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Aaron Copland


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Compositore poliedrico, intellettuale raffinato, uomo socialmente impegnato, pioniere della nuova musica americana, Aaron Copland ha percorso quasi interamente un secolo travagliato e ricco di cambiamenti come il Novecento. Una vita in musica consacrata alla creazione di un nuovo linguaggio musicale che incarnasse lo spirito americano, mettendone in evidenza opere e pensiero estetico. L’influenza della musica di Copland sui compositori americani a lui successivi è indiscutibile, quanto palesi sono la sua originalità e il suo stile musicale unico e immediatamente riconoscibile. Divenuto ben presto leader e guida per la nuova generazione di musicisti americani, i suoi scritti e la sua attività di direttore d’orchestra, didatta e interprete hanno contribuito alla promozione ed alla diffusione della musica americana in tutto il mondo. La sua scrittura percorre, di volta in volta, l'asciuttezza neoclassica, il vigore jazzistico, le concessioni al gusto popolare (la cosiddetta Imposed Simplicity), l'astrazione dodecafonica degli ultimi anni. Il tutto sempre guidato da un gusto sorvegliatissimo, da una tecnica solidissima e da quell'immancabile tocco americano, che contraddistingue le sue partiture più celebri. Negli Stati Uniti, molti suoi lavori sono brani nazionali, conosciuti dall'appassionato di classica, ma anche dall'uomo della strada, quel common man, che proponeva quale modello etico di riferimento. Copland fu il creatore dello stile americano per eccellenza e una delle figure più rappresentative e interessanti del '900 musicale, non solo americano. Purtroppo in Italia, ancora oggi, pochi sanno cosa sia Appalachian Spring o The Quiet City.

Aaron-Copland.jpg

>http://www.youtube.com/watch?v=ZdqjcMmjeaA

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Ho letto un libricino didattico molto ben fatto ("Come ascoltare la musica", o una cosa del genere). A livello di ascolti mi piacque un suo concerto per clarinetto e orchestra (forse d'archi, non ricordo bene) ascoltato alla radio senza sapere cosa fosse. Qualche altro pezzo, di quelli più famosi, non mi piacque invece.

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What to Listen for in Music è il primo testo scritto da Copland, frutto dei suoi corsi di analisi musicale presso la New School for Social Research, che si protrassero per cira dieci anni, dal 1927 al 1938. Il libro fu pubblicato nel 1939 dalla McGraw-Hill e poi revisionato nel 1957. Senza dubbio, si tratta del suo libro più famoso, tradotto in undici lingue ed unico ad essere tradotto in italiano (Garzanti, con una postfazione di Carlo Boccadoro). E' un manuale pratico per avvicinarsi a un mondo, quello della classica, che spesso appare oscuro e impenetrabile, destinato solo agli addetti ai lavori.

9788811674221.jpg

°°°°°°

Segnalo che, sul sito della PBS, è interamente disponibile il bel documentario di Michael Tilson Thomas su Copland della serie Keeping Score, con la San Francisco Symphony, intitolato Copland and the American Sound:

ks1_copland_image-01.jpg

http://video.pbs.org/video/1295288125/

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Ok, ho ascoltato Appalachian Spring, e mi è piaciuto. Forse un tantino retorico in alcuni punti, ma visto l'argomento che intende rappresentare non è fuori luogo. Che altro mi consigliate? La produzione musicale di Copland attraversa diverse fasi, o sceglieva una scrittura diversa a seconda delle occasioni?

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Nella parabola compositiva di Copland si possono distinguere diverse fasi, corrispondenti a periodi ben definiti, nei quali l'autore, o per scelta personale o per responsabilità verso il pubblico, intraprese nuove vie compositive, adattando il suo linguaggio musicale a scopi prefissati.

Diciamo che si può riassumere così, molto sinteticamente:

1) periodo Jazz-stravinskyano (1920-1925). Opere: Grogh; Music for the Theatre; Organ Symphony; Piano Concerto; An Immorality e altre...

