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Consiglio cofanetto sonate Beethoven.


Guest Lady Astrifiammante

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Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz?
E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon!

Cita

L’aragonese Eduardo del Pueyo, nato a Saragozza nel 1905, pare fatto apposta per sfatare lo stereotipo che vede i musicisti spagnoli come focosi e istintivi. Si tratta del resto di uno spagnolo sui generis anche dal punto di vista logistico, visto che, dopo essersi diplomato quattordicenne al Conservatorio di Madrid, si trasferì a Parigi per perfezionarvisi, e all’estero trascorse poi l’intera esistenza, rimanendo estraneo alle tragedie della guerra civile e della dittatura.
Nella sua esperienza formativa, il capitolo decisivo è rappresentato dal contatto con Jeanne Bosch van Gravemoer, discepola di Marie Jaëll, a sua volta amica e apostola di Liszt: e poiché quest’ultimo era stato allievo di Czerny, il Nostro finisce per poter esibire un rapporto genealogico diretto con la scuola di Beethoven, non diversamente dai pianisti di ascendenza lisztiana come Fischer, Backhaus o Arrau.
Come interprete beethoveniano, Del Pueyo appartiene alla linea lirico-filosofica di Arrau e del Gilels ultima maniera, anche se non si può dire che ne possieda le doti di plasticità o di iridescenza timbrica, così come sarebbe vano cercare nelle sue interpretazioni i riflessi caldi di Backhaus o la fresca e ariosa luminosità di Kempff o di Pollini. Timbricamente abbastanza povera, la sua concezione punta invece moltissimo sulla diversificazione agogica, anzi si può dire incarni una sorta di poetica del rubato integrale, che si manifesta in special modo negli episodi lirici delle pagine in forma sonata: ne fanno più che mai fede i primi movimenti delle due grandi sonate in do maggiore, l’op. 2 n. 3 e ancor più la Waldstein, dove il primo tema è affrontato a tempo regolare e piuttosto risoluto, mentre il secondo tema, e tutto il materiale che ne deriva, si plasma letteralmente come plastilina sotto le dita del pianista, mutando tempo e fisionomia ad ogni battuta per non dire ad ogni nota.
Questa formula elastica si confà particolarmente ad una sonata come la Tempesta, col suo alternarsi di recitativi estatici e di slanci impetuosi; anzi si è quasi tentati di pensare che proprio da questa sonata promani la chiave di lettura applicata all’intero ciclo. Decisamente riuscita è anche la sonata gemella in mi bemolle maggiore, specie il nervoso e capriccioso scherzo. Il gioco dei rubati produce invece spesso effetti controproducenti e disturbanti nelle sonate brevi e intimistiche come l’op. 78 e l’op. 90: in quest’ultima, già di suo la più libera sul piano formale, il continuo allargarsi del tempo si combina bene con lo spirito liederistico del secondo movimento, mentre nel primo il continuo moto pendolare di impeti e languori ne esce snervato e diluito. Gli esiti più spiazzanti si osservano però nelle variazioni e nella marcia funebre dell’op. 26, dove si giunge ai limiti di una vera e propria disarticolazione del discorso sul tipo di quella attuata da Gould nella K. 331 di Mozart: ed è davvero curiosa una simile convergenza tra due pianisti che non potrebbero essere più diversi per formazione e sensibilità.
Un benefico effetto galvanizzante si osserva invece in alcune pagine abitualmente lasciate in ombra dagli interpreti, come l’umbratile e capriccioso dittico giovanile dell’op. 14, affrontato con una verve sprizzante che ce lo fa apparire sotto una luce nuova; e analogo discorso vale per i due brevi e sfuggenti ultimi tempi della grande sonata op. 10 n. 3 o per l’enigmatico rondò della stessa op. 26, il cui aguzzo piglio toccatistico sembra voler riscattare la visuale diluita dei tempi precedenti.
L’integrale, incisa a metà degli anni Settanta e rieditata in CD nel 2016 per celebrare il trentennale della morte del pianista, è senz’altro raccomandabile a chi voglia avere una panoramica completa della tradizione interpretativa beethoveniana, dove occupa sicuramente un posto di rilevo; ai neofiti si suggerisce invece di maneggiare con cautela.

Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...

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24 minuti fa, Wittelsbach dice:

 

Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz?
E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon!

Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...

Io l'ho aperto ma in pratica è il topic di @Ives:D

Questo Aprosdoketon scrive anche molto bene, non è che sei tu sotto mentite spoglie? 

Il pianista non lo conosco ma mi piacciono i carneadi, ogni tanto riservano sorprese.

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Adesso, Majaniello dice:

Questo Aprosdoketon scrive anche molto bene, non è che sei tu sotto mentite spoglie?

No...
Non vedo perché dovrei regalare i miei contenuti ad amazon quando sarebbero molto più apprezzati qui!

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A me invece incuriosisce molto il Beethoven di Heidsieck incluso nel box che ha segnalato ieri @Snorlax. Ne ho sentito parlare benissimo da persone molto competenti e ho avuto modo di apprezzare Heidsieck sia nelle Variazioni op. 35 che in altro repertorio (principalmente Fauré e Mendelssohn). Ricordo vecchi commenti di @Majaniellosull'assoluta originalità delle sue letture beethoveniane.

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26 minuti fa, giobar dice:

A me invece incuriosisce molto il Beethoven di Heidsieck incluso nel box che ha segnalato ieri @Snorlax. Ne ho sentito parlare benissimo da persone molto competenti e ho avuto modo di apprezzare Heidsieck sia nelle Variazioni op. 35 che in altro repertorio (principalmente Fauré e Mendelssohn). Ricordo vecchi commenti di @Majaniellosull'assoluta originalità delle sue letture beethoveniane.

E' un pazzo! 😮 non mi stupisce che piaccia molto a Snorly.

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20 ore fa, Wittelsbach dice:

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Sonata op. 10 n. 1... non mi piace. Troppi rubati a casaccio, fraseggio arbitrario, senza la leggerezza e la duttilità di Heidsieck o la spontanea cantabilità di Arrau... chissà magari piace a @Snorlax

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23 ore fa, giobar dice:

A me invece incuriosisce molto il Beethoven di Heidsieck incluso nel box che ha segnalato ieri @Snorlax. Ne ho sentito parlare benissimo da persone molto competenti e ho avuto modo di apprezzare Heidsieck sia nelle Variazioni op. 35 che in altro repertorio (principalmente Fauré e Mendelssohn). Ricordo vecchi commenti di @Majaniellosull'assoluta originalità delle sue letture beethoveniane.

 

22 ore fa, Majaniello dice:

E' un pazzo! 😮 non mi stupisce che piaccia molto a Snorly.

Essendo un fanatico dell'estetica e della scuola di Cortot, non potevo non rimanere indifferente all'ascolto di qualsiasi performance di Heidsieck. Purtroppo i suoi dischi erano oramai introvabili, compresa l'integrale beethoveniana, che costituisce il mio personale riferimento. Notevole e fantasioso anche il suo Handel. Devo confessare che sto sbavando attendendo che esca quel boxino omnicomprensivo, sarà il mio regalo per le feste.

Tra l'altro mi avete fatto voglia di riascoltare i due CD che contengono le masterclass - se così si possono chiamare - del vecchissimo Cortot che spiega come interpretare le Sonate di Beethoven, e dato che ogni tanto esegue qualche estratto, è una delle poche testimonianze di com'era il suo approccio al compositore tedesco. Certo il Cortot terminale non tutti riescono a digerirlo per i soliti squilibri tecnici che tutti sappiamo, ma sinceramente io ci passo tranquillamente sopra.

On 22/10/2020 at 16:49, Wittelsbach dice:

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Tu @Majaniello hai fatto un topic intero coi video di Hurwitz?
E io ti rispondo coi commenti di Aprosdoketon!

Ti ho suggerito questa lettura perché questo cofano si trova anche su Spotify, anzi attualmente SOLO su Spotify...

 

5 ore fa, Majaniello dice:

Sonata op. 10 n. 1... non mi piace. Troppi rubati a casaccio, fraseggio arbitrario, senza la leggerezza e la duttilità di Heidsieck o la spontanea cantabilità di Arrau... chissà magari piace a @Snorlax

Ne ho sentito qualcosina questo pomeriggio su Spotify mentre studiavo, quindi il mio ascolto è stato tutt'altro che ponderato. Prime impressioni (parzialissime): un suono molto duro, non gradevolissimo e un uso dei tempi un po' artificioso, che mi pare abbastanza lontano dal rubato fluente di Heidsieck. Tuttavia mi riprometto di approfondire, perché la mia opinione potrebbe anche migliorare ad un ascolto più approfondito.

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  • 3 weeks later...
On 22/10/2020 at 16:49, Wittelsbach dice:

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On 23/10/2020 at 13:20, Majaniello dice:

Sonata op. 10 n. 1... non mi piace. Troppi rubati a casaccio, fraseggio arbitrario, senza la leggerezza e la duttilità di Heidsieck o la spontanea cantabilità di Arrau... chissà magari piace a @Snorlax

 

On 23/10/2020 at 18:46, Snorlax dice:

Ne ho sentito qualcosina questo pomeriggio su Spotify mentre studiavo, quindi il mio ascolto è stato tutt'altro che ponderato. Prime impressioni (parzialissime): un suono molto duro, non gradevolissimo e un uso dei tempi un po' artificioso, che mi pare abbastanza lontano dal rubato fluente di Heidsieck. Tuttavia mi riprometto di approfondire, perché la mia opinione potrebbe anche migliorare ad un ascolto più approfondito.

Devo rettificare il commento di qualche settimana fa, perché ascoltandolo con più attenzione, mi sta piacendo molto. Tuttavia rimango perplesso dal tocco abbastanza rozzo di del Pueyo - in questo con Heidsieck non c'è proprio paragone - e da alcuni momenti in cui l'uso del rubato mi sembra un po' innaturale. Pur con tutti i suoi limiti, lo trovo un bel sentire.

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  • 2 weeks later...

Sto riascoltando l'integrale beethoveniana di Igor Levit per la Sony. Il disco con le ultime 5 sonate era stato pubblicato prima e le interpretazioni non sono state sostituite. Sembra di sentire due pianisti: Gulda fino all'op.90 e Pollini poi. Virtuosistico, ma di tutto rispetto.

Ho ascoltato l'integrale di Paul Lewis per la Harmonia Mundi. Deliberatamente ricercato nel suono e nel fraseggio, alle volte convince, altre no. Interessante, ma non consigliabile come box unico.

Riascoltata anche l'integrale un po' meno recente di Lortie per la Chandos (quella più recente di questa etichetta è quella di Bavouzet, allievo di allievi di Nat, pianista strabiliante in Debussy, come del resto Lortie eccelle in Ravel): fra le integrali moderne, è quella che consiglierei per un primo ascolto del Beethoven pianistico; la tecnica di Lortie non è mai in difficoltà con queste opere, ma giustamente Lortie la mette al solo servizio di Beethoven, con un risultato di grande equilibrio fra momenti lirici e ritmici, fra classico e romantico, fra bello e sublime. Lettura molto coerente, forse perfino troppo.

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  • 1 month later...
On 22/11/2020 at 18:22, Florestan dice:

Sto riascoltando l'integrale beethoveniana di Igor Levit per la Sony. Il disco con le ultime 5 sonate era stato pubblicato prima e le interpretazioni non sono state sostituite. Sembra di sentire due pianisti: Gulda fino all'op.90 e Pollini poi. Virtuosistico, ma di tutto rispetto.

Ho ascoltato l'integrale di Paul Lewis per la Harmonia Mundi. Deliberatamente ricercato nel suono e nel fraseggio, alle volte convince, altre no. Interessante, ma non consigliabile come box unico.

Riascoltata anche l'integrale un po' meno recente di Lortie per la Chandos (quella più recente di questa etichetta è quella di Bavouzet, allievo di allievi di Nat, pianista strabiliante in Debussy, come del resto Lortie eccelle in Ravel): fra le integrali moderne, è quella che consiglierei per un primo ascolto del Beethoven pianistico; la tecnica di Lortie non è mai in difficoltà con queste opere, ma giustamente Lortie la mette al solo servizio di Beethoven, con un risultato di grande equilibrio fra momenti lirici e ritmici, fra classico e romantico, fra bello e sublime. Lettura molto coerente, forse perfino troppo.

Sto ascoltando l'integrale di Levit/Sony sul tubo incuriosito da lusinghiere recensioni della stampa; da quel che ho ascoltato nei primi due cicli live da Salisburgo direi notevolissima tecnica, ottimo fraseggio tempi serratissimi ma non mi comprerei i cd (c'è tutto ma manca Beethoven).

Per un primo approccio con Beethoven va benissimo Ashkenazy ma anche Kovacevich, i primi due cicli di Baremboim, Badura Skoda, Backhaus (Decca, magnifico)... poi se si vuole approfondire direi Gilels, Arrau, Brautigam (mio riferimento ma su fortepiano). Non mi piace Kempff, Bavouzet e nemmeno Brendel; Schiff non lo conosco. 

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5 ore fa, dejure dice:

Sto ascoltando l'integrale di Levit/Sony sul tubo incuriosito da lusinghiere recensioni della stampa; da quel che ho ascoltato nei primi due cicli live da Salisburgo direi notevolissima tecnica, ottimo fraseggio tempi serratissimi ma non mi comprerei i cd (c'è tutto ma manca Beethoven).

Per un primo approccio con Beethoven va benissimo Ashkenazy ma anche Kovacevich, i primi due cicli di Baremboim, Badura Skoda, Backhaus (Decca, magnifico)... poi se si vuole approfondire direi Gilels, Arrau, Brautigam (mio riferimento ma su fortepiano). Non mi piace Kempff, Bavouzet e nemmeno Brendel; Schiff non lo conosco. 

Sarebbe bello che motivassi le tue preferenze: in particolare Ashkenazy (che consigli per un primo approccio a Beethoven) mi pare fornire delle letture "romantiche" più vicine a Brendel (che non ti piace) rispetto a Badura-Skoda e Kovacevich, e anche a Backhaus (che ti piacciono). Anche Gilels e Arrau, che adoro, sono un po' l'esatto contrario di ogni approccio filologico alla Brautigam...

Sarei curioso infine di sapere cosa non c'è per te nelle letture di Levit, che ti fa dire che manca addirittura Beethoven. 

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8 ore fa, Florestan dice:

Sarebbe bello che motivassi le tue preferenze: in particolare Ashkenazy (che consigli per un primo approccio a Beethoven) mi pare fornire delle letture "romantiche" più vicine a Brendel (che non ti piace) rispetto a Badura-Skoda e Kovacevich, e anche a Backhaus (che ti piacciono). Anche Gilels e Arrau, che adoro, sono un po' l'esatto contrario di ogni approccio filologico alla Brautigam...

Sarei curioso infine di sapere cosa non c'è per te nelle letture di Levit, che ti fa dire che manca addirittura Beethoven. 

Anzitutto le mie opinioni sono frutto di una concezione di Beethoven romantico-eroica del tutto personale quindi è naturale che prediliga interpreti sulla mia "lunghezza d'onda"; chiaro che un appassionato deve anche aprirsi a nuovi modi di intendere un autore pertanto negli anni ho ascoltato di tutto ma la predilezione resta quella originaria incarnata perfettamente nei dischi di Gilels e in parte di Arrau; su Ashkenazy perfetto come primo approccio perché iper fedele al testo di Beethoven (anche se influenzato a mio avviso dalle revisioni di Casella , comunque conservatrici) e perché coerente con la ricerca del suono del periodo storico di riferimento ( niente effetti ma ogni nota ha il suo peso). Pertanto non posso apprezzare Levit le cui letture sono caratterizzate da una ricerca effettistica i pp quasi non si sentono i ff sono un po' buttati a caso e i contrasti non solo sonori ma anche metrici sono eccessivi ( non dimentichiamoci che siamo alla fine del 700 inizio 800 e le dinamiche non si possono intendere come se le avesse scritte Scriabin o Ravel che appunto cercavano l'effetto). Emblematica la lettura del terzo mov della Waldstein in cui il tema è esposto in pianissimo (ma la linea del canto non "corre"); nello sviluppo molto trambusto sonoro (certi martellati mi piacciono ma non dono coerenti con le dinamiche scelte in precedenza) e la coda letteralmente buttata in prestissimo (anche qui chiara la volontà di generare effetto wow). In generale Levit cade nel difetto di molti pianisti di nuova generazione dotati di enormi mezzi tecnici ma desiderosi di metterli troppo in mostra sacrificando l'anima della musica di cui dovrebbero essere interpreti.

Di Brendel non sopporto l'accordatura del pianoforte che mi ha sempre impedito una valutazione genuina sull'artista: è una sua scelta che mi urta i nervi ( ma è un problema mio).

Brautigam l'ho scelto come mio riferimento perché coniuga tutto ciò che cerco in Beethoven: fedeltà assoluta al testo, sia come fraseggio sia come dinamiche, e spirito eroico-romantico onnipresente.

In estrema sintesi ho cercato di motivare le mie scelte e ho dimenticato un sacco di ottimi interpreti (Schnabel su tutti ma anche Serkin); poi se si vuole "l'effetto" alla Currentzis si scende dal campo dell'interpretazione secondo la guida dell'autore per cercare un'elaborazione personale dei brani che può talvolta dare dei buoni risultati ma a quel punto è però necessario conoscere bene la partitura ed essere consapevoli delle modifiche che l'interprete apporta spesso arbitrariamente.

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1 ora fa, dejure dice:

si scende dal campo dell'interpretazione secondo la guida dell'autore per cercare un'elaborazione personale dei brani che può talvolta dare dei buoni risultati ma a quel punto è però necessario conoscere bene la partitura ed essere consapevoli delle modifiche che l'interprete apporta spesso arbitrariamente.

A partire da questa tua affermazione - che però per me non ha affatto una connotazione negativa - e approfittando della tua competenza in ambito pianistico, vorrei chiederti un parere riguardo al mio ciclo beethoveniano preferito, ossia questo:

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Tra l'altro, se ne è accennato da poco in Forum, in occasione della sua recentissima ristampa inclusa nel cofanetto Erato dedicato al fin troppo negletto pianista francese.

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18 minuti fa, Snorlax dice:

A partire da questa tua affermazione - che però per me non ha affatto una connotazione negativa - e approfittando della tua competenza in ambito pianistico, vorrei chiederti un parere riguardo al mio ciclo beethoveniano preferito, ossia questo:

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Tra l'altro, se ne è accennato da poco in Forum, in occasione della sua recentissima ristampa inclusa nel cofanetto Erato dedicato al fin troppo negletto pianista francese.

Ti ringrazio sei eccessivamente lusinghiero; nonostante abbia il diploma in pianoforte non ne ho mai avuto farne una professione quindi mi limito a dare la mia opinione da appassionato come tutti. Il pianista che citi non lo conosco e rimedierò fin da subito

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On 28/12/2020 at 10:30, Snorlax dice:

A partire da questa tua affermazione - che però per me non ha affatto una connotazione negativa - e approfittando della tua competenza in ambito pianistico, vorrei chiederti un parere riguardo al mio ciclo beethoveniano preferito, ossia questo:

61j9XmuSJTL._SY355_.jpg

Tra l'altro, se ne è accennato da poco in Forum, in occasione della sua recentissima ristampa inclusa nel cofanetto Erato dedicato al fin troppo negletto pianista francese.

Lo conosco io. A mio parere rubato troppo libero che spesso finisce per "perdere" il contrappunto, che in Beethoven è importantissimo. Ciò non toglie che Heidsieck sia un mio riferimento per altri autori, in primis Fauré.

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On 28/12/2020 at 09:10, dejure dice:

Anzitutto le mie opinioni sono frutto di una concezione di Beethoven romantico-eroica del tutto personale quindi è naturale che prediliga interpreti sulla mia "lunghezza d'onda"; chiaro che un appassionato deve anche aprirsi a nuovi modi di intendere un autore pertanto negli anni ho ascoltato di tutto ma la predilezione resta quella originaria incarnata perfettamente nei dischi di Gilels e in parte di Arrau; su Ashkenazy perfetto come primo approccio perché iper fedele al testo di Beethoven (anche se influenzato a mio avviso dalle revisioni di Casella , comunque conservatrici) e perché coerente con la ricerca del suono del periodo storico di riferimento ( niente effetti ma ogni nota ha il suo peso). Pertanto non posso apprezzare Levit le cui letture sono caratterizzate da una ricerca effettistica i pp quasi non si sentono i ff sono un po' buttati a caso e i contrasti non solo sonori ma anche metrici sono eccessivi ( non dimentichiamoci che siamo alla fine del 700 inizio 800 e le dinamiche non si possono intendere come se le avesse scritte Scriabin o Ravel che appunto cercavano l'effetto). Emblematica la lettura del terzo mov della Waldstein in cui il tema è esposto in pianissimo (ma la linea del canto non "corre"); nello sviluppo molto trambusto sonoro (certi martellati mi piacciono ma non dono coerenti con le dinamiche scelte in precedenza) e la coda letteralmente buttata in prestissimo (anche qui chiara la volontà di generare effetto wow). In generale Levit cade nel difetto di molti pianisti di nuova generazione dotati di enormi mezzi tecnici ma desiderosi di metterli troppo in mostra sacrificando l'anima della musica di cui dovrebbero essere interpreti.

Di Brendel non sopporto l'accordatura del pianoforte che mi ha sempre impedito una valutazione genuina sull'artista: è una sua scelta che mi urta i nervi ( ma è un problema mio).

Brautigam l'ho scelto come mio riferimento perché coniuga tutto ciò che cerco in Beethoven: fedeltà assoluta al testo, sia come fraseggio sia come dinamiche, e spirito eroico-romantico onnipresente.

In estrema sintesi ho cercato di motivare le mie scelte e ho dimenticato un sacco di ottimi interpreti (Schnabel su tutti ma anche Serkin); poi se si vuole "l'effetto" alla Currentzis si scende dal campo dell'interpretazione secondo la guida dell'autore per cercare un'elaborazione personale dei brani che può talvolta dare dei buoni risultati ma a quel punto è però necessario conoscere bene la partitura ed essere consapevoli delle modifiche che l'interprete apporta spesso arbitrariamente.

Ti ringrazio per i tuoi chiarimenti. Mi pare che certi tempi strettissimi di Levit siano abbastanza in linea con le letture di Gulda (che però conservava la proporzione anche nei movimenti lenti, che erano meno lenti degli altri interpreti); sui contrasti dinamici non posso esprimermi, perché ho ascoltato la sua integrale in condizioni audio a dir poco di fortuna. Quanto alla ricerca di effetti nel senso che credo tu intenda, a volte mi chiedo se in certe letture di Beethoven, pur somme, non vi cadesse un po' anche Richter (tempi strettissimi seguiti da tempi più lenti, dinamiche esasperate e via dicendo). Ashkenazy lo apprezzo, ma ai miei orecchi suona troppo "romantico": il limite del "romanticismo" per me consentito in Beethoven è Backhaus, che è uno dei miei riferimenti, ed è un limite stretto; di conseguenza le letture di Brendel mi piacciono particolarmente, perché pur dando letture romantiche anche lui, non esagera, e a volte riesce a mettere in luce l'ironia di certi spartiti meglio di tutti. Proprio per l'espressione della complessità di Beethoven nella sostanziale fedeltà al suo testo, che è ciò che cerco senza però farmi troppe illusioni teoriche, probabilmente se Serkin avesse inciso un'integrale sarebbe lui il mio riferimento assoluto, visto che trovo pressoché perfette tutte le sonate che ha inciso. Gilels e Arrau li adoro, ma quando ascolto il loro Beethoven so di ascoltare Gilels e Arrau; lo so perché non me lo fanno dimenticare mai in nessuna battuta, e paradossalmente questo, che detesterei in altri pianisti, mi fa amare loro due ancora di più. 

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On 26/10/2020 at 10:20, Ives dice:

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Mai sentita, però c'è anche lui...

Il pianista è un virtuoso che finora si è segnalato nell'esecuzione delle sinfonie di Beethoven nelle trascrizioni pianistiche di Liszt e dei Preludi e fughe di Shostakovich, e che, leggo nelle note di copertina sul web, considera questa integrale "un ritorno a casa". Da quello che sto ascoltando su Spotify, non ruba certo il posto a Brendel, Arrau, Pollini, Gilels e Backhaus, ma non è malaccio.

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On 29/12/2020 at 18:31, Florestan dice:

Lo conosco io. A mio parere rubato troppo libero che spesso finisce per "perdere" il contrappunto, che in Beethoven è importantissimo. Ciò non toglie che Heidsieck sia un mio riferimento per altri autori, in primis Fauré.

Con l'occasione di queste giornate di festa, ho ascoltato - partitura alla mano - un buon numero di sonate beethoveniane nell'interpretazione del pianista francese. Sinceramente, ho avuto un'impressione contrapposta alla tua. Mi è parso che l'agogica molto libera e l'importante uso del rubato sacrifichi ben poco in chiarezza, anzi, ho potuto notare di come Heidsieck più volte porti alla luce dei dettagli e delle linee che spesso in altre interpretazioni - anche in quelle più didattiche - rimangono tutto sommato inespresse. Credo che questo sia dovuto in primis alla sua tecnica sopraffina e al suo tocco calibratissimo, quasi perlaceo - l'influenza della scuola francese in questo caso è evidentissima - oltre che alla sua profonda intelligenza artistica.

Tutt'ora mi chiedo come un musicista del genere possa essere così poco conosciuto, soprattutto nel nostro paese. Io trovo sia stato una delle voci più originali e fantasiose del pianismo del secondo novecento, con un repertorio molto amplio e un buon numero di incisioni, purtroppo per la maggior parte difficilmente reperibili. Fortunatamente il recente cofanetto Erato ha tappato un piccolo buco, ma scommetto che le cose da scoprire sono ancora moltissime.

EDIT: Nella sua lunga carriera d'insegnamento, Heidsieck ha prodotto numerosi scritti riguardo all'interpretazione musicale - in particolar modo del periodo romantico - di cui il più importante è l'Essai sur la différenciation des signes musicaux de Volume et d'Espace, del quale in rete si può trovare qualche scampolo. 

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