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Mozart

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Sonata per pianoforte in re maggiore KV 284 "Durnitz"

Tempi

1.Allegro

2.Rondeau en Polonaise (Andante)

3.Tema con variazioni

Una delle Sonate di Mozart più solide e gradevoli, sia da ascoltare sia da eseguire. Si mantiene su splendidi livelli dall'inizio alla fine: l'Allegro di apertura, lanciato da un arpeggio e da un imperioso unisono, è un movimento serrato che presenta passaggi virtuosistici di grande rapidità, in particolare il principio dello sviluppo - con ripetuti incroci delle mani e figurazioni "alla Bach". L'atmosfera esultante e sicura si addolcisce nel Rondeau, una delicata meditazione che si compone di due temi, opportunamente ornati e variati nel corso del pezzo, quasi a preparare il Finale, appunto in forma di Tema con variazioni. Questo è un soggetto originale avviato da un semplice "la" ribattuto e sostenuto da un basso albertino, ma a parte l'armonia, non c'è niente di convenzionale in questo tempo, e men che meno nelle variazioni che seguono. Se è prevedibile la soluzione delle terzine (risolta però con un'eleganza e uno slancio che eguagliano quelli del tema stesso) che informa la I variazione, la II combina con la massima naturalezza terzine, acciaccature e semicrome, mentre la III rilancia le figurazioni virtuosistiche abbinate alle ottave della mano sinistra. La IV variazione principia semplificando il tema e complicando l'armonia, e nella sua seconda parte abbozza perfino una scrittura a tre voci; la tenera V variazione sviluppa la nota ribattuta con cui era partito il tema, la VI presenta nuovamente l'incrocio delle mani prima di lasciare il passo alla VII, in minore, dove il soggetto assume accenti torvi e sinistri e finisce per stravolgersi di cromatismi; tanto più giovale e generosa, per contrasto, appare l'VIII variazione, un altro studio sulla nota ribattuta con procedimenti imitativi e passaggi alternati fra mano destra e sinistra. Enigmatica e curiosa la IX variazione, con la sua frase discendente e le sue divagazioni per moto contrario. La vena virtuosistica riprende nella X, entusiasmante versione del tema, dove la nota ribattuta diventa tremolo e la scrittura a tre voci trova stavolta pieno compimento. L'XI è una pausa lirica, un sogno in musica con volate di grande difficoltà interpretativa, nonostante l'inizio semplicissimo e il basso albertino che accompagna gran parte della variazione. La XII abbandona il tempo di 4/4 per passare ai 3/4 e comincia anch'essa in modo tranquillo per poi accelerare improvvisamente dopo poche battute, quasi una variazione nella variazione, dando origine a una chiusa spavalda e virtuosistica.

Curiosità: è una delle poche opere mozartiane amate da Glenn Gould.

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ottimo, allora chiudo l'altro topic mozartiano :to_pick_ones_nose2:

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ottimo, allora chiudo l'altro topic mozartiano :to_pick_ones_nose2:

No, perchè? :D Ne abbiamo altri doppi di questo tipo, non danno mica fastidio...

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No, perchè? :D Ne abbiamo altri doppi di questo tipo, non danno mica fastidio...

appunto perchè sono doppi. O questo o quello. Idem per quanto riguarda il topic di Beethoven.

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Ma riuniamo tutto? Il topic precedente con questo?

direi di no, sono in sezioni differenti del forum.

Hai voluto la bicicletta ? E ora pedala :spiteful:

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Sarebbe stato esaltante vedere un Mozart vivo fino almeno all'inizio dell'800 e alle prese con Beethoven. A dire il vero c'è qualcuno su un altro Forum in inglese che ha provato a immaginare un possibile seguito in una serie di post. Qualche tempo fa li ho tradotti. Se magari a qualcuno interessa e se non ci sono problemi di copyright - ma non credo, dal momento che non vi propongo la traduzione a scopo di lucro - pubblico qui le puntate di questa storia mai avvenuta (purtroppo! Dio ci ha negato questo gran regalo riprendendo Mozart nella Sua orchestra...), anche se qualcuno potrà trovarla un po' tirata per i capelli...

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Sarebbe stato esaltante vedere un Mozart vivo fino almeno all'inizio dell'800 e alle prese con Beethoven. A dire il vero c'è qualcuno su un altro Forum in inglese che ha provato a immaginare un possibile seguito in una serie di post. Qualche tempo fa li ho tradotti. Se magari a qualcuno interessa e se non ci sono problemi di copyright - ma non credo, dal momento che non vi propongo la traduzione a scopo di lucro - pubblico qui le puntate di questa storia mai avvenuta (purtroppo! Dio ci ha negato questo gran regalo riprendendo Mozart nella Sua orchestra...), anche se qualcuno potrà trovarla un po' tirata per i capelli...

ehm meglio di no, non si riportano i dati ripresi da altri forum. Specie senza autorizzazione degli autori.

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ehm meglio di no, non si riportano i dati ripresi da altri forum. Specie senza autorizzazione degli autori.

Anche se tradotti? Temo di sì, ahimé. Ma non c'era quella famosa sentenza della cassazione, piuttosto recente, in base alla quale chi non riproduce per scopo di lucro non commette reato ecc.?

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Cantata "Die ihr des unermesslichen Weltalls" in do maggiore KV 619

Da un testo di tale Ziegenhagen in versi liberi, Mozart trae una delle cose più belle del suo ultimo anno di vita, un'opera non molto conosciuta e a torto trascurata. Di fatto è un Lied per voce e pianoforte molto esteso e composto da sette parti: un Andante maestoso introduttivo oppone una serie di accordi in ritmo puntato a una dolce frase in terzine per poi lasciare posto a un recitativo che genera un effetto di attesa, fino all'Andante che costituisce una sorpresa (ci si sarebbe aspettati un tempo più rapido). E' una melodia calda e contemplativa, di vaghe risonanze beethoveniane, che poi effettivamente sfocia in un pezzo più mosso (Allegro), in la minore dove la tensione già creata dal recitativo raggiunge il suo apice con le figurazioni di semicrome del pianoforte. Logica la pausa dell'Andante che segue, che riporta alla calma di poco prima, ma con un certo accoramento nella linea melodica. Un brevissimo recitativo collega questo brano a un altro Andante, più sereno, in cui però il pianoforte instaura ben presto un altro crescendo di tensione con una lunga serie di note tenute che conduce all'Allegro conclusivo, una splendida melodia che si potrebbe considerare, per la sua perfetta cantabilità e aderenza al testo, l'Inno alla gioia mozartiano.

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Cantata "Die ihr des unermesslichen Weltalls" in do maggiore KV 619

Ottimo, apro il cofanettone Brilliant e me l'ascolto. Sono giustappunto alla ricerca di opere del Salisburghese poco conosciute ma meritevoli di ascolto.

:)

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Ottimo, apro il cofanettone Brilliant e me l'ascolto. Sono giustappunto alla ricerca di opere del Salisburghese poco conosciute ma meritevoli di ascolto.

:)

In questi giorni vedrò di cercare altre gemme mozartiane nascoste per parlarne in questo topic :)

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Vespri solenni non-ricordo-il-K

Secondo me sono uno più bello dell'altro, in particolare il Dixit Dominus, il Laudate Dominum e il Magnificat

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Vespri solenni non-ricordo-il-K

Secondo me sono uno più bello dell'altro, in particolare il Dixit Dominus, il Laudate Dominum e il Magnificat

Proprio in questi sto riascoltando le opere mozartiane di musica sacra (messe escluse, sono in un volume a parte). Anche le prime in ordine cronologico non sono niente male.

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Variazioni su "Ein Weib ist das herrlichste Ding" KV 613

Il tema (di Schack) è uno dei più belli sui quali Mozart abbia scritto variazioni e ha la curiosa caratteristica d'essere preceduto da un'introduzione che quasi non subisce modifiche nel corso della composizione, anche se torna puntualmente ogni volta. Ma è in genere tutta la tecnica del variare che lascia apparentemente anche il tema intatto, alterandolo invece col passare dei minuti con accorgimenti impercettibili, acciaccature e trilli che anticipano quel che Beethoven farà nel Finale della Sonata op. 96 per violino e pianoforte, anche in tal caso su tema di un autore pressoché sconosciuto (Hiller).

Nella I variazione Mozart trasforma le semiminime in crome e aggiunge qualche gruppetto ornamentale. Quasi muta l'armonia, persino più semplice di quella del tema originale. La II richiede qualche fatica in più alla mano sinistra, cui passano le crome e i gruppetti, e nella seconda parte fa capolino una figurazione in ottave per rinvigorire la linea melodica. Poi è la volta delle terzine (III variazione) che hanno l'effetto di rendere la musica più dinamica. Le avvisaglie di contrappunto si avvertono a cominciare dalla IV, nall'introduzione, e s'intensificano nella V, che però si fa ammirare più per l'ulteriore velocizzazione del tema (dalle terzine di crome siamo passati alle semicrome) che qui diventa particolarmente sognante e nostalgico. L'ombra del modo minore (VI variazione) non toglie ottimismo a questa melodia innocente, ma le aggiunge profondità, specie nello sviluppo contrappuntistico che subisce nella seconda parte. Alla VII siamo arrivati all'Adagio, ultima parentesi di lirismo prima del finale virtuosistico (VIII), dove ormai il tema ha cambiato definitivamente faccia e sembra evocare i Finali dei Concerti per pianoforte e i procedimenti imitativi finiscono per prevalere verso la fine, con il tema sovrapposto alla propria introduzione e la tenera coda che termina in piano.

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Che bel topic! Posso iniziare la rassegna dei miei concerti preferiti! B)

Il primo è il Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore k271, detto "Jeunehomme - Konzert" dal nome della dedicataria, una pianista di passaggio a Salisburgo (probabilmente piena di talento, se Mozart le scriveva un'opera tanto geniale e difficile).

1) Allegro

2) Andantino

3) Rondeau. Presto

L'Allegro si apre con una triade di mi bemolle maggiore, come una domanda dell'orchestra a cui risponde il pianoforte mettendosi così subito in luce nel ruolo di "protagonista" della scena. Questo inizio è assolutamente unico in tutta la produzione concertistica mozartiana: come è noto, infatti, il pianoforte appare di solito solo dopo l'esposizione orchestrale.

I temi su cui si costruisce questo luminoso primo tempo sono principalmente tre. Il secondo di questi, come fa notare giustamente Chiara Bertoglio, ricorda moltissimo la melodia dell'aria "Voi che sapete" di cherubino nelle Nozze di Figaro: gli intervalli sono praticamente gli stessi. Il terzo è una frase amorosa e appassionata, che viene ripresa dall'orchestra con un accompagnamento in terzine del solista.

Abbiamo alla fine del pezzo una vasta e brillante cadenza autografa, dopo la quale pianoforte e orchestra concludono gioiosamente in un tutti di grande effetto.

Con un grande e geniale effetto di contrasto, il secondo tempo è l'esatto opposto del primo: infatti, tanto quello era positivo, solare, tanto questo è ombroso, notturno, doloroso. E' un andantino in do minore; esso è secondo me uno dei pezzi più suggestivi ed emozionanti mai usciti dalla penna mozartiana. Si apre con una splendida e commovente introduzione a canone degli archi in sordina, come un pianto lontano, dei sospiri di dolore. Dopo una perentoria chiusa in forte di tutta l'orchestra, entra il pianoforte con un tema tanto bello e desolato che il brano acquista la forza tragica di un grande recitativo d'opera seria: anche qui, come in molti altri brani di mozart, abbiamo uno strumento che, nonostante tale, riesce a parlarci e cantare parole dolorose e intense. Dopo mozart introduce un momento di serenità, consolazione, preghiera, l' episodio in mi bemolle maggiore, che pian piano si tramuta in mesta rassegnazione per tornare all'atmosfera tenebrosa e fatalistica dell'inizio.

Coll'inizio del terzo tempo abbiamo un altro forte effetto di contrasto: dopo tanto dolore, il solista apre il sipario con una velocissima grandinata di crome in mi bemolle maggiore, l'originale tema del brillantissimo Rondò-Presto, pieno di esuberanza, sfavillante come un fuoco d'artificio. Il dialogo strumentale si alterna a episodi in cui solo il pianoforte è padrone della scena, finchè a metà movimento circa, troviamo una sorpresa inaspettata: un delizioso "intermezzo", in Tempo di minuetto, la bemolle maggiore; dapprima enunciato dal solista, l'elegante tema acquista un colore del tutto particolare con gli archi pizzicati e in sordina.

Dopo una cadenzina ulteriore, si torna improvvisamente alla vorticosa grandinata di note dell'inizio, che procede inarrestabile fino alla sorprendente chiusura.

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un delizioso "intermezzo", in Tempo di minuetto, la bemolle maggiore

Se non sbaglio Mozart adotta questa soluzione anche nel Finale di un altro Concerto in mi bemolle, il KV 482

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Non sbagli.

Tra l'altro l'intermezzo del KV 482 anticipa, nell'atmosfera, la grande scena del perdono nel IV atto delle Nozze. Melodicamente non ci sono molte analogie, ma sembra di vedere i personaggi muoversi sul palco con gli strumenti che cantano per loro.

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E' davvero bella la musica funebre massonica KV477 :wub:

Un'altra opera poco nota che gli antimozartiani farebbero bene ad ascoltare :)

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Devo preparare una tesi.

Il titolo che avevo in mente è:

"Dal ranapismo al nozionismo. Le ali estreme del forum."

sottotitolo "Esiste una terza via?"

Pacific, mi fai da relatore? :scratch_one-s_head:

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Devo preparare una tesi.

Il titolo che avevo in mente è:

"Dal ranapismo al nozionismo. Le ali estreme del forum."

sottotitolo "Esiste una terza via?"

Pacific, mi fai da relatore? :scratch_one-s_head:

Intuisco che la cosa debba essere divertente, ma purtroppo non ho vissuto la gloriosa epoca del 'ranapismo', né mi è chiaro cosa si intenda per 'nozionismo' in questo contesto.

Peccato. :(

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