2) periodo modernista (1929-1934). Opere: Symphonic Ode; Statements; Piano Variations; Trio Vitebsk; Short Symphony

3) periodo della Imposed Simplicity (1934-1950). Opere: Hear Ye! Hear Ye!; El Salon Mexico; Danzon Cubano; Appalachian Spring; Lincoln Portrait; Rodeo; Billy the Kid; Clarinet Concerto; Symphony No. 3; Quiet City e tante altre ancora...

4) periodo di transizione in cui riprende e ri-orchestra opere degli anni '30 (anni '50). Opere: Orchestral Variations; Piano Fantasy. Il Piano Quartet è un brano di confine che spinge Copland verso la serialità.

5) periodo dodecafonico e seriale (anni '60). Opere: Connotations; Inscape; Emblems; Music for a Great City

Negli anni '70 e '80, praticamente non compone più, se non pochi piccoli brani per piano o da camera.

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Prego. Comunque, un pezzo che trovo bellissimo e di facile accesso è il Piano Concerto, non inferiore, secondo me, a quelli di Ravel o a quello di Gershwin. Peccato che sia poco conosciuto. E' un lavoro austero, conciso, tagliente, che rielabora, intellettualmente, idiomi jazz e blues, in maniera esemplare. Il Finale poi è carico di sperimentazioni sui poliritmi, le dissonanze, i ritmi sincopati.

Su YT, c'è l'incisione di Earl Wild con Copland sul podio:

>http://www.youtube.com/watch?v=B09MlQANOlY[media]http://www.youtube.com/watch?v=egq81lrdY0Q&feature=relmfu

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Nella parabola compositiva di Copland si possono distinguere diverse fasi, corrispondenti a periodi ben definiti, nei quali l'autore, o per scelta personale o per responsabilità verso il pubblico, intraprese nuove vie compositive, adattando il suo linguaggio musicale a scopi prefissati.

Diciamo che si può riassumere così, molto sinteticamente:

1) periodo Jazz-stravinskyano (1920-1925). Opere: Grogh; Music for the Theatre; Organ Symphony; Piano Concerto; An Immorality e altre...

2) periodo modernista (1929-1934). Opere: Symphonic Ode; Statements; Piano Variations; Trio Vitebsk; Short Symphony

3) periodo della Imposed Simplicity (1934-1950). Opere: Hear Ye! Hear Ye!; El Salon Mexico; Danzon Cubano; Appalachian Spring; Lincoln Portrait; Rodeo; Billy the Kid; Clarinet Concerto; Symphony No. 3; Quiet City e tante altre ancora...

4) periodo di transizione in cui riprende e ri-orchestra opere degli anni '30 (anni '50). Opere: Orchestral Variations; Piano Fantasy. Il Piano Quartet è un brano di confine che spinge Copland verso la serialità.

5) periodo dodecafonico e seriale (anni '60). Opere: Connotations; Inscape; Emblems; Music for a Great City

Negli anni '70 e '80, praticamente non compone più, se non pochi piccoli brani per piano o da camera.

Anche la Piano Fantasy del '57 adotta procedure della musica dodecafonica, così come il Piano Quartet del 1950.

L'ho ascoltata tempo fa e l'ho trovata bizzarra, ma affascinante. Dovrei riascoltarla.

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Si, sono opere di confine, in cui Copland esplora il metodo dodecafonico sempre più a fondo, per arrivare ai lavori degli anni 60, Inscape e Connotations, che sono i suoi due lavori sinfonici più importanti nel genere. Si tratta, comunque, di una dodecafonia caratterizzata da una sua peculiare unicità, libera dai dettami e dalle regole della scuola di Schoenberg.

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Anche la Piano Fantasy del '57 adotta procedure della musica dodecafonica, così come il Piano Quartet del 1950.

L'ho ascoltata tempo fa e l'ho trovata bizzarra, ma affascinante. Dovrei riascoltarla.

a proposito della serialità coplandiana, va sottolineato però che l'autore americano non ha mai scritto un lavoro che segue alla lettera i principi dodecafonici. Copland rigettava alcuni postulati schoenberghiani come ad esempio l'emancipazione totale della dissonanza oppure ancora l'atomizzazione weberniana. La serie era, in sostanza, solo un modo per organizzare un materiale spiccatamente cromatico. Infatti nel corso degli sviluppi apparivano periodicamente gruppi di note o motivi tonali, c'erano passaggi modali nella sua più tipica maniera e altri artifici che snaturavano il sistema dodecafonico. Penso che per Copland sia valida la regola secondo cui un sistema di scrittura musicale è una questione interna al pezzo, che non dovrebbe riguardare il pubblico più di tanto. Ne sono esempi chiari lavori come Connotations o Inscape, che se ascoltati senza cognizione di causa neanche sembrano dodecafonici. Hanno un fascino particolare.

Non ho mai capito l'astio che certi lavori suscitavano in certa critica americana degli anni sessanta, tutto sommato Copland era come Stravinsky perchè, indipendentemente dal sistema compositivo utilizzato, rimaneva sempre sè stesso, riconoscibile.

Per quanto mi riguarda, Copland è stato, a suo modo, un grande compositore.

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Tra le maggiori opere dodecafoniche di Copland, Connotations e Inscape, entrambe scritte per Bernstein e la NYP, io preferisco di gran lunga la prima: più tagliente, più aggressiva, più frenetica, più potente e con una delle chiusure strumentali più impressionanti della storia della musica. La trovo anche più spontanea nella scrittura. E dire che il pubblico della premiere era tra i più glamour mai visti a un concerto sinfonico. Chissà che reazioni...

°°°°°°

Segnalo il bel sito della casa di Aaron Copland a Peekskill, denominata Rock Hill, nella basse valle dell'Hudson, a circa cinquanta miglia a nord di New York:

http://www.coplandhouse.org/

E' divenuta patrimonio storico americano, unica dimora di un compositore ad entrare a far parte del National Register of Historic Places, come previsto dal progetto Save the American Treasure istituito dalla Casa Bianca.

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E' curioso notare come alcuni tra i più eminenti fondatori di una musica tipicamente "americana" risultino essere figli di immigrati provenienti da paesi europei, russia in primis, come appunto Copland (Kaplan) e Gershwin (Gershovitz).

Beh, bene o male tutti gli americani bianchi sono immigrati europei. Forse quelli che citi, venendo da un paese musicalmente importante come la Russia, hanno unito le conoscenze musicali legate alla loro origine con il contesto in cui si sono trovati a crescere e vivere.

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Molti musicisti americani della generazione di Copland (ma anche più giovani), seppur nati negli Stati Uniti e quindi cittadini americani a tutti gli effetti, provenivano da famiglie di origine europea, in particolar modo dei paesi dell'Est e sovente di religione ebraica e cultura Yiddish (Russia, Polonia, Ungheria, Ucraina...). Se la mia memoria non è lacunosa, il ceppo imponente di questo esodo, è del 1881, in seguito all'ascesa al potere dello Zar Alessandro III.

Un'opera di Copland che incorpora e sperimenta i linguaggi tipici della musica ebraica, è il Trio Vitebsk (study on a jewish theme) del 1929, così chiamato dal nome del piccolo villaggio russo dove il compositore ebreo-polacco Solomon Ansky, trascrisse una melodia tradizionale utilizzata per la sua composizione: The Dybbuk.

>http://www.youtube.com/watch?v=3JVJiXwbL14

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  • 2 years later...

Scusate se riesumo questo topic, ma ho una curiosità su Copland da esporvi: vorrei avere qualche informazione sulla sua versione dell'inno americano, "The star-spangled banner", inclusa nel balletto "Hear Ye! Hear Ye!"
Ho letto che l'inno è volutamente deformato, per lanciare una critica alle istituzioni. Ho provato a vedere se su youtube si trovava, ma non mi pare. C'è un inno americano suo, eseguito assieme a "Fanfare for the common man", ma non suona in modo tale da sembrarmi l'attacco che dovrebbe essere.
Anche se non è il massimo, metto qui il video a titolo informativo:

>https://www.youtube.com/watch?v=DkNhxRuw8oY

Chi conosce l'inno americano in "Hear Ye! Hear Ye!" ? Che caratteristiche ha?
Oh, se poi qualcuno sapesse dove ascoltarlo online, sarebbe una gran cosa!

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Chi conosce l'inno americano in "Hear Ye! Hear Ye!" ? Che caratteristiche ha?

Oh, se poi qualcuno sapesse dove ascoltarlo online, sarebbe una gran cosa!

Ti conviene ascoltarlo tutto, è un breve balletto. La parte distorta è proprio quella dell'incipit dell'inno americano.

Su spotify è presente, edizione Argo diretta da Knussen con la London Sinfonietta (il secondo track, se non ricordo male):

51VJi5BqP9L._SX300_.jpg

E' un bel lavoro giovanile coplandiano, commissionato dalla ballerina e coreografa Ruth Page. C'è tutta la grande abilità di Copland nell'adattare la propria musica all'azione scenica, con ritmi pungenti e sonorità e armonie jazz molto affascinanti. C'è anche una parodia della Marcia nuziale di Mendelssohn, utilizzata per enfatizzare il cinismo nei confronti degli sposi novelli.

°°°°°°

A proposito di distorsioni e arrangiamenti vari, ecco Emerson Lake & Palmer e la loro versione rock progressive della celeberrrima Fanfare for the Common Man, che portarono con grande successo pure in tour con il permesso di Copland:

>http://www.youtube.com/watch?v=fK92hdp6u18

E Woody Herman nel suo boogaloo style, lo vogliamo dimenticare?

>http://www.youtube.com/watch?v=ocGNcTzYTtQ

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Ti conviene ascoltarlo tutto, è un breve balletto. La parte distorta è proprio quella dell'incipit dell'inno americano.

Su spotify è presente, edizione Argo diretta da Knussen con la London Sinfonietta (il secondo track, se non ricordo male):

51VJi5BqP9L._SX300_.jpg

E' un bel lavoro giovanile coplandiano, commissionato dalla ballerina e coreografa Ruth Page. C'è tutta la grande abilità di Copland nell'adattare la propria musica all'azione scenica, con ritmi pungenti e sonorità e armonie jazz molto affascinanti. C'è anche una parodia della Marcia nuziale di Mendelssohn, utilizzata per enfatizzare il cinismo nei confronti degli sposi novelli.

°°°°°°

A proposito di distorsioni e arrangiamenti vari, ecco Emerson Lake & Palmer e la loro versione rock progressive della celeberrrima Fanfare for the Common Man, che portarono con grande successo pure in tour con il permesso di Copland:

>http://www.youtube.com/watch?v=fK92hdp6u18

E Woody Herman nel suo boogaloo style, lo vogliamo dimenticare?

>http://www.youtube.com/watch?v=ocGNcTzYTtQ

Intanto grazie per le informazioni, gentile ed esauriente come al solito.

Ultimamente mi ha intrigato molto il concetto di musica scritta per balli e coreografie, quindi sarebbe stato il massimo gustarselo anche vedendo l'azione dei ballerini, ma mi accontenterò di ascoltarlo su Spotify!

Solo che l'avevo cercato e non l'avevo trovato l'inno nelle tracce presenti sul sito! Ora ricontrollo, visto che mi dici che c'è.

Mi incuriosisce anche il lavoro sulla marcia nuziale di Mendelssohn

Per quanto riguarda gli ELP, conoscevo la loro versione di "Fanfare for the common man", che però su un cd che avevo da ragazzo aveva il titolo "Fanfare for the common people".

Segnalo anche che qualche volta il ritornello di "We will rock you" dei Queen è associato ad un pezzo dell'intro di "Fanfare for the common man", non so se per libera associazione di idee degli ascoltatori o se per dichiarata citazione da parte dei Queen. Si tratta comunque di un pezzetto insignificante.

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Intanto grazie per le informazioni, gentile ed esauriente come al solito.

Ultimamente mi ha intrigato molto il concetto di musica scritta per balli e coreografie, quindi sarebbe stato il massimo gustarselo anche vedendo l'azione dei ballerini, ma mi accontenterò di ascoltarlo su Spotify!

Solo che l'avevo cercato e non l'avevo trovato l'inno nelle tracce presenti sul sito! Ora ricontrollo, visto che mi dici che c'è.

Mi incuriosisce anche il lavoro sulla marcia nuziale di Mendelssohn

Per quanto riguarda gli ELP, conoscevo la loro versione di "Fanfare for the common man", che però su un cd che avevo da ragazzo aveva il titolo "Fanfare for the common people".

Segnalo anche che qualche volta il ritornello di "We will rock you" dei Queen è associato ad un pezzo dell'intro di "Fanfare for the common man", non so se per libera associazione di idee degli ascoltatori o se per dichiarata citazione da parte dei Queen. Si tratta comunque di un pezzetto insignificante.

La fanfara negli Stati Uniti è un pezzo stra-famoso e viene eseguita nelle più importanti cerimonie militari, sportive (Olimpiadi e Mondiali) e politiche, compreso l'insediamento dei presidenti. Per dire, anche Mick Jagger ne elaborò una versione rock con i Rolling Stones, sempre con il permesso del compositore.

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  • 4 months later...

Qualcuno possiede il boxino Sony con la raccolta dei migliori lavori di copland?

in particolare la lettura delle sinfonie proposta dallo stesso autore è valida alternativa a Bernstein?

sì, è una valida alternativa, anche se il "top" almeno con la 3a sinfonia si raggiunge nella edizione Bernstein/DG fine anni ottanta. La raccolta Sony è di particolare importanza perchè presenta parecchi pezzi minori o sconosciuti che, in seguito, non sono stati più incisi o sono apparsi raramente nel mercato discografico.

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Per la Symphony No. 3 anche queste sono validissime alternative all'eccellente Bernstein/DG (ma anche Sony anni '60):



Levi/Atlanta (Telarc)


0089408020124_300.jpg



Mata/Dallas (EMI)



0094633156159_300.jpg



Minnesota/Oue (Reference Recordings)


cover326x326.jpeg



Comunque, il cofanetto Sony (in gran parte con la LSO, se non ricordo male, con la quale ebbe un rapporto speciale) è molto bello e riuscito nel complesso, anche perchè Copland fu un ottimo direttore d'orchestra delle sue musiche e (pare) non solo. Pur non avendo mai studiato direzione d'orchestra ed essendovisi avvicinato tardi, si formò con la pratica e l'esperienza ispirandosi a Hindemith e Stravinsky (più compositori che direttori) e cercò di apprendere il più possibile da Bernstein o da altri direttori americani con cui venne in contatto. Nel tempo si costruì anche un repertorio più tradizionale ed europeo, oltre alle sue musiche e agli autori americani, con cui girò il mondo dirigendo alcune tra le grandi orchestre americane e la LSO (oltre alle orchestre semiprofessionistiche sudamericane, con le quali iniziò a fare gavetta); tra i suoi compositori preferiti c'erano Haydn, Mozart, Faurè, Roussel, Mahler, Tchaikovsky, Stravinsky, Hindemith, Britten, Busoni. Dai filmati (qui in età matura con Benny Goodman nel Clarinet Concerto) la sua tecnica appare essenziale, asciutta e chiara (poi era molto ben voluto dagli orchestrali, a quanto ho letto):



>https://www.youtube.com/watch?v=i1za5qebqqo


>https://www.youtube.com/watch?v=p1XEYODmy0A


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