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Consiglio cofanetto sonate Beethoven.


Guest Lady Astrifiammante

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4 minuti fa, glenngould dice:

Intendi il solo pianista o includi anche il direttore?

Il pianista è migliore del direttore, secondo me, ma anche il direttore nel tempo l'ho rivalutato. 

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Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz?
E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon!

Cita

L’aragonese Eduardo del Pueyo, nato a Saragozza nel 1905, pare fatto apposta per sfatare lo stereotipo che vede i musicisti spagnoli come focosi e istintivi. Si tratta del resto di uno spagnolo sui generis anche dal punto di vista logistico, visto che, dopo essersi diplomato quattordicenne al Conservatorio di Madrid, si trasferì a Parigi per perfezionarvisi, e all’estero trascorse poi l’intera esistenza, rimanendo estraneo alle tragedie della guerra civile e della dittatura.
Nella sua esperienza formativa, il capitolo decisivo è rappresentato dal contatto con Jeanne Bosch van Gravemoer, discepola di Marie Jaëll, a sua volta amica e apostola di Liszt: e poiché quest’ultimo era stato allievo di Czerny, il Nostro finisce per poter esibire un rapporto genealogico diretto con la scuola di Beethoven, non diversamente dai pianisti di ascendenza lisztiana come Fischer, Backhaus o Arrau.
Come interprete beethoveniano, Del Pueyo appartiene alla linea lirico-filosofica di Arrau e del Gilels ultima maniera, anche se non si può dire che ne possieda le doti di plasticità o di iridescenza timbrica, così come sarebbe vano cercare nelle sue interpretazioni i riflessi caldi di Backhaus o la fresca e ariosa luminosità di Kempff o di Pollini. Timbricamente abbastanza povera, la sua concezione punta invece moltissimo sulla diversificazione agogica, anzi si può dire incarni una sorta di poetica del rubato integrale, che si manifesta in special modo negli episodi lirici delle pagine in forma sonata: ne fanno più che mai fede i primi movimenti delle due grandi sonate in do maggiore, l’op. 2 n. 3 e ancor più la Waldstein, dove il primo tema è affrontato a tempo regolare e piuttosto risoluto, mentre il secondo tema, e tutto il materiale che ne deriva, si plasma letteralmente come plastilina sotto le dita del pianista, mutando tempo e fisionomia ad ogni battuta per non dire ad ogni nota.
Questa formula elastica si confà particolarmente ad una sonata come la Tempesta, col suo alternarsi di recitativi estatici e di slanci impetuosi; anzi si è quasi tentati di pensare che proprio da questa sonata promani la chiave di lettura applicata all’intero ciclo. Decisamente riuscita è anche la sonata gemella in mi bemolle maggiore, specie il nervoso e capriccioso scherzo. Il gioco dei rubati produce invece spesso effetti controproducenti e disturbanti nelle sonate brevi e intimistiche come l’op. 78 e l’op. 90: in quest’ultima, già di suo la più libera sul piano formale, il continuo allargarsi del tempo si combina bene con lo spirito liederistico del secondo movimento, mentre nel primo il continuo moto pendolare di impeti e languori ne esce snervato e diluito. Gli esiti più spiazzanti si osservano però nelle variazioni e nella marcia funebre dell’op. 26, dove si giunge ai limiti di una vera e propria disarticolazione del discorso sul tipo di quella attuata da Gould nella K. 331 di Mozart: ed è davvero curiosa una simile convergenza tra due pianisti che non potrebbero essere più diversi per formazione e sensibilità.
Un benefico effetto galvanizzante si osserva invece in alcune pagine abitualmente lasciate in ombra dagli interpreti, come l’umbratile e capriccioso dittico giovanile dell’op. 14, affrontato con una verve sprizzante che ce lo fa apparire sotto una luce nuova; e analogo discorso vale per i due brevi e sfuggenti ultimi tempi della grande sonata op. 10 n. 3 o per l’enigmatico rondò della stessa op. 26, il cui aguzzo piglio toccatistico sembra voler riscattare la visuale diluita dei tempi precedenti.
L’integrale, incisa a metà degli anni Settanta e rieditata in CD nel 2016 per celebrare il trentennale della morte del pianista, è senz’altro raccomandabile a chi voglia avere una panoramica completa della tradizione interpretativa beethoveniana, dove occupa sicuramente un posto di rilevo; ai neofiti si suggerisce invece di maneggiare con cautela.

Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...

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24 minuti fa, Wittelsbach dice:

 

Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz?
E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon!

Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...

Io l'ho aperto ma in pratica è il topic di @Ives:D

Questo Aprosdoketon scrive anche molto bene, non è che sei tu sotto mentite spoglie? 

Il pianista non lo conosco ma mi piacciono i carneadi, ogni tanto riservano sorprese.

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Adesso, Majaniello dice:

Questo Aprosdoketon scrive anche molto bene, non è che sei tu sotto mentite spoglie?

No...
Non vedo perché dovrei regalare i miei contenuti ad amazon quando sarebbero molto più apprezzati qui!

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A me invece incuriosisce molto il Beethoven di Heidsieck incluso nel box che ha segnalato ieri @Snorlax. Ne ho sentito parlare benissimo da persone molto competenti e ho avuto modo di apprezzare Heidsieck sia nelle Variazioni op. 35 che in altro repertorio (principalmente Fauré e Mendelssohn). Ricordo vecchi commenti di @Majaniellosull'assoluta originalità delle sue letture beethoveniane.

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26 minuti fa, giobar dice:

A me invece incuriosisce molto il Beethoven di Heidsieck incluso nel box che ha segnalato ieri @Snorlax. Ne ho sentito parlare benissimo da persone molto competenti e ho avuto modo di apprezzare Heidsieck sia nelle Variazioni op. 35 che in altro repertorio (principalmente Fauré e Mendelssohn). Ricordo vecchi commenti di @Majaniellosull'assoluta originalità delle sue letture beethoveniane.

E' un pazzo! 😮 non mi stupisce che piaccia molto a Snorly.

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20 ore fa, Wittelsbach dice:

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Sonata op. 10 n. 1... non mi piace. Troppi rubati a casaccio, fraseggio arbitrario, senza la leggerezza e la duttilità di Heidsieck o la spontanea cantabilità di Arrau... chissà magari piace a @Snorlax

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23 ore fa, giobar dice:

A me invece incuriosisce molto il Beethoven di Heidsieck incluso nel box che ha segnalato ieri @Snorlax. Ne ho sentito parlare benissimo da persone molto competenti e ho avuto modo di apprezzare Heidsieck sia nelle Variazioni op. 35 che in altro repertorio (principalmente Fauré e Mendelssohn). Ricordo vecchi commenti di @Majaniellosull'assoluta originalità delle sue letture beethoveniane.

 

22 ore fa, Majaniello dice:

E' un pazzo! 😮 non mi stupisce che piaccia molto a Snorly.

Essendo un fanatico dell'estetica e della scuola di Cortot, non potevo non rimanere indifferente all'ascolto di qualsiasi performance di Heidsieck. Purtroppo i suoi dischi erano oramai introvabili, compresa l'integrale beethoveniana, che costituisce il mio personale riferimento. Notevole e fantasioso anche il suo Handel. Devo confessare che sto sbavando attendendo che esca quel boxino omnicomprensivo, sarà il mio regalo per le feste.

Tra l'altro mi avete fatto voglia di riascoltare i due CD che contengono le masterclass - se così si possono chiamare - del vecchissimo Cortot che spiega come interpretare le Sonate di Beethoven, e dato che ogni tanto esegue qualche estratto, è una delle poche testimonianze di com'era il suo approccio al compositore tedesco. Certo il Cortot terminale non tutti riescono a digerirlo per i soliti squilibri tecnici che tutti sappiamo, ma sinceramente io ci passo tranquillamente sopra.

On 22/10/2020 at 16:49, Wittelsbach dice:

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Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz?
E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon!

Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...

 

5 ore fa, Majaniello dice:

Sonata op. 10 n. 1... non mi piace. Troppi rubati a casaccio, fraseggio arbitrario, senza la leggerezza e la duttilità di Heidsieck o la spontanea cantabilità di Arrau... chissà magari piace a @Snorlax

Ne ho sentito qualcosina questo pomeriggio su Spotify mentre studiavo, quindi il mio ascolto è stato tutt'altro che ponderato. Prime impressioni (parzialissime): un suono molto duro, non gradevolissimo e un uso dei tempi un po' artificioso, che mi pare abbastanza lontano dal rubato fluente di Heidsieck. Tuttavia mi riprometto di approfondire, perché la mia opinione potrebbe anche migliorare ad un ascolto più approfondito.

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  • 3 weeks later...
On 22/10/2020 at 16:49, Wittelsbach dice:

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On 23/10/2020 at 13:20, Majaniello dice:

Sonata op. 10 n. 1... non mi piace. Troppi rubati a casaccio, fraseggio arbitrario, senza la leggerezza e la duttilità di Heidsieck o la spontanea cantabilità di Arrau... chissà magari piace a @Snorlax

 

On 23/10/2020 at 18:46, Snorlax dice:

Ne ho sentito qualcosina questo pomeriggio su Spotify mentre studiavo, quindi il mio ascolto è stato tutt'altro che ponderato. Prime impressioni (parzialissime): un suono molto duro, non gradevolissimo e un uso dei tempi un po' artificioso, che mi pare abbastanza lontano dal rubato fluente di Heidsieck. Tuttavia mi riprometto di approfondire, perché la mia opinione potrebbe anche migliorare ad un ascolto più approfondito.

Devo rettificare il commento di qualche settimana fa, perché ascoltandolo con più attenzione, mi sta piacendo molto. Tuttavia rimango perplesso dal tocco abbastanza rozzo di del Pueyo - in questo con Heidsieck non c'è proprio paragone - e da alcuni momenti in cui l'uso del rubato mi sembra un po' innaturale. Pur con tutti i suoi limiti, lo trovo un bel sentire.

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  • 2 weeks later...

Sto riascoltando l'integrale beethoveniana di Igor Levit per la Sony. Il disco con le ultime 5 sonate era stato pubblicato prima e le interpretazioni non sono state sostituite. Sembra di sentire due pianisti: Gulda fino all'op.90 e Pollini poi. Virtuosistico, ma di tutto rispetto.

Ho ascoltato l'integrale di Paul Lewis per la Harmonia Mundi. Deliberatamente ricercato nel suono e nel fraseggio, alle volte convince, altre no. Interessante, ma non consigliabile come box unico.

Riascoltata anche l'integrale un po' meno recente di Lortie per la Chandos (quella più recente di questa etichetta è quella di Bavouzet, allievo di allievi di Nat, pianista strabiliante in Debussy, come del resto Lortie eccelle in Ravel): fra le integrali moderne, è quella che consiglierei per un primo ascolto del Beethoven pianistico; la tecnica di Lortie non è mai in difficoltà con queste opere, ma giustamente Lortie la mette al solo servizio di Beethoven, con un risultato di grande equilibrio fra momenti lirici e ritmici, fra classico e romantico, fra bello e sublime. Lettura molto coerente, forse perfino troppo.

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