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Wittelsbach

Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

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Ma non mi convince del tutto neanche la concertazione di Solti, con una prova orchestrale troppo muscolosa e chiassosa, che non può certo paragonarsi alle letture di Bernstein, Karajan o di Toscanini (o Davis in tempi recentissimi).

Non dimentichiamo, Ives, l'edizione video di Giulini.


/>http://www.youtube.com/watch?v=RAT2vIoYTv0

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non per Stabile, che considero non superiore a Valdengo

Concordo Giordano. Nessun baritono, fra quanti hanno inciso il ruolo, eguaglia Valdengo che, oltre a riportarci l'accentazione toscaniniana ( direttamente mediata da Verdi) possedeva un'ottima tecnica.

Stabile, specializzatosi nel ruolo, è notevole per il brio e la speditezza ma canta più d'istinto che di cervello e rispetto a Valdengo risulta più caricaturale che comico, più buffonesco che pittoresco.

Inoltre possiede una tecniica inferiore, molto laringea, con acuti stretti e un po' fibrosi e una certa secchezza di timbro.

In questo collage di versioni del "Quand'ero paggio", a parte Warren e Terfel, pesanti e iimpacciati, tutti sono bravi, sapidi e fantasiosi con Fischer Dieskau rifinitissimo ( forse troppo), che dosa ritmo, colori e accenti col bilancino del farmacista.


/>http://www.youtube.com/watch?v=vkbUO1ySbJk

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E di questo che cosa ne pensate?

Falstaff--Taddei-Panerai-Araiza-Kabaivanska-Karajan.jpg

Ho sentito questo e mi sembra, quantomeno, di primissimo livello.
/>http://www.youtube.com/watch?v=XzuY2Zr3oKk

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E' abominevole quel Falstaff.

In quell'edizione Taddei non rende precisamente come nel video che hai postato...

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Penso che ormai ci siano gli estremi per aprire un topic sotto la sezione Lirica intitolato "Le peggiori esecuzioni" (se non c'è già). Sulla scorta dell'epica recensione di Wittels ai danni della Aida con la Dragoni, delle osservazioni su alcuni Falstaff improbabili e di un mio sciaguratissimo incontro del terzo tipo con un'edizione dei Pagliacci* disastrosamente cantata da Cura e diretta da Harding, si potrebbero mettere in guardia i presenti e i futuri ascoltatori anche per quanto riguarda altre opere.

* Per fortuna me l'avevano regalata: l'avessi acquistata io mi sarei autoescluso dal novero dei melomani.

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Direi che quei pagliacci persino sulla carta siano tutto un programma... Per quanto riguarda il Falstaff di Taddei mi dispiace, perché poteva essere un'ottima edizione.

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Per quanto riguarda il Falstaff di Taddei mi dispiace, perché poteva essere un'ottima edizione.

Le trovate che Karajan sollecita a Taddei, Rinaldino, le avevamo già sentite da Corena, ma Corena ha sempre cantato tutto così, mentre Taddei era un fior di baritono:


/>http://www.youtube.com/watch?v=likAO58Oidk

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Ilva Ligabue, alle prese col suo personaggio d'elezione, è un'Alice splendida. Splendido è il canto, puro, pulito, di bellissimo timbro. Magnifico è anche il fraseggio arguto, sbarazzino ma perfettamente a punto, dove non manca una rassicurante femminilità molto avvolgente. Alice è il personaggio che tiene le redini della burla, ed è bene caratterizzarla così, senza esagerazioni ma con molta intelligenza.

E' l'occasione per ricordare questa ottima cantante, anche lei non adeguatamente valorizzata dalle case discografiche:


/>http://www.youtube.com/watch?v=IzKxMveLuA4

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Per quanto riguarda il Falstaff di Taddei mi dispiace, perché poteva essere un'ottima edizione.

Beh ma non ti devi dispiacere.

Di Falstaff con Taddei ne esiste anche un altro registrato trent'anni prima, dove Taddei è mitico. Del resto aveva 34 anni anziché 64...

TADDEI%A5CARTERI%A5ROSSI%A5OL+DI+TOR_FALSTAFF_685738265121.jpg

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Le trovate che Karajan sollecita a Taddei, Rinaldino, le avevamo già sentite da Corena, ma Corena ha sempre cantato tutto così, mentre Taddei era un fior di baritono:


/>http://www.youtube.com/watch?v=likAO58Oidk

Poveri noi.

Panerai e Taddei non dovevano lasciare una macchia simile sulla loro carriera.

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51jxYb%2BUTAL._SS400_.jpg

Vogliamo trovare un difetto a questa Traviata altrimenti capolavoro?

I comprimari. Tutti tendenzialmente molto scadenti. Sono buoni solo il Giuseppe di Max René Cosotti e (in parte) la Flora di Sarah Walker. Gli altri cantano male e pronunciano peggio.

Poco male, in Traviata le seconde parti contano poco.

Il resto è quasi la perfezione.

Confrontate la direzione di Muti con quella di uno qualsiasi dei routinier battisolfa incontrati, o col pesantissimo Pritchard.

Abbiamo una delle direzioni insieme più leggere e incisive di sempre. Stilizzazione mista a nevrosi, amore misto a predestinazione. Travolgenti gli stacchi ritmici festaioli, cui fanno da contraltare le arie più patetiche. Stupendi gli accompagnamenti alle cabalette di Alfredo e di Giorgio, per non parlare dell' "Amami Alfredo", che nessuno ha mai saputo eguagliare. Neanche Toscanini, devo dire. Bellissimi pure gli episodi di colore, come i cori delle zingarelle e dei toreri.

Renata Scotto, rovinatasi per aver voluto violentare la sua organizzazione di soprano lirico con ruoli impossibili, denuncia un marcato insenilimento del timbro quando canta forte nel registro centrale, con attacchi striduli e sgradevoli. Pure qualche acuto preso di forza tende a ballare. Ma la tecnica è rimasta sana, e consente prodezze a volte eccezionali. I sovracuti flautati del "SEmpre libera" (di cui viene omesso il mi bemolle aggiuntivo, che nulla aggiunge), per esempio, sono suoni purissimi, tutti da ascoltare. E il talento di fraseggiatrice è sommo: una serie di sfumature e chiaroscuri inesauribili, capaci di stagliare una figura quantomai complessa e affascinante.

Pure Alfredo Kraus, contrariamente alle sue abitudini, è propenso all'espressività, alle gradazioni e all'accento appropriatissimo. Uniamoci una forma vocale nel suo caso perfetta, e avremo uno degli Alfredi migliori che si ricordino. Il "Parigi o cara" è favoloso, commovente. Ma sostanzialmente tutta la parte viene fatta vivere da un talento ineguagliabile.

E Renato Bruson, morbido e accorato, è un Germont di altissima classe. E' vero, qualche acuto squilla poco, ma quanta morbidezza, nel resto! Che duetto con Violetta! Bruson ci regala un Germont non gretto fanatico bigotto, ma semplicemente convinto della bontà dei suoi valori, e del tutto umano nel riuscire, finalmente, a capire le ragioni degli altri.

L'orchestra è uno spettacolo.

Edizione imperdibile.

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E Renato Bruson, morbido e accorato, è un Germont di altissima classe.

Che père Germont, Wittel, fosse un ruolo congeniale al baritono veneto lo dimostra questo breve spezzone live del duetto con Violetta datato 2006, dopo quarant'anni di carriera.

Bruson attacca "Pura siccome un angelo" con una pregevole mezzavoce, salda ed espressiva.

A differenza dell'incisione con Muti, dove conferiva al personaggio tratti di inusuale nobiltà, qui Bruson delinea un padre Germont più autoritario che autorevole,

più sussiegoso che comprensivo, determinato a portare a termine la sua "missione", tutto compreso nel suo ruolo di padre borghese, difensore del buon nome della famiglia:


/>http://www.youtube.com/watch?v=1ZY4aob3lvg

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Incomincio la Puccini Opera Collection, piena di edizioni già sentite.

puccini.jpeg

Il bel cofanetto si apre con Manon Lescaut:

51dKinu-boL._SL500_AA300_.jpg

Questa fu la prima edizione discografica moderna di un'opera tra le più geniali e difficili.

Occore lodare Molinari Pradelli: magari non brilla per personalità, ma ottiene tutto il buono ottenibile dall'ottima Santa Cecilia dell'epoca.

E' parecchio aiutato dall'eccellenza della registrazione: effettuata nel luglio 1954, è uno dei primi stereo della Decca, benissimo remasterizzata.

La coppia Del Monaco-Tebaldi sostanzialmente si limita a cantare tutte le difficili note di sua pertinenza.

La Tebaldi, al top della forma, sfodera legato di alta classe e precisione da vendere. Il secondo atto è cantato squisitamente, ma anche nel resto udiamo una voce rigogliosa.

Il difetto è il solito: poche sfumature. Bellissimi i pianissimi, ma troppo poco impiegati. Il risultato è che questa Manon è un po' troppo matura, troppo Catherine Deneuve atteggiata, donna bellissima ma non proprio una fanciulla.

Stesso discorso per Del Monaco, con l'aggravante di un canto meno squisito.

"No, pazzo son" è notevole, come in genere il terzo atto, adatto alla grande declamazione. Ma l'atmosfera goliardica del primo atto va stretta anche a un Del Monaco in immensa forma: le note ci sono tutte, ma si percepisce un disagio psicologico, un sentirsi fuori posto in linee vocali che hanno da essere leggere e ironiche. Non è Bjorling, insomma. Un Des Grieux spesso di vigore impressionante, ma in fondo incompleto.

Fa a loro corona il Lescaut di Mario Borriello, timbro singolarmente simile a quello di Bruson, buon professionista un po' grigio ma capace anche di fraseggi da tenere a mente.

Corena come Geronte a volte esagera, ma canta meglio del solito.

Eccellenti tre tenorini di carattere nelle parti di fianco: Piero De Palma, come Edmondo, ha tutta la liquida scorrevolezza che manca a Del Monaco, e schizza un personaggio magnifico. Adelio Zagonara è un perfetto Maestro di ballo, e bravissimo è anche il Lampionaio di Angelo Mercuriali, cantante di doti non comuni.

Buono anche il Musico di Luisa Ribacchi, al pari delle parti minime.

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Stesso discorso per Del Monaco, con l'aggravante di un canto meno squisito.

"No, pazzo son" è notevole, come in genere il terzo atto, adatto alla grande declamazione. Ma l'atmosfera goliardica del primo atto va stretta anche a un Del Monaco in immensa forma: le note ci sono tutte, ma si percepisce un disagio psicologico, un sentirsi fuori posto in linee vocali che hanno da essere leggere e ironiche. Non è Bjorling, insomma. Un Des Grieux spesso di vigore impressionante, ma in fondo incompleto.

E' vero quanto dice Wittel sul primo atto di Del Monaco che canta bene "Donna non vidi mai" ma che è pesante nel "Tra voi belle" e palesemente a disagio in certe frasi

galanti del duetto ( su tutte " Cortese damigella il priego mio accettate" cantata con una mezzavoce di petto, tutta chiusa e sforzata).

Vero anche che è ottimo nel terzo atto, sia nelle dolenti frasi d'apertura ( " Dietro al destino...", "Parigi ed Havre! Fiera triste agonia! Oh lungo strazio della vita mia!") che nel dilagante " Ah! Guai a chi la tocca! No, pazzo son!", terreno ideale per liberare il suo istinto drammatico e la sua prorompente vocalità.

Del Monaco è molto buono anche nel breve e dolentissimo IV Atto, mentre nel lungo, appassionato duetto del secondo inserisce frasi notevolissime in un ordito vocale altre volte monocorde e virulento.

L'inneggiante "Nell'occhio tuo profondo" (5;11) è troppo ruvida e irruente ma a 1:40 resta impresso il disperato vigore di "Taci, taci! Tu il cor mi frangi!" così come a 3:26 il cupo, lacerato risentimento di "O tentatrice!" mentre a 4:47 colpisce l'impeto erotico dei Sol ribattuti di "...son vinto t'amo! T'amo!". Altrettanto sorprende l'abbandono sensuale del pp di "Manon mi fai morire!" (6:30) e del pianissimo di "Dolcissimo soffrir!" (6:45).


/>http://www.youtube.com/watch?v=l8SIHSqgTo8

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Io personalmente trovo Del Monaco entusiasmante in questo live messicano del quale mi son sempre chiesto se esistono solo estratti o l' intera opera. E anche la Petrella come Manon non è da sottovalutare. Tra l' altro, anche se la Tebaldi fu una grande Manon in realtà frequentò il ruolo non poi così spesso come si possa pensare, insomma, Manon non fu come Maddalena del Chenier che la Tebaldi se la portò dietro per tutta la carriera.


/>http://www.youtube.com/watch?v=08bLSUd2xPU

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Per me come la Tebaldi inflette "in quelle trine morbide", nessuna. Non so cosa fa, un piccolo portamento, qualcosa, una magia. Sentire anche il lieve cambio di colore alla parola "freddo".


/>http://www.youtube.com/watch?v=G50TIq-9teI

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In quel ruolo di Manon, Renata Scotto è ottima. E' coinvolgente, sensibile, immediata nel comunicare gli stati d'animo, capace di focalizzare l'attenzione come poche altre dive in questo difficile ruolo, ma sempre restando nell'interiorità del personaggio, reso credibile anche grazie alle doti di splendida attrice (consigliabile, in tal caso, il DVD della DGG con Domingo). Una psicologia incarnata in maniera davvero soprendente dalla Scotto, che fa evolvere il personaggio dal principio, quando ancora è una fanciulla inesperta, che però fa già intravedere gli artigli, fino alla fine, in modo coerente con la propria vocalità e le proprie scelte espressive e di fraseggio.

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Probabilmente Ives, ti riferisci a un live del 1980 dove la Scotto, nonostante che fosse in parabola discendente, fu in serata di grazia con un Domingo a suo agio in un ruolo a lui congegniale

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Probabilmente Ives, ti riferisci a un live del 1980 dove la Scotto, nonostante che fosse in parabola discendente, fu in serata di grazia con un Domingo a suo agio in un ruolo a lui congegniale

Esatto.

0044007342411.jpg

Peccato per i comprimari che sono tutti modesti e per la regia datata di Gian Carlo Menotti. Resta un bel dvd, comunque.

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Esatto.

0044007342411.jpg

Peccato per i comprimari che sono tutti modesti e per la regia datata di Gian Carlo Menotti. Resta un bel dvd, comunque.

In termini strettamente vocali, Ives, la coppia Scotto-Domingo è largamente inferiore a Tebaldi-Del Monaco.

La Scotto è in declino e lavorando molto sull'accento cerca di compensare l'inacidimento del timbro e la precaria fermezza del settore acuto.

Domingo ha calore e impeto ma solo nelle frasi più liriche controlla a dovere la voce: quando deve affrontare frasi scandite a piena voce ( e nel ruolo di Des Grieux sono molte) apre e forza il suono stimbrandolo: ai tempi di Gigli e Pertile uno che avesse cantato così Des Grieux sarebbe stato fischiato.

http://www.youtube.com/watch?v=TytEDmdPdOw

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Ecco, Pink, hai proprio citato Gigli che aveva tutte le carte in regola per essere un Des Grieux ideale anche se l' unica sua Manon completa che ci è pervenuta la cantò a fine carriera e quindi non penso possa essere considerata un valido documento per valutare la sua arte. Infatti è probabile che Bjorling cantò il ruolo sulla falsariga di Gigli riuscendo a essere convincente sia sul piano lirico che su quello spinto. Ma al di là di questa mia premessa, nonostante che non sia il mio tenore preferito, io assolvo pienamente Domingo perchè siamo in presenza di un ruolo che in pochi hanno saputo risolvere bene. Cioè, potrei citarvi nel corso delle diverse epoche diversi Rodolfo/Mimì ideali e lo stesso vale per Mario e Tosca, ma onestamente non mi vengono subito in mente diverse coppie Manon/Des Grieux di riferimento oltre a quelle che abbiamo citato nei post precedenti

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Si, sapevo che i due (Scotto, Domingo) non erano in perfetta forma vocale. D'altronde, la Manon è opera complessa per i due protagonisti, giacchè si prevedono due cantanti nel fiume della gioventù, ma già esperti da un punto di vista drammaturgico e vocale. Insomma, un problema non da poco. Placido Domingo appare molto meno sottile e sfaccettato anche nell'interpretazione del personaggio, nonchè vocalmente non al massimo della forma, rispetto alla Scotto, ma infonde il giusto pathos, struggimento, spensieratezza alla sua parte e riesce bene nel far risaltare il cambiamento di Des Grieux da studente spensierato ad amante disperato. Insomma, la visione di quello spettacolo dal Met mi coinvolse, a prescindere dall'aspetto puramente tecnico.

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Ma penso che sicuramente essendo anche l' opera esperienza visiva, tale esperienza può tranquillamente nascondere le mende vocali che invece emergono più chiaramente da un puro ascolto, tenendo anche conto che sia Domingo che la Scotto sapevano cosa fare e come stare sul palco e anche la loro capacità attoriale è servita a rendere l' esperienza visiva più perfetta di quanto possa essere il puro ascolto

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51EgHOpHUAL._SS500_.jpg
Secondo titolo della Great Opera Collection.
Un vero classico, una Boheme di cantanti. E grandi cantanti.
Ma Serafin non è affatto in sottordine: pur perseguendo una Boheme del tutto tradizionale e votata al patetismo, lo fa bene, con l'ausilio di un'eccellente orchestra, che la registrazione mette forse un po' troppo in primo piano rispetto alle voci.

La Mimì della Tebaldi fa parte dei grandi classici vocali. Udiamo una voce splendida, un legato immacolato, suoni cristallini e quasi paradisiaci. In più, quando la Tebaldi vuole sfumare e cantare piano, abbiamo pure una Mimì commovente. La storia è la solita: la Tebaldi non lo fa abbastanza spesso. Sicché altre frasi sono alquanto altisonanti e magniloquenti. In ogni caso lo strumento vocale è da ascoltare.

Diverso il discorso per i quattro bohemien, dei quali abbiamo interpretazioni che se non sono di riferimento poco ci manca. I quattro cantanti schizzano quattro amici singolarmente diversi.

Bergonzi plasma un Rodolfo la cui condizione di poeta non era stata così ben resa fin dalla celebre registrazione di Gigli. Lungi dallo sfoderare un superficiale gallismo, udiamo uno scrittore innamorato, pieno di dignità, con addirittura qualcosa di timido, di rispettosamente pudico, che è una notazione molto originale per un personaggio di cui sarebbe più facile enfatizzare la giovinezza (come fa magistralmente Pavarotti). Il canto poi è ricco, pieno, tornito. Un grande.

Diversissimo il personaggio di Marcello, nelle mani di Bastianini: un pittore irruento, passionale, incline a perdere il controllo ma dal grande, grande cuore. Un Marcello scontroso ma umanissimo, per giunta cantato parecchio bene.

Cesare Siepi è un Colline svagato, quasi svaporato nelle sue divagazioni filosofiche, molto divertente. Ed è morbido e commosso nella "Vecchia zimarra".

Schaunard con Renato Cesari prende forma in un personaggio rustico, simpatico, molto naif.

Un quartetto eccellente insomma.
Non sfigura troppo la Musetta di Gianna d'Angelo, che a volte ci regala urletti e qualche acuto un po' stridulo, ma complessivamente canta bene e con molta vivacità.

Orrendo, invece, Fernando Corena nei panni di un demenzializzato Benoit e, ancor peggio, di un Alcindoro ai limiti del vacuo babbeo.

Gli altri personaggi minori sono del tutto perfetti.

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