Vai al contenuto

Consiglio cofanetto sonate Beethoven.


Guest Lady Astrifiammante

Recommended Posts

1 ora fa, Snorlax dice:

Con l'occasione di queste giornate di festa, ho ascoltato - partitura alla mano - un buon numero di sonate beethoveniane nell'interpretazione del pianista francese. Sinceramente, ho avuto un'impressione contrapposta alla tua. Mi è parso che l'agogica molto libera e l'importante uso del rubato sacrifichi ben poco in chiarezza, anzi, ho potuto notare di come Heidsieck più volte porti alla luce dei dettagli e delle linee che spesso in altre interpretazioni - anche in quelle più didattiche - rimangono tutto sommato inespresse. Credo che questo sia dovuto in primis alla sua tecnica sopraffina e al suo tocco calibratissimo, quasi perlaceo - l'influenza della scuola francese in questo caso è evidentissima - oltre che alla sua profonda intelligenza artistica.

(...)

Con un'agogica così libera Heidsieck mette in luce sicuramente molti dettagli e enfatizza le linee melodiche principali, ma sacrifica il contrappunto, e con quello quasi tutte le linee e i dettagli che a lui sembrano secondari: nella sonata numero 16 nel secondo tempo gli arabeschi veloci della mano destra diventano lentissimi e l'accompagnamento, che è ritmico e melodico insieme, viene completamente stravolto. Ed è solo uno dei cento altri esempi che potrei addurre su questa integrale. Il pianista è eccelso, l'interpretazione a mio modesto avviso e per la mia sensibilità, è scorretta. In altri autori romantici e tardoromantici trovo Heidsieck invece un riferimento assoluto.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • Risposte 82
  • Created
  • Ultima Risposta

Top Posters In This Topic

2 ore fa, Florestan dice:

Ed è solo uno dei cento altri esempi che potrei addurre su questa integrale. Il pianista è eccelso, l'interpretazione a mio modesto avviso e per la mia sensibilità, è scorretta. In altri autori romantici e tardoromantici trovo Heidsieck invece un riferimento assoluto.

Beh Florestan ti ringrazio per il tuo chiarimento - che magari arriva da un professionista, rispetto al quale io sono poco più che un appassionato con uno studio minimo della materia - ma, come pure tu hai precisato, qui ognuno sta parlando del proprio modesto avviso e della propria sensibilità, la quale, rispetto ai capolavori di cui si sta trattando, mi pare essere piuttosto diversa. Io continuo ad essere affascinato dalle letture del pianista francese, come anche dalle sue teorie sulle agogiche nei compositori romantici - incluso Beethoven - che ho trovato, dal mio piccolo punto di vista, condivisibili. Chiaramente stiamo parlando di riflessioni personalissime e quindi non incontrovertibili, ma comunque incredibilmente stimolanti. Io il suo Beethoven l'ho trovato illuminato da una luce nuova, e da ultimo, è forse l'integrale che preferisco, rispetto anche ad una pletora di interpretazioni tutto sommato derivative. Per dirla in breve, probabilmente le priorità di Heidsieck in Beethoven sono più vicine alle mie esigenze estetiche che alle tue, e per fortuna è così, perché sennò di che cosa si parlerebbe in Forum come questo?! :drinks:

P.s. Pensa te che io trovo la lettura dell'Adagio grazioso della Sonata n. 16 azzeccatissima, proprio in virtù dell'enfasi - volontariamente esagerata - che Heidsieck pone sugli arabeschi e sugli abbellimenti della mano destra: l'aspetto quasi parodico nei confronti del belcantismo, è così portato al suo livello più alto, alla sua sublimazione, sublimazione riuscitissima di una melodia provocatoriamente vuota e leziosa. Per mio gusto personale, in casi come questo, mi piace che si prema sul pedale dell'eccesso, senza aver paura di rischiare una catastrofe interpretativa, che, in Heidsieck - per quel che ho potuto ascoltare - quasi mai avviene...

 

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Snorlax dice:

Beh Florestan ti ringrazio per il tuo chiarimento - che magari arriva da un professionista, rispetto al quale io sono poco più che un appassionato con uno studio minimo della materia - ma, come pure tu hai precisato, qui ognuno sta parlando del proprio modesto avviso e della propria sensibilità, la quale, rispetto ai capolavori di cui si sta trattando, mi pare essere piuttosto diversa. Io continuo ad essere affascinato dalle letture del pianista francese, come anche dalle sue teorie sulle agogiche nei compositori romantici - incluso Beethoven - che ho trovato, dal mio piccolo punto di vista, condivisibili. Chiaramente stiamo parlando di riflessioni personalissime e quindi non incontrovertibili, ma comunque incredibilmente stimolanti. Io il suo Beethoven l'ho trovato illuminato da una luce nuova, e da ultimo, è forse l'integrale che preferisco, rispetto anche ad una pletora di interpretazioni tutto sommato derivative. Per dirla in breve, probabilmente le priorità di Heidsieck in Beethoven sono più vicine alle mie esigenze estetiche che alle tue, e per fortuna è così, perché sennò di che cosa si parlerebbe in Forum come questo?! :drinks:

P.s. Pensa te che io trovo la lettura dell'Adagio grazioso della Sonata n. 16 azzeccatissima, proprio in virtù dell'enfasi - volontariamente esagerata - che Heidsieck pone sugli arabeschi e sugli abbellimenti della mano destra: l'aspetto quasi parodico nei confronti del belcantismo, è così portato al suo livello più alto, alla sua sublimazione. Per mio gusto personale, in casi come questo, mi piace che si prema sul pedale dell'eccesso, senza aver paura di rischiare una catastrofe interpretativa, che, in Heidsieck - per quel che ho potuto ascoltare - quasi mai avviene...

 

Non sono un professionista, esprimo solo la mia idea, che è frutto di ascolti ripetuti, di un minimo di conoscenza degli spartiti e anche di colloqui con professionisti. Chiaramente qui parliamo di sensibilità diverse rispetto all'interpretazione di un brano: se parli di una sublimazione del belcantismo, di rubati e agogiche liberi e di mano destra che enfatizza la melodia, il massimo in questo tipo di lettura di questa pagina stupenda per me l'ha dato Arrau:

Solo che lui riesce a rispettare anche il contrappunto cambiando continuamente la velocità dell'accompagnamento, senza dar l'impressione di ricercare nessun particolare effetto e facendo sembrare così il tutto "naturale", cioè provenuto dall'interno della struttura logica stessa del pezzo. Heidsieck qui invece dà l'idea di sovrapporre al brano la sua lettura personale e di forzare lo spartito. Stiamo parlando di "dare l'idea" all'ascoltatore, perché è chiaro che qualsiasi pianista, anche il meno originale, dà una sua lettura nel momento in cui suona uno spartito e trasforma il segno scritto in suono. Ecco, per me qui Arrau dà una lettura belcantistica, libera ma "naturale"; Heidsieck ai miei orecchi suona belcantistico, libero ma molto meno "naturale". Mi esprimo così perché cerco di spiegare in qualche modo quello che intendo; August Wilhelm Schlegel parlava di forma organica contrapposta alla forma meccanica dell'arte (una tragedia di Shakespeare per lui era forma organica, una di Racine forma meccanica): parafrasandolo, potrei dire che per me il Beethoven di Arrau è assolutamente organico, quello di Heidsieck mi pare (un po') più meccanico.

Grazie dello scambio di opinioni, che ci ha permesso di parlare di un pianista eccellente come Heidsieck, di Beethoven e di una delle sue pagine più belle :drinks:

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 minuti fa, Florestan dice:

Non sono un professionista, esprimo solo la mia idea, che è frutto di ascolti ripetuti, di un minimo di conoscenza degli spartiti e anche di colloqui con professionisti. Chiaramente qui parliamo di sensibilità diverse rispetto all'interpretazione di un brano: se parli di una sublimazione del belcantismo, di rubati e agogiche liberi e di mano destra che enfatizza la melodia, il massimo in questo tipo di lettura di questa pagina stupenda per me l'ha dato Arrau:

Solo che lui riesce a rispettare anche il contrappunto cambiando continuamente la velocità dell'accompagnamento, senza dar l'impressione di ricercare nessun particolare effetto e facendo sembrare così il tutto "naturale", cioè provenuto dall'interno della struttura logica stessa del pezzo.

Arrau a me piace molto, specie in questa bellissima Sonata! Però per me gli intenti (come i risultati) sono molto diversi. In Arrau vi è l'enfatizzazione dell'aspetto belcantintistico, in Heidsieck vi è l'enfatizzazione parodica del medesimo aspetto. Io credo che la lettura del pianista francese sia provocatoriamente deformante, deformazione che avviene premendo il pedale dell'eccesso, arrivando ad una sorta di sublimazione del ridicolo. A me pare che il movimento lento di questa sonata sia modernissimo proprio in virtù del suo essere intenzionalmente futile ed eccessivamente languido: ecco Heidsieck prende queste due caratteristiche e le sforza portandole al parossismo, in questo sì risulta artificioso, ma è un artificio ricercato e voluto, come artificiosa è la pletora di abbellimenti e arabeschi con cui Beethoven infarcisce il vuoto melodiare di questo Adagio grazioso. Spero di essermi spiegato decentemente, ma non credo. :sorry:

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Snorlax dice:

Arrau a me piace molto, specie in questa bellissima Sonata! Però per me gli intenti (come i risultati) sono molto diversi. In Arrau vi è l'enfatizzazione dell'aspetto belcantintistico, in Heidsieck vi è l'enfatizzazione parodica del medesimo aspetto. Io credo che la lettura del pianista francese sia provocatoriamente deformante, deformazione che avviene premendo il pedale dell'eccesso, arrivando ad una sorta di sublimazione del ridicolo. A me pare che il movimento lento di questa sonata sia modernissimo proprio in virtù del suo essere intenzionalmente futile ed eccessivamente languido: ecco Heidsieck prende queste due caratteristiche e le sforza portandole al parossismo, in questo sì risulta artificioso, ma è un artificio ricercato e voluto, come artificiosa è la pletora di abbellimenti e arabeschi con cui Beethoven infarcisce il vuoto melodiare di questo Adagio grazioso. Spero di essermi spiegato decentemente, ma non credo. :sorry:

Sì, indubbiamente c'è un forte elemento parodico in questa pagina, ma è proprio quello che non riesco a sentire in Heidsieck, che ho appena riascoltato e mi sembra sempre più prendere tremendamente sul serio questo Adagio grazioso. L'accompagnamento puntato lo fa sentire appena, scegliendo di eseguirlo in pianissimo mentre esegue la melodia della mano destra quasi in mezzoforte, comunque molto più udibile della mano sinistra, per poi legare quasi subito fin dalla battuta 5 (nello spartito Beethoven ha scritto "piano" sia per melodia che per accompagnamento, segna quasi sempre l'accompagnamento puntato, e ha anche segnato un 9/8 mentre sia Heidsieck che Arrau scandiscono un 3/4): mi pare che per far sentire l'aspetto della parodia bisogna fare l'esatto contrario, cioè far sentire bene l'accompagnamento staccato e far sentire benissimo l'aspetto "vuoto" e "virtuosistico" delle semibiscrome della mano destra, senza rallentarle. Mi è poi del tutto incomprensibile il motivo per cui Heidsieck scelga di "perdere" completamente il ritmo delle battute 16 e seguenti, per intenderci quelle dell'intervallo più oscuro fra il soggetto e la sua ripresa abbellita: in questo momento è come se Beethoven ci desse un segnale, per dirci che tutto ciò che abbiamo sentito fino ad allora è vuota apparenza, per poi farci proseguire nell'illusione di prima; è come se noi stessimo dormendo su una brandina nella nostra stanzetta dai muri ammuffiti, e delle gocce di pioggia dal soffitto sfondato ci cadessero sul viso mentre stiamo sognando di essere serviti da lacché in una reggia fastosa, e noi disturbati e in dormiveglia ci voltassimo dall'altra parte e continuassimo a dormire per riprendere il sogno interrotto: ecco, Beethoven prima ci presenta il sogno e poi con quella goccia ci svela la realtà, e poi ci fa proseguire il sogno con ancora più abbellimenti di prima, come se la nostra volontà di sognare potesse avere la meglio sulla realtà; molti movimenti lenti di Beethoven sono descrivibili così, o anche così: qui però tutto resta un sogno proprio per gli elementi parodici che sono presenti.

Non credo di essermi spiegato molto meglio di te :bye:

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
58 minuti fa, Florestan dice:

Sì, indubbiamente c'è un forte elemento parodico in questa pagina, ma è proprio quello che non riesco a sentire in Heidsieck, che ho appena riascoltato e mi sembra sempre più prendere tremendamente sul serio questo Adagio grazioso. L'accompagnamento puntato lo fa sentire appena, scegliendo di eseguirlo in pianissimo mentre esegue la melodia della mano destra quasi in mezzoforte, comunque molto più udibile della mano sinistra, per poi legare quasi subito fin dalla battuta 5 (nello spartito Beethoven ha scritto "piano" sia per melodia che per accompagnamento, segna quasi sempre l'accompagnamento puntato, e ha anche segnato un 9/8 mentre sia Heidsieck che Arrau scandiscono un 3/4): mi pare che per far sentire l'aspetto della parodia bisogna fare l'esatto contrario, cioè far sentire bene l'accompagnamento staccato e far sentire benissimo l'aspetto "vuoto" e "virtuosistico" delle semibiscrome della mano destra, senza rallentarle. Mi è poi del tutto incomprensibile il motivo per cui Heidsieck scelga di "perdere" completamente il ritmo delle battute 16 e seguenti, per intenderci quelle dell'intervallo più oscuro fra il soggetto e la sua ripresa abbellita: in questo momento è come se Beethoven ci desse un segnale, per dirci che tutto ciò che abbiamo sentito fino ad allora è vuota apparenza, per poi farci proseguire nell'illusione di prima; è come se noi stessimo dormendo su una brandina nella nostra stanzetta dai muri ammuffiti, e delle gocce di pioggia dal soffitto sfondato ci cadessero sul viso mentre stiamo sognando di essere serviti da lacché in una reggia fastosa, e noi disturbati e in dormiveglia ci voltassimo dall'altra parte e continuassimo a dormire per riprendere il sogno interrotto: ecco, Beethoven prima ci presenta il sogno e poi con quella goccia ci svela la realtà, e poi ci fa proseguire il sogno con ancora più abbellimenti di prima, come se la nostra volontà di sognare potesse avere la meglio sulla realtà; molti movimenti lenti di Beethoven sono descrivibili così, o anche così: qui però tutto resta un sogno proprio per gli elementi parodici che sono presenti.

Non credo di essermi spiegato molto meglio di te :bye:

Guarda, probabilmente abbiamo uno senso dello humour abbastanza diverso, perché gli elementi che più ti rendono perplesso rispetto alla lettura di Heidsieck - esasperato effetto ralenti (per usare un termine d'ambito cinematografico, che ben si adatta a questa pagina) nelle semibiscrome della mano destra, occasionale perdita del ritmo etc. - sono proprio quelli che io trovo indispensabili per evidenziare al massimo l'intento parodico di questo movimento. In ogni caso credo che nella discordanza ci siamo intesi, anche perché sei stato molto più chiaro ed analitico di me.

Ho apprezzato particolarmente la tua metafora visiva, che in questo caso casca proprio a pennello: qualche tempo fa leggevo un intervista a Heidsieck che raccontava che una delle cose che più ammirava del maestro Cortot era la capacità di spiegare in maniera eccezionale la psicologia di un brano, anche grazie ad una serie di suggestioni visive che, secondo l'allievo, valevano più di mille elucubrazioni intellettuali.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Snorlax dice:

Guarda, probabilmente abbiamo uno senso dello humour abbastanza diverso, perché gli elementi che più ti rendono perplesso rispetto alla lettura di Heidsieck - esasperato effetto ralenti (per usare un termine d'ambito cinematografico, che ben si adatta a questa pagina) nelle semibiscrome della mano destra, occasionale perdita del ritmo etc. - sono proprio quelli che io trovo indispensabili per evidenziare al massimo l'intento parodico di questo movimento. In ogni caso credo che nella discordanza ci siamo intesi, anche perché sei stato molto più chiaro ed analitico di me.

Ho apprezzato particolarmente la tua metafora visiva, che in questo caso casca proprio a pennello: qualche tempo fa leggevo un intervista a Heidsieck che raccontava che una delle cose che più ammirava del maestro Cortot era la capacità di spiegare in maniera eccezionale la psicologia di un brano, anche grazie ad una serie di suggestioni visive che, secondo l'allievo, valevano più di mille elucubrazioni intellettuali.

Ti ringrazio per l'apprezzamento. Sì, avevamo intuito entrambi che era una questione di sensibilità personale alle interpretazioni. Per me va rispettata l'indicazione di Beethoven nel momento in cui l'accompagnamento continua da solo in una zona armonica diversa da quella d'impianto: stesso ritmo, non più puntato; secondo te non è essenziale, o almeno la notevole deviazione dal ritmo di base che ne fa Heidsieck accentua un effetto parossistico che evidentemente lui voleva dare alla pagina, che tu condividi e che a me invece non piace molto.

Ti ringrazio anche del bello scambio di opinioni, è sempre bello poter parlare di musica a questi livelli.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
  • 3 months later...

Buone feste a tutti.

Ho riascoltato parecchie volte, e meglio, quasi tutte le integrali da Schnabel a Scherbakov, mutando diverse volte parere anche rispetto ai miei primi messaggi in questo forum, e il suggerimento che mi sento di dare per chiunque voglia UNA SOLA integrale di Beethoven è il seguente:

41-xQ2IDAkL._AC_.jpg

Prima registrazione degli anni Sessanta rimasterizzata, suono eccellente.

Al secondo posto metterei una a scelta fra Ashkenazy, Brendel (meglio la terza come suono e mi sembra anche come accordatura del pianoforte) e Pollini (di cui spiccano le ultime cinque sonate e alcune isolate, come la Waldstein e la Tempesta: se si cerca un'alternativa interpretativa ad Arrau, è la più radicale); metto per ultimo Gilels, ma solo perché il Maestro non riuscì a completare l'integrale (mancano quattro sonate fra cui purtroppo l'ultima).

Schnabel, Kempff e Backhaus sono ovviamentte da conoscere: non necessariamente da possedere.

L'integrale migliore degli ultimi anni è per fortepiano, ed è di Brautigam.

Fra le integrali pianistiche più recenti, le migliori per me sono quelle di Schiff, di Mari Kodama e di Bavouzet, in questo ordine: nessuno mi pare però all'altezza degli interpreti che ho menzionato prima.

Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Unisciti alla conversazione

Puoi rispondere adesso e registrarti subito dopo. Se hai un account, ACCEDI.

Ospite
Rispondi a questa discussione...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.


×
×
  • Crea Nuovo...

Accettazione Cookie e Privacy Policy

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy