Jump to content

Recommended Posts

Posted

Ed eccoci alla "prima" cherubiniana dalle mie parti. Trattavasi della Messa di Chimay diretta da Muti, opera lunga e complessa che mi fatto un'ottima impressione al primo ascolto. Dico questo in prospettiva di altre esecuzioni domestiche di questa composizione perché vale la pena di risentirla, e quello sfolgorio di colori orchestrali che può apparire pesante alla scoperta può rivelarsi più ammirevole in seguito.

Cherubini privilegia (come Beethoven) la potenza alla bellezza melodica, l'efficacia delle figurazioni a scapito d'un lirismo diretto all'ascoltatore, l'ampiezza dei tempi (72 minuti di messa) alla concisione del discorso.

Difficile quindi cavarne un quadro chiaro subito. L'opera si apre con un Kyrie sereno, ma questo non è lo stato d'animo più frequente della Messa, a dispetto della tonalità (fa maggiore). Ansia e trionfo si alternano lungo tutta l'opera, che mantiene un livello sempre molto alto.

Confessa.it

  • Replies 92
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

Posted

Qui vi siete tutti dimenticati dei quartetti del Cherubini, in numero di 6. Supremi esempi dell'arte contrappuntistica dell'epoca tardo-classica, evidenziano come personale fosse la maniera del Nostro di intendere il rapporto tra "elaborazione tematica" e contrappunto, mostrando una SUPERIORE (per l'epoca) indipendenza rispetto all'influenza della titanica opera Beethoveniana (ed è cosa notevolissima, chè a quella spesso nemmeno i più grandi hanno voluto - saputo? - sottrarsi). Oltre ad essere semplicementi splendidi, vedasi tra tutti il primo quartetto che un tale critico generalmente poco consono alle lodi per la musica che non provenisse da "quella parte del Reno" - tale R. Schumann - definì gemma assoluta di pura bellezza.

Amen

Posted

Qui vi siete tutti dimenticati dei quartetti del Cherubini, in numero di 6. Supremi esempi dell'arte contrappuntistica dell'epoca tardo-classica, evidenziano come personale fosse la maniera del Nostro di intendere il rapporto tra "elaborazione tematica" e contrappunto, mostrando una SUPERIORE (per l'epoca) indipendenza rispetto all'influenza della titanica opera Beethoveniana (ed è cosa notevolissima, chè a quella spesso nemmeno i più grandi hanno voluto - saputo? - sottrarsi). Oltre ad essere semplicementi splendidi, vedasi tra tutti il primo quartetto che un tale critico generalmente poco consono alle lodi per la musica che non provenisse da "quella parte del Reno" - tale R. Schumann - definì gemma assoluta di pura bellezza.

Amen

Straquoto, hai ragionissima. Questi Quartetti sono dei piccoli-grandi gioielli della loro epoca, e sarebbe bello sentirli più spesso, soprattutto dal vivo. Normale che Schumann ne lasciasse un resoconto tra lo stupito e l'ammirato. Ricordo anche il Quintetto per archi, forse ancor superiore e d'impressionante impegno.

Peccato davvero che il fiorentino ci abbia lasciato poche e occasionali composizioni strumentali, dedicandosi soprattutto all'opera e alla musica sacra, perchè in questo repertorio non ha sbagliato un solo colpo... Persino la Sinfonia in Re maggiore scritta per Londra, che pure si situa su un piano inferiore, non smette mai di stupire.

Posted

Ed eccoci alla "prima" cherubiniana dalle mie parti. Trattavasi della Messa di Chimay diretta da Muti, opera lunga e complessa che mi fatto un'ottima impressione al primo ascolto. Dico questo in prospettiva di altre esecuzioni domestiche di questa composizione perché vale la pena di risentirla, e quello sfolgorio di colori orchestrali che può apparire pesante alla scoperta può rivelarsi più ammirevole in seguito.

Cherubini privilegia (come Beethoven) la potenza alla bellezza melodica, l'efficacia delle figurazioni a scapito d'un lirismo diretto all'ascoltatore, l'ampiezza dei tempi (72 minuti di messa) alla concisione del discorso.

Difficile quindi cavarne un quadro chiaro subito. L'opera si apre con un Kyrie sereno, ma questo non è lo stato d'animo più frequente della Messa, a dispetto della tonalità (fa maggiore). Ansia e trionfo si alternano lungo tutta l'opera, che mantiene un livello sempre molto alto.

Grazie Kraus. Non la conosco, ma sul bel libretto dedicato a Cherubini edito da Mursia, si sprecano le lodi. Conosco invece la Messa cosiddetta "per Esterhazy", la quale a dispetto del nome non è affatto certo che fu scritta per il Principe di haydniana memoria, che è un lavoro di dimensioni assai notevoli, come notevole è l'ispirazione. La vicinanza, in dimensioni formali, con la Missa Solemnis di Beethoven è davvero stupefacente.

Aggiungo che la EMI ha ripubblicato il cofanetto di sette cd con alcune messe dirette appunto da Muti e alcune ouvertures, eseguite purtroppo da quel mollaccione di Neville Marriner, capace di svilirle totalmente.

Posted

Luigi Cherubini: il musicista che disse no a Napoleone

Ad un musicista di talento del Settecento non bastava la bravura per ottenere il successo; egli doveva avere necessariamente un carattere particolarmente conciliante, se non servile.

In un periodo in cui i teatri erano pochissimi, e solo nelle grandi città, la musica veniva eseguita quasi unicamente nei salotti delle famiglie aristocratiche, ed un compositore con la legittima ambizione di farsi ascoltare (e magari anche di tirarci fuori un utile per vivere), doveva per forza possedere delle distinte qualità peculiari: prima di tutto era indispensabile scovare un ricco signore che lo prendesse sotto la sua ala protettrice, e poi, una volta trovato, doveva in ogni modo compiacerlo, assecondare i suoi gusti, le sue tendenze, i suoi umori e perfino le sue lune, e tanto più il signore era potente quanto maggiore era la possibilità di carriera.

In un periodo in cui non esistevano diritti d'autore a tutelare in qualche modo chi creava musica, il compositore aveva quindi davanti a sé scarsissime alternative: dedicarsi all'insegnamento o al mecenate cui doveva sottomettere il proprio estro creativo, pena il licenziamento.

In questo panorama piuttosto limitato di possibilità professionali - che pur vede al presenza di moltissimi valenti musicisti - troviamo la figura di Luigi Cherubini (1760-1842), compositore fiorentino, che non possedeva nessuna delle caratteristiche appena elencate (tranne, naturalmente, un gran talento). Tra l'altro i suoi pochi biografi lo descrivono come un uomo burbero, scontroso, orgoglioso, che mai una volta nella vita (o forse in una sola occasione), compì gesti di servilismo o si inchinò di fronte ad un qualsiasi potente per trarne un profitto economico. Eppure tali occasioni non gli mancarono.

Cherubini fu un artista precocissimo, più o meno come fu Bizet. Egli era il decimo di dodici fratelli, figlio di un clavicembalista del Teatro fiorentino della Pergola ed unico, in famiglia, ad aver assorbito il paterno amore per la musica; a sei anni cominciò a prendere confidenza con le note, a nove iniziò a comporre e a tredici scrisse il suo primo lavoro, una "Messa e Credo" a quattro voci con accompagnamento strumentale, un brano che fu eseguito con "molto applauso" - come riferiscono le cronache del tempo - in una chiesa fiorentina.

Come tanti altri musicisti italiani, Cherubini decise di tentare la fortuna fuori dai confini dell'Italia e, dopo un breve soggiorno a Londra, si trasferì a Parigi, dove decise di restare. E fu proprio a Parigi che sprecò la prima grande occasione della sua vita.

Siamo nel 1797. Napoleone Bonaparte era agli inizi della sua travolgente carriera di condottiero e, ancora "semplice" generale, dopo aver portato a termine la vittoriosa Campagna d'Italia, aveva un desiderio: portare in Francia tutta la bella musica italiana che aveva conosciuto.

Il 28 dicembre di quell'anno, il Conservatorio parigino organizzò in suo onore un concerto, il cui programma prevedeva musiche del già famoso Giovanni Paisiello, di Nicola Zingarelli ed anche di Cherubini. Al termine, Napoleone volle incontrare il compositore fiorentino per parlare con lui di musica e dei suoi progetti futuri in proposito. Ma Luigi non provò alcuna simpatia per l'altezzoso generale: intanto perché lo chiama "signore" e non "maestro" come avrebbe dovuto, poi perché si dichiarò entusiasta della musica di Paisiello e anche di quella dello sconosciuto Zingarelli, ma non fece una parola della sua composizione appena ascoltata. Cherubini si offese, quindi il colloquio ebbe breve durata e non portò a nulla.

Un secondo incontro fra i due avvenne un paio di anni più tardi, quando Napoleone era diventato Primo Console e, in pratica, il padrone della Francia.

Indubbiamente egli aveva una grande stima di Cherubini - anche se non glielo aveva dimostrato - ma si sentiva toccato nell'orgoglio per il fatto che il fiorentino non compiva nemmeno il minimo gesto di sottomissione.

Ed allora, per provocarlo, gli disse: "Io vado pazzo per la musica di Paisiello, mi culla dolcemente e mi mette in letizia. Voi possedete certamente un bel talento, ma i vostri accompagnamenti hanno troppe note, insomma a me piace la musica monotona".

E Luigi, seccamente: "Capisco. Voi amate la musica che non v'impedisce di pensare agli affari di stato".

Nulla di fatto, né proposte, né lavoro. In conclusione, un'altra opportunità di far carriera andata in fumo. La cosa, tra l'altro, non finì così repentinamente, Napoleone scrisse a Cherubini una lettera in cui ribadiva ulteriormente il suo gusto musicale così lontano da quelle che erano le idee del musicista, un carteggio ritrovato bene attesta quanto fossero aspri i rapporti fra i due.

Napoleone scrisse: "Mio caro Cherubini, sarete di sicuro un eccellente musicista, ma a dire il vero la vostra musica è così rumorosa e complicata che io non so che farmene".

Risposta di Cherubini a Napoleone: "Mio caro generale, anche voi sarete di sicuro un eccellente soldato, ma per quanto riguarda la musica, dovrete sicuramente scusarmi se io non ritengo necessario adattare le mie composizioni alla vostra capacità di comprensione".

E non c'è da meravigliarsi se proprio in quel periodo cominciarono ad affiorare nella psiche del musicista i primi disagi di origine nervosa. Niente di grave, almeno all'inizio: una certa abulia, mancanza di creatività (due anni senza comporre), pochi sorrisi… Fortuna che aveva una moglie che lo amava e tre bei bambini che lo rendevano felice.

La terza ed ultima occasione per cambiare radicalmente la sua esistenza di compositore geniale ma, tutto sommato, scarsamente apprezzato - ed ancor meno conosciuto - avviene a Vienna nel 1805.

Cherubini si trovava nella capitale austriaca per scrivere due opere e dirigere alcuni concerti. Durante il soggiorno, irruppe di nuovo nella sua vita l'ingombrante figura di Napoleone, ormai diventato Imperatore e padrone di mezza Europa, dopo la vittoria di Austerlitz.

Ma adesso è un Napoleone diverso; sembrava meno arrogante e disposto ad ascoltare più che a parlare. Invece Cherubini era sempre lo stesso, il suo carattere affatto conciliante, e, soprattutto, per nulla sottomesso, non era cambiato.

Quando infatti l'Imperatore gli chiese di dirgli qualcosa sulla sua opera "Lodoiska", che aveva appena terminato, il mordace fiorentino non perdette l'occasione per fargli capire di non aver dimenticato: "A Vostra Maestà non piacerebbe. Ci sono gli accompagnamenti troppo forti".

Ma Napoleone fece finta di nulla e ugualmente invitò il musicista a dirigere alcuni concerti nella reggia di Schoenbrunn che si era fatto preparare per il suo soggiorno a Vienna. Cherubini accettò - meno male - e tutto sembrò procedere bene, almeno per un po'.

Alla vigilia della partenza, Napoleone gli lanciò un'altra offerta, una proposta che nessuna persona normale avrebbe mai avuto l'ardire di rifiutare: gli chiese di accompagnarlo a Parigi. Tale invito in pratica significava piena fiducia e un futuro sicuro sotto la protezione dell'uomo più potente del mondo.

Ma ecco che il carattere di Cherubini si mostrò di nuovo in tutta la sua schiettezza ed alterigia. "Grazie. Non posso. Ho già impegni qui a Vienna che non intendo disattendere". Così, con la partenza della carrozza imperiale se ne partirono anche tutte le possibilità di fortuna per l'orgoglioso Luigi. E invece gli ritornarono quei noiosi bruciori di stomaco, quel broncio e quel malumore costante…

Cherubini morì a Parigi, farneticando su di un viaggio di ritorno nella sua Firenze che invece non rivide mai più; quei malesseri fisici e soprattutto psichici che sin dalla gioventù lo avevano afflitto continuamente si erano acuiti fino a farlo diventare un uomo vaneggiante e poco attendibile per quello che diceva.

Una sera le stanche membra del maestro si paralizzarono, forti dolori lo assalirono in tutto il corpo ed egli morì in pochissime ore. La diagnosi fu: paralisi completa.

Autore: Marina Pinto

Articolo pubblicato il 30-07-2005

di Marina Pinto

Numero 18/19 - Anno 2

30 Luglio 2005

----

Articolo interessante, ma che aggira il "problema-Cherubini", a mio modesto avviso, riducendo il tutto a problemi di carattere. Siccome Cherubini ha affrontato a muso duro Napoleone facciamogliela pagare descrivendo i suoi problemi senili, che non centrano un fico secco.

Inoltre Cherubini non era così burbero come si dice qui, benchè fosse fondamentalmente un introverso. Non soffriva ne Napoleone ne la rivoluzione, ma dovette adattarsi sotto la minaccia della ghigliottina. Sicuramente visse profondamente quel periodo e alcuni aspetti lo affascinarono enormemente, basta leggere i soggetti delle sue opere di quegli anni (Lodoiska in testa) per rendersene conto. Comunque sia, l'atteggiamento assunto da Cherubini nei confronti di Napoleone sta a dimostrare che era un uomo di pensiero e non un qualunque cortigiano. Il fatto che preferì restare a Vienna per rispettare i suoi impegni, anzichè porsi sotto l'ala di un potente che lo rispettava senza capirne la grandezza, ne fa un autentico "eroe" del suo tempo. In proposito, è curioso e singolare il "troppe note" attribuito da Napoleone a Cherubini: Giuseppe II, come stra-sappiamo disse altrettanto di Mozart, o almeno così si dice.

E poi... A Vienna c'era l'unico che forse lo capiva sul serio, cioè Beethoven.

Basta, basta, mi vengono i brividi solo a pensarci.

Posted

Grazie Kraus. Non la conosco, ma sul bel libretto dedicato a Cherubini edito da Mursia, si sprecano le lodi. Conosco invece la Messa cosiddetta "per Esterhazy", la quale a dispetto del nome non è affatto certo che fu scritta per il Principe di haydniana memoria, che è un lavoro di dimensioni assai notevoli, come notevole è l'ispirazione. La vicinanza, in dimensioni formali, con la Missa Solemnis di Beethoven è davvero stupefacente.

Aggiungo che la EMI ha ripubblicato il cofanetto di sette cd con alcune messe dirette appunto da Muti e alcune ouvertures, eseguite purtroppo da quel mollaccione di Neville Marriner, capace di svilirle totalmente.

Le lodi per la messa di Chimay sono meritatissime. Non ho ancora inquadrato bene l'opera (due ascolti sono sicuramente troppo pochi), ma il materiale buono c'è, anzi è eccellente. Ascolterò con interesse ancora maggiore le altre opere dirette da Muti. Quanto ai sei quartetti, sono entrati nella lista dei miei prossimi acquisti.

Posted

Le lodi per la messa di Chimay sono meritatissime. Non ho ancora inquadrato bene l'opera (due ascolti sono sicuramente troppo pochi), ma il materiale buono c'è, anzi è eccellente. Ascolterò con interesse ancora maggiore le altre opere dirette da Muti. Quanto ai sei quartetti, sono entrati nella lista dei miei prossimi acquisti.

Ne trovi in edicola una versione ottima uscita anni fa con classic voice. Sono suonati dall'italiano quartetto Savinio, ottimamente recensito, abbinati ai Razumosky di Beethoven suonati dal quartetto di Tokio. Sono due doppi cd a prezzo credo molto conveniente...

Posted

Ne trovi in edicola una versione ottima uscita anni fa con classic voice. Sono suonati dall'italiano quartetto Savinio, ottimamente recensito, abbinati ai Razumosky di Beethoven suonati dal quartetto di Tokio. Sono due doppi cd a prezzo credo molto conveniente...

Proverò a rintracciarli, grazie :)

Posted

Per la cronaca nel carrello degli acquisti avevo messo questo:

5028421938912.jpg

Qualcuno ha dei pareri in merito?

Posted

Per la cronaca nel carrello degli acquisti avevo messo questo:

5028421938912.jpg

Qualcuno ha dei pareri in merito?

Sono anni che li vorrei acquistare, cioè quando ancora si trovavano nel catalogo DG negli anni ottanta e novanta, ma ho sempre rinviato il momento... Con la BRILLIANT a un prezzo ridicolo il momento s'avvicina senz'altro. Per anni è stata dunque, favorita dalla vetrina dell'etichetta gialla, la versione di riferimento e forse anche l'unica. Lo è sicuramente anche oggi, seppur nel frattempo la concorrenza sia cresciuta: un musicologo di mia conoscenza mi ha indicato tra queste la versione recente con un quartetto italiano (di cui però non ricordo il nome) basata sui manoscritti originali anzichè sulle edizioni a stampa. Dunque sicuramente interessante da conoscere.

Posted

Sono anni che li vorrei acquistare, cioè quando ancora si trovavano nel catalogo DG negli anni ottanta e novanta, ma ho sempre rinviato il momento... Con la BRILLIANT a un prezzo ridicolo il momento s'avvicina senz'altro. Per anni è stata dunque, favorita dalla vetrina dell'etichetta gialla, la versione di riferimento e forse anche l'unica. Lo è sicuramente anche oggi, seppur nel frattempo la concorrenza sia cresciuta: un musicologo di mia conoscenza mi ha indicato tra queste la versione recente con un quartetto italiano (di cui però non ricordo il nome) basata sui manoscritti originali anzichè sulle edizioni a stampa. Dunque sicuramente interessante da conoscere.

O è quella del Savinio, uscita per classic voice e poi per stradivarius, o quella del quartetto di venezia uscita per decca.

Posted

Per la cronaca nel carrello degli acquisti avevo messo questo:

5028421938912.jpg

Qualcuno ha dei pareri in merito?

Eccellente. Rapporto qualità/prezzo elevatissimo. Nulla so di questioni filologiche e se dunque le altre versioni sul mercato siano migliori sotto questo profilo, ma il quartetto Melos è grandissimo e mi ha fatto apprezzare assai musiche di un autore che, per il resto della sua produzione, mi è alquanto indigesto.

Posted

Eccellente. Rapporto qualità/prezzo elevatissimo. Nulla so di questioni filologiche e se dunque le altre versioni sul mercato siano migliori sotto questo profilo, ma il quartetto Melos è grandissimo e mi ha fatto apprezzare assai musiche di un autore che, per il resto della sua produzione, mi è alquanto indigesto.

Beh, allora... Aggiudicato ;) Grazie per il parere :)

Posted

Avendo letto con molto piacere il I volume di "Cherubini e i musicisti italiani del suo tempo" (libro che cito o cui faccio riferimento ogni 3 post in media), ho cercato di ordinare proprio in questi giorni il II volume, ma non trovo da nessuna parte la copertina e qualunque sito che venda libri me lo dà regolarmente come non disponibile. Ma almeno esiste quel libro?

Su IBS è disponibile...


/>http://www.ibs.it/code/9788888689166/della-croce-vittorio-zzz99/cherubini-e-i-musicisti.html

  • 14 years later...
Posted

 

Ouverture del 1800 credo rimasta ineseguita e mai registrata. Epicure era una commedia-pasticcio, composta da Cherubini e Mehul, caduta dopo poche messinscene a Parigi. Cherubini compose l'ouverture e il primo atto; Mehul il secondo atto; il terzo atto ambedue i compositori. Sembra si sia salvata solo l'ouverture e qualche numero del primo atto.

La mano di Cherubini e la levigatezza del suo stile sono anche qui inconfondibili.

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Recently Browsing   0 members

    • No registered users viewing this page.

×
×
  • Create New...

Important Information

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy