Vai al contenuto
miaskovsky

Rossini e l'opera seria

Recommended Posts

La gloria postuma di Rossini è legata, come è noto, prevalentemente all'opera buffa, altrettanto conosciuta però è la sua dedizione al genere serio. Quali opere apprezzate del Rossini "serio"? Io ho avuto modo di ascoltare soltato i capolavori Semiramide e Mosè.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oltre a Semiramide e Mose', conosco anche Armida, Ermione, Zelmira e, soprattutto, Guglielmo Tell, che io giudico il capolavoro assoluto di rossini. Dirò.' che mi piacciono tutte.In genere richiedono la presenza di cantanti di buon livello e molte presentano, ora par l'uno, ora per l'altro interprete, difficoltà' notevoli. Il Guglielmo Tell, poi, oltre ad un baritono do notevole livello interpretativo, richiede un tenore dotato oltre che dotato di eccellenti doti tecniche, anche di acuti formidabili, di guisa che nom sono stati moltissimi i tenori in grado di affrontare la parte.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io aggiungo anche "La donna del lago" che mi piace assai assai. Qui due magnifiche mezzosoprano:


/>http://www.youtube.com/watch?v=O3yd7tJTHrM&feature=fvst


/>http://www.youtube.com/watch?v=3gm_U38hAcE

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oltre a Semiramide e Mose', conosco anche Armida, Ermione, Zelmira e, soprattutto, Guglielmo Tell, che io giudico il capolavoro assoluto di rossini. Dirò.' che mi piacciono tutte.In genere richiedono la presenza di cantanti di buon livello e molte presentano, ora par l'uno, ora per l'altro interprete, difficoltà' notevoli. Il Guglielmo Tell, poi, oltre ad un baritono do notevole livello interpretativo, richiede un tenore dotato oltre che dotato di eccellenti doti tecniche, anche di acuti formidabili, di guisa che nom sono stati moltissimi i tenori in grado di affrontare la parte.

Concordo sul Gugliemo Tell, è davvero l'apice non solo della produzione di Rossini ma anche del melodramma italiano del primo '800, non pochi romantici si saranno meravigliati nel riconoscere la loro estetica di colpo compiutamente realizzata nell' ultima opera di un compositore legato al periodo "belcantista" e giudicato conservatore.

Mi interessa molto 'Ermione', non mi è capitato di ascoltarla ma so che è un opera insolitamente drammatica per Rossini. Peraltro la Sinfonia d'apertura è molto simile a all'incipit dell'orariorio 'Le Stagioni' di Haydn.

Rossini:
/>http://www.youtube.com/watch?v=18KZBy_tOwA

Haydn:
/>http://www.youtube.com/watch?v=X6SB3ivSxZ4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io aggiungo anche "La donna del lago" che mi piace assai assai. Qui due magnifiche mezzosoprano:

[...]

Questa è un'altra opera che vorrei conoscere, assieme ad Otello, Tancredi e L'assedio di Corinto. Qualche suggerimento Pink per le edizioni discografiche? C'è anche Pollini sul podio. :o

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma il Guglielmo Tell, opera che prima o poi dovrò ascoltare per bene vista l' esistenza di una famosa incisione con Pavarotti, che rottura ha rispetto ai precedente lavori rossiniani? Devo supporre che abbracci in toto le sonorità romantiche dei lavori belliniani?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Questa è un'altra opera che vorrei conoscere, assieme ad Otello, Tancredi e L'assedio di Corinto. Qualche suggerimento Pink per le edizioni discografiche? C'è anche Pollini sul podio. :o

Ti dico la mia, Miasko.

L'edizione dell'83 è squilibrata e velleitaria e, per me, dimostra che Pollini pativa la carenza di "mestiere" direttoriale.

Muti, anche se un po' "sombre" nei colori e nell'agogica, ha ben altre omogeneità e rifinitezza.

Muti però dispone di un cast inferiore, specie per l'evidente usura vocale dei due tenori Blake e Merrit.

L'edizione diretta da Pollini accusa anche, è vero, l'inadeguatezza tecnico-stilistica di Katia Ricciarelli, ma vanta le ottime prove della Valentini Terrani e di Ramey.

Dei tenori dirò che Dalmacio Gonzales ha voce flebile ma fraseggio elegante.


/>http://www.youtube.com/watch?v=YQb12A74n_c

Dano Raffanti infine si conferma straordinario tenore rossiniano in un canto che coniuga lucentezza ed eloquenza, estensione, agilità e consistenza vocale.


/>http://www.youtube.com/watch?v=Cb-tTMpb-cg

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma il Guglielmo Tell, opera che prima o poi dovrò ascoltare per bene vista l' esistenza di una famosa incisione con Pavarotti, che rottura ha rispetto ai precedente lavori rossiniani? Devo supporre che abbracci in toto le sonorità romantiche dei lavori belliniani?

Il Gugliemo Tell fonde vecchio e nuovo, è un grand-operà ma abbandona i temi mitologici in favore della vicenda patriottica, la struttura dell’opera prevede i pezzi chiusi ma la melodia è spesso flessuosa, quasi avvolgente come nel celeberrimo finale che trasfigura il crescendo dinamico rossiniano in una sorta di incantesimo mistico anticipatore delle sonorità di Wagner. :o

Devo prendere anch'io l'edizione con Pavarotti della Decca.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ti dico la mia, Miasko.

L'edizione dell'83 è squilibrata e velleitaria e, per me, dimostra che Pollini pativa la carenza di "mestiere" direttoriale.

Muti, anche se un po' "sombre" nei colori e nell'agogica, ha ben altre omogeneità e rifinitezza.

Muti però dispone di un cast inferiore, specie per l'evidente usura vocale dei due tenori Blake e Merrit.

L'edizione diretta da Pollini accusa anche, è vero, l'inadeguatezza tecnico-stilistica di Katia Ricciarelli, ma vanta le ottime prove della Valentini Terrani e di Ramey.

Dei tenori dirò che Dalmacio Gonzales ha voce flebile ma fraseggio elegante.

[...]

Già, purtroppo non esiste un edizione principe per quest'opera che pure ha visto numerose riprese moderne, peccato... alla fine credo che l'incisione di Pollini (unica sua prova direttoriale) sia preferibile per il miglior cast vocale, personalmente non ho mai apprezzato Blake e Merrit.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

personalmente non ho mai apprezzato Blake e Merrit.

Blake rappresenta un "caso".

Dotato di un timbro non malvagio e di grande estensione naturale, portato per per un fraseggio sbalzato e scandito, fervido ed entusiastico, si propose fin dall'inizio

come il tenore rossiniano "di bravura", capace di risolvere "di forza", cioè a piena voce, le impervie e frastagliate tessiture rossiniane.

In qualche modo riuscì nell'intento ottenendo un notevole successo di pubblico.

Dal punto di vista fonatorio però, il "sistema Blake", è un po' l'uovo di Colombo: sfruttando l'estensione naturale della voce, Blake tende ad aprire e forzare via via che sale in acuto, ignorando di fatto il passaggio di registro, e ottenendo spesso suoni poco levigati, a volte stimbrati, in genere stridenti e al limite del controllo. Detto in parole povere tende a gridare, a strillare.

Quando le fa, risolve le mezzevoci con un discreto falsetto, all'occorrenza abbastanza corposo, che, di fatto, rappresenta l'aspetto più professionistico della sua tecnica di emissione.

Qui , nel '92, dalla Scala diretto da Muti, è pesante e forzato e mostra i segni dell'usura vocale conseguenza del suo particolare metodo:


/>http://www.youtube.com/watch?v=D2XM0Y2CgQ8

In questo concerto sempre del '92 i pregi e i difetti del "metodo Blake" sono ancora più evidenti:


/>http://www.youtube.com/watch?v=nBbxysqmyfk&feature=related

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Del Rossini "serio" non si può tralasciare il Tancredi e la sua celebre aria "Di tanti palpiti".

Tantissime cantanti e qualche controtenore si sono provati in questo brano ma, per me, il riferimento, per la compostezza dello stile aulico e la perfetta fonazione,

è la versione di Fiorenza Cossotto che oltretutto canta divinamente quella che forse è la più bella frase rossiniana , " ne' tuoi bei rai mi pascerò" (5:37), splendida per levità e limpidezza:


/>http://www.youtube.com/watch?v=rKB1aeCUcLk

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Rossini a me piace in toto, sia buffo che serio. Una particolare predilezione la ho per l'Armida, a cui sono molto affezionato e che ha molte pagine potenti. Dell'Otello ho la registrazione di Lopez-Cobos che non è gran cosa: l'ho realizzato soprattutto dopo aver sentito il finale di quella di Parry (dove si sente bene la dissonanza bellissima con cui si chiude l'opera - e siamo a inizio '800 :o! -). L'Ermione finora l'ho sentito sul pc un paio di volte e mi ha dato l'impressione di avere alcune pagine molto belle e molte meno ispirate. Non so, forse mi sbaglio, erano ascolti mentre lavoravo, però la devo risentire con calma ancora per dare un giudizio più probante.

Per miasko: del Tell ti consiglio più Muti (Philips) che Chailly, almeno come direzione mi sembra molto più viva e raffinata. Mancano i famosi do di petto del "Corriam! Voliam!" ma si può sorvolare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Del Tell io possiedo il DVD dell'edizione diretta da Muti alla Scala, con Zancanaro, Merrit, la Studer e la D' Intino. Non e' un cast esaltante, tuttavia si difendono bene tutti. Come osserva anche Superburp, la direzione di Muti e' eccellente, viva e ben equilibrata in ogni momento. La considero superiore a quella di Chailly con Pavarotti il quale canta sicuramente bene e sfoggia i suoi acuti anche se un po' appannati dall'eta, ma mi sembra un po' "fuori parte".

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Beh, io penso di no.

Non era così fuori parte. Semplicemente, ha sempre preferito non affrontarla in teatro. Gliel'avevano in realtà chiesto moltissime volte, ma lui rispose sempre di no, ritenendosene sì all'altezza, ma preferendo salvaguardare la sua voce.

Detto questo, ritengo che le due edizioni del Guglielmo Tell siano grandi entrambe, a modo loro.

Le direzioni hanno entrambe motivi d'interesse: Chailly ne fa un blocco apollineo di grande suggestione, mentre Muti ricerca un colore più ruspante e naturalistico, con accompagnamenti da favola e un'orchestra scaligera SUPERLATIVA.

C'è da dire che Muti, benché abbia scelto l'italiano, ha utilizzato una revisione della partitura e del libretto aggiornata al massimo (lo ricordo, del libretto esistono più versioni italiane, di cui alcune orride, tipo quella che si sente nella famosa registrazione dal vivo con Taddei).

I cantanti? Beh, Zancanaro sopravanza Milnes: voce più naturale, più timbrata, meno artificiosa. Celletti definisce la voce del Milnes di questa versione come "ghiaccio secco trattato al nerofumo". Non canta male, ma è abbastanza affaticato. Zancanaro è complessivamente molto meglio, ad onta della mancanza di una fantasiosa eloquenza nel fraseggio lievemente uniforme anche se non inerte.

Pavarotti come Arnoldo è formidabile, benché evidenzi qualche sospetto di fatica in certi punti scellerati. Merritt, tenore "filologico" (diciamo così, anche se non è del tutto vero) da primo Ottocento, sfodera acuti in falsettone come se piovesse. Non sono un grande amante di questa tecnica (e i numerosi Arnoldo avrebbero di lì a poco condotto al lumicino questo cantante), ma certamente abbiamo un saggio ragguardevole di canto rossiniano. Le protagoniste femminili non vedono confronto: la timbrata, umanissima Freni stravince contro la malcapitata Studer, artista che ritenne di poter cantare tutto e alla fine non riuscì a fare più niente.

Altri cantanti? Pronti: Walther (Gualtiero) è cantato bene da un Ghiaurov un po' indurito ma autorevole, e con Muti da un grande e morbido Surjan. Anche per Edvige prevale la D'Intino (Muti) sulla Connell di Chailly, mentre per Jemmy è la DEcca (Della Jones) a prevalere sulla Philips (Amelia Felle, anemica). Abbastanza modesti i due Gessler, mentre il pescatore di Muti, il sottovalutato Vittorio Terranova, si mangia a colazione quello di Chailly.

Una cosa accomuna le due versioni: la bravura del coro, che ha in consegna brani superbi e non esattamente facili.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Merritt, tenore "filologico" (diciamo così, anche se non è del tutto vero) da primo Ottocento, sfodera acuti in falsettone come se piovesse. Non sono un grande amante di questa tecnica (e i numerosi Arnoldo avrebbero di lì a poco condotto al lumicino questo cantante), ma certamente abbiamo un saggio ragguardevole di canto rossiniano.

No, Wittel, quelli di Merrit non sono mai o quasi mai acuti in falsettone. Sono acuti di petto un po' "gridati", che è una cosa diversa dal falsettone. Il "falsettone" oltre a essere più gradevole risparmia la voce, questo modo di emettere gli acuti no. Così, di petto e "spinti" del resto li emetteva Pavarotti dai primi anni '80 in poi. Pavarotti, malgrado l'sccento eroico e i magnifici risultati timbrici non aveva la tecnica esatta del grande tenore protoromantico e bene fece a non cantare il Tell in teatro.

Cantando in questo modo il settore acuto e sopracuto di opere con alta tessitura come il Tell ( e magari facendo molte recite) ci si scassa la voce.

Come è accaduto a Merrit che nella tecnica di emissione, era "filologico" fino a un certo punto, proprio per la gestione approssimativa delle emissioni in "misto".


/>http://www.youtube.com/watch?v=tpOZqn5Ewbg

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Riallacciandomi a quanto detto da Pinkerton mi pare di ricordare di avere letto da qualche parte che Lauri Volpi, che aveva la voce, la tecnica e gli acuti che tutti conosciamo, dopo avere cantato alla Scala alcune recite del Guglielmo Tell, dovette stare a riposo non so per quanto tempo per permettere alla voce di ritemprarsi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

No, Wittel, quelli di Merrit non sono mai o quasi mai acuti in falsettone. Sono acuti di petto un po' "gridati", che è una cosa diversa dal falsettone. Il "falsettone" oltre a essere più gradevole risparmia la voce, questo modo di emettere gli acuti no. Così, di petto e "spinti" del resto li emetteva Pavarotti dai primi anni '80 in poi. Pavarotti, malgrado l'sccento eroico e i magnifici risultati timbrici non aveva la tecnica esatta del grande tenore protoromantico e bene fece a non cantare il Tell in teatro.

Cantando in questo modo il settore acuto e sopracuto di opere con alta tessitura come il Tell ( e magari facendo molte recite) ci si scassa la voce.

Come è accaduto a Merrit che nella tecnica di emissione, era "filologico" fino a un certo punto, proprio per la gestione approssimativa delle emissioni in "misto".

Ecco, ho sbagliato, intendevo parlare di emissione più o meno di testa.

Chiedo venia.

Anzi, avena.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Riallacciandomi a quanto detto da Pinkerton mi pare di ricordare di avere letto da qualche parte che Lauri Volpi, che aveva la voce, la tecnica e gli acuti che tutti conosciamo, dopo avere cantato alla Scala alcune recite del Guglielmo Tell, dovette stare a riposo non so per quanto tempo per permettere alla voce di ritemprarsi.

Lauri Volpi, Giorgione , fu un grande Arnoldo e possedeva una tecnica che gli avrebbe consentito di essere un Arnoldo "filologico" e più longevo se avesse usato in acuto il famigerato "falsettone".

Invece lui, che era un fenomeno vocale, riservava l'emissione mista ai fraseggi in zona centrale e gli acuti li faceva di petto, pieni e squillantissimi.

Spettacolare e prodigioso certo, ma , come Arnoldo, anche lui non durò.


/>http://www.youtube.com/watch?v=mmyAuUdgebs

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ecco, ho sbagliato, intendevo parlare di emissione più o meno di testa.

Chiedo venia.

Anzi, avena.

Ma quale avena, Wittel!

Un risotto, magari come quello ai porcini e bagoss che ho mangiato qualche giorno fa abbinarto a un buon Groppello del Garda, sarebbe sicuramente molto meglio...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Quando Rossini stigmatizzò le note acute emesse "di petto" dalla giovane scuola tenorile come "urli di cappone sgozzato" insoportabili alle sue orecchie, probabilmente si riferiva proprio al risultato fonetico, particolarmente sgraziato e forzato e quindi inadatto a inserirsi in una linea di canto espressiva.

Forse già allora circolavano nei teatri cantanti come Blake che qui canta l'Italiana in Algeri con lo slancio e i toni di un contenzioso in un'assemblea condominiale.

L'esecuzione, sebbene qua e là si pieghi a qualche modulazione, è disseminata di vere e proprie grida ( v., per tutte, il "si serba" a 4:08).


/>http://www.youtube.com/watch?v=9LME5ZiWjtw

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Quindi seguendo il consiglio di Burpo e leggendo gli interventi di Pinkerton e Wittelsbach la migliore scelta per il Tell sarebbe, tutto sommato, Muti? :o Ho spulciato anche un po' di recensioni dall'archivio di Gramophone ed in effetti l'edizione di Chailly non è esente da critiche, un recensore parlava di lettura proto-verdiana.

Tuttavia c'è anche una importante incisione in francese per la EMI, di questa cosa mi dite? :)

5099964076324.jpg

Cast di tutto rispetto ed un Gardelli dall'approccio molto sinfonico.


/>http://www.youtube.com/watch?v=KPDv04oR9ro

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Per quanto riguarda i miei gusti personali, mi fido più' delle mie orecchie che di quello che leggo. Capita anche che ci siano critici prevenuti od i cui gusti non collimano coi miei. Ad esempio nonostante quello che hanno sempre scritto i critici, ho sempre adorato e continuo ad adorare Di Stefano. Chiaramente parlo da incompetente, ma le emozioni che mi da il sentirlo cantare sono indescrivibili.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

"Zancanaro's Tell, in particular, is a great disappointment, insipid, routine singing alongside the sensitivity of Bacquier or the black-voiced Mimes".

Io mi chiedo: perché gli inglesi vogliono occuparsi di opera e canto, genere di cui non capiscono proprio nulla (a esser buoni)?

E' Bacquier a essere antirossiniano per il canto rozzo, vociferante, senza legato, senza morbidezza, senza stile.

Ma del resto gl'inglesi sono specializzati nel beatificare berciatori alla Geraint Evans o John Tomlinson.

Inglesi, VIA DALL'OPERA.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Per quanto riguarda i miei gusti personali, mi fido più' delle mie orecchie che di quello che leggo. Capita anche che ci siano critici prevenuti od i cui gusti non collimano coi miei. Ad esempio nonostante quello che hanno sempre scritto i critici, ho sempre adorato e continuo ad adorare Di Stefano. Chiaramente parlo da incompetente, ma le emozioni che mi da il sentirlo cantare sono indescrivibili.

In un attacco di pensiero horror ho provato a pensare a un Arnoldo cantato da Di Stefano, con tutte le note sopra il sol urlate e il fraseggio tramutato in un ibrido tra Turiddu e Canio. Come tutti i suoi personaggi del resto...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×