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kraus

Mozart

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Non sono anti-mozartiano, anche se mi dipingete così: la conosco e mi piace tantissimo, anche perchè assomiglia in alcuni dettagli all'ouverture della Passione di Luchesi... :rolleyes_anim:

nn avevo dubbi che prima o poi là si andava a parare!

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Dunque prossimamente a lezione dovremo trattare questo concerto.. :rolleyes: per il momento posso dirti che recentissime ricerche musicologiche hanno dimostrato che è errato parlare di "Concerto Jeunhomme"!

Il minuetto e il rondò in generale hanno un virtuosismo di gusto francese... la pianista in realtà si chiamava Jenamy ed era la figlia di uno dei più grandi coreografi (?) dell'epoca... se raccolgo altre news ve le comunico. ;)

Confermo quanto detto! B)

Le ricerche risalgono al 2005, quindi sono davvero recenti... Jenamy era la pianista e figlia di un famoso coreografo dell'epoca: un certo Nouver (ma non sono sicura che si scriva così :unsure: ).

Egli è stato uno dei promotori del balletto d'azione ossia un balletto dove si mette in scena una storia ed in effetti anche il concerto in questione sembra richiamare quella forma d'arte..

Ho ascoltato un'esecuzione del 1994 di Robert Levin al fortepiano.. niente male!! :wub:

Tra l'altro effettivamente Mozart scrisse cadenze apposta per questo concerto ma altri pianisti si sono cimentati nella scrittura!

Proprio Levin è in grado di improvvisare cadenze sempre nuove in perfetto stile mozartiano.. :rolleyes:

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Porca miseria... Ma 'sto Luchesi non aveva di meglio da fare che anticipare la musica di un Gran Maestro? :sarcastic_hand:

anche vivaldi a volte anticipa bach,ma nn gli è di certo superiore! :thumbsdown_anim:

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Per vedere di persona uno dei giorni più belli della vita di Mozart ho affittato una macchina del tempo e ho selezionato Vienna, 12 febbraio 1785, il giorno in cui Haydn si complimentò davanti a Leopold con una celebre frase per l’eccelsa qualità delle composizioni mozartiane, ma lì mi aspettava un’amara sorpresa. Sono capitato in sala proprio in quel momento. Haydn sta per parlare e dice:

“Dio m’è testimone: il nostro fornitore di musiche è il più grande compositore che io conosca”.

Il buon Leopold, fin lì tutto contento, si rabbuia improvvisamente e chiede torvo al figlio:

“Worfi, cosa sarebbe questa storia del vostro fornitore di musiche?”

“Ma sì, papà, dai, è quello lì che lavora a Bonne, lo conosci pure te. So’ vent’anni che ce passa er materiale”

“Ma se tu e Joseph scrivete in uno stile completamente diverso.”

“Non so che dirti, pa’, sarà un bello stratagemma pe’ nun facce sgamà”

“Non è possibile, cappero! Ma se quello che scrive lui non vale neppure la metà di quello che scrivi tu!”

“E’ semplice: lui si tiene le scartine e il meglio lo passa a noi: concerti, sinfonie, ‘sti quartetti qua, quelli de Haydn... Sta’ tranquillo: non lo dirà a nessuno. Infatti è muto e analfabeta, lui sa solo mette le note sur pentagramma e basta”.

Ma Leopold non è tranquillo per niente e, disgustato, fulmina Wolfgang:

“Pentiti, scellerato!”

“No, papi.”

“Pentiti!”

“No.”

“Sì!”

“No!”

E in quel momento, avendo udito abbastanza, me ne sono tornato mesto e abbacchiato nel mio tempo.

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Guest Paganini
Per vedere di persona uno dei giorni più belli della vita di Mozart ho affittato una macchina del tempo e ho selezionato Vienna, 12 febbraio 1785, il giorno in cui Haydn si complimentò davanti a Leopold con una celebre frase per l’eccelsa qualità delle composizioni mozartiane, ma lì mi aspettava un’amara sorpresa. Sono capitato in sala proprio in quel momento. Haydn sta per parlare e dice:

“Dio m’è testimone: il nostro fornitore di musiche è il più grande compositore che io conosca”.

Il buon Leopold, fin lì tutto contento, si rabbuia improvvisamente e chiede torvo al figlio:

“Worfi, cosa sarebbe questa storia del vostro fornitore di musiche?”

“Ma sì, papà, dai, è quello lì che lavora a Bonne, lo conosci pure te. So’ vent’anni che ce passa er materiale”

“Ma se tu e Joseph scrivete in uno stile completamente diverso.”

“Non so che dirti, pa’, sarà un bello stratagemma pe’ nun facce sgamà”

“Non è possibile, cappero! Ma se quello che scrive lui non vale neppure la metà di quello che scrivi tu!”

“E’ semplice: lui si tiene le scartine e il meglio lo passa a noi: concerti, sinfonie, ‘sti quartetti qua, quelli de Haydn... Sta’ tranquillo: non lo dirà a nessuno. Infatti è muto e analfabeta, lui sa solo mette le note sur pentagramma e basta”.

Ma Leopold non è tranquillo per niente e, disgustato, fulmina Wolfgang:

“Pentiti, scellerato!”

“No, papi.”

“Pentiti!”

“No.”

“Sì!”

“No!”

E in quel momento, avendo udito abbastanza, me ne sono tornato mesto e abbacchiato nel mio tempo.

Mi strascompiscio :crying_anim02::crying_anim02:

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Per vedere di persona uno dei giorni più belli della vita di Mozart ho affittato una macchina del tempo e ho selezionato Vienna, 12 febbraio 1785, il giorno in cui Haydn si complimentò davanti a Leopold con una celebre frase per l’eccelsa qualità delle composizioni mozartiane, ma lì mi aspettava un’amara sorpresa. Sono capitato in sala proprio in quel momento. Haydn sta per parlare e dice:

“Dio m’è testimone: il nostro fornitore di musiche è il più grande compositore che io conosca”.

Il buon Leopold, fin lì tutto contento, si rabbuia improvvisamente e chiede torvo al figlio:

“Worfi, cosa sarebbe questa storia del vostro fornitore di musiche?”

“Ma sì, papà, dai, è quello lì che lavora a Bonne, lo conosci pure te. So’ vent’anni che ce passa er materiale”

“Ma se tu e Joseph scrivete in uno stile completamente diverso.”

“Non so che dirti, pa’, sarà un bello stratagemma pe’ nun facce sgamà”

“Non è possibile, cappero! Ma se quello che scrive lui non vale neppure la metà di quello che scrivi tu!”

“E’ semplice: lui si tiene le scartine e il meglio lo passa a noi: concerti, sinfonie, ‘sti quartetti qua, quelli de Haydn... Sta’ tranquillo: non lo dirà a nessuno. Infatti è muto e analfabeta, lui sa solo mette le note sur pentagramma e basta”.

Ma Leopold non è tranquillo per niente e, disgustato, fulmina Wolfgang:

“Pentiti, scellerato!”

“No, papi.”

“Pentiti!”

“No.”

“Sì!”

“No!”

E in quel momento, avendo udito abbastanza, me ne sono tornato mesto e abbacchiato nel mio tempo.

Non che mi manchi l'umorismo o non lo sappia apprezzare, ma capirai che tutto ciò non porta a un bel nulla: comunque attendo l'editto regio-imperiale con divieto assoluto di parlare in pubblico di Luchesi, che a 'sto punto sembra proprio un'entità da evitare e deridere.

Complimenti, comunque, davvero per la creatività: anzi, perchè non facciamo un forum satirico sulla storia della musica??? D'altronde, barzelletta per barzelletta... :sarcastic_hand:

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Per vedere di persona uno dei giorni più belli della vita di Mozart ho affittato una macchina del tempo e ho selezionato Vienna, 12 febbraio 1785, il giorno in cui Haydn si complimentò davanti a Leopold con una celebre frase per l’eccelsa qualità delle composizioni mozartiane, ma lì mi aspettava un’amara sorpresa. Sono capitato in sala proprio in quel momento. Haydn sta per parlare e dice:

“Dio m’è testimone: il nostro fornitore di musiche è il più grande compositore che io conosca”.

Il buon Leopold, fin lì tutto contento, si rabbuia improvvisamente e chiede torvo al figlio:

“Worfi, cosa sarebbe questa storia del vostro fornitore di musiche?”

“Ma sì, papà, dai, è quello lì che lavora a Bonne, lo conosci pure te. So’ vent’anni che ce passa er materiale”

“Ma se tu e Joseph scrivete in uno stile completamente diverso.”

“Non so che dirti, pa’, sarà un bello stratagemma pe’ nun facce sgamà

“Non è possibile, cappero! Ma se quello che scrive lui non vale neppure la metà di quello che scrivi tu!”

“E’ semplice: lui si tiene le scartine e il meglio lo passa a noi: concerti, sinfonie, ‘sti quartetti qua, quelli de Haydn... Sta’ tranquillo: non lo dirà a nessuno. Infatti è muto e analfabeta, lui sa solo mette le note sur pentagramma e basta”.

Ma Leopold non è tranquillo per niente e, disgustato, fulmina Wolfgang:

“Pentiti, scellerato!”

“No, papi.”

“Pentiti!”

“No.”

“Sì!”

“No!”

E in quel momento, avendo udito abbastanza, me ne sono tornato mesto e abbacchiato nel mio tempo.

Passi la satira.. ma parla in dialetto romano?? :girl_impossible:

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Per vedere di persona uno dei giorni più belli della vita di Mozart ho affittato una macchina del tempo e ho selezionato Vienna, 12 febbraio 1785, il giorno in cui Haydn si complimentò davanti a Leopold con una celebre frase per l’eccelsa qualità delle composizioni mozartiane, ma lì mi aspettava un’amara sorpresa. Sono capitato in sala proprio in quel momento. Haydn sta per parlare e dice:

“Dio m’è testimone: il nostro fornitore di musiche è il più grande compositore che io conosca”.

Il buon Leopold, fin lì tutto contento, si rabbuia improvvisamente e chiede torvo al figlio:

“Worfi, cosa sarebbe questa storia del vostro fornitore di musiche?”

“Ma sì, papà, dai, è quello lì che lavora a Bonne, lo conosci pure te. So’ vent’anni che ce passa er materiale”

“Ma se tu e Joseph scrivete in uno stile completamente diverso.”

“Non so che dirti, pa’, sarà un bello stratagemma pe’ nun facce sgamà”

“Non è possibile, cappero! Ma se quello che scrive lui non vale neppure la metà di quello che scrivi tu!”

“E’ semplice: lui si tiene le scartine e il meglio lo passa a noi: concerti, sinfonie, ‘sti quartetti qua, quelli de Haydn... Sta’ tranquillo: non lo dirà a nessuno. Infatti è muto e analfabeta, lui sa solo mette le note sur pentagramma e basta”.

Ma Leopold non è tranquillo per niente e, disgustato, fulmina Wolfgang:

“Pentiti, scellerato!”

“No, papi.”

“Pentiti!”

“No.”

“Sì!”

“No!”

E in quel momento, avendo udito abbastanza, me ne sono tornato mesto e abbacchiato nel mio tempo.

Comunque questo "famoso" incontro è francamente dubbio. Manca poi totalmente un carteggio Haydn-Mozart. In una sola lettera a Constanze, Mozart cita Haydn lamentandosi della mancata restituzione di alcune danze... Boh?

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Passi la satira.. ma parla in dialetto romano?? :girl_impossible:

Perchè non lo sapevi? Mozart a Roma, oltre al Miserere di Allegri, imparò in quattro e quattr'otto il dialetto romano che lo divertiva molto e per ricambiare insegnò ai romani la tecnica dello "stornello": purtroppo non ne compose alcuno. :rolleyes_anim:

Ps. Visto come si creano in fretta le situazioni biografiche? :whistle:

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Perchè non lo sapevi? Mozart a Roma, oltre al Miserere di Allegri, imparò in quattro e quattr'otto il dialetto romano che lo divertiva molto e per ricambiare insegnò ai romani la tecnica dello "stornello": purtroppo non ne compose alcuno. :rolleyes_anim:

Ps. Visto come si creano in fretta le situazioni biografiche? :whistle:

Anche quando si firmava De Mozartini e similia era più che altro per prendere in giro... <_<

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Il romanesco è il dialetto più espressivo del mondo (anche se, per la precisione, più che un dialetto è una varietà dell'italiano)

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Il romanesco è il dialetto più espressivo del mondo (anche se, per la precisione, più che un dialetto è una varietà dell'italiano)

E chi ha detto il contrario? Anzi, che nessun romano pensi seriamente di parlarlo meglio di Amadè... Sarebbe lesa maestà e sciocco provincialismo. :laughingsmiley:

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W. A. Mozart

Sonata per pianoforte in do min. KV 457

Neppure l'altra Sonata in minore di Mozart (la KV 310) raggiunge in termini di passionalità le cime di questo regno violento del pessimismo e della disperazione, inframezzato solo nel movimento centrale da un dolce riflettere che ad ogni buon conto non può mettere a tacere le forze tremende degli altri tempi. Il primo, Allegro, principia con un unisono vigoroso sull'accordo di do minore, e anche qui si sprecano i commenti su principio d'affermazione e principio di opposizione, perché già a metà della seconda battuta arriva quella che nei manuali dovrebbe essere la melodia consolatrice, e invece è una discesa nelle regioni del dolore ancora più rapida di quanto non sia l'accordo di apertura che, in fin dei conti, potrebbe fare il paio con un razzo di Mannheim come ce ne sono tanti se non fosse seguito da quel che viene dopo. Mozart rimette un'altra volta in campo il tema a domanda e risposta per ragioni di simmetria, ma poi si lancia in una corsa scintillante a tre voci che acquista immediatamente velocità con una semplice armonia d'ottave spezzate. Poche battute ancora e quest'illusione acustica s'intensifica grazie all'impiego delle terzine fino a sfociare in un vero e proprio punto di domanda in musica: l'esitante ripetizione di un intervallo di quinta vuota mentre la mano sinistra, tergiversando fra le sue note doppie legate, affretta l'ansia di sapere cosa succederà un paio di secondi più tardi. È il secondo tema a spezzare quest'inquietudine, ed è uno dei più belli usciti dalla penna di Mozart. Le mani s'incrociano (non sarà l'unica volta in questa composizione) per far emergere le imitazioni nel registro grave oltre il facilissimo basso albertino che accompagna quasi con indifferenza questa melodia dagli struggenti cromatismi. Questo basso albertino si farà sentire spesso durante il primo tempo, talvolta prendendo parte all'accelerazione già udita prima grazie al passaggio dalle crome alle terzine. La fine dell'esposizione ripiega sull'accordo iniziale, che funge anche da avvio per lo sviluppo, dove le terzine lo scortano fino a una pausa coronata. Saranno sempre le terzine, stavolta divise tra le due mani, a chiudere tragicamente il brano un po' più tardi, spingendosi irreversibilmente verso il fondo della tastiera. L'Adagio successivo è un'anticipazione del tempo centrale che s'ammirerà nella Patetica di Beethoven; il celebre tema beethoveniano è persino abbozzato in un episodio intermedio (in la bemolle) di questo movimento, ma sono soprattutto il ritmo e il carattere di questa musica ad avere un piglio visionario, con punte clamorose verso la fine. Difficile analizzare questo pezzo, data la varietà eccezionale delle sue figurazioni: meglio ascoltarlo. Certo il Finale tragico (Molto allegro) è comunque inevitabile: sulle prime sembrerebbe una calma riflessione in 3/4, ma la rovente discesa di semicrome e le note ribattute che seguono infiammano subito gli animi. Gli arpeggi e le pause coronate che precedono il primo tema potrebbero ricordare C. P. E. Bach, se non fosse che qui tutto è più austero ed essenziale ancora, e di una chiarezza straordinaria. Il secondo tema ricorda il collega di due movimenti fa, benché più rapido per naturali ragioni, e crea un altro effetto di attesa quando ripete, su ottave diverse, lo stesso modulo per poi affondare nel registro grave e saltare in quello acuto per svelare altre belle progressioni screziate da cromatismi e martellare altre note ribattute. Le mani s'incrociano di nuovo per far poi risuonare il primo tema, e tutto riprende daccapo fino agli arpeggi interrotti da pause; qui, tuttavia, emerge uno spunto nuovo, con la mano destra che dipinge due singhiozzi su un tempo di valzer. Per due volte quest'intuizione cerca di farsi strada contro i due soggetti principali, ma il secondo di questi ricompare improvvisamente in minore. Sembra che la Sonata debba terminarsi con questa riesposizione, ma a un bel punto Mozart cambia strada e torna variando sul primo tema con passaggi intensissimi (alcune battute vanno addirittura eseguite a piacere) finché, dopo un'altra pausa coronata, lo spunto udito in precedenza ritenta la sorte, ma invano: gli soffia la piazza un altro episodio che richiede l'incrocio delle mani e trascina la destra verso gli armonici gravi in una folgorante conclusione.

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W. A. Mozart

Sonata per pianoforte in do min. KV 457

Neppure l'altra Sonata in minore di Mozart (la KV 310) raggiunge in termini di passionalità le cime di questo regno violento del pessimismo e della disperazione, inframezzato solo nel movimento centrale da un dolce riflettere che ad ogni buon conto non può mettere a tacere le forze tremende degli altri tempi. Il primo, Allegro, principia con un unisono vigoroso sull'accordo di do minore, e anche qui si sprecano i commenti su principio d'affermazione e principio di opposizione, perché già a metà della seconda battuta arriva quella che nei manuali dovrebbe essere la melodia consolatrice, e invece è una discesa nelle regioni del dolore ancora più rapida di quanto non sia l'accordo di apertura che, in fin dei conti, potrebbe fare il paio con un razzo di Mannheim come ce ne sono tanti se non fosse seguito da quel che viene dopo. Mozart rimette un'altra volta in campo il tema a domanda e risposta per ragioni di simmetria, ma poi si lancia in una corsa scintillante a tre voci che acquista immediatamente velocità con una semplice armonia d'ottave spezzate. Poche battute ancora e quest'illusione acustica s'intensifica grazie all'impiego delle terzine fino a sfociare in un vero e proprio punto di domanda in musica: l'esitante ripetizione di un intervallo di quinta vuota mentre la mano sinistra, tergiversando fra le sue note doppie legate, affretta l'ansia di sapere cosa succederà un paio di secondi più tardi. È il secondo tema a spezzare quest'inquietudine, ed è uno dei più belli usciti dalla penna di Mozart. Le mani s'incrociano (non sarà l'unica volta in questa composizione) per far emergere le imitazioni nel registro grave oltre il facilissimo basso albertino che accompagna quasi con indifferenza questa melodia dagli struggenti cromatismi. Questo basso albertino si farà sentire spesso durante il primo tempo, talvolta prendendo parte all'accelerazione già udita prima grazie al passaggio dalle crome alle terzine. La fine dell'esposizione ripiega sull'accordo iniziale, che funge anche da avvio per lo sviluppo, dove le terzine lo scortano fino a una pausa coronata. Saranno sempre le terzine, stavolta divise tra le due mani, a chiudere tragicamente il brano un po' più tardi, spingendosi irreversibilmente verso il fondo della tastiera. L'Adagio successivo è un'anticipazione del tempo centrale che s'ammirerà nella Patetica di Beethoven; il celebre tema beethoveniano è persino abbozzato in un episodio intermedio (in la bemolle) di questo movimento, ma sono soprattutto il ritmo e il carattere di questa musica ad avere un piglio visionario, con punte clamorose verso la fine. Difficile analizzare questo pezzo, data la varietà eccezionale delle sue figurazioni: meglio ascoltarlo. Certo il Finale tragico (Molto allegro) è comunque inevitabile: sulle prime sembrerebbe una calma riflessione in 3/4, ma la rovente discesa di semicrome e le note ribattute che seguono infiammano subito gli animi. Gli arpeggi e le pause coronate che precedono il primo tema potrebbero ricordare C. P. E. Bach, se non fosse che qui tutto è più austero ed essenziale ancora, e di una chiarezza straordinaria. Il secondo tema ricorda il collega di due movimenti fa, benché più rapido per naturali ragioni, e crea un altro effetto di attesa quando ripete, su ottave diverse, lo stesso modulo per poi affondare nel registro grave e saltare in quello acuto per svelare altre belle progressioni screziate da cromatismi e martellare altre note ribattute. Le mani s'incrociano di nuovo per far poi risuonare il primo tema, e tutto riprende daccapo fino agli arpeggi interrotti da pause; qui, tuttavia, emerge uno spunto nuovo, con la mano destra che dipinge due singhiozzi su un tempo di valzer. Per due volte quest'intuizione cerca di farsi strada contro i due soggetti principali, ma il secondo di questi ricompare improvvisamente in minore. Sembra che la Sonata debba terminarsi con questa riesposizione, ma a un bel punto Mozart cambia strada e torna variando sul primo tema con passaggi intensissimi (alcune battute vanno addirittura eseguite a piacere) finché, dopo un'altra pausa coronata, lo spunto udito in precedenza ritenta la sorte, ma invano: gli soffia la piazza un altro episodio che richiede l'incrocio delle mani e trascina la destra verso gli armonici gravi in una folgorante conclusione.

grazie!!ma è tuo questo commento?

cmq secondo me è grandissima pure la fantasia che precede questa sonata:forse la vetta pianistica mozartiana!

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grazie!!ma è tuo questo commento?

cmq secondo me è grandissima pure la fantasia che precede questa sonata:forse la vetta pianistica mozartiana!

Sì, sono contento che tu l'abbia apprezzato :)

Sulla Fantasia ci sarebbe da fare un'analisi piuttosto approfondita, è divisa in parecchie sezioni che si sentono anche più d'una volta nell'ambito del pezzo; prossimamente proverò a scrivere qualcosina in merito...

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Tra le composizioni che preferisco del sommo Mozart vi è il Quintetto K581 per clarinetto,2 violini,viola,e violoncello.

Il quintetto in la maggiore K581 per clarinetto,2 violini,alto e violoncello.Incommensurabilmente sublimi!!

C'è qualcuno,a questo proposito, che mi sappia dire se queste due opere si possono trovare assieme in CD?Io ahimè le ascolto su un vecchio vinile acquistato molti anni fa' a Vienna,della Philips,con l'Academy of St Martin in the Fields chamber orchestra.Antony Pay clarinetto.Grazie a chi potrà aiutarmi.Saluti da Papageno.

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Tra le composizioni che preferisco del sommo Mozart vi è il Quintetto K581 per clarinetto,2 violini,viola,e violoncello.

Il quintetto in la maggiore K581 per clarinetto,2 violini,alto e violoncello.Incommensurabilmente sublimi!!

C'è qualcuno,a questo proposito, che mi sappia dire se queste due opere si possono trovare assieme in CD?Io ahimè le ascolto su un vecchio vinile acquistato molti anni fa' a Vienna,della Philips,con l'Academy of St Martin in the Fields chamber orchestra.Antony Pay clarinetto.Grazie a chi potrà aiutarmi.Saluti da Papageno.

:scratch_one-s_head:

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Tra le composizioni che preferisco del sommo Mozart vi è il Quintetto K581 per clarinetto,2 violini,viola,e violoncello.

Il quintetto in la maggiore K581 per clarinetto,2 violini,alto e violoncello.Incommensurabilmente sublimi!!

C'è qualcuno,a questo proposito, che mi sappia dire se queste due opere si possono trovare assieme in CD?Io ahimè le ascolto su un vecchio vinile acquistato molti anni fa' a Vienna,della Philips,con l'Academy of St Martin in the Fields chamber orchestra.Antony Pay clarinetto.Grazie a chi potrà aiutarmi.Saluti da Papageno.

è lo stesso pezzo!

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W. A. Mozart

Fantasia in do minore KV 475

Degna introduzione della Sonata KV 457 (potente l'effetto che scatena il 1° movimento di questa dopo che s'è appena spenta l'eco delle tre scale in do minore), la Fantasia KV 475 è uno dei brani più complessi del Mozart pianistico, impegnativa tanto all'ascolto quanto all'esecuzione. Fin dal principio (Adagio) l'atmosfera è densa, carica di tensione. L'unisono che apre il pezzo ricalca quello che comincia la Sonata, la risposta timorosa (quasi spaventata) su note più acute accentua il carattere sofferente di questa musica e il semplicissimo basso albertino che segue poco più avanti, lungi dal portare serenità, è un elemento che contribuisce alle numerose modulazioni che porteranno di lì a poco la tonalità dal do minore al si maggiore. Tutta questa sezione si basa sul breve tema eseguito all'unisono, che passa agevolmente alla mano sinistra come era già avvenuto in altre occasioni nella Sonata cui si lega questa Fantasia. Un breve episodio caratterizzato da un processo imitativo ci fa incontrare un tema che risentiremo più oltre, adeguatamente sviluppato e ampliato. La seconda sezione, sempre accompagnata da un basso albertino (ma stavolta più irrequieto), si diparte da un tema più dolce e cantabile - in re maggiore - che si alterna a una progressione increspata da note ribattute, quasi in opposizione al legato della melodia. La terza sezione (Allegro), preannunciata da una pausa improvvisa, sulle prime non ha un vero e proprio soggetto, ma non si può neppure considerare una cadenza: è piuttosto una ribellione in musica, martellata dai tremoli della mano destra e dalle esitazioni su due note della sinistra. Anche qui le modulazioni abbondano fino a un altro basso albertino, in un fa maggiore apparentemente sicuro, che dopo due battute preparative fa da sfondo a un limpido tema, subito rieseguito in minore prima di subire un'accelerazione non solo di tempo (da crome a terzine di crome a semicrome), ma anche d'intensità (crescendo e poi cadenza con volata ascendente finale), prima di entrare nella quarta sezione (Andantino) che comincia proprio col tema udito verso la fine della prima. Il si bemolle maggiore, sereno e raccolto, stavolta non è sottoposto a repentine modulazioni; in compenso ritroviamo le note ribattute - alla mano sinistra - per accompagnare un'altra melodia che si sviluppa tutta su gradi congiunti. Del tutto differente la quinta sezione (Più allegro) composta in gran parte da un turbinare di biscrome che riportano l'ascoltatore nel clima agitatissimo della terza: anche qui non esiste un vero e proprio tema, quel che viene descritto è più una sensazione, un'ansia interna che si arricchisce di folate di passione (terzine di biscrome nell'armonia) e si placa solo su un magistrale decelerando che poi fornirà, con le sue sequenze accordali, il materiale per terminare quest'ampia fase, che si estingue su una distesa di note ribattute, tristissime, scagliate contro il vuoto, pressoché le stesse che si sentiranno in più punti dell'Appassionata di Beethoven. L'ultima sezione (I tempo) riprende l'inizio della Fantasia accorciandolo e meditando su un passaggio dissonante che avevamo già udito nelle prime battute e che diventa l'ultimo ricordo di questa musica, prima che una dolorosa salita cromatica accompagni l'esecutore e l'ascoltatore verso la sfida lanciata dalle tre scale conclusive, che in realtà non sono conclusive per niente.

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adagio inroduttivo del quartetto"le dissonanze":un salto nel buio!alcune armonie fanno pensare ai tadoromantici ,se nn a morricone!più ascolto mozart e più mi accorgo che in qualunque forma e in qualunque genere è il massimo!il 99% dei compositori perde ogni ragione di esistere al suo cospetto!

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Le confessioni di un mozartiano - Note sulle opere liriche maggiori

1 - Il Così Fan Tutte è forse l'opera più bella di Mozart. Ci sono brani che mandano in visibilio ancor più che quelli delle Nozze di Figaro, dove pure la bellezza delle Arie è meglio ripartita fra un atto e l'altro e non ci sono pressoché pause né cadute nella qualità dei vari pezzi. Non so davvero quando Mozart abbia fatto di meglio rispetto a quella meraviglia del Duetto "Ah guarda sorella", o abbia superato le vette agitate del Finale I (di gran lunga superiore a quello del Don Giovanni, che pure è ritenuto dalla critica il migliore tra quelli scritti dal compositore salisburghese) nonché gli abbandoni disarmanti del Finale II.

I concertati del Così Fan Tutte sono davvero esemplari, talvolta appassionano lo spettatore fin dal primo ascolto. E tutto questo nonostante la trama lasci spesso a desiderare (si veda il dialogo folle tra Dorabella e Fiordiligi che segue il Duetto "Prenderò quel brunettino", uno dei pochi brani dell'opera che non danno particolari emozioni): le assurdità di Da Ponte, peraltro ottimo librettista, vengono rivestite di melodie scintillanti e/o sensuali, come in un altro Duetto, "Il core vi dono", nelle carrellate di luoghi comuni sciorinati senza risparmio da Don Alfonso e Despina (i Terzetti con cui si apre il I atto, le Arie a lei affidate), nel testo sciagurato delle arie intercambiabili "Non siate ritrosi" e "Rivolgete a lui lo sguardo", entrambe più che soddisfacenti sotto l'aspetto musicale.

Persino i recitativi accompagnati (quello di Don Alfonso in particolare) riescono a entusiasmare; c'è poi tutta una serie di perle melodiche, per la cronaca da quando i due soldati si presentano alle loro promesse spose prima di partire fino al termine dell'atto (l'estemporaneo concertato "Di scrivermi ogni giorno" anticipa l'incantato "Ave verum", giusto per dirne una).

(Continua)

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2 - Il Don Giovanni comincia benissimo (non vi dico dell'Ouverture, fosca ed entusiasmante: non ho mai sentito un altro brano simile), ma trovo noioso o poco interessante quasi tutto il II atto (naturalmente s'eccettua la splendida scena del Commendatore, quella sovrasta incontestabilmente tutto quello che le viene prima e dopo). Non so dove stia la bellezza di Arie come "Ah, pietà, signori miei" che a me sembra oltretutto perfettamente inutile, di Duetti secchi e inconsistenti come "E via buffone", del misterioso concertato "Sola sola, in buio loco", dell'insipida Serenata "Deh vieni alla finestra" e ancora di quel brano che è stato sempre preso a sommo esempio di fusione tra giocoso e tragico, "O statua gentilissima", del quale non una melodia mi desta approvazione. Tutti questi pezzi hanno per me lo stesso valore del Duetto espunto "Per queste tue manine", e anche l'esaltatissimo Terzetto "Ah taci ingiusto core" non mi sembra niente di speciale; nonostante reiterati ascolti non sono mai riuscito a capire cosa ci trovino mai i critici. Pure alle ultime scene, quando tutti fan festa perché Don Giovanni è finito all'inferno, si potrebbe tranquillamente rinunciare senza rammarico. Quel ritorno alla normalità fa persino rabbia.

(Continua)

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2 - Il Don Giovanni comincia benissimo (non vi dico dell'Ouverture, fosca ed entusiasmante: non ho mai sentito un altro brano simile), ma trovo noioso o poco interessante quasi tutto il II atto (naturalmente s'eccettua la splendida scena del Commendatore, quella sovrasta incontestabilmente tutto quello che le viene prima e dopo). Non so dove stia la bellezza di Arie come "Ah, pietà, signori miei" che a me sembra oltretutto perfettamente inutile, di Duetti secchi e inconsistenti come "E via buffone", del misterioso concertato "Sola sola, in buio loco", dell'insipida Serenata "Deh vieni alla finestra" e ancora di quel brano che è stato sempre preso a sommo esempio di fusione tra giocoso e tragico, "O statua gentilissima", del quale non una melodia mi desta approvazione. Tutti questi pezzi hanno per me lo stesso valore del Duetto espunto "Per queste tue manine", e anche l'esaltatissimo Terzetto "Ah taci ingiusto core" non mi sembra niente di speciale; nonostante reiterati ascolti non sono mai riuscito a capire cosa ci trovino mai i critici. Pure alle ultime scene, quando tutti fan festa perché Don Giovanni è finito all'inferno, si potrebbe tranquillamente rinunciare senza rammarico. Quel ritorno alla normalità fa persino rabbia.

(Continua)

Una critica coraggiosa (che solo in parte peraltro approvo...): il calo di tensione del secondo atto rispetto al primo, in effetti, è molto evidente. Forse ancor superiore che in "Così fan tutte". Tuttavia, senza alcun dubbio, il "Batti, batti" di Zerlina è un altra perla, che forse hai dimenticato di nominare.

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