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Riguardo le esecuzioni filologiche


superburp
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Ricordo bene che esisteva una discussione sulle esecuzioni filologiche (si chiamava "Esecuzioni HIP" o qualcosa del genere), ma non la trovo.

Vengo al punto: leggendo La morte di Mozart di Buscaroli, viene riportata una lettera al padre in cui dice di aver provato con un direttore italiano (un certo Bonno) una sua sinfonia con 40 violini, 20 viole, 10 violoncelli, 8 contrabbassi, 6 fagotti e fiati raddoppiati.

Questo dimostrerebbe che gli organici limitati erano, com'è ovvio, legati alle disponibilità locali e che se potevano aumentare il numero di orchestrali lo facevano.

Questa cosa quindi non renderebbe più legittime esecuzioni "vecchio stile" (almeno per quanto riguarda le dimensioni dell'orchestra)?

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Il fatto è che l'organico veniva adattato alle esigenze del caso, però si doveva pensare innanzitutto a quello più frequente. Un conto è un'esecuzione all'aperto, un altro in un semplice teatro o persino a corte: il caso dell'esecuzione al chiuso era già all'epoca il più frequente, dunque si pensava a scrivere Musica avendo in mente innanzitutto questo caso.

Eseguire Mozart con quindici o venti primi violini e fiati a quattro rimane lecito, però trovo renda al suo meglio con organici più ridotti proprio perché la sua Musica era stata pensata per essere eseguita principalmente in un teatro di corte con otto primi violini ed i fiati a due. Poi fare altrimenti è possibile, ma trovo che attenersi a quanto indicato in Partitura sia meglio.

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Ricordo bene che esisteva una discussione sulle esecuzioni filologiche (si chiamava "Esecuzioni HIP" o qualcosa del genere), ma non la trovo.

Vengo al punto: leggendo La morte di Mozart di Buscaroli, viene riportata una lettera al padre in cui dice di aver provato con un direttore italiano (un certo Bonno) una sua sinfonia con 40 violini, 20 viole, 10 violoncelli, 8 contrabbassi, 6 fagotti e fiati raddoppiati.

Questo dimostrerebbe che gli organici limitati erano, com'è ovvio, legati alle disponibilità locali e che se potevano aumentare il numero di orchestrali lo facevano.

Questa cosa quindi non renderebbe più legittime esecuzioni "vecchio stile" (almeno per quanto riguarda le dimensioni dell'orchestra)?

Il problema non è semplicemente nel numero degli strumenti ma nell'approccio complessivo. Entrano in gioco, per esempio, legati, portamenti, modalità di fraseggio, caratteristiche degli archetti e delle corde... Forse l'esecuzione con meno strumentisti era quella statisticamente più probabile: piccoli teatri o addirittura saloni di corte non grandi quanto teatri, piccoli complessi, pochi soldi a disposizione eccetera. Né mancano testimonianze circa la flessibilità degli autori quanto alle dimensioni dell'organico strumentale e corale, che variava a seconda delle circostanze: i primi nomi che mi vengono in mente, oltre a Mozart, sono quelli di Corelli, Handel e Haydn.

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Il problema non è semplicemente nel numero degli strumenti ma nell'approccio complessivo. Entrano in gioco, per esempio, legati, portamenti, modalità di fraseggio, caratteristiche degli archetti e delle corde... Forse l'esecuzione con meno strumentisti era quella statisticamente più probabile: piccoli teatri o addirittura saloni di corte non grandi quanto teatri, piccoli complessi, pochi soldi a disposizione eccetera. Né mancano testimonianze circa la flessibilità degli autori quanto alle dimensioni dell'organico strumentale e corale, che variava a seconda delle circostanze: i primi nomi che mi vengono in mente, oltre a Mozart, sono quelli di Corelli, Handel e Haydn.

Lo so, per questo mi son limitato a parlare di quantità dell'organico.

Riguardo alla flessibilità, leggendo il diario della Bauer-Lechner su Mahler, viene fuori che anche ai suoi tempi, per rimediare a un coro scarsetto che doveva eseguire la sua seconda sinfonia, intervenne sui clarinetti nel corso delle prove. Quindi figuriamoci all'epoca.

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Credo di sì, almeno nel caso di Mozart, che anche altrove mostra di gradire parecchio la presenza di un organico abbondante.

Aggiungo un paio di esempi coevi: Haydn vide crescere pian piano la sua orchestra da un manipolo sparuto di 15 strumentisti (Esterhàza, 1783, al netto degli strumenti a fiato s'intende) a una bell'esercito d'archi (ben 39 in quel di Londra, 1791, per i Concerti Salomon). Per la Nona di Beethoven, tuttavia, sarebbe stato ancora poco: il parco violini, viole e bassi del Teatro di Porta Carinzia di Vienna, dove fu eseguita l'ultima sinfonia beethoveniana, contava ben 46 unità.

Già che ci sono ci metto anche il visionario Kraus (il compositore, non il sottoscritto, anche se parlando di visionari il dubbio potrebbe sorgere), che ampliò progressivamente la sua troupe aggiungendo strumenti a fiato su strumenti a fiato di sinfonia in sinfonia, giungendo a un organico composto da 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani + archi (purtroppo non mi è noto il numero degli archestrali).

Ad ogni modo questa crescita quantitativa doveva esser ben segno di una volontà che tendeva al potenziamento sonoro delle forze acustiche in campo.

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Ovvero la linea comica del film "Amadeus", un po' come il notaio in Boris*. Personaggio goffo e spaurito (in quel film, beninteso: magari il Bonno reale era tutt'altro; tant'è che Mozart ne tesse le lodi nella lettera citata da Buscaroli, for example), sempre preoccupato per le possibili conseguenze di una rappresentazione ardita tipo le Nozze di Figaro e prontamente soccorso dalle bonazze presenti sul palco.

* Il parallelo tra Martellone e Bonno vi è stato gentilmente offerto dalla ditta Sgombro Traslochi (l'unica che vi porta via i mobili e non ve li restituisce).

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Anche nel medioevo durante le feste più sfarzose venivano impiegati organici spropositati. In alcune testimonianze dell'epoca si parlava di 200 esecutori! Ma ovviamente bisogna tenere conto dell'obiettività di chi scriveva ciò, per fini chiaramente adulatori. Ciò nonostante non si passa da 2 a 200, quindi è probabile che 50 o anche 100 esecutori in certe occasioni si raggiungessero. Stessa cosa, come già detto, anche per il classicismo e il barocco. Comunque variazioni e discussioni sul numero di orchestrali si hanno anche all'interno del mondo HIP. Ci sono esecuzioni filologiche di Beethoven a parti reali, così come quelle a grande orchestra.

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Credo di sì, almeno nel caso di Mozart, che anche altrove mostra di gradire parecchio la presenza di un organico abbondante.

Esatto! Di recente ho studiato un volumetto di prassi esecutiva. Lo consiglio a tutti:

C. LAWSON, R. STOWELL, The Historical Performance of Music, Cambridge, Cambridge University Press,

1999.

Illuminanti anche i seguenti testi, a vario titolo:

A. PLANCHART, L'interpretazione della musica antica;

J.J. NATTIEZ, Interpretazione e autenticità, in Enciclopedia della musica, diretta da J.-J. Nattiez, con la collaborazione di M. Bent, M. Baroni e R. Dalmonte, vol. 2, Il sapere musicale, Torino, Einaudi.

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