caro Pink, tuttavia il francese "rêverie" mantiene nella radice un legame con il sogno, quindi ad un'attività non del tutto consapevole. Sogno ad occhi aperti, ovvero fantasticare malgré-nous. ;)

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"Reverie", Vul, su può tradurre con "fantasticheria". Forse c'è qualche altro termine in italiano, ma a me fantasticheria piace abbastanza.....

Domani mi arriva la traduzione di Celati.

fantasticheria è bellissimo..ma qui celati usa reverie perché solo il termine francese si riferisce precisamente allo stato psicologico dello stato anteriore della coscienza ove si verifica l'onirizzazione della realtà, si riferisce alla definizione tecnica del componimento che presenta elementi onirici e fantastici, rievoca l'uso di parole o locuzioni di altre lingue usato anche da joyce, rimanda alla musicalità della parola stessa (usata spesso nelle composizioni musicate)..e - forzando ancora - andando all'etimologia francese fa vibrare il fondamentale 'resver' (vagabondare) dal quale secondo alcuni deriva proprio reverie.

ovviamente sono mie considerazioni...ma la principale è che si tratta proprio di un tecnicismo..

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In realtà, ragazzi, non esiste la parola italiana corrispettiva di "reverie". "Fantasticheria" è troppo legato alla coscienza, "sogno" troppo all'incoscienza.


D'altra parte per dire sogno in francese si dice reve. Bisognerebbe inventare il neologismo "sognamento" ( ma coi neologismi è meglio andar piano...di D'annunzio uno ne basta e avanza).


Molto centrata , zeit, è la tua aggiunta "nostro malgrado", "involontariamente", "senza volerlo", alla parola fantasticare.


Altrettanto è opportuna, vul, la tua definizione di tecnicismo per giustificare l'impiego di "reverie" da parte di Celati nella sua prefazione, cosi come è coinvolgente l'aggancio etimologico a "resver", vagabondare, per indicare una produzione mentale spontanea, libera, più casuale che causale, indipendente dai lacci tempo, dello spazio, dell'unità linguistica,delle motivazioni contingenti.


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Insomma, dai e dai, aveva ragione quello: meglio leggerlo nell'originale joyciano, Joyce. Altrimenti, una traduzione vale l'altra, e anche l'alto (tradimento). Quanto a me, tengo la vecchia De Angelis (mondadori), anche perché "un momentino" della Celati per "one moment" nun se pò senti'.


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Insomma, dai e dai, aveva ragione quello: meglio leggerlo nell'originale joyciano, Joyce. Altrimenti, una traduzione vale l'altra,

E' la solita storia, Giordano; la padronanza di una lingua, la capacità di speculare sui sui suoi nessi semantici, di spiegarne le sfumature, è la vera e principale via di accesso a tutte le altre lingue. Insomma , caro amico: per tradurre bene l'inglese e i suoi dialetti non occorre solo conoscere quelli (operazione ,questa, tra l'altro pressochè impossibile da svolgere compiutamente), ma occorre soprattutto conoscere l'italiano.

D'altra parte se noi fossimo dei letterati irlandesi saremmo avvantaggiati a leggere l'Ulisse in originale ma, come letterati dilettanti italiani quali siamo, oltre a fare una fatica boia, rischieremmo di inoltrarci in un ginepraio di equivoci.

Certo è anche vero che leggere le traduzioni di Ulisse è, in certa parte, come leggere un altro libro e in ogni caso, si sa, che il principale pregio di ogni traduzione sta nel non massacrare il testo originale, nel far meno danni possibili, secondo il motto dei grandi medici dell'antichità: primum non nocere.

Ci conforta in qualche modo il fatto che gente come De Angelis e Celati siano dei letterati professionisti e che ci abbiano messo vari anni a completare la loro traduzione di questo capolavoro, per me il maggiore di tutta la letteratura mondiale del novecento.

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Guest zeitnote

Vi dirò - sì, adesso la sparo grossa - che lo sperimentalismo di Joyce nell'Ulisse e nel Finnegans mi è venuto anche un po' a noia. Un uso torrenziale delle parole che genera troppo fragore, troppo chiasso; l'incalzare del ritmo a volte diventa molesto, asfissiante; gli sbrodolamenti di Molly Bloom sono spesso insopportabili. Lo leggi e ti pare di trasformarti lentamente nell'analista di Joyce. E adesso annichilitemi con il bosone di Higgs! :D



Oggi comincio a rileggermi questo:


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Insomma, dai e dai, aveva ragione quello: meglio leggerlo nell'originale joyciano, Joyce. Altrimenti, una traduzione vale l'altra, e anche l'alto (tradimento). Quanto a me, tengo la vecchia De Angelis (mondadori), anche perché "un momentino" della Celati per "one moment" nun se pò senti'.

Ma infatti la traduzione ha già ricevuto più di qualche critica, anzi già dalle anticipazioni sul Sole 24 Ore era sembrata un po' così-così. Oltre quella di De Angelis esiste anche una terza traduzione ad opera di Terrinoni e Bigazzi molto più aderente all'originale e da quello che ho letto davvero scorrevole. Temo che quando il traduttore si senta al livello di grandezza dello scrittore ci possa essere qualche problema di "sovrapposizione" diciamo così. Quindi meglio un traduttore onesto e modesto. Adesso vul mi massacrerà ma non c'è problema. :D

Comunque a me l'Ulisse di Joyce non piace.

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Guest zeitnote

L'affettazione di colui che legge è insopportabile e Giorello, il cui motto è du is mei che uan, è soporifero.


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Guest Carlin

L'affettazione di colui che legge è insopportabile e Giorello, il cui motto è du is mei che uan, è soporifero.

Chissà perché mi aspettavo un'uscita simile.

Sull'attore non mi sono soffermato molto, a differenza di Giorello che non è per niente soporifero ma al contrario sempre provocatorio, in senso buono.

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Vi dirò - sì, adesso la sparo grossa - che lo sperimentalismo di Joyce nell'Ulisse e nel Finnegans mi è venuto anche un po' a noia. Un uso torrenziale delle parole che genera troppo fragore, troppo chiasso; l'incalzare del ritmo a volte diventa molesto, asfissiante; gli sbrodolamenti di Molly Bloom sono spesso insopportabili. Lo leggi e ti pare di trasformarti lentamente nell'analista di Joyce.pg]

Le tue osservazioni zeit, hanno un riscontro e in ogni caso ,anche se non l'avessero, tu sei libero di dire cosa ti piace e non ti piace. Il valore dell'Ulisse pero' sta piu' nell'idea che lo ispira che nella sua realizzazione. L'idea di racconto "dentro la lingua" e non " tramite la lingua" e' semplicemente sconvolgente. In questo senso Joyce e' il più grande prosatore del novecento e un genio letterario universale, come Omero, come Orazio, come Dante. Per questo si puo' permettere di essere anche noioso, squilibrato, lezioso, pedante, pleonastico. Lui si'.

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Guest zeitnote

Chissà perché mi aspettavo un'uscita simile.

Sull'attore non mi sono soffermato molto, a differenza di Giorello che non è per niente soporifero ma al contrario sempre provocatorio, in senso buono.

Ma sì, Giorello s'impegna ed è pure simpatico, ma è terribilmente pedante.

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Insomma, dai e dai, aveva ragione quello: meglio leggerlo nell'originale joyciano, Joyce. Altrimenti, una traduzione vale l'altra, e anche l'alto (tradimento). Quanto a me, tengo la vecchia De Angelis (mondadori), anche perché "un momentino" della Celati per "one moment" nun se pò senti'.

sei un provocatore oltre ogni trollismo immaginabile. scusa ma il colloquiale 'un momentino' non lo usi sempre?? comunque questo snobismo allucinante ti rende insopportabile eheh e saresti l'unico lettore al mondo a ritenere che aveva ragione 'quello' (forse uno al mondo) che poteva permettersi di leggere l'ulysses nella sua lingua originale. un inglese medio e perfino preparato può leggere l'ulisse esattamente quanto noi in traduzione. in un testo così vasto anche dal punto di vista linguistico dire che una traduzione vale l'altra è una boiata che, questa sì, nun se pò senti. e anzi se conoscessi bene 10 lingue credo che leggerei l'ulysses tradotto in tutte le lingue; non potrebbe che essere illuminante!

zeit...farei una distinzione molto netta fra l'ulisse e il finnegans...sono due libri completamente diversi (al di là della macroscopica incompletezza del secondo).

miasko..il terrinoni 'vale' altrettanto...ho anche quella traduzione. sarà pur vero che per uno scrittore è più difficile tradurre un altro scrittore, ma non ne faccio una questione di 'scontri fra personalità' o egocentrismi etc. certamente il boccaccio tradotto da busi..però sinceramente è difficile parlare di 'aderenza all'originale' in casi come questo (mi riferisco al tipo di operazione linguistica di joyce nell'ulysses). senza contare il fatto che la traduzione di celati è priva di note. parliamo di due operazioni completamente differenti e che si integrano tutte (parlo anche del 'classico' de angelis) e certamente tutte frutto di anni e anni di studio lacrime e sangue. non ne farei una questione di 'insofferenze' per l'egocentrismo di uno o dell'altro traduttore. trovo anzi significativo, e molto indicativo, il fatto che l'edizione einaudi di celati titoli la copertina così 'joyce. ulisse. nella traduzione di gianni celati'.

tornando alla 'noia' per lo sperimentalismo (nell'ulysses ma si può allargare il discorso) potrei concordare, ma per un profano come me la lettura di questo libro è un'esperienza che non ha paragoni (anzi sì: la divina commedia). so solo che mi dispiace molto dovermi sentire snob o pedante, perché amo l'ulysses. sì perché viene considerato da molti un libro noioso, illeggibile, tedioso, oscuro, incomprensibile, etc. 'il classico libro che citano tutti e che nessuno ha mai letto integralmente se non il monologo finale', 'il classico libro di quelli che se la menano'. etc. io direi che è un libro che va letto e riletto (per piacere..perché è impossibile non leggerlo più volte al di là di quanto si voglia o si possa via via comprendere). ma va tenuto nascosto per non crearvi nemici ed antipatie fra gli amici lettori (e non lettori). e sicuramente non lo consiglierei a nessuno. anzi mi vergogno di amare così tanto l'ulisse. mi fa sentire presuntuoso e saccente.

comunque ho letto le candidature per lo strega. sono felice ci sia nell'elenco il libro di busi e quindi vincerà. finalmente lo strega potrà vantarsi di aver premiato il più grande scrittore italiano vivente - 'del mondo' direbbe lui, 'il migliore sono io' direbbe moresco di se stesso, 'sono io il più grande di tutti i tempi' direbbe massimiliano parente - la megalomania è trasversale colpisce i migliori ma anche i peggiori pennaioli della storia editoriale. (comunque mi sto antipatico in questo post sconclusionato e scritto coi piedi - colpa tuo giordano non ti leggerò mai più per oggi sennò mi saltano le coronarie e spezzo il tavolo a testate eheheh)

